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br. Quando pensiamo alla relazione di coppia, la immaginiamo come un mondo abitato esclusivamente da emozioni e sentimenti. Ciò che invece non consideriamo è che le nostre abitudini e le nostre convinzioni influenzano il buon esito della relazione almeno quanto i sentimenti che proviamo per il partner e che il partner prova per noi. In campo sentimentale, siamo spesso guidati da convinzioni irrazionali che ostacolano la creazione e la durata delle relazioni: "Tanto so che mi lascerai", "Sono sbagliata", "Devi darmi ciò di cui ho bisogno"... Quando una o più di queste convinzioni albergano in noi, attuiamo in modo pressoché automatico alcuni comportamenti che finiscono con il deteriorare il rapporto. Se vogliamo vivere l'esperienza di un amore gratificante dobbiamo superare le nostre convinzioni irrazionali sull'amore e i comportamenti disfunzionali e automatici che abbiamo reiterato nel tempo, apprendendo un nuovo modo di "stare" nella relazione. Adriana ci conduce sul sentiero della consapevolezza e della responsabilità, aiutandoci a riconoscere e modificare le convinzioni e le strategie di comportamento che ci hanno impedito di cambiare il finale delle nostre storie d'amore.
br. "L'uomo dimentica che è un morto che conversa con morti" - scrive Borges. Un paradosso? Di certo i morti sono stati sempre 'vivi' nella nostra cultura, anche in quella di oggi, ossessionata dalla necessità di godere. L'attrazione-repulsione per gli spettri sembra non venir mai meno. Autore del libro sulla figura dello jettatore, Sergio Benvenuto propone una ricostruzione in chiave antropologica psicanalitica e filosofica, del nostro rapporto con i morti e con il loro 'ritorno' come spettri. Riprendendo svariati esempi dal cinema, dalla letteratura, dalla cultura pop, dai sogni, da miti e rituali, dal teatro, si interroga sulla presenza insistente dei ghosts tra noi.
br. "È difficile, se non addirittura impossibile, scindere il nome di Erasmo da quello di Thomas More, anche se non pochi biografi lasciano spesso nell'ombra l'immagine di uno dei due amici per rendere plausibili le loro tesi interpretative. In effetti, a chi fa di More un modello di ortodossia alquanto rigida, la vicinanza dell'umanista che maneggiava l'ironia e la polemica graffiante come nessun altro può sembrare compromettente; d'altra parte, a chi vuol vedere in Erasmo uno scettico, il ricordo del suo migliore amico, martire della fede cattolica, deve apparire ingombrante. Erasmo e Thomas More erano diversi e nello stesso tempo inseparabili, al punto che per conoscere da vicino l'uno bisogna sempre interpellare l'altro. Abbeverati alle medesime fonti e vissuti nella stessa epoca, furono legati da una di quelle simpatie totali la cui delicatezza si rivela in mille tratti affascinanti, tanto che essi resteranno nella storia come la coppia più affiatata e insieme di più alto profilo dell'età moderna" (Matteo Perrini, Premessa, in E. da Rotterdam, Ritratti di Thomas More).
br. "Pensare il pensiero" è quello che David Hume suggerisce alla protagonista della Lunga vita di Marianna Ucrìa di Dacia Maraini. Che cosa fa il filosofo dentro il romanzo? Si può raccontare Hume leggendo la Lunga vita, e la Lunga Vita leggendo Hume? Il saggio, seguito da Un dialogo di Maraini, cerca di rispondere a queste domande lasciandosi guidare dalle coincidenze, come se le vite di entrambi fossero intrecciate da un obiettivo comune: liberarsi dalle superstizioni ereditarie. Marianna legge e rilegge il Trattato sulla natura umana ed entra nel ritmo di un'intelligenza diversa. Usa l'opera cardine del filosofo come una scala per salire più in alto, seguendo la guida di un pensiero radicale e preciso. Arrivata alla cima non ne ha più bisogno e, come una scettica antica, può lasciarla cadere: ha conquistato la sua libertà.
