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Nel cartiglio in alto a sinistra con in alto lo spazio dello stemma vuoto il titolo ITALIA DI MATTEO GREUTER Revista et augmentata di molti luoghi principali MDCLXXV. Pietro Todeschi fece in Bologna. Gioseffo Longhi forma. Nel lato destro: in una lapide Questo Geografico Disegno è Voltato à traverso per la Comodità del Lettore e del Volume essendo non dimeno osservata la linea Meridionale et altezza Polare, con li suoi gradi et Minuti à Canto, et la longhezza secondo l’Eclittica da, piede, come l’intellige[n]te Lettore Conoscerà. nel piccolo cartiglio sottostante l’imprint in Bologna appresso Gioseffo Longhi 1676. più in basso la scala grafica Scala di Miglia Duodice. In alto a destra la personificazione dell’Italia, una donna seduta, con al lato due personaggi raffiguranti i fiumi Po e Tevere, e dieci donne in costumi locali, da sinistra Genovese, Lombarda, Milanese, Venetiana, Fiorentina, Romana, Nottonese, Matriciana, Napolitana, Siciliana. Nel mare adriatico l’effige di Venezia con il Leone di San Marco, il dio Nettuno, in un riquadro raffigurata l’Europa, gli stemmi dello Stato Pontificio e del Regno di Napoli (Asburgo di Spagna), e in un cartiglio LE XII PROVINCE DEL REGNO. 1. Terra di Lavoro, 2. Principato citra, 3. Principato ultra, 4. Basilicata, 5. Calabria citra, 6. Calabria ultra, 7. Terra d’Otranto, 8. Terra di Bari, 9. Abruzzo citra, 10, Abruzzo ultra, 11. Co[n]tado di Molise, 12. Capitanata. In basso le piante o vedute a volo d’uccello di alcune città Milano, Venezia, Roma, Firenze, Napoli, Messina, vengono poi raffigurate in due ovali la Corsica e la Sardegna, in un riquadro la Sicilia e le piate di Palermo, Siracusa antica e Catania. Orientazione con due rose dei venti, nord-est in alto. Graduazione ai margini, per la latitudine di 1’ in 1’ da 37° 34’ a 42° 20’ lato destro, da 43° 23’ a 48° 7’ lato sinistro, per la longitudine di 5’ in 5’ da 28° 25’ a 39° 34’ lato in basso, da 32° 29’ a 44° 5’ lato in alto. Carta murale dell’Italia, incisa a acquaforte e bulino, stampata su dodici fogli, per una misura complessiva di mm 1150x2100. Esemplare nel primo stato di due. Derivazione della mappa murale della penisola di Matteo Greuter (o anche della copia di Stefano Scolari del 1657) edita da Giuseppe Longhi a Bologna nel 1676. Si tratta di una replica, realizzata mediante l’intaglio di nuove lastre, e non una ristampa della carta dello Scolari come sostenuto da tutte le bibliografie. Di questa nuova carta sono conosciute due edizioni; la prima del 1675 (Firenze, IGM, inventario n. 3161) ed una ristampa del 1713, apparsa di recente sul mercato antiquario ed ora in una collezione privata. La carta è firmata da Pietro Todeschi, probabilmente in qualità di incisore delle lastre, e datata al 1675. Non sono note tirature con la data anteriore, ma solo prove edite da Giuseppe Longhi nel 1676.. La mappa di Matteo Greuter, datata al 1630, è stampata a Roma. Dedicata a Federico Cesi, la carta è conosciuta nelle edizioni del 1640 (la prima nota, un solo esemplare alla BN di Parigi GE DD-5867), 1647 (un solo esemplare conservato alla Mediateca di Santa Teresa di Milano), con data MDCLXXVI (unico esemplare alla Biblioteca Augusta di Perugia) ed infine la più comune ristampa del 1695, curata dall’editore Domenico de Rossi e dedicata a Ottavio Riario (nota in più esemplari). La sua prima replica è l'edizione veneziana dell’incisore ed editore Stefano Mozzi Scolari, stampata nel 1657 e dedicata a Giuseppe Savoldo. Nato a Strasburgo nel 1556, Matteo Greuter lavora a Lione, Avignone e Roma. Si distingue per una tecnica raffinata ed elegante, che trova la sua massima espressione in questa bella carta dell'Italia in 12 fogli, la più grande fino ad allora pubblicata. La mappa ha dimensioni ragguardevoli, 1,15 x2,10 metri, in scala approssimativa di 1:540.000. La toponomastica è in lingua italiana e contiene figure allegoriche delle ... Wall map of Italy, engraved with etching and burin, printed on twelve sheets, with a total size of 1150x2100 mm. In the cartouche at the top left with the space of the coat of arms empty the title ITALIA DI MATTEO GREUTER Revista et augmentata di molti luoghi principali MDCLXXV. Pietro Todeschi fece in Bologna. Gioseffo Longhi forma. Nel lato destro: in una lapide Questo Geografico Disegno è Voltato à traverso per la Comodità del Lettore e del Volume essendo non dimeno osservata la linea Meridionale et altezza Polare, con li suoi gradi et Minuti à Canto, et la longhezza secondo l’Eclittica da, piede, come l’intellige[n]te Lettore Conoscerà. In the small cartouche the imprint in Bologna appresso Gioseffo Longhi 1676. Followed by the Scala di Miglia Duodice. At the top right the personification of Italy, a seated woman, with the side two characters representing the rivers Po and Tiber, and ten women in local costumes, from left Genovese, Lombard, Milanese, Venetian, Florentine, Roman, Nottonese, Matriciana, Napolitana, Sicilian. In the Adriatic Sea the effigy of Venice with the Lion of San Marco, the god Neptune, in a frame depicted Europe, the coats of arms of the Papal States and the Kingdom of Naples (Hapsburgs of Spain), and in a scroll LE XII PROVINCE DEL REGNO. 1. Terra di Lavoro, 2. Principato citra, 3. Principato ultra, 4. Basilicata, 5. Calabria citra, 6. Calabria ultra, 7. Terra d’Otranto, 8. Terra di Bari, 9. Abruzzo citra, 10, Abruzzo ultra, 11. Co[n]tado di Molise, 12. Capitanata. Below the plants or bird's eye view of some cities Milan, Venice, Rome, Florence, Naples, Messina, are then depicted in two ovals Corsica and Sardinia, in a square Sicily and the plans of Palermo, ancient Syracuse and Catania. Orientation with two wind roses, north-east at the top. Graduation in the margins, for latitude of 1' in 1' from 37° 34' to 42° 20' right side, from 43° 23' to 48° 7' left side, for longitude of 5' in 5' from 28° 25' to 39° 34' bottom side, from 32° 29' to 44° 5' top side. Exemple in the first state of two. Derivation of the wall map of the peninsula by Matteo Greuter (or even the copy of Stefano Scolari of 1657) published by Giuseppe Longhi in Bologna in 1676. It is a replica, made by carving new plates, and not a reprint of the map of Scolari as claimed by all bibliographies. Two editions of this new map are known; the first of 1675 (Florence, IGM, inventory n. 3161) and a reprint of 1713, recently appeared on the antiquarian market and now in a private collection. The map is signed by Pietro Todeschi, probably as the engraver of the plates, and dated 1675. There are no known issue with an earlier date, but only proofs published by Giuseppe Longhi in 1676. For an accurate description regarding the historical-critical aspect of the map, see Roberto Borri, L'Italia nelle antiche carte dal Medioevo all'unità nazionale (2010). A fine impression on contemporary laid paper, applied on canvas, reconstructive restorations perfectly executed in some points of the map, contemporary coloring on part of the surface, overall in good condition. Bibliografia cfr. Aliprandi (2005): pp. 95-97; Almagià (1929): p. 64, 7.3; Borri (1999): p. 81; cfr. Borri (2010): pp. 123-129, fig. 145; cfr. Fiorini (1898): pp, 282 e 367; cfr. Lago (2002): pp. 742-743, fig. 701; Valerio (2011): pp. 64-66, n. 22 (4); cfr. Valerio-Spagnolo (2014): pp. 268-269, n. 107.
Mm. 24,2 x 318, insolita rilegatura editoriale in cartonato (lievi aloni) con ai piatti due bulloni metallici; il libro è composto di 117 fogli (di cui uno doppio, inclusi quelli non impressi), per un totale di 234 pagine + 2 fogli di risguardo + 4 veline bianche (una porta a stampa: “Mucca in montagna”). Titolo al frontespizio stampato in blu e arancione; alcuni fogli sono in cartone o cartoncino colorato. Il libro è illustrato da numerosissimi disegni e bozzetti al tratto, da alcune bicromie, da riproduzioni fotografiche di cui 2 a colori; tra le foto: un ritratto dell’Autore, uno dell’editore Fedele Azari, una di Azari con Depero; e con composizioni parolibere. Copertina e grafica dell’Autore. Tiratura di 1000 esemplari. Fu realizzata anche un’edizione speciale con copertina metallica, destinata ad importanti personalità tra cui Marinetti e Mussolini. Cfr. Salaris “Storia del Futurismo”, p. 178: “Sponsorizzato dalla Dinamo-Azari di Milano nel 1927, Depero ha pubblicato il notissimo libro imbullonato, sicuramente il più bell’esempio di tipografia futurista, senz’altro uno dei più importanti libri d’avanguardia del mondo. Si tratta di una edizione autopubblicitaria, concepita dall’artista roveretano per divulgare l’attività del suo laboratorio: in queste pagine di diversi colori troviamo riproduzioni di quadri, arazzi, disegni, progetti, brani di onomalingua, maquettes, ecc.; il tutto si avvale d’una insolita rilegatura.. Dice in proposito Depero: Questo libro è: "Meccanico" imbullonato come un motore "Pericoloso" può costituire un’arma proiettile "Inclassificabile" (..) non sta bene in libreria e neppure sugli altri mobili che potrebbe scalfire. Perchè sia veramente al suo posto, deve essere adagiato sopra un coloratissimo e soffice-resistente "Cuscino Depero"”. Esemplare con piccola macchia d’inchiostro blu al frontespizio, altrimenti ben conservato. Con dedica e firma autografa al verso del frontespizio “A Cainelli / la mia simpatia / Fortunato Depero / 5.11.XV°”.
