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No Jacket Ex-lib hardcover, good condition, w. the usual stamps, marks, labels, pockets. Ltly rubbed brds. Ltly slanted, ltly compressed spine, ltly bumped corners. Tanned p. edges, some lt soil. Lt rumpling under pocket. Clean and tight.
br. Le narrazioni appartengono alla storia dell'umanità. Recentemente persino ambiti tradizionalmente anarrativi - come la politica, il marketing, l'advertising, la medicina - hanno fatto ricorso alla narrazione riconoscendone le potenzialità. La narratologia sta trovando oggi sempre più stimoli nella psicologia genetica e cognitivista, nelle teorie della mente e nelle neuroscienze. Il libro discute i più recenti orientamenti scientifici che mostrano le reazioni neurofisiologiche durante la lettura di una storia, quali abilità cognitive stimola la fruizione di romanzi o film, l'esistenza di differenze gender-related nella formattazione del racconto e nella scelta dei generi narrativi e letterari, e il benessere cognitivo derivante dall'utilizzo delle narrazioni in soggetti affetti da patologie neurodegenerative e con disturbi autistici o da stress.
ill., br. Non ti va di avere figli? Non vedi l'ora di tradire il tuo uomo? Il capo non ti lascia parlare? Vuoi tenerti i capelli bianchi e vestirti da uomo? Essere una donna e averne piene le scatole degli stereotipi può essere faticoso, nella vita privata come in quella professionale. È evidente che il femminismo non ha completato la sua missione: se nel mondo di oggi c'è ancora da sudare, figuriamoci in quello di ieri. Chi allora meglio delle eroiche, spregiudicate e corsare figure femminili del passato può indicare la via giusta da seguire? Cleopatra ci insegna a domare i parenti serpenti, Frida Kahlo a sfoggiare con orgoglio il nostro stile (anche se non piace a tutti), Dorothy Parker a tenere testa ai maschi stronzi, Caterina la Grande a gestire i pettegolezzi, Ada Lovelace a giocare d'azzardo, Agatha Christie a guarire dalle ferite d'amore, Hedy Lamarr a resistere alla disistima altrui. Non mancano le italiane, da Artemisia Gentileschi a Elsa Morante, fino a Maria Montessori. Dall'antichità all'età dell'oro elisabettiana, dal vecchio West alla Parigi del dopoguerra, questa ricca carrellata di storie esemplari, tratte dalle biografie di cinquanta donne coraggiose, compone una miniera di consigli per affrontare le sfide di tutti i giorni con ironia, determinazione e, perché no, una buona dose di sfrontatezza.
ill., ril. Frutto del genio poliedrico di Leonardo, il Trattato è la summa del suo pensiero pittorico e rappresenta una delle espressioni più alte e significative del Rinascimento. Nata dalla sintesi tipicamente leonardiana di sperimentazione e ricerca sulla natura, quest'opera stabilisce un perfetto accordo tra arte e scienza. La grande teoria dell'arte sottesa al capolavoro universale della Gioconda è il risultato - insegna questo libro - della fusione dell'ideale rinascimentale di armonia e di equilibrio con precisi criteri di tipo scientifico, come testimoniano le straordinarie osservazioni sulla prospettiva, sulle luci, le ombre, i colori e sui moti del corpo umano contenute nel Trattato. Il testo qui riprodotto è quello a cura di M. Tabarrini (1890), condotto sul Codice Vaticano Urbinate 1270. Preceduto dalla Vita di Leonardo di Giorgio Vasari. Introduzione di Silvia Bordini.
brossura Come si può analizzare un film? Come si può leggerne la struttura sequenziale, coglierne il senso autentico, goderne la bellezza segreta, da spettatore di profondità, ovvero al di là della immediata evidenza e della prima apparenza, apprezzabili da qualsiasi spettatore di superficie? La verità è che la più popolare fra le arti, quella cinematografica, si fonda su testi la cui complessità è forse maggiore che in ogni altra arte: qualcosa, dunque, che per ben capire occorre bene analizzare. Sulla base di alcuni esempi significativi Miccichè ripercorre alcune tappe del cinema italiano, proponendo l'attenzione filologica come puntuale strumento per capire il testo e il contesto del film.