br. "Pensare il pensiero" è quello che David Hume suggerisce alla protagonista della Lunga vita di Marianna Ucrìa di Dacia Maraini. Che cosa fa il filosofo dentro il romanzo? Si può raccontare Hume leggendo la Lunga vita, e la Lunga Vita leggendo Hume? Il saggio, seguito da Un dialogo di Maraini, cerca di rispondere a queste domande lasciandosi guidare dalle coincidenze, come se le vite di entrambi fossero intrecciate da un obiettivo comune: liberarsi dalle superstizioni ereditarie. Marianna legge e rilegge il Trattato sulla natura umana ed entra nel ritmo di un'intelligenza diversa. Usa l'opera cardine del filosofo come una scala per salire più in alto, seguendo la guida di un pensiero radicale e preciso. Arrivata alla cima non ne ha più bisogno e, come una scettica antica, può lasciarla cadere: ha conquistato la sua libertà.
br. "Veniamo al mondo per essere felici". È questo il filo conduttore del libro: nasciamo con l'abilità di trovare la gioia semplicemente ma poi si cresce e se ne perde la capacità. Un viaggio alla scoperta del mondo dei bambini attraverso le loro frasi a volte sghembe ma intrise di saggezza. Un invito a riscoprire l'arte dell'essere felici attraverso l'innata spontaneità che li contraddistingue.
brossura Del breve scambio epistolare avvenuto nel 1907 tra Sigmund Freud e lo scrittore Wilhelm Jensen era fino ad ora disponibile in italiano solo il contributo di Jensen. La pubblicazione, in questo volume, delle lettere di Freud, insieme con quelle di Jensen in una nuova traduzione, consente di ricostruire e completare un dialogo che, con le sue poche ma intense battute, si pone all'origine delle riflessioni del padre della psicoanalisi sull'estetica, incentrate sulla novella Gradiva del prolifico poeta tedesco. Dietro tali riflessioni si cela l'uomo Freud, inspiegabilmente avvinto, in un rapporto ambivalente, a tale racconto. Il commento che accompagna il carteggio cerca, con ampio ricorso alla documentazione disponibile, di dar ragione di questa intensa fascinazione, ricostruendone la storia e gli sviluppi. Il volume riporta in appendice le copie delle tre lettere autografe di Freud.
br. Prima che sorgesse la domanda se l'Europa possa essere qualcosa di più di un'unione economica e monetaria, Friedrich Nietzsche (1844-1900) ha proposto l'affascinante ideale culturale del "buon Europeo". Vi è giunto - questa l'ipotesi fondamentale del volume - riprendendo un'impostazione di pensiero sorprendentemente vicina a quella di Johann Gottfried Herder (1744-1803). Sia l'ideale del "buon Europeo" sia quello herderiano "dell'Umanità" acquisiscono infatti plausibilità solo al seguito di un articolato percorso in cui la riflessione sull'origine del linguaggio si collega non solo ad un'antropologia filosofica d'ispirazione naturalistica, ma anche a un radicale esercizio del senso storico. In tale prospettiva, "buono" è l'Europeo che non rinnega le sue molteplici origini e provenienze, ma, confrontandosi criticamente con esse, vi riconosce gli elementi vitali di una mobile e problematica identità.
brossura Comunicare...comunicare. Si usa spesso questa parola, a volte se ne abusa. Ma, conosciamo davvero l'importanza di una buona comunicazione e, soprattutto, sappiamo davvero comunicare bene? Questo libro propone una riflessione sul nostro modo di interagire al fine di acquisire una consapevolezza dell'agire indispensabile per migliorare le nostre relazioni. Acquisire o recuperare? Già, forse da bambini, la curiosità, la voglia di conoscere e di scoprire il mondo ci aiutavano ad utilizzare le nostre capacità comunicative innate per imparare e crescere. Perché smettere? Perché non continuare ad immaginare, ad esplorare... per migliorare noi stessi e l'ambiente in cui viviamo... Possiamo farlo... basta capirne l'utilità ed agire di conseguenza, con la consapevolezza che l'incontro con l'altro è sempre fonte di conoscenza e di arricchimento.