In-4 gr., legature in mz. tela di colori diversi, titolo oro al dorso. Offriamo una collezione completa di 78 annate della Domenica del Corriere, dal 1899 (Anno I, n. 1), al 1976 (Anno LXXVIII, n. 53). Settimanale illustrato del “Corriere della Sera” - celebre per le copertine di Achille Beltrame e di Walter Molino - sulle sue pagine trovarono una vetrina popolare anche le grandi firme del “Corriere”, da Luigi Barzini a Indro Montanelli. Precisiamo che la rivista cambiò titolo nel corso del 1945/1946 e le due annate risultano cosi’ composte: 1945 - dal n. 1 al n. 17 (29 aprile) ”Domenica del Corriere”: il ns. esemplare dispone anche dell’introvabile n. 17 del 29 aprile che non vide mai la luce nelle edicole (e nessuna biblioteca italiana lo possiede); dal 27 maggio (n. 1) al 30 dicembre (n. 32) diventa “Domenica degli Italiani”. 1946 - dal n. 1 al n. 12 (24 marzo) “Domenica degli Italiani”; dal 31 marzo (n. 1) al 29 dicembre (n. 40) ridiventa “Domenica del Corriere”. Il ns. esemplare possiede anche due copie differenti del n. 30 (nuova serie) - sempre datato 20 ottobre - di cui una copertina raffigura Goering condotto alla forca. Questa versione del n. 30 non uscì nelle edicole a seguito del suicidio di Goering per aver ingerito una capsula di cianuro la notte prima dell’impiccagione. Possiamo quindi affermare che questa nostra raccolta costituisce un unicum eccezionale. Tutta la collezione è ben conservata.
5 voll. in-4, pp. XXXV, 447; XXVII, 423; XXIV, 384; XV, 339; (6), 455, belliss. leg. m. pelle coeva, piatti in carta dec., angoli, tit. oro ai d. a 5 nervi. Rara opera riccamente illustrata da 1 gr. carta geogr. dell'Italia, 3 ritratti, 42 vedute di città italiana, di cui alcune più volte ripiegate, e 14 tavv. raff. stemmi araldici. L'A. era un nobile letterato nativo di Città della Pieve, a lui si deve anche una riedizione settecentesca dell'Iconologia del Ripa. Ottimo esempl. in elegante e solida leg. originale, a pieni margini. [078]
Amsterdam presso l’autore 1663. Volume in 2°, legatura in tutta pergamena coeva con fregi in oro, tre frontespizi, antiporta incisa raffigurante l’allegoria della Chiesa, 1 dedica, (8), 253 pp. (corrispondenti a 213 carte nn) illustrato da 77 tavole raffiguranti piante e vedute a volo d’uccello delle principali città dell’Italia Centrale. Prima edizione di questo capolavoro della cartografia urbana del ‘600, dedicato alle città dello Stato della Chiesa. Si tratta del primo, monumentale, libro interamente dedicato alla cartografia urbana della sola penisola, preceduto dal “tascabile” Italia Hodierna di Jodocus Hondius del 1627 e realizzato in probabile concorrenza con Johannes Janssonius che, nel 1657, aveva pubblicato il Theatrum praecipuarum urbium, contenente un volume dedicato all’Italia. Johannes Blaeu, durante la sua lunga attività editoriale pubblica tre volumi sulle città italiane. Nel 1663 i primi tre, suddivisi in Stato della Chiesa, Roma e Regno di Napoli e Sicilia. Alla sua morte i suoi eredi danno alla luce altri due volumi datati 1682 incentrati sulle città del Piemonte e della Savoia, poi ristampati da altri editori nel 1693 e 1697. Il francese Pierre Mortier pubblica una ristampa nel 1704/5, intitolata Nouveau Theatre de l’Italie. L’opera è in quattro volumi e comprende le lastre del Blaeu, ritoccate e modificate in piccola parte, integrate dall’aggiunta di numerose nuove mappe di proprio disegno, raffiguranti le città della parte settentrionale della penisola, racchiuse nel primo volume dell’opera. L’atlante del Mortier venne pubblicato con testo latino, francese ed olandese. Il grande successo dell’opera diede origine ad un’ulteriore ristampa, praticamente identica, curata da Alberts ed edita nel 1724/5. Magnifico esemplare. Bibliografia Koeman, Atlas Neerlandici, pp. 332/338; Cremonini pp. 49-52, 39. Amsterdam 1663. Volume in 2°, contemporary vellum's binding with gold friezes, three frontispieces, engraved antiporta depicting the allegory of the Church, one sheet of dedication, (8), 253 pp. Illustrated by 77 plates depicting city plans and bird's eye views, of the main cities of Central Italy. First edition of this masterpiece of this very important town book of the 17th Century, dedicated to the Papal State. This is the first monumental town book entirely covering Italy, preceded by the "pocket-size" Italia Hodierna by Jodocus Hondius jr. (1627) and realized in likely competition with Johannes Janssonius who, in 1657, published the Theatrum praecipuarum urbium, containing a volume dedicated to Italy. Johannes Blaeu, during his long editorial activity published three volumes on Italian cities. In 1663 the first three, divided into the State of the Church, Rome and the Kingdom of Naples and Sicily. At his death his heirs gave birth to two more volumes dated 1682 focused on the cities of Piedmont and Savoy, then reprinted by other publishers in 1693 and 1697. Pierre Mortier publishes a reprint in 1704/5, entitled Nouveau Theatre de l'Italie. The work is in four volumes and includes the plates of Blaeu, retouched and modified in small part, supplemented by the addition of several new maps of his own design, depicting the cities of the northern part of the peninsula, enclosed in the first volume of the work. Mortier's atlas was published with Latin, French and Dutch texts. The great success of the work gave rise to a further reprint, virtually identical, edited by R. Alberts and published in 1724/5. Literature Koeman, Atlas Neerlandici, pp. 332/338; Cremonini pp. 49-52, 39.
In folio (mm. 425 x 288), p. pergamena moderna con legacci, 4 cc.nn. (compreso il bel frontespizio inc. in rame da Oliviero Gatti, e l’Indice), 24 pp.num. (di descrizione generale dell’Italia), con 61 carte geografiche dedicate agli stati italiani, pure inc. in rame e a doppia pag. [salvo 2 a una pag. (Territorio Cremasco - Il Cadorino) e 1 in ‘quarto’ (Elba isola)]. L'opera è dedicata da Fabio Magini a Ferdinando Gonzaga, Duca di Mantova e di Monferrato. Al “verso” della 4a c.nn. si ha la scritta: In Bologna, MDCXXX, presso Clemente Ferroni. La prima edizione si pubblicò nel 1620 a Bologna, per Sebastiano Bonomi; le edizioni successive recarono al frontespizio la data dell'edizione originale portando invece al verso della 4a carta la data reale. "Seconda edizione" di questo celebrato Atlante. Cfr. Almagià “L’Italia di G.A. Magini” (1922), p. V: “La più vasta e importante opera cartografica sull’Italia.. messa insieme dall’astronomo padovano Giovanni Antonio Magini (1555-1617)” e a p. 7: “Ristampa che porta il nome dello stampatore bolognese Clemente Ferroni.. Il Ferroni dovette poi, negli anni successivi, continuare a dar fuori l’opera, perchè se ne hanno molteplici esemplari ma senza più la data 1630 e accresciuti invece di un ritratto del Magini.. Il testo della descrizione dell’Italia è ovunque il medesimo, e quel che più importa, le carte sono sempre identiche e riprodotte sempre dagli stessi rami”. Cat. Piantanida,1350: "Atlante rinomato e pregiato al quale l'A. dedicò gran parte delle sue fatiche nell'ultimo ventennio della sua vita.. egli preparò carte in gran parte originali, delineate cioè in base a rilievi ufficiali fatti eseguire dai vari governi italiani e che egli riuscì a procurarsi per il benevolo interessamento dei Gonzaga. Il lavoro di raccolta, di coordinazione, di revisione e di disegno e incisione non fu molto semplice: l'A. dovette mantenere presso di sè abili incisori specializzati; alcune carte furono stampate e messe in circolazione isolatamente per saggio; nel 1608 fu pubblicata col titolo di "Italia Nuova" una carta generale, insigne lavoro di sintesi; ma la definitiva elaborazione dell'intero atlante tardò ancora e la stampa era appena avviata quando l'A. mori'. Esso pertanto fu pubblicato postumo dal figlio Fabio. Questo atlante esercitò un'immensa influenza: le sue tavole furono ricopiate, contraffatte, imitate moltissime volte in Italia e all'estero; entrarono, senza modificazioni, a far parte di atlanti stranieri notissimi, come quelli del Bleau; in Italia rimasero monumento insuperato per oltre un secolo”. Le seguenti 5 carte presentano: Ducato di Mantova (aloni e fiorit.) - Ducato di Ferrara (qualche alone solo margin.) - Dominio Fiorentino e Stato della Chiesa (restauri per picc. strappi margin.) - Regno di Napoli (con alone) e, sul margine di alc. carte, sbavature di inchiostro tipografico. A parte questi difetti, il ns. esemplare è ben conservato.
