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In-16 gr. e in-8 p., brossura orig. Di questa celeberrima rivista letteraria mensile (poi bimestrale) offriamo "tutto il pubblicato in 78 fascicoli": dal 1926, Anno I (n. 1, gennaio) al 1934, Anno IX (nn. 5/6, settembre/dicembre). A causa della censura, gli ultimi numeri del 1934 furono distribuiti con notevole ritardo (il n. 4 nel marzo 1935 e i nn. 5/6 nel marzo 1936). Solo alcune bross. del 1927 e 1928 con tracce d’uso e una con aloni, altrimenti tutta la raccolta, contenuta in due cofanetti, è ben conservata. Uniamo: l’"Antologia di Solaria", in-8 p., brossura orig. (dorso restaur.), pp. (6),509,(3). E’ un volume antologico, pubblicato dopo la chiusura della rivista, con scritti di Gadda, Montale, Pavese, Saba, Quasimodo, Ungaretti, Vittorini, Zavattini e altri. "Prima edizione" stampata in 560 copie numerate. La ns., 97, appartiene alla tiratura di 500 in cifre arabe. Ben conservato. "Solaria", considerata la più importante rivista letteraria del Novecento, fu fondata da Alberto Carocci nel 1926, edita a Firenze dall’editore Parenti. La sua voce, pur non essendo di aperta opposizione al fascismo, era una chiara smentita alla retorica della letteratura ufficiale, e alle pretese d’autarchia culturale del regime opponeva le indicazioni di un Joyce, un Proust, un Kafka. Sarebbe errato voler vedere nella rivista diretta da Alberto Carocci, una organicità che non aveva. Bonsanti, Chiaromonte, Comisso, Gianfranco Contini, Giacomo Debenedetti, Ferrata, Leo Ferrero, C.E. Gadda, Montale, Noventa, Solmi, Stuparich, Ungaretti, Vittorini, sono soltanto alcuni dei nomi che si trovano scorrendo gli indici di Solaria. Al “proustismo” di Bonsanti ed altri si contrappone la nascente vocazione narrativa di un Vittorini; a Montale e Ungaretti - interpreti dell’uomo in crisi - Giacomo Noventa, poeta dei grandi motivi della tradizione classica, e così si potrebbe continuare per molto. Ma al di là di questi nomi e di queste indicazioni c’è qualcosa che si possa definire lo “spirito” di Solaria? Forse l’esigenza, comune a tutti, di una letteratura europea, la nostalgia dell’Europa, che proprio allora stava precipitando irrimediabilmente verso il disastro. Così “Antologia critica di Solaria” (Lerici Edit., 1958).
- Edizione del 1645: stato sconosciuto alle bibliografie - Intorno al 1625 il Visscher pubblica questo nuovo prototipo di carta con la bordura ornamentale che fu subito dopo copiata da Janssonius e Jodocus Hondius jr. La carta è firmata in lastra da Nicolas Iohannis Visscher, mentre la firma dell’incisore Abraham Goos è in basso a sinistra. La bordura contiene le vedute delle principali città, in gran parte ispirate al Civitates Orbis Terrarum di Braun & Hogenberg: Roma, Napoli, Venezia, Firenze, Genova, Verona nella parte superiore, Parma, Siena, Pozzuoli e Velletri in quella inferiore. Sui lati sono raffigurati costumi popolari, perlopiù di derivazione dall’iconografia degli Habiti antichi et moderni di tutto il mondo pubblicata nel 1590 da Cesare Vecellio. Secondo Gunter Schilder, nel volume VI del suo Monumenta Cartographica Neederlandica, sono conosciuti quattro differenti stati di questa mappa; il primo non reca nel cartiglio nessuna data, mentre gli altri la data 1630, 1633 e 1652. Il nostro esemplare reca la data del 1645, e non risulta noto a tutti i repertori consultati, configurandosi tra il terzo ed il quarto stato descritti dallo Schilder e divenendo pertanto il nuovo quarto stato conosciuto. Incisione in rame, rifilata oltre la bordura, in eccellente stato di conservazione. Around 1625 Visscher published a new prototype of map with a decorative border which has been then copied by Janssonius ans Jodocus Hondius jr. The map is signed on plate by Nicolas Iohannis Visscher, while the engraver Abraham Goos signed it on lower left. The border is decorated with the views of the most important cities, basically following Braun & Hogenberg’s Civitates Orbis Terrarum: Rome, Naples, Venice, Florence, Genoa, Verona are on the upper part; Parma, Siena, Pozzuoli and Velletri are in the lower one. On the two sides, he depicted some popular clothing, taken from the Habiti antichi et moderni di tutto il mondo iconography published in 1590 by Cesare Vecellio. According to Gunter Schilder, in the VI volume of his Monumenta Cartographica Neederlandica there are four editions of this map: the first doesn’t show any date in the cartouche, while in the others the dates are 1630, 1633 and 1652. This example is dated 1645 and it has never been mentioned in any of the catalogues that have been consulted. If we take for granted Schilder’s words, this example should be placed between the third and fourth state that he described, becoming itself the fourth known state. Engraving, trimmed over the borders, in excellent condition. Schilder, vol. VI, pp. 381-383, 94; R. Borri "L'Italia nelle antiche carte…" (2011), scheda 112, Hollstein 261; Campbell 44.
in-4 (mm. 290x200), pp. 136 + 36, leg. m. pelle rossa (tipo marocchino) coeva con tit. oro al d., suddiviso in 6 scomparti. Con 36 magnifiche tavv. finemente inc. all’acquatinta e colorate a mano. Con una carta topografica in antip. raff. il tragitto del viaggio descritto. Le tavv. rappresentano vedute delle seguenti località svizzere e italiane, tra cui: Gondo, Dovedro, Cherasca, Crevola, Domodossola, Villa, Baveno, Isole Borromee, Isola Bella, Stresa, Arona, Sesto, Villa Pliniana, Milano. Bell’esempl. in barbe con piccoliss. dif. alla cuffia inf. (stanca), senza perdita di materiale.