ill., br. Il volume propone uno strumento di valutazione - "Mi disegno" - relativo alla rappresentazione del proprio corpo in adolescenza. I numerosi cambiamenti puberali in questa fascia d'età determinano continue modifiche della propria immagine corporea con evidenti ripercussioni sul mondo psichico dell'adolescente. Il disegno può dunque diventare uno strumento qualitativo che, da una parte, indaga uno degli aspetti di maggiore fatica e fragilità dell'adolescenza e dall'altra contribuisce ad arricchire le percezioni attraverso un approfondimento importante del modo in cui sta procedendo l'adolescente nel lavoro di mentalizzazione del proprio corpo. L'appendice, accompagna il lettore attraverso un percorso di "addestramento" all'uso della griglia di codifica, costruita in modo da rendere fruibile lo strumento alle diverse figure professionali interessate: psicologi, insegnanti, educatori. Per approfondimenti sull'analisi dei disegni si è costruito l'apposito sito web www.midisegno.com, in cui è contenuto un eserciziario atto a presentare un ricco corpus di disegni con le relative griglie di correzione.
br. Questo studio si propone di ricostruire i tratti salienti di una teoria coerente e omogenea della magia nei suoi rapporti con la cabbala nel pensiero di Giovanni Pico della Mirandola. Attraverso un esame delle opere redatte tra il 1485 e il 1487, si mette in rilievo il ruolo centrale che la magia naturalis e la scientia cabalae hanno assunto nelle riflessioni del Mirandolano e nel suo progetto di definizione di un sapere universale.
br. «Ultima Thule» è un'espressione ricorrente nei testi di Ernesto de Martino. Essa indica il principio ultimo della ricerca e insieme la radice prima della condizione umana, oltre cui non è possibile andare: è l'«ethos trascendentale del trascendimento», cioè il dovere che l'uomo avverte di esserci in un mondo dotato di senso e perciò umanamente abitabile, trascendendo la propria condizione data. Ciascun capitolo propone un percorso specifico nell'opera etnologica, antropologica e storico-religiosa di de Martino - il folklore e la religione alla luce del rapporto con il marxismo, il simbolismo civile nelle società post-religiose, la "presenza" umana nel mondo e il rischio permanente di crisi in relazione alla lezione dell'antropologia filosofica hegeliana, le tecniche del corpo come primo atto della appropriazione di sé -, mettendo in evidenza e discutendo i diversi presupposti filosofici, siano essi impliciti o espliciti, che orientano l'indagine scientifica e le tensioni che tra di loro si producono.
br. Il saggio che qui presentiamo in traduzione italiana è la trascrizione di una conferenza di Jacques Derrida pronunciata presso l'Università della California, Irvine, il 18 aprile 2003. Questa conferenza, una delle ultime dell'autore, costituisce sia l'omaggio del filosofo al suo collega e amico J. Hillis Miller, sia un'occasione di riflessione e di rielaborazione di questioni filosofiche fondamentali. In particolare è il tema della giustizia, centrale nell'ultima elaborazione derridiana, a trovare qui uno sviluppo inedito e originale che permette di approfondire i legami tra l'ambito etico-politico e la pratica decostruzionista.
br. Gustavo Adolfo Rol è considerato un grande maestro spirituale occidentale, un vero Illuminato; una figura leggendaria e carismatica, circondata da una fama internazionale che resta viva a quasi trent'anni dalla sua scomparsa. Rol, anche se con grande discrezione, ha avuto una profonda influenza sui personaggi centrali della nostra epoca, e ha lasciato un'eredità importante presso tutti coloro che si interessano di spiritualità. Questo libro ricchissimo raccoglie numerosi suoi scritti originali, con pagine rimaste a lungo inedite. Dietro il titolo, una dichiarazione rilasciata da Rol durante un'intervista: «Io debbo necessariamente agire con spontaneità, quasi "sotto l'impulso di un ordine ignoto", come disse Goethe. Mi sono definito "la grondaia che convoglia l'acqua che cade sul tetto".» L'unica autentica testimonianza di Gustavo Rol a cura di Catterina Ferrari.
