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in-4° grande; cc. (22) fregio tipografico al front.un capolettera figurato. Atti della difesa relativi a una accusa di detenzione di pane e ciambelle papaline (ossia pane bianco) da parte di un oste, a firma dell’avvocato Alessandro Cavazzi e Giuseppe Maria Gigli, datati 1759, contiene anche i precedenti documenti del 1757.
In-4°; pp. 8, con frontespizio inciso su legno e 1 tavola ripiegata incisa su rame . Legatura in carta con musica stampata
Album oblungo in-8 gr. (mm. 270x370), mz. tela (piccole manc., piatti abrasi) con una importante raccolta di 49 (su 67) tavole. Sono finissime vedute, incise su rame + una pianta (più volte ripieg.) con le “vestigie di Roma antica per servire gli annali della stessa città, compilati da Luigi Pompili Olivieri”. Le belle vedute dei principali monumenti romani sono introdotte da un pregevole frontespizio, pure inc. in rame, che raffigura la lupa che allatta Romolo e Remo. Cfr. ICCU. Tre tavole sono staccate, altrimenti esemplare ben conservato.
<p>15,5 cm, rilegatura in cartone decorato (inizio '900), tagli colorati. Marca editoriale con tela e ragno al centro; carte 328. Rara edizione cinquecentesca della Guerra Giudaica di Giuseppe Flavio, tradotta dal greco in volgare. Capilettera animati. Antica firmetta e minime mancanze agli angoli del frontespizio, leggermente rifilato al margine superiore</p>
Un foglio stampato su due lati, cm. 39 x 49, proveniente dal celebre volume di Meyer, “L’arte di restituire a Roma la tralasciata navigazione del suo Tevere” (Roma, Camera apostolica, 1683). In queste pagine l’ingegnere descrive la storia del porto di Ancona, il suo declino in conseguenza dell’innalzamento del suo fondo, ed espone un progetto di recupero dello stesso. Il testo è stampato su due facciate, e su una delle due troviamo la grande veduta incisa della città e del porto. Condizioni non perfette, lacuna restaurata nella parte centrale. This leaf, printed on both sides, derives from the notorius Meyer’s work: “L’arte di restituire a Roma la tralasciata navigazione del suo Tevere” (Roma, Camera apostolica, 1683). In these pages the engineer tells about the Ancona port, and about its downhill, suggesting a project to retrieve it. A big etched sight of the city and its port. A restored gap in leaf’s central area.
Roma, da G. Antonelli, Via del Corso, Piazza di Sciarra N°. 228, 229, 1850 circa, leporello di cm. 10,6 x 7,5 in legatura più recente,mezza pelle verde con titoli in oro al piatto anteriore, frontespizio con cornice e vignetta incise e colorate a mano + 30 altre belle tavole sempre incise e colorate a mano: trasteverina di Roma, eminente romano, donna di Palombara, eremita, donna di Frascati, Rocca canterano, frattarolo, donna di Tivoli, Rocca di Papa, donna di Subbiaco, giuncataro, donna di Nettuno, carettiere da vino, sora di campagna; e poi ciociari, pastori, pifferari, pescatori, mosciarellari, pellegrini ecc. legatura pi in mezza pe in cartonato rigido, mezza pelle, titolo in oro al piatto anteriore, leporello con frontespizio e 30 tavole colorate a mano. Liste e conti di mano antica al verso delle tavole (invisibili al recto), come pure a una di esse (non deturpanti). Ben conservato.
Lotto di ben trentuno foto all'albumina, 1880 circa, cm. 19 x 25,5 circa, tutte relative a differenti chiese, realizzate dai principali fotografi romani dell'epoca. Interessantissima documentazione. Tutte :
In-8° (cm 16 x 10,5), legatura coeva in piena pergamena con tit. in oro al dorso, pp. (2)694. Con 94 incisioni in rame (83 a 3/4 di pagina e 11 su tavv. più volte ripiegate), e molti medaglioni e finalii xilografici. Secondo di tre volumi di questa edizione definitiva della guida del Roisecco. Piccole abrasioni al frontespizio; leggera uniforme brunitura e altre marginali tracce del tempo, ma buon esemplare. Raro.
Due voll. rilegati assieme; in -8°, cc. 286, B; B, 191, B.; pergamena. Chiose amanuensi ai margini. Edizione intermedia, fra la prima e la seconda giuntina (1520 e 1526), della traduzione dal greco dei testi di Appiano Alessandrino, qui divisi in due libri (Braccesi, che non sapeva il greco, tradusse dalla versione latina di Decembrio). La prima edizione delle “guerre esterne” era del 1502 (Roma, Silber). Secondo Argelati (p. 68) quest’edizione è “assai rara”.
