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RARISSIMO PRIMO STATO Primo stato, del celebre panorama dal Gianicolo che viene attribuito alla mano di Lugi Nisi-Cavalieri (Roma XIX sec.) e Augusto Marchetti (Forli 1813 – Roma 1871) per l'editore Tommaso Cuccioni.Prova avanti i ritocchi a bulino nel paesaggio e nel grande albero a sinistra; nel nostro esemplare l’uso del bulino si limita alla quinta arborea in primo piano, che inquadra la terrazza del Gianicolo, mentre la città ed il paesaggio è delineato a solo contorno.Scrive Barbara Jatta: "L'opera non è citata dai comuni repertori e la mancanza di iscrizioni ci induce a formulare solamente delle ipotesi attributive. È noto un esemplare della stampa (Roma, BASA) che indica come editore, e committente, Tommaso Cuccioni, attivo a via Condotti n. 18. Di lui si conosce anche un piccolo panorama della città che, perfettamente corrispondente a questo in esame, seppure di dimensioni molto ridotte, reca le indicazioni A. Marchetti inc il paesaggio L. Nisi-Cavalieri inc. il Panorama. Sembra dunque possibile, vista la corrispondenza tra i due incisori, che anche la presente sia da ricondurre ai medesimi autori. […] Il Cuccioni fu anche uno dei primi e più noti fotografi romani dell'Ottocento. […] Il panorama di Roma dal Gianicolo qui esposto ha senza dubbio una stretta relazione con gli esordi della tecnica fotografica. Eseguito ad acquaforte e bulino, esso deve la sua impostazione di base all'uso di strumenti meccanici". Inoltre: "Del panorama esiste anche un esemplare inciso al tratto acquafortistico, non terminato con il bulino, e avantilettera (Biblioteca Apostolica Vaticana, Stampe Ashby, Miscell. Panorami 24) che reca solamente un timbro a secco con le iniziali C. F. ad oggi non identificate" (cfr. Barbara Jatta in Roma Veduta, p. 230).Dunque, se l'attribuzione al Nisi-Cavalieri e al Marchetti è, sebbene plausibile, puramente congetturata, la commitenza di Tommaso Cuccioni e invece certa. Fatto che ci induce ad indicarlo, in qualità di editore, commitente e fotografo, come l'autore principale di questa veduta. Il timbro a secco che la Jatta identifica in "C. F." a noi appare chiaramente come un "C. T."; monogramma che identifica - fuori ogni dubbio - Tommaso Cuccioni.La stesura definitiva, con ritocco a bulino e completamento della lastra, reca l'imprint "Si trova vendibile presso l'Editore Tommaso Cuccioni, Negoziante di Stampe. Roma, Via della Croce n. 88". L'indirizzo di via della Croce 88 mette anche in dubbio la datazione assegnata da Barbara Jatta all'opera (1848 circa) che potrebbe essere quindi anche precedente. In accordo con le sue note biografiche infatti (cfr. Marina Miraglia - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 31, 1985) il Cuccioni viene descritto gia attivo all'indirizzo di Via Condotti 18 nel prima della morte di papa Gregorio XVI (1846). Una datazione intorno al 1840, ci sembra più compatibile con le note biografiche.Acquaforte e bulino, stampata su tre fogli di carta databile alla prima metà del'800, con margini, in eccellente stato di conservazione. Rarissimo. VERY RARE FIRST STATE First state, of the famous panorama from the Janiculum Hill that is attributed to the hand of Lugi Nisi-Cavalieri (Rome XIX sec.) and Augusto Marchetti (Forli 1813 - Rome 1871) for the publisher Tommaso Cuccioni.A proof state, before the burin retouches in the landscape and in the large tree on the left; in our exemplar the use of the burin is limited to the foreground, which frames the terrace of the Janiculum hill, while the city and the landscape is outlined with the etching only.Barbara Jatta writes: "The work is not mentioned by the common repertories and the lack of inscriptions leads us to formulate only attributive hypotheses. It is known a copy of the work (Rome, BASA) that indicates as publisher, and client, Tommaso Cuccioni, active in Rome, via Condotti n. 18. We also know of him a small panorama of the city that, perfectly corresponding to this one, even if of very small dimensions, bears the indications "A. Marchetti inc. il paesaggio L. Nisi-Cavalieri inc. il Panorama". It seems therefore possible, considering the correspondence between the two engravers, that also the present one is to be traced back to the same authors. [...] Cuccioni was also one of the first and most famous Roman photographers of the nineteenth century. [...] The panorama of Rome from the Janiculum Hill exhibited here has without doubt a close relationship with the beginnings of photographic technique. Carried out with etching and burin, it owes its basic approach to the use of mechanical instruments". In addition: "Of the panorama there is also an exemple engraved on the etching, not finished with the burin, and before the letter (Biblioteca Apostolica Vaticana, Stampe Ashby, Miscell. Panorami 24) that bears only a mark with the initials C. F. to date unidentified" (cf. Barbara Jatta in Roma Veduta, p. 230).Therefore, if the attribution to Nisi-Cavalieri and Marchetti is, although plausible, purely conjectured, the commission of Tommaso Cuccioni is certain. A fact that leads us to indicate him, as publisher, commissioner and photographer, as the main author of this view. The mark that Barbara Jatta identifies in "C. F." clearly appears to us as a "C. T."; monogram that identifies - beyond any doubt - Tommaso Cuccioni.The final issue, with burin retouching and completion of the plate, bears the imprint "Si trova vendibile presso l'Editore Tommaso Cuccioni, Negoziante di Stampe. Roma, Via della Croce n. 88". The address of via della Croce 88 also puts in doubt the dating assigned by Barbara Jatta to the work (about 1848) that could be therefore also previous. In accordance with her biographical notes in fact (see Marina Miraglia - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 31, 1985) Cuccioni is described already active at the address of Via Condotti 18 before the death of Pope Gregory XVI (1846). A dating around 1840, seems to us more compatible with the biographical notes.Etching and engraving, printed on three sheets of paper datable to the first half of the 19th century, with margins, in excellent condition. Very rare. Roma Veduta, p. 230, n. 72; Marigliani p. 364, n. 298.
La Pianta di Roma e del Campo Marzio appartiene al culmine della carriera del Piranesi.Nata dalla necessità di offrire una pianta di riferimento che accompagnasse le 135 tavole delle Vedute di Roma, l'opera fu intesa come tavola finale e indice dell'opera, con con cui veniva spesso venduta e rilegata. Attraverso le tre lastre che compongono questa grande piante, l'autore ha cercato di mettere in relazione le rovine superstiti di epoca antica con la contemporanea topografia di Roma, e di offrire dei riferimenti per i monumenti elencati ai due lati della mappa. Nella parte superiore ha realizzato una mappa della città contemporanea compresa entro le Mura Aureliane, estendendola a nord, a includere il territorio tra Porta del Popolo e Ponte Milvio, e inglobando anche l'area del Campo Marzio.Quest'area è mostrata nel dettaglio in una mappa isolata, in basso a destra, che mostra le antichità più importanti evidenziate da un numero che trova corrispondenza con quelli della mappa più grande. Ai lati, un indice dettagliato dei monumenti, con i numeri corrispondenti nella pianta grande, e con i rimandi ai passaggi più rilevanti delle sue opere maggiori: le Antichità Romane, Della Magnificenza ed Archittettura dei Romani e il Campo Marzio. L'opera è dedicata a papa Clemente XIV (1769-1774).La datazione dell'opera è complessa: - nel catalogo del 1792 di Francesco Piranesi, figlio dell'autore, l'opera è assegnata al 1778, data che, sebbene molto tarda - l'autore muore infatti il 9 novembre di quell'anno - viene accettata da Focillon e Hind. Questa datazione, tuttavia, è certamente basata su un errore, poiché nell'Avvertimento nella parte superiore della mappa, l'autore fa riferimento alla "approvazione che si è degnata mostrarne la Santità di N.ro Sig.re PAPA CLEMENTE XIV felicemente regnante", per cui l'opera non può essere successiva al 1774.A supporto di questa datazione, è un esemplare del Catalogo delle Opere, descritto da Scott, che contiene tre voci manoscritte per tre Vedute di Roma databili al 1774, e indica che la mappa era già disponibile.Esemplare dalla contemporanea edizione romana.Acquaforte e bulino, stampata da tre matrici su tre fogli carta vergata coeva uniti insieme, con filigrana "doppio cerchio e giglio", in ottimo stato di conservazione.Dimensione complessiva dei tre fogli: 132.1 x 82.1 cm Dimensioni complessive delle lastre: 121.2 x 71.1 cm Map of Rome and the Campus Martius, formed by three plates and usually found in association with the Vedute di Roma. He may have felt the need for a reference map to accompany collections of these plates and devised this work to fill this need. Exercising his skills in presenting formidable quantities of information coherently, he sought to relate the surviving remains of antiquity to the contemporary topography of Rome and to offer an easy reference to published information about them. He therefore produced a large map of the modern city within the Aurelian Walls, together with an extension showing the territory to the north, between Porta del Popolo and Ponte Milvio and including the Campus Martius area.This is augmented by a smaller map isolating the principal antiquities, which were marked with numbers correspondending to those in the larger map. Around these Piranesi arranged a detailed index listing the monuments according to their assigned numbers and referring to relevant passages in his major pubblications, including the Antichità Romane, Della Magnificenza ed Archittettura dei Romani and Campo Marzio.The dating of the map is problematic, since, although it is dedicated to Clemente XIV (1769-1774), Francesco Piranesi's 1792 cataloghe assigns is to 1778 and most authorities, including Giesecke, Focillon and Hind, have accepted a late, if not posthumous date; however this date is certainly based on error, since Giambattista, in his Avvertimento at the top of the main map, refers to "l'approvazione che si è degnata mostrarne la Santità di N.ro Sig.re PAPA CLEMENTE XIV felicemente regnante". Supporting evidence for an earlier date comes from an impression of the Catalogo delle Opere, referred to by Scott, which contains manuscript entries for the three Vedute di Roma datable to 1774 and indicates that the map was already available. Etching, printed from the plates on three sheets of contemporary laid paper with watermark, double circle with the fleurs-de-lys.A very good early impression for the contemporary roman edition. Hind, p. 87, [1778-9.]; Focillon 600; Ficacci 700; Wilton-Ely, II, 1008.