br. "In scienza e coscienza": mai come negli ultimi due anni abbiamo sentito pronunciare queste parole, da parte del personale medico-sanitario, dei rappresentanti delle istituzioni e, più in generale, di tutti coloro che si sono trovati non tanto "di fronte", quanto piuttosto "dentro" una realtà in cui l'intrìco di variabili, che sempre caratterizza (pur inavvertitamente) il mondo della vita, è emerso in tutta la sua drammatica potenza e caoticità. Chi sceglie e agisce "in scienza e coscienza" si trova a convivere con l'incertezza, attuando una compenetrazione dell'aspetto teorico e di un'idea di ciò che "dovrebbe essere" perché "sarebbe bene/preferibile che fosse", da cui una valutazione di ciò che occorre fare nel concreto. Scienza e coscienza dominano la riflessione filosofica, in particolare, dalla modernità ai giorni nostri, nella duplice accezione, morale e cognitiva: tanto della coscienza si è provato a fare oggetto di scienza, quanto si è avvertita l'urgenza (specialmente nel Novecento) di applicare alla scienza una riflessione etica.
ill. Viviamo in preda agli eventi ed attendiamo in ogni istante che giunga la felicità. Costruiamo disperatamente una vita sulla base di schemi preconfezionati, imposti da una società che mira solo alla conservazione della propria struttura portante, e finiamo per smarrirci lungo strade che non ci appartengono. Se però compissimo lo sforzo di intraprendere un'analisi di quei concetti che il mondo ci fornisce, per destrutturarli, riusciremmo a guardare le cose da un'altra prospettiva. Un piccolo passo verso un nuovo modo di intendere la vita.
br. Jacques Derrida, in un dialogo-intervista con Jean-Luc Nancy, tratteggia la questione del "soggetto" o meglio della figura che è attribuita del nome di "soggetto", dopo la critica filosofica del novecento. Derrida compie una panoramica sui vari autori nei quali tale categoria è ancora centrale o quantomeno soggiacente al proprio sistema di pensiero. L'istantanea del filosofo franco-algerino mette in rilievo il paradigma del "soggetto" umano confrontato con quello del "soggetto" animale/animato in generale, rilevandone vicinanze e differenze. L'analisi arriva a mettere in discussione l'unicità, la non-dividualità e il privilegio antropocentrico del soggetto-essere umano. Tutto ciò legato alla dinamica introiettiva del "cibarsi di", del mangiare "chi" o "cosa".
brossura Jacques Derrida, in un dialogo-intervista con Jean-Luc Nancy, tratteggia la questione del "soggetto" o meglio della figura che è attribuita del nome di "soggetto", dopo la critica filosofica del novecento. Derrida compie una panoramica sui vari autori nei quali tale categoria è ancora centrale o quantomeno soggiacente al proprio sistema di pensiero. L'istantanea del filosofo franco-algerino mette in rilievo il paradigma del "soggetto" umano confrontato con quello del "soggetto" animale/animato in generale, rilevandone vicinanze e differenze. L'analisi arriva a mettere in discussione l'unicità, la non-dividualità e il privilegio antropocentrico del soggetto-essere umano. Tutto ciò legato alla dinamica introiettiva del "cibarsi di", del mangiare "chi" o "cosa".
ill., br. Ogni specie di viventi ha il problema se potrà continuare. La specie degli umani se ne è fatto un compito, che sinora ha risolto trasformando a proprio vantaggio l'ambiente di vita. Questa trasformazione consapevole è ciò che viene chiamato «lavoro». Due uomini segano un tronco e accompagnano il movimento delle braccia con suoni vocali. La produzione di questi suoni anche lo rende possibile. Quando il braccio si stanca, la voce può continuare. Può diventare sostitutiva del lavoro, con il risultato di ricordarlo e di comunicarlo ad altri. «Qualsiasi cosa può stare al posto di qualsiasi altra», ripeteva il mio primo maestro Silvio Ceccato, e diventarne il segno. Nasce così la sostituzione segnica. Lo studio e la riflessione sul significare è all'origine di ciò che alcuni storici hanno chiamato la «svolta linguistica della filosofia».
br. "Fratellanza" è una parola dai chiari rimandi al lessico religioso e che ha conosciuto discontinui successi come categoria politica senza mai tradursi in una efficace azione sociale. È una parola che non è stata così incisiva da scalfire le derive dell'individualismo esasperato, dell'indifferentismo etico. Se il racconto di Genesi "Giuseppe e i suoi fratelli" e la narrazione romanzata di Thomas Mann svelano il "dramma" della negazione della fratellanza, il contrappunto offerto dalla riflessione del filosofo ebreo di lingua tedesca Martin Buber la presenta come il principio regolatore della libertà e della uguaglianza. Se vissuta fraternamente, la libertà non diventa l'arbitrio del più forte e l'uguaglianza non degenera in un egualitarismo opprimente. Quindi è un principio che tanto più è stato dimenticato, tanto più si rivela come essenziale a realizzare il progetto mancato della modernità, ovvero di un sistema politico inclusivo e democraticamente aperto alle istanze di ciascuno. Pensare la fratellanza come l'ethos di una comunità permette di rintracciare le modalità attraverso cui la disposizione verso l'altro come prossimo e come fratello può ri-convertire odii e conflitti.