Interessante e rara pianta topografica di Roma su cui sono riportati gli interventi progettati dall'Ammiistrazione Francese, che riguardano l'ampliamento del porto di Ripetta, la realizzazione di muraglioni sul Tevere, la sistemazione di piazza del Popolo e la salita al Pincio.La pianta dipende dall'opera di Philippe Camille De Tournon, che la realizzò sotto l'amministrazione francese nel 1814 circa, ma venne pubblicata 15 anni dopo.A sinistra "Spiegazione di alcuni segni che si veggono nella pianta" e l'Indice dei monumenti più notevoli; a destra, l'elenco dei XIV RioniAcquaforte e bulino, impressa su 20 tavole di circa 15,7 x 14,4 cm, montate su tela, in ottimo stato di conservazione. Custodia originale in cartoncino rosso.Non censita nei principali repertori. Interesting and rare topographical map of Rome on which are shown the interventions planned by the French Administration, concerning the enlargement of the port of Ripetta, the construction of embankments on the Tiber, the arrangement of Piazza del Popolo and the ascent to the Pincio. The plan is based on the work of Philippe Camille De Tournon, who created it under the French administration in about 1814, but it was published 15 years later. On the left "Explanation of some signs that can be seen in the plan" and the Index of the most remarkable monuments; on the right, the list of the XIV Rioni Etching and engraving, printed on 20 plates of about 15.7 x 14.4 cm, mounted on canvas, in excellent condition. Original case in red cardboard. Marigliani, 231.
1 cb; pp. (2), 203-327, (1). Al front. un timbro a secco e uno a inchiostro. Legatura coeva in mezza pelle con tassello e titolo in oro al dorso. Contiene le dissertazioni: Ficulea; Cameria; Fidene; Crustumerio; Veio; Settepagi.
VECCHIE LEGATURE IN TUTTA TELA CON TITOLI IN ORO AL DORSO, MANCANTE DELLA TAVOLA DI ROMA, PRESENTE INVECE UNA TAVOLA DI ISCRIZIONI PIU' VOLTE RIPIEGATA AL PRIMO VOLUME. RARISSIMA QUESTA PRIMA EDIZIONE numero pagine: 564+678+758 formato: 21.8X14.8 stato conservazione: BUONO, FIORITURE SPARSE, DORSI DI COPERTINA SCOLORITI edizione: PRIMA
Acquaforte misure: mm 313 x 155 Pittore e incisore italiano soprannominato "il re dei disegnatori". La più grande vocazione dell'artista è, infatti, la grafica. Dal 1860 studia a Napoli all'Istituto di Belle Arti sotto la guida di maestri come Domenico Morelli (Napoli 1826 - 1901), Filippo Palizzi (Vasto 1818 - Napoli 1889), Tommaso Aloysio Juvara (Messina 1809 - Roma 1875) e Francesco Pisante (Napoli 1830 - 1889). Qui egli studia la tecnica dell'acquaforte d'invenzione e aderisce al verismo di matrice palizziana. Agli inizi del 1873 si trasferisce a Roma e frequenta i corsi di incisione alla Calcografia Nazionale. Tra il 1878 e il 1880 è a Parigi presso l'editore Cadart e proprio questa parentesi parigina colloca il Piccinni tra gli artisti europei fautori della rinascita dell'acquaforte originale. Sperimentatore delle nuove possibilità legate al mezzo fotografico è tra i primi in Italia a impiegare la fotoincisione tra il 1874 ed il 1886. I temi affrontati da Piccinni dimostrano l'attenzione costante verso i gesti più semplici della quotidianità della vita, gli individui vengono rappresentati come modelli di categorie sociali. Il soggetto è riconducibile ad un gruppo di lavori appartenenti alle prime acqueforti di invenzione realizzate dall'artista che hanno per soggetti personaggi e situazioni colti durante il soggiorno romano. In questa stampa, la settima della cartella dei Souvenirs de Rome pubblicata nel 1878 dalla casa editrice parigina Cadart, vediamo rappresentato un uomo anziano in piedi a figura intera, di profilo rivolto a destra. L'inquadratura dal basso verso l'alto conferisce maestosità per contrasto ad un individuo che appartiene al mondo degli ultimi, pare di trovarsi di fronte ad un gigante buono dalla forza straordinaria. Il mendicante, con il volto solcato da rughe profonde, guarda in modo scettico lo spettatore che viene catturato dall'intensità profonda dello sguardo. La figura emerge dal fondo scuro creato mediante tratti decisi, orizzontali e paralleli e grazie ai forti contrasti chiaroscurali. L'artista descrive con particolare attenzione la giacca con le toppe ai gomiti, i calzari con le stringhe, i risvolti sui pantaloni, il cappellaccio, l'ispida barba bianca, l bastone stretto sotto il braccio sinistro e la bisaccia a tracolla sulla spalla destra. In alto a sinistra, incisi firma e anno. Impressione eccellente con leggero effetto di tono, carta cina. Ottimo stato di conservazione. Ampi margini oltre la battuta del rame. Bibliografia: A. Petrucci, “A. Piccinni incisore”, 1931; G. Bassi “Antonio Piccinni”, Fasano di Puglia 1978; F. Fiorani - G. Scaloni, “Antonio Piccinni incisore”, Roma 2005, 1.7, pag.69
