2 730 résultats
Cartonnage de l'?diteur. 347 pages. Jaquette.
Reli?. 348 pages. Jaquette illustr?e.
brossura La nostra civiltà sta attraversando una profonda crisi che può sfociare in un epocale trapasso culturale. Cosa fare di fronte al concreto rischio della morte della nostra identità? Di fronte al progetto di annientamento delle nazioni volto a instaurare un "nuovo ordine mondiale", non si può che immedesimarsi nei protagonisti del capolavoro di Tolkien, "Il Signore degli Anelli", i quali hanno dovuto aspramente lottare per difendere la propria esistenza. Pertanto, ricercando le cause e illustrando le conseguenze della crisi civile e sociale che stiamo vivendo, nel libro si aprono nuove prospettive per dare un reale contributo alla causa della libertà e della sovranità nazionale, in modo da uscirne vittoriosi, proprio come è avvenuto nella trilogia tolkieniana.
Zaragoza, Institución Fernando el Católico, 1968. 4to., 235 pp., 2 hs. Láminas fotográficas. Cubiertas originales.
22x15. 80p. Fotogr. Ilstr.
br. Che cos'è l'antropologia culturale? Marco Aime prova a spiegare chi è e cosa fa un antropologo oggi, rovesciando gli approcci teorici tradizionali. In effetti la natura dell'antropologia non è più così definita: di popoli sconosciuti da studiare ce ne sono sempre meno, i confini tra l'Occidente e il cosiddetto Sud del mondo sono sempre più labili, i paradigmi del secolo scorso sono crollati e l'antropologo si trova ad affrontare problematiche sempre nuove, i terreni di ricerca sono mutati e in molti casi gli studiosi sono tornati a casa, occupandosi di eventi culturali vicini, contaminandosi con altri saperi. La purezza, così come l'oggettività, non è più una virtù. Ai quattro angoli del mondo come sotto casa propria, l'antropologo osserva, guarda, ascolta, assaggia, tocca, annusa. Il suo sapere si costruisce su basi sensoriali, prima di arrivare a tradursi in teorie e modelli. Sul terreno, egli non vede strutture, società, politica, economia, ma gente che si incontra, parla, combatte, si scambia oggetti, produce, costruisce, mangia, si organizza, prega, vive. Perciò questo libro ha una scansione percettiva: parte dall'osservazione concreta di quanto è sotto gli occhi di tutti, per arrivare solo alla fine ai costrutti teorici più ampi di un mondo intricato e affascinante.
br. Il volume "Il Filo e la Cruna", da una parte richiama il lavorio che gli individui e le comunità compiono per intrecciare reti di significato che diano orizzonte di senso al vissuto umano, dall'altra rinvia all'attività di ri-tessitura semantica che gli antropologi compiono su queste reti, nel tentativo di renderle comprensibili. Attraverso l'impiego di una metodologia di ricerca basata sull'analisi comparativa di un vasto corpus documentario e archivistico, il libro non cerca di annodare le fila di un discorso mai concluso sullo svolgimento degli studi demoetnoantropologici italiani. Piuttosto, concentrandosi su autori conosciuti come Mantegazza, Pitrè, Loria, de Martino, Tentori, Cirese, ecc., e su figure poco note e scarsamente investigate, esso è proteso ad evidenziare come si sia operata nel campo antropologico quella delicata calibratura tra obiettivi conoscitivi e strumenti di studio e di analisi. Più precisamente, il libro permette di cogliere, mediante l'anamnesi storiografica, le strategie di codificazione dell'ordine del discorso che inevitabilmente ruotano intorno a criteri ritenuti di volta in volta validi per riconoscere e agevolare il passaggio del filo nella cruna.
