21 006 résultats
- SECONDO STATO DI CINQUE -Acquaforte e bulino, 1758, con indirizzo e prezzo; esemplare della contemporanea tiratura romana. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana "doppio cerchio e giglio", con pieni margini, in perfetto stato di conservazione. Della serie Vedute di Roma. L’opera consiste in 135 lastre prodotte individualmente dal Piranesi per almeno 30 anni, da circa il 1745, fino alla data della sua morte. All’opera sono aggiunte poi due vedute realizzate dal figlio Francesco. Per la prima volta furono edite dall’editore Giovanni Bouchard nel 1751 (34 lastre), successivamente dallo stesso Piranesi editore a Strada Felice prima e Palazzo Tomati poi (indirizzi che appaiono su molte tavole), fino alla stesura definitiva composta da 137 lastre. Successivamente alla morte dell’autore le matrici furono ereditate dal figlio Francesco, che ne curò la pubblicazione prima nella capitale - le cosiddette tirature “postume romane” - e successivamente a Parigi, dove furono stampate tre edizioni – la cosiddetta “prima di Parigi”, una intermedia (entrambe su carta vergata) e quella curata dall’editore Firmin Didot, la prima su carta senza vergelle, dove le tavole presentano l’aggiunta di un numero arabo ordinale. Tutte le tirature parigine sono piuttosto modeste in qualità, lontane da come il Piranesi le aveva pensate e concepite. Le lastre furono poi acquisite dalla Calcografia Camerale, poi Calcografia Nazionale, oggi Istituto Centrale per la Grafica, dove sono tuttora conservate. - THE SECOND STATE OF FIVE -Etching and engraving, 1758, signed on plate.Example from the contemporary Roman Edition. A very good impression, printed on contemporary strong laid paper with "double encircled flur-de-lys" watermark, with margins, very good condition. Taken from Vedute di Roma. The whole work consists of 135 plates which have been individually produced by Piranesi along 30 years, from 1745 circa until his death. Two more works have been subsequently added, two plates by his son Francesco. They have been printed for the first time in 1751 (34 plates) by the editor Giovanni Bouchard, afterwards by Piranesi himself, publisher first in Strada Felice an the in Palazzo Tomati, imprint that can be found in mostly of the plates), until the final edition of 137 plates. After Piranesi's death, his son Francesco inherited the plates, editing them first in Rome and then in Paris, where three editions were printed - the so-called "first Paris edition", an intermediate one (both on laid paper) and the one edited by the publisher Firmin Didot, the first on wowe paper, where the plates have an Arabic ordinal number added. All Parisi issues are rather modest in quality, far from how Piranesi had thought and conceived them. The plates were then acquired by the Calcografia Camerale, then Calcografia Nazionale, today Istituto Centrale per la Grafica, where they are still kept. Hindi 47, II/V; Focillon 820.
Veduta panoramica della città tratta dal celebre Liber Cronicarum del 1493."E' la più nota immagine di Roma data alle stampe alla fine del '400. Essendo stata inserita nella fortunatissima opera di Hartman Schedel comunemente nota con il nome di Cronaca di Norimberga può dirsi senz'altro comune. Si tratta di una derivazione dal prototipo comune a tutte le piante medioevali di Roma e noto come panorama di Mantova, a sua volta ripreso da un presunto ma tuttora sconosciuto panorama inciso nella bottega di Francesco Rosselli verso il 1485. La città è vista da nord-est a volo dìuccello per porre in evidenza la zona Vaticana oggetto di vari lavori tra cui le spine di Borgo, il Belvedere (1485/87), il Santo Spirito ed il palazzo del Papa. Sono inoltre riconoscibili le realizzazioni di Santa Maria del Popolo e ponte Sisto. Tra le antichità spiccano il Pantheon, il Colosseo, la colonna Antonina ed in primo piano i Dioscuri nella originaria collocazione presso le terme di Diocleziano. Manca curiosamente l'Isola Tiberina" (cfr. Marigliani p. 117).La monumentale opera di Schedel, il Liber Cronicarum, rappresenta uno “dei più straordinari lavori mai realizzati” dall’editoria del XV secolo. Gli incisori erano Michael Wolgemut, famoso maestro di Albrecht Dürer, e il figliastro Wilhelm Pleydenwurff. Wolgemut fu il tutore di Albrecht Dürer tra il 1486 e il 1490; recenti studi hanno dimostrato come Durer abbia collaborato alla realizzazione di quest’opera, poiché alcuni dei tratti hanno somiglianze stupefacenti con quelli dell’Apocalisse; alcune opere sono infatti attribuite al maestro di Norimberga. La stampa venne supervisionata dal grande stampatore Anton Koberger, le cui opere erano famose in tutta Europa. Xilografia, finemente colorata a mano, consuete tracce di restauro alla piega centrale, nel complesso in ottimo stato di conservazione.BibliografiaA. P. Frutaz, "Le piante di Roma", XCVI; C. Marigliani, "Le Piante di Roma delle collezioni private", n. 8; M. Gori Sassoli (a cura di), "Roma Veduta" p. 139, n. 5; Scaccia Scarafoni, "Le Piante di Roma", n. 125. It is the most famous image of Rome given to the prints at the end of '400. Having been inserted in the very fortunate work of Hartman Schedel commonly known with the name of Chronicle of Nuremberg can be said without doubt common. It is a derivation from the prototype common to all the medieval map of Rome and known as the Mantua panorama, in turn taken from a presumed but still unknown panorama engraved in the workshop of Francesco Rosselli around 1485. The city is seen from the northeast in a bird's eye view to highlight the Vatican area which has been the subject of various works including the Borgo thorns, the Belvedere (1485/87), the Santo Spirito and the Pope's palace. Also recognizable are the realizations of Santa Maria del Popolo and Ponte Sisto. Among the antiquities stand out the Pantheon, the Colosseum, the Antonine column and in the foreground the Dioscuri in the original location near the Baths of Diocletian. The Tiber Island is curiously missing. (see Marigliani p. 117).Schedel's monumental Liber Cronicarum was “one of the most extraordinary works ever produced” The woodblock cutters were Michael Wolgemut, the well-known teacher of Albrecht Dürer, and his stepson Wilhelm Pleydenwurff. Wohlgemut was Albrecht Dürer's tutor between 1486-90 and recent scholarship has shown, Albrecht Dürer may also have collaborated, since some of the cuts bear a remarkably close resemblance to the Apocalypse illustrations. The printing was carried out under the supervision of the great scholar-printer Anton Koberger, whose printing were famous throughout Europe. Woodcut, fine hand colouring, in good condition.BibliografiaA. P. Frutaz, "Le piante di Roma", XCVI; C. Marigliani, "Le Piante di Roma delle collezioni private", n. 8; M. Gori Sassoli (a cura di), "Roma Veduta" p. 139, n. 5; Scaccia Scarafoni, "Le Piante di Roma", n. 125.