Magnifica e celebrata opera, in folio, sulla storia di 150 grandi famiglie italiane, iniziata da Pompeo Litta nel 1819; interrotta con la morte dell'illustre scrittore nel 1852, fu ripresa tre anni dopo e continuata, sempre col suo nome da coloro che erano stati suoi collaboratori, fino al 1883. Questo lungo e poderoso lavoro, uscito a fascicoli, durò esattamente 64 anni, ma le 150 "Famiglie" descritte conservarono sino in ultimo un tutto omogeneo, per cui quest'opera è apprezzatissima dai bibliofili. Il ns. esemplare, con "superba coloritura a mano d'epoca", è cosi' composto: - dalla dispensa n. 1 alla n. 136, fascicoli sciolti conservati nelle brossure originali, - 1 volume, legatura in mz. pelle, contenente 18 (su 19) dispense della famiglia “Savoia”. Manca l’ultima dispensa. Cfr. Ferrante Boschetti "I cataloghi dell'opera di Pompeo Litta "Famiglie celebri italiane"" - Brunet,III,1099: "Un des livres les plus remarquables qui aient paru dans ces derniers temps en Italie". .
In basso al centro, entro un bel cartiglio decorativo, il titolo e una lunga descrizione geografica: L’Italia nobilissima provincia della Europa fu nominata con diversi nomi, cioè Saturnia, Ausonia, Enotria, Esperia, et Italia. Fu anco detta Latio, Gran Grecia, Carmetia, et Rometia: ma se con questi nomi chiamassero l’Italia tutta overo una parte sola io non l’affermo. La sua forma Plinio la simiglia alla foglia di quercia et noi alla gamba dell’huomo. I suoi confini sonno dal Settentrione l’Alpi d’Alemagna, Da Mezo dì il mar Siciliano, et Toscano, Da Levante il Golfo di Vinegia col fiume Arsa in Istria, Da Ponente l’Alpi di Francia col fiume Varo nel Genovesato. È di circuito miglia 4900. La lunghezza 1020. Et è partita per lunghezza da monti Apenini, il Mezo è nell’territorio di Rieti; La larghezza maggiore è fra gli fiumi Arsa, e Varo di miglia 400. la mezana è fra la foce del fiume Pescara, e la foce del Tevere, di miglia 136, la più stretta è nella Calabria di miglia 20. È ripartita in 19 Regioni, cioe Istria, Friuli, Marca Trivisana, Lombardia, Romagna, Marca d’Ancona, Abruzo, Puglia, Terra di Barri, Terra d’Otranto, Calabria, Basilicata, Terra di Lavoro, Campagno di Roma, Ducato di Spoleti, Toscana, et Genovesato. Scrive il Biondo, che sotto di se ha 264 Città di Vescovati. Et Plinio afferma che furono in quella antichamente Città 1566. Higinio dice esserne state 700. Il medesimo Plinio scrive che nonciata la guerra de galli sola senza altri stranieri o quegli oltre il Po sessanta millia cavalli et pedoni settecento millia habbia ella armato. Il medesimo quasi afferma Polibio. Nel cartiglio in basso a sinistra si trova la dedica: All’Ill.mo Sig.re mio p[ad]rone Col.mo il S.re Francesco Morosino Deg.mo Podesta di Trevigi. Ecco la Geografia di tutta l’Italia di Iac.o Gastaldi, di nuovo in questa ult.a impressione revista emendata coreta et ampliata con nomi si delle Regione come di tutte le altre cose che in ella si co[n]tengono. Et un breve compendio della sua gra[n]dezza, confini, sitto, et qualitail tutto tratto fidelmente da piu degni esemplari che si trovano per Gio. Batista Mazza Venetiano. La dedico con ogni humilta a V.S. Ill.ma suplicandola a degnarsi d’aggradirla e insieme l’affetto della perpetua mia devotione verso la nobilissima sua persona cui da Dio N.S.re auguro il colmo d’ogni felicità. In Venetia il dì p.o de Decembre 1599. Di V.S.ia Ill.ma Humilissimo Servitore Donato Rascioti. Sopra al cartiglio è raffigurato Nettuno che tiene in mano la Scala delle miglia (50 miglia = mm 32). Orientazione fornita da una rosa dei venti nel Mar Ionio; il nord è in alto. Graduazione ai margini di grado in grado, da 37° 15’ a 45° 50’ di latitudine e da 27° 37’ a 44° 10’ di longitudine. La carta, incisa da Giovanni Battista Mazza per l’editore Donato Rascicotti, risulta essere una fedele copia dell’opera di Domenico Zenoi del 1567, rispetto alla quale non presenta grandi modifiche se non nei cartigli. Anche questa carta, dunque, si basa sulla mappa di Giacomo Gastaldi alla quale vengono aggiunti numerosi elementi decorativi nel mare. Il formato risulta ridotto, rimangono fedeli all’originale l’idrografia e i centri abitati mentre sono apportate alcune modifiche nella graduazione e viene data una maggiore attenzione all’orografia, rappresentata da isolati “mucchi di talpa” con oronimo, disegno caratteristico delle prime carte rinascimentali. Viene dedicata a Francesco Morosini, podestà di Treviso. La sua peculiarità editoriale è di essere stampata con inchiostro azzurro o grigio e non nero, che produce un insolito effetto cromatico nel mare. Giovanni Battista Mazza fu incisore e stampatore attivo a Venezia negli ultimi anni del ‘500. Dal segno elegante e preciso, incide diverse carte, messe poi in commercio da Donato Rasciotti, ed anche un grande planisfero di Giuseppe Rosaccio, del 1597, nel quale si firma Giovan Battista Mazza venet... In the bottom center, within a beautiful decorative scroll, the title and a long geographical description: L'Italia nobilissima provincia della Europa fu nominata con diversi nomi, cioè Saturnia, Ausonia, Enotria, Esperia, et Italia. In the cartouche in the lower left-hand corner is the dedication: All'Ill.mo Sig.re mio p[ad]rone Col.mo il S.re Francesco Morosino Deg.mo Podesta di Trevigi… . In Venetia il dì p.o de Decembre 1599. Di V.S.ia Ill.ma Humilissimo Servitore Donato Rascioti. Above the cartouche is depicted Neptune holding in his hand the Scale of the miles (50 miles = mm 32). Orientation provided by a wind rose in the Ionian Sea; north is at the top. Graduation at the margins from degree to degree, from 37° 15' to 45° 50' of latitude and from 27° 37' to 44° 10' of longitude. The map, engraved by Giovanni Battista Mazza for the publisher Donato Rascicotti, appears to be a faithful copy of the work of Domenico Zenoi in 1567, compared to which it does not present major changes except in the cartouches. Even this work, therefore, is based on the map of Giacomo Gastaldi to which are added several decorative elements in the sea. The format is reduced, the hydrography and the towns remain faithful to the original, while some changes are made in the graduation and greater attention is given to the orography, represented by isolated "mole piles" with oronym, a characteristic design of the first Renaissance maps. It is dedicated to Francesco Morosini, podestà of Treviso. Its editorial peculiarity is to be printed with blue or gray ink and not black, which produces an unusual chromatic effect in the sea. Giovanni Battista Mazza was an engraver and printer active in Venice in the last years of the 1500s. With his elegant and precise mark, he engraved several charts, later marketed by Donato Rasciotti, and also a large planisphere by Giuseppe Rosaccio, dated 1597, in which he signed Giovan Battista Mazza venetiano Maestro delle stampe della Zecha de Venetia. Donato Rascicotti was a publisher, merchant and printer. Of Brescian origin but active in Venice, and perhaps also in Bologna and Rome. Sometimes is indicated as Rasciotti and Rosigotti. According to some, he should be identified with Donato Resegato "printer of drawings", arrested in Rome in 1577 on the charge of having stolen drawings from the workshop of Lafreri. In Venice his workshop was at Ponte dei Barettieri. Etching and engraving, printed on coeval laid paper, trimmed at the copper and with added margins, minimal restorations perfectly executed - in particular at the lower right corner - for the rest in excellent condition. Applied on antique paper support. Example in the first state of two, before the address of Stefano Mozzi Scolari. The second state of the plate has the date changed to MDCLXIIII and the signature In Venetia Appresso Steffano Scolari forma a S. Zulian. (cf. Bifolco-Ronca, p. 1848). RARE work. There are only 4 copies of the paper preserved in the main public collections: Chicago, Newberry Library; Florence, Biblioteca Comunale; Paris, Bibliothèque Nationale; Rome, Biblioteca Apostolica Vaticana (cf. Bifolco-Ronca, p. 1848). We are aware of two more, in as many private Italian collections. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, tav. 927, I/II; Almagià (1948): p. 32; Almagià (1929): p. 27, I; Bifolco-Ronca (2014): n. 18; Borri (1999): p. 63, n. 65; Borri (2010): pp. 79-80, n. 64, fig. 83; Frutaz (1972): vol II, tav. 50; Karrow (1993): n. 30/90.8; Perini (1996): p. 32; Tooley (1983): nn. 335b & 338a.
