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4 vol. in 5 tomi in-folio grande (mm 515x340), stupenda legatura coeva in pieno marocchino rosso, attribuibile con ogni propabilità a Derome le Jeune I dorsi sono assai simili al lotto 2068 dell'asta della Collezione Feltrinelli (Christie's Paris 11/12/2001), con etichetta di Derome. I piatti sono decorati ai piatti con triplici riquadri di filetti e al centro armi in oro di nobile inglese; i dorsi a sette nervi con titolo su duplice tassello e splendida, elaborata decorazione a greche intrecciate, ricche dentelle ai contropiatti e tagli dorati. Lo stemma è quello di John Cust (1779 - 1853), secondo barone Brownlow di Belton (Lincolnshire), nominato Visconte Alforde e Conte Brownlow il 30 settembre 1815, membro del parlamento britannico e comandante di milizia. cfr: https://armorial.library.utoronto.ca/stamp-owners/CUS004 EDIZIONE ORIGINALE con le tavole avanti lettera e su carta grande di questa famosa monumentale opera, illustrata da 5 fioroni ai titoli, dedica inc., 284 magnifiche tavole di vedute, 14 testatine, 96 finali di pag., 6 carte geografiche, 1 pianta topogr., una tavola del phallus, 14 tavole di medaglie, il tutto finemente inciso in rame da Choffard, Duplessis-Bertaux, Saint-Aubin, Saint-Non medesimo, Fessard, Le Bas ed altri artisti dai disegni di Cochin, Fragonard, Huber-Robert ed altri maestri del '700. Il testo descrittivo fu per lungo tempo assegnato all' abate di St.Non, ma studi recenti affermano che quest'ultimo fu solamente l'ideatore e coordinatore dell'impresa mentre autore del testo fu sicuramente il pittore e scrittore D.Vivant-Denon (1747-1826). Le tavole sono in prima tiratura, impresse prima che fossero apposti i titoli. "Une somme topographique et archéologique dans la tradition des védutistes passionnés de l'Italie classique, et par ailleurs un des plus beaux livres à gravures du XVIIIe siècle". Magnifico esemplare, freschissimo.. Cohen-Ricci, 929-930. Ray, French ill. books, n.34: "This is the most ambitious and successful of travel books"..
2 opere in un vol. in-4 (mm 295 x 205), pp. (52), 44; 50, (2 bianche); 544 (per le 3 parti della prima opera); pp. 48 (per la seconda); legatura coeva in pergamena, titolo ms. al dorso. Il Padre teatino (Palermo 1625-1679) fu per 40 anni temuto consultore del S. Uffizio: un altro suo scritto riguarda la facoltà della polizia palermitana di catturare i ricercati rifugiati negli edifici di culto, in specie durante la rivolta palermitana del 1647. La sua opera in tre parti descrive ampiamente la morte del Re Filippo IV (1605-1665), l'accoglienza festosa riservata al figlio Carlo II (1661-1700), le cerimonie pubbliche, gli apparati architettonici, le solenni esequie. E' magnificamente illustrata da 7 tavole disegnate ed incise da Paolo Amato, alcune delle quali più volte ripieg.: antiporta con due grandi figure allegoriche che sorreggono in volo lo stemma della Sicilia; stemma a p. pag. di Francesco Gaetani, "duca di Sermoneta, e di San Marco..."; una tavola ripieg. (mm 510 x 380) raffig. su quattro piani la cavalcata verso la Cattedrale, con carrozze, cavalieri, paggi, alabardieri, ecc.; seguono due tav. con gli ornamenti della facciata anteriore e quella interna del tempio palermitano; la sesta tav. (mm 960 x 385) riproduce gli ornamenti laterali interni con doppieri, ghirlande, statue; l'ultima (mm 770 x 510) ritrae la fastosa architettura barocca del mausoleo, riccamente ornato di statue di re e guerrieri, con in basso il catafalco reale. La seconda opera contiene l'orazione funebre del Padre G. Lubrani (1619-1693).. "Il libro celebra una delle più memorabili cerimonie funebri del Seicento; architetto della mesta pompa è Paolo Amato, qui ad una delle sue prime prove..." (da il "Funeral Teatro" di M. C. Ruggieri Tricoli). "Uno dei più belli e più rari libri illustrati del '600 siciliano" (Moncada Lo Giudice), raro e difficile a trovarsi completo di tutte le tavole. Bell'esempl. (salvo un timbro di bibliot. privata sul tit. e sulla tav. delle armi ed alcuni rinforzi alle piegature di alcune tav.).. Mira II, 53. Moncada n.1395. Narbone I, 376. Michel-Michel V, 147 (esemplare mancante delle parti I-II)..