In-16 gr., brossura originale. Disponiamo di una collezione "completa", dei 58 titoli pubblicati. Collana ideata e diretta da Elio Vittorini che propose, tra il 1951 e il 1958, un totale di 58 titoli - opere di narrativa contemporanea, per lo piu' di autori italiani. Non mancarono nomi stranieri, allora ancora poco noti, come Borges, Dylan Thomas, Morris che in questa collana trovarono l'occasione della prima traduzione italiana. Dopo la morte di Cesare Pavese nel 1950 la casa editrice Einaudi, coordinata da Luciano Foa', assunse il compito, soprattutto con “I gettoni” di Vittorini, di rinnovare la narrativa italiana promuovendo nuovi autori come Fenoglio, Lucentini, Ottieri, Lalla Romano, Rigoni Stern, Anna Maria Ortese, Sciascia e molti altri. “Tra il ‘45 e il ‘47 vi furono in Italia molti giovani che si convertirono contemporaneamente, specie per opera della rivista “Politecnico”, alla politica e alla letteratura. Una nuova possibilità di scrivere, fondata sulla buona volontà e sullo spirito di partecipazione, si formava e prendeva posto, con essi, accanto a quella ch’è uso considerare, da sempre, un fatto di vocazione. La collana dei “Gettoni” è nata, si può dire, dietro le loro pressioni, nell’inverno del ‘51, ma per accogliere scrittori giovani di entrambi i tipi, e non, polemicamente, dell’uno piuttosto che dell’altro.. Alle novità italiane, la collana affianca traduzioni di libri stranieri..”. Cfr. Catalogo generale delle Edizioni Einaudi, 1956, p. 69. Tutta la collezione è ben conservata.
8 parti in 9 volumi in-8 (mm 230x155), leg. coeva in m. pelle titolo e fregi in oro al dorso. Vol. I ''Quadro geografico storico dell'Italia in generale'', pp (12), 179 e 13 tavole incise in rame (incluso l'antiporta); Vol. II ''Stati del Re di Sardegna in terraferma'', (2), pp. 407 e 19 tavole; Vol. III-Parte prima: ''Regno Lombardo Veneto'', pp. XCVII, 782, 69 tavole (comprese le 2 tavv. a stampa ripieg:"Tariffe spediz. merci" e "Tariffe spedizioni denaro") ;Vol. III-Parte seconda, ''Province venete'', pp. 862 e 32 tavole; Vol. IV ''Ducati di Parma e Modena'', pp. 180 e 12 tavole; Vol. V, ''Granducato di Toscana'', pp. 508, (2) e 40 tavole;Vol. VI (1833), ''Stato della Chiesa'', pp. VIII, 547 e 42 tavole (2 tav. ripieg f.t. "Corso delle diligenze" e "Prospetto tariffe viaggiatori"); Vol. VII ''Regno di Napoli'', pp 258, (2) e 19 tavole; Vol. VIII ''Isole dell'Italia'', pp. 194, (2) e 7 tavole. In fine al volume si legge: "Fine dell'ottavo ed ultimo volume". Edizione originale, rara, completa di tutti i rami (253 totali) e di tutto il pubblicato fino al 1832 (come da Indici delle tavole) quasi tutte all' acquatinta che raffigurano monumenti, vedute di citta?, numerose carte geografiche e carte postali, molto fresche e nitide. Opera monumentale dal ricco apparato iconografico a cura di Francesco Gandini (Milano, 1785 -?), direttore delle Poste di Brescia oltre che modesto traduttore dal francese e dall'inglese. Bell'esemplare a margini disuguali. . Fossati Bellani, 518.
In-folio, XXVIII, 392 carte, carattere corsivo per il testo e rotondo per il commento a due colonne. Ritratto di Dante entro cornice silografica al frontespizio, 97 silografie di cui 10 nelle carte preliminari. Frontespizio rinforzato, gore marginali alle prime 50 pagine. Pelle di fine XVII con cornici dorate e titolo al dorso. Provenienza: Collezione Murphy, NYC, Stati Uniti (ex libris)
AA.VV. Mirabilia Italiae. Collana completa di 18 monografie in 43 volumi. Modena, F.C. Panini , In 4°, confezionati in eleganti legature in tela editoriale con titoli ed illustrazioni e poste in cofanetti. Eccezionale corpus delle bellezze italiane, mirabilmente commentate dai maggiori esperti d'arte e con importanti corredi fotografici a formare i repertori accompagnatori. Tutti in eccellente stato di conservazione. Ogni volume conta 500/600 pagine circa. L'opera si compone delle monografie che elenchiamo. La Cattedrale di San Lorenzo a Genova (2 volumi) a cura di Anna Rosa Calderoni Masetti e Gerhard Wolf - La Cappella Palatina a Palermo (2 volumi) a cura di Beat Brenk - La Galleria delle carte geografiche in Vaticano (3 volumi) a cura di Lucio Gambi e Antonio Pinelli - Il Duomo di Pisa (3 volumi) a cura di Adriano Peroni - Il Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna (1 volume) a cura di Clementina Rizzardi - Orsanmichele a Firenze (2 volumi) a cura di Diane Finiello Zervas - La Basilica di San Vitale a Ravenna (2 volumi) a cura di Patrizia Angiolini Martinelli - La Libreria Piccolomini nel Duomo di Siena (3 volumi) a cura di Salvatore Settis e Donatella Toracca - Palazzo Te a Mantova (2 volumi) a cura di Amedeo Belluzzi - Il Duomo di Modena (3 volumi) a cura di Chiara Frugoni - La Basilica di San Pietro in Vaticano (4 volumi) a cura di Antonio Pinelli - La Basilica di San Francesco ad Assisi (4 tomi in 2 volumi) a cura di Giorgio Bonsanti - La Villa Farnesina a Roma (2 volumi) a cura di Christoph Luitpold Frommel - La Cappella degli Scrovegni a Padova (2 volumi) a cura di Davide Banzato e Giuseppe Basile - Il Palazzo Schifanoia a Ferrara (2 volumi) a cura di Salvatore Settis e Walter Cupperi - Battistero di San Giovanni a Firenze (2 volumi) a cura di a cura di Antonio Paolucci - La Scuola Grande di San Rocco a Venezia (2 volumi) a cura di Salvatore Settis e Franco Posocco - Il Tempio Malatestiano a Rimini (2 volumi) a cura di Antonio Paolucci. Perfetti. Rari a trovarsi in collana così completa Buono (Good) . <br> <br> <br>
In folio (mm. 384x241), 5 volumi, cartonato rustico coevo, tit. ms. al dorso, pp. (18),XVI,244; VIII,96,XII,427; LXXXIV,256; 388; VI,(2),120,75,84; marca tipografica ai frontespizi, testo su due colonne, ornati da grandi iniziali, testate e finali inc. su legno, con 2 bei ritratti dell'Autore (al I e al III vol.) inc. in rame dal Renard. L'opera, illustrata da 11 tavole f.t., inc. in rame, comprende: "Adversaria Anatomica Omnia - Epistolas anatomicas duodeviginti - De sedibus et causis morborum per anatomen indagatis - Opuscula miscellanea". "Prima edizione dell'Opera Omnia". Cfr. Castiglioni, pp. 607/608 - Blake, p. 312 - Wellcome,IV, p. 179 - Brunet,III,1902. Graesse,IV,607 e Olschki,VII,9970, citano tutti l'ediz. di Venezia, 1765. Innumeri sono le scoperte del forlivese Morgagni (1682-1771) nel campo dell'anatomia tanto che, vivente, meritò il titolo di "Anatomicorum totius Europae princeps". Fresco esemplare, molto ben conservato.
