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br. Il periodo compreso fra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo viene identificato, secondo una definizione coniata da Paul Hazard e divenuta ormai classica, come la fase della "Crisi della coscienza europea". Annunciata e accompagnata da profonde trasformazioni di natura storica e sociologica che hanno aperto all'Europa la strada verso la modernità, questa "Crisi" si è manifestata sul piano filosofico anche nella forma di una revisione radicale dei criteri della morale. Il saggio si propone di ricostruire, attraverso le opere di quattro autori dell'epoca - La Rochefoucauld, Nicole, Bayle e Mandeville - il processo di trasformazione a cui sono stati sottoposti i concetti di "amor proprio" e "virtù" nell'ambito di questa gestazione dei paradigmi morali, dalla quale è emersa una nuova coscienza individuale e sociale.
br. Composta sotto la protezione di Margherita di Valois e considerata come il più filosofico tra i Saggi, l'Apologia di Raymond Sebond costituisce un'ampia indagine sulle conseguenze legate alla presunzione umana di conoscere le cose per come sono in se stesse e giungere a una verità fissa e stabile. Attraverso una celebrazione del pirronismo e prendendo come pretesto la Theologia naturalis, sive liber creaturarum di Sebond, Montaigne ci presenta una raffinata riflessione sulla vanità del sapere umano e discute le ragioni dell'ingiustificata subordinazione della razionalità delle bestie a quella dell'uomo. Le conseguenze di questa presunzione, lungi dall'essere criticate in nome di una speculare ignoranza, rappresentano la cifra della multiformità e della complessità della nostra esistenza, oltre che delle smisurate ambizioni della ragione umana. Così, se è vero che la presunzione di sapere è «la peste dell'uomo», è altrettanto vero che è la vanità della ragione ad aprire lo spazio per l'indagine e l'esperimento. La ricerca del senso, che esprime un movimento continuo e non riconosce una verità stabile, passa per un'interpretazione critica delle grandi questioni che hanno animato la riflessione filosofica e si incrocia con i temi che costellano le domande sul senso del nostro esistere: come può il sapere aiutarmi a dare senso ai problemi concreti della mia vita? A cosa serve la filosofia? In che cosa la razionalità umana diverge da un'istintualità puramente animale? L'Apologia di Raymond Sebond rappresenta il settimo e ultimo volume dei Saggi di Montaigne, dopo Coltiva l'imperfezione, La fame di Venere, Sopravvivi all'amore, Scopri il mondo, Costruisci te stesso e Filosofia come arte di vivere. Con il suo consueto stile brillante e i suoi molteplici riferimenti alla tradizione classica, Montaigne ci porta nuovamente a esplorare i limiti della nostra capacità di interagire con il mondo e nel mondo, con l'obiettivo di stimolarci a concepire alternative sostenibili per dare nuove forme alla nostra vita. Sembra che la presunzione sia l'unico dono che la natura ci ha fatto per consolarci del nostro stato miserabile e meschino. Epitteto dice che l'uomo non ha nulla di veramente suo se non l'uso delle proprie opinioni. Non disponiamo che di vento e fumo. La filosofia dice che gli dèi hanno la salute per essenza e la malattia per conoscenza. Al contrario l'uomo possiede i suoi beni per fantasia e i mali per essenza. È stato giusto valorizzare le forze della nostra immaginazione. I nostri beni, infatti, non sono che sogno.
br. Il testo platonico è uno dei più celebri documenti della filosofia antica, e allo stesso tempo ha un valore storico di primaria importanza per le vicende connesse col processo a Socrate e con la sua condanna a morte. Questa edizione ha il pregio della leggibilità della traduzione, essendo il testo greco reso in italiano corrente, coi tratti dell'oralità fortemente presenti nell'originale platonico. L'opera ha una complessa storia ed è stata soggetta a diverse interpretazioni, di cui si dà notizia nell'apparato di commento, composto non solo dalle introduzioni e dalle note (storiche, filologiche, filosofiche) ma anche da un ampio dizionario dei termini filosofici, dei personaggi e di ogni altro elemento utile, presente nel testo, utile alla sua comprensione.
brossura
br. Le opere fondamentali del pensiero filosofico di tutti i tempi. In edizione economica, con testo a fronte e nuovi apparati didattici, le traduzioni che hanno definito il linguaggio filosofico italiano del Novecento. Testo originale nell'edizione di John Burnet, traduzione e note di Manara Valgimigli, introduzione di Anna Maria Ioppolo, note aggiornate di Anna Maria Ioppolo.