In-4 (mm 195x135), pp. 133, (8, ultimo bianco), carattere tondo e corsivo. legatura coeva in pieno cuoio, dorso a nervi con tassello granata. (lievi restauri). . Con 4 stupende tavole f.t., più volte ripiegate, disegnate e incise in rame da Filocamo, F. Juvarra, Barbieri e Arena. ''Uno dei più rari libri di feste siciliane'' (Mira) composto per celebrare l'acclamazoine di Carlo VI Imperatore in Messina il 20 ottobre del 1720. La data venne scelta in concomitanza con l'anniversario dell'ingresso di Carlo V nella città. Gli ultimi 3 ff. n.n. contengono con titolo proprio e data di stampa 1721: il ''Simulacro della Gloria scolpito nel cuore di Messina. Serenata a quattro voci posta in musica dal Signor Dottor D. Francesco Tozzi''. Dell'autore Charelli si sa che nacque a Messina nel 1658 e fu gesuita. . La tavola incisa da Paolo Filocamo è una magnifica veduta a volo d'uccello della città (mm.330x400 e margini), ogni dettaglio (il porto con le navi e i galeoni, le case, le chiese, il faro..) è delineato con una nitidezza fuori dal comune; in alto compare la Madonna della Lettera attorniata da un trionfo di Angeli che reggono lo stemma di Messina e una pergamena. Le tavole dello Juvarra raffigurano il trono eretto per il monarca e il Collegio dei Gesuiti ornato con arazzi, fiori e fiaccole, mostrando l'ingegno del grande architetto già giunto alla fama a Torino e Roma. Infine la tavola delineata dal Barbieri e incisa da Arena è una veduta dell'arco trionfale eretto per l'occasione. La stampa tipografica di questo rarissimo libro venne affidata a Michele Chiaramonte, grande tipografo messinese attivo tra 1720 e 1753, che per quest'opera si associò agli eredi di Vincenzo D'Amico. Magnifico esemplare, assai fresco e prezioso.. Watanabe 562. Mira I 221/222. Moncada 576. Manca a Ruggieri..
Seconda edizione, ma sempre del 1567, della celebre pianta prospettica della città di Gaspare Argaria edita a Roma da Antonio Lafreri. La prima edizione è con testo topografico, mentre qui è inciso in lastra.Descrizione tratta da Bifolco-Ronca, "Cartografia e topografia italiana del XVI secolo. Catalogo ragionato delle opere a stampa" (pubblicazione prevista per febbraio 2018).Titolo & iscrizioni In alto al centro il titolo LA NOBILE CITTA DI MESSINA. In basso a destra in un cartiglio All.’Illustr.mo & Eccellentissimo S. Duca di Bibona Unico padron mio. Essendo la Citta di Messina in Sicilia fra tutte le Citta d’Europa bellissi.ma dà occasionè à molti laudar’ il bel Sito, i superbi Castelli, & il miracoloso Porto, che molti che mai vi furno no[n] vogliono credere che il braccio di S.ta Rainieri dalla Natura fosse si fatto, e però hò preso ardire per sotisfation di molti difar questa Descrittione, mostrando qua[n]do più ho possuto per i numeri tutti i Castelli, Forti, Fonte, Strade, Piazze, Chiese, Conventi, Monasteri, & altri lochi, & à V. E. Come dignissimo Principe in quella Isola, & Protettor di essa Città, per la bo[n]ta degl’infiniti meriti Suoi: ardisco consacrarle questa mia poca fatica, spera[n]do con il tempo di offrirle cosa più grata, cosi humile la suplico à riceverla benignamente. Di Roma a di 24 Maggio 1567. Di V. E. servo devotissimo Gasparo Argaria. Sotto l’inprinting editoriale In Roma per Antonj Lafrerj. Al centro nel mare una rosa dei venti con il nord a destra. Nella striscia di terra che delimita il porto raffigurato l’arsenale e la didascalia Arsenal novo fatto lanno 1565. Lungo il margine inferiore, stampata con caratteri tipografici legenda numerica di 167 rimandi a luoghi e monumenti notabili, distribuita su quattordici colonne. Carta priva di scala grafica. Acquaforte e bulino mm 405x550.Notizie storico criticheLa pianta prospettica di Gaspare Argaria, costituisce la prima immagine complessiva della città. È anche la prima a riportare l’Arsenale Nuovo, costruito sul braccio di San Ranieri nel 1565 - Arcenal Novo fato L anno 1565. Il disegno è molto accurato e particolareggiato: oltre agli edifici restituiti in maniera molto realistica, si notano le numerose tipologie di imbarcazioni dell’epoca presenti nel porto e nello Stretto, di cui, tra l’altro, è anche mostrata la costa della Calabria entro il margine inferiore dell’immagine. Nella parte inferiore del foglio è presente una dettagliata legenda, con 167 richiami ai luoghi rappresentati nella pianta, come precisato nella dedicatoria: … mostrando di quā[n]to più ho possuto per’ i numeri tutti i Castelli, Forti, Fonte, Strade, Piazze, Chiese, Conuenti, Monasteri, & altri lochi ... La pianta è dedicata dall’autore al nobile siciliano Pietro de Luna e Salviati (1520-1575), primo Duca di Bivona, a cui, anche in virtù del suo propizio matrimonio con la figlia del viceré di Sicilia, Giovanni de Vega, era stato recentemente conferito questo titolo da Carlo V, Re di Spagna, Re d’Italia, Arciduca d’Austria e Imperatore del S.R.I. Germanico. La carta è presente nell’inventario della tipografia Lafreri (n. 147) indicata semplicemente come “Messina”; non risulta, invece, nell’inventario di