In-4 p., 20 volumi, mz. pelle. Di questa monumentale opera illustrata di numismatica, di cui furono pubblicati 19 volumi fra il 1910 e il 1940, offriamo l’“edizione originale” dei primi 19, mentre il 20° - edito da Forni nel 1972 - è l’edizione anastatica della “prova di stampa” di questo volume, mai pubblicato da Hoepli. L’opera, suddivisa per regioni, è così composta: - Vol. I: Casa Savoia - Vol. II: Piemonte-Sardegna - Vol. III: Liguria-Isola di Corsica - Vol. IV: Lombardia (Zecche minori) - Vol. V: Lombardia (Milano) - Vol. VI: Veneto (Zecche minori), Dalmazia, Albania - Vol. VII: Veneto (Venezia), parte I - Vol. VIII: Veneto (Venezia), parte II - Volume IX: Emilia. Parte I (Parma, Piacenza, Modena, Reggio) - Vol. X: Emilia. Parte II (Bologna e Ferrara, Ravenna e Rimini) - Vol. XI: Toscana (Zecche minori) - Vol. XII: Toscana (Firenze) - Vol. XIII: Marche - Vol. XIV: Umbria - Vol. XV: Roma. Parte I - Vol. XVI: Roma. Parte II - Vol. XVII: Roma. Parte III - Vol. XVIII: Italia meridionale continentale (Zecche minori) - Vol. XIX: Italia meridionale continentale (Napoli). Parte I - Vol. XX: Italia meridionale continentale (Napoli). Parte II. Esemplare tutto ben conservato. .
In folio (mm. 400x253), 3 volumi (2 di testo in 1 tomo + Atlante di tavole). Il testo, in p. pergamena antica, tit. oro su tassello al dorso (picc. manc. al bordo super.), tagli rossi, pp. (8),XIX,344; (4),366,XXIV,(2). Ornano i 3 frontespizi una grande e bella vignetta inc. in rame e nel primo volume è contenuto un ritratto di Vittorio Amedeo III Re di Sardegna, cui e' dedicata l'opera, inc. in rame da I.B. Stagnon. L'Atlante, in p. pergamena moderna, tit. oro su tassello al dorso, tagli rossi, pp. (4),XIV di descrizione, 1 c.b., raccoglie 92 bellissime tavole disegnate da Francesco Peiroleri (è questa la grafia del nome adottato dal celebre erborista pittore nella prima tavola e nelle sue lettere all’Allioni) e incise in rame da suo figlio Pietro. La tavola n. 1 è dedicata alla nomenclatura botanica ed alla classificazione propria di Allioni; le altre contengono 228 disegni di piante nuove o rare. "Edizione originale e unica" di questa celebrata opera. Cfr. Nissen BBI 18 - Pritzel,108 - Brunet,I,190. Solo nel 1° vol. pesante alone su 6 cc. (cm. 8x10) e lieve su altre, altrimenti esemplare ben conservato. Il vol. di tavole in ottimo stato. "Carlo Allioni (Torino 1728-1804), conseguita la laurea in medicina nel 1747, si dedicò all'esercizio della professione e a studi scientifici, medici e botanici, proseguiti per tutta la vita. Gli studi botanici culminarono nell'opera massima "Flora Pedemontana", con la descriz. di circa 3000 piante, molte delle quali descritte per la prima volta. La poderosa opera, tuttora fondamentale per lo studio della flora piemontese, poneva l'A. tra i massimi botanici d'Europa, procurandogli l'appellativo di "Linneo Piemontese”". Così Diz. Biografico degli Italiani,II,504.
“le général Bonaparte s’était constitué un bureau topographique particulier, fonctionnant auprès de sa personne. Ce bureau avait pour chef un nouvel ingénieur géographe, Bacler d’Albe, officier de troupe, engage volontaire de 1793, qui n’appartint au Dépôt de la Guerre qu’à dater de l’an VIII.” (Berthaut, I, 187)Imponente carta murale dell’Italia settentrionale, in trenta fogli, l’Auteur en publicant cette carte a eut pour but,non seulement d’élever un monument à la gloire des conquerants de l’Italie, mais encore d’être utile en offrant au public, dans une seule carte exacte et detaillé, une portion célebre de l’Europe à la quelle les victoires des Républicains viennent de donner de nouvelles formes: il s’est attaché aussi a indiquer d’une maniere précise et pittoresque la chaine immense des Alpes (foglio I), orografia a tratteggio con illuminazione obliqua da ovest.Nel primo foglio, nelle Notes Géographiques, il Dalbe fa un elenco delle carte di cui si è servito per la realizzazione del suo lavoro, tra queste: l’Italia settentrionale di Chauchard, l’Istria il Dogado ed Polesine del Valle, il Friuli del Capellaris, il Padovano di Clarici, il Polesine di Milanovich, il Modenese di Vandelli, il Bolognese del Chiesa, il Ferrarese di Baruffaldi, la Toscana di Morrozzi, lo Stato della Chiesa di Boscovich e Maire, il Regno di Napoli di Rizzi-Zannoni, la parte dell’Italia settentrionale e la Liguria di Chaffrion ed il Piemonte di Borgonio à ces principaux matérieux l’Auteur a joint une foule de cartes particulieres presque toutes inedittes…qui l’ont mis a même de donner l’ouvrage un plus grand dégré d’exactitude. (foglio I)Questi materiali inediti dovevano essere il risultato del lavoro del Bureau topografico “costituito da ufficiali del Corpo degli ingegneri geografi, alla testa del quale era posto il capitano ingegnere Leopoldo Berthier. L’opera svolta da questi ingegneri…si svolse con grande operosità ed ardimento, allestendo piani e carte speciali per le truppe operanti in un territorio, le cui dotazioni cartografiche erano quanto mai difettose.”. (Mori 1922, p. 36)Il frontespizio (foglio 26) è un tripudio di simbologie ed oggetti: bandiere, armi, rami di alloro e di quercia a simboleggiare rispettivamente la gloria e la forza. Al centro, in un ovale, Les peuples d’Italie rendus à la libertè et à la verité, “Bonaparte ritto in piedi colla spada sguainata, addita ai popoli schiavi la dea della Libertà che proietta su loro un fascio di luce. A sinistra della scena, varie figure simboleggianti la Tirannia scompaiono nelle tenebre: nello sfondo si vedono gli avanzi di antichi monumenti romani.”