"Il giorno 30 Aprile 1849 circa le ore 9 del mattino la Divisione Francese divisa in due Brigate forte di settemila uomini circa, iniziava un doppio attacco l'uno alla porta S. Pancrazio per la via del Casale di S. Pio Quinto, l'altro verso la cinta del Vaticano. Il Generale Garibaldi al primo annunzio della presenza dell'inimico uscì ad incontrarlo con la sua Legione. Erangli spediti solleciti rinforzi cioe il Battaglione degli Emigrati, la prima Legione Romana, il Battaglione Universitario, un distaccamento del 2.° di linea, ed il Battaglione dei Reduci; pervenute tutte queste forze affrontò con tanto valore il nemico, che lo sgomentò e lo respinse menandone prigioni 300 Soldati, 6 Ufficiali, e un Comandante di Battaglione. Intanto a porta Cavallegieri fino a porta Angelica il 1° Reggimwnto Leggiero, la Nazionale mobilizzata, i Carabinieri, la Civica Stazionaria che in gran numero accorse con ardore indescrivibile alla cinta della Città respinsero l'attacco contro quella parte diretto. Alle 6 pomeridiane i Francesi in completa rotta si erano recati sbandati a 14 miglia distante da Roma a Castel Guido in numero di 5000 circa dopo di aver lasciato oltre i prigionieri, 1200 fra morti e feriti sul campo, ed un pezzo d'artiglieria smontato dai nostri bravi artiglieri. L'Armata Romana ebbe 50 morti, e 200 feriti, fra i morti si annoverano il Tenente Narducci, il Tenente Farinelli, Nicola De Berardi di Luigi d'Ancona, Succhini Diego, Pullini Enrico Ajutante-Maggiore, tutti Ufficiali d'artiglieria, Le Duck Adlfo Capitano del 1° Reggimento Leggiero; e così ebbe termine questa gloriosa giornata."La stampa fa parte di una serie di litografie stampate a Genova Dalla Lit. e Cal. Armanino Strada Garibaldi N° 204, colorate da L. Barbero. Riportano l'interessante indicazione "Di Proprietà della Società della Speranza in Genova". La litografia, stampata su carta della cina, presenta una bella coloritura coeva a cura di L. Barbero ed è applicata su di un supporto cartaceo. Sotto l'incisione alcune righe di testo storico descrittivo. Alcuni segni del tempo.La seconda Repubblica Romana. A Roma, sotto la spinta dei moti popolari che chiedevano libertà e democrazia, crollò il regime pontificio ed il Papa Pio IX fuggì a Gaeta. Il 9 febbraio 1849 un'Assemblea eletta con suffragio universale proclamò la Repubblica, e il mese successivo ne affidò la guida a un Triumvirato composto da Giuseppe Mazzini, Aurelio Saffi e Carlo Armellini. Come Bandiera, la Repubblica adottò il tricolore. Intanto il Papa da Gaeta invocava l'intervento delle potenze europee per restaurare il potere temporale. Francia, Austria, Spagna e Regno delle Due Sicilie, paesi cattolici retti da regimi assoluti o conservatori, attaccarono il territorio della Repubblica da più parti. A difesa della Repubblica affluirono in Roma giovani da ogni parte d'Italia e d'Europa, mentre GAribaldi vi portò i suoi volontari. Il 3 luglio, mentre le truppe francesi entravano in Roma, Giuseppe Galletti dal balcone del Palazzo Senatorio in Campidoglio, lesse al popolo la Costituzione della Repubblica Romana mentre i soldati francesi erano schierati in armi sull'Ara Coeli. Fu l'ultimo atto della Repubblica Romana.
1760 circa, prima tiratura. Incisione in rame all'acquaforte, b/n, cm 39,5 x 53,5 (alla lastra) più margini. La fontana, o fontanone, dell'Acqua Paola, nota anche come fontanone del Gianicolo, è una fontana monumentale situata sul colle Gianicolo. Tranne un breve e leggero tono di ingiallimento alla bassa brachetta centrale, esemplare in bella morsura, in margini e in ottimo stato di conservazione (la stampa è stata tolta dalla cornice e costo e spedizione vanno considerati senza cornice).
Veduta dell'interno della basilica di San Giovanni in Laterano, incisa da Francesco Barbazza su disegno di Francesco Panini. L'opera appartiene ad una serie di vedute di Roma stampate nella seconda metà del '700 per volere del Panini, che si avvalse della collaborazione dei migliori incisori dell’epoca: Vasi, Antonini, Barbazza, Cigni, Montagu, Polanzani e Volpato. Le tavole vengono stampate dalla Calcografia della Reverenda Camera Apostolica. Francesco Panini o Pannini (Roma 1738 - 10 aprile 1800) si formò con il padre Giovanni Paolo (Piacenza, 1691 - Roma, 1765) e ne proseguì l'attività vedutistica dedicandosi in modo particolare a realizzare raffinate opere su carta. In effetti, la scarsa attenzione critica a lui dedicata, tradisce la reale portata storica del pittore, che è da considerare tra i migliori interpreti della grafica settecentesca. La sua produzione, infatti, pur perpetuando una precisa tradizione riesce a esprimere un vero e proprio rinnovamento in chiave neoclassica. Dimostrandosi un abile prospettico, Panini fu elogiato dal Mariette e gli autori del 'Vignola illustrato' Giambattista Spampani e Carlo Antonini lo annoverano tra i pochi illustri prospettici e quale esempio per gli studiosi di architettura. Ma la produzione dell'artista conta altresì diverse imprese a fresco come la decorazione di Villa Albani, del piano nobile del Palazzo Cesarini Sforza e in Palazzo Doria, per conto del Cardinale Antonio Maria dipinse nel 1794 degli eleganti pannelli a grottesche. A lui si devono, con tutta probabilità, molte delle opere di collezioni pubbliche e private considerate della ‘scuola di Panini’ o ‘cerchia di Panini’ se non dello stesso Panini, e ciò pone un problema non piccolo per il catalogo dell’artista anche negli anni della maturità. Al contrario del