4°, mm 235x135, due volumi, pp. XLVIII, 468, (2), un ritratto e quattro tavole ripiegate fuori testo; pp. XVI, 612, tre tavole ripiegate fuori testo. Legature coeve in piena pergamena rigida titoli entro tasselli dorati al dorso, tagli a spruzzo, due piccoli antichi restauri ai piatti posteriori, peraltro copia molto fresca e genuina. Stemma di Benedetto XIV al frontespizio, capilettera istoriati nelle carte preliminari. Al termine della parte seconda parte si trovano le Memorie istoriche, di pp. 206, (10), con proprio frontespizio, antiporta silografica raffigurante Giordano, San Gregorio e Santa Silvia, ritratto inciso in rame del Cardinale Nero Corsini, dedicatario dell'opera (con piccolo restauro al margine bianco), e cinque tavole di cui tre ripiegate raffiguranti i quattro acquedotti che portavano a Roma le Acque Marcia, Claudia e le due Aniene. Opera completa, in bell'esemplare, di edizione originale e unica. Bibliografia: Riccardi I, 285. Cicognara 3659. Graesse II, 62.
4°, mm 235x135, due volumi, pp. XLVIII, 468, (2), un ritratto e quattro tavole ripiegate fuori testo; pp. XVI, 612, tre tavole ripiegate fuori testo. Legature coeve in piena pergamena rigida titoli entro tasselli dorati al dorso, tagli a spruzzo, due piccoli antichi restauri ai piatti posteriori, peraltro copia molto fresca e genuina. Stemma di Benedetto XIV al frontespizio, capilettera istoriati nelle carte preliminari. Al termine della parte seconda parte si trovano le Memorie istoriche, di pp. 206, (10), con proprio frontespizio, antiporta silografica raffigurante Giordano, San Gregorio e Santa Silvia, ritratto inciso in rame del Cardinale Nero Corsini, dedicatario dell'opera (con piccolo restauro al margine bianco), e cinque tavole di cui tre ripiegate raffiguranti i quattro acquedotti che portavano a Roma le Acque Marcia, Claudia e le due Aniene. Opera completa, in bell'esemplare, di edizione originale e unica. Bibliografia: Riccardi I, 285. Cicognara 3659. Graesse II, 62.
Misura esterna festone mm. 347x428, lieve coloritura. Riferimenti: Andrea Sciolari, Marigliani, "Le piante di Roma delle collezioni private", n° 214, pag. 292
Album oblungo (mm. 284 x 410), mz pergamena coeva, titolo oro su tassello al dorso, contenente un foglio di frontespizio e una bellissima raccolta di 50 tavole numerate, create ed incise all’acquaforte dal grande artista Bartolomeo Pinelli (1781-1835), che rappresentano scene della vita del popolo di Roma e dintorni. Vi figurano: arti e mestieri (il venditore d’insalate, l’acquavitaro, lo scoparo, il tripparolo, il carnacciaro, gli spazzacamini, il capraro, i barocciari, il buttaro, ecc.), vari tipi di giochi, differenti categorie sociali, costumi e non solo romani (di Frascati, Ciociaria, Tivoli, Albano, Cerbara e due del Regno di Napoli). Cfr. Colas,2380 - Lipperheide,1265 - Cicognara,1761 che definisce il Pinelli “disegnatore grandissimo e tremendo incisore”. Con lievi fioriture o tracce d’uso per lo più marginali, ma certamente un buon esemplare.
Acquaforte e bulino, 1774 circa, firmata in lastra in basso. Contemporanea tiratura “romana” della lastra, esemplare nel primo stato di tre descritto da Hind. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “doppio cerchio e giglio con lettere CB”, con pieni margini, in perfetto stato di conservazione. Della serie Vedute di Roma. L’opera consiste in 135 lastre prodotte individualmente dal Piranesi per almeno 30 anni, da circa il 1745, fino alla data della sua morte. All’opera sono aggiunte poi due vedute realizzate dal figlio Francesco. Per la prima volta furono edite dall’editore Giovanni Bouchard nel 1751 (34 lastre), successivamente dallo stesso Piranesi editore a Strada Felice prima e Palazzo Tomati poi (indirizzi che appaiono su molte tavole), fino alla stesura definitiva composta da 137 lastre. Successivamente alla morte dell’autore le matrici furono ereditate dal figlio Francesco, che ne curò la pubblicazione prima nella capitale - le cosiddette tirature “postume romane” - e successivamente a Parigi, dove furono stampate tre edizioni – la cosiddetta “prima di Parigi”, una intermedia (entrambe su carta vergata) e quella curata dall’editore Firmin Didot, la prima su carta senza vergelle, dove le tavole presentano l’aggiunta di un numero arabo ordinale. Tutte le tirature parigine sono piuttosto modeste in qualità, lontane da come il Piranesi le aveva pensate e concepite. Le lastre furono poi acquisite dalla Calcografia Camerale, poi Calcografia Nazionale, oggi Istituto Centrale per la Grafica, dove sono tuttora conservate. Bibliografia Hind (1922): n. 116, I/III; Focillon (1918): n. 834. Etching and engraving, 1766 circa, signed on plate. Example of the first state of three described by Hind, from the contemporary Roman Edition. A very good impression, printed on contemporary strong laid paper with "double encircled flur-de-lys" watermark, with margins, very good condition. Taken from Vedute di Roma. The whole work consists of 135 plates which have been individually produced by Piranesi along 30 years, from 1745 circa until his death. Two more works have been subsequently added, two plates by his son Francesco. They have been printed for the first time in 1751 (34 plates) by the editor Giovanni Bouchard, afterwards by Piranesi himself, publisher first in Strada Felice an the in Palazzo Tomati, imprint that can be found in mostly of the plates), until the final edition of 137 plates. After Piranesi's death, his son Francesco inherited the plates, editing them first in Rome and then in Paris, where three editions were printed - the so-called "first Paris edition", an intermediate one (both on laid paper) and the one edited by the publisher Firmin Didot, the first on wowe paper, where the plates have an Arabic ordinal number added. All Parisi issues are rather modest in quality, far from how Piranesi had thought and conceived them. The plates were then acquired by the Calcografia Camerale, then Calcografia Nazionale, today Istituto Centrale per la Grafica, where they are still kept. Bibliografia Hind (1922): n. 116, I/III; Focillon (1918): n. 834.