. (Bertarelli 1903, p. 57) La composizione della struttura del frontespizio sembra rispecchiare il passato, presente e futuro: sulla sinistra, una placca su cui sono scolpiti i successi conseguiti dall’esercito napoleonico poggia sulle bandiere e stendardi con il motto rivoluzionario “liberté, égalité, fraternité” (passato); al centro la figura di Bonaparte celebrato come liberatore (presente); mentre sulla destra una mina sta per esplodere vicino ad uno stendardo con l’Aquila bicipite che copre la figura del leone di San Marco con il motto della città di Venezia pax tibi Marce evangelista meus, quasi a significare, che presto o tardi, si sarebbe rimesso in discussione quanto sancito con il Trattato di Campoformio (futuro). Passeranno otto anni prima di giungere alla Pace di Presburgo (1805) grazie alla quale il Veneto, Istria e Dalmazia torneranno a far parte del Regno d’Italia.Nelle Notes Explicatives (foglio 28) oltre a città e paesi di varia grandezza, ponti militari, luoghi di battaglia e combattimenti, quartieri generali francesi, trincee, batterie di cannoni, differenti tipologie di strade, miniere e fonderie, vengono indicate le posizioni delle varie Divisioni dell’Armée e dei Corpi d’Armata austriaci.Travagliate furono le vicende che portarono alla realizzazione di questa carta, auspicata presso Napoleone da Leopoldo Berthier, per via dell’elevato impegno economico richiesto.“Nel 1798 il piano dell’opera fu presentato a Parigi al Congresso dei Cinquecento ma l’amministrazione militare rifiutò il preventivo proposto.” (Aliprandi 2005, p. 223)Fu così che Bacler Dalbe, capo del Bureau topografico del Generale Bonaparte, “deliberò di assumersene personalmente il carico mediate pubblica sottoscrizione [il cui costo era fissato in 140 lire] Gli aderenti furono molto numerosi, onde il lavoro di disegno e d’incisione, subito intrapreso a Milano coi fondi anticipati dallo stesso Bonaparte, fu condotto tanto rapidamente, che in pochi anni già ne erano usciti i due terzi.” (Mori 1922, p. 36-37) Mentre la carta era in fase di completamento, si continuavano a raccogliere le associazioni “a Milano presso l’Autore e da Veladini stampatore librajo sino al primo di Vendemmiatore” (Avviso. Aliprandi 2005, p. 223)La carta era ormai quasi terminata, molti rami completi ed altri in stato avanzato, quando nell’aprile del 1799, all’arrivo degli Austro-Russi, i Francesi furono costretti ad abbandonare l’Italia. Dalbe si affrettò nel cercare di porre in salvo i suoi materiali, ma le casse che li contenevano furono saccheggiati “e solo poterono salvarsi i disegni originali e i rami non ultimati della terza dispensa. Tutto il resto dei materiali fu trafugato.”. (Mori 1922, p. 37) “I 21 rami depredati furono poi ritrovati presso l’editore Artaria di Vienna e riacquistati dall’autore.” (Mori 1922, p. 37) Nel frattempo il Bacler Dalbe si era ritirato a Sallanches e poi a Parigi, dove aveva fatto rifare quasi interamente i rami sottratti. Nella capitale francese la carta venne terminata grazie al lavoro di Gaudenzio Bordiga e Giacomo Orgiazzi, che avevano raggiunto il Dalbe a Parigi.Da notare che della presente carta esistono due edizioni del frontespizio: la prima, come la presente, che riporta come indicazione di stampa An 6me Rèpublicain A Milan chez l’auteur Directeur du dépot de la Guerre, mentre la seconda A Paris chez l’Auteur Chef des…Bibliografia:Carlini 1827: 48, 49; Marinelli 1881: 276; Berthaut 1902: I, 187; Bertarelli 1903: 57; Mori 1922: 35-37; Arrigoni-Bertarelli 1930: 41; Peco 1998: 173-177; Aliprandi 2005 : 221-226; Barrera 1989: 26.
Xilografia a due colori, 1511. Magnifica prova, impressa su due fogli di carta vergata coeva poi uniti, con pieni margini, restauro alla piega centrale piccoli difetti nei margini, per il resto in ottimo di conservazione. Rarissima carta geografica della penisola tratta dalla Geografia di Claudio Tolomeo, edita a Venezia da Bernardo Silvano da Eboli e Giacomo Peuci da Lecco. Quest’edizione del libro di Tolomeo si differenzia totalmente dalle altre stampate in Italia. Si tratta dell’unico trattato tolemaico avente le carte realizzate mediante intaglio nel legno, e stampato in due colori: rosso e nero. Inoltre, contrariamente ad ogni altro atlante, fu realizzato sulle due facciate del foglio come un vero e proprio libro. Per questo al verso della carta dell’Italia troviamo parte della Quinta e Settima Tabula, raffiguranti rispettivamente parte della Dalmazia e la Sardegna. Dal punto di vista strettamente scientifico quest’edizione della Geografia mantiene dei canoni certamente arcaici, rifacendosi ai manoscritti quattrocenteschi, pertanto compiendo un passo indietro rispetto a tutte le grandi innovazioni cartografiche del periodo. Tuttavia, alcuni studiosi rimarcano il fatto che questa carta rappresenta il primo originale tentativo di correzione delle imperfezioni degli elementi tolemaici, in accordo con le nuove concezioni idrografiche delle carte nautiche. Bernardo Silvano, geografo e umanista del Cinquecento nacque a Eboli intorno al 1465. Il suo nome era sconosciuto fino al secolo scorso perché fu confuso con quello del portoghese Bernard de Silva - nato a Evora in Portogallo - probabilmente per l’erronea interpretazione dell’aggettivo “Eboliensis” per “Eborensis”, antico nome della città di Evora. La sua opera più importante, un prezioso manoscritto in-quarto pergamenato contenente una raccolta di carte tolemaiche miniate dove all’ultimo foglio si legge: “Ex officina: Bernardi Eboliensis, A.D. 1490 ”, è conservata presso la Biblioteca Nazionale di Parigi. Carta a proiezione trapezoidale, dimensioni 450 (alto), 470 (basso) x 420. Opera di grandissima rarità e di notevole interesse storico. Al verso carta della Sardegna e parte della Dalmazia (metà della Quinta Europae Tabula e Septimae Europae Tabula). Two-color woodcut, 1511. Magnificent proof, printed on two sheets of contemporary laid paper then joined together, in excellent condition.Very rare map of Italy from Ptolemy's Geography, published in Venice by Bernardo Silvano from Eboli and Giacomo Peuci from Lecco. This edition of the book of Ptolemy is totally different from the other printed in Italy. This is the only treaty Ptolemaic having the maps made by woodcut, and printed in two colors: red and black. In addition, contrary to all other atlas was built on both sides of the map as a real book. From a strictly scientific point of view, this edition of Geography maintains the royalties certainly archaic, referring to the fifteenth-century manuscripts, thus taking a step back from all the great innovations of the period mapping. However, some scholars underline the fact that this maps represents the original attempt to correct the imperfections of the elements Ptolemaic, in fusion with the new concepts of hydrographic charts. Bernardo Silvano, geographer and humanist of the sixteenth century was born in Eboli around 1465. His name was unknown until the last century because it was confused with that of the Portuguese Bernard de Silva - born in Evora in Portugal - probably due to the erroneous interpretation of the adjective "Eboliensis" for "Eborensis", the ancient name of the city of Evora. His most important work, a precious manuscript in-quarto parchment containing a collection of Ptolemaic maps illuminated where the last sheet reads: "Former workshop: Bernardi Eboliensis, AD 1490 ", is preserved at the National Library in Paris. Map of great rarity and of considerable historical interest. Borri 13, Perini pag. 21