- Prima carte à figures della penisola -Incisione in rame, acquaforte e bulino, 1606, firmata e datata in lastra in basso a destra. Esemplare nel rarissimo primo stato di quattro, con la firma Guilelmus Iannsonius, edito nel 1606.Magnifica prova, ricca di toni, impressa su carta vergata coeva, rifilata alla linea marginale e con margini aggiunti, nel complesso in ottimo stato di conservazione. Delicata coloritura coeva.I primi esempi delle così denominate “carte con figure”, nascono nell’Olanda Meridionale del tardo ‘500. Una delle prime rappresentazioni di carta geografica decorata è il celebre Viaggio di Abramo di Ortelius, pubblicata nel Parergon del 1586. Per questa carta Ortelius si avvalse della collaborazione del pittore Maarten de Vos, che realizzò le scene per il bordo decorato. Jodocus Hondius, nel 1590, produce 3 piccole mappe di Inghilterra, Francia e Paesi Bassi con dei bordi decorati, seguito da Pieter van den Keere (Kaerius) che nel 1596 realizza una mappa decorata dell’Olanda. Ma lo sviluppo vero e proprio alle mappe con le decorazioni lo diedero la carta murale in 15 fogli dell’Europa di Jodocus Hondius (1595) e la carta del Mondo in 20 fogli di Willem J. Blaeu del 1605. Negli anni seguenti, il Blaeu realizzò diverse carte decorate di formato in-folio, a partire proprio dalla carta dell’Italia del 1606. Dal punto di vista cartografico, la mappa è interamente basata sulla carta di Mercator del 1589, che venne poi inserita anche negli atlanti Mercator & Hondius editi a partire dal 1606, in Amsterdam da Jodocus Hondius. La carta si presenta decorata su tre bordi. Il lato superiore è composto quasi interamente da un lungo panorama di Roma, al quale sono accostati una pianta di Venezia ed una di Genova. Negli angoli inferiori, si trovano le piante di Napoli e Firenze, mentre ai lati alcune scene di costume raffiguranti nobildonne e nobiluomini dei principali siti della penisola. La fonte del panorama di Roma è sicuramente la grande veduta panoramica della città disegnata da Hedrick van Cliven ed edita ad Amsterdam da Hendrick Hondius (1599-1605). Le altre piante delle città sono chiaramente riduzioni delle tavole del Civitates Orbis Terrarum di Braun & Hogenberg. La carta ebbe una seconda stesura, ad opera di Blaeu, nel 1620 circa, e due ristampe a cura di Cornelis e Danker Dankerts (1640 e 1661). Tutte le edizioni di questa carta sono assolutamente rarissime. Schilder elenca solo 10 esemplari conosciuti di questa carta, nessuno presente nelle raccolte italiane. Borri cita il primo stato della mappa, al quale assegna la rarità di 95/100, descrivendola come “pregiata e decorativa carta in rigoroso stile mercatoriano, rarissima, mai ristampata, è la prima del genere delle cartes à figures”, ignorando quindi l’esistenza degli stati successivi. - FIRTS EDITION OF THE FIRST CARTE A FIGURE OF ITALY - Etching and engraving, 1606, signed and dated in the plate lower right. Example of the very rare first state of four, with the imprint Guilelmus Iannsonius, published in 1606. Magnificent proof, rich in shades, printed on contemporary laid paper, trimmed to the marginal line and with added margins, overall in very good condition. Contemporary delicate coloring.The first examples of the so-called "carte à figures", born in Holland in the late '500. One of the first representations of a decorated map is the famous Travel of Abraham by Ortelius, published in the Parergon of 1586. For this map Ortelius had the collaboration of the painter Maarten de Vos, who designed the sets for the decorated border. Jodocus Hondius in 1590, produces 3 small maps of England, France and the Netherlands with decorated edges, followed by Pieter van den Keere (Kaerius), which in 1596 created a map of Holland decorated. But the real development to the maps with the decor gave it a wall map of Europe in 15 sheets of Jodocus Hondius (1595) and the map of the World in 20 sheets of Willem J. Blaeu in 1605. In the following years, Blaeu created several maps decorated, in-folio format, starting from the map of Italy in 1606. From the cartographic point of view, the map is entirely based on the work by Mercator of 1589, which was then inserted also in & Mercator Hondius atlas published in 1606 in Amsterdam by Jodocus Hondius. The map presents decorated on three edges. The upper side is made up almost entirely of a long panorama of Rome, which are combined with a plan of Venice and one of Genoa. In the lower corners, are the plants of Naples and Florence, while the sides costume depicting scenes noblemen and noblewomen of the main sites of the peninsula. The source of the panorama of Rome is definitely the great view of the city designed by Hedrick van Cliven and published in Amsterdam by Hendrick Hondius (1599-1605). Other city maps are clearly reductions of the plates inserted in the Civitates Orbis Terrarum by Braun & Hogenberg.The map had a second state, by Blaeu, around 1620, and two reprints edited by Cornelis and Danker Dankerts (1640 and 1661). All editions of this paper are absolutely rare. Schilder lists only 10 known examples of this map, no one present in the Italian collections. Borri cites the first state of the map, which assigns to the rarity of 95/100, describing it as "fine and decorative map in strict style mercatoriano, rare, never reprinted, is the first of its kind of cartes à figures", thus ignoring the ' existence of successive states. G. Schilder, Monumenta Cartographica Neerlandica, vol. VI, pp. 55/63 e 367/370, 89; Borri, L’Italia nelle antiche carte dal medioevo all’unità nazionale, p. 97, 89.
Secondo stato (datato 1597) della rarissima pianta prospettica di Venezia di Giacomo Franco e Luca Bertelli, per la prima volta pubblicata nel 1580, il cui unico esemplare noto è conservato alla Universitatsbibliothek di Salisburgo ed è sconosciuto alle bibliografie sulla città. Acquaforte e bulino, firmata in lastra in basso a destra. Magnifica prova, ricca di toni, impressa su carta vergata coeva priva di filigrana, con margini, piccoli difetti ai lati che non toccano la parte incisa, nel complesso in ottimo stato di conservazione.La descrizione che segue è tratta da: S. Bifolco-F. Ronca, "Cartografia e topografia italiana del XVI secolo. Catalogo ragionato delle opere a stampa", che sarà pubblicato ad ottobre 2018.In alto al centro, a caratteri grandi ed interrotto dall’isola di Murano, è inciso il titolo: VENETIA. Nella parte inferiore della tavola si trova una legenda alfanumerica di 205 rimandi (I-XXXV e 1-170 con alcuni numeri posposti o ripetuti) distribuita su dieci colonne. I primi 35 nomi, contrassegnati con numeri romani, sono intitolati NOME DE IRII PRINCIPALI, una descrizione dei canali della città. Segue una legenda denominata TUTTE LE CONTRADE OVERO Parochie di Venetia, 170 rimandi contrassegnati con numeri arabi a contrade o parrocchie e chiese. In basso a destra sono riportati i dati editoriali: Giacomo Franco fecit. 1597. Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei venti: TRAMONTANA, OSTRO, LEVANTE, PONENTE, il nord-nord est è in alto. Sulla tavola sono presenti delle indicazioni toponomastiche. Pianta prospettica di Venezia, incisa da Giacomo Franco per l’editore Luca Bertelli. Si tratta di un’ulteriore derivazione della grande pianta di Paolo Forlani (1565), molto simile alla precedente versione del Franco, realizzata per Claudio Duchetti. Vi sono però apportati alcuni aggiornamenti topografici, relativi alla costruzione in pietra del ponte Cannaregio. Nei rimandi infatti si legge: “151 - Il ponte di canareglio è di pietra”. Altra differenza è costituita dalla presenza della fortezza di S. Nicolò, che compare a nord-est del Lido. Il primo stato dell’opera (1580), sconosciuto alla letteratura relativa alle piante della città, è conservato nella raccolta della Universitatsbibliothek di Salisburgo e reca l’imprint dell’editore Luca Bertelli. Il ponte di Rialto, ancora in legno, è rappresentato nella forma originaria a semicerchio. Nei rimandi si legge: “150 - Il ponte de rialto e di legno con molte botteghe sopra dell’una et l’altra”. Nella parte inferiore della tavola, dove si trova la legenda, è incisa una vignetta con due costumi tipici veneziani, probabilmente desunta da un soggetto di Cesare Vecelio (sebbene la prima edizione dell’opera De gli habiti antichi, et moderni di diverse parti del mondo fu pubblicata solo nel 1590). Questa scena di costume, che verrà cambiata nelle successive stesure della lastra, costituisce il principale elemento per distinguere le quattro edizioni dell’opera. La pianta fu ristampata (1597) dallo stesso Giacomo Franco; la lastra viene emendata con l’aggiornamento relativo al nuovo ponte di Rialto, ora in pietra, e viene cambiata la vignetta in basso. Con data 1597 è nota un’ulteriore versione che, in luogo della vignetta in costume, mostra una regata di gondole. L’ultima stesura della pianta vede la legenda inferiore rimossa, sostituita da una scena raffigurante la processione del Corpus Domini. Cassini sostiene che queste ultime edizioni siano dedicate dal Franco alla cerimonia dell’incoronazione della dogaressa Morosina Morosini. Moglie del doge Marino Grimani, quando, nel 1597, il marito fu eletto alla massima carica dello Stato, per lei venne organizzata una grandiosa festa di incoronazione: la dogaressa arrivò in Piazza San Marco a bordo del Bucintoro ornato da drappi d’oro e di seta, con un seguito di 400 dame. Seguì una messa solenne in Basilica e un ballo che durò due giorni. L’onorificenza... THE VERY RARE SECOND STATE (of four) with the imprint Luca Bertelli for[mis]. Giacomo Franco fecit. 1580.According with Bifolco-Ronca (cf. p. 2482, tav. 1270) ONLY ONE COPY of the first edition is known.Etching with engraving, a fine impression printed on contemporary laid paper, with thin margins, small spots, restored areas at the lower cornes (only in the white margins), otherwise very good condition.Perspective map of Venice, engraved by Giacomo Franco for the publisher Luca Bertelli. It is a further derivation of the great map by Paolo Forlani (1565), very similar to the previous version of the Franco, made for Claudio Duchetti. However, they are made some topographical updates concerning the stone construction of the Cannaregio bridge. In fact, the references read: "151 - The bridge of canareglio is made of stone”. Another difference is the presence of the fortress of S. Nicolò, which appears north-east of the Lido. The first state of the work (1580), unknown to the literature - cf. Bifolco Ronca (2018) p. 2482, is kept in the collection of the Universitats bibliothek of Salzburg and bears the imprint of the publisher Luca Bertelli. The Rialto bridge, still in wood, is represented in its original form a semicircle. In the references we read: "150 - The bridge de rialto is made of wood with many shops above one and the other". At the bottom of the engraving, where the legend is found, a vignette is engraved with two typical Venetian costumes, probably taken from a subject by Cesare Vecelio (although the first edition of the work “De gli habiti antichi, et moderna” was published only in 1590).This costume scene, which will be changed in the subsequent issue of the plate, is the main element to distinguish the four editions of the work. The map was reprinted (1597) by Giacomo Franco himself; the plate is amended with the update relating to the new Rialto bridge, now in stone, and the vignette below is changed. With the date 1597 a further version is known that, in place of the costumes, shows a gondola regata. The last issue of the map sees the lower legend removed, replaced from a scene depicting the procession of Corpus Christi. Cassini claims that these latest editions are dedicated by Franco to the ceremony of the coronation of the dogaressa Morosina Morosini. Wife of the Doge Marino Grimani, when, in 1597, her husband was elected to the highest office of the State, a grand coronation party was organized for her: the Dogaressa arrived in Piazza SanMarco aboard the Bucintoro adorned with gold and silk drapes, with a continuation of 400 ladies. BibliografiaBifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), tav. 1270 II/IV; Brandhuber-Juffinger (2011); n. 59; Cassini (1971): n. 25; Marinelli (1881): n. 615; Moretto (2001): nn. 37, 38, 52; Romanelli-Biadene (1982): n. 19; Schulz (1970): pp. 60-61, n. 58-59 e p. 62, n. 65.Censimento1°: Salisburgo, Universitatsbibliothek. 2°: Berlino, Kupferstichkabinet; Monaco di Baviera, Staatlische Graphische Sammlung; Venezia, Museo Correr. 4°: Venezia, Museo Correr. Bifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), tav. 1270 II/IV.