ill., br. Fenomeno culturale in notevole espansione, come dimostra il numero sempre crescente di riviste, esposizioni, pubblicazioni e istituzioni che ne fanno il proprio orizzonte di riferimento, l'"arte africana contemporanea" include aspetti e componenti di natura diversa: dalla somma degli stili e delle produzioni nazionali del continente africano, alle opere degli artisti cosiddetti africani, fino a una produzione in qualche modo legata all'Africa ed esclusa dai circuiti internazionali. In ogni caso, ci troviamo di fronte a una dimensione alternativa, un luogo abbandonato in cui vengono realizzate forme artistiche nuove: in una parola, quella che oggi si è soliti chiamare "friche". Ed è proprio a partire da questo modello in qualche misura paradossale (la "friche" trae la sua vitalità dalle rovine) che occorre comprendere i nostri rapporti con l'arte africana. Dato il suo carattere autoreferenziale, l'arte contemporanea occidentale si trova chiusa in un vicolo cieco: di fronte a questo processo di disgregazione, il meticciato, il riciclo, l'ibridazione delle culture potrebbero costituire una soluzione miracolosa, e all'Africa spetterebbe allora il ruolo di principale fonte di rigenerazione dell'arte occidentale. Ma - si chiede Amselle - di quale Africa parliamo? Il problema, dunque, non è tanto di avviare una riflessione sulle qualità propriamente estetiche dell'arte africana quanto di delimitare, attraverso di essa, il posto occupato dall'Africa nel nostro immaginario.
brossura
ill., br. Il volume accompagna il lettore in un appassionante viaggio attraverso aspetti meno consueti, ma non per questo meno rilevanti, che caratterizzano la cultura dei Romani: il modo in cui essi immaginarono la fondazione della loro Città, assimilandola a un vero e proprio atto cosmogonico; l'apertura che caratterizzava la loro religione, che permetteva di identificare una divinità straniera con una divinità propria; il rituale che caratterizzava il funerale gentilizio, tale da combinare epica solennità e derisione del defunto; la sorprendente "biografia" della divinità più strettamente legata alla vita familiare romana, il Lar; l'origine e il significato della nozione di auctoritas, che i Romani legavano strettamente alla capacità di attribuire "crescita" e successo alle azioni che si intraprendono; infine. la singolare posizione ricoperta dai nati per mezzo del cosiddetto "parto cesareo", una pratica che ha radici non solo nelle progressive acquisizioni della tecnica chirurgica, ma anche nel mito e nella credenza. Passo dopo passo, la sequenza dei capitoli permette di scoprire una Roma di cui non si sospettava l'esistenza.
br. A dispetto del titolo, che riflette la discrezione dell'autore, un'opera fondamentale che, frutto di diversi anni di lavoro, per la prima volta nella storia degli studi di etnomusicologia muove verso la definizione di un lessico strutturato per le musiche di tradizione orale d'Italia attraverso l'individuazione di oltre 500 termini, raccolti in schede sintetiche, in cui sono evidenziate anche le principali correlazioni tra le diverse voci, corredate da note di approfondimento e riferimenti bibliografici. Progettato al fine di agevolare sia la descrizione catalografica che la ricerca di documenti sonori conservati in archivi e centri di documentazione, il dizionario si configura anche come strumento di prima consultazione e di orientamento generale, fornendo un quadro globale delle occasioni e dei contesti, delle forme verbali e musicali, degli stili esecutivi e dei repertori della musica popolare italiana, considerata anche nella varietà delle sue espressioni locali.
br. Per far fronte ai terribili mali del presente è fondamentale superare l'ideologia coloniale, cioè la convinzione che la cultura occidentale sia superiore in tutto e per tutto alle altre culture che abitano il pianeta. Occorre aprirsi a un mutamento di paradigma basato su un autentico dialogo con popoli, civiltà, religioni e tradizioni diverse, che la globalizzazione oggi fa entrare in contatto come mai nel passato. Sul piano filosofico, il vecchio modello monoculturale di ragione e di sviluppo è in crisi, e il pluralismo, chiave di volta di una nuova filosofia declinata in senso interculturale, rifiuta ogni arroganza eurocentrica e la credenza che una sola cultura possa dar conto con i suoi parametri e categorie dell'infinita complessità del reale. Senza il dialogo, senza il superamento dell'individualismo, senza l'ascolto "imparativo", come lo ha chiamato Raimon Panikkar, degli "altri", dei loro valori e delle loro idee, spesso incompatibili coi nostri attuali miti, non solo non costruiremo mai pace e giustizia, ma rischiamo la distruzione violenta dell'homo sapiens.