in-4, ccnn 6, cc 23, leg. cart. rust. coevo con tit. mss al d. Gr. vignetta in rame al front. Con 24 tavv. in rame raff. le piante delle città di Milano (3), Pavia, Tortona, Serravalle, Alessandria, Valenza, Mortara, Novara, Arona, Domodossola, Como, Lecco, Trezzo, Forte di Fontes, Vigevano, Bobbio, Lodi, Pizzighettone, Cremona, Sabbioneta, Marina del Finale (2). Alcune tavv. con coloritura coeva. [381]
Dopo aver accuratamente seguito il progetto per l’ampliamento e la sistemazione di Roma, papa Alessandro VII (Fabio Chigi) dava l’incarico a diversi topografi ed agronomi di formare il catasto dell’Agro Romano, conferendo al gesuita Francesco Eschinardi il compito di dirigere la parte cartografica. L’Eschinardi affidò l’incarico al perito agrario di Urbino Giovanni Battista Cingolani, il quale realizzò un pregevole rilievo, che venne alle stampe per la prima volta nel 1692, edito da Matteo Gregorio de Rossi ed incisa da Pietro Paolo Girelli. Una seconda, identica, edizione della carta, edita questa volta da Domenico De Rossi, viene stampata nel 1704. Successivamente Padre Ridolfino Venuti pubblica la carta con una addenda che contiene il catalogo alfabetico delle tenute col nome dei possessori e l’area di ciascuna. Esemplare datato 1704, in sei fogli reali sciolti, tracce di umidità nel margine basso di ogni foglio, nel complesso in ottimo stato di conservazione. Carta murale in 6 fogli, ognuno di circa 650x560 mm. Bibliografia: Almagià, Documenti Cartografici dello Stato Pontificio p. 40/41, tav. LXX/LXXII. Dimensioni totali 1950x1220. After following the project for the enhancement and the organization of the city of Rome, Pope Alexander VII (Fabio Chigi) commissioned various topographers and agronomists the realization of the land register of the Agro Romano, appointing the Jesuit Francesco Eschinardi director for the cartographic part. Eschinardi commissioned the job to Urbino Giovanni Battista Cingolati, agricultural expert, who realized a huge project printed for the first time in 1692 by Matteo Gregorio de Rossi and engraved by Pietro Paolo Girelli. A second, identical version of the map, published this time by Domenico De Rossi, has been issued in 1704. Afterwards, Father Ridolfino Venuti published the subject with an addenda, containing the alphabetical catalogue of the estates with the names of every owner and areas. Example dated 1704, six loose big-size sheets, signs of humidity on lower margin on each sheet, otherwise in good condition. Wall map in 6 sheets, each one 650x560 mm. Almagià, Documenti Cartografici dello Stato Pontificio p. 40/41, tav. LXX/LXXII. Dimensioni totali 1950x1220. Istituto di Studi Romani, a cura di A. Frutaz, "Le Carte del Lazio", XXXII.1, tavv. 160-166
Questa affascinante pianta è eseguita sul prototipo di quella di Stefano Scolari del 1677, a cui sono state apportate alcune varianti come l'omissione dei cartigli e l'aggiunta di nuovi elementi tipografici. La datazione dell'opera - che reca in basso l'imprint "Si vende preso di Lodovico Furlanetto sopra il ponte dei Bereteri in Merzaria con Privilegio", ma non la data - viene ricondotta la periodo 1770-79."Venne compresa dal Furlanetto nell'elenco redatto nel 1779 in cui si chiedeva ai Riformatori dello Studio di Padova che gli venisse concesso il privilegio della pubblicazione di alcune carte e piante per potersi salvaguardare dagli imitatori. Ciò suggerirebbe anche per questa pianta una datazione anteriore alla concessione (1780)" (cfr. Romanelli-Biadene p. 77).Cassini annota che in quadro di Francesco Guardi c’è una grande veduta di Venezia “che non è altro che una copia molto fedele della pianta qui descritta”. Acquaforte e bulino, stampata su due grandi fogli di carta vergata coeva uniti al centro, leggermente ossidata nel margine bianco, per il resto in ottimo stato di conservazione.Rara pianta prospettica di Venezia. An exceptional 2-sheet Plan of Venice published by Lodovico Furlanetto, a publisher and dealer of prints in Venice, active between 1763 and 1784.The dating of the work - which bears the imprint "Si vende preso di Lodovico Furlanetto sopra il ponte dei Bereteri in Merzaria con Privilegio", but not the date - is traced back to the period 1770-79."It was included by Furlanetto in the list drawn up in 1779 in which the Reformers of the Padua Studio were asked to be granted the privilege of publishing some papers and plans in order to protect themselves from imitators. This would also suggest a dating prior to the concession (1780) "(see Romanelli-Biadene p. 77).Furlanetto's large plan of the lagoon city of Venice, includes the surrounding islands such as San Giorgo, Torcello and Murano. A variety of small and large sailing ships and gondolas are shown in the waters.Churches, eminent places and waterways are named. The few people illustrated in the view are involved in work such as building gondolas or chopping wood.Etching and engraving, printed on two large sheets of contemporary laid paper joined in the center, slightly oxidized in the white margin, otherwise in excellent condition.Rare perspective plan of Venice. Moretto, Venetia le immagini della Repubblica, 179; Cassini, Piante e vedute prospettiche di Venezia, 85; Marinelli, Saggio di cartografia Veneta 1881, n. 1386; Romanelli-Biadene, Venezia Piante e Vedute, 1982, n. 85.