Un volume in 4to (22x30 cm) di (20)-810-(70) pagine. Legatura di fine 600 in piena pelle, dorso a nervi ornato e dorato (cerniera fenduta per qualche cm al retro). Tagli rossi. Il legatore ha rispettato glosse manoscritte importanti a p. 679-70, lasciando il margine più largo. Bella e importante edizione di Froben, curata da Erasmo da Rotterdam, della vita dei Cesari, che comprende non solo il testo classico di Svetonio, ma quelli di altri scrittori latini “riscoperti” dal Rinascimento. Erasmo (morto nel 1536) aveva curato la prima edizione su richiesta del suo amico ed editore Froben. Ottimo esemplare, pulito, con iniziali incise.
In4° grande oblungo, legatura solida in mezza pelle rossa con angoli, fregi dorati al dorso, tasselo con titolo in oro al piatto superiore. Seconda edizione la prima completa con tutte le tavole. PP. (6), 170, più 52 tavole. Buon esemplare. I dodici canti del poema eroicomico, in dialetto romanesco, che diede la notorietà a Giuseppe Berneri (1637-1701) pubblicato insieme alle famose incisioni all’acquaforte di Pinelli (1781-1835) che ritraggono vivide scene popolari, con personaggi e costumi contemporanei, iconografia della Roma ottocentesca.
Pianta planimetrica città di Roma, in quattro fogli, murale, realizzata dalla Direzione del Censo sulla base delle mappe del catasto urbano ordinato da Pio VII nel 1818 ed eseguite tra il 1819 e il 1824. L'incisione venne realizzata e pubblicata per ordine del Cardinale Cesare Guerrieri, primo presidente della Congregazione dei Catasti, la quale, istituita il 6 luglio 1816, nel 1822 assumerà la denominazione di Congregazione del Censo.Si tratta della prima edizione della mappa del Censo a cui seguiranno altre due edizioni, l'una nel 1854 e l'ultima nel 1866. Gli edifici sono campiti a tratteggio, mentre le chiese ed i monumenti principali sono rappresentate con la pianta interna. L'orografia è chiaramente leggibile così come il disegno del verde. Sulla sinistra trova un ampio spazio con indice dei luoghi e monumenti su sei colonne, mentre sulla destra si trova l'elenco dei rioni della città: Monti, Trevi, Colonna, Campo Marzo, Ponte, Parione, Regola, S. Eustachio, Pigna, Campitelli, S. Angelo, Ripa, Trastevere e Borgo. Le scale grafiche sono " Scala di Metri 800 nella proporzione di 1 a 4000" (pari a mm ) e "Scala di Palmi Romani 3000 nella proporzione di 1 a 4000" (pari a mm )."Il catasto dello Stato pontificio fu ordinato da Pio VII con il motu proprio...emanato il 6 luglio 1816 per la riforma generale della pubblica amministrazione e dei Tribunali dello Stato pontificio al quale seguirono: a) Il Regolamento del 22 febbraio 1817, emanato dalla Congregazione dei Catasti, sulle misure metrico decimali da adottare per i rilevamenti; b) il motu proprio del 10 dicembre 1818 con cui venne ordinato il succitato catasto urbano di Roma; c) il chirografo dell'8 gennaio 1819 con legge per la conservazione dei catasti; d) il motu proprio Manifestammo del 3 marzo 1819 con norme per l'estimo dei beni, seguito dal Regolamento del 20 marzo successivo per l'estimo dei beni e le norme per la compilazione delle mappe, firmato da C. Guerrieri, presidente della Congregazione dei Catasti; e) il Regolamento dell'11 luglio 1823 della Congregazione del Censo con nuove istruzioni per l'estimo. Gli estimi dei fondi furono eseguiti dal 1825 al 1827, dal 1831 al 1833 si presero in considerazione i reclami e l'11 luglio 1835 fu pubblicato un Regolamento generale per la revisione dell'estimo rustico dello Stato; il 1 novembre dello stesso anno andò finalmente in vigore il nuovo catasto" (Frutaz 162), detto detto poi gregoriano perchè entrò in vigore sotto Grregorio XVI. Ogni foglio presenta piega centrale editoriale. Molto buono lo stato di conservazione generale. Rif: Frutaz 1962: pp. 254, 255, 258; Marigliani 2007: pp. 322, 323
Edizione Rara e molto più pregiata di quella del 1683 che ha solamente 59 tavole anziché 72 come questa. In folio, mm. 470x345. Esemplare con 72 tavole a piena pagina incise in rame, compresa la tavola del frontespizio con il grande stemma di Papa Innocenzo XI inciso da Ia. Blondeau, presente anche la tavola n° 72, spesso mancante, che raffigura la piazza e la chiesa di S. Maria della Pace, presso la quale aveva sede la stamperia del de' Rossi. Legatura posteriore in mezza pergamena, titolo dorato su tassello in pelle al dorso, piatti in bella carta marmorizzata. Ottimo esemplare ben conservato. Cfr. Choix 17317; Berlin Kat. 2672; Brunet 1406; Graesse VI 169. Codice inv.1029169
- PRIMO STATO DI QUATTRO -Acquaforte e bulino, 1763, firmata in lastra . Esemplare della contemporanea tiratura romana. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “doppio cerchio e giglio con lettere CB”, con pieni margini, in perfetto stato di conservazione. Della serie Vedute di Roma. L’opera consiste in 135 lastre prodotte individualmente dal Piranesi per almeno 30 anni, da circa il 1745, fino alla data della sua morte. All’opera sono aggiunte poi due vedute realizzate dal figlio Francesco. Per la prima volta furono edite dall’editore Giovanni Bouchard nel 1751 (34 lastre), successivamente dallo stesso Piranesi editore a Strada Felice prima e Palazzo Tomati poi (indirizzi che appaiono su molte tavole), fino alla stesura definitiva composta da 137 lastre. Successivamente alla morte dell’autore le matrici furono ereditate dal figlio Francesco, che ne curò la pubblicazione prima nella capitale - le cosiddette tirature “postume romane” - e successivamente a