br. I primi scritti di Platone - cui appartengono Apologia e Critone - rispecchiano il pensiero di Socrate e sono appunto noti come dialoghi socratici. La prima delle opere qui presentate espone l'autodifesa che Socrate pronunciò di fronte al tribunale che lo giudicava per empietà e corruzione dei giovani, mettendo sotto accusa i suoi insegnamenti spregiudicati. La seconda spiega il motivo per cui Socrate rifiutò il piano di fuga dal carcere preparatogli dagli amici. La caratterizzazione psicologica dei protagonisti e il dibattito, ossia la ricerca di una verità che non ha la sua legittimazione in un oracolo, ma nel libero confronto di idee contrapposte, sono gli elementi culturali nuovi che contraddistinguono l'opera del grande filosofo ateniese e hanno segnato la storia della cultura occidentale. Introduzione di Enzo Savino.
br. Nel 399 a.C. ad Atene si celebrò il processo politico più famoso di tutti i tempi: Socrate venne accusato di corrompere i giovani e di non riconoscere gli dèi della città, e per questo condannato a morte. L'Apologia tramanda il discorso con cui il filosofo orgogliosamente rivendicò, nel processo, l'ideale di giustizia che lo aveva sempre guidato. Un ideale di cui diede prova anche nelle sue ultime ore, rifiutando la fuga che l'amico Critone gli offriva, perché avrebbe significato sconfessare una intera vita tesa alla ricerca del bene e della virtù. Paradigma dello scontro fra l'autorità morale e il potere politico, la morte di Socrate è un avvenimento sul quale non può smettere di interrogarsi chi ha a cuore il destino della democrazia.
br. Nel 399 a.C. Socrate fu trascinato in tribunale in un'Atene prostrata e inquieta. Il trentennale conflitto contro gli Spartani si era da poco concluso con un'amara e umiliante sconfitta: le mura della città erano state demolite, la sua prestigiosa flotta navale smantellata. La comunità era stata dilaniata dalla guerra civile: alti erano stati i costi in termini di relazioni personali. Con un decreto si impose di consegnare a un completo oblio ogni male e sofferenza. Ma un decreto, per quanto autorevole, non poteva bastare, di per sé, a cancellare torti e dolore. È in questa singolare temperie che Socrate fu tradotto dinanzi a una giuria popolare, accusato di corrompere i giovani e di non credere agli dei della città. Insomma, di pensarla "diversamente", di mettere in discussione i valori su cui Atene si fondava, ma anche di indurre in altri il medesimo atteggiamento critico. In quel momento di grande fragilità, quei discorsi erano forse più di quanto si potesse tollerare. Davanti ai giudici, Socrate si trovò nella posizione di chi deve pronunciare un'"apologia" del proprio operato. Ma il suo discorso non ebbe nulla a che vedere con quanto un imputato era solito dire. Decise di parlare senza tentare di manipolare a suo favore l'uditorio né di edulcorare i fatti. Non chiese pietà. Unicamente in nome dell'alétheia, della "verità", perché solo su di essa si poteva fondare la forma compiuta della "giustizia". Ben sapendo il risultato che avrebbe ottenuto.
brossura «Secolo di crisi, quello di Socrate. Lo spirito della Grecia agonizza. Gli dei crollano dai loro troni ed il popolo, rinunziando ad essere sovrano, crea i suoi miti politici nella tragica illusione che essi esprimano la sua anima più profonda. Ed ogni crisi ha la sua prima naturale reazione in un conformismo fanatico. Socrate fu la vittima dell'intolleranza politica e religiosa che non poteva consentire una libertà di pensiero che, superando i contrasti e le contraddizioni dell'antico e del nuovo, era perniciosa ad entrambi in quanto enunciatrice di una verità più alta. Ma Socrate si erge sulle rovine della Grecia antica e vive nella memoria e nella coscienza degli uomini che antepongono il dovere al tornaconto, la fede nei valori spirituali ai compromessi col mondo, il "servizio di Dio" al servizio del mondo. È questa la sua perenne presenza in noi, silenziosa ma viva, che fa del suo pensiero, della sua prigionia e della sua morte eventi immortali nella storia del mondo». Prefazione di Roberto Radice.
brossura Composta all'inizio del 1616, l'"Apologia per Galileo" rappresenta un generoso e commosso tentativo di rivalutazione dell'intera vicenda galileiana. Campanella auspica qui un ridimensionamento del potere della teologia e sottolinea i vantaggi che la libertà di ricerca potrebbe apportare sia alla scienza sia all'indagine biblico-teologica. L'edizione è curata da Paolo Ponzio (Università di Bari) che si occupa della filosofia del tardo Rinascimento. L'introduzione fornisce un primo approccio tematico all'opera. Negli apparati sono riportati le parole chiave del testo, una bibliografia delle opere del filosofo di Stilo e degli studi che lo riguardano, un indice dei riferimenti biblici dell'"Apologia". Testo latino a fronte.