padre Giovanni Paolo, uno dei più celebri e apprezzati pittori settecenteschi, Francesco Panini è stato oggetto di pochi studi. I dipinti e i disegni che oggi vengono riconosciuti alla sua mano mostrano vedute della Roma antica o di quella a lui contemporanea dove elaborate e grandiose architetture sono animate da piccole ed eleganti figure, proprio come nel foglio qui offerto. Una sua serie di acquarelli con Vedute di San Pietro è conservata presso il Dipartimento di Arti Grafiche del Louvre: tra queste è presente la stessa raffigurazione del prospetto principale della basilica vaticana se pur con un punto di vista più ravvicinato. L’attività indipendente di Francesco, pur sempre nel solco del genitore, riguardò soprattutto disegni con vedute romane per importanti incisori dell’epoca: Vasi, Antonini, Barbazza, Cigni, Montagu, Polanzani e Volpato. Acquaforte e bulino, stampata su carta vergata coeva, con margini, in ottimo stato di conservazione. Bibliografia L. Salerno, 'I pittori di vedute in Italia', Roma 1991, pp. 290-291; M. Celeste Cola, 'L'inventario di Francesco Pannini, dipinti, disegni e contorni nello studio di Palazzo Moroni', Pisa 2012, pp. 199-224. View of the interiour of San Giovanni in Laterano, engraved by Francesco Barbazza after a drawing by Francesco Panini. The work belongs to a series of views of Rome printed in the second half of the 18th century at the behest of Panini, who availed himself of the collaboration of the best engravers of the time: Vasi, Antonini, Barbazza, Cigni, Montagu, Polanzani, Volpato and many others. The plates are printed by the Calcografia of Reverenda Camera Apostolica. Francesco Panini or Pannini (Rome 1738 - April 10, 1800) trained with his father Giovanni Paolo (Piacenza, 1691 - Rome, 1765) and continued the activity of vedutistica devoting himself in particular to the realization of refined works on paper. In fact, the scarce critical attention dedicated to him, betrays the real historical importance of the painter, who is to be considered among the best interpreters of eighteenth-century graphics. His production, in fact, while perpetuating a precise tradition manages to express a real renewal in a neoclassical key. Proving to be an able perspective artist, Panini was praised by Mariette and the authors of the 'Vignola illustrato' Giambattista Spampani and Carlo Antonini counted him among the few illustrious perspective artists and as an example for the scholars of architecture. But the production of the artist also counts several works in fresco as the decoration of Villa Albani, the main floor of the Palazzo Cesarini Sforza and Palazzo Doria, on behalf of Cardinal Antonio Maria painted in 1794 of the elegant grotesque panels. To him we owe, in all probability, many of the works in public and private collections considered to be of the 'school of Panini' or 'circle of Panini' if not of Panini himself, and this poses no small problem for the artist's catalog even in his mature years. Contrary to his father Giovanni Paolo, one of the most famous and appreciated 18th century painters, Francesco Panini has been the object of few studies. The paintings and drawings that today are attributed to his hand show views of ancient Rome or of that contemporary to him where elaborate and grandiose architectures are animated by small and elegant figures, just as in the sheet offered here. A series of his watercolors with views of St. Peter's is preserved in the Department of Graphic Arts of the Louvre: among them is the same depiction of the main facade of the Vatican basilica, albeit with a closer point of view. Etching and engraving, printed on contemporary laid paper, with margins, in excellent condition. Literature L. Salerno, 'I pittori di vedute in Italia', Rome 1991, pp. 290-291; M. Celeste Cola, 'L'inventario di Francesco Pannini, dipinti, disegni e contorni nello studio di Palazzo Moroni', Pisa 2012, pp. 199-224.
In 8 gr. pp. XVI con 1 tav. f. t. e 7 tra finalini, testatine e capolettera inc. all'acquaf. Br. coeva. Gora alla parte sup. delle ultime 2 cc. Splendida edizione veneziana, preceduta da un'ampia dedicatoria a Papa Benedetto XIV da parte dell'Albrizzi. L'incisione all'antip. e' firmata Piazzetta inc. mentre tutte le altre non riportano l'autore , anche se, qualitativamente, richiamano anch'esse lo stesso Piazzetta. Il testo riguarda il culto nella Basilica di Santa Maria Maggiore intorno alla reliquia di Papa Nicolo' IV, committnte di molte opere realizzate in questa chiesa romana.
Veduta panoramica della città dal Gianicolo. Pubblicazione fatta a cura del Consiglio Centrale per l'Italia dalla Pontificia Opera della Propagazione della Fede.In basso una legenda di 46 richiami sui luoghi notabili della città.Xilografia a colori, di Alfredo Blasi, la cui firma è in basso a destra.Rara. Veduta panoramica della città dal Gianicolo. Pubblicazione fatta a cura del Consiglio Centrale per l'Italia dalla Pontificia Opera della Propagazione della Fede.In basso una legenda di 46 richiami sui luoghi notabili della città.Xilografia a colori, di Alfredo Blasi, la cui firma è in basso a destra.Rara.