Parigi, dove furono stampate tre edizioni – la cosiddetta “prima di Parigi”, una intermedia (entrambe su carta vergata) e quella curata dall’editore Firmin Didot, la prima su carta senza vergelle, dove le tavole presentano l’aggiunta di un numero arabo ordinale. Tutte le tirature parigine sono piuttosto modeste in qualità, lontane da come il Piranesi le aveva pensate e concepite. Le lastre furono poi acquisite dalla Calcografia Camerale, poi Calcografia Nazionale, oggi Istituto Centrale per la Grafica, dove sono tuttora conservate. - THE FIRST STATE OF FOUR -Etching with engraving, 1763, signed on plate. From the contemporary Roman Edition. A very good impression, printed on contemporary laid paper with watermark "double encircled fleur de lys with letters CB", with margins, very good condition. Taken from Vedute di Roma. The whole work consists of 135 plates which have been individually produced by Piranesi along 30 years, from 1745 circa until his death. Two more works have been subsequently added, two plates by his son Francesco. They have been printed for the first time in 1751 (34 plates) by the editor Giovanni Bouchard, afterwards by Piranesi himself, publisher first in Strada Felice an the in Palazzo Tomati, imprint that can be found in mostly of the plates), until the final edition of 137 plates. After Piranesi's death, his son Francesco inherited the plates, editing them first in Rome and then in Paris, where three editions were printed - the so-called "first Paris edition", an intermediate one (both on laid paper) and the one edited by the publisher Firmin Didot, the first on wowe paper, where the plates have an Arabic ordinal number added. All Parisi issues are rather modest in quality, far from how Piranesi had thought and conceived them. The plates were then acquired by the Calcografia Camerale, then Calcografia Nazionale, today Istituto Centrale per la Grafica, where they are still kept. Hind 68, I/IV; Focillon 773; Wilton Ely 201.
Acquaforte e bulino, 1772 circa, firmata in lastra in basso. Contemporanea tiratura “romana” della lastra, esemplare nel primo stato di tre descritto da Hind. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “doppio cerchio e giglio con lettere CB”, con pieni margini, in perfetto stato di conservazione. Della serie Vedute di Roma. L’opera consiste in 135 lastre prodotte individualmente dal Piranesi per almeno 30 anni, da circa il 1745, fino alla data della sua morte. All’opera sono aggiunte poi due vedute realizzate dal figlio Francesco. Per la prima volta furono edite dall’editore Giovanni Bouchard nel 1751 (34 lastre), successivamente dallo stesso Piranesi editore a Strada Felice prima e Palazzo Tomati poi (indirizzi che appaiono su molte tavole), fino alla stesura definitiva composta da 137 lastre. Successivamente alla morte dell’autore le matrici furono ereditate dal figlio Francesco, che ne curò la pubblicazione prima nella capitale - le cosiddette tirature “postume romane” - e successivamente a Parigi, dove furono stampate tre edizioni – la cosiddetta “prima di Parigi”, una intermedia (entrambe su carta vergata) e quella curata dall’editore Firmin Didot, la prima su carta senza vergelle, dove le tavole presentano l’aggiunta di un numero arabo ordinale. Tutte le tirature parigine sono piuttosto modeste in qualità, lontane da come il Piranesi le aveva pensate e concepite. Le lastre furono poi acquisite dalla Calcografia Camerale, poi Calcografia Nazionale, oggi Istituto Centrale per la Grafica, dove sono tuttora conservate. Bibliografia Hind (1922): n. 99, I/III; Focillon (1918): n. 754. Etching and engraving, 1772 circa, signed on plate. Example of the first state of three described by Hind,from the contemporary Roman Edition. A very good impression, printed on contemporary strong laid paper with "double encircled flur-de-lys" watermark, with margins, very good condition. Taken from Vedute di Roma. The whole work consists of 135 plates which have been individually produced by Piranesi along 30 years, from 1745 circa until his death. Two more works have been subsequently added, two plates by his son Francesco. They have been printed for the first time in 1751 (34 plates) by the editor Giovanni Bouchard, afterwards by Piranesi himself, publisher first in Strada Felice an the in Palazzo Tomati, imprint that can be found in mostly of the plates), until the final edition of 137 plates. After Piranesi's death, his son Francesco inherited the plates, editing them first in Rome and then in Paris, where three editions were printed - the so-called "first Paris edition", an intermediate one (both on laid paper) and the one edited by the publisher Firmin Didot, the first on wowe paper, where the plates have an Arabic ordinal number added. All Parisi issues are rather modest in quality, far from how Piranesi had thought and conceived them. The plates were then acquired by the Calcografia Camerale, then Calcografia Nazionale, today Istituto Centrale per la Grafica, where they are still kept. Bibliografia Hind (1922): n. 99, I/III; Focillon (1918): n. 754.
Roma, 1773 circa. Dalla serie “Vedute di Roma disegnate e incise da Giambattista Piranesi Architetto veneziano” (Mogliano Veneto, 1748 – Roma, 1778). Incisione in rame all’acquaforte e bulino, b/n, cm 41,5 x 66 (alla lastra), firmata “Cav. Piranesi F.”, in lastra, in basso a sinistra, in prima tiratura settecentesca, filigrana in doppio cerchio. Alcune tracce di umido, peraltro a pieni margini e in brillante inchiostratura.