4 voll. in 12°(mm 165x95); antiporta figurato inciso finemente in rame, pagg. (22 su 28 mancando l'avviso al lettore, compresi l'antiporta incisa finemente in rame con la figura dell'Italia, incoronata, astata e con cornucopia e il frontespizio in rosso e nero), 338, una carta bianca, 2 carte manoscritte di indice e 7 carte bianche; Tom. II: 356, da 357 a 436 manoscritte (dopo la pag 356 è inserita una stampa raffigurante l'Italia centrale con ai lati 6 vedutine di Roma e Napoli) proveniente dall'opera "De Jouy Victor Joseph Etienne. L'hermite en Italie ou observations sur les moeurs et usages des italiens au commencement du XIX siècle, Paris, Pillet, 1824"; Tomo III: pagg. 414, 415-510 manoscritte; ADDISSON: (8), 389, (11). Nella collazione dell'opera oltre alle pagg. manoscritte menzionate alla fine dei tomi, ve ne sono molte altre intercalate nel testo a stampa per tutti i volumi (che non abbiamo segnalato in modo specifico per semplicità di collazione. Assai copioso l'apparato iconografico con 84 tavole incise in rame, 41delle quali ripiegate fuori testo. Elegante mezza pelle verde ottocentesca, dorso a piccoli nervi con titoli in oro entro riquadri a secco, tagli rossi. <BR>Rarità tipografica.<BR>Presumibile COPIA di CORREZIONE da parte dell'autore per una futura edizione corretta e ampliata con numerose pagg. coeve manoscritte a inchiostro bruno, correzioni sul testo a stampa con aggiunte di carta, cassature e rimandi e note al margine del testo. Queste pagine manoscritte, in gran parte in aggiunta alla fine del testo già pubblicato, anche quando intercalate riportano novità testuali che verranno inserite nelle edizioni posteriori a questa nostra del 1702.<BR>François Maximilien Misson (1650 - 1722) fu un prolifero scrittore e viaggiatore francese.<BR>In seguito alla revoca dell'editto di Nantes, avvenuta con l'editto di Fontainebleau, le sue cariche al Parlamento di Parigi vennero revocate così come gli furono confiscati i beni. Più tardi lasciò il paese natio preferendo una regione riformata d'Europa dove cercò di ricostruirsi una posizione economica e sociale. Ottenne la carica di precettore del conte di Arran, figlio del Duca di Ormond. Il giovane nobile e Misson, iniziano a visitare l'Italia durante il tour di formazione sul continente (1687); in questi anni, Maximilien, scrisse Nouveau Voyage d'Italie, stampato nel 1691 e tradotto in tre lingue: inglese, tedesco e olandese, diventando così il best seller della letteratura di viaggio (per decenni fu tra le più consultate guide per viaggiatori, specialmente nel XVIII secolo). Il testo, redatto in forma epistolare dà una taglio familiare all'opera, descrivendo solo ciò che l'autore aveva potuto osservare in forma concisa, darà una nuova svolta all'epopea dei diaristi, sarà da modello per la guidistica e per le relazioni di viaggio del primo Settecento. Attraverso le lettere racconta un Gran Tour ante litteram, vuole scoprire le tracce imperfette della Roma dei Cesari operando un continuo confronto tra ciò che egli vede e le descrizioni dei testi classici. Misson si trova in Toscana nel maggio del 1688 provenendo da Roma e proseguendo per Bologna. Attraversa la via Emilia, giunge a Siena e poi visita Pisa, Livorno, Lucca, Pistoia, Firenze (Maggio 1688), dedicando una lettera alla provincia ed una alla capitale. Ancora di queste città parlerà poi nel volume Memorie per i viaggiatori, ricco di nuovi consigli ed indicazioni. <BR>Ottimo esemplare fresco e ben inchiostrato. Nel vol. 4 la numerazione salta da pag. 365 manoscritta a pag. 375 a stampa. Alcune malnumerazioni. La collazione di altre copie censite varia nel numero delle tavole. Fossati Bellani, I, 363 (cita sole 73 tavv. fuori testo).<BR>
Manoscritto preparatorio, e prova di stampa (con numerosi toponimi manoscritti ad inchiostro rosso che poi saranno presenti nella stesura definitiva della carta, e alcune correzioni) della carta del Padovano, Polesine e Romagna che il Vandelli prepara per l’editore Soliani. La mappa è poi inserita nella pù bella edizione illustrata del poema di Alessandro Tassoni, La Secchia Rapita, edito a Modena nel 1744. L’opera è incisa da Alessandro Bolzoni. (Ferrara 1689-1760). Dimensioni 455x365 circa ognuno.Opere in perfetto stato conservativo.Rarissimo documento cartografico. Manoscritto preparatorio, e prova di stampa (con numerosi toponimi manoscritti ad inchiostro rosso che poi saranno presenti nella stesura definitiva della carta, e alcune correzioni) della carta del Padovano, Polesine e Romagna che il Vandelli prepara per l’editore Soliani. La mappa è poi inserita nella pù bella edizione illustrata del poema di Alessandro Tassoni, La Secchia Rapita, edito a Modena nel 1744. L’opera è incisa da Alessandro Bolzoni. (Ferrara 1689-1760). Dimensioni 455x365 circa ognuno.Opere in perfetto stato conservativo.Rarissimo documento cartografico. Z. Davoli, R. Sanfelici, S. Zanasi, Terre di Langobardia, p. 268, 131B; Faini - Majoli, La Romagna nella Cartografia a stampa, p. 120, 60; A. Alberghini, Ferrara, la storia del territorio in una collezione di mappe e vedute dal XV al XX secolo, p.70.