Stefano Duchetti ed è quindi plausibile che la lastra fu in possesso di Claudio Duchetti. Sono note anche le tirature di Orlandi e Van Schoel; quest’ultima reca l’immagine della Vergine aggiunta in alto a destra e solo 166 rimandi nella legenda.Stati & edizioni: 1°: come descritto, con indirizzo In Roma per Antonj Lafrerj. Legenda in basso stampata con caratteri tipografici.2°: sempre con indirizzo In Roma per Antonj Lafrerj. Legenda in basso incisa sulla lastra.3°: aggiunto l’indirizzo Ioannes Orladi formis romae 1602.4°: il nome di Orlandi sostituito da Henricus va Schoel formis romae. Rappresentazione della Vergine in alto a destra.Bibliografia: a) Alberti (2010): n... Second state, published in the same year of the first one,1567 and by the same publisher, Antonio Lafreri. In this edition, the text is also engraved (first edition with typographic text).Etching and engraving. This perspective plan is the first overall image of Messina. It's also the first one to shows the New Arsenals, built on the arm of St. Ranieri in 1565 - Arcenale Novo fate L anno 1565. The design is very accurate and detailed: besides the rendering of the buildings that's very realistic, there are many kind of ships. At the bottom of the image, is also shown the coast of Calabria.Decorative cartouche containing descriptive text. Compass rose. North oriented toward right of sheet. Shows topography, vegetation, buildings, roads.At the bottom, a key of 167 notable places or buildings. At bottom right the dedication to Pietro de Luna e Salviati (1520-1575), first Duke of Bivona.Literature: Benevolo (1969): pp. 70-71, tav. XI; Mostra Bergamo (2016): n. 74; Rubach (2016): n. 232; Tooley (1939): n. 388; Tooley (1983): n. 388d;Known examples: 1°: Parigi, Bibliothèque Nationale; Roma, Biblioteca Nazionale; Roma, Istituto Centrale per la Grafica. 2°: Atlante Stevens-Beans-Nebenzahl; Chicago, Newberry Library; Firenze, Biblioteca Nazionale (3); Londra, British Library; Londra, Royal Geographical Society; Madrid, Real Biblioteca; Milano, Raccolta Bertarelli; Parigi, Bibliothèque Nationale; Roma, Biblioteca Nazionale (2); Roma, Casanatense; Sint-Niklaas, Kowk; Stanford, University Library; Stoccarda, Württembergische Landesbibliothek; Torino, Archivio di Stato; Washington, Library of Congress; Yale, University Library. 3°: Fano, Federiciana; Parigi, Bibliothèque Nationale. 4°: Malta, National Library; Roma, Istituto Centrale per la Grafica.
in-4, pp. (8), 180, legatura coeva p. pelle (con vari difetti e dorso rifatto). Con capilettera, testatine e finalini silografati Magnifica opera che descrive la prima visita in Sicilia degli augusti sposi e la loro incoronazione a Palermo (Vittorio Amedeo, duca di Savoia, nel 1713, a seguito del trattato di Utrecht, era divenuto re di Sicilia); vi sono dettagliatamente illustrati, anche attraverso le splendide tavole, i preparativi della città con archi trionfali e addobbo di palazzi pubblici e privati, fuochi d'artificio, medaglie e tavola marmorea commemorativa in duomo e soprattutto la magnifica tavola più volte ripiegata (mm. 280 x 830) raffigurante la ''cavalcata reale'' con veduta del porto e della città di Palermo. L'autore (Palermo 1656-1728) fu teologo e letterato, membro dell'Accademia dei Riaccesi di Palermo e fondatore di quella degli Animosi in Venezia. Esemplare modesto (vari fori di tarlo, due piccoli timbri nel margine infereriore del titolo, lievi ingialliture, parzialmente colorata la tavola in fronte a p. 88). L'opera contiene originariamente 20 tavole incluso il frontespizio. Sono presenti le seguenti tavole: 1-Prospetto della Piazza Vigliena (tra p. 52-53)2-Apparato e Pompa negli archi della Basilica Metropolitana (P. 66-67)3-Arco trionfale Palermo (80-81)4-Prospetto dell'arco trionfale Porta Felice (84-85)5-Arco trionfale nel cassaro di Palermo (tracce di coloritura, tra pp. 88-89)6-Arco trionfale....nel cassaro di Palermo (pp. 92-93)7-Fonte Pretoriano (pp. 94-95)8-Prospetto del Seminario palermitano dei Chierici (PP. 100-101)9-Prospetto della casa del Signor Casimiro Drago (110-111)10-Facciato del Palazzo del Marchese di Geraci (112-113)11-Facciata Palazzo Villafranca (114-115)12- Facciata Palazzo Barone Tarallo (118-119)13-Parte (1 foglio) grande veduta di Palermo (136-137)14-Macchina dei giochi artificiali (146-147)15-Pensieri espressi in pittura presso la casa Marchese Fernandez (154-155)16-Vittorio Amedeo Sabaudo Tabella marmorea (174-175) MANCANTE delle seguenti tavole: 1-Frontespizio con l'arrivo di Vittorio Amedeo ed Anna d'Orleans; 2- Incoronazione Vittorio Amedeo con figure allegoriche (tra p. 120 e 121), 3-purtroppo manca quasi per intero la lunghissima tavola raffigurante la ''cavalcata reale''; ne rimangono solo ca. 20 cm. su gli originali 83; 4-tavola medaglie d'argento (tra 172 e 173); 5-Monumento con incoronazione Amedeo di Savoia entro ovale (tra 176 e 177).. Manca a Vinet, Berlin Kat., Lipperheide e Ruggieri (che al n. 835 registra una festa del 1711 con tav. degli stessi autori). Mira II, 470..