Veduta del Colosseo, con ricostruzione degli esterni e degli interni in tre disegni più piccoli in basso: "Prospetto di tutto l'Anfiteatro intiero, conforme fù nel suo antico stato, e splendore.", "Pianta dell'Anfiteatro divisa nelli suoi quattro piani", "Spaccato, e veduta interiore dell'Anfiteatro".Visibili e presenti in didascalia: 1. Arco di Costantino erettogli dal senato Romano dopo la vittoria ottenuta contro Massenzio, ornato di sculture, parte rozze fatte in quel tempo, e parte bellissime, che furno dell'arco di Traiano, in quele era nel suo foro.; 2. Vestigie della meta sudante, che fù fontana doviziosa d'acque fatta nella piazza dell'Anfiteatro, per ornamento del medesimo, è per commodità di quelli, che intervenivano alli spettacoli, la quale fabricata quasi in modo di piramide acquistò tal nome dall'acqua, che versata dalla sua cima, scendeva già per essa, e bagnandola tutta.Iscrizione contente, oltre al titolo: "Nella Stamp.a di Domenico de Rossi erede di Gio: Giac.o de Rossi in Roma alla Pace, con privil.o del Som. Pont., e licenza dè Sup.ri l'An.1703", e "Disegnati e Intagliati dà Alessandro Specchi Architetto".Incisione in rame, in perfetto stato di conservazione. Rara. View of the Colosseum in Rome, with above an exterior view as it stood at the time, and a reconstruction of the exterior and interior in elevation and plan in three views below.Visible and present in the caption: 1. Arch of Constantine; 2. Vestigie della meta sudante, which was a fountain full of water made in the square of the Amphitheater.In addition to the title: "Nella Stamp.a di Domenico de Rossi erede di Gio: Giac.o de Rossi in Roma alla Pace, con privil.o del Som. Pont., e licenza dè Sup.ri l'An.1703", e "Disegnati e Intagliati dà Alessandro Specchi Architetto".Copper engraving, in perfect condition. Rare.
Veduta di Piazza Navonaincisa da Tiburzio Vergelli per la tipografia di Matteo Gregorio de Rossi.Acquaforte e bulino, firmata in lastra in basso a sinistra. Magnifica prova, ricca di toni, impressa su carta vergata coeva, rifilata al rame, piccoli restauri perfettamente eseguiti, nel complesso in ottimo stato di conservazione. Opera molto rara.Oltre al titolo dell'opera, il contenuto dell'iscrizione in alto, in un cartiglio decorativo "le misure d'essa lunga palmi Romani; 1150: larga 250; Nuovamente data alle Stampe Originali da Matteo Gregorio Rossi Romano habitante in detta Piazza, all'Insegna della Stampa l'anno 1688 con un privilegio papale". In basso: "Giuseppe Tiburtio Vergelli da Recanati disegnò e misurò" e una dedica al principe Giovanni Battista Pamphili Aldobrandini.Sempre in basso è presente anche l'elenco numerato con 10 elementi importanti della veduta: 1. Palazzo del Ecc.mo Sig.re Prencipe Panfilij; 2. Chiesa e Collegio di S. Agnese fatta fabricare da fondamenti della felic. memoria di Papa Innocentio X; 3. Obelisco e fontana eretta dal sopradetto Pontefice; 4. Palazzo delli Sig.ri de Cupis; 5. Chiesa et Ospitale de S. Giacomo della natione spaniola; 6. Fontana dell'Nettuno; 7. Altra fontana; 8, Campanile di S. Agostino; 9. Campanile della Chiesa di S. Apolinare, Collegio Germanito et Ungaro; 10. Palazzo del Sig.r Duca Altemps,; 11. Chiesa et Ospitale di S. Maria dell'Anima della Natione Tedesca, e Fiamengo. View of Piazza Navona in Rome. Etching and engraving, signed at lower left.A fine impression, on contemporary laid paper, trimmed to the platemark, small repairs, otherwiese very good.Inscription Content: Lettered along the top on a ribband, followed by 'con le misure d'essa lunga palmi Romani 1150 larga 250, nuovamente data alle stampe originali da Matteo Gregorio Rossi Romano habitante in detta Piazza, all'insegna della stampa l'anno 1688' with a Papal privilege. At bottom 'Giuseppe Tiburtio Vergelli da Recanati disegno e misuro', and a key to the plate numbered 1 to 10 and with a dedication to Prince Giovanni Battista Pamphili Aldobrandini by the publisher'.A very rare work.
Acquaforte e bulino, 1748, firmata sulla pietra con la scala in basso al centro "Piranesi e Nolli incisero". Celebre pianta di Roma, incisa da Giovanni Battista Nolli e Carlo Nolli, magnificamente arricchita da elementi decorativi incisi da Giovanni Battista Piranesi. La mappa descrive il centro di Roma su una grande quinta dispiegata dal putto in alto a destra. In alto a sinistra un putto sorregge lo stemma del cardinale Alessandro Albani, al quale l'opera è dedicata, come riportato nel cartiglio sottostante. Al lato sinistro, al di sotto del putto reggi stemma, si diparte una legenda con un elenco di centosettanta luoghi d'interesse, palazzi, monumenti e chiese, che prosegue sul bordo destro. In basso al centro, sui ruderi di un piedistallo, è riportato il titolo. Nella parte bassa della composizione si osservano un'immagine speculare della Basilica di San Pietro, la facciata della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme di Pietro Passalacqua e Domenico Gregorini, la Fontana di Trevi di Nicola Salvi e la facciata della Basilica di Santa Maria Maggiore di Ferdinando Fuga. La pianta è conosciuta come "Pianta piccola" del Nolli; piccola per distinguerla dal celebre grande rilievo, impresso su 12 fogli (più 6 di indice), di cui questa pianta rappresenta la riduzione. È numerata 33-34 perché seguiva, nella pubblicazione completa, i 6 fogli di indice della pianta grande. Il titolo è riportato in basso, entro il piedistallo della colonna traiana. Accanto, entro un frammento architettonico su cui è riportata la "scala