br. Partendo dal significato del termine "Apostasia" come consapevolezza del rifiuto nei confronti della propria religione, Mauro Ardenghi s'inoltra in un lungo sentiero sapienziale che dalla religione e dalla divinità porta all'astronomia e all'esoterismo iniziatico, con lucidità di pensiero e ricchezza di dati e di argomentazioni. Incontriamo così, nel corso della lettura, le superstringhe, quali base della vita cosmica, gli universi paralleli, l'orizzonte degli eventi, come superficie immaginaria che circonda i buchi neri, fino allo spazio e al tempo che in molti miti sono i due archetipi, lo yìn e lo yang, il femminino e il mascolino, rappresentati nella forma di un albero e di un serpente ad esso attorcigliato, in cui il serpente è il figlio-amante della dea e la dea è l'albero, l'axis mundi; e ogni forma iniziatica in quanto tale non può non indurre l'iniziato ad intraprendere, ad iniziare una propria emancipazione od evoluzione spirituale,in un rapporto diretto con quel femminino sacro demonizzato da tutte e tre le religioni monoteiste e patriarcali. Siamo in presenza di una ricerca che dall'universale scende al particolare,tra coagulazione e dissoluzione,eternità e temporali.
br. Quando la mente sospende il suo incessante mormorio di fondo, c'è qualcosa di nascosto e inatteso che può emergere nelle nostre vite. Qualcosa che sposta l'orbita in cui giriamo e acuisce l'intensità del nostro stare al mondo. Sono le apparizioni: ciò che appare e genera mutamento. Se la nostra esistenza è piena di eventi improvvisi e inaspettati, solo accrescendo percezione e consapevolezza, rendendo corpo e mente più presenti, uscendo dalla fissità dell'ego e dal tempo degli orologi, andando incontro allo shock dell'ignoto possiamo vivere, davvero, le apparizioni. Che investano un concerto dei Muse o la musica di Arvo Pärt, un viaggio in Estremadura o i microgrammi di Robert Walser, la paura di morire, un film di Béla Tarr o un incidente ripreso su Instagram, questi frammenti intrecciano la rete segreta della nostra vera vita e reinventano il mondo, scompaginano la sua narrazione, reintegrano l'inatteso e l'incognito nel cuore dell'esperienza. Un movimento opposto al potere predittivo degli algoritmi e all'onniscienza del dio digitale che, col suo "sovraccarico da apparizioni", satura ogni vuoto e finisce per annullarle. Il loro campo d'elezione, allora, è quello artistico, perché la letteratura, il cinema, la musica, l'arte sono apparizioni. Spaziose, meditative, contemplative, possono raccontare un'altra storia e andare nell'"altra direzione".
br. Come resistere per anni alla professione nel campo della disabilità mentale? Come rifondare continuamente un vitale desiderio di sapere che animi gli operatori nell'esercizio della loro professione nelle istituzioni di ricovero? Questo lavoro invita a cogliere i dettagli di ciò che, caso per caso, accade nella quotidiana pratica clinica istituzionale di psicologi, medici, educatori, infermieri, tecnici della riabilitazione, operatori dell'assistenza. Nel lavoro d'équipe la discussione e la costruzione del caso consentono una logificazione dell'avvenire del soggetto dell'inconscio, apprezzando ciò che vi è di sintomatico nella relazione con l'Altro istituzionale. Occorre anche che ogni operatore, uno per uno, trovi il modo di saperci fare con il "caso istituzione" e le sue derive folli, sopravvivendo a quel discorso che talvolta si installa in modo totalitario impedendo agli altri discorsi di circolare. È necessario anche saper constatare che nella vita istituzionale non c'è soggetto senza l'Altro familiare, che a sua volta è un soggetto alla parola.
brossura Tre esperti chiariscono, tramite molti esempi reali e consigli dettati dall'esperienza, come eseguire una analisi e redigere una perizia. Il saggio si rivolge a chi, conoscendo già le "tessere" della grafologia, cerca una guida per creare il "puzzle".