Acquaforte e bulino, 1809-10. Grande carta murale in 4 fogli, da unire. Piccoli restauri e abrasioni al foglio 1 (in alto a sinistra), per il resto in ottimo sttao di conservazione.Si tratta della prima carta ufficiale della Sicilia, ovvero prodotta da un ente di Stato: l’Officio Topografico dello Stato Maggiore, che si legge nel cartiglio. L’ente, istituito nel 1807, era preposto al rilevamento e alla realizzazione di carte topografiche e militari. Nel 1808 fu approvata la proposta di realizzazione di una carta topografica basata su un nuovo rilievo, sotto la guida dell’astronomo Piazzi, direttore dell’Osservatorio astronomico di Palermo. Contrasti tra i civili e i militari anche sulle finalità della carta portarono ad abbandonare l’idea di una nuova carta rilevata sul terreno, e si preferì una “riconoscenza militare del regno” appoggiandosi alla cartografia già esistente, cioè alla carta di Schmettau del 1719-21. Così, nel giro di un paio di anni fu possibile allestire una carta dell’isola in quattro fogli, a una scala leggermente maggiore di quella delle carte a stampa di Schmetteau. Di queste riprende anche il sistema di coordinate, che viene solo marginalmente corretto da una indicazione che compare sul primo foglio, ove in alto al centro è indicato un segmento del meridiano 31, spostato verso oriente di circa 5 primi, con la scritta “Merdiano corretto”.La carta fu incisa sotto la guida di Tommaso Lomastro, capo incisore dell’Officio, da Pietro Weingher, Ferdinando Morghen e da Raffaele Lombardo per i caratteri. Il grande cartiglio con il titolo del primo foglio è una copia fedele di quello utilizzato da Paolo Santini per la carta dell’Inghilterra inserita nel suo Atlas Universel del 1776. È curioso notare come il carattere scelto dai responsabili dell’Officio sia stato tratto dalla tavola che rappresentava la potenza straniera sulle quali erano fondate le sorti del regno di Sicilia.Una lunga legenda di “segni e abbreviature”, incisa su una lapide marmorea posta tra i ruderi di una improbabile antichità siciliana, descrive con mola cura le città nelle varie dimensioni e forme, porti mercantili, mulini, strade. Scheda tratta da: Valerio-Spagnolo, Sicilia 1477-1861 la collezione Spagnolo-Patermo, p. 582, n. 292 Acquaforte e bulino, 1809-10. Grande carta murale in 4 fogli, da unire. Piccoli restauri e abrasioni al foglio 1 (in alto a sinistra), per il resto in ottimo sttao di conservazione.Si tratta della prima carta ufficiale della Sicilia, ovvero prodotta da un ente di Stato: l’Officio Topografico dello Stato Maggiore, che si legge nel cartiglio. L’ente, istituito nel 1807, era preposto al rilevamento e alla realizzazione di carte topografiche e militari. Nel 1808 fu approvata la proposta di realizzazione di una carta topografica basata su un nuovo rilievo, sotto la guida dell’astronomo Piazzi, direttore dell’Osservatorio astronomico di Palermo. Contrasti tra i civili e i militari anche sulle finalità della carta portarono ad abbandonare l’idea di una nuova carta rilevata sul terreno, e si preferì una “riconoscenza militare del regno” appoggiandosi alla cartografia già esistente, cioè alla carta di Schmettau del 1719-21. Così, nel giro di un paio di anni fu possibile allestire una carta dell’isola in quattro fogli, a una scala leggermente maggiore di quella delle carte a stampa di Schmetteau. Di queste riprende anche il sistema di coordinate, che viene solo marginalmente corretto da una indicazione che compare sul primo foglio, ove in alto al centro è indicato un segmento del meridiano 31, spostato verso oriente di circa 5 primi, con la scritta “Merdiano corretto”.La carta fu incisa sotto la guida di Tommaso Lomastro, capo incisore dell’Officio, da Pietro Weingher, Ferdinando Morghen e da Raffaele Lombardo per i caratteri. Il grande cartiglio con il titolo del primo foglio è una copia fedele di quello utilizzato da Paolo Santini per la carta dell’Inghilterra inserita nel suo Atlas Universel del 1776. È curioso notare come il carattere scelto dai responsabili dell’Officio sia stato tratto dalla tavola che rappresentava la potenza straniera sulle quali erano fondate le sorti del regno di Sicilia.Una lunga legenda di “segni e abbreviature”, incisa su una lapide marmorea posta tra i ruderi di una improbabile antichità siciliana, descrive con mola cura le città nelle varie dimensioni e forme, porti mercantili, mulini, strade. Scheda tratta da: Valerio-Spagnolo, Sicilia 1477-1861 la collezione Spagnolo-Patermo, p. 582, n. 292 Dufour/La Gumina p. 253, 316; La collezione Spagnolo-Patermo, p. 582, 292.