in palmi romani d'architettura", la sottoscrizione degli incisori C. Nolli e G.B. Piranesi. La dedica di G.B. Nolli al cardinale Alessandro Albani è datata "Roma il dì primo del 1748". L'indicazione di pubblicazione si trova nel lembo, ripiegato, del cartiglio sul lato destro. Acquaforte, impressa su carta vergata coeva, completa dei margini, leggera e diffusa brunitura, minime abrasioni, per il resto in buono stato di conservazione. Bibliografia Scaccia Scarafoni n. 227; Marigliani, 190; Frutaz CLXIX a-c; Wilton-Ely 1994, n. 1007. Etching and engraving, 1748, signed on stone with scale at bottom center "Piranesi e Nolli incisero". Famous map of Rome, engraved by Giovanni Battista Nolli and Carlo Nolli, beautifully enriched with decorative elements engraved by Giovanni Battista Piranesi. The map depicts the center of Rome on a large backdrop unfolded by the putto in the upper right. On the upper left a putto holds the coat of arms of Cardinal Alessandro Albani, to whom the work is dedicated, as shown in the cartouche below. On the left side, below the putto holding the coat of arms, departs a legend with a list of one hundred and seventy places of interest, palaces, monuments, and churches, which continues on the right border. At the bottom center, on the ruins of a pedestal, is the title. The lower part of the composition shows a mirror image of St. Peter's Basilica, the facade of the Basilica of Santa Croce in Gerusalemme by Pietro Passalacqua and Domenico Gregorini, the Trevi Fountain by Nicola Salvi, and the facade of the Basilica of Santa Maria Maggiore by Ferdinando Fuga. The map is known as Nolli's "Small Plan"; small to distinguish it from the famous large relief, imprinted on 12 sheets (plus 6 of index), of which this map represents the reduction. It is numbered 33-34 because it followed, in the complete publication, the 6 index sheets of the wall map. The title is given at the bottom, within the pedestal of the Trajan column. Next to it, within an architectural fragment on which is the "scala in palmi romani d'architettura", is the signature of engravers C. Nolli and G.B. Piranesi. G.B. Nolli's dedication to Cardinal Alessandro Albani is dated "Roma il dì primo del 1748." The indication of publication is in the flap, folded, of the cartouche on the right side. Etching, impressed on contemporary laid paper, complete with margins, light and diffuse browning, minimal abrasions, otherwise in good condition. Bibliografia Scaccia Scarafoni n. 227; Marigliani, 190; Frutaz CLXIX a-c; Wilton-Ely 1994, n. 1007.
Celebre pianta topografica di Roma, una rielaborazione, su invenzione di Giovanni Battista Nolli, della pianta xilografica di Leonardo Bufalini raffigurante la città nel 1551. La pianta era venduta insieme a quella grande e piccola del Nolli, di cui costituisce le tavv. 35 e 36. Fu incisa da Franco Monaco e Carlo Nolli, la cui sottoscrizione si legge in basso a sinistra. In alto a sinistra, entro un cartiglio, dedica del Nolli al cardinale Silvio Valenti Gonzaga. Nei due angoli inferiori, sono state inserite le vedutine del Pantheon a sinistra, e dell'Arco di Giano a destra. Orientamento con il nord in alto. Scalimetro in palmi romani. Ai lati, legenda di 307 voci. In basso a destra, le note tipografiche della pianta edita da Leonardo Bufalini nel 1551: "Edita per Mag[ist]r[u]mLeonardum Die XXVI. Men. Maij Anno Domini MDLI"; al centro, la notizia del privilegio e la data: "Romae cum privil. Sum. Pontificis, et Super. permissu anno 1748". Nolli non fece alcun tentativo di migliorare le incongruenze della mappa del Bufalini: gli angoli del Tridente di Piazza del Popolo sono ancora disuguali, e il Circo Massimo ha entrambe le estremità di forma, invece che una sola. Acquaforte e bulino, impressa su carta vergata coeva, con margini, in perfetto stato di conservazione. Bibliografia Frutaz, Le piante di Roma, CLXIX a-c. Famous topographical map of Rome, a reworking, on the invention of Giovanni Battista Nolli, of Leonardo Bufalini's xylographic plan depicting the city in 1551. The plan was sold together with Nolli's large and small plans, of which it constitutes Tables 35 and 36. It was engraved by Franco Monaco and Carlo Nolli, whose signature can be read at lower left. Nolli made no attempt to rectify inconsistencies of the Bufalini map when he prepared the reduced copy. The Popolo trivium still has its unequal angles, and the Circus Maximus is still semicircular at both ends instead of one. He did, however, give greater relief than the original to the densely populated part of the city by shading in the city blocks. This is the same graphical convention he used on his own map. He maintained Bufalini's emphasis on antiquity by copying them exactly as in the original. Indeed he acknowledges this aspect by including views of ancient buildings at the bottom, where the map appears to be scrolled up, so as to reveal the "Colonnacce," a broken aqueduct, and the Pantheon (with Baroque additions) in the lower left corner, and the three ruins of the Forum Boarium in the lower right hand corner: The round Temple of "Mater Matuta," the Arch of Janus (with Medieval additions) and the Temple of "Fortuna Virilis." The map was engraved, as signed, by Franco Monaco and Carlo Nolli. On the upper left, the cartouche with the dedication to the Cardinal Silvio Valenti Gonzaga. Etching with engraving, a fine impression on contemporary laid paper, with margins, perfect condition. Bibliografia Frutaz, Le piante di Roma, CLXIX a-c.
