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br. Una meditazione profonda sull'inaspettato e drammatico 'sintomo' che ha colpito l'intera società umana a partire dal marzo 2020: il coronavirus. Se il sintomo rappresenta in analisi la porta di accesso all'unicità del singolo individuo, un involucro da cui "stanare la particolarità del soggetto", estremamente illuminante diventa guardare al virus come al sintomo di tutta un'epoca. Ci si accorgerà allora forse che da tempo, da prima dell'esordio di questo virus, viviamo ciecamente e inconsapevolmente in una civiltà ammalata senza sapere di esserlo, in cui il soggetto non ascolta se stesso né tantomeno il prossimo, in cui la parola gira a vuoto e la sofferenza è ignorata se non addirittura censurata. Riconoscere il virus come sintomo di una malattia può allora diventare l'occasione preziosa per intraprendere una via di cura esistenziale, che solleciti la ricerca di senso e di valore nella vita del soggetto che soffre, dove il contatto con le oscurità e con le dissonanze può essere il viatico necessario per tollerare la disarmonia e il mistero intrinseco allo stare al mondo e nel mondo. Dopotutto ciascuno di noi, anche in tempi così massificati e standardizzati, può provare a essere la persona unica e composita che è: ma solo a patto di restare in una relazione vitale con il mistero di sé e dell'Altro. Si ritroverà dunque in queste pagine la proposta di risvegliare un ascolto, rivolto all'intima interiorità di ogni individuo e alla società nel suo insieme, intesa non come soggetto univoco, ma come insieme plurimo, vitale e controverso di tensioni morali, nonché di ombre provenienti dall'inconscio collettivo e da quello individuale.
br. Che cosa significa «umano» all'epoca dell'intelligenza artificiale e della rivoluzione digitale? Perché sentiamo il bisogno di dire «restiamo umani»? Dove ci porterà il nostro processo evolutivo? La straordinaria molteplicità e diversità di ciò che ci costituisce - materia organica, cervello, mente, coscienza, emozioni - rende ardua la risposta, soprattutto in termini definitivi. Questo libro attraversa le molte sfaccettature dell'umano, e il loro possibile o mancato equilibrio, seguendo alcuni assi fondamentali del nostro vivere: ragione/sentimento, altruismo/egoismo, uguaglianza/disuguaglianza, felicità/scontentezza. Un racconto ci conduce alla scoperta di un cantiere sempre aperto, poiché l'essenza dell'umano è in continuo divenire.
ril. "Dedicato alla memoria di Voltaire nell'anniversario della sua morte avvenuta il 30 maggio 1778" volle scrivere Nietzsche sul frontespizio della prima edizione di "Umano, troppo umano", quasi a sottolineare il carattere "illuministico" di questa sua opera. Scritto tra il 1876 e il 1879, il libro, nella sua forma definitiva, comprende due volumi, nel secondo dei quali Nietzsche raccolse "Opinioni e detti diversi" e "Il viandante e la sua ombra", già pubblicati separatamente. Circola in quest'opera, che rifiuta la tentazione metafisica e le sue cristallizzazioni dogmatiche di un conoscere separato dalla vita, una sorta di sottile e spregiudicata ebbrezza intellettuale che cattura il lettore per la ritmica felicità espressiva, perfettamente aderente al gusto della conquista interiore. Introduzione di Giovanni Maria Bertin.
br. Domande all'apparenza semplici quali «come va?» o «da dove vieni?» o «come ti chiami?», se colte nel loro senso più profondo, ci conducono al centro della nostra anima, là dove - ci spiega il filosofo catalano Josep Maria Esquirol nel saggio Umano più umano - siamo toccati da quattro realtà fondamentali con cui abbiamo a che fare per tutta la nostra esistenza: la vita, la morte, il tu e il mondo. L'incontro con questi «infiniti essenziali» segna una «ferita», un'apertura inesauribile che sottrae a ogni pretesa di autosufficienza e che ci costituisce nella nostra umanità. Imparare a vivere è imparare ad accompagnare queste ferite, non a suturarle. Esse infatti sempre ci sorpassano con il loro eccesso e chiedono la pazienza di continue risposte. Risposte da cercare non nell'oltre postulato dalle odierne tendenze transumanistiche, ma restando dentro questa condizione, intessuta di vulnerabilità e debolezza.