Acquaforte e bulino, firmata in lastra in basso a destra. Da un disegno del Canaletto.Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “tre mezze lune”, con ampi margini, in perfetto stato di conservazione. Il Museo Correr possiede una raccolta di quindici fogli raffiguranti vedute di Roma incise da Brustolon su disegno del Canaletto; il frontespizio, manoscritto, reca l’iscrizione Vari Prospetti di Roma Antica e Moderna. Il catalogo della tipografia Remondini del 1817 elenca sempre 15 soggetti “romani”. Tuttavia secondo il Moschini le vedute di Roma del Brustolon sarebbero addirittura venticinque. Rarissima. Etching and engraving, signed on lower right. After a drawing of Canaletto.Magnificent proof, printed on contemporary laid paper with "three crescents" watermark, wide margins, in perfect conditions.The Correr Museum owns a collection of fifteen sheets depicting views of Rome engraved by Brustolon after drawings of Canaletto; the front page, handwritten, bears the inscription Vari Prospetti di Roma Antica e Moderna. The 1817 catalogue of the typography of Remondini lists 15 “Roman” subjects; nonetheless, according to Meschini, Brustolon’s views of Rome are not less than twenty five. Very rare. Succi pagina 82.
Acquaforte e bulino, firmata in lastra in basso a destra. Da un disegno del Canaletto.Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “tre mezze lune”, con ampi margini, in perfetto stato di conservazione. Il Museo Correr possiede una raccolta di quindici fogli raffiguranti vedute di Roma incise da Brustolon su disegno del Canaletto; il frontespizio, manoscritto, reca l’iscrizione Vari Prospetti di Roma Antica e Moderna. Il catalogo della tipografia Remondini del 1817 elenca sempre 15 soggetti “romani”. Tuttavia secondo il Moschini le vedute di Roma del Brustolon sarebbero addirittura venticinque. Rarissima. Etching and engraving, signed on lower right plate. After a drawing of Canaletto.Magnificent proof, printed on contemporary laid paper with "three crescents" watermark, wide margins, in perfect conditions.The Correr Museum owns a collection of fifteen sheets depicting views of Rome engraved by Brustolon after drawings of Canaletto; the front page, handwritten, bears the inscription Vari Prospetti di Roma Antica e Moderna. The 1817 catalogue of the typography of Remondini lists 15 “Roman” subjects; nonetheless, according to Meschini, Brustolon’s views of Rome are not less than twenty five. Very rare. Succi pagina 82.
Acquaforte e bulino, firmata in lastra in basso a destra.Da un disegno del Canaletto.Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “tre mezze lune”, con ampi margini, in perfetto stato di conservazione.Il Museo Correr possiede una raccolta di quindici fogli raffiguranti vedute di Roma incise da Brustolon su disegno del Canaletto; il frontespizio, manoscritto, reca l’iscrizione Vari Prospetti di Roma Antica e Moderna.Il catalogo della tipografia Remondini del 1817 elenca sempre 15 soggetti “romani”. Tuttavia secondo il Moschini le vedute di Roma del Brustolon sarebbero addirittura venticinque.Rarissima. Etching and engraving, signed on lower right. After a drawing of Canaletto.Magnificent proof, printed on contemporary laid paper with "three crescents" watermark, wide margins, in perfect conditions.The Correr Museum owns a collection of fifteen sheets depicting views of Rome engraved by Brustolon after drawings of Canaletto; the front page, handwritten, bears the inscription Vari Prospetti di Roma Antica e Moderna. The 1817 catalogue of the typography of Remondini lists 15 “Roman” subjects; nonetheless, according to Meschini, Brustolon’s views of Rome are not less than twenty five. Very rare.Etching and engraving, signed on lower right. After a drawing of Canaletto.Magnificent proof, printed on contemporary laid paper with "three crescents" watermark, wide margins, in perfect conditions.The Correr Museum owns a collection of fifteen sheets depicting views of Rome engraved by Brustolon after drawings of Canaletto; the front page, handwritten, bears the inscription Vari Prospetti di Roma Antica e Moderna. The 1817 catalogue of the typography of Remondini lists 15 “Roman” subjects; nonetheless, according to Meschini, Brustolon’s views of Rome are not less than twenty five. Very rare.Etching and engraving, signed on lower right. After a drawing of Canaletto.Magnificent proof, printed on contemporary laid paper with "three crescents" watermark, wide margins, in perfect conditions.The Correr Museum owns a collection of fifteen sheets depicting views of Rome engraved by Brustolon after drawings of Canaletto; the front page, handwritten, bears the inscription Vari Prospetti di Roma Antica e Moderna. The 1817 catalogue of the typography of Remondini lists 15 “Roman” subjects; nonetheless, according to Meschini, Brustolon’s views of Rome are not less than twenty five. Very rare.Etching and engraving, signed on lower right. After a drawing of Canaletto.Magnificent proof, printed on contemporary laid paper with "three crescents" watermark, wide margins, in perfect conditions.The Correr Museum owns a collection of fifteen sheets depicting views of Rome engraved by Brustolon after drawings of Canaletto; the front page, handwritten, bears the inscription Vari Prospetti di Roma Antica e Moderna. The 1817 catalogue of the typography of Remondini lists 15 “Roman” subjects; nonetheless, according to Meschini, Brustolon’s views of Rome are not less than twenty five. Very rare.Etching and engraving, signed on lower right. After a drawing of Canaletto.Magnificent proof, printed on contemporary laid paper with "three crescents" watermark, wide margins, in perfect conditions.The Correr Museum owns a collection of fifteen sheets depicting views of Rome engraved by Brustolon after drawings of Canaletto; the front page, handwritten, bears the inscription Vari Prospetti di Roma Antica e Moderna. The 1817 catalogue of the typography of Remondini lists 15 “Roman” subjects; nonetheless, according to Meschini, Brustolon’s views of Rome are not less than twenty five. Very rare.Etching and engraving, signed on lower right. After a drawing of Canaletto.Magnificent proof, printed on contemporary laid paper with "three crescents" watermark, wide margins, in perfect conditions.The Correr Museum owns a collection of fifteen sheets depicting views of Rome engraved by Brustolon after drawings of Canaletto; the front page, handwritten, bears the inscription Vari Prospetti di Roma Antica e Moderna. The 1817 catalogue of the typography of Remondini lists 15 “Roman” subjects; nonetheless, according to Meschini, Brustolon’s views of Rome are not less than twenty five. Very rare.Etching and engraving, signed on lower right. After a drawing of Canaletto.Magnificent proof, printed on contemporary laid paper with "three crescents" watermark, wide margins, in perfect conditions.The Correr Museum owns a collection of fifteen sheets depicting views of Rome engraved by Brustolon after drawings of Canaletto; the front page, handwritten, be...