brossura
br. "Credo sia possibile dare qualche idea del mondo che si dischiude, nel momento in cui cerchiamo di comprendere il nostro comprendere": con queste ardite parole, Bion indica nel 1962 l'obiettivo di Apprendere dall'esperienza. E si pone un secondo obiettivo, altrettanto ardito, che riguarda più specificamente il campo della psicoanalisi: approfondire la comprensione dei pazienti che presentano disturbi del pensiero. Si tratta non soltanto di pazienti con un prevalente funzionamento psicotico, ma anche di diversi altri tipi di pazienti, che ogni psicoanalista incontra quotidianamente nel proprio lavoro: il paziente che risulta annoiante, il paziente che fraintende, il paziente che sente di avere sentimenti e sensazioni ma di non poter apprendere da essi. Il loro difetto del pensiero non è relativo alla 'comprensione razionale', ma riguarda il senso del discorso. Si apre dunque, tanto sul piano clinico quanto su quello teorico, la questione del senso (non del significato) e di come il pensiero possa contenere il senso. Secondo Bion questi pazienti risultano annoianti, fraintendono, non capiscono perché sono incapaci di elaborare l'esperienza emotiva contenuta e veicolata dal senso. Una persona che non può digerire l'esperienza emotiva cercherà in ogni modo di non averne. Nel caso, invece, l'abbia comunque, cercherà di disfarsene a tutti i costi. Per fare ciò, impiegherà una forma antica e rudimentale di pensiero. Bion non parla soltanto di disturbi del pensiero e di come l'esperienza emotiva possa venire scissa ed espulsa, ma riflette anche su come avviene la sue elaborazione e trasformazione in una parola e quindi in un'idea dotata di senso. Prefazione di Claudio Neri.
brossura Come riuscire a inserirsi in un nuovo ambito di lavoro, trovando la propria posizione e confrontandosi con colleghi che da tempo condividono una prassi consolidata? In una prospettiva trasversale ai contesti e alle professioni d'aiuto, il volume esplora alcune strategie utili maturate nei servizi sociosanitari, in cui operano assistenti sociali, educatori, psicologi, ostetriche, mediatori, logopedisti, medici, psichiatri. Attraverso la riflessione su differenti scenari e scelte che gli operatori devono affrontare, si propongono percorsi specifici per adattarsi al nuovo ambiente, integrarsi in un gruppo di lavoro, tessere una rete di relazioni, conquistare autorevolezza, evitare possibili trappole ed effetti indesiderati: una serie di utili suggerimenti pratici ma soprattutto un metodo per riflettere sulla complessità delle organizzazioni in cui lavoriamo.
br. La relazione di aiuto, in particolare quando assume la forma più strutturata del colloquio faccia a faccia, costituisce un essenziale strumento di lavoro per molte professioni. Quali competenze e abilità deve esercitare un operatore per ricreare, nella situazione di colloquio, dinamiche psicologiche favorevoli all'apertura emozionale, alla fiducia, alla chiarificazione? Come può evitare di introdurre distorsioni, blocchi o regressioni? Il volume illustra e presenta in dettaglio queste abilità e consente di esercitarle in modo diretto, tramite una serie di esercizi appositamente predisposti. Considerato il manuale pratico più completo e approfondito per la formazione al colloquio di aiuto, offre un testo ricco di esempi di colloquio aggiornati e sempre attuali e di schede operative per esercizi individuali e di gruppo. È un'opera destinata agli operatori delle professioni di aiuto e agli studenti in formazione in questi specifici campi disciplinari, ma per la sua chiarezza nell'esposizione e il suo taglio operativo può costituire un valido supporto anche per molti altri professionisti (medici, insegnanti, magistrati, avvocati, sacerdoti, amministratori, operatori assistenziali, ecc.): una migliore abilità di comprensione e di relazione interpersonale può rappresentare un essenziale arricchimento del loro modo di essere e di operare.
br. Il tema della relazione tra dimensioni sociali e dimensioni cognitive dell'esperienza scolastica appare particolarmente attuale in un momento in cui la scuola italiana è animata dal dibattito sulla diversità e sulle strategie per promuovere lo sviluppo in alunni con diverse tipologie di disagio socio-evolutivo. Gli autori (ricercatori, psicologi, insegnanti) condividono l'idea che la personalizzazione dei percorsi di apprendimento non deve limitarsi ad attestare il livello e le competenze del singolo alunno, ma deve attivare percorsi positivi di potenziamento dei processi relazionali e di cooperazione su cui poggiano anche gli apprendimenti. In relazione a queste tematiche il volume approfondisce il ruolo della valutazione psicologica nel contesto scolastico, illustra i concetti e gli strumenti per la misura degli apprendimenti e della competenza sociale e descrive l'applicazione di questa metodologia ad un'esperienza di sperimentazione in atto nella comunità: la rete delle scuole "Senza Zaino".