br. L'autore, noto filosofo e pensatore della modernità, ci introduce nella complessità dell'umanità che è arrivata a un bivio: o dissolversi o ricominciare a vivere, magari in modo diverso, la nostra vita. Il progresso tecnologico, la grande spinta dei diritti umani individuali e la crisi della democrazia ci stanno spingendo verso un punto di non ritorno in cui dovremo cedere alla disumanizzazione oppure reinventare la vita. La speranza cristiana spinge a scegliere questa seconda via.
ill., ril. Umanesimo come scuola di retorica, culto dei latini e dei greci, nascita della filologia? Cacciari ci fa capire come le cose sono più complesse e meno schematiche, e come la stessa filologia umanistica vada in realtà inserita in un progetto culturale più ampio nel quale l'attenzione al passato è complementare alla riflessione sul futuro, mondano e ultramondano. Dunque una filologia che è intimamente filosofia e teologia. E i nodi filosofici affrontati dagli umanisti (che in quest'ottica non iniziano con Petrarca o con i padovani, ma con lo stesso Dante) sono difficilmente ascrivibili a sistemi armonici o pacificanti, secondo una visione tradizionale del Rinascimento. C'è un nucleo tragico del pensiero umanistico, fortemente "anti-dialettico", in cui le polarità opposte non si armonizzano né vengono sintetizzate... Tra gli autori antologizzati: Petrarca, Leonardo Bruni, Poggio Bracciolini, Lorenzo Valla, Leon Battista Alberti, Marsilio Ficino, Cristoforo Landino, Pico della Mirandola, Poliziano, Savonarola, Leonardo da Vinci, Machiavelli. Con un saggio di Massimo Cacciari.
br. Una reinterpretazione storico-culturale profondamente innovativa, destinata a cambiare le opinioni comuni sull'Umanesimo e dunque su una grossa fetta della letteratura e della filosofia tra la fine del Trecento e gli inizi del Cinquecento. Umanesimo come scuola di retorica, culto dei Latini e dei Greci, nascita della filologia? Le cose sono più complesse e meno schematiche di così, e la stessa filologia umanistica va in realtà inserita in un progetto culturale più ampio nel quale l'attenzione al passato è complementare alla riflessione sul futuro, mondano e ultramondano. Dunque una filologia che è intimamente filosofia e teologia. E i nodi filosofici affrontati dagli umanisti (che in quest'ottica non iniziano con Petrarca o con i padovani, ma con lo stesso Dante) sono difficilmente ascrivibili a sistemi armonici o pacificanti, secondo una visione tradizionale del Rinascimento. Un'antologia di testi nel segno del tragico e di un'antropologia filosofica destinata a farsi teologia, ermetismo e profezia. Tra gli autori antologizzati: Petrarca, Leonardo Bruni, Poggio Bracciolini, Lorenzo Valla, Leon Battista Alberti, Marsilio Ficino, Cristoforo Landino, Pico della Mirandola, Poliziano, Savonarola, Leonardo da Vinci, Machiavelli.
br. La coabitazione con gli (altri) animali è uno degli aspetti chiave della nostra esistenza. Abbiamo trasformato drasticamente le condizioni di viva di molte specie con le quali conviviamo e, a loro volta, gli animali hanno fornito un apporto fondamentale allo sviluppo delle nostre civiltà. Oggi, questa convivenza genera nuovi interrogativi: chi sono gli animali per noi e chi siamo noi per loro? In che modo noi umani siamo "diversi", se lo siamo davvero? Che doveri abbiamo nei confronti degli animali e che diritti spettano loro? Per rispondere a queste domande, è necessario fare ricorso alla biologia evolutiva, alla filosofia e al diritto, cercando di superare i limiti di un'impostazione antropocentrica che, paradossalmente, si trova anche alla base di molte considerazioni "antispeciste". Così sono nate queste riflessioni di etica onnivora, che si interrogano su tutti gli animali, quindi anche su quella strana specie chiamata umanità.
br. Questo libro è visione riflessiva e riflessione visiva sulla condizione umana attuale, la cui novità si rivela un già-da-sempre-stato che continuamente inizia e si rinnova nello spazio mobile della relazionalità generativa e inventiva, restituita dal postumano e da Michel Serres nella sua feconda toti-potenzialità. In questo "corno di abbondanza" il corpo torna eco-logico, il virus e il parassita sono risorse, il preesistere e il passare oltre fanno corpo unico, cercando la loro dicibilità in un neologismo incoativo come postransominescenti.