Acquaforte e bulino, firmata in lastra in basso a destra.Da un disegno del Canaletto.Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “tre mezze lune”, con ampi margini, in perfetto stato di conservazione.Il Museo Correr possiede una raccolta di quindici fogli raffiguranti vedute di Roma incise da Brustolon su disegno del Canaletto; il frontespizio, manoscritto, reca l’iscrizione Vari Prospetti di Roma Antica e Moderna.Il catalogo della tipografia Remondini del 1817 elenca sempre 15 soggetti “romani”. Tuttavia secondo il Moschini le vedute di Roma del Brustolon sarebbero addirittura venticinque.Rarissima. Etching and engraving, signed on lower right. After a drawing of Canaletto.Magnificent proof, printed on contemporary laid paper with "three crescents" watermark, wide margins, in perfect conditions.The Correr Museum owns a collection of fifteen sheets depicting views of Rome engraved by Brustolon after drawings of Canaletto; the front page, handwritten, bears the inscription Vari Prospetti di Roma Antica e Moderna. The 1817 catalogue of the typography of Remondini lists 15 “Roman” subjects; nonetheless, according to Meschini, Brustolon’s views of Rome are not less than twenty five. Very rare.Etching and engraving, signed on lower right. After a drawing of Canaletto.Magnificent proof, printed on contemporary laid paper with "three crescents" watermark, wide margins, in perfect conditions.The Correr Museum owns a collection of fifteen sheets depicting views of Rome engraved by Brustolon after drawings of Canaletto; the front page, handwritten, bears the inscription Vari Prospetti di Roma Antica e Moderna. The 1817 catalogue of the typography of Remondini lists 15 “Roman” subjects; nonetheless, according to Meschini, Brustolon’s views of Rome are not less than twenty five. Very rare.Etching and engraving, signed on lower right. After a drawing of Canaletto.Magnificent proof, printed on contemporary laid paper with "three crescents" watermark, wide margins, in perfect conditions.The Correr Museum owns a collection of fifteen sheets depicting views of Rome engraved by Brustolon after drawings of Canaletto; the front page, handwritten, bears the inscription Vari Prospetti di Roma Antica e Moderna. The 1817 catalogue of the typography of Remondini lists 15 “Roman” subjects; nonetheless, according to Meschini, Brustolon’s views of Rome are not less than twenty five. Very rare.Etching and engraving, signed on lower right. After a drawing of Canaletto.Magnificent proof, printed on contemporary laid paper with "three crescents" watermark, wide margins, in perfect conditions.The Correr Museum owns a collection of fifteen sheets depicting views of Rome engraved by Brustolon after drawings of Canaletto; the front page, handwritten, bears the inscription Vari Prospetti di Roma Antica e Moderna. The 1817 catalogue of the typography of Remondini lists 15 “Roman” subjects; nonetheless, according to Meschini, Brustolon’s views of Rome are not less than twenty five. Very rare.Etching and engraving, signed on lower right. After a drawing of Canaletto.Magnificent proof, printed on contemporary laid paper with "three crescents" watermark, wide margins, in perfect conditions.The Correr Museum owns a collection of fifteen sheets depicting views of Rome engraved by Brustolon after drawings of Canaletto; the front page, handwritten, bears the inscription Vari Prospetti di Roma Antica e Moderna. The 1817 catalogue of the typography of Remondini lists 15 “Roman” subjects; nonetheless, according to Meschini, Brustolon’s views of Rome are not less than twenty five. Very rare.Etching and engraving, signed on lower right. After a drawing of Canaletto.Magnificent proof, printed on contemporary laid paper with "three crescents" watermark, wide margins, in perfect conditions.The Correr Museum owns a collection of fifteen sheets depicting views of Rome engraved by Brustolon after drawings of Canaletto; the front page, handwritten, bears the inscription Vari Prospetti di Roma Antica e Moderna. The 1817 catalogue of the typography of Remondini lists 15 “Roman” subjects; nonetheless, according to Meschini, Brustolon’s views of Rome are not less than twenty five. Very rare.Etching and engraving, signed on lower right. After a drawing of Canaletto.Magnificent proof, printed on contemporary laid paper with "three crescents" watermark, wide margins, in perfect conditions.The Correr Museum owns a collection of fifteen sheets depicting views of Rome engraved by Brustolon after drawings of Canaletto; the front page, handwritten, be...