- PRIMO STATO DI QUATTRO -Acquaforte e bulino, 1776. Tiratura avanti il numero, esemplare della contemporanea tiratura romana. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana "doppio cerchio e giglio", con pieni margini, in perfetto stato di conservazione. Della serie Vedute di Roma. L’opera consiste in 135 lastre prodotte individualmente dal Piranesi per almeno 30 anni, da circa il 1745, fino alla data della sua morte. All’opera sono aggiunte poi due vedute realizzate dal figlio Francesco. Per la prima volta furono edite dall’editore Giovanni Bouchard nel 1751 (34 lastre), successivamente dallo stesso Piranesi editore a Strada Felice prima e Palazzo Tomati poi (indirizzi che appaiono su molte tavole), fino alla stesura definitiva composta da 137 lastre. Successivamente alla morte dell’autore le matrici furono ereditate dal figlio Francesco, che ne curò la pubblicazione prima nella capitale - le cosiddette tirature “postume romane” - e successivamente a Parigi, dove furono stampate tre edizioni – la cosiddetta “prima di Parigi”, una intermedia (entrambe su carta vergata) e quella curata dall’editore Firmin Didot, la prima su carta senza vergelle, dove le tavole presentano l’aggiunta di un numero arabo ordinale. Tutte le tirature parigine sono piuttosto modeste in qualità, lontane da come il Piranesi le aveva pensate e concepite. Le lastre furono poi acquisite dalla Calcografia Camerale, poi Calcografia Nazionale, oggi Istituto Centrale per la Grafica, dove sono tuttora conservate. - THE FIRST STATE OF FOUR -Etching and engraving, 1776, signed on plate.Example from the contemporary Roman Edition. A very good impression, printed on contemporary strong laid paper with "double encircled flur-de-lys" watermark, with margins, very good condition. Taken from Vedute di Roma. The whole work consists of 135 plates which have been individually produced by Piranesi along 30 years, from 1745 circa until his death. Two more works have been subsequently added, two plates by his son Francesco. They have been printed for the first time in 1751 (34 plates) by the editor Giovanni Bouchard, afterwards by Piranesi himself, publisher first in Strada Felice an the in Palazzo Tomati, imprint that can be found in mostly of the plates), until the final edition of 137 plates. After Piranesi's death, his son Francesco inherited the plates, editing them first in Rome and then in Paris, where three editions were printed - the so-called "first Paris edition", an intermediate one (both on laid paper) and the one edited by the publisher Firmin Didot, the first on wowe paper, where the plates have an Arabic ordinal number added. All Parisi issues are rather modest in quality, far from how Piranesi had thought and conceived them. The plates were then acquired by the Calcografia Camerale, then Calcografia Nazionale, today Istituto Centrale per la Grafica, where they are still kept. Hind 132, I/IV; Focillon 846.
Acquaforte e bulino, 1775 circa, firmata in lastra in basso. Tiratura “postuma romana” della lastra, nel secondo stato di quattro descritto da Hind. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, con filigrana “Bracciano”, con pieni margini, in perfetto stato di conservazione. Della serie Vedute di Roma. L’opera consiste in 135 lastre prodotte individualmente dal Piranesi per almeno 30 anni, da circa il 1745, fino alla data della sua morte. All’opera sono aggiunte poi due vedute realizzate dal figlio Francesco. Per la prima volta furono edite dall’editore Giovanni Bouchard nel 1751 (34 lastre), successivamente dallo stesso Piranesi editore a Strada Felice prima e Palazzo Tomati poi (indirizzi che appaiono su molte tavole), fino alla stesura definitiva composta da 137 lastre. Successivamente alla morte dell’autore le matrici furono ereditate dal figlio Francesco, che ne curò la pubblicazione prima nella capitale - le cosiddette tirature “postume romane” - e successivamente a Parigi, dove furono stampate tre edizioni – la cosiddetta “prima di Parigi”, una intermedia (entrambe su carta vergata) e quella curata dall’editore Firmin Didot, la prima su carta senza vergelle, dove le tavole presentano l’aggiunta di un numero arabo ordinale. Tutte le tirature parigine sono piuttosto modeste in qualità, lontane da come il Piranesi le aveva pensate e concepite. Le lastre furono poi acquisite dalla Calcografia Camerale, poi Calcografia Nazionale, oggi Istituto Centrale per la Grafica, dove sono tuttora conservate. Bibliografia Hind (1922): n. 122, II/IV; Focillon (1918): n. 724. Etching and engraving, 1775 circa, signed on plate. Example of the second state of four described by Hind, from the late Roman Edition. A very good impression, printed on contemporary strong laid paper with "Bracciano" watermark, with margins, very good condition. Taken from Vedute di Roma. The whole work consists of 135 plates which have been individually produced by Piranesi along 30 years, from 1745 circa until his death. Two more works have been subsequently added, two plates by his son Francesco. They have been printed for the first time in 1751 (34 plates) by the editor Giovanni Bouchard, afterwards by Piranesi himself, publisher first in Strada Felice an the in Palazzo Tomati, imprint that can be found in mostly of the plates), until the final edition of 137 plates. After Piranesi's death, his son Francesco inherited the plates, editing them first in Rome and then in Paris, where three editions were printed - the so-called "first Paris edition", an intermediate one (both on laid paper) and the one edited by the publisher Firmin Didot, the first on wowe paper, where the plates have an Arabic ordinal number added. All Parisi issues are rather modest in quality, far from how Piranesi had thought and conceived them. The plates were then acquired by the Calcografia Camerale, then Calcografia Nazionale, today Istituto Centrale per la Grafica, where they are still kept. Bibliografia Hind (1922): n. 122, II/IV; Focillon (1918): n. 724.
