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Mm 120x190 Brossura editoriale con bandelle, pagine 158. Opera in buonissime condizioni. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
500325462Presses Universitaires de France Sans date.
brossura
brossura Il libro è strutturato con un sistema di schede a temi adatte per incontri comunitari, in parrocchia o con operatori del settore, e della singola coppia di sposi che vuole impegnarsi a migliorare la vita interiore del matrimonio. Gli argomenti sono legati al lavoro, ai rapporti tra la coppia, con i genitori e i suoceri, al perdono.
br. "Aut-Aut", testo chiave dell'esistenzialismo, pubblicato per la prima volta nel 1843, è anche l'opera in cui il pensiero di Sören Kierkegaard raggiunge il suo apice. La contrapposizione fra vita estetica e vita etica, il passaggio dall'una all'altra attraverso l'esperienza della disperazione e dell'angoscia, la scelta come fardello esistenziale, il compito della realizzazione di sé in quanto individui: sono questi i temi principali, proposti da Kierkegaard con un vigore e una lucidità che ancora oggi colpiscono il lettore per la loro forza e urgente attualità. Introduzione di Remo Cantoni.
ill., br. Cosa ha trasformato il marketing da uno dei mestieri più affascinanti a uno dei più discussi del mondo? Perché quando si vuole indicare un'operazione di pura facciata, senza alcuna sostanza, la si indica come un'operazione di "puro marketing"? Esiste una visione del marketing compatibile con la nostra società e le nostre esigenze attuali? Chi fa marketing si trova spesso schiacciato tra due poli opposti: da un lato, gli esaltati del marketing, e, dall'altro, chi vede il marketing come un'attività di persuasione occulta. Nella visione proposta dall'autore, il marketing supera la sua dimensione puramente economica, per diventare una funzione responsabile e generativa, per la società e per la vita delle persone, nella loro ricerca di senso, nei loro sogni, nei loro progetti. Per questo è necessario però che chi si occupa di marketing non si accontenti di gestire solo gli aspetti razionali della comunicazione, ma adotti anche gli strumenti di base della narratologia e da ultimo le conoscenze di base di analisi delle personalità e della psicologia umana. E soprattutto è necessario che nell'occuparsi della "poetica" del marketing, ossia del come costruire un marketing efficace, non si perda mai di vista "l'etica" del marketing, ossia il senso complessivo profondo di ciò che si fa per l'uomo e per la società.
br. "Per quanto cambi il contesto esterno, per quanto profondamente possano variare i costumi, per quanto la tecnologia possa alterare la nostra percezione dello spazio e portare nelle nostre case fiumi inesauribili di informazioni, per quanto la società si trasformi (in meglio o in peggio non importa) fino a diventare irriconoscibile, il fatto di essere umani ci obbliga a domandarci come dovremmo rapportarci al prossimo. Perché siamo umani grazie al fatto che altri umani ci donano umanità. E che noi gliela restituiamo." A vent'anni dal suo successo editoriale, "Etica per un figlio", Savater torna a parlare con i giovani delle sfide etiche che la società, la politica di oggi e i cambiamenti tecnologici pongono loro: "Dobbiamo essere preparati, per poter essere protagonisti delle nostre vite e non semplici comparse".
br. Razionale o irrazionale, moderna o primitiva, personale o impersonale, giusta o tremenda: nella dimensione sociale, da sempre la vendetta assolve a un'indiscutibile funzione retributiva, istituendo relazioni di riconoscimento. E andando al di là delle strutture di giustizia del potere politico legittimo, la vendetta istituisce certamente relazioni di potere. Questo studio si occupa della vendetta da un punto di vista filosofico, cogliendone quattro prospettive differenti. Le prime due approfondiscono l'analisi fenomenologica e il rapporto con il sacro; le ultime due, la vendetta come ordine normativo, sia giuridico che morale. In appendice, il volume offre un importante scritto di Edward Westermarck sulla vendetta di sangue.
br. "Chi sono gli abitatori del tempo? Siamo tutti noi, aggrappati ad un Immutabile nella persuasione di doverci salvare dal nichilismo, sempre alla ricerca di verità e al tempo stesso convinti della inevitabile caduta di ogni immutabile. Siamo tutti noi in quanto mortali, in quanto persuasi del divenire e dell'inevitabile risolversi di ogni cosa, anche della verità, nel nulla." (dalla Introduzione di Rosanna Lissoni)
br. Spinoza venne contraddittoriamente giudicato: per alcuni fu un ateo, negatore di Dio, per altri un mistico tutto pervaso d'amore per la divinità; per altri un asceta, quasi un "santo" laico vissuto in una vita di rinuncia. In realtà la sua figura è, accanto a quella di Socrate, una delle più equilibrate che l'umanità abbia espresso: spirito sereno, visse una vita ritirata, ma non solitaria, in quanto si tenne attivamente a contatto con le nuove correnti di pensiero; se praticò una vita semplice, e frugale, rifuggì, però, da ogni inutile ascetismo, giudicando che meglio si onora la divinità, più se ne partecipa quanto piú grande è la gioia; e questo suo sentire si concretava in un sincero "amor vitae", ch'era un profondo amore dell'uomo, del proprio prossimo, verso il quale mostrò sempre una profonda comprensione e simpatia, spoglio d'ogni sentimento d'odio anche per coloro che l'avevano fatto bandire. Una cosa sola odiò, il fanatismo, e particolarmente il fanatismo che si riveste di sentimenti religiosi, e che, in nome di una religione il cui precetto fondamentale è l'amore, muove gli uomini all'odio e li spinge a guerre fratricide.