In-4 gr. (mm. 355x255), 2 volumi, sontuosa legat. firmata (Tarditi) in marocchino rosso coevo, piatti con ricchissima decoraz. oro a piccoli ferri e al centro le armi imperiali di Napoleone III, dorso a cordoni con decoraz. e titolo oro, dentelles dorate ai risguardi in seta rossa, tagli dorati, pp. (4),VI,(2),357; VIII,515; con 1 ritratto di Giulio Cesare, da un dipinto di Ingres ed inc. in rame da A. Salmon, e con 36 tavole fuori testo a colori di cui 30 a doppia pag. e 6 a pag. singola, per lo più inc. da Erhard Schièble. Vi sono raffigurate: carte geografiche delle varie campagne, piante di campi di battaglie, vedute, dettagli di opere effettuate dai Romani (ponti, gallerie, ecc.). Nel I vol. dedica autografa a: M. le Marquis Pepoli (di mano del segretario) e "souvenir d'amitié / Napoléon" (di mano dell'Imperatore). Il Marchese Gioacchino Napoleone Pepoli era cugino dell'Imperatore. "Edizione fuori commercio tirata esclusivamente per l'Imperatore Napoléon III". Negli stessi anni (1865-66), la presente opera usci' in tiratura normale, in-8, dall'Editore Plon, come precisa Brunet,IV,9 - Cfr. anche Lorenz,III, p. 567. Solo le tavole fuori testo con lievi fioriture ai margini bianchi, altrimenti fresco e bell'esemplare su carta distinta.
(Napoli e Roma -Vedute originali dell’800) COIGNET (Jules Louis Philippe). Vues pittoresques de l'Italie, dessinnes d'après nature , par M. (Jules Louis Philippe ) Coignet, et lithographièes par M.lle Villeneuve, MM. Allaux, Bichebois, Deroy, Enfantin, Gue' Gudin, Joly, Sabatier, etc, etc". Album in folio (cm 43x60), Parigi, Sazerac et Duval, 1825. Legatura coeva m. pelle. L'album comprende 58 magnifiche vedute in litografia realizzate da diversi autori su disegni d'apres nature durante il suo viaggio tra Napoli e Roma del 1825 , del bravo artista francese Jules Coignet (1798-1860). Le tavole raffigurano: Amalfi (5 vedute); Capri (5 vedute): Castellamare di Stabia (3 vedute); Cava (4 vedute); Gragnano (3 vedute); Ischia Montagna San Nicola; Naples (3 vedute); Pompei (2 vedute); Salerno; Sorrento (2 vedute); Vico Equense; Alba (Lac Fucino); Ariccia; Blandusia (fonte); Bolsena; Cappadocia; Castel Gandolfo; Lac Fucino; Marano (Subiaco); Monte Porzio; Nemi Lago; Roma (3 vedute); San Cosimato (2 vedute); San Cosimato; Sorrento (2 vedute); Subiaco (5 vedute); Temple de la Sybille; Terracina; Tivoli Cascate( 4 vedute); Via Appia…;
Incisione su rame (2710 x 1110 mm) costituita da 12 fogli uniti al fine di formare un panorama unico. Brunita, restaurata con rimozione di vernice aggiunta nel corso del secolo XIX e rifoderata su tela neutra.
Acquaforte, 1642, firmata in lastra in basso.Bellissima prova, impressa su carta vergata coeva, con ampi margini, in perfetto stato di conservazione.Inusuale veduta panoramica della città, presa dalle pendici di Monte Mario. La Basilica, in primo piano, è disegnata con grande dettaglio, come pure il panorama della città, dove sono riconoscibili numerose opere architettoniche. "L'incisione è la prima grande veduta di Roma realizzata da Israel Silvestre pochi anni dopo il suo arrivo in città. Questa è ripresa dalle pendici di Monte Mario e il panorama spazia dalla Porta del Popolo al complesso del Vaticano. Il formato oblungo e la scelta del punto di vista verrà largamente ripreso dagli artisti successivi. La veduta venne incisa da un disegno eseguito ad vivum da L. de Lincher, un disegnatore francese poco noto che fu attivo in quegli anni a Roma e fornì i sui disegni a diversi incisori fra i quali anche il conterraneo Francois Collignon" (cfr. Barbara Jatta in "Roma Veduta" p. 164),Il Silvestre, incisore e disegnatore, nasce a Nancy nel 1621. Tra il 1638 e il 1641 viaggiò in Italia; si hanno notizie della sua presenza nella Penisola ancora nel 1643 e nel 1653. Il suo stile fu, all’inizio, piuttosto sciolto, ma dal 1643 in poi divenne più raffinato e delicato, acquisendo accuratezza e precisione senza essere asciutto, risultando a volte simile a quello di Jacques Callot o di Stefano della Bella, con i quali ebbe rapporti di amicizia. Accanto alle testimonianze per la Roma antica mostrò ben presto un grandissimo interesse per la città "moderna", divenendo uno dei precursori del vedutismo - non solo nel campo incisorio - anticipando artisti come Lievin Cruyl e Gaspar van Wittel.Primo, in ordine cronologico, dei quattro panorami dedicati dall’artista francese alla città. Molto rara. Bibliografia Le Blanc III, p. 508, 224; Roma Veduta, pp. 164-165, n. 24; Faucheaux, Catalogue raisonné de l’oeuvre d’Israel Silvestre, 28 II/II. Etching, 1642, signed on lower plate.Beautiful work, printed on contemporary laid paper, wide margins, in very good condition. First, in chronological order, of the four panoramas dedicated by the French artist to the city. The engraving is the first large view of Rome made by Israel Silvestre a few years after his arrival in the city. This is taken from the slopes of Monte Mario and the panorama ranges from the Porta del Popolo to the Vatican complex. The oblong format and the choice of the viewpoint will be largely taken up by the artists who followed. The view was engraved from a drawing made ad vivum by L. de Lincher, a little-known French artist who was active in Rome in those years and supplied his drawings to various engravers, including his fellow countryman Francois Collignon (cf. Barbara Jatta in "Roma Veduta" p. 164) Silvestre, engraver and draftsman, was born in Nancy in 1621. Between 1638 and 1641 he travelled in Italy; we have news of his presence in the Peninsula still in 1643 and 1653. His style was, at the beginning, rather loose, but from 1643 onwards he became more refined and delicate, acquiring accuracy and precision without being dry, sometimes similar to that of Jacques Callot or Stefano della Bella, with whom he had friendly relations. Alongside the evidence for ancient Rome, he soon showed great interest in the 'modern' city, becoming one of the precursors of vedutism - not only in the field of engraving - anticipating artists such as Lievin Vruyl and Gaspar van Wittel. Literature Le Blanc III, p. 508, 224; Roma Veduta, pp. 164-165, n. 24; Faucheaux, Catalogue raisonné de l’oeuvre d’Israel Silvestre, 28 II/II.