Acquaforte e bulino, 1784, firmata in basso a sinistra. Bellissimo esemplare, stampato su quattro grandi fogli di carta vergata coeva, tagliati in segmenti, applicati su tela e più volte ripiegati. In ottimo stato di conservazione. La mappa murale della Liguria del Gravier è una variante della carta pubblicata a Londra da Andrew Dury e William Faden nel 1764/5. Come annunciato nel titolo di entrambe le carte, che peraltro è ripetuto in quattro lingue differenti, la mappa deriva da quella di Joseph Chaffrion, Milano 1685. Rispetto all’originale dello Chaffrion le versioni Dury e Gravier recano nel mare due cartigli con carte dettagliate della Corsica e della Sardegna, non descritte dal Piloni e dal Cervoni. La carta genovese, probabilmente realizzata con la lastra del Dury, rispetto alla quale vengono apportate delle varianti, è dedicata al cittadino Michel Angelo Cambiaso dallo stampatore. Il cartiglio con il titolo e dedica è leggermente variato nei motivi ornamentali; in basso a destra, è presente un altro cartiglio aggiunto, con il particolare dell’isola di Capraia. Yves Gravier, noto anche con il nome italianizzato di Ivone, era un libraio ed editore di origini francesi, probabilmente di Marsiglia, attivo a Genova tra il 1780 ed il 1801 “..sous la loge de Banchi”. Molto noto soprattutto per aver pubblicato le edizioni italiane delle opere del cartografo marittimo Joseph Roux. Carta molto rara e decorativa. Acquaforte e bulino, 1784, firmata in basso a sinistra. Bellissimo esemplare, stampato su quattro grandi fogli di carta vergata coeva, tagliati in segmenti, applicati su tela e più volte ripiegati. In ottimo stato di conservazione. La mappa murale della Liguria del Gravier è una variante della carta pubblicata a Londra da Andrew Dury e William Faden nel 1764/5. Come annunciato nel titolo di entrambe le carte, che peraltro è ripetuto in quattro lingue differenti, la mappa deriva da quella di Joseph Chaffrion, Milano 1685. Rispetto all’originale dello Chaffrion le versioni Dury e Gravier recano nel mare due cartigli con carte dettagliate della Corsica e della Sardegna, non descritte dal Piloni e dal Cervoni. La carta genovese, probabilmente realizzata con la lastra del Dury, rispetto alla quale vengono apportate delle varianti, è dedicata al cittadino Michel Angelo Cambiaso dallo stampatore. Il cartiglio con il titolo e dedica è leggermente variato nei motivi ornamentali; in basso a destra, è presente un altro cartiglio aggiunto, con il particolare dell’isola di Capraia. Yves Gravier, noto anche con il nome italianizzato di Ivone, era un libraio ed editore di origini francesi, probabilmente di Marsiglia, attivo a Genova tra il 1780 ed il 1801 “..sous la loge de Banchi”. Molto noto soprattutto per aver pubblicato le edizioni italiane delle opere del cartografo marittimo Joseph Roux. Carta molto rara e decorativa. AA.VV La Liguria nelle carte e nelle vedute antiche, pp. 140/141 (la carta del Dury).
In-8 p. (mm. 228x168), p. pergamena antica, 8 cc.nn., 184 pp., con 10 belle tavole raffiguranti l’anatomia dell’orecchio, con una o più figure, inc. in rame e tutte descritte. "Prima edizione" di questa fondamentale opera sull’orecchio, considerato testo classico per più di un secolo. Questo trattato, il più completo apparso fino allora, contiene una minuziosa descrizione anatomica e alcune scoperte come quella della membrana nel vestibolo e altre che presero il suo nome. Valsalva (1666-1725), allievo di Malpighi e maestro del Morgagni, fu medico e chirurgo insigne, ed è considerato il fondatore dell’anatomia scientifica dell’orecchio. Cfr. Garrison-Morton,1546: “Valsalva is best remembered for his work upon the ear, in which he described and depicted its most minute muscles and nerves. He divided the ear into ‘external’, ‘middle’, and ‘internal’; his method of inflating the middle ear (Valsalva’s manoeuvre) is still practised. this book includes a description of ‘Valsalva’s dysphagia’” - Blake, p. 468 - Castiglioni, pp. 529-531. Con numerosi timbri di apparten.; 1 carta con picc. restauro per ang. infer. mancante; 3 cc. con lieve alone, altrimenti fresco esemplare ben conservato.
Testi: De Dominicis Gino. pagg. 32; COL e BN; rileg. brossura. Editore: L’attico, Roma, 1970.
Acquaforte e bulino, 1600, firmata e datata in lastra in basso a sinistra. Magnifica prova, impressa su singolo foglio reale di carta vergata coeva, rifilata al rame, in ottimo stato di conservazione. Splendida veduta a volo d’uccello della città edita come separata pubblicazione a Roma nell’anno giubilare 1600. Dedicata a Don Fernando de Castro, Conte di Lemos e vicerè del Regno di Napoli, la pianta reca in alto a sinistra lo stemma Reale di Spagna, a destra quello della città e al centro vicino alla dedica lo stemma del dedicatore Pico Blas, che probabilmente commissionò l’OPERA. Giacomo Lauro, cartografo, incisore e editore attivo a Roma tra il 1585 ed il 1612, è autore di diverse piante e vedute finemente intagliate al bulino. Ereditando la tradizione di Antonio Lafrery nel pubblicare carte geografiche su richiesta, il Lauro viene in concorrenza con gli altri editori romani del periodo quali Claudio Duchetti e Giovanni Orlandi. La sua opera più importante rimane Antiqua Urbis Splendor, raccolta di 166 bulini sulle antichità romane. La più importante pianta della città. Bibliografia: Bella, Cartografia Rara, p. 79, 71; The Giannalisa Feltrinelli Library, vol. 5, p. 73, 1075. Dimensioni 515x385. Etching and engraving, 1600, signed and dated on lower left plate. Magnificent work, printed on a single contemporary laid paper royal sheet, trimmer to platemark and in excellent condition. Splendid bird’s eye-view of the city, published as a separate issue in Rome in 1600. The plan is dedicated to Don Fernando de Castro, Count of Lemos and viceroy of the Reign of Naples; on the left part, it bears the Royal coat of arms of Spain and on the right the coat of arms of the city. In the centre, close to the dedication, there is the coat of arms of Pico Blas, who probably commissioned this work. Giacomo Lauro was cartographer, engraver and publisher; he worked in Rome between 1585 and 1612; Lauro realized several plans and views with the engraving technique. Driving his inspiration from Antonio Lafrery’s tradition on geographic maps, Lauro entered into competition with other Roman publishers of the time, such as Claudio Duchetti and Giovanni Orlandi. His most important work is Antiqua Urbis Splendor, a collection of 166 engravings on Roman antiquities. The most important plan of the city. Bibliografia: Bella, Cartografia Rara, p. 79, 71; The Giannalisa Feltrinelli Library, vol. 5, p. 73, 1075. Dimensioni 515x385. Bella, Cartografia Rara, p. 79, 71; The Giannalisa Feltrinelli Library, vol. 5, p. 73, 1075; C. de Seta, L'immagine delle città italiane dal XV al XIX secolo, p. 145 n. 32
In-8 gr. (mm. 257x199), 15 volumi, bella legatura in p. pelle coeva rossa (2 volumi con aloni), cornici dorate ai piatti, ricca decoraz. e tit. oro su tassello al dorso, tagli dorati. Questa edizione è così composta: "Opere" (1780-82), 12 volumi, molto ben illustrata da: 1 ritratto dell'A. di Steiner, inc. su rame da Gaucher e 37 magnifiche tavv. f.t. di cui 35 di Cipriani, Cochin, Martini e Moreau, inc. su rame da valenti artisti - "Opere postume", 3 volumi (date in luce dall'Abate Conte d'Ayala), Vienna, Alberti, 1795, che contengono per lo più lettere scelte. Cfr. Gamba,2352: "Tra le infinite edizioni dei Drammi del Metastasio questa è nobilissima, ed arricchita di figure intagliate da valenti artefici, fra le quali havvi il "Polifemo" di Fr. Bartolozzi. E' stata fatta coll'assistenza di Giuseppe Pezzana, ed ebbe l'approvazione dell'immortale poeta. In Vienna si pubblicarono le "Opere postume" nel 1795 e ne furono tirati esempl. nella forma di quarto, per poterli accompagnare a quelli dell'edizione della vedova Hérissant". Cfr. anche Cohen, p. 706: "Edition de luxe avec des illustrations d'une grande beauté" - Lewine, p. 356 - Boissais/Deleplanque, p. 124. Bella e rara edizione, soprattutto se completa delle "Opere postume". Esemplare ben conservato.