ill., br. Dall'avvento dell'immagine tecnologica, in modo particolare con fotografia, video e web, la cultura contemporanea perde il controllo sull'immagine. Luca Panaro rilegge teorici quali Susan Sontag, Walter Benjamin, Vilém Flusser, scrittori come Luigi Pirandello, Italo Calvino e Penelope Lively, ma anche registi come Buster Keaton, Michelangelo Antonioni, Wayne Wang, autori che hanno evidenziato come un'immagine si generi al di là delle previsioni del proprio autore, lasciando quindi l'impressione che qualcosa sfugga al proprio controllo. Riportando queste considerazioni al mondo dell'arte contemporanea, l'autore accompagna il lettore attraverso alcuni lavori fotografici di Andy Warhol, Douglas Huebler, David Lamelas e Franco Vaccari, Douglas Gordon e Philippe Parreno, per giungere alle opere web di Wolfgang Staehle, Roberto Cuoghi, Carlo Zanni, Eva e Franco Mattes.
ill., br. Nella pratica tra pensiero e progetto, siamo spesso chiamati a ricomporre parti, a rileggere frammenti da risignificare e tessere - tra loro - una nuova rete di funzionamenti e di relazioni. L'immagine che si ricompone abbandona i limiti del passato e si fluidifica nella condizione contemporanea, a partire dal tempo che eredita dal presente, senza cancellarne l'accaduto. In queste strutture temporali si rintracciano radici e significati che tengono insieme lo spazio e il tempo. Un multiversum, una visione "dialettica a più strati" composta da differenti "dislivelli spaziali e temporali", regolati da tempi plurali e ritmi della natura, della storia e dell'attività dell'uomo. Alcuni corpi hanno come dote una predisposizione della struttura dello spazio al mutamento: una metamorfosi che si attiva senza stravolgere il senso più profondo originario e senza scardinarne i propri caratteri identitari, come innata propensione alla trasmutazione del corpo, legata alla capacità dello spazio e della materia di accogliere le modificazioni. Rappresentano delle possibili metasemie dello spazio, nel tempo. Questo è il caso dell'ex Monastero benedettino di San Nicolò l'Arena a Catania, nel progetto di Giancarlo De Carlo.
br. "Che poesie sono mai codeste? E sono poi poesie? Ho fatto un lavoro così disincantato, che di sicuro la poesia ho scacciato. Restano righe brevi e secche, qualche volta negate da rime astruse. Non posso far credere di averle scritte convinto di scriverle. Ho piuttosto giocato un gioco rischioso: ho fatto poesie per nulla poetiche, ma fredde come un'operazione di matematica. Non so se qualcuno le troverà gustose. Io so solo che dopo questo libro ne verrà un altro che ce lo farà rimpiangere".
br. Perché una bottiglia di gin abbandonata per terra in un padiglione della Biennale di Venezia attira pensosi capannelli di ammiratori che si sussurrano commenti estasiati? Baj, pittore, e Virilio, urbanista, si interrogano reciprocamente sullo statuto e la percezione dell'arte e dei luoghi che la ospitano e la espongono. Il destino attuale dell'arte, la sua evoluzione, sembrano essere una delle dimensioni privilegiate per cogliere lo spirito dei tempi, anzi il mercato dell'arte ha preannunciato la New Economy e molte altre virtualità. Nella maniera di rapportarsi all'arte si è prodotto una sorta di plusvalore che è divenuto talmente importante da rendere impossibile una critica seria. La critica diventa pettegolezzo e celebrazione, mentre l'opera d'arte diventa un'icona di se stessa, priva di un significato intrinseco in quanto ridotta a macchina per produrre pseudo-filosofie, pseudo-estetiche, pseudo-problematiche.