Pianta archeologica a proiezione verticale, con rappresentazione in alzato degli edifici antichi. Disegnata ed ideata da Pirro Ligorio, viene incisa da Jacob Bos per l’editore Tramezzino. Si tratta della grande pianta archeologica del Ligorio, frutto della sua valente esperienza di archeologo, che ebbe una grande influenza sulla produzione topografica della città per oltre due secoli. Per elaborare questa pianta, si avvalse della sua profonda conoscenza archeologica delle rovine di Roma, delle fonti classiche e di una vasta documentazione costituita da iscrizioni, bassorilievi e monete antiche. Per la parte topografica il Ligorio si basa sulla pianta del Bufalini del 1551.Roma entro le mura appare come un fantasioso insieme di edifici, alcuni noti e ancora presenti e altri che, sebbene localizzati con una certa esattezza, indubbiamente sono frutto di ricostruzioni abbastanza fantasiose. Non mancano gli errori di localizzazione, come ad esempio il Foro Romano, erroneamente collocato tra il Campidoglio ed il Palatino. Il primo stato della carta è noto solo attraverso gli esemplari conservati al British Museum e alla Philadelphia Library Company. La carta ebbe una ristampa inalterata, circa un secolo dopo per mano di Gian Battista de Rossi. Dopo un altro secolo circa (1773) anche Carlo Losi ne realizza una ristampa dalle lastre originali, che poi furono acquisite da Giovanni Scudellari e ristampate verso il 1820/30.In alto, lungo il bordo superiore, è impresso il titolo: ANTEIQUAE URBIS IMAGO ACCURATISSIME EX VETUSTEIS MONUMENTEIS FORMATA. Nel cartiglio all’angolo superiore sinistro si legge: EFFIGIES ANTIQUAE ROMAE EXVESTIGIIS AEDIFICIORUM RUINIS TESTIMONIO VETERUM AUCTORUM FIDE NUMISMATUM MONUMENTIS AENEIS PLUMBAEIS SAXEIS TIGLINISQUE COLLECTA ATQUE IN HANC TABELLAM REDACTA ATQUE DESCRIPTA A PYRRHO LIGORIO ROMANO PER XIIII REGIONES IN QUAS URBEM DIVISIT IMP CAESAR. AUG. PIOQUE IIII PONT MAX DICATA EXCUDERUNT ROMAE MICHAEL ET FRANCISCUS TRAMEZZINI M.D.LXI. Seguono l’indicazione del privilegio e la firma dell’incisore: Cum privilegio Sum[m]i Pont[ificis] et Senat[us] Venet[iani]. Iacobus Bossius belga incidebat. Orientazione fornita dal punto cardinale SEPTENTRIONE, indicazione collocata nell’angolo in alto a sinistra; il nord-est è in alto. Nella tavola alcuni monumenti e luoghi sono evidenziati attraverso il toponimo.Bulino, stampato su dodici fogli, applicati su tela e più volte ripiegati. Esemplare nel quarto stato finale, della tiratura Scudellari, finemente colorato a mano.Bibliografia:Bifolco - Ronca, Cartografia e Topografia italiana del XVI secolo (2018), pp. 2341-2342, tav. 1207, IV/IV; Destombes (1970): n. 94; Bevilacqua-Fagiolo (2012): p. 25; Caldana (2013): p. 22 e n. I.7; Frutaz (1962): n. XVIIa-b e tavv. 671-684; Hülsen (1915): VIII, pp. 52-53, nn. 31-35; Hülsen (1933): pp. 105-106, VIII; Karrow (1993): n. 51/11 e 51/11.4-51/11.7; Mandowsky-Mitchell (1963): tavv. 75-76; Scaccia Scarafoni (1939: nn. 11-13. Archaeological map with vertical projection, with representation in elevation of ancient buildings. Designed and conceived by Pirro Ligorio, it is engraved by Jacob Bos for the publisher Tramezzino. It is the great archaeological plant of Ligorio, the result of his valuable experience as an archaeologist, which had a great influence on the topographic production of the city for over two centuries. In order to elaborate this plan, he used his deep archaeological knowledge of the ruins of Rome, classical sources and a vast documentation consisting of inscriptions, bas-reliefs and ancient coins. For the topographic part Ligorio is based on the map by Bufalini of 1551.Rome within the walls appears as a fanciful set of buildings, some of them known and still present and others that, although located with a certain accuracy, are undoubtedly the result of quite fanciful reconstructions. There is no lack of localization errors, such as the Roman Forum, erroneously located between the Capitol and the Palatine Hill. The first state of the map is known only through the examples preserved at the British Museum and the Philadelphia Library Company. The ma was reprinted unchanged, about a century later by Gian Battista de Rossi. After another century or so (1773) Carlo Losi also made a reprint from the original plates, which were then acquired by Giovanni Scudellari and reprinted around 1820/30.At the top, along the upper edge, is engraved the title: ANTEIQUAE URBIS IMAGO ACCURATISSIME EX VETUSTEIS MONUMENTEIS FORMATA. In the cartouche in the upper left: EFFIGIES ANTIQUAE ROMAE EXVESTIGIIS AEDIFICIORUM RUINIS TESTIMONIO VETERUM AUCTORUM FIDE NUMISMATUM MONUMENTS AENEIS PLUMBAEIS SAXEIS TIGLINISQUE COLLECTA ATQUE IN HANC TABELLAM REDACTA ATQUE DESCRIPTA A PYRRHO LIGORIO ROMANO PER XIIII REGIONES IN QUAS URBEM DIVISIT IMP CAESAR. AUG. PIOQUE IIII PONT MAX DICATA EXCUDERUNT ROMAE MICHAEL ET FRANCISCUS TRAMEZZINI M.D.LXI. Follow the indication of the privilege and the signature of the engraver: Cum privilegio Sum[m]i Pont[ificis] et Senat[us] Venet[iani]. Iacobus Bossius Belgian incidebat. Orientation provided by the cardinal point SEPTENTRION, indication located in the upper left corner; the northeast is at the top. Engraving, printed on twelve sheets, applied on canvas and folded several times. Exemple in the fourth final state, of the edition by Scudellari. Literature:Bifolco - Ronca, Cartografia e Topografia italiana del XVI secolo (2018), pp. 2341-2342, tav. 1207, IV/IV; Destombes (1970): n. 94; Bevilacqua-Fagiolo (2012): p. 25; Caldana (2013): p. 22 e n. I.7; Frutaz (1962): n. XVIIa-b e tavv. 671-684; Hülsen (1915): VIII, pp. 52-53, nn. 31-35; Hülsen (1933): pp. 105-106, VIII; Karrow (1993): n. 51/11 e 51/11.4-51/11.7; Mandowsky-Mitchell (1963): tavv. 75-76; Scaccia Scarafoni (1939: nn. 11-13. Bifolco - Ronca, Cartografia e Topografia italiana del XVI secolo (2018), pp. 2341-2342, tav. 1207, IV/IV.
in-folio (430x300), ff.25 (titolo litografato e 24 tavole). Sul titolo non è presente la data di stampa che compare, invece sulle tavole. Legatura posteriore in mezza pelle e angoli, titolo e fregi al dorso. La maggior parte delle incisioni sono disegnate da Pinelli (21), 3 da Hullmandel, tutte litografate da questo noto artista inglese. Le scene costituiscono veri e propri spaccati di vita popolare della città e dei dintorni di Roma, resi ancora più suggestivi dalla tecnica incisoria utilizzata. Il metodo di riproduzione consentiva un'ottima resa grafica anche per i colori tenui, permettendo così l'impressione delle varie sfumature espressive e gli esiti della pittura ad acquerello. Charles Hullmandel (1789-1850) Importante litografo. Incontrò Senefelder a Monaco nel 1817, lavorò presso il suo studio londinese al numero 51 di Great Marlborough Street dal 1819 fino alla morte producendo migliaia di stampe. Apportò innovazioni importanti al metodo di stampa a colori (lithotint). Le stampe di Hullmandel furono particolarmente ricercate anche per le opere di storia naturale, geografia e geologia. Il suo saggio del 1824 "The art of drawing on stone" non fu solo un autorevole manuale in materia, ma anche un'appassionata difesa della nuova arte litografica. Esemplare ben conservato e con le tavole ben impresse e fresche.. Colas, Bibliogr. du Costume, 2382. Manca a Lipperheide..