Xilografia, 1482 circa. Carta a proiezione trapezoidale, dimensioni 550/520x365. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, in splendida coloritura coeva, minimi restauri alla piega centrale, perfettamente eseguiti, lievemente rifilata al lato sinistro come illustra la foto, per il resto in ottimo stato di conservazione. Rarissima carta a proiezione trapezoidale, tratta dall’edizione del 1486 della Geographia di Ulm.Donnus Nicolaus Germanus era un cartografo di origine tedesca attivo a Firenze nella seconda metà del XV secolo. Sconosciute sono le sue origini, ma il nome Donnus, diminutivo di Dominus, lascia intendere che si tratti di un monaco benedettino probabilmente originario di Reichenbach. Pioniere della cartografia, si dedicò allo studio della traduzione latina della Geographia di Tolomeo curata da Jacopo Angelo. Nel 1466 il Germanus (Nicolaus Laurentii), che lavorava a Firenze come cosmografo presentò in visione a Borso d’Este, duca di Ferrara, il manoscritto di una Geographia, come visto a base dell’edizione di Bologna del 1477. Nel 1468 Nicolaus produsse la sua terza edizione della Geographia, questa volta spostando la Groenlandia a nord della Scandinavia e l’Islanda a Nord Ovest, alla stessa latitudine. A partire dalle mappe di questa terza versione di Nicolaus, furono realizzate le edizioni a stampa della Geographia di Ulm del 1482 e 1486. Si tratta della prime edizioni stampate al di fuori dell’Italia. Il lavoro contiene 32 carte, delle quali cinque non di derivazione tolemaica, tutte realizzate, a differenza delle versioni italiane, in silografia. Le incisioni su legno sono di Johannes Schnitzer di Arnheim. L’opera è considerata come la più elaborata ed importante edizione della Geographia, proprio perché per la prima volta erano aggiunte alcune carte geografiche di fattura moderna, che servivano da paragone con quelle tolemaiche. La successiva ristampa del 1486, fu edita dal Reger, che acquisì le matrici nel 1484 da Holle. Le matrici in legno furono ristampate senza variazioni sostanziali; unico cambiamento è il testo al verso delle carte (dove è tralasciata la decorazione) ed il titolo di ognuna, aggiunto nella parte superiore della mappa. L’edizione del Reger per la prima volta introduce il Registrum alphabeticum e il De locis et mirabili bus mundi, che diverranno molto popolari tanto da essere inseriti nelle successive edizioni del Tolomeo di Roma del 1490 e 1507/8. Magnifico esemplare di questa importante carta. Woodcut, 1482. Magnificent proof, printed on contemporary laid paper, in beautiful contemporary colouring, minimal restoration at center fold perfectly executed, otherwise in excellent condition. The map is cut at the left side, as illustrated. Very rare map on trapezoid projections, from the edition of 1486 of the Geographia of Ulm. Donnus Nicolaus Germanus was a cartographer of German origin active in Florence in the second half of the fifteenth century. Its origins are unknown, but the name Donnus, short for Dominus, suggests that it is probably a Benedictine native of Reichenbach. A pioneer in cartography, he devoted himself to the study of the Latin translation of Ptolemy's Geographia curated by Jacopo Angelo. In 1466 Germanus (Nicolaus Laurentii), who worked in Florence as cosmographer, appeared in a vision to Duke of Ferrara Borso d'Este, the manuscript of a Geographia. In 1468 Nicolaus produced his third edition of the Geographia, this time moving to the north of Scandinavia, Greenland and Iceland in the North West, at the same latitude. Starting from the maps of this third version of Nicolaus, were made the printed editions of the Geographia of Ulm in 1482 and 1486. This is the first editions printed outside Italy. The work contains 32 maps, of which five are not derived from the Ptolemaic, all made, unlike the Italian versions, in woodcut. The woodcuts are by Johannes Schnitzer of Arnheim. The work is considered as the most elaborate and important edition of the Geographia, because for the first time were added some maps of recent construction, which served as a comparison with the Ptolemaic. The next reprint of 1486, was published by Reger, who acquired the matrices in 1484 by Holle. The plates were reprinted without material changes; the only change is the text on the reverse of the map (where the decoration is omitted) and the title of each, added to the top of the map. The edition of Reger for the first time introduces the Registrum alphabeticum and De locis et mirabili bus mundi, which will become popular enough to be included in subsequent editions of Ptolemy to Rome in 1490 and 1507/8.A magnific example. R. Borri "L'Italia nelle antiche carte…" (2011), scheda 6; Almagià 6b, Perini p. 20.
In-16 gr. (mm. 188 x 120), 3 volumi, pregevole legatura in marocchino verde alle armi, piatti con cornici decorate a secco, dorso a cordoni con titoli in oro, tagli dorati, risguardi decorati, pp. (4),352; (4),368; (4),416,(2). Esemplare completo degli occhietti e dell’errata. "Edizione originale" del più celebrato romanzo della lingua italiana; tiratura insolita e probabilmente intermedia con varianti della prima tiratura e varianti della seconda. Il primo volume, come usualmente, non presenta varianti o modifiche tipografiche apportate in fase di stampa. Nel volume secondo, a differenza della quasi totalità degli esemplari, la spaziatura incongrua nelle lettere della parola “rispetto” (p. 22, r. 28) è qui corretta e la riga intera ristampata correttamente; invece l’errore tipografico a p. 183, con caduta del 3, è presente. Nel terzo volume è presente l’errore di stampa a inizio del rigo (p. 298, r. 13) con la virgoletta chiusa, invece che aperta e anche la caduta della “l” in “al-|tro” a fine rigo (p. 412, r. 1). E’ presente la variante con la prima lezione “gioia carnale” (p. 330, r. 14) poi autocensurata dal Manzoni nel più innocuo “gioia mondana”. Harris e Sartorelli, sulla base di alcuni elementi materiali, ipotizzano che il primo stato recasse la lezione “carnale”, poi sostituito in corso di stampa con “mondana”; tra gli esemplari censiti dai due studiosi, quelli che recano la lezione censurata sarebbero meno numerosi. Invece, è presente la variante con la lezione corretta “di questa storia” senza la caduta della preposizione ‘di’ nella frase “in più d’un luogo di questa storia” (p. 378, r. 13): errore segnalato anche nell’errata, che ne indica la presenza “in alcuni esemplari”. Cfr. Vismara,1: “E’ questa l’edizione Principe; essa è ricercata dagli amatori perché rara, e dai critici vien pure ricercata pei così detti lombardismi che vi si contengono” - Parenti “Bibl. Manzoniana”, 35-36 - Parenti “Rarità”,I,198 - Fumagalli,531 - Salveraglio, 21 - Govi “Classici”,295 - Harris-Sartorelli “La Ventisettana dei Promessi sposi: collazione e cancellantia, in «Annali manzoniani”,I, 2016. Occasionali fioriture e macchioline, una leggera gora a poche carte del secondo volume, una piccola menda riparata a p. 131 del primo volume, ma certamente un buon esemplare. Insieme ai tre volumi del Manzoni, è offerto il fascicolo del Corriere delle Dame dell’8 Settembre 1827 nel quale si annuncia l’uscita del romanzo.