In-4 gr. (mm. 369x244), 2 volumi in 1, mz. pelle ottocentesca (lievi abras.), fregi e tit. oro al dorso. Vol. I: 10 cc.nn. (la prima bianca), 331 pp. - Vol. II: 2 cc.nn. (la prima bianca), 337 pp. - La dedica al Re di Spagna, Carlo IV di Borbone, composta in versi sciolti dal co. Gastone Rezzonico della Torre e stampata in carattere corsivo, è seguita dalla prefazione di Bodoni che occupa 4 facciate. Questa "Gerusalemme Liberata" è di particolare eleganza tipografica. Cfr. Brooks,564 che elenca le 4 edizioni del 1794, a partire dalla prima in 3 volumi La ns. è definita: “in folio picc. di Londra” - Giani “Bibl. bodoniana”,62: “Importantissimo lavoro filologico del Serassi verificato sugli autografi del Sorrentino” - Gamba,949. Esemplare con barbe, ben conservato.
La celebre carte à figure del Visscher, nella sua seconda edizione, datata al 1630.Intorno al 1625 il Visscher pubblica questo nuovo prototipo di carta con la bordura ornamentale che fu subito dopo copiata da Janssonius e Jodocus Hondius jr. La carta è firmata in lastra da Nicolas Iohannis Visscher, mentre la firma dell’incisore Abraham Goos è in basso a sinistra. La bordura contiene le vedute delle principali città, in gran parte ispirate al Civitates Orbis Terrarum di Braun & Hogenberg: Roma, Napoli, Venezia, Firenze, Genova, Verona nella parte superiore, Parma, Siena, Pozzuoli e Velletri in quella inferiore. Sui lati sono raffigurati costumi popolari, perlopiù di derivazione dall’iconografia degli Habiti antichi et moderni di tutto il mondo pubblicata nel 1590 da Cesare Vecellio. Secondo Gunter Schilder, nel volume VI del suo Monumenta Cartographica Neederlandica, sono conosciuti quattro differenti stati di questa mappa; il primo non reca nel cartiglio nessuna data, mentre gli altri la data 1630, 1633 e 1652. Inoltre siamo a conoscenza di un esemplare con data 1645, presente nel nostro catalogo.Incisione in rame, finemente colorata a mano, rifilata oltre la bordura ed applicata su antico supporto cartaceo, minime tracce di restauro alla piega centrale, piccole abrasioni, per il resto in ottimo stato di conservazione. Example of the second state, with the date 1630.Around 1625 Visscher published a new prototype of map with a decorative border which has been then copied by Janssonius ans Jodocus Hondius jr. The map is signed on plate by Nicolas Iohannis Visscher, while the engraver Abraham Goos signed it on lower left. The border is decorated with the views of the most important cities, basically following Braun & Hogenberg’s Civitates Orbis Terrarum: Rome, Naples, Venice, Florence, Genoa, Verona are on the upper part; Parma, Siena, Pozzuoli and Velletri are in the lower one. On the two sides, he depicted some popular clothing, taken from the Habiti antichi et moderni di tutto il mondo iconography published in 1590 by Cesare Vecellio. According to Gunter Schilder, in the VI volume of his Monumenta Cartographica Neederlandica there are four editions of this map: the first doesn’t show any date in the cartouche, while in the others the dates are 1630, 1633 and 1652. We also own an example with the date 1645, in our catalogue.Engraving, with fine colouring, trimmed to the platemark and laid down on antique paper, small repairs at the central fold, otherwise in good condition. Schilder, vol. VI, pp. 381-383, 94; R. Borri "L'Italia nelle antiche carte…" (2011), scheda 112, Hollstein 261; Campbell 44.
In-16 p. (mm. 169 x 101), mz. tela coeva (risg. rifatti), filetti e tit. oro al dorso, tagli azzurri, 2 cc.nn. (titolo e prologo dello Stella), 255,(1 di Indice). A pp. 247-255: Note a tutte le "Operette morali". "Prima edizione", assai rara. Cfr. Mazzatinti e Menghini,667 - Catalogo del Fondo Leopardiano (Bibl. Comunale di Milano),92: "Oltre ai tre “Dialoghi” già editi nel "Saggio delle Operette Morali" del 1826, vi sono pubblicati: Storia del genere umano - Dialogo d'Ercole e Atlante - Dialogo della Moda e della Morte - Proposta di premi fatta dall'Accademia dei Sillografi - Dialogo di un Lettore di umanità e di Sallustio - Dialogo di un Folletto e un Gnomo - Dialogo di Malambruno e Farfarello - Dialogo della Natura e di un'anima - Dialogo della Terra e della Luna - La scommessa di Prometeo - Dialogo di un Fisico e un Metafisico - Dialogo della Natura e di un Islandese - Il Parini, o vero della Gloria - Dialogo di Federico Ruysch e delle sue mummie - Detti memorabili di Filippo Ottonieri - Elogio degli uccelli - Cantico del gallo silvestre." - Cappelletti, p. 17. Antica firma di apparten. al frontesp. con tracce d’uso, solo 3 carte iniziali con lievi arross., altrimenti fresco e bell’esemplare.