- TERZO STATO con l'imprint della Libreria Spithöver - Terzo stato, del celebre panorama dal Gianicolo che viene attribuito alla mano di Lugi Nisi-Cavalieri (Roma XIX sec.) e Augusto Marchetti (Forli 1813 – Roma 1871) per l'editore Tommaso Cuccioni.Scrive Barbara Jatta: "L'opera non è citata dai comuni repertori e la mancanza di iscrizioni ci induce a formulare solamente delle ipotesi attributive. È noto un esemplare della stampa (Roma, BASA) che indica come editore, e committente, Tommaso Cuccioni, attivo a via Condotti n. 18. Di lui si conosce anche un piccolo panorama della città che, perfettamente corrispondente a questo in esame, seppure di dimensioni molto ridotte, reca le indicazioni A. Marchetti inc il paesaggio L. Nisi-Cavalieri inc. il Panorama. Sembra dunque possibile, vista la corrispondenza tra i due incisori, che anche la presente sia da ricondurre ai medesimi autori. […] Il Cuccioni fu anche uno dei primi e più noti fotografi romani dell'Ottocento. […] Il panorama di Roma dal Gianicolo qui esposto ha senza dubbio una stretta relazione con gli esordi della tecnica fotografica. Eseguito ad acquaforte e bulino, esso deve la sua impostazione di base all'uso di strumenti meccanici". (cfr. Barbara Jatta in Roma Veduta, p. 230).Dunque, se l'attribuzione al Nisi-Cavalieri e al Marchetti è, sebbene plausibile, puramente congetturata, la commitenza di Tommaso Cuccioni e invece certa. Fatto che ci induce ad indicarlo, in qualità di editore, commitente e fotografo, come l'autore principale di questa veduta. Della grande vedute esiste una prova di stampa, prima di gran parte dei ritocchi a bulino, che possiamo considerare un primo stato della lastra. La stesura definitiva, con ritocco a bulino e completamento della lastra, reca l'imprint "Si trova vendibile presso l'Editore Tommaso Cuccioni, Negoziante di Stampe. Roma, Via della Croce n. 88". L'indirizzo di via della Croce 88 mette anche in dubbio la datazione assegnata da Barbara Jatta all'opera (1848 circa) che potrebbe essere quindi anche precedente. In accordo con le sue note biografiche infatti (cfr. Marina Miraglia - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 31, 1985) il Cuccioni viene descritto gia attivo all'indirizzo di Via Condotti 18 nel prima della morte di papa Gregorio XVI (1846). Una datazione intorno al 1840, ci sembra più compatibile con le note biografiche.La terza stesura dell'opera - che qui presentiamo - reca l'imprint della Libreria Spithöver ed è probabilmente databile a dopo il 1864, anno della scomparsa di Cuccioni.Josef Spithöver (Sendenhorst, 11 oct. 1813 - Roma, 12 genn. 1892), nato in Germania, è stato un animatore della cultura romana di metà ottocento, gestendo una libreria-casa editrice. Fu anche un pioniere della fotografia.Acquaforte e bulino, stampata su tre fogli di carta databile alla seconda metà del'800, brunitura diffusa, macchie e ossidazioni sparse, strappi nel margine bianco, per il resto in buono stato di conservazione. - THIRD STATE with the imprint of the Spithöver Bookshop - Third state, of the famous panorama from the Janiculum Hill that is attributed to the hand of Lugi Nisi-Cavalieri (Rome XIX sec.) and Augusto Marchetti (Forli 1813 - Rome 1871) for the publisher Tommaso Cuccioni.Barbara Jatta writes: "The work is not mentioned by the common repertories and the lack of inscriptions leads us to formulate only attributive hypotheses. It is known a copy of the work (Rome, BASA) that indicates as publisher, and client, Tommaso Cuccioni, active in Rome, via Condotti n. 18. We also know of him a small panorama of the city that, perfectly corresponding to this one, even if of very small dimensions, bears the indications "A. Marchetti inc. il paesaggio L. Nisi-Cavalieri inc. il Panorama". It seems therefore possible, considering the correspondence between the two engravers, that also the present one is to be traced back to the same authors. [...] Cuccioni was also one of the first and most famous Roman photographers of the nineteenth century. [...] The panorama of Rome from the Janiculum Hill exhibited here has without doubt a close relationship with the beginnings of photographic technique. Carried out with etching and burin, it owes its basic approach to the use of mechanical instruments". (cf. Barbara Jatta in Roma Veduta, p. 230).Therefore, if the attribution to Nisi-Cavalieri and Marchetti is, although plausible, purely conjectured, the commission of Tommaso Cuccioni is certain. A fact that leads us to indicate him, as publisher, commissioner and photographer, as the main author of this view. Of the great view there is a proof, before most of the burin retouches, which we can consider a first state of the plate. The final issue, with the engraving additions, bears the imprint ""Si trova vendibile presso l'Editore Tommaso Cuccioni, Negoziante di Stampe. Roma, Via della Croce n. 88". The address of via della Croce 88 also puts in doubt the dating assigned by Barbara Jatta to the work (about 1848) that could be therefore also previous. In accordance with her biographical notes in fact (see Marina Miraglia - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 31, 1985) Cuccioni is described already active at the address of Via Condotti 18 before the death of Pope Gregory XVI (1846). A dating around 1840, seems to us more compatible with the biographical notes.The third issue of the work - which we present here - bears the imprint of the Libreria Spithöver and can probably be dated after 1864, the year of Cuccioni's death.Josef Spithöver (Sendenhorst, 11 oct. 1813 - Rome, 12 Jan. 1892), born in Germany, was an animator of Roman culture in the mid-nineteenth century, managing a bookshop-publishing house. He was also a pioneer of photography.Etching and engraving, printed on three sheets of paper datable to the second half of the nineteenth century, widespread burnishing, scattered stains and oxidations, tears in the white margin, otherwise in good condition. Roma Veduta, p. 230, n. 72; Marigliani p. 364, n. 298.
Pianta archeologica a proiezione verticale con elevazione dei soli monumenti antichi. Disegnata ed incisa da Etienne Duperac per l’editore Antonio Lafreri. Si tratta di un’elegante rappresentazione della pianta archeologica, che mostra in alzato prospettico i monumenti principali. La morfologia segue quella della pianta del Bufalini (1551), ma per l’orografia, molto ben delineata, anche quella del Paciotto (1557) edita sempre da Lafreri. La pianta è inserita in alcuni esemplari dello Speculum Romanae Magnificentiae dell’editore francese. La lastra è descritta nel catalogo del Lafreri (n. 113), come “Roma con tutti gli edificii che hoggi si vegono in piede et che se ne può veder vestigie”. Quindi è inclusa nell’inventario di Stefano Duchetti del 1581 (n. 31) come “Roma con li monti dif.o Imperaiale” ed infine compare nel catalogo di Pietro de Nobili (inv. 1585, n. 32, come “La Roma antiqua de Stefano imperiale”, che la ristampa invariata aggiungendo il proprio excudit. Figura anche nell’atto della divisione della tipografia de Nobili del 30 maggio 1589, dove la lastra, denominata “Roma in pianta imperiale”, passa al figlio Pietro Paolo. Il primo stato della lastra era stato congetturato da Destombes sulla base dell’evidente integrazione nella data MDLXXIII, dove l’ultimo numerale è addossato alla parola seguente, suggerendo che sia stato aggiunto successivamente. Durante lo studio per questa pubblicazione abbiamo riscontrato l’esistenza di una prova della pianta con la data 1572 nella collezione della Bibliothèque Nationale de France. Oltre alla differenza nella data, la prima stesura dell’opera si distingue per la dedica allo STVDIOSO LECTORI preceduta dal termine TIPOGRAPHUS – ovvero Antonio Lafreri – che, nella ristampa del 1573, verrà sostituito dalla firma STEPHANUS DU PERAC ARCHITET. Nel lato sinistro, al centro, si legge: STEPHANUS DU PERAC ARCHITET STVDIOSO LECTORI. En tibi lector nuc prodit specimen, seu perfecta urbis antquae imago ex piscis illis monumentis scriptorum veterum, et cunctis quae ad hunc usq[ue] diem superesse videntur reliquijs, et parietibus quam acuratissime delineata: quecumque oculis nostri subiecta esse possunt exigua tabella comprehendens; opus ut immensum sanè, sic nec minus antiquitatis omnigenae studiosis apprime necessarium, his recentibus formis aencis, typis exaratum impensa Antonij lafrerij Anno MDLXXIII Hoc fruere libens et Vale. Nell’angolo inferiore destro, in un cartiglio, è incisa una legenda numerica di 89 rimandi a luoghi notabili, distribuita su tre colonne. Segue l’iscrizione: DE VESTIGITS URBIS ANTIQUAE EPIGRAMA: Quam brevis haec presens oculis sit carta requiris Urbem dum modico continet in spatio Desine mirari: vestigia maxima claudit Quae modo ROMA potens subijcit his oculis. Antiquae monstrans Urbis signacula promptè Dum numeris certis cuncta notata signat Discuta mira solers: novanu sint prima vetustis: Anue vetusta novis nunc manifesta patent. Nella tavola sono fornite ulteriori indicazioni toponomastiche. Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei punti cardinali: SEPTENTRIO, MERIDIES, ORIENS, OCIDENS, il nord è a sinistra.Acquaforte e bulino in ottime condizioni di conservazione. Esemplare nel secondo stato di tre, con la dedica che inizia con "STEPHANUS DU PERAC ARCHITET STVDIOSO LECTORI" (cfr. Bifolco-Ronca p. 2354).Altra Bibliografia:Alberti (2009): p. 153, n. 33; Frutaz (1962): n. XXI e tav. 36; Hülsen (1915): X, pp. 58-59, nn. 51-52; Hülsen (1921): p. 142, n. 1a-b; Hülsen (1933): p. 107, X; Lincoln (2000): p. 185; Marigliani (2016): n. XI.6; Pagani (2008): pp. 15, 374; Pagani (2011): p. 133; Rubach (2016): n. 259; Scaccia Scarafoni (1939: n. 17. Alberti (2009): p. 153, n. 33; Frutaz (1962): n. XXI e tav. 36; Hülsen (1915): X, pp. 58-59, nn. 51-52; Hülsen (1921): p. 142, n. 1a-b; Hülsen (1933): p. 107, X; Lincoln (2000): p. 185; Marigliani (2016): n. XI.6; Pagani (2008): pp. 15, 374; Pagani ... Pianta archeologica a proiezione verticale con elevazione dei soli monumenti antichi. Disegnata ed incisa da Etienne Duperac per l’editore Antonio Lafreri. Si tratta di un’elegante rappresentazione della pianta archeologica, che mostra in alzato prospettico i monumenti principali. La morfologia segue quella della pianta del Bufalini (1551), ma per l’orografia, molto ben delineata, anche quella del Paciotto (1557) edita sempre da Lafreri. La pianta è inserita in alcuni esemplari dello Speculum Romanae Magnificentiae dell’editore francese. La lastra è descritta nel catalogo del Lafreri (n. 113), come “Roma con tutti gli edificii che hoggi si vegono in piede et che se ne può veder vestigie”. Quindi è inclusa nell’inventario di Stefano Duchetti del 1581 (n. 31) come “Roma con li monti dif.o Imperaiale” ed infine compare nel catalogo di Pietro de Nobili (inv. 1585, n. 32, come “La Roma antiqua de Stefano imperiale”, che la ristampa invariata aggiungendo il proprio excudit. Figura anche nell’atto della divisione della tipografia de Nobili del 30 maggio 1589, dove la lastra, denominata “Roma in pianta imperiale”, passa al figlio Pietro Paolo. Il primo stato della lastra era stato congetturato da Destombes sulla base dell’evidente integrazione nella data MDLXXIII, dove l’ultimo numerale è addossato alla parola seguente, suggerendo che sia stato aggiunto successivamente. Durante lo studio per questa pubblicazione abbiamo riscontrato l’esistenza di una prova della pianta con la data 1572 nella collezione della Bibliothèque Nationale de France. Oltre alla differenza nella data, la prima stesura dell’opera si distingue per la dedica allo STVDIOSO LECTORI preceduta dal termine TIPOGRAPHUS – ovvero Antonio Lafreri – che, nella ristampa del 1573, verrà sostituito dalla firma STEPHANUS DU PERAC ARCHITET. Nel lato sinistro, al centro, si legge: STEPHANUS DU PERAC ARCHITET STVDIOSO LECTORI. En tibi lector nuc prodit specimen, seu perfecta urbis antquae imago ex piscis illis monumentis scriptorum veterum, et cunctis quae ad hunc usq[ue] diem superesse videntur reliquijs, et parietibus quam acuratissime delineata: quecumque oculis nostri subiecta esse possunt exigua tabella comprehendens; opus ut immensum sanè, sic nec minus antiquitatis omnigenae studiosis apprime necessarium, his recentibus formis aencis, typis exaratum impensa Antonij lafrerij Anno MDLXXIII Hoc fruere libens et Vale. Nell’angolo inferiore destro, in un cartiglio, è incisa una legenda numerica di 89 rimandi a luoghi notabili, distribuita su tre colonne. Segue l’iscrizione: DE VESTIGITS URBIS ANTIQUAE EPIGRAMA: Quam brevis haec presens oculis sit carta requiris Urbem dum modico continet in spatio Desine mirari: vestigia maxima claudit Quae modo ROMA potens subijcit his oculis. Antiquae monstrans Urbis signacula promptè Dum numeris certis cuncta notata signat Discuta mira solers: novanu sint prima vetustis: Anue vetusta novis nunc manifesta patent. Nella tavola sono fornite ulteriori indicazioni toponomastiche. Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei punti cardinali: SEPTENTRIO, MERIDIES, ORIENS, OCIDENS, il nord è a sinistra.Acquaforte e bulino in ottime condizioni di conservazione. Esemplare nel secondo stato di tre, con la dedica che inizia con "STEPHANUS DU PERAC ARCHITET STVDIOSO LECTORI" (cfr. Bifolco-Ronca p. 2354).LiteratureAlberti (2009): p. 153, n. 33; Frutaz (1962): n. XXI e tav. 36; Hülsen (1915): X, pp. 58-59, nn. 51-52; Hülsen (1921): p. 142, n. 1a-b; Hülsen (1933): p. 107, X; Lincoln (2000): p. 185; Marigliani (2016): n. XI.6; Pagani (2008): pp. 15, 374; Pagani (2011): p. 133; Rubach (2016): n. 259; Scaccia Scarafoni (1939: n. 17. Alberti (2009): p. 153, n. 33; Frutaz (1962): n. XXI e tav. 36; Hülsen (1915): X, pp. 58-59, nn. 51-52; Hülsen (1921): p. 142, n. 1a-b; Hülsen (1933): p. 107, X; Lincoln (2000): p. 185; Marigliani (2016): n. XI.6; Pagani (2008): pp. 15, 374; Pagani (2011): p... Bifolco Ronca (2018): tav. 1212, II/III
Acquaforte e bulino, 1762 circa, firmata in lastra in basso. Esemplare della contemporanea tiratura “romana” della lastra, nel primo stato di tre, con indirizzo e prezzo, descritto da Hind: “Si vende presso l’autore a paoli due e mezzo”. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, coeva con filigrana “doppio cerchio e giglio con lettere CB”, con pieni margini, in perfetto stato di conservazione. Della serie Vedute di Roma. L’opera consiste in 135 lastre prodotte individualmente dal Piranesi per almeno 30 anni, da circa il 1745, fino alla data della sua morte. All’opera sono aggiunte poi due vedute realizzate dal figlio Francesco. Per la prima volta furono edite dall’editore Giovanni Bouchard nel 1751 (34 lastre), successivamente dallo stesso Piranesi editore a Strada Felice prima e Palazzo Tomati poi (indirizzi che appaiono su molte tavole), fino alla stesura definitiva composta da 137 lastre. Successivamente alla morte dell’autore le matrici furono ereditate dal figlio Francesco, che ne curò la pubblicazione prima nella capitale - le cosiddette tirature “postume romane” - e successivamente a Parigi, dove furono stampate tre edizioni – la cosiddetta “prima di Parigi”, una intermedia (entrambe su carta vergata) e quella curata dall’editore Firmin Didot, la prima su carta senza vergelle, dove le tavole presentano l’aggiunta di un numero arabo ordinale. Tutte le tirature parigine sono piuttosto modeste in qualità, lontane da come il Piranesi le aveva pensate e concepite. Le lastre furono poi acquisite dalla Calcografia Camerale, poi Calcografia Nazionale, oggi Istituto Centrale per la Grafica, dove sono tuttora conservate. Bibliografia Hind (1922): n. 66, I/IV; Focillon (1918): n. 849. Etching and engraving, 1766 circa, signed on plate. Example of the first state of four described by Hind, from the contemporary Roman Edition. A very good impression, printed on contemporary strong laid paper with "double encircled flur-de-lys" watermark, with margins, very good condition. Taken from Vedute di Roma. The whole work consists of 135 plates which have been individually produced by Piranesi along 30 years, from 1745 circa until his death. Two more works have been subsequently added, two plates by his son Francesco. They have been printed for the first time in 1751 (34 plates) by the editor Giovanni Bouchard, afterwards by Piranesi himself, publisher first in Strada Felice an the in Palazzo Tomati, imprint that can be found in mostly of the plates), until the final edition of 137 plates. After Piranesi's death, his son Francesco inherited the plates, editing them first in Rome and then in Paris, where three editions were printed - the so-called "first Paris edition", an intermediate one (both on laid paper) and the one edited by the publisher Firmin Didot, the first on wowe paper, where the plates have an Arabic ordinal number added. All Parisi issues are rather modest in quality, far from how Piranesi had thought and conceived them. The plates were then acquired by the Calcografia Camerale, then Calcografia Nazionale, today Istituto Centrale per la Grafica, where they are still kept. Bibliografia Hind (1922): n. 66, I/IV; Focillon (1918): n. 849.