ff. [60], 320 numbered leaves. Woodcut Aldine anchor and dolphin printer's device on the title page and last leaf. Latin Italic type. Some age stain, especially on first and last leaves. In several places the name of Erasmus is obliterated in ink by a censor. An early ownership on the title has been washed out, and a small marginal chip has resulted. Small 8vo. 160 mm. Edges decorated red. Early nineteenth century full vellum binding. Lacks front fly leaf. This second and improved Aldine edition is essentially a reprint of the edition of 1516, edited by Giovanni Battista Cipelli, called Egnazio (1478-1553), with the addition of annotations by Erasmus, which were first published in the Froben edition of 1518. Both Aldine editions contain the relevant texts of Aurelius Victor and Eutropius with the continuation by Paulus Diaconus. The full work was once the common manual of almost everyone who wished to study Roman history, and because of this long and hard use, it is extremely difficult to obtain a clean and perfect example - Renouard. This second edition is considered the more valuable, as containing an 'Index Memorabilium' and the notes of Erasmus and the Venetian philologist Joannes Baptista Egnatius (ca. 1473-1553). Gaius Suetonius Tranquillus, commonly known as Suetonius (ca. 69/75-after 130). Suetonius was a close friend to Senator and letter-writer Pliny the Younger. Pliny describes him as 'quiet and studious, a man dedicated to writing'. Through Pliny, Suetonius came into favor with Trajan and Hadrian. Under Trajan he served as secretary of studies (precise functions are uncertain) and director of Imperial archives. Under Hadrian, he became the Emperor's secretary. In 122, Hadrian dismissed him for disrespectful behavior towards Empress Vibia Sabina. Suetonius may have later regained imperial favor under Hadrian and returned to his position. It was probably in Hadrian's time that he wrote his most important surviving work - this set of biographies on the Lives of the Twelve Caesars. Entitled 'De Vita Caesarum' it deals with successive Roman rulers, from Julius Caesar to Domitian. It also includes other texts on Roman history, notably Eutropius. This collection of ancient Roman historians is dedicated to the great book collector - Jean Grolier, and is followed by a letter from Erasmus commending the edition as well as Egnatius' scholarship. Renouard 91:7; Schweiger 974-975; Adams S-2035; UCLA A4S93; Graesse VI, 521; Ahmanson-Murphy 201 (incomplete); Bibliotheca Erasmiana Bruxellensis 499 (incomplete); Dibdin II, p. 439; STC Italian p. 651. Very good. Scarce. **PRICE JUST REDUCED! ALDINE BOX SAFE
Dustjackets have minor shelfwear. Volumes I & II djs are price-clipped. Else DJs are Near Fine-VG +. 2 photocopied obituaries of Syme and stapled photocopied reviews of Volume 1 tipped in. Foxing/dustsoiling to top of some textblocks. Scholar's bookplate to inner covers (G. P. Goold) except Vol 6 & 7. ; Volume 1: (1979) ISBN: 0198143672 Volume 2: (1979) ISBN: 0198143672 Volume 3: (1984) ISBN: 0198148399 ; Volume 4: (1988) ISBN: 0198148739 ; Volume 5: (1988) ISBN: 0198148852; Volume 6: (1991) ISBN: 0198144946; Volume 7: (1991) ISBN: 0198144903; 7 Volume Set COMPLETE; Vol. 1/7/2022; Additional Charges for shipping may apply.
5 gr. voll. in folio, cc 307; 81; 54; 624; 291, leg. m. tela con tit. oro al d. Parti del I, III e IV vol. sono impaginate nei voll. successivi. I dispacci contenuti nell’opera sono compresi negli anni 1604 e 1605. Copia manoscritta ricavata dall’originale custodito nell’Archivio dei Frari in Venezia, ad uso del Conte Filippo Nani Mocenigo nel 1892.
Acquaforte e bulino, 1789 circa, firmata in lastra in basso a destra. Bellissima prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “Fabriano”, con margini, piccolo strappo sul lato destro perfettamente restaurato, per il resto in ottimo stato di conservazione. L’opera viene stampata in occasione della sistemazione definitiva della piazza di Montecitorio, opera dell’architetto Giovanni Antinori. Nel 1789, infatti, Pio VI conferì, all'architetto Antinori l’incarico di innalzare al centro della piazza l'obelisco che l'Imperatore Augusto, dopo la conquista dell'Egitto, aveva portato a Roma. La stele - trovata nel 1748 nei pressi di piazza San Lorenzo in Lucina - proveniva da Eliopoli dove era stata innalzata in onore di Psammetico II, fra il 594 e il 589 a.C., per commemorare la vittoria sugli Etiopi. Sulla cima, Pio VI volle fosse posto un globo di bronzo con una fessura centrale attraverso la quale, a mezzogiorno, passa il sole, disegnando così un punto luminoso nell'ombra che l'obelisco proietta sul pavimento della Piazza, in ricordo dell'antica funzione di gnomone, il cui quadrante era stato già disegnato sul pavimento di una piazza presso San Lorenzo in Lucina, alla quale l'imperatore Augusto l'aveva destinato. Opera di grandissima rarità.Dimensioni 515x725. Etching with engraving, about 1789, signed in plate lower right. Beautiful proof, printed on contemporary laid paper with watermark "Fabriano", with margins, small tear on the right side perfectly restored, otherwise in excellent condition. The work is printed at the final settlement of the square of the House, designed by architect Giovanni Antinori. In 1789, in fact, Pius VI gave Antinori to task the center of the square with the obelisk which the Emperor Augustus had brought to Rome. The stele - found in 1748 near Piazza San Lorenzo in Lucina - came from Heliopolis where he was raised in honor of Psammetichus II, between 594 and 589 BC, to commemorate the victory over the Ethiopians. On top, Pius VI took place was a globe of bronze with a central slot through which, at noon, the sun passes, drawing a bright spot in the shade so that the obelisk casts on the floor of the square, in memory of function gnomon, the dial of which had already been drawn on the floor of a plaza at San Lorenzo in Lucina, to which the Emperor Augustus had intended. Work of great rarity. Size 515x725.
Acquaforte, 1658, in basso a sinistra “Petrus Berrettin. Corton. Arch.”; in basso a destra “Dominicus Barriere Marsilien delin. et sculp”; al centro la dedica al papa Alessandro VII:"Alexandro VII Pontifici Optimo Maximo Quae olim, Beatissime Pater, sub Glandibus Pax Aurea Terras incoluit,...". Da un disegno di Pietro da Cortona (Pietro Berrettini). Rarissima incisione della facciata di Santa Maria della Pace, eseguita da Dominique Barriere. Con ogni probabilità è riferibile al 1658, quando ne incise una versione ridotta, e con qualche variante, per la terza edizione dell’opera “Roma ricercata nel suo sito” (la prima edizione della fortunata guida risale al 1644) di Fioravante Martinelli (1599-1667), pubblicata a Roma da G. B. de Rossi appunto nel 1658. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, con ampi margini, in perfetto stato di conservazione. Rara ed importante opera sulla Roma barocca di Alessandro VII. Etching, 1658 circa, lettered in cartouche upper left 'Prospetiva della Chiesa di Sta Maria della Pace di Roma'. Along bottom 'Petrus Berrettin Corton Arch / Dominicus Barriere Marsilien delin et sculp' followed by Alexander's name and 'Jo. Jacobus de Rubeis'. EXTREMELY RARE work showing the façade of Santa Maria della Pace's church, with Pope Alexander VII and his suite on the square. The work probably dates back to 1658, when D. Barriere engraved a reduced version, with some variations, for the third edition of the guide “Roma ricercata nel suo sito” by Fioravante Martinelli (1599-1667), published in Rome by G. G. de Rossi in 1658 (the first edition in 1644). A great impression, printed on contemporary laid paper, with wide margins, perfect condition. A very rare work.