br. Uno dei più autorevoli teologi morali italiani spiega i radicali mutamenti indotti dagli sviluppi della scienza e della tecnica che hanno trasformato e trasformano l'esistenza umana in tutte le sue espressioni, incidendo sulle coscienze e rendendo problematica la stessa identità personale. La rapidità di tali mutamenti, tra globalizzazione ed era digitale, provocano uno stato di disagio esistenziale che esige, per essere adeguatamente affrontato, un approccio equilibrato che evidenzi potenzialità e limiti, senza incorrere in sterili tentazioni di superficiale ottimismo o di pregiudiziale rifiuto. Una guida per migliorare con consapevolezza la qualità della vita anche interiore.
br. Il tema di questo "pamphlet" è il sapere, riletto nelle sue origini e nelle trasformazioni del mondo medioglobale, dove appare disperso il significato profondo della conoscenza consapevole. I rischi, le paure e le conflittualità che attraversano la società, soprattutto nella sua dimensione virtuale, sembrano pregiudicare il senso e la memoria della cultura umanistica, come rapporto cosciente tra sapere e realtà e, così, far dimenticare il significato della libertà come valore comune. Annamaria Rufino con questo pamphlet "getta un sasso nello stagno non solo della malinconia contemporanea ma anche dell'elogio convenzionale del solo comunicazione, individualizzante e liberatorio, del there is no alternative... ". Non è un testo accademico, ma una presa di "posizione contro il mondo così com'è per il mondo come potrebbe essere". (Jan Spurk)
br. Il nuovo volume dell'«Ospite ingrato» è dedicato allo studio del rapporto fra cultura umanistica e sviluppo tecnologico. Il tema è tanto complesso quanto urgente; abbiamo deciso di affrontarlo facendo un passo indietro di quasi un secolo, provando cioè a ripercorrere la storia di uno dei primi laboratori mondiali di questo incontro fra umanesimo, scienza industriale e civiltà del lavoro: l'Olivetti di Ivrea. Partendo come sempre dal lavoro di Franco Fortini - al cui Archivio e Centro di ricerca questa pubblicazione è legata - che per molti anni è stato parte del mondo Olivetti come traduttore, copywriter, saggista, pubblicitario. Pochi sanno, infatti, che è stato proprio Fortini a dare il nome ad alcune delle macchine più famose prodotte ad Ivrea; su tutte la celebre Lettera 22 (suo è anche lo slogan: «leggera come una sillaba, completa come una frase»). Il volume è diviso in due sezioni; nella prima undici saggi (Erica Beila, René Capovin, Barbara Carnevali, Francesco Ciafaloni, Alessandra Criconia, Enzo Ferrara, Tommaso Morawsky, Michele Pacifico, Fulvio Perini, Cesara Pomarici, Carlo Tombola, Zinato Emanuele) analizzano il caso Olivetti con uno sguardo multi-prospettico (letteratura, sociologia, estetica, psicoanalisi, informatica, urbanistica, architettura, design), cercando di proiettare la relazione fra umanesimo e tecnologia. La seconda è la sezione Archivio (a cura di Emanuela Carbé, Luca Lenzini e Elisabetta Nencini) in cui è proposto un cospicuo materiale, per lo più inedito, relativo al lavoro di Fortini all'Olivetti: testi poetici, lettere, pubblicità, cataloghi, note da traduzioni, materiali di lavoro, studi sulla grafica e sul logotipo. Accompagnano la pubblicazione di questi materiali, un saggio generale di Daniele Balicco, un testo autobiografico di Sergio Bologna e uno studio di Giuseppe Alessi su due documentari di fabbrica, scritti da Fortini su commissione di Olivetti. Prefazione di Alberto Saibene. Introduzione di Daniele Balicco.
cm. 17 x 24, 176 pp. con 3 ill. f.t. Biblioteca di ?Lettere italiane? - Studi e testi 345 gr. 176 p.