In4°; pp. 100. Si tratta della causa di attribuzione dei beni e dei titoli della famiglia Cesarini alla metà del seicento, con gli inventari dei loro beni. Legatura in cartonato
Veduta tratta dalla raccolta Ruinarum varii prospectus, ruriumque aliquot delineationes pubblicato da Philip Galle con incisioni tratte da disegni di Hendrick van Cleve o Cliven III. Figlio e allievo di William van Cleve, si trasferisce in Italia nella metà del XVI secolo; oltre ad un dipinto raffigurante una veduta di Roma, datato 1550, realizza un cospicuo numero di disegni che serviranno come modelli per l’opera incisa, realizzata al ritorno ad Anversa e pubblicata nel 1587. Le vedute, che raffigurano principalmente Roma ma anche altre città europee, recano in basso l’iscrizione “Henri. Cliven. inven." o "Henri Cliven pingebat" che ne attestano la derivazione ma non l'autografia. È certo che Hendrick viaggiò in Italia. Gli studiosi non sono d'accordo sui tempi del suo soggiorno, che alcuni collocano prima del 1551, anno in cui divenne maestro della Gilda, mentre altri lo collocano tra il 1551 e il 1555, data in cui si sposò. In Italia fece molti disegni di vedute di montagne, edifici e paesaggi urbani, che poi utilizzò nelle sue opere. Sulla base dei suoi disegni noti di città italiane, probabilmente trascorse del tempo a Roma, Firenze e Napoli. Hendrick van Cleve era un artista di paesaggio, creando sia vedute topografiche che paesaggi immaginari. I suoi paesaggi sono in stile italianizzante e tipicamente raffigurano ampie vedute con rovine che possono essere o meno interamente immaginarie. Le rovine sono di solito una compilazione di elementi caratteristici dell'architettura classica. Alcune sono basate su rovine esistenti che possono essere identificate, mentre altre sono costruzioni completamente di fantasia dell’artista. I disegni di Hendrik van Cleve furono quindi usati dai tipografi contemporanei di Anversa. Due serie di stampe secondo i disegni di van Cleve furono pubblicate dal famoso incisore ed editore Philips Galle. La prima serie, Regionem, rurium, fundormumq[ue], varii atove amoeni prospectus fu pubblicata nel 1587. Consiste di 10 tavole che raffigurano principalmente paesaggi pastorali immaginari con rovine. Hendrik van Cleve è menzionato come disegnatore su ogni stampa e Philip Galle come incisore. La seconda serie intitolata Ruinarum varii prospectus, ruriumq[ue] aliquot delineationes non è datata ma fu probabilmente pubblicata intorno allo stesso periodo della prima. Le 38 stampe mostrano vedute mediterranee. Non è chiaro chi abbia inciso questa serie. La firma con il monogramma di H. van Cleve appare su tutte le 38 incisioni, ad eccezione dell'incisione n. 22 della serie. Anche la firma di Philip Galle appare su tutte le incisioni mentre quella di suo figlio Theodoor appare solo su una. Anche Hendrick van Cleve stesso potrebbe essere stato l'incisore della serie. Incisione al bulino, bella impressione su carta vergata coeva, in ottimo stato di conservazione. A nice view taken from the rare Ruinarum vari prospectus ruriumq. Aliquot delinationes. Hendrick van Cleve or Cliven III, son and pupil of William van Cleve, moved to Italy in the second half of the XVI century; besides a painting depicting a view of Rome (1550), he realized a considerable amount of drawing which he afterwards used as preparatory for the engravings he realized in Antwerp and published by Philip Galle in 1587. The views, whose main subject is Rome but there are also other European cities, bear the inscription “Henri. Cliven. inven" or "Henri Cliven pingebat" on lower part, which testify their origin, but not necessarily the fact that he realized them. It is certain that Hendrick travelled to Italy. Scholars disagree about the timing of his stay in Italy. Some place it before 1551, the year in which he became a master of the Guild, while others place it between 1551 and 1555, the date on which he got married. In Italy he made many drawings of mountain views, buildings and cityscapes, which he later used in his works. Based on his known drawings of Italian cities, he likely spent time in Rome, Florence and Naples. Hendrick van Cleve was a landscape artist. He created topographical views as well as imaginary landscapes. His landscapes are in the Italianising style and typically depict wide views with ruins that may or may not be entirely imaginary. The ruins are usually a compilation of characteristic elements from classical architecture. Some are based on existing ruins which can be identified. Others are completely fabricated constructions Hendrik van Cleve's drawings were used by contemporary printmakers in Antwerp as designs. Two series of prints after van Cleve's designs were published by the renowned engraver and publisher, Philips Galle. The first series, Regionem, rurium, fundormumq[ue], varii atove amoeni prospectus was published in 1587. It consists of 10 plates that mainly depict imaginary pastoral landscapes with ruins. Hendrik van Cleve is mentioned as the designer on each print and Philip Galle as the engraver. The second series entitled Ruinarum varii prospectus, ruriumq[ue] aliquot delineationes is undated but was likely published around the same time as the first one. The 38 prints show Mediterranean views. It is not clear who engraved this series. H. van Cleve's signature and monogram appear on all 38 engravings with the exception of engraving n.22 of the set which lacks the monogram. Philip Galle's signature also appears on all the engravings while that of his son Theodoor appears on engraving only. Hendrick van Cleve III may also have been the engraver as his monogram is present on the print. Engraving, good impression on contemporary laid paper, very good conditions. Hollstein, F. W. H. Dutch and Flemish Etchings, Engravings, and Woodcuts, v.4, pl.170, n.1-38 and v.7, p.80, n.423-460.