br. La cultura oggi è assimilabile a un reparto di un grande magazzino di cui fanno esperienza persone trasformate in consumatori. È fatta di offerte, non di divieti; di proposte, non di norme. È impegnata ad apparecchiare tentazioni e ad allestire attrazione, ad allettare e sedurre, non a dare regolazioni normative. Si può dire che, nell'epoca liquido-moderna, la cultura sia plasmata per adeguarsi alla libertà individuale di scelta e alla responsabilità individuale nei confronti di tale scelta. Inoltre si può dire che la sua funzione sia quella di garantire che la scelta debba essere e sempre rimanga una necessità e un dovere inderogabile di vita, mentre la responsabilità della scelta e le sue conseguenze restano là dove la condizione umana liquido-moderna le ha poste: ovvero sulle spalle dell'individuo, adesso chiamato al ruolo di amministratore capo della "politica della vita" e suo unico funzionario.
br. La modernizzazione è la più prolifica e meno controllata linea di produzione di rifiuti e di esseri umani di scarto. La sua diffusione globale ha sprigionato e messo in moto quantità enormi e sempre crescenti di persone private dei loro modi e mezzi di sopravvivenza. I reietti, i rifugiati, gli sfollati, i richiedenti asilo sono i rifiuti della globalizzazione. Ma non sono i soli rifiuti: vi sono anche le scorie che hanno accompagnato fin dall'inizio la produzione. Zygmunt Bauman è uno dei più noti e influenti pensatori al mondo. Professore emerito di Sociologia nelle Università di Leeds e Varsavia.
br. Hassan Fathy sosteneva che "L'architetto moderno è diventato come un calciatore che gioca a calcio impiegando un cannone." Sul filo di questo graffiante paradosso i testi raccolti in questo libro polemizzano e criticano con acume le derive di un'architettura dello show globalizzata e autistica incapace di farsi carico delle gravi questioni che attraversano il mondo. Da qui, attraverso il riferimento a figure critiche eretiche oggi dimenticate come Ivan Illich, Colin Ward, Aldo Capitini, Giacomo Borella, sostenendo la necessità di ritrovare, pur nello spaesamento delle città, "il senso di appartenenza al creato", delinea un'idea di architettura minore, "un'architettura allegra, che riconosce la terra come dono, la manutiene e ne raccoglie i frutti".
ill., br. Come spiegare l'adesione di tante donne a una corrente pittorica come il futurismo, così misogino, aggressivo, talvolta volgare nei confronti della femminilità? In questo saggio si vuole definire dapprima lo sfondo teorico del futurismo, cioè l'elaborazione concettuale sul "femminile" che si espresse in quegli anni e in quel movimento. Da un lato, l'adesione al futurismo rappresentò per molte artiste una sfida e un atto convinto di distruzione e smantellamento di consolidati stereotipi femminili, dall'altro - questa è l'ipotesi - tali gesti eversivi e antipassatisti non furono elaborati dalle donne, ma ricevuti passivamente, e ciò determinerà le equivocità, spesso le posizioni conciliative ed appiattite all'ideologia maschilista. Nella seconda parte si affronta una figura particolare di donna e di artista, Barbara, nata come futurista e poi approdata a esiti molto diversi, come il movimento pacifista e il femminismo, in empatica vicinanza con i testi di Luce Irigaray. Prismatica esistenza quella di Barbara, in cui si intrecciano arte e vita. La sua identità di donna è conquistata solo dopo aver percorso un labirinto, il labirinto di Barbara.
br. "I Dialoghi del mercoledì" nascono all'interno del Corso di Studi in Architettura nell'ottobre del 2006. Essi sono una pausa nell'attività dei corsi, che permette ai docenti di dibattere sui temi che coinvolgono più discipline, ed ai discenti di costruirsi un'immagine più organica della loro formazione culturale. All'inizio di ogni anno accademico la scuola di architettura esordisce con un dialogo dal titolo "Praeludium", dialogo che abbraccia l'intero arco degli studi, il quale si configura come una vera e propria introduzione all'arte di costruire per principianti ed iniziati. Ai Dialoghi partecipano relatori di discipline diverse che sono chiamati a confrontarsi su un tema di particolare rilievo rispetto ai confini raggiunti dalla ricerca, o agli estremi toccati dalle prassi delle professioni che fanno capo all'architettura. Per questo motivo ai Dialoghi del mercoledì sono invitati docenti delle facoltà italiane e straniere, ed almeno un operatore esterno che con la sua professione agisce sulla trasformazione della città e del suo territorio. La forma del dialogo è la più pertinente a coinvolgere i discenti nei temi che riguardano il loro futuro di architetti e di critici del reale. Se l'insegnamento separa chi sa da chi non sa, chi insegna da chi impara, chi indica valori da chi vi si orienta, il dialogo invece ricongiunge discenti e docenti sui fini comuni che l'istituzione si è data, disvelando i territori ancora non consolidati del sapere.