br. "Essere e tempo" di Heidegger è all'origine di alcuni dei più significativi sviluppi della cultura del Novecento. E non solo di quella filosofica, poiché quest'opera ha lasciato tracce profonde nella teologia, nella letteratura, nella psichiatria. Di per sé, tuttavia, "Essere e tempo" si presenta come un'elaborazione originale e innovativa di una delle domande filosofiche fondamentali, la domanda sul senso di ciò che diciamo "essere". A tale interrogativo Heidegger risponde, in esplicita polemica con la tradizione filosofica precedente, mettendo in evidenza quella costitutiva temporalità che è propria dell'essere in generale e individuando il terreno privilegiato dell'indagine in un ente particolare: in noi stessi.
br. Un ripensamento della modernità a partire dalle proposte della filosofia recente in Francia. L'"occasione", non casuale ma la teoreticamente significativa, è rappresentata dal volume di Emmanuel Gabellieri "Le phénomène et l'entre-deux. Pour une métaxologie", attorno al quale i contributi che seguono, più o meno direttamente, intendono dialogare aprendo a nuove vie dell'ontologia, capaci di inaugurare uno spazio di confronto con altre discipline; uno spazio che ridefinisce anche categorie storiografiche, come emerge dalla conversazione tra Gabellieri e gli studenti e dottorandi di ambito filosofico dell'Università degli Studi di Perugia, riportata in appendice. La filosofia dell'Entre, o altrimenti indicata da Gabellieri come metaxologia, filosofia degli intermediari o filosofia della mediazione e del dono, pone l'accento sul "tra": quella dimensione del legame e della relazione che definisce il "luogo del pensare".
br. L'ebraico antico, nel descrivere un individuo, raramente conosce il singolare della parola volto. Di un individuo si parla spesso de "i volti" (Panim), che sono dunque manifestazione di un'identità plurale e collettiva. Di fronte alla manifestazione del silenzio l'uomo in cammino spirituale si copre dunque "i volti", in un commovente gesto di pudore e protezione. Ma "guardando e rimirando" l'armonia di quel gesto, mi sono sempre chiesto se la stessa non potesse anche significare un anelito all'unità, o quanto meno all'armonizzazione dei nostri "esseri". Il silenzio, specie quello biblico, è un richiamo all'elevazione e all'unità, e al contempo il silenzio è la memoria della perdita di quella stessa armonia.
brossura Questo studio considera il tema della solitudine in Petrarca e Spinoza. Nei suoi versi Petrarca cantò l'amore umano, con la parola della poesia che incanta; Spinoza, invece è il filosofo dell'amore divino e universale tra gli uomini, attraverso il percorso rigoroso e impersonale delle idee chiare e distinte. Il Dio di Spinoza è il Deus sive Natura, cioè il logos necessario della realtà, mentre il Dio di Petrarca è il Dio padre, trascendente e personale. Spinoza possedeva nella biblioteca che lasciò alla sua morte il piccolo libro di Petrarca "De vita solitaria" e sia Petrarca che Spinoza cercarono nella loro vita la solitudine. Ma negli scritti di Petrarca la solitudine è ricerca ascetica di Dio nella lontananza dagli uomini ed emergono la sua fede cristiana e la dicotomia tra cielo e terra; l'amore umano è contrario all'amore divino, ed egli soffre per un amore terreno. In Spinoza, invece, vediamo il suo distacco dalla religione e la solitudine è soddisfazione di sé nella propria autonomia razionale che però non comporta la lontananza dagli uomini, ma l'amore per il prossimo; il cielo è qui, su questa terra, ma si va oltre l'amore personale, nella prospettiva morale e universale dell'homo homini deus.