br. Siamo nel bel mezzo di un cambiamento tecnologico dirompente, la rivoluzione digitale è in pieno svolgimento. L'Intelligenza Artificiale sostituirà a breve l'uomo in molte attività: i robot consegneranno pacchi, guideranno taxi, offriranno servizi di consulenza finanziaria, esploreranno lo spazio, lavoreranno nei call center e affiancheranno i medici negli ospedali. Le tecnologie digitali sono già oggi ampiamente presenti nelle nostre vite lavorative e in quelle private, esercitando un'enorme pressione sulle dinamiche economiche e sociali e sollevando numerosi quesiti di natura etica e politica. Nel prossimo futuro potremmo attribuire la capacità di pensare anche alle macchine intelligenti? I robot dovranno essere considerati degli agenti morali (con diritti e doveri)? L'Intelligenza Artificiale sarà in grado di agire di fronte in situazione che mettono in pericolo la vita degli esseri umani? In futuro comunicheremo solo attraverso la Rete e avremo tra i nostri interlocutori bot e macchine intelligenti? L'accesso a Internet deve già oggi essere considerato un diritto umano universale? Come occorre ripensare il sistema dell'istruzione nell'epoca del digitale? E la politica? È giusto provare ad andare oltre la democrazia rappresentativa e sperimentare forme di partecipazione diretta di ogni cittadino alle scelte dei governi, rese possibili dalla tecnologia? I robot lavoreranno al posto nostro? Sarà la fine della società basata sul lavoro? La tecnologia ci permetterà di superare i limiti biologici dei nostri corpi? Tutti quesiti che la letteratura e il cinema di fantascienza hanno rappresentato in maniera spesso memorabile, anticipando molti dei problemi sui quali oggi si interrogano scienziati, filosofi, psicologi, sociologi, economisti e politici. Proprio dagli scenari immaginati in film come Matrix; Io, Robot; Ex Machina; Blade Runner; Metropolis; Minority Report; 2001: Odissea nello spazio; Il tagliaerbe e molti altri muove la riflessione di Julian Nida-Rümelin e Nathalie Weidenfeld, che sostengono l'urgenza di un nuovo umanesimo, un "umanesimo digitale", bussola teorica per orientarsi tra i dilemmi dell'epoca dell'Intelligenza Artificiale. L'umanesimo digitale riconosce l'importanza della tecnica e le esigenze proprie degli esseri umani, si distingue dalle visioni apocalittiche del futuro perché confida nella ragione umana, ma non assume un atteggiamento entusiastico nei confronti delle potenzialità della tecnologia, riconoscendone e sottolineandone i limiti. In tal senso esso rappresenta un'alternativa all'imperante ideologia della Silicon Valley.
br. Ripercorrendo le opere sociali di Freud alla luce delle successive elaborazioni di Bion, Eugenio Gaburri e Laura Ambrosiano propongono un'idea di sviluppo radicato nell'incontro con l'altro, con la capacità sognante dell'oggetto di accogliere e contenere le emozioni che le esperienze suscitano nel soggetto emergente. Gli autori assumono l'esperienza del lutto come fondante i processi di separazione dai primi oggetti. La separazione ci mette di fronte al terrore della caducità, e il gruppo è lo spazio in cui si organizzano modi di elaborarla. Ma dal gruppo il soggetto deve poi emanciparsi, pur mantenendo una disponibilità a lasciarsi impregnare dalla cultura dominante. La funzione di rèverie è qui intesa come un'apertura intermittente della mente al "contagio" da parte dell'altro. Una carenza di rèverie è alla base sia del conformismo come identificazione al gruppo (conformismo sociale), sia del conformismo in analisi (l'adesione acritica alle idee dei maestri o dell'istituzione psicoanalitica). Nascono così le "ideologie-rifugio", il momento in cui anche gli orientamenti più pregnanti (ambientalismo, femminismo, pacifismo) vengono assunti come "tane" dove trovare scampo dalla paura di sentire e di pensare. Da qui l'espressione freudiana "ululare con i lupi", cioè conformarsi all'altro, eludendo la propria specificità e il proprio progetto di individuazione. Presentazione di Claudio Neri, postfazione di Dino Vallino.
br. Scritto dopo più di trent'anni di esperienze fuori dal corpo, le cosiddette OBE, "Ultimo Viaggio" è l'opera somma di Robert Monroe, il racconto del percorso che l'ha condotto fino al nucleo dell'essenza umana e dell'origine della nostra realtà. Se in "Viaggi Lontani" si era focalizzato sull'idea che ciascuno di noi è più del proprio corpo fisico, in questo libro Monroe accompagna il lettore nella costituzione di una vera e propria Nuova Prospettiva, dimostrando la continuità dell'esistenza dopo la morte. Più che una guida, "Ultimo Viaggio" è un'opera audace e originale dedicata a chi ricerca risposte razionali al mistero dell'esistenza. È una mappa del territorio dell'oltre: il percorso che si apre a ciascuno di noi quando lasciamo la vita fisica.