- PRIMO STATO DI TRE -Acquaforte e bulino, 1776, firmata in lastra in basso al centro. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “doppio cerchio e giglio con letter CB”, con pieni margini, in perfetto stato di conservazione. Della serie Vedute di Roma. L’opera consiste in 135 lastre prodotte individualmente dal Piranesi per almeno 30 anni, da circa il 1745, fino alla data della sua morte. All’opera sono aggiunte poi due vedute realizzate dal figlio Francesco. Per la prima volta furono edite dall’editore Giovanni Bouchard nel 1751 (34 lastre), successivamente dallo stesso Piranesi editore a Strada Felice prima e Palazzo Tomati poi (indirizzi che appaiono su molte tavole), fino alla stesura definitiva composta da 137 lastre. Successivamente alla morte dell’autore le matrici furono ereditate dal figlio Francesco, che ne curò la pubblicazione prima nella capitale - le cosiddette tirature “postume romane” - e successivamente a Parigi, dove furono stampate tre edizioni – la cosiddetta “prima di Parigi”, una intermedia (entrambe su carta vergata) e quella curata dall’editore Firmin Didot, la prima su carta senza vergelle, dove le tavole presentano l’aggiunta di un numero arabo ordinale. Tutte le tirature parigine sono piuttosto modeste in qualità, lontane da come il Piranesi le aveva pensate e concepite. Le lastre furono poi acquisite dalla Calcografia Camerale, poi Calcografia Nazionale, oggi Istituto Centrale per la Grafica, dove sono tuttora conservate. - THE FIRST STATE OF THREE -Etching with engraving, 1754, signed on plate at lower right. From the contemporary Roman Edition. A very good impression, printed on contemporary laid paper with watermark "double encircled fleur de lys with letters CB", with margins, very good condition. Taken from Vedute di Roma. The whole work consists of 135 plates which have been individually produced by Piranesi along 30 years, from 1745 circa until his death. Two more works have been subsequently added, two plates by his son Francesco. They have been printed for the first time in 1751 (34 plates) by the editor Giovanni Bouchard, afterwards by Piranesi himself, publisher first in Strada Felice an the in Palazzo Tomati, imprint that can be found in mostly of the plates), until the final edition of 137 plates. After Piranesi's death, his son Francesco inherited the plates, editing them first in Rome and then in Paris, where three editions were printed - the so-called "first Paris edition", an intermediate one (both on laid paper) and the one edited by the publisher Firmin Didot, the first on wowe paper, where the plates have an Arabic ordinal number added. All Parisi issues are rather modest in quality, far from how Piranesi had thought and conceived them. The plates were then acquired by the Calcografia Camerale, then Calcografia Nazionale, today Istituto Centrale per la Grafica, where they are still kept. Hind 124 I/III
in-4 antico, pp. (16), 309, 1 cb, belliss. leg. p. pelle primo '900 con nervi e tit. oro al d., tit. impresso in oro e belliss. cornici dorate ai piatti riquadrati. Tit. mss al taglio inf. Iniziali e fregi xilogr. Elegante carattere corsivo. Una delle opere più importanti del naturalista marchigiano (S. Elpidio 1524 - Roma 1600). Seconda ediz. sulla prima del 1558 e arricchita del terzo libro originale. Renouard p. 222 (n. 3). Paleari p. 53. Westbury p. 18. Gamba 1220. Vicaire col. 61. Splendido esempl. ad ampi margini. [264]
In-folio . Legatura coeva in pelle un po’ usurata. Manca il foglio bianco che precede il frontespizio.
In-4, pp. 21 comprensive dell'occhietto (1), legatura coeva in p. pelle ed angoli, titolo, fregi, greche e gigli in oro al dorso, tagli rossi. Edizione originale di questa memoria di grande importanza per la storia tipografica in quanto, stando al Brooks (n.2), rappresenta la seconda opera stampata da Bodoni. Nel volume sono legate altre due opere, tematicamente affini e incentrate sulla controversia del 1768 tra Parma e Roma. (Ovvero legato con:) MANOSCRITTO COEVO. Prammatica Sanzione uscita nell'Espulsione de Gesuiti dagli S.A.R. Ferdinando Duca di Parma e Piacenza. In Venezia a spese di Francesco Pitteri, 1768; pp. (18) in grafia bella e leggibile su pagine con doppia cornice rossa, (6) bianche. (E con:) CAPPELLOTTI. Esame storico-legale teologico sopra le lettere in forma di breve pubblicate in Roma. Contro gli editti de' reali sovrani di Parma emanati intorno l'immunità e disciplina ecclesiastica. Stamperia Reale, 1768; pp. (2) 192 con numerose note ms. al margine inferiore dei primi fogli e mancanza al frontespizio in corrispondenza dell'editore. L'influsso della politica antigesuitica spagnola si fece sentire anche nella borbonica Parma, dove il Tillot aveva iniziato un'energica politica contro i privilegi del clero e nel maggio del 1676 chiese a Carlo III l'autorizzazione per espellere i Gesuiti. Nel frattempo, varava una serie di riforme:stabilì "l'exequator", avocò "l'imprimatur" dei decreti dell'Inquisizione e soprattutto proibì il ricorso a tribunali stranieri, in primo luogo a Roma. Fu quest'ultimo proveddimento, emanato il 16 gennaio 1768, a scatenare la violenta reazione del pontefice: il 30 gennaio emanò il "monitorio di Parma", nel quale tentava la prova di forza e, con una durezza senza precedenti, cassava l'intera legislazione del Tillot e scomunicava i suoi autori e sostenitori in base alla Bolla "In Coena Domini". La risposta immediata di Parma fu l'espulsione dei Geseuiti, nella notte tra il 7 e l'8 febbraio 1768. Buon esemplare.. Brooks, n.2..
In-folio, 57 ll., 1bl.; engraved title and 51 full-page engraved plates, giving geodetic and cosmographic instruments and measurements; woodcut ornate initials and tailpieces, large Aldus anchor woodcut device at the end. Bound in contemporary cartonnage (reliure d'attente), with weak hinges; occasional light foxing, light dampstain at the bottom of the last leaves. Despite the title the work includes 50 full-page engravings, of which the last 7 are a supplement by Scala and are especially devoted to architecture and perspective.
In folio oblungo (mm. 273x405), p. pergam. settecentesca, dorso a cordoni con tit. oro su tassello. Bellissimo album contenente 138 tavv. finemente inc. in rame (incluso il frontespizio) che raffigurano non solo i grandi monumenti quali il Pantheon o il Colosseo, ma rappresentano tutti gli aspetti della grandezza di Roma nel campo militare, archeologico, marittimo e soprattutto architettonico. In questa raccolta figurano 17 tavv. incise dal perugino Pietro Santi Bartoli (1635-1700). L’opera è dedicata al Cardinale Hieronymo Casanate.<br> Cfr. Cicognara,3857: "Sotto ciascuna stampa leggonsi le dichiarazioni intagliate in rame; sono tav. 138 raccolte in questa Calcografia e riprodotte con questo frontespizio, le quali erano state impiegate precedentemente in simili opere, come vedesi dalle tavole ritoccate, e nuovamente numerate per ridurle in questo ordine". Bell'esemplare, ben conservato.