br. Giunto alla terza edizione, il libro ripropone - arricchite da nuove prospettive teoriche e da nuovi casi etnografici - le questioni fondamentali legate alla dimensione dell'identità e dell'etnicità: che cos'è l'identità etnica? È un "dato naturale", che accomuna individui con la stessa origine, lingua, religione? È una dimensione propria di tutte le società e di tutte le epoche oppure è un aspetto peculiare delle forme di esistenza pre-moderna? O, invece, un fenomeno recente nella storia dell'umanità e il prodotto di circostanze contingenti? Attraverso la presentazione di alcuni casi etnografici esemplari il testo risponde a queste domande, analizzando il concetto di "identità etnica" e i fenomeni a essa collegati. Un libro per chiunque voglia interrogarsi criticamente su uno dei temi chiave del nostro tempo.
ill., ril. L'Oceania non è né a occidente né a oriente: è a occidoriente. Partendo dall'Europa, si può volare o navigare verso l'Oceania andando verso est o verso ovest. L'Oceania è occidoriente non solo in un senso geografico o cartografico, ma anche perché è spesso rappresentata nel nostro immaginario attraverso due potenti e contrapposti stereotipi. Da un lato, l'immagine "orientalizzante" ed esotica di un luogo primitivo, abitato dagli aborigeni australiani con i loro miti millenari e lo stile di vita nomade; dall'altro lato, l'immagine opposta di un mondo ritenuto ormai completamente occidentalizzato, invaso da torme di turisti e colate di cemento, sottomesso all'etica e ai riti cristiani: un vasto insieme di isole che avrebbero irrimediabilmente smarrito la ricchezza culturale e ambientale originaria". Non è così per Adriano Favole che, nei lunghi periodi di studio trascorsi in Oceania, ha potuto conoscere in presa diretta le società aborigene e in questo libro le descrive e ne testimonia il fervore artistico, legato non solo alle tradizioni. Per questo nel guidare il lettore alla conoscenza delle comunità oceaniche si sofferma sull'aspetto della 'creatività culturale', un ambito del fare umano che ha in comune con l'Oceania il fatto di essere spesso considerato marginale o comunque meno importante di altri: "esplorare e far convergere i due 'continenti invisibili', l'Oceania da un lato e la creatività delle culture umane dall'altro, è l'obiettivo di questo saggio."
br. Frutto di un percorso di ricerca etnografica all'interno degli istituti di pena di cinque regioni del centro-nord d'Italia, il volume costituisce il primo esempio contemporaneo di una convict criminology italiana: i racconti e i diari di Elton Kalica sulla sua detenzione hanno costituito il perno attorno al quale si è sviluppato il lavoro di ricerca. La narrazione è costruita attraverso l'incrocio di sguardi e prospettive riferibili al detenuto, all'operatore penitenziario e al ricercatore, offrendo visioni differenziate sul carcere in Italia. Il testo è organizzato in sei aree tematiche (quotidianità, disciplina, lavoro, istruzione, salute e contatti con l'esterno) che accompagnano il lettore attraverso gli spazi e le culture che costituiscono la realtà carceraria. L'obiettivo è quello di offrire uno spaccato delle contraddizioni e delle incongruenze che caratterizzano la pena detentiva, permettendo a chi legge di comprendere in maniera approfondita l'articolazione degli spazi carcerari e la molteplicità delle culture detentive. Il libro si rivolge a studiosi e accademici che lavorano su questi temi, ma vuole essere anche uno strumento utile per operatori carcerari e politici che a vario titolo si occupano di pena e carcere.