br. Questo libro si propone di sgombrare il campo da tutta la propaganda e da tutte le suggestioni che, in materia di inizio e fine vita, hanno finora oscurato gli aspetti puramente biologici dei due fenomeni. Non è per motivi etici, morali, religiosi o sociali che, come è accaduto finora, i due momenti chiave dell'esistenza vanno ripensati. Il ripensamento nasce dalla comprensione dei diversi passaggi fisiologici che caratterizzano, sulla sola base delle leggi naturali, la nascita e la morte. Due momenti in cui l'essere umano è davvero "ultimo", privo in se stesso anche di quelle tutele che la natura assegna agli unicellulari per sfuggire ai pericoli. Ed è su loro, sugli "ultimi", che si accendono qui le luci, attraverso una panoramica aggiornata sia delle acquisizioni in materia, sia delle carenze presenti negli impianti legislativi che, nei diversi Paesi, prescindono da una piena e completa consapevolezza delle conoscenze scientifiche relative ai fenomeni cui ci si riferisce, diffondendo fra i cittadini concetti falsi (come il prelievo di organi "da cadavere") e fuorvianti. Le truculente manovre del parthial birth ancora praticato negli Usa, o le regole per lo smaltimento dei feti, in Italia e altrove, non sono che alcuni esempi, qui spiegati fino in fondo, di come sia necessario riconsiderare le leggi sull'aborto, tenendo bene in mente solo ciò che ci dice la ricerca sul campo.
br. I testi di Georg Simmel, qui presentati, appartengono all'ultimo periodo della sua produzione filosofica (1916-1918) e riprendono il tema della storia che già era stato trattato nei "Problemi della filosofia della storia", la cui terza edizione del 1907 - la più importante - mette in discussione l'impianto dello storicismo contemporaneo tedesco. Poi, per un decennio, la riflessione sui problemi storici viene abbandonata. Questa riemerge in virtù di due eventi che determinano il pensiero simmeliano: la filosofia della vita e la produzione estetica, soprattutto con il Goethe e il Rembrandt. Ma non va nemmeno dimenticato l'ambiente bellico in cui tali riflessioni si svolgono. "Il problema del tempo storico" (1916), "La formazione storica" (1917-1918) e "L'essenza del comprendere storico" (1918) sono legati a filo doppio alla crisi della cultura moderna, al conflitto vita/forma e all'intuizione estetica dell'accadere del mondo. Non si potrebbe comprendere in tutta la loro portata questi scritti enucleandoli dal multiversum filosofico simmeliano e tanto meno interpretandoli alla luce di uno storicismo o di una specifica filosofia della storia propria di Simmel. Il tempo storico, le formazioni storiche così come il comprendere storico, che sembrano inserirsi nel contesto teorico diltheyano, devono altresì essere intesi all'interno di un ambito vitale, in quanto anch'essi istantanee e frammenti di un insieme al suo interno conflittuale e sempre in mutamento.
ril. tela In un momento di profondo isolamento, a causa del clima politico e culturale nell'Italia degli anni trenta, e nel conseguente stato d'animo, poi superato ma allora intenso, dell'esaurirsi di un ruolo, di un compito, forse della stessa vita, Croce raccolse alcuni dei suoi scritti migliori in ambito estetico, logico, etico e storico-metodologico, chiamandoli "Ultimi Saggi".
br. Il volume discute il tema della moderna democrazia di massa, affrontandolo attraverso una analisi innovativa della prima trattazione filosofica che ne sia mai stata proposta: "La democrazia in America" di Alexis de Tocqueville. Attraverso l'esame di problemi come la nuova configurazione della famiglia, lo statuto dell'opinione pubblica", l'incidenza dei media, il disagio psichico individuale, Carmelo Colangelo si sofferma sulla questione della uguaglianza in quanto passione fondamentale, interrogando il rapporto generale tra specie umana e fatto democratico.
brossura L'opera non è un classico testo di ufologia, perché non intende dimostrare l'esistenza di dischi volanti o di presunti visitatori extraterrestri e farà con ogni probabilità discutere per l'arditezza di alcune ipotesi, esaminate da un punto di vista del tutto diverso da quello corrente. Perché, se non si può negare che nella nostra cultura ci sia una concezione mitica degli UFO, bisogna sempre rammentare che il mito ha il suo fascino ma la verità è più bella. L'intenzione è quella di non ingannare il lettore con storie fantastiche o illusorie ma di ricondurlo ad un sano ragionamento al contempo investigativo e scientifico.