Rarissima pianta planimetrica prospettica della città di Roma in cui si evidenziano le chiese, gli edifici e monumenti più importanti. Edizione dedicata a Papa Clemente IX (pontificato di appena due anni e mezzo: 26 giugno 1667 al 9 dicembre 1669). Hubert Jaillot in questa edizione, pubblicata a Parigi, riprende la pianta del Cruyl di 3 anni prima ed aggiunge in basso al centro dei 317 + 21 rimandi le sette vedutine di chiese romane prese dalla pianta del Falda dell'anno precedente.Alexis Hubert JAILLOT (1632 - 1712)
Rarissima ristampa della lastra anonima - attribuita ad Antonio Lafreri e databile al 1555/60. Esemplare nel terzo stato di quattro descritto e illustrato in Bifolco-Ronca, pagina 2377.In alto a sinistra l’iscrizione Urbis Rome totius olim orbis domitricis, situs: cum adhuc extantibus, sacrosancte vetustatis monumentis PIRRHO LIGORIO NEAP. INVENTOR. Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei punti cardinali SEPTENTRIO, MERIDIES, ORIENS, OCCIDENS, il nord a sinistra.Anonima pianta prospettica della città, basata sulla pianta di Pirro Ligorio, edita da Michele Tramezzini nel 1552. La pianta è inserita in alcuni esemplari dello Speculum Romanae Magnificentiae di Antonio Lafreri, al quale pertanto viene attribuita. Il grande interesse storico di questa pianta non è dato dall’opera stessa, una semplice copia del lavoro del Ligorio, ma è rappresentato dalle tirature successive di questa lastra. Il secondo stato, databile alla seconda metà del XVII secolo, è completamente emendato ed arricchito da toponomastica in lingua francese. Viene inserita anche una lunga descrizione della città, sempre in lingua francese. E’ noto che, alla morte di Antonio Lafreri (1577), i due terzi delle lastre furono divisi tra i nipoti Stefano e Claudio Duchetti. Il restante terzo venne suddiviso tra più editori. Questa lastra quindi potrebbe avere preso la via di Parigi, dove venne ristampata circa un secolo dopo. In alternativa la carta potrebbe essere stampata Roma ed emendata in lingua francese. Tale edizione viene descritta da Hülsen (1915), che la annovera tra le “Copie e ristampe”, come "Incisa nel sec. XVII ex.ovvero XVIII. Ne vidi una copia presso il sig. Lang nel 1914" (la libreria antiquaria Lang di Roma). Un altro esemplare, che tuttavia potrebbe essere lo stesso citato da Hülsen, è descritto nella biblioteca della British School of Rome, appartenuto alla celebre collezione di Thomas Ashby (1874-1931), direttore dell’accademia dal 1906 al 1925. Sempre Hülsen cataloga lo stato finale dell’opera, con l’indirizzo dell’editore francese Francois Jollain. Acquaforte e bulino, stampata su carta vergata coeva, in ottimo stato di conservazione. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018): pp. 2376-77, tav. 1123, III/IV; Frutaz (1962): n. XVI e tav. 25; Hülsen (1915): II, p. 42, n. 11 e p. 43, nn. 13-14; Karrow (1993): n. 51/1.1; Marigliani (2007): n. 36; Marigliani (2016): n. XI.5. A very rare map of the city, published in Paris in the mid-seventeenth century using the plate made in Rome by Antonio Lafreri.Example of the third state of four.The map is based on that of Pirro Ligorio, 1552, edited by Michele Tramezini in Rome, and its subsequent and numerous variants.The only example known today of this map is in the library of the British School of Rome, belonged to the famous collection of Thomas Ashby (1874-1931), director of the British School at Rome from 1906 to 1925.For the stile of type this work can be attributed to the French publisher Francois Jollain. The plate appears to be yet more ancient, even '500, to which were added numerous inscriptions in French, starting from the extensive description in the bottom right corner.Copper engraving, perfect condition. An extremely rare work.LiteratureBifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018): pp. 2376-77, tav. 1123, III/IV;Frutaz (1962): n. XVI e tav. 25; Hülsen (1915): II, p. 42, n. 11 e p. 43, nn. 13-14; Karrow (1993): n. 51/1.1; Marigliani (2007): n. 36; Marigliani (2016): n. XI.5. Frutaz (1962): n. XVI e tav. 25; Hülsen (1915): II, p. 42, n. 11 e p. 43, nn. 13-14; Karrow (1993): n. 51/1.1; Marigliani (2007): n. 36; Marigliani (2016): n. XI.5. DI ROMA DAL 1551 AL 1748, (1915) 43e.
- PRIMO STATO DI TRE -Acquaforte e bulino, 1774, firmata in lastra . Esemplare della contemporanea tiratura romana. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “doppio cerchio e giglio con lettere CB”, con pieni margini, in perfetto stato di conservazione. Della serie Vedute di Roma. L’opera consiste in 135 lastre prodotte individualmente dal Piranesi per almeno 30 anni, da circa il 1745, fino alla data della sua morte. All’opera sono aggiunte poi due vedute realizzate dal figlio Francesco. Per la prima volta furono edite dall’editore Giovanni Bouchard nel 1751 (34 lastre), successivamente dallo stesso Piranesi editore a Strada Felice prima e Palazzo Tomati poi (indirizzi che appaiono su molte tavole), fino alla stesura definitiva composta da 137 lastre. Successivamente alla morte dell’autore le matrici furono ereditate dal figlio Francesco, che ne curò la pubblicazione prima nella capitale - le cosiddette tirature “postume romane” - e successivamente a Parigi, dove furono stampate tre edizioni – la cosiddetta “prima di Parigi”, una intermedia (entrambe su carta vergata) e quella curata dall’editore Firmin Didot, la prima su carta senza vergelle, dove le tavole presentano l’aggiunta di un numero arabo ordinale. Tutte le tirature parigine sono piuttosto modeste in qualità, lontane da come il Piranesi le aveva pensate e concepite. Le lastre furono poi acquisite dalla Calcografia Camerale, poi Calcografia Nazionale, oggi Istituto Centrale per la Grafica, dove sono tuttora conservate. - THE FIRST STATE OF THREE -Etching with engraving, 1774, signed on plate. From the contemporary Roman Edition. A very good impression, printed on contemporary laid paper with watermark "double encircled fleur de lys with letters CB", with margins, very good condition. Taken from Vedute di Roma. The whole work consists of 135 plates which have been individually produced by Piranesi along 30 years, from 1745 circa until his death. Two more works have been subsequently added, two plates by his son Francesco. They have been printed for the first time in 1751 (34 plates) by the editor Giovanni Bouchard, afterwards by Piranesi himself, publisher first in Strada Felice an the in Palazzo Tomati, imprint that can be found in mostly of the plates), until the final edition of 137 plates. After Piranesi's death, his son Francesco inherited the plates, editing them first in Rome and then in Paris, where three editions were printed - the so-called "first Paris edition", an intermediate one (both on laid paper) and the one edited by the publisher Firmin Didot, the first on wowe paper, where the plates have an Arabic ordinal number added. All Parisi issues are rather modest in quality, far from how Piranesi had thought and conceived them. The plates were then acquired by the Calcografia Camerale, then Calcografia Nazionale, today Istituto Centrale per la Grafica, where they are still kept. Hind 110, I/III; Focillon 830; Wilton Ely 243.
- PRIMO STATO DI SEI -Acquaforte e bulino, 1755 circa, firmata in lastra in basso a destra. Esemplare della contemporanea tiratura romana. Magnifica prova, ricca di toni impressa su carta vergata coeva priva di filigrana, con pieni margini, lieve traccia della consueta piega centrale, per il resto in perfetto stato di conservazione. Esemplare in barbe nel rarissimo primo stato di sei, avanti i ritocchi nel cielo e l'indrizzo degli editori Bouchard e Gravier. Della serie Vedute di Roma. L’opera consiste in 135 lastre prodotte individualmente dal Piranesi per almeno 30 anni, da circa il 1745, fino alla data della sua morte. All’opera sono aggiunte poi due vedute realizzate dal figlio Francesco. Per la prima volta furono edite dall’editore Giovanni Bouchard nel 1751 (34 lastre), successivamente dallo stesso Piranesi editore a Strada Felice prima e Palazzo Tomati poi (indirizzi che appaiono su molte tavole), fino alla stesura definitiva composta da 137 lastre. Successivamente alla morte dell’autore le matrici furono ereditate dal figlio Francesco, che ne curò la pubblicazione prima nella capitale - le cosiddette tirature “postume romane” - e successivamente a Parigi, dove furono stampate tre edizioni – la cosiddetta “prima di Parigi”, una intermedia (entrambe su carta vergata) e quella curata dall’editore Firmin Didot, la prima su carta senza vergelle, dove le tavole presentano l’aggiunta di un numero arabo ordinale. Tutte le tirature parigine sono piuttosto modeste in qualità, lontane da come il Piranesi le aveva pensate e concepite. Le lastre furono poi acquisite dalla Calcografia Camerale, poi Calcografia Nazionale, oggi Istituto Centrale per la Grafica, dove sono tuttora conservate. - THE FIRST STATE OF SIX -Etching and engraving, 175, signed on plate at the lower right.Example from the contemporary Roman Edition. A very good impression, printed on contemporary strong laid paper without watermark, with margins, very good condition. The first state of six, before the retouches of the plate and the address of Bouchard and Gravier. Very rare. Taken from Vedute di Roma. The whole work consists of 135 plates which have been individually produced by Piranesi along 30 years, from 1745 circa until his death. Two more works have been subsequently added, two plates by his son Francesco. They have been printed for the first time in 1751 (34 plates) by the editor Giovanni Bouchard, afterwards by Piranesi himself, publisher first in Strada Felice an the in Palazzo Tomati, imprint that can be found in mostly of the plates), until the final edition of 137 plates. After Piranesi's death, his son Francesco inherited the plates, editing them first in Rome and then in Paris, where three editions were printed - the so-called "first Paris edition", an intermediate one (both on laid paper) and the one edited by the publisher Firmin Didot, the first on wowe paper, where the plates have an Arabic ordinal number added. All Parisi issues are rather modest in quality, far from how Piranesi had thought and conceived them. The plates were then acquired by the Calcografia Camerale, then Calcografia Nazionale, today Istituto Centrale per la Grafica, where they are still kept. Hind 35 I/VI; Focillon 810.