br. L'esistenza a volte ci pesa. La società contemporanea esige da noi un'affermazione permanente, la continua reinvenzione della vita, il successo. E se qualcuno non si sente all'altezza? Subentra allora la tentazione di lasciare la presa, di assentarsi da sé divenendo irraggiungibili, che può manifestarsi in forma di fuga nell'alcol, nelle droghe, nel gioco, nella follia, o può assumere il carattere di una fuga vera e propria, quando non si lasciano tracce di sé, scegliendo per esempio di vivere "nelle terre estreme". Eppure, la volontà di sottrarsi al legame sociale è, a volte, la condizione per continuare a vivere, per inaugurare un rapporto nuovo con sé, con gli altri e con il mondo. Ricchissimo di spunti antropologici e letterari, il saggio di Le Breton affronta un tema di grande fascino e, non da ultimo, invita il lettore a riscoprire alcuni grandi autori della "fuga da sé", tra i quali Emily Dickinson, Robert Walser, Fernando Pessoa.
brossura Questo saggio ci mostra come i nostri costumi, le nostre usanze e abitudini si cristallizzano in sequenze di azioni e ruoli, di valori e legami, dotati di risonanza affettiva e forte carica simbolica che riempiono l'intero corso della nostra vita con comportamenti ripetitivi e standardizzati, rendendo le nostre relazioni con l'altro quasi teatrali ma fungendo da fondamentali presupposti all'armonia della vita sociale.
brossura Il disagio diffuso nel rapporto con gli alimenti è al centro di un dibattito che coinvolge l'opinione pubblica e interessa molte discipline. Ines Testoni concentra la propria riflessione sulla natura del nesso esistente tra l'opulenza propria dell'Occidente e il manifestarsi stesso dell'anoressia, la quale - come qualsiasi sofferenza psichica - è espressione della società in cui emerge, oltre che dell'angoscia dell'individuo che ne è portatore. Ed è proprio della doppia origine sociale ed individuale dell'anoressia che l'autrice intraprende una ricerca tesa ad individuare le specifiche dinamiche culturali e psicologiche in cui trova origine quel "patimento" che nel Novecento si è rivelato attraverso il digiuno femminile.
br. «Che cosa significa interrogarsi sulle origi¬ni della ragione greca, allorché ci domandiamo quali furono le condizioni sociali e psicologiche che permisero la comparsa, in un piccolo angolo dell'Asia Minore abitato da coloni greci, di una nuova forma di pensiero? Pensiero che a buon diritto possiamo già definire razionale in quanto rappresenta una rottura decisiva con quel tipo di immaginazione mitica che costituisce forse la forma più diffusa del pensiero umano. Significa chiedere alla Ragione stessa di render conto di quel che essa è. Per comprendere la natura e la funzione del pensiero razionale, in un certo modo gli rivolgiamo contro le sue stesse armi. Lo sottomettiamo all'esigenza di una indagine razionale, gli applichiamo le regole elaborate pazientemente dalle discipline scientifiche, specialmente dalla storia, in suo nome e sotto il suo segno. Questo modo di procedere implica conseguenze decisive. Si può dire che d'un tratto, per il suo stesso proposito, esso sradica una certa concezione della Ragione, immutabile, eterna, assoluta, ancora dominante, credo, in molti circoli "razionalisti" come il nostro. Si tratta dell'idea, cara agli uomini della Rivoluzione francese, di una dea Ragione che illumina il cammino dell'umanità, che dissipa le tenebre dell'ignoranza, i fantasmi della superstizione religiosa o le illusioni del sentimento.»