br. Come si diventa mistici? Per rispondere alla domanda questo libro paragona due casi opposti, eppure legati da molte analogie: quella del filosofo Ludwig Wittgenstein e del frate cappuccino Pio da Pietrelcina. Lontani per estrazione sociale, ambiente culturale e convinzioni religiose, i due svilupparono un'interpretazione mistica del mondo della propria esperienza negli anni della formazione reagendo in tal modo a una crisi del senso della propria esperienza quotidiana, al problema della teodicea, al periodico assentarsi di Dio. Soffermandosi sul dolore, la malattia e l'angoscia come caratterizzazione spirituale del percorso di entrambi, il loro corpo diviene così un laboratorio d'esperienza del divino; laddove la scrittura si fa strumento di indagine e di costruzione del senso del sacro.
br. Come si diventa mistici? Per rispondere alla domanda questo libro paragona due casi opposti, eppure legati da molte analogie: quella del filosofo Ludwig Wittgenstein e del frate cappuccino Pio da Pietrelcina. Lontani per estrazione sociale, ambiente culturale e convinzioni religiose, i due svilupparono un'interpretazione mistica del mondo della propria esperienza negli anni della formazione reagendo in tal modo a una crisi del senso della propria esperienza quotidiana, al problema della teodicea, al periodico assentarsi di Dio. Soffermandosi sul dolore, la malattia e l'angoscia come caratterizzazione spirituale del percorso di entrambi, il loro corpo diviene così un laboratorio d'esperienza del divino; laddove la scrittura si fa strumento di indagine e di costruzione del senso del sacro.
br. Negli ultimi anni, i ripetuti naufragi al largo delle coste siciliane e in particolare a Lampedusa hanno messo in luce che le 'carrette' che trasportano migranti e rifugiati sono solo l'ultimo anello di rotte e esodi complessi. Rotte che collegano i campi di transito e la prigionia nel deserto, i morti in mare e le geopolitiche delle grandi potenze, le utopie deluse riemerse in forma patologica e l'aspirazione che i figli siano cittadini del mondo. Vicende che ne incontrano altre che dal passato ci parlano. Nel XVII secolo, Nostra Signora di Lampedusa era migrata dalla Sicilia spagnola al Brasile insieme ad altre icone creolizzate adottate dalle confraternite di schiavi. Il compito di queste irmandades era di garantire una buona sepoltura ai loro membri e questo è diventato il pretesto per esplorare il rapporto tra elaborazione del lutto e resistenza culturale da varie prospettive: filosofiche, antropologiche, psicoanalitiche. Rivendicare che una vita è degna di lutto è testamento dell'aspirazione a una vita degna di essere vissuta. Da questo punto di vista le migliaia di migranti che continuano a trovare precaria sepoltura nel Mediterraneo ci convocano - come direbbe Benjamin - a quell'«appuntamento segreto tra generazioni» che alcune immagini particolarmente pregnanti generano nei momenti di pericolo. Il naufragio in questione è anche quello della coscienza europea, tentata dalle passioni tristi del risentimento, dell'astio e della reazione immunitaria ad ogni alterità. Da questo punto di vista, il lavoro di chi tenta in più parti del mondo di onorare i morti elaborando i lutti e i traumi storici con un «sovrappiù di vita» risuona con le intuizioni della psicoanalisi e della psicologia analitica come con quelle della teologia della liberazione, del pensiero post-coloniale e della differenza. Se, da un lato, la storia è un sintomo in cui si intrecciano terrore traumatico e dimensione fantasmatica, l'irruzione nel presente di un perturbante che dal passato insiste a interpellarci ci risveglia alla possibilità di immaginare una riparazione etica ed estetica del mondo.
br. Anche se nel periodo jenese Hegel aveva pianificato di intraprendere una Kunstreise in Italia sulle orme di Winckelmann e Goethe, questo progetto giovanile concepito nello spirito del Grand Tour non si realizzò mai. Cionondimeno Hegel stimò, conobbe e ammirò ampiamente l'arte e la cultura italiana. Con il presente volume ci si propone pertanto un duplice obiettivo: ricostruire il ruolo che la pittura, la musica, l'opera e la poesia italiana hanno rivestito nella filosofia hegeliana e, inoltre, offrire un quadro della ricezione italiana del pensiero di Hegel - da Bertrando Spaventa fino a Gianni Vattimo e a Giorgio Agamben - tenendo presente anche il ruolo dei traduttori italiani delle opere hegeliane - dal dimenticato Alessandro Novelli al ben più celebre Benedetto Croce -, e il confronto critico del pensiero femminista, in particolare di Carla Lonzi.