gr. vol. in-4 gr., pp. XVI, 291, LXXIII, (18), bella leg. mod. m. pelle con angoli, tit. oro al d., carta dec. ai piatti, in cofanetto. Con una gr. tav. ripiegata con la topografia della Sicilia e 13 bellissime tavv. in acquatinta con vedute, costumi siciliani, antichità, etc... [014]
in-8, pp. (4), 105, leg. p. perg. coeva con doppio tass. al d., tagli spruzzati. Con 20 belle tavv. inc. in rame più volte ripiegate raff. pesci e fiori, con riferimento al testo. L'A. (1783-1840) fu biologo e botanico americano di origine germanica ma residente in Sicilia dal 1804, dove si dedicò principalmente all'ittiologia oltre a scivere alcuni libri di storia naturale e una "Flora Sicula" che non fu mai pubblicata. La sua vita fu avventurosa, si spingeva a teorie scientifiche che gli vennero confutate; poliglotta e molto erudito, viaggiò parecchio per i suoi studi e costituì preziose collezioni poi disperse, tra cui quella di conchiglie (60.000 pezzi e 50 casse di libri della sua biblioteca) naufragata in mare durante un viaggio di ritorno negli Stati Uniti. Gli è stata anche dedicata una specie botanica con il nome di "rafinesque". Mira II, p. 260: "Molto raro". Bellliss. esempl. [527]
Lugduni Batavorum, Petri Vander Aa, 1723. In folio. (mm. 420). Pergamena coeva con titolo entro tassello al dorso; taglio giallo. Frontespizio figurato, ritratto, frontespizio, dedica, pp. 16, 268, (2). Con 10 tavole f.t. più volte ripiegate, una generale più le nove, numerate da I a IX, che unite formano l’intera carta della Siracusa antica. Altre 10 tavole f.t. descrivono monumenti e monete antiche che si trovano anche illustrate nelle numerose incisioni nel testo.
5 parti in 3 vol. in-4, pp. 684 (mal num. 678), 43, (3); (4), 341, (15)+(2), 289, (25); (12), 251+(2), 288, (6); leg. coeva p. perg. con tit. oro ai dorsi (lievi difetti a quella del tomo II). Nel primo vol., dedicato al Re Carlo Emanuele di Savoia, trovasi una stupenda carta geogr. della Sicilia inc. in rame ripieg. f.t. (cm. 29x36). Prima edizione di quest'opera importantissima sulle vicende della Sicilia, che molto raramente trovasi completa dei 3 vol. perché pubblicati a distanza di vari anni. Il primo vol. fu pubblicato dall'autore (deceduto nel 1724) e contiene la storia dai tempi più remoti fino al 1054; i vol. secondo e terzo, pubblicati postumi dal fratello Francesco, proseguono la narrazione rispettivamente fino al 1409 e 1713. "Giambattista Caruso, nato in Polizzi, fu celebre storico, letterato ed erudito...Nell'anno 1700 si portò a Parigi, ove fece conoscenza col celebre Mabillon, che gli ispirò il gusto per le investigazioni storiche, e gli consigliò di applicarsi alla patria storia. Tornato in Palermo si diede esclusivamente a questo studio, e molto vi si distinse, cominciando con lui la critica nella storia di Sicilia..." (Mira). Esempl. bello e marginoso, con ex-libris V. Zappalà-Lascaris (aloni d'umido nella metà infer. del I vol., più sensibili all'inizio ed in fine).. Narbone I, 178. Lozzi 5021, note. Platner 359 (solo vol. I). Mira, I, 186-187..
2 parti in un vol. in-4 antico, pp. (4), 112, (2), 240, (2), leg. p. perg. molle coeva. Con 3 gr. tavv. inc. in rame ripp. f.t. raffiguranti la battaglia di Francavilla, l’assedio di Messina e gli accampamenti delle truppe all’Arenella nei pressi di Palermo. Rara opera storica sulla guerra tra Spagna e Francia all’indomani del trattato di Utrecht, mentre nella seconda parte in particolare sono analizzati gli avvenimenti e gli effetti della cacciata degli Spagnoli da Messina tra il 1719 e 1720. Prima edizione. Mira I, p. 296. Lozzi 5016. Melzi I, 294 (per l’attribuzione dell’A.). Riparati due strappi alle tavv. e minima mancanza di perg. ai lembi dei piatti, ma fresco esempl. a larghi margini. [284]
3 parti in un vol. in folio, pp. VII, CVI, 103, 20, IX, 15, IX, bella leg. m. pelle coeva con fregi e tit. oro al d. con nervi, angoli, piatti in cart. dec. Tagli spruzzati.Vignette inc. in rame su ciascuno dei 3 front. Gr. vignette, finalini e iniziali in rame.Con 125 tavv. di monete inc. in rame da Melchiorre de Bella e Giuseppe Garofalo. Poderosa opera in edizione originale dedicata alla numismatica siciliana, completa di Supplemento, illustrata da splendide tavv. di monete siciliane di epoca greca e romana. Noto anche con lo pseudonimo di Selinunte Drogonteo, Gabriello Castelli principe di Torremuzza (Palermo 1727-1794) fu antiquario e numismatico. Alcune chiose marginali nella parte di Supplemento. Brunet V, 889: "Ouvrage peu commun et recherchè". Mira I, 197f: "Questa è la più ricca ed accurata collezione che abbiamo di siciliana numismatica, e presenta 107 tavole corredate di opportune illustrazioni delle monete generali e particolari dei popoli e dei principi anteriori all'epoca saracena. Questa numismatica siciliana viene seguita dalle due seguenti Appendici [...] Bisogna osservare che per mancanza delle tavole de' due supplementi se ne fece una ristampa a litografia e per essere l'esemplare ben completo debbono essere le tavole quelle incise in rame. Raro, completo con le tavole in rame [...] Negli esemplari con le tavole a litografia perdono il terzo del valore". Bassoli p.35. Cerniera del primo piatto legg. allentata. Ottimo esempl. a larghi margini su carta forte. [464]