Grande pianta della città, stampata su due fogli reali, copia di quella realizzata da Giovan Battista Falda nel 1667 per papa Alessandro VII. Pianta a proiezione mista, orientata con il nord a sinistra. Topograficamente la carta del Sandrart è fedele a quella del Falda; le modifiche sostanziali sono nei cartigli, con le scritte in tedesco, e nella dedica a papa Innocenzo XI. Il cartiglio di destra raffigura gli stemmi dei Rioni, mentre in basso al centro sono incise delle piccole vedute delle sette chiese giubilari. Incisa a quattro mani con Johannes Meyer, questa pianta risulta per l’eleganza del segno, più raffinata rispetto al Falda, intagliata dal francese Lhuiler. "Copia della pianta piccola del Falda incisa dal Meyer che si firma in basso a sinistra Iohann Meyer fecit Tiguri. IN alto a sinistra, in luogo della dedica fatta dal Falda ad Alessandro VII, compare quella ad Innocenzo XI (1676-89) con la data 1677 e più in basso il nome di Ioachini Sandrart. La pianta è probabilmente anche contenuta nell'opera del Sandrart Der Alten und neue, pubblicata a Norimberga nel 1768" (cfr. Marigliani p. 219). Acquaforte, con margini, in eccellente stato di conservazione. Rara. Large plan of the city, printed on two real sheets, copy of the one made by Giovan Battista Falda in 1667 for Pope Alexander VII. Mixed projection map, oriented with north on the left. Topographically, Sandrart's map is faithful to Falda's; the substantial changes are in the cartouches, with the German inscriptions, and in the dedication to Pope Innocezo XI. The right-hand cartouche depicts the coats of arms of the Rioni, while small views of the seven Jubilee churches are engraved in the bottom centre. Engraved by four hands with Johannes Meyer, this plan is more refined in the elegance of its sign than the Falda, carved by the Frenchman Lhuiler. "Copy of Falda's small plan engraved by Meyer, signed at lower left Iohann Meyer fecit Tiguri. In the upper left corner, instead of the dedication made by Falda to Alexander VII, the dedication to Innocent XI (1676-89) appears with the date 1677 and lower down the name of Ioachini Sandrart. The plan is probably also contained in Sandrart's work Der Alten und neue, published in Nuremberg in 1768' (cf. Marigliani p. 219). Sandrart carved this plan together with Johannes Meyer; the result is a far more refained work compared to that of Falda, carved by Lhuiler. Etching, with margins, in excellent condition. Rare. Huelsen (1915): n. 119; Scaccia Scarafoni (1939): n. 200; A. P. Frutaz, "Le piante di Roma", CLVI ; TIB p. 317, 281 C1. C. Marigliani, "Le Piante di Roma delle collezioni private", tav. 126.
In-4 gr. (mm. 366x290), 6 volumi (3 di testo e 3 di tavole), mz. pergam. coeva. Il “testo”, di pp. (8),351,85; (8),XLIII,391,134,(2); XXIV,751; con numerose riproduz. di iscrizioni lapidarie, anche a piena pag. Le “tavole” (descritte nel testo): Vol. 1° - con 40 tavv. numerate /// Vol. 2° - con 67 tavv. di cui 62 numerate + la I con bis + 4 non num. in fine /// Vol. 3° - con 50 (su 52) tavv.: mancano la I e la II. Estremamente interessante è l’apparato iconografico, tutto litografato in b.n., in tinta e a colori. L’opera comprende: “Storia degli antichi cimiteri cristiani dalle origini fino al tempo dell'autore, seguita dall'analisi degli antichi documenti topografici e dalla descrizione della prima parte del cimitero di Callisto” <br><br> “Continuazione della descrizione del cimitero di Callisto” <br><br> “Il cimitero di Santa Sotere, le altre sotterranee regioni e la necropoli sopra terra incorporate al cimitero di Callisto tra l'Appia e l'Ardeatina - Il cimitero di Generosa, presso il bosco degli Arvali”. In Appendice a ciascun volume una cospicua “Analisi geologica ed architettonica, di Michele Stefano De Rossi”. "Prima edizione" di questa monumentale e importante opera dell’archeologo ed epigrafista romano De Rossi (1822-1894), la più completa apparsa all’epoca sulle catacombe romane. Cfr. Choix de Olschki,XI,17986: “Ouvrage fondamental pour l’archéologie chrétienne, et qui restera longtemps encore ce que la science moderne a produit de plus mmonumental dans cette matière. Les exemplaires complets sont rares, le II volume ayant été en partie accidentellement détruit”. Testo ben conservato; le tavole con fiorit. per lo più solo marginali e alcune anche con alone (sempre margin.), ma complessivam. un buon esemplare.
In-4° oblungo; frontespizio inciso e 50 tavole incise all’acquaforte da Pinelli (1781-1835), raffiguranti scene di costume ambientate nella campagna romana; i personaggi sono dediti a giochi, lavori, attività varie della vita quotidiana, anche a Roma e nel regno di Napoli; le ambientazioni sono in Ciociaria, Cerbara, Tivoli, Albano, Fracati, Pietra Terrazzana, Roma. L’indicazione di responsabilità presente su quasi tutti i rami è “Pinelli Fece 1815 Roma”. Buona copia.
Pianta archeologica di Roma incisa da Giacomo Lauro e pubblicata dalla tipografia de Rossi.In alto al centro il titolo e l’imprint editoriale ROMA ANTIQUA TRIUMPHATRIX AB ANTIQUIS MONUMENTIS ET RERUM GESTARUM MEMORIIS ERUTA HICA IACOBO LAURO ROMANO AUCTORE ET SCULPTORE GRAPHICE EXPRESSA. Io. Iacobus de Rubeis formis Romae ad Templu[m] Pacis cu[m] Priv. S. Pont. In basso al centro Romae Cum Privilegio Summi Pontificis. A destra e sinistra della carta una lunga legenda numerica di 279 rimandi a luoghi e monumenti notabili e due piccole mappe. La carta è circondata da un testo inciso e da venti vignette che simboleggiano momenti significativi nella storia antica della città. Carta priva di orientazione. Acquaforte e bulino, mm 482x736.La carta è circondata da un testo inciso e da venti vignette che simboleggiano momenti significativi nella storia antica della città, mentre due piccole mappe raffigurano i sette colli sui quali sorge Roma. Incerta è la datazione della stessa, che il Frutaz colloca tra il 1612 e prima del 1650. Cartograficamente ispirata a quella realizzata da Etienne Duperac nel 1574, la pianta venne pubblicata da Giacomo de Rossi tra il 1649 e il 1677, anno in cui viene elencata nel celebre Indice della stamperia De Rossi.Acquaforte e bulino, impressa su carta vergata coeva, con margini, colori coevi, lieve restauro con parziale perdita di testo in basso al centro, nel complesso in eccellente stato di conservazione.BibliografiaArrigoni-Bertarelli (1930): p. 10, n. 77; Christie’s (1998): n. 1034; Frutaz (1962): p. 72, n. XXVII, Tavv. 59-61; Hülsen (1915): XXIII, p. 86, n. 107; Iusco. Indice delle stampe de' Rossi, p. 379 (p.16 c.2); Scaccia Scarafoni (1939): pp. 32-33, n. 32. The bird's-eye view of ancient Rome by Giacomo Lauro was derived from Etienne du Pérac's large view of Rome.Printed from two separate plates on two sheets subsequently joined at vertical edges. List of buildings and sites numbered 1-279, keyed to view. At outer margin is a band of 16 engraved scenes from Roman history interspersed with 20 numbered explanatory texts. Heads of the 7 kings of Rome appear at upper left, heads of the 12 Caesars at upper right. Title and imprint at top center. Oriented with east at top.In marginal text, Lauro refers to his Antiquae urbis splendor (published 1612), so the view must have been engraved between that date and his death in 1650. This span is narrowed by the probability that the present view is that signed by Lauro in 1635. It must have been published by Giovanni Giacomo de Rossi between the beginning of his publishing activity in 1649 and the 1677 index of his publications whichincludes this view.Etching with engraving, printed on contemporary laid paper, with margins, contemporary colour, light repair with the loss of part of the text on lower part, otherwise in excellent condition.LiteratureArrigoni-Bertarelli (1930): p. 10, n. 77; Christie’s (1998): n. 1034; Frutaz (1962): p. 72, n. XXVII, Tavv. 59-61; Hülsen (1915): XXIII, p. 86, n. 107; Iusco. Indice delle stampe de' Rossi, p. 379 (p.16 c.2); Scaccia Scarafoni (1939): pp. 32-33, n. 32.