ill., br. La scrittura è a lungo stata considerata una grande invenzione puramente tecnica ed è stata analizzata da un punto di vista soprattutto storico, teso a mettere in luce origini, diffusione, modificazione dei principali sistemi grafici. A ben guardare però, specie da una prospettiva antropologica, emerge nettamente che la scrittura è anche altro, e soprattutto che l'analisi della scrittura può essere l'analisi di uno degli ambiti privilegiati della produzione ideologica e simbolica delle società. Basti pensare che la scrittura è di certo uno dei più potenti strumenti di conoscenza, di controllo e trasmissione del sapere, di manipolazione della realtà. Il significato culturale della scrittura dunque va ben al di là della sua funzione tecnica. Ogni sistema di scrittura presenta infatti vari aspetti (conoscitivi, sociali, magici, sacrali) la cui osservazione consente di comprendere profondamente la società che li ha prodotti e entro cui circolano. "Antropologia della scrittura", diventato ormai un classico, affronta tale problematica con l'acutezza e la profondità che sempre contraddistinguono lo sguardo di Giorgio Raimondo Cardona, svelando la complessità di ciò che apparentemente sembrerebbe solo un insieme di lettere e di simboli.
ill., br. Se i primi fotografi raccolsero involontariamente materiale d'interesse etnografico, adoperando lo strumento fotografico per documentare diverse situazioni locali (come vita quotidiana, persone, moti risorgimentali, delinquenza e prostituzione), i primi antropologi si avvalsero invece consapevolmente del nuovo mezzo, che iniziò a diventare un corredo indispensabile nel bagaglio di coloro che, soprattutto nell'ultimo ventennio del XIX secolo, si recavano "sul campo" in missioni di studio. Anche in una realtà isolata come la Valle d'Aosta, la fotografia fece il suo ingresso a fine Ottocento e fu subito adottata da alpinisti, studiosi o semplici curiosi, come fedele e immediato mezzo di riproduzione del reale. Ogni autore ci appare oggi come un organismo autonomo - venuto a contatto a volte casualmente con questo strumento - e testimone del proprio tempo in modo sempre personale e differente, per formazione, cultura e sensibilità. Ciascuno di loro, quindi, ci fornisce un prezioso documento: sovente scaturito da un uso amatoriale o commerciale dell'apparecchio, altre volte frutto di una più esplicita consapevolezza. Oggi è l'Antropologia Visiva - disciplina solo recentemente sistematizzata e promossa - a teorizzare la fotografia come parte integrante di un processo di ricerca, senza trascurare il valore di un'indagine etnografica elaborata a partire da immagini del passato.
ill., br. Gli articoli raccolti nel volume propongono una prospettiva antropologica nello studio dei media, combinando, da una parte, una pratica di ricerca radicalmente contestualizzata e, dell'altra, discutendo il ruolo della tecnologia nelle pratiche di ricezione. La raccolta si apre con i testi più teorici di Friedrich Kittler e Stuart Hall e si compone di vari studi etnografici sui media dedicati a mezzi di comunicazione diversi, dal telefono cellulare alla televisione, dal cinema a internet, dal grammofono ai new media, per problematizzare la categoria stessa di "media".
br. Quella di Mason è l'analisi delle radici storiche e culturali della credenza occidentale secondo cui Dio avrebbe conferito all'uomo il dominio assoluto sull'intero creato. La riduzione in schiavitù degli animali a fini bellici o per l'allevamento ha lacerato il senso di fratellanza che l'uomo ha da sempre provato nei confronti degli altri animali, permettendo così il sorgere di una cultura alienata dalla natura. Si è così alterato profondamente il nostro rapporto con essa, con noi stessi e soprattutto quello con gli altri animali, di cui abbiamo bisogno "come compagni, come stimolatori di empatia e cura, come strumenti per alimentare e plasmare la nostra mente e come parenti che ci ricordino la nostra vicinanza al resto del mondo vivente". L'autore ci presenta il conto che tale isolazionismo ha causato in termini di perdita di consapevolezza, capacità di rispettare la natura e volontà di controllare le nostre derive distruttive: è proprio il nostro modo di vedere e considerare gli animali che sta alla base dell'attuale crisi ambientale e della relazione tra questa e le altre forme di oppressione sociale: la guerra, la violenza sulle donne e la schiavitù intra-umana.