In 4°(210x140); pagg. 366, c.nn. 5. Bella antiporta allegorica incisa in rame, in cui si vede in alto a sinistra la ninfa Arethusa che mostra la città a volo d'uccello, dove appaiono il Duomo e la Torre Normanna, crollata nel 1693, la figura del fiume Anapo, come un vecchio barbuto disteso fra le canne, al centro il titolo racchiuso da fregio floreale; questa immagine è considerata una delle pochissime testimonianze storiche conservate dell'antica Siracusa; in basso vi sono le armi dell'autore, Giacomo Bonanno e Colonna, duca di Montalbano.Vignetta al frontespizio con le armi cittadine in rame, capolettera e ricchi fregi silografici. Piena pergamena floscia coeva con titoli calligrafici al dorso.<BR>Edizione originale, assai rara (considerato rarissimo da Mira, Dura, Lozzi, e Haym) e ricercata storiografia di Siracusa; di altissimo valore per gli studiosi delle antichità di questa famosa città siciliana, sebbene un pizzico di fantasia si fonda con la scientificità del testo. L'opera è divisa in due parti, la prima: in 10 capitoli è una descrizione topografica e archeologica, la seconda suddivisa in 8 capitoli, tratta dei siracusani celebri. L'autore nobile messinese, fu buon letterato. Pietro Carrera (segretario di Bonanno) sia nelle sue Memorie storiche della città di Catania (1639 -41) che nella Risposta e censura contro le opposizioni di fr. D. Mariano Perello (1643), afferma più volte di essere lui l'autore e non il duca di Montalbano, ma venne chiaramente smentito da Giovanni Ventimiglia nel suo libro De' poeti siciliani, Napoli, 1663; il Mongitore sposa tale tesi e lo stesso Bermann, nel Thesaurus antiquitatum et historiarum Siciliae (1723 -25) conferma il nome del Bonanno come autore. Ottimo esemplare. Lozzi, II, 5177; Mira, I, 115; Dura, 1814; Graesse I, 480; British Library, STC Italian, 161; Cicognara 2653; Brunet I, 1086.<BR>
2 voll. in folio, pp. (8), 110, (2), 542; (4), 543-1193, (25), bella leg. p. perg. coeva con unghie, nervi, tagli color. Iniziali e final. xilogr. Con una tav. f.t raff. antiche iscrizioni arabe, e 2 tabelle ripiegate di alberi genealogici. Prima ediz. di opera fondamentale per la storia della Sicilia medievale in cui l'A. [XXX] raccoglie testi di antiche cronache, documenti, e testimonianze di epoca saracena, normanna, sveva fino al dominio aragaonese. Mira I, pp.186-187. Lozzi 5021, note. Ai riguardi bianchi di ciascun vol. nota ms di possesso "di Giaco Soranzo" [Giacomo Soranzo], nobile collezionista veneziano. Ex libris H.P.Kraus e ex libris successivo Erio Fiore. Splendido esempl. [172]
In 8° (185x118); pagg. (16), 368 con 30 incisioni in rame compresa l'antiporta figurata e tre carte geogr. fuori testo delle isole principali, più volte ripiegate; inoltre numerose vedute e piante di città, spesso più volte rip., monumenti e personaggi. Pergamena coeva con nervature, titolo su tassello al dorso.<BR>Esemplare in buono stato di conservazione, con qualche minima fioritura saltuaria e alcune macchioline di questo celebre compendio storico apprezzato soprattutto per il ricco apparato iconografico, che ha accentuato la rarefazione dei volumi. Cremonini, 64. <BR><BR>
Carta geografica e nautica dell’isola tratta dal “De Groote Nieuwe veermerdeen Zee-Atlas…”, atlante nautico edito ad Amsterdam circa nel 1718. Figlio del cartografo Johannes van Keulen, Gerard fu incisore e matematico, cartografo ed idrografo della Compagnia delle Indie Orientali. Curò la ristampa delle opere paterne con alcune correzioni ed aggiunte. Incerta è la data di pubblicazione del suo atlante, che comunque, consta di ben 34 edizioni tra il 1680 ed il 1734. Questa carta della Sicilia è stata sicuramente realizzata dopo il 1718, perché è rappresentata la battaglia di Capo Passero tra inglesi e spagnoli, avvenuta proprio in quell'anno. La rappresentazione della Sicilia presenta analogie con quella del Cantelli pubblicata nel 1682, mentre non tiene conto delle correzioni di Delisle. Da idrografo, van