leggeri segni del tempo
br. Un libro di devozione, questo, una offerta agli dèi del sangue e della terra, prima che uno scritto di riflessione politica.
ill., br. Un dialogo tra Pierre Alain Croset, Giorgio Peghin e Luigi Snozzi sulla formazione, l'architettura e la didattica, che esprime una condizione del progetto contemporaneo e il senso dell'insegnamento dell'architettura, cioè il difficile compito di trasmettere non tanto gli strumenti tecnici della disciplina ma il segreto del saper progettare, la capacità di sviluppare l'idea e di interpretare, con la cultura, le modificazioni del nostro ambiente. Gli argomenti spaziano tra ambiti disciplinari differenti, nella consapevolezza che la pratica del progetto si confronta oggi con una progressiva complessità del sapere e con la sua frammentazione in tanti specialismi. Alcuni temi riflettono sulla possibilità di condividere una base teorica e pratica; altri si interrogano sui conflitti tra pensiero pratico e pensiero teorico, tra specializzazione e universalismo; altri ancora affermano la necessità di un'educazione all'arte e all'architettura che non sia "terra di nessuno" dove tutto è permesso. Questioni che il testo affronta in maniera non sistematica o dottrinale ma attraverso una personale pedagogia per l'educazione all'architettura.
ill., br. Riflessioni rimaste incompiute, destinate a perdersi nelle pieghe della memoria, trovano l'occasione di essere trascritte. Nessuna pretesa di parlare di cose nuove, ma solo di rivisitare e riattualizzare, per meglio comprendere, cose già dette riguardo un'idea di architettura, quella razionale, su cui Maestri del contemporaneo da Hendrik Petrus Berlage a Louis I. Kahn fino a Aldo Rossi, seppur con sfumature diverse, hanno esercitato la propria arte del costruire. Proprio il pensiero di questi autori, che si è coerentemente espresso nell'opera costruita, si pone, per chi scrive, come premessa ineludibile alla comprensione di un'autentica esperienza d'architettura. Poiché credo che non vi sia modo migliore per capire l'architettura se non quello di studiare le opere esemplari che la storia e i Maestri ci hanno lasciato in eredità come testimonianza certa di un pensiero compiuto scolpito nell'eternità della pietra. I Maestri considerati in questo scritto hanno inteso edificare templi in continuità con quella tradizione millenaria per la quale la forma aspirava a rappresentare un mondo: quello delle idee. Questo scritto in modo palese e dichiarato si pone dalla parte di chi, oggi, crede ancora nella forma come evocazione di un'idea, intesa ad alimentare il progetto e a dare, per questo, senso e valore alla realtà.
brossura "L'immagine-movimento" e "L'immagine-tempo", i due volumi che il filosofo francese Gilles Deleuze ha dedicato al cinema, hanno radicalmente cambiato, all'inizio degli anni Ottanta, il modo di pensare l'arte cinematografica, la sua teoria e la sua storia. L'incontro originale fra filosofia e cinema ha dato vita ad un'opera concettualmente ricca e complessa, la cui influenza si è andata via via facendo sempre più grande fino ad imporsi come un punto di riferimento, fra i più significativi, nel dibattito teorico e critico contemporaneo. Il libro di Roberto De Gaetano prova a individuare e tracciare le direttrici fondamentali dell'opera di Deleuze, presentandone le istanze problematiche più rilevanti: movimento di accompagnamento, da un lato, e problematizzazione critica, dall'altro.