In folio (mm 390x265). Frontespizio calcografico con figure allegoriche, 54 tavole di mappe a doppia pagina in coloritura coeva incise finemente in rame da Giuliano Zuliani e Marco Alvise Pitteri.<BR>Mezzo vitellino marezzato con angoli coevo, dorso a nervi con titolo su tassello in marocchino rosso, piatti in cartone marmorizzato. Solo il tomo III dell' Atlante Novissimo, fra i più fascinosi e completi mai pubblicati in Italia nel XVIII secolo, l'opera più monumentale e famosa di Zatta; esce in 4 volumi con 216 tavole che illustrano tutto il mondo conosciuto dell'epoca, accresciuto delle più significative scoperte geografiche, la comparsa delle nuove isole scoperte nell'Oceano Pacifico da James Cook e la prima carta italiana della Nuova Zelanda. Ottimo esemplare di questo celebre atlante con minime tracce del tempo agli spigoli e cuffie, tassello al dorso un po' sbiadito. Indice delle tavole corto nei margini, la marca di Ancona e la Calabria ultra probabilmente da un altro esemplare; carta del Vicentino e del Bolognese/Ferrarese con alone marginale in basso a sinistra, generale lieve arrossamento alla piega centrale. Minime sporadiche macchioline marginali. <BR>Cremonini 72; Phillips 651<BR>Beautiful copy of this celebrated atlas, with all maps in fine contemporary hand-colouring. <BR>
Offriamo una collezione completa di 89 annate, dal 14 dicembre 1873 (Anno I, n. 1) al dicembre 1962. La rivista viene inizialmente pubblicata col titolo "Nuova Illustrazione Universale", che diventa "Illustrazione Universale" dall'1 novembre 1874, per assumere il titolo definitivo di "Illustrazione Italiana" l'1 novembre 1875. La nostra raccolta si presenta sia in brossura edit. sia rilegata (in tela, mz. tela, cartonato). I testi - ad eccezione dell’Anno I (dic. 1873-ott. 1874) con macchie ai nn. 1, 9, 13 e 23 - sono complessivamente ben conservati. Il 14 dicembre 1873 usciva il primo numero della rivista che per novant’anni si chiamò "Illustrazione Italiana" e che è da considerarsi come la piu’ importante rivista italiana tra la fine del XIX e la prima metà del XX secolo. Era settimanale, edita e diretta da Emilio Treves e scriveva di attualità, di eventi nazionali e locali e naturalmente di personaggi celebri, re, regine, principesse, ministri, i VIP di allora. Durante tutta la sua vita l’"Illustrazione" fu specchio della quotidianità, ma soprattutto straordinario archivio iconografico. Per raffigurare gli eventi, nei primi decenni prevalsero gli illustratori. I disegni, xilografie su legno, avevano la natura di vere stampe originali e coinvolgevano i lettori con la ricchezza della loro espressività. Successivamente la fotografia prevalse, ma le immagini non smisero di essere la risorsa principale di questa rivista. Nel 1916 Emilio Treves morì e un altro Treves raccolse la direzione. Nel 1939 subentrò Aldo Garzanti a causa delle leggi razziali, dato che i Treves erano ebrei. Sempre sotto Garzanti la rivista continuò a pubblicare anche dopo la guerra, diventando mensile nel 1951. La concorrenza, di altre testate ma anche della nascente televisione, ne rallentarono il successo e undici anni dopo ne decretarono la fine.
Due parti in un volume ad album di cm. 14,2 x 20, pp. (20) 242 (2); 42. Con bell'antiporta allegorica, grande vignetta al frontespizio e 78 incisioni in rame nel testo raffiguranti le principali città d'Italia. Legatura d'epoca posteriore (inizio '800), in mezza pelle, dorso liscio con titoli e filetti in oro. La carta di dedica b1 proveniente (in maniera praticamente impercettibile) da un altro esemplare. Esemplare genuino e ben conservato, con un paio di strappetti che non creano danno, peraltro senza difetti, come è assai raro per opere di questo genere. L'inchiostratura della parte incisa risulta inoltre assai efficace. Si tratta dell'edizione più completa di quest'opera classica. Cfr. Cremonini, 20.
In-8 p. (mm. 204x147), p. pergam. antica, dorso a cordoni con tit. oro, cc.nn. 154, frontespizio con tit. in caratteri gotici e grande vignetta oblunga xilografata. Vi è rappresentato un trionfo di donne famose, di evidente ispirazione al “Polifilo”, con Lucrezia come sua eroina (”Lucrecia Perusina” i.e. Lucrezia Baglioni Vitelli cui il traduttore dedica l’edizione). Precedono il testo (in grandi caratteri tondi) la dedica del traduttore ed un Proemio. Al verso dell'ultima c. "Stampado in Venetia per maistro Zuanne de Trino: chimato (sic) Tacuino: del anno de la nativita de Christo. m.d.vi. adi. vi. de marzo (1506): regnante linclito Principe Leonardo Lauredano". Il volume è magnificamente illustrato da 105 piccole figure xilografate nel testo (alcune ripetute) con ritratti di donna a figura intera, ambientate in vari tipi di paesaggi, ed ornato da grandi iniziali su fondo nero. "Prima traduzione italiana" ad opera di Vincenzo Bagli, molto rara. Cfr. Sander,1088: "Dans le texte, nombreuses figures (15 différentes, répétées jusqu'au nombre de 105)” - Essling,1505: ".. figures de femmes célèbres dans la fable ou dans l'histoire.. La plupart des figures sont tirées avec deux blocs, l'un contenant le corps du personnage à partir des épaules, l'autre superposé au premier, et contenant la tete et l'attache du buste; de telle sorte que le meme bloc, par l'adaptation d'une tete ou d'une autre part, sert à représenter différentes femmes" - Choix de Olschki,I,515: "Première et rarissime édition italienne" - Bacchi della Lega, pp. 22/23. “L’opera, scritta tra il 1360 e il 1362, ampliata e rifusa negli anni successivi, contiene la biografia di 104 donne illustri di tutti i tempi, da Eva alla regina Giovanna di Napoli, ed è dedicata dal Boccaccio alla bellissima Andrea Acciaiuoli.. Non appare chiaramente quale tipo o ideale muliebre il Boccaccio vagheggi e proponga come modello ai suoi lettori. Più chiaro invece è lo spirito misogino che circola nel trattato, per cui certe eroine sono lodate come eccezioni confermanti la regola: la donna è debole, tortuosa, soggetta a tutti i vizi e in special modo alla lussuria. Nel suo complesso il "De claris mulieribus" è un compromesso tra l’erudizione storica e la novella, un piacevole libro di erudizione con episodiche infusioni di moralità”. Così Diz. Opere Bompiani, II, pp. 836-837. Leggerm. corto del margine sup.; frontesp. sapientemente restaurato al margine e lievemente ingiallito come l’ultima carta; antico restauro al marg. interno su 4 cc. A parte questi difetti fresco esemplare ben conservato.
In-8 gr. (mm. 253x174), brossura originale con vignetta di Guido Peyron (un vaso di fiori e un’aragosta in un balcone sul mare), titoli in rosso e nero, pp. 30 (2), con 5 disegni a piena pagina di Libero Andreotti, Felice Carena, Giovanni Colacicchi, Alberto Magnelli (al piede del suo disegno una dedica autografa “A Carlo. A. Magnelli”) e Gianni Vagnetti. E’ contenuto in una custodia e astuccio moderno. "Edizione originale". Cfr. Gambetti / Vezzosi. p. 550: “Cinque poesie già apparse in periodici tra il 1928 e il 1932. Il costo di stampa del volume fu affrontato con una parte del Premio dell’Antico Fattore, assegnato alla poesia eponima nel 1931 da una giuria composta dagli illustratori del volume e da un gruppo di letterati, tutti frequentatori dell’omonimo ristorante. Certamente "il volume più raro di Montale, ricercatissimo"”. La trattoria fiorentina l'Antico Fattore fu eletta a ritrovo settimanale da un gruppo di artisti e le riunioni del mercoledì della Tavolata (di pittori, scultori, poeti, letterati.) divennero una delle più intense esperienze artistico-letterarie dell'epoca: "circostanze imponderabili, casualità fortuite, coincidenze magàte, destini geniali, tutte insieme queste cose determinano, a volte, la nascita di eventi culturali irripetibili" (così Gatta Massimo, Firenze 1929 - L’antica tertulia dell'Antico Fattore tra arte, poesia, cibo e musica). Fu da questo clima culturale che nel 1931 nacque anche un concorso di poesia, il Premio Antico Fattore, "la cui giuria, è questa la particolarità, sarebbe stata composta non da addetti ai lavori (critici, letterati, professori), ma da artisti dello scalpello e dei pennelli". Il primo premio della prima edizione del concorso fu assegnato proprio alla poesia "La casa dei Doganieri" di Montale e l'opera venne quindi pubblicata dall'editore Vallecchi in una placchetta fuori commercio, divenuta una vera rarità bibliografica. Del presente volume (edito da Vallecchi a cura della Tavolata) si sono stampati 150 esemplari. Il ns., XXI, appartiene alla tiratura di 25 numerati con numeri romani ed è arricchito, oltre che dalla firma autografa di Eugenio Montale (datata 1932), dalle firme autografe di Libero Andreotti, Felice Carena, F. Chiappelli, B. Innocenti, L. Gelli, Gianni Vagnetti, Guido Peyron e Alberto Magnelli. Solo la brossura è ingiallita, altrim. molto ben conservato.
In-folio gr. (mm. 444 x 310), sontuosa legatura in p. pelle bazana coeva, ricca doppia cornice oro ai piatti, dorso a cordoni con decoraz. e tit. oro su tassello, tagli dorati, 14 cc.nn. (compresi: occhietto, bella antiporta allegorica figurata, frontespizio con tit. in rosso e nero, il pregevole ritratto di Maria Teresa d'Austria inciso da Felix Polanzani), 257 cc.num. (mal numer. 253); il vol. è ornato da una grande vignetta al frontespizio, da 20 deliziose testate che racchiudono l'argomento, da bellissimi finali (di cui 6 a p. pag.) e da 22 grandi iniziali figurate, nel t. L’opera è illustrata f.t. da 20 superbe tavole inquadrate in eleganti cornici, ciascuna con dedica e relativo stemma (nella seconda edizione sostituiti da versi tratti dal poema, come precisa il Morazzoni, p. 256), il tutto finemente inc. in rame. "Prima edizione" di questo "monumento tipografico albrizziano, considerato il più bel libro veneziano per le illustrazioni del Piazzetta.. E' questa un'ediz. che ben caratterizza un'epoca e ben si merita tutta l'ammirazione che oggi ancora la circonda.. Alla fine del superbo volume ci attende una gradevolissima sorpresa: l'apparizione dell'editore Albrizzi e del suo prezioso collaboratore Piazzetta, amichevolmente conversanti all'ombra di un boschetto dominato da un'agreste rovina. Il Piazzetta è il personaggio in primo piano e questa vivacissima immagine ha il merito di essere un autoritratto.. Ed è bello infine ricordare che, data la sua magnificenza, l’edizione del Piazzetta poté godere del favore dei maggiori artisti del tempo: nel catalogo degli Associati, coi nomi di tante Eccellenze leggiamo frequentemente quello di personaggi veramente eccellenti nella musica, nella pittura, nella scultura e nelle arti decorative.. Per i letterati? Bastino i nomi di Metastasio e di Apostolo Zeno”. Cosi' Morazzoni, p. 124-125. Cfr. anche Choix de Olschki,XII,18734 - Cohen,978 - Gamba,948 - Brunet,V,666. Ultime 2 carte con picc. fori al marg. bianco; 3 carte con macchietta margin., solo qualche lieve traccia d’uso altrimenti fresco e bell’esemplare.