Keulen riporta molte informazioni necessarie ai naviganti, segnalando i possibili punti di sbarco. Incisione in rame, bellissima coloritura coeva. Molto rara. Beautiful and rare nautical chart of Sicily taken from "De Nieuwe Groote Zee-Atlas veermerdeen ..." nautical atlas, published in Amsterdam in about 1718. Son of the cartographer Johannes van Keulen, Gerard was an engraver and mathematician, cartographer and hydrographer of the East India Company. Oversaw the reissue of his father's works with some corrections and additions. Uncertain is the date of publication of his atlas, which, however, consists of at least 34 editions between 1680 and 1734. This map of Sicily was certainly engraved after 1718, because it represented the battle of Capo Passero between English and Spanish, which took place in that year. The representation of Sicily has similarities with that by Cantelli published in 1682, while it does consider the corrections of Delisle. As Hydrographer, van Keulen reports much needed information to mariners, signaling the possible landing sites. Copper engraving, beautiful original coloring, perfect condition. Very rare. L. Dufour - A. La Gumina, "Imago Siciliae", p. 182; Sicilia 1477-1861 - La collezione Spagnolo- Patermo, n. 192
2 parti in un gr. vol. in-folio, pp. XXVIII, 420; 301, 1 c.b., 108, bella leg. m. p., c. dec. ai piatti, tagli col. e doppio tass. al d. Testo su due colonne. Rara e fondamentale bibliografia in edizione originale. Bellis. esempl. [335]
In folio (mm. 450x307), mz. pelle coeva con ang., tit. ms. su tassello al dorso. Il volume raccoglie 5 fascicoli con brossura edit. - dal n. XXX al n. XXXIV - con pagine di testo (dalla 63 alla 126) che descrivono 30 tavole incise all’acquatinta con inchiostro bruno - dedicate a Siracusa e dintorni (dal n. 175 al n. 203) e che raffigurano panorami, antichità, scene popolari, ecc. Questo gruppo di tavole è tratto dalla celebre opera sulla Sicilia di Jean Pierre Houel (1735-1813), pittore, architetto e incisore francese, pubblicata fra il 1782 e il 1787 in 4 volumi, ed illustrata da 264 tavole. L’opera di Houel, per il rigore scientifico con cui l’autore realizza piante, sezioni e proiezioni ortogonali degli antichi monumenti, e per le informazioni che offre sugli aspetti antropologici ed etnologici dell’isola, costituisce una preziosa ed ineguagliabile testimonianza della Sicilia del Settecento. L’uso dell’acquatinta nei toni di seppia consentirà a Houel di ottenere incisioni con effetti chiaroscurali più vicini alla sua sensibilità di pittore. Cfr. Cohen, p. 500: “Beau livre rempli d’estampes tirées en bistre de manière à imiter le dessin et curieux en ce que l’auteur a gravé ses propres compositions exécutées d’après nature” - Lewine, p. 247 - Moncada Lo Giudice: “Una delle più sontuose opere grafiche del ‘700 sull’Italia meridionale”. Esemplare ben conservato.
2 volumi in-8, pp. XX, 236; 256, leg. coeva in pelle moucheté, titolo oro al dorso, tagli rossi. Completo di 3 carte più volte ripiegate (della Sicilia Antiqua tratta dal Cluverio; della Sicilia moderna disegnata dall'Autore; dell'Etna tratta dal Recupero, tutte incise da Pittarelli) e di 26 tavole f.t. raffiguranti costumi, piante, antichità, monumenti, iscrizioni, tutte incise da Dell'Acqua e disegnate dall'autore. Prima edizione del resoconto del viaggio in Sicilia e a Malta compiuto dal conte De Borch, scienziato e naturalista di origine polacca, tra il 1776 e il 1777. L'opera vuole essere una revisione e approfondimento del lavoro del Brydonne (1775), spesso criticato e accusato dall'A. di superficialità. Interessante per gli spunti sulla vita popolare alla fine del XVIII secolo in Sicilia e per il repertorio iconografico proposto nelle tavole. Ottimo esemplare.. Mira I, 121. Fossati-Bellani 104. Moncada 288-289. Brunet 2021. Graesse I, 494..
in-4, pp. (2), XX, 420, leg. coeva p. perg., tit. e fregi oro al dorso. Con vignetta inc. al tit., testatina con le armi di Mons. Giacomo Bonanno, vescovo di Patti, a cui l'opera è dedicata, altra testatina a pag. 1, due iniziali inc. Prima edizione di questa vasta e rara opera sulla storia degli Ebrei di Sicilia. ''L'opera è divisa in due parti. Nella prima espone la condizione degli Ebrei nell'isola nostra; e nella seconda tutte le loro comunità. ...Scritta con sana critica grave, e ricca di monumenti'' (Mira). Giov. De Giovanni (1699-1753) fu canonico della metropolitana di Palermo e inquisitore fiscale per la Corte Inquirente della Sicilia. Bell'esempl. marginoso, impresso su carta forte.. Narbone I, 183. Mira I, 432. Manca alla biblioteca Moncada Lo Giudice..