Veduta tratta dalla raccolta Ruinarum varii prospectus, ruriumque aliquot delineationes pubblicato da Philip Galle con incisioni tratte da disegni di Hendrick van Cleve o Cliven III. Figlio e allievo di William van Cleve, si trasferisce in Italia nella metà del XVI secolo; oltre ad un dipinto raffigurante una veduta di Roma, datato 1550, realizza un cospicuo numero di disegni che serviranno come modelli per l’opera incisa, realizzata al ritorno ad Anversa e pubblicata nel 1587. Le vedute, che raffigurano principalmente Roma ma anche altre città europee, recano in basso l’iscrizione “Henri. Cliven. inven." o "Henri Cliven pingebat" che ne attestano la derivazione ma non l'autografia. È certo che Hendrick viaggiò in Italia. Gli studiosi non sono d'accordo sui tempi del suo soggiorno, che alcuni collocano prima del 1551, anno in cui divenne maestro della Gilda, mentre altri lo collocano tra il 1551 e il 1555, data in cui si sposò. In Italia fece molti disegni di vedute di montagne, edifici e paesaggi urbani, che poi utilizzò nelle sue opere. Sulla base dei suoi disegni noti di città italiane, probabilmente trascorse del tempo a Roma, Firenze e Napoli. Hendrick van Cleve era un artista di paesaggio, creando sia vedute topografiche che paesaggi immaginari. I suoi paesaggi sono in stile italianizzante e tipicamente raffigurano ampie vedute con rovine che possono essere o meno interamente immaginarie. Le rovine sono di solito una compilazione di elementi caratteristici dell'architettura classica. Alcune sono basate su rovine esistenti che possono essere identificate, mentre altre sono costruzioni completamente di fantasia dell’artista. I disegni di Hendrik van Cleve furono quindi usati dai tipografi contemporanei di Anversa. Due serie di stampe secondo i disegni di van Cleve furono pubblicate dal famoso incisore ed editore Philips Galle. La prima serie, Regionem, rurium, fundormumq[ue], varii atove amoeni prospectus fu pubblicata nel 1587. Consiste di 10 tavole che raffigurano principalmente paesaggi pastorali immaginari con rovine. Hendrik van Cleve è menzionato come disegnatore su ogni stampa e Philip Galle come incisore. La seconda serie intitolata Ruinarum varii prospectus, ruriumq[ue] aliquot delineationes non è datata ma fu probabilmente pubblicata intorno allo stesso periodo della prima. Le 38 stampe mostrano vedute mediterranee. Non è chiaro chi abbia inciso questa serie. La firma con il monogramma di H. van Cleve appare su tutte le 38 incisioni, ad eccezione dell'incisione n. 22 della serie. Anche la firma di Philip Galle appare su tutte le incisioni mentre quella di suo figlio Theodoor appare solo su una. Anche Hendrick van Cleve stesso potrebbe essere stato l'incisore della serie. Incisione al bulino, finemente colorata a mano, alcune pieghe di carta perfettamente restaurate, per il resto in buono stato di conservazione. A nice view taken from the rare Ruinarum vari prospectus ruriumq. Aliquot delinationes. Hendrick van Cleve or Cliven III, son and pupil of William van Cleve, moved to Italy in the second half of the XVI century; besides a painting depicting a view of Rome (1550), he realized a considerable amount of drawing which he afterwards used as preparatory for the engravings he realized in Antwerp and published by Philip Galle in 1587. The views, whose main subject is Rome but there are also other European cities, bear the inscription “Henri. Cliven. inven" or "Henri Cliven pingebat" on lower part, which testify their origin, but not necessarily the fact that he realized them. It is certain that Hendrick travelled to Italy. Scholars disagree about the timing of his stay in Italy. Some place it before 1551, the year in which he became a master of the Guild, while others place it between 1551 and 1555, the date on which he got married. In Italy he made many drawings of mountain views, buildings and cityscapes, which he later used in his works. Based on his known drawings of Italian cities, he likely spent time in Rome, Florence and Naples. Hendrick van Cleve was a landscape artist. He created topographical views as well as imaginary landscapes. His landscapes are in the Italianising style and typically depict wide views with ruins that may or may not be entirely imaginary. The ruins are usually a compilation of characteristic elements from classical architecture. Some are based on existing ruins which can be identified. Others are completely fabricated constructions Hendrik van Cleve's drawings were used by contemporary printmakers in Antwerp as designs. Two series of prints after van Cleve's designs were published by the renowned engraver and publisher, Philips Galle. The first series, Regionem, rurium, fundormumq[ue], varii atove amoeni prospectus was published in 1587. It consists of 10 plates that mainly depict imaginary pastoral landscapes with ruins. Hendrik van Cleve is mentioned as the designer on each print and Philip Galle as the engraver. The second series entitled Ruinarum varii prospectus, ruriumq[ue] aliquot delineationes is undated but was likely published around the same time as the first one. The 38 prints show Mediterranean views. It is not clear who engraved this series. H. van Cleve's signature and monogram appear on all 38 engravings with the exception of engraving n.22 of the set which lacks the monogram. Philip Galle's signature also appears on all the engravings while that of his son Theodoor appears on engraving only. Hendrick van Cleve III may also have been the engraver as his monogram is present on the print. Engraving, with fine later hand colour, some paper fold perfectly restored, otherwise good conditions. Hollstein, F. W. H. Dutch and Flemish Etchings, Engravings, and Woodcuts, v.4, pl.170, n.1-38 and v.7, p.80, n.423-460.