Carta geografica murale, in nove fogli, raffigurante le marce, i campi e le battaglie del teatro della guerra che venne combattuto nell'Italia Settentrionale durante la Guerra di Successione Spagnola all'inizio del XVIII secolo. La carta è dedicata a Monsignor De Chamillart Ministro e Segretario di Stato e Controllore Generale delle Finanze di Francia ed è particolare testimonianza di quanto accaduto nel 1702 "Dressé sur les memoires les plus particuliers par le S.r Baillieu Ingn.r Suivant les Armées". Il titolo si trova iscritto in un ampio e decorativo cartiglio in cui oltre al titolo, la dedica e l'indicazione editoriale "A Paris chez Besson Geographe de Sa Majeste..." sono indicate le scale grafiche in "Lieues Communes de France" e "Milles d'Italie".L'incisione si presenta ancora in fogli sciolti, con coloritura confinale coeva all'acquerello, caratterizzati da un'inchiostratura omogenea ed intensa. Da evidenziare l'indicazione in giallo delle "Marches et Campemens de l'Armée de France", mentre in rosso sono indicate le "Marches et Campemens de l'Armée de l'Empereur". La carta è completa anche dei due fogli aggiuntivi raffiguranti l'Istria e il breve tratto di costa marchigiana. Perfetto stato di conservazione, estremamente rara a trovarsi nelle presenti condizioni.Rif: Davoli, Sanfelici, Zanasi "Terre di Langobardia La Lombardia, il Corso del Po e il Ducato Estense nell’antica cartografia a stampa 1520-1796", p. 100, n° 41.
Xilografia, 1482. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, in splendida coloritura coeva, minimi restauri alla piega centrale perfettamente eseguiti, per il resto in ottimo stato di conservazione. Rarissima carta a proiezione trapezoidale, tratta dall’edizione del 1486 della Geographia di Ulm. Donnus Nicolaus Germanus era un cartografo di origine tedesca attivo a Firenze nella seconda metà del XV secolo. Sconosciute sono le sue origini, ma il nome Donnus, diminutivo di Dominus, lascia intendere che si tratti di un monaco benedettino probabilmente originario di Reichenbach. Pioniere della cartografia, si dedicò allo studio della traduzione latina della Geographia di Tolomeo curata da Jacopo Angelo. Nel 1466 il Germanus (Nicolaus Laurentii), che lavorava a Firenze come cosmografo presentò in visione a Borso d’Este, duca di Ferrara, il manoscritto di una Geographia, come visto a base dell’edizione di Bologna del 1477. Nel 1468 Nicolaus produsse la sua terza edizione della Geographia, questa volta spostando la Groenlandia a nord della Scandinavia e l’Islanda a Nord Ovest, alla stessa latitudine. A partire dalle mappe di questa terza versione di Nicolaus, furono realizzate le edizioni a stampa della Geographia di Ulm del 1482 e 1486. Si tratta della prime edizioni stampate al di fuori dell’Italia. Il lavoro contiene 32 carte, delle quali cinque non di derivazione tolemaica, tutte realizzate, a differenza delle versioni italiane, in silografia. Le incisioni su legno sono di Johannes Schnitzer di Arnheim. L’opera è considerata come la più elaborata ed importante edizione della Geographia, proprio perché per la prima volta erano aggiunte alcune carte geografiche di fattura moderna, che servivano da paragone con quelle tolemaiche. La successiva ristampa del 1486, fu edita dal Reger, che acquisì le matrici nel 1484 da Holle. Le matrici in legno furono ristampate senza variazioni sostanziali; unico cambiamento è il testo al verso delle carte (dove è tralasciata la decorazione) ed il titolo di ognuna, aggiunto nella parte superiore della mappa. L’edizione del Reger per la prima volta introduce il Registrum alphabeticum e il De locis et mirabili bus mundi, che diverranno molto popolari tanto da essere inseriti nelle successive edizioni del Tolomeo di Roma del 1490 e 1507/8. Magnifico esemplare di questa importante carta. Dimensioni 550/520x365. Woodcut, 1482. Magnificent proof, printed on contemporary laid paper, in beautiful contemporary colouring, minimal restoration at center fold perfectly executed, otherwise in excellent condition. Very rare map on trapezoid projections, from the edition of 1486 of the Geographia of Ulm. Donnus Nicolaus Germanus was a cartographer of German origin active in Florence in the second half of the fifteenth century. Its origins are unknown, but the name Donnus, short for Dominus, suggests that it is probably a Benedictine native of Reichenbach. A pioneer in cartography, he devoted himself to the study of the Latin translation of Ptolemy's Geographia curated by Jacopo Angelo. In 1466 Germanus (Nicolaus Laurentii), who worked in Florence as cosmographer, appeared in a vision to Duke of Ferrara Borso d'Este, the manuscript of a Geographia. In 1468 Nicolaus produced his third edition of the Geographia, this time moving to the north of Scandinavia, Greenland and Iceland in the North West, at the same latitude. Starting from the maps of this third version of Nicolaus, were made the printed editions of the Geographia of Ulm in 1482 and 1486. This is the first editions printed outside Italy. The work contains 32 maps, of which five are not derived from the Ptolemaic, all made, unlike the Italian versions, in woodcut. The woodcuts are by Johannes Schnitzer of Arnheim. The work is considered as the most elaborate and important edition of the Geographia, because for the first time were added some maps of recent construction, which served as a comparison with the Ptolemaic. The next reprint of 1486, was published by Reger, who acquired the matrices in 1484 by Holle. The plates were reprinted without material changes; the only change is the text on the reverse of the map (where the decoration is omitted) and the title of each, added to the top of the map. The edition of Reger for the first time introduces the Registrum alphabeticum and De locis et mirabili bus mundi, which will become popular enough to be included in subsequent editions of Ptolemy to Rome in 1490 and 1507/8.A magnific example. Dufour/Lagumina 49; La Collezione Spagnolo-Patermo, p. 104, 5.
Rara ed importante carta della penisola, tratta dalla prima edizione della Geographie Opus Novissima Traductione e Grecorum Archetypis curata dal Waldseemuller ed edita da Johannes Schott nel 1513. L’opera è considerata come il primo atlante moderno, preparato usando la traduzione dal greco di Mathias Ringmann; si tratta di una delle più importanti edizioni del Tolomeo, contenente molte nuove mappe della regioni. Sono 20 le carte aggiunte, basate sulle nuove scoperte e conoscenze, oltre al consueto corpo di 27 carte che compongono la Geografia di Tolomeo, basate sull’atlante edito a Ulm nel 1482. Borri la descrive: “Nell’Italia settentrionale l’orografia risulta assai semplificata; è del tutto inesistente nelle altre parti. I monti non hanno più conformazione a placca lineare ma sono rappresentati da coni accumulati, leggermente arrotondati e con ombra a destra. Le medesime semplificazioni si riscontrano per il sistema idrografico, anch’esso inesistente al centro ed al Sud, con la sola eccezione di un breve tratto del fiume Tevere. La carta deriva da quella del Berlinghieri e perciò in essa è stata introdotta la normale orientazione, con l’eliminazione delle imperfezioni tolemaiche e con l’aggiunta dei nuovi elementi tratti dalle carte nautiche”. Xilografia, scala graduata con lieve coloritura coeva, pieni margini, in straordinario stato di conservazione. Eccellente esemplare di questa rarissima carta della penisola, una delle più importanti rappresentazioni a stampa. Bibliografia: Borri p. 17, 16; Almagià (1927) p. 11b; Perini pp. 22/25. A rare and important map of the peninsula, taken from the first edition of the Geographie Opus Novissima Traductione e Grecorum, 1513. The first modern atlas, prepared by Martin Waldseemuller using the translation of Mathias Ringmann. This is one of the most important editions of ptolemy, containing many new regional maps. Twenty new maps based on contemporary knowledge were included in addition to the traditional body of twenty-seven Ptolemaic maps derived from the 1482 Ulm edition. Schott's edition was commenced by the most famous of all early sixteenth-century cosmographers, Martin Waldseemuller and his associate Mathias Ringmann, partly at the expense of Duke Rene of Lorraine. It was brought to completion by Jacobus Eszler and Georgius Ubelin. The atlas contains the first map in an atlas entirely devoted to america (Tabula terre nove), often called the "Admiral's map" after Columbus. The map of Lotharingia (the first map of the Duchy of Lorrain), printed in black, red and olive, is one the earliest examples of colour-printing. This edition was reprinted in 1520 using the same woodcut blocks. Borri: “In Northern Italy orographic is much more simplified and it doesn’t exist in other parts. The mounts have not the linear plate form, but are depictes like a bunch of cones, lightly round with shadow on the right. Extremely simplified also the representation of the hydrographic system especially in the South. The only exception is the course of the Tiber. This map derives from Berlinghieri’s and thus it shows the common orientation, the cancellation of ptolemaic errors and the addition of new elements from sea charts”. Woodcut, light contemporary colour, full margins, in excellent condition. Extraordinary example of a rare map, one of the most important prints ever realized on the peninsula. Literature Borri p. 17, 16; Almagià p. 11b; Perini pp. 22/25. Borri p. 17, 16; Almagià p. 11b; Perini pp. 22/25.