Carta geografica per la prima volta inserita nel'operal Atlas Major, circa 1680. Adornata da cartigli contenenti le vedute e piante di Messina, Palermo, Catania e Trapani, oltre ad una pianta di Messina indicata per errore come Milazzo. Dato il successo che riscosse, la carta fu ristampata nei primi decenni del secolo successivo dagli editori Covens e Mortier e dagli Ottens. Per qualità della coloritura e tipologia della carta assegnamo questa lastra alla tipografia Ottens, datando la tiratura intorno al 1730. Incisione in rame, bellissima coloritura coeva, in ottimo stato di conservazione. Map published for the first time in the Atlas Major, 1680 circa. It is decorated with cartouches depicting views and plans of Messina, Palermo, Catania and Trapani, and a plan of Messina erroneously called Milazzo. Due to the great outcome, the map was reissued in the first years of 1700 by Covens and Mortier and by the Ottens. The quality of the colour and the paper make us presume it was published by Ottens, around 1730. Copper engraving, in excellent codnition. L. Dufour - A. La Gumina, "Imago Siciliae", p. 142; Sicilia 1477-1861 - La collezione Spagnolo- Patermo, n. 131
2 vol. in-folio, pp. (con numeraz. continuata) (8), 110, (2), 542; ((4), da 543 a 1193, (25); solida leg. coeva p. perg. Con 3 tav. f.t.: la prima, inc. in rame, riproduce una tav. marmorea con iscrizioni in arabo e latino, le altre due sono alberi genealogici ripieg. dei regnanti Normanni e Svevi. Prima edizione di quest'opera di grande importanza per la storia della Sicilia nel Medio Evo; essa raccoglie i testi di antiche cronache, documenti e testimonianze inedite dell'epoca saracena, normanna, sveva, fino al dominio aragonese (all'inizio dei vol. trovasi l'elenco dettagliato degli scrittori). «Opera molto interessante per la storia di Sicilia...L'autore con somma cura e discernimento raccoglie, ed arricchisce l'opera di eccellenti ed erudite prefazioni, l'adorna di giudiziose e dotte note, ed arricchisce la repubblica delle lettere colla pubblicazione di monumenti e documenti inediti. Egli rischiarò e condusse a perfezione le epoche le più importanti della nostra storia...» (Mira I, 186-7). G.B. Caruso (1673-1724) fu celebre storico, letterato ed erudito. Bellissimo esempl., marginoso e fresco, su carta forte.. Narbone II, 143-5. Lozzi 5021, note. Moncada n.505..
... Quarum unaquaeque proprio charactere signata, ab aliis ejusdem classis facile distinguitur. Auctore Paulo Boccone Panormitano Siculo, serenissimi magni Hetruriae ducis olim botanico. -Un volume (18x23,7 cm) di (8)-96-(8) pagine. Con 52 tavole botaniche incise nel testo. Vecchia nota di possesso alla pagina di titolo, datata 1690. Minimi restauri all'angolo superiore delle prime tre carte. Le ultime quattro carte (8pp) sono occupate dalla dedica del curatore, Robert Motison, a Charles Hatton. In lingua latina. Legatura inglese coeva in piena pelle, ma il dorso è stato completamente rifatto (in modo professionale). Ottimo esemplare genuino di questo raffinato libro di botanica di Sicilia, Malta, Francia e Italia (ma in realtà quasi completamente dedicato alla Sicilia). Paolo Boccone (1633-1704) “raccolse e studiò le numerose e diverse specie di piante tipiche delle varie regioni, contemporaneamente osservando qualsiasi evento naturale che si presentasse alla propria attenzione con spirito, se non sempre critico, certo chiarificatore e analizzatore. Delle piante raccolte dette per primo una classificazione, obbedendo in ciò a quella che era ormai sentita come urgente necessità dai naturalisti del Seicento, posti di fronte ad una quantità sempre crescente di specie naturali, che le nuove esplorazioni ed il più vivo spirito di osservazione avevano portato alla conoscenza umana. Per queste ragioni il B. fu considerato uno degli iniziatori degli studi sistematici sulla flora europea, e come tale acquistò solida fama presso i contemporanei e gli studiosi del secolo successivo.” (Isabella Sermonti Spada, in Dizionario Biografico degli Italiani)
in folio, pp. XXV, 300, (2), 33, splendida leg. m. pelle coeva con fregi e tit. oro al d. con nervi, angoli, piatti in cart. dec. Tagli spruzzati. Con 33 tavv. al fine inc. in rame e molte altre incis. n.t. Le monete sono accuratamente descritte, con indici al fine. Ediz. orig. di opera fondamentale per lo studio delle monete cufiche, cioè le monete coniate dai Normanni in Italia meridionale tra l'XI e il XII sec. Il principe Domenico Spinelli(1788-1863) che fu archeologo, numismatico e collezionista, classifica e analizza le maggiori collezioni sia private che del Museo Borbonico indicando anno di conio, descrizione, peso, metallo, etc... Michele Tafuri ne cura l'edizione con un ricco apparato iconografico dell'incisore Andrea Rusco, e con caratteri tipografici arabici del testo che derivano dalla prestigiosa stamperia Bodoni. Bassoli, p.79. Mira II, 382. Splendido esempl. di opera di grande rarità. [462]
8° (175x106 mm). 16 pp. Woodcut ornament on title. Unbound, preserved in modern red marbled wrappers. A good, uncut copy, browned leaves, a few staining, slightly frayed the upper blank margin. On upper front author's dedication, now almost unreadble. Rare first edition of a third rime poem written in Sicilian dialect, inspired to the earthquake that on 11 January 1693 destroyed the city of Catania.. S. Nicolosi, Apocalisse in Sicilia. Il terremoto del 1693, Catania 1983; M. Condorelli, Un tirrimoti ranni. Lectures du tremblement de terre de Sicile de 1693, Catania 2012; Idem, Le tremblement de terre de Sicile de 1693 et l'Europe. Diffusion des nouvelles et retentissement in "dimensioni e problemi della ricerca storica", 2 (2013), pp. 139-166..