Rara ed importante carta della penisola, tratta dalla prima edizione della Geographie Opus Novissima Traductione e Grecorum Archetypis curata dal Waldseemuller ed edita da Johannes Schott nel 1513. L’opera è considerata come il primo atlante moderno, preparato usando la traduzione dal greco di Mathias Ringmann; si tratta di una delle più importanti edizioni del Tolomeo, contenente molte nuove mappe della regioni. Sono 20 le carte aggiunte, basate sulle nuove scoperte e conoscenze, oltre al consueto corpo di 27 carte che compongono la Geografia di Tolomeo, basate sull’atlante edito a Ulm nel 1482. La Tabula Moderna presenta la gradazione su tre lati (manca sul lato Nord), due scale grafiche (di Italia e Germania) sul lato Sud.Borri la descrive così: "L'orografia assume un aspetto meno libeare, più articolato e variegato rispetto a quello della tavola antica, con bordi molto meno ombreggiati; il sistema idrografico, pressochè dipendente, appare notevolmente arrichito, con la presenza, in discreta collocazione, di tutti i grandi laghi del Nord (compreso il Pennino e quello di Lugano) e dell'Italia centro-meridionale (compreso quello di Bolsena). Anche il numero delle città risulta più elevato e con una più esatta collocazione. Il contorno della penisola invece è quasi identico a quello della tavola antica, eccezion fatta per alcuni promontori (vedi, ad esempio, quelli di Monaco e del Gargano)".Xilografia, con pieni margini, in perfetto stato di conservazione.Splendido esemplare di un'opera rara ed importante. A rare and important map of the peninsula, taken from the first edition of the Geographie Opus Novissima Traductione e Grecorum, 1513. The first modern atlas, prepared by Martin Waldseemuller using the translation of Mathias Ringmann. This is one of the most important editions of ptolemy, containing many new regional maps. Twenty new maps based on contemporary knowledge were included in addition to the traditional body of twenty - seven Ptolemaic maps derived from the 1482 Ulm edition. Schott's edition was commenced by the most famous of all early sixteenth - century cosmographers, Martin Waldseemuller and his associate Mathias Ringmann, partly at the expense of Duke Rene of Lorraine. It was brought to completion by Jacobus Eszler and Georgius Ubelin. Commentary by Roberto Borri: "L'orografia assume un aspetto meno libeare, più articolato e variegato rispetto a quello della tavola antica, con bordi molto meno ombreggiati; il sistema idrografico, pressochè dipendente, appare notevolmente arrichito, con la presenza, in discreta collocazione, di tutti i grandi laghi del Nord (compreso il Pennino e quello di Lugano) e dell'Italia centro-meridionale (compreso quello di Bolsena). Anche il numero delle città risulta più elevato e con una più esatta collocazione. Il contorno della penisola invece è quasi identico a quello della tavola antica, eccezion fatta per alcuni promontori (vedi, ad esempio, quelli di Monaco e del Gargano)".Woodcut, with full margins, very fine condition. Karrow, 80/40; Borri, 16; Almagià p. 11b; Perini pp. 22 / 25.
album in folio (mm.460x325), leg. mod. m. perg. con angoli, cart. dec. ai piatti e tass. al d. Raccolta di 19 vedute di paesaggi italiani in litografia, disegnate da Michallon e Remond, e rappresentano: Castellamare, Sorrento, vicinanze di Napoli, Tivoli, Narni, vicinanze di Roma, Ariccia, Castel S. Eli, Napoli con la tomba di Virgilio, Tivoli con la cascata e il ponte, Nola, strada di Capodimonte, Tivoli con il tempio di Vesta, veduta di Lugano, Posillipo, Gragnano col Gorgo, panorama di Napoli, golfo di Napoli. Ottimo stato di conservazione. [395]
In-8 p. (mm. 233x153), p. pergamena antica (risg. rifatti), dorso a cordoni con tit. oro su tassello, tagli a spruzzo blu, 442 cc.nn. Il volume contiene 3 magnifiche xilografie a piena pagina, che illustrano le tre cantiche, e grandi vignette (pure xilografate) che introducono ogni canto; testo in carattere corsivo. In fine "Impressa in Vinegia per Francesco Marcolini ad instantia di Alessandro Vellutello del mese di Gugno (sic) lanno MDXLIIII". Cfr. Sander,2328 - Gamba,387: "Edizione bellissima, ornata di eleganti intagli in legno" - Brunet,II,503 "Une des meilleures éditions anciennes de Dante" - Olschki "Letteratura dantesca" (Cat. LXXV, 1911),44: ""Editio princeps" colla sposizione del Vellutello. L'ediz. è ricercatissima per le sue bellissime figure, le quali sono, all'opinione del "Volkmann" (Iconografia dantesca, pp. 72-73) le prime illustrazioni moderne della Divina Commedia. Non è inverosimile, che il Marcolini stesso, ottimo disegnatore ed amico del Tiziano e del Sansovino, ne sia stato l'autore" - De Batines I, pp. 82-84: "Bella e buona edizione, annoverata fra le rare" - Mambelli,30: "Essa è giudicata una delle migliori edizioni antiche in carattere italiano ed è dedicata a papa Paolo III. L'autore del commento vi ha premesso la vita del Poeta". Frontesp. restaur. per piccole manc. margin. con antica frase ms. nella parte centrale; con tracce d’uso e lieviss. uniformi ingialliture o aloni margin.; una decina di cc. con antiche postille mss. ed 1 restaur. per piccolo strappo: malgrado questi difetti è certamente un buon esemplare.
Acquaforte e bulino, due fogli uniti per una misura complessiva di mm 430x810. Magnifico esemplare della rarissima pianta di Pavia di Ludovico Corte (Bifolco-Ronca p. 2294, descrive solo 5 esemplari nelle raccolte pubbliche). Lievi restauri, perfettamente eseguiti, lungo le pieghe di carta, per il resto in ottimo stato di conservazione. Nella parte superiore del cartiglio in alto a destra, sotto al mascherone centrale, e incisa la data: M.D.IC. NON. CAL. MARTII. Più in basso, al centro del cartiglio, si trova il titolo: ANTIQUISSIMAE AC CELEBERRIMAE REGIAEQ[UE] PAPIAE ICON. In basso a sinistra la firma dell’incisore della lastra: IOANNES MAIUS ROMANUS INCIDEBAT A. D. MDC. Lungo il margine inferiore e inserita una legenda numerica di 120 rimandi a luoghi e monumenti notabili, distribuita su quattordici colonne. Segue, nell’ultimo riquadro di destra, la dedica: Ludovicus Curtius I. Dominico Achillio S.D. En vir erudite Inclye Civitis Papi oem delineationem tuo hortatu et auxilio post mulytos labores et vigilias a me perfectam aequo animo tibi dicatam accipe quae industria n[ost]ra si benignis spectantiu[m] oculis non erit ingrata, quod reliquim est nempe totius. Agri Papiensi descriptionem, quam tu in manibus habes, maturis abste Edendam accelerabit. vale. MDIC. Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei punti cardinali: SEPTENTRIO, MERIDIES, OCCIDENS, ORIENS, il nord e in alto. Pianta prospettica in proiezione obliqua, incisa da Giovanni Maggi nel 1600 su disegno di Ludovico Corte realizzato nel 1599. L’opera e dedicata dal Corte a Domenico Achillio, illustre pavese. Si tratta della prima rappresentazione urbanistica coerente della citta, che anticipa la famosa “pianta di Ballada” del 1654, ma disegnata dallo stesso Corte nel 1617. Nella parte alta del cartiglio con il titolo si legge M.D.IC. NON. CAL. MARTII che potrebbe indicare la data di completamento del disegno, mentre la data dell’incisione (1600) e chiaramente riportata in basso a sinistra, dopo il nome di Giovanni Maggi. Non sono note ristampe della lastra. Acquaforte e bulino, due fogli uniti per una misura complessiva di mm 430x810. Magnifico esemplare della rarissima pianta di Pavia di Ludovico Corte (Bifolco-Ronca p. 2294, descrive solo 5 esemplari nelle raccolte pubbliche). Lievi restauri, perfettamente eseguiti, lungo le pieghe di carta, per il resto in ottimo stato di conservazione. Nella parte superiore del cartiglio in alto a destra, sotto al mascherone centrale, e incisa la data: M.D.IC. NON. CAL. MARTII. Più in basso, al centro del cartiglio, si trova il titolo: ANTIQUISSIMAE AC CELEBERRIMAE REGIAEQ[UE] PAPIAE ICON. In basso a sinistra la firma dell’incisore della lastra: IOANNES MAIUS ROMANUS INCIDEBAT A. D. MDC. Lungo il margine inferiore e inserita una legenda numerica di 120 rimandi a luoghi e monumenti notabili, distribuita su quattordici colonne. Segue, nell’ultimo riquadro di destra, la dedica: Ludovicus Curtius I. Dominico Achillio S.D. En vir erudite Inclye Civitis Papi oem delineationem tuo hortatu et auxilio post mulytos labores et vigilias a me perfectam aequo animo tibi dicatam accipe quae industria n[ost]ra si benignis spectantiu[m] oculis non erit ingrata, quod reliquim est nempe totius. Agri Papiensi descriptionem, quam tu in manibus habes, maturis abste Edendam accelerabit. vale. MDIC. Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei punti cardinali: SEPTENTRIO, MERIDIES, OCCIDENS, ORIENS, il nord e in alto. Pianta prospettica in proiezione obliqua, incisa da Giovanni Maggi nel 1600 su disegno di Ludovico Corte realizzato nel 1599. L’opera e dedicata dal Corte a Domenico Achillio, illustre pavese. Si tratta della prima rappresentazione urbanistica coerente della citta, che anticipa la famosa “pianta di Ballada” del 1654, ma disegnata dallo stesso Corte nel 1617. Nella parte alta del cartiglio con il titolo si legge M.D.IC. NON. CAL. MARTII che potrebbe indicare la data di completamento del disegno, mentre la data dell’incisione (1600) e chiaramente riportata in basso a sinistra, dopo il nome di Giovanni Maggi. Non sono note ristampe della lastra. Bifolco- Ronca (2018): tav. 1180; Ganado (1994): III, n. 118; Benevolo (1969): pp. 91-93, tav. XX; Sinistri–Belloni (1992): n. 24; Tooley (1983): n. 444f.