in-8, 179 pp., broché. Bon etat. [OM-1]
br. Cooperare, non competere. Questo dovrebbe essere il primo motto di una nuova economia. Un'economia che non sia schiava dei numeri o del debito, ma sappia declinarsi nelle forme del gesto, della parola, dell'emozione, del dono e della speranza. Della cooperazione, della vita. I dieci contributi raccolti in questo libro ragionano sulla possibilità di una riscoperta del cooperare come fondamento di questa economia del "noi". Un noi capace di contrapporsi a quella egoeconomy che, in nome dell'estrema competizione e del denaro, ha generato la crisi e l'impoverimento delle nostre esistenze. Cooperare quindi per nutrire la comunità, per rinsaldare le relazioni umane in uno spazio economico che non estrometta la vita perché basato sulla reciprocità e le relazioni di fiducia. Un'economia della crescita qualitativa passa proprio da qui: dall'avere cura di sé, dall'avere cura degli altri, avendo cura del mondo. Cooperando. In un'architettura che tiene insieme economia e morale, soggetto e comunità, spazio pubblico e relazioni personali, i contributi qui raccolti compongono un vero e proprio manifesto per una nuova economia.
brossura Un libro che invita a riflettere in modo nuovo sul fenomeno della globalizzazione, con attenzione al nostro stile di vita e l'invito a cogliere la sfida di un nuovo ordine mondiale rispettoso della dignità di tutti i popoli.
Nel dibattito politico e scientifico è oramai consolidata la cesura tra etica e democrazia, e perfino tra etica e politica. Si è così di fronte ad un'aporia fondamentale, un vero e proprio paradosso etico della democrazia, perché una cosa è lo Stato etico, altra l'assenza o il rifiuto di una cornice di valori etici condivisi. Da questo angolo di visuale, la crisi etica dello Stato è anche una crisi di partecipazione democratica, presupposto indefettibile del confronto e della conseguente individuazione di soluzioni comuni, della condivisione di un progetto di società. In questa erosione etica della democrazia affondano le radici della sua crisi, il suo indebolimento interno e strutturale, la sua difficoltà di risolvere i problemi di una società di massa sempre più impoverita. Il libro fornisce un'interpretazione evolutiva della crisi, individuando percorsi idonesi a ridare fondamento alla democrazia. Autori: Antonio Casu.
brossura
Mm 140x215 Collana "Filosofi Antichi e Medievali" - Brossura editoriale con titolo al piatto e al dorso, lii-317 pagine. A cura e con traduzione di Armando Plebe. Sottolineature e alcune postille a matita sottile in circa 85 pagine, peraltro la copia è in buone-ottime condizioni nelle sue legature ben salde. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
La bioetica, in quanto etica della "vita", è accettata dalle persone e dalle società come ponte per ritrovare il senso dell'esistenza nel dopo-modernità che diffonde sulla "vita umana", prima inaccessibile e sacralizzata, l'inedita cultura scientifica/tecnologica che rende più avvertiti dell'intrinseca vulnerabilità/fragilità umana e dell'incombente rischio ecologico. Essa, nel riconoscere statuto epistemologico e gerarchia dei valori tanto ai nuovi saperi quanto a quelli della tradizione - a partire dall'ebraico-cristiana -, perviene al dialogo interdisciplinare e fonda razionalmente argomentazioni e decisioni responsabili nei confronti della dignità di ogni "vita" nel suo proprio esserci al mondo, divenendo perciò etica biofila, aperta ad un nuovo umanesimo.
Curatori: C. Giacon.
Per raggiungere pienamente l'obiettivo di integrare gli aspetti ambientali nelle altre politiche pubbliche è quanto mai necessario promuovere e adottare un metodo di gestione delle scelte di governo che sappia coinvolgere tutti gli attori del sistema: è la sfida della buona governarne che si può realizzare in generale, ma ancor di più nel segmento ambientale, solo adottando i principi guida di apertura, partecipazione, responsabilità, efficacia e , coerenza raccomandati dall'Unione Europea in tema di buona governarne. In tale direzione occorrerà sempre di più integrare ambiente e sviluppo nelle policy, nel planning (programmazione) e nel management (gestione), adottando al contempo un metros, una misura, un alfabeto in grado di dare cifre leggibili e in tempo reale sui risultati conseguiti: è il tema dell'accountability, ovvero del dare conto ai cittadini dei risultati conseguiti dell'azione pubblica. Curatori: A. Saturnino.
ril. Pensare eticamente, dotarsi di una morale condivisa e condivisibile, è ancora possibile? Con il crollo delle vecchie ideologie e con la conseguente perdita di valori e certezze, su cosa si può fondare, oggi, un'etica? In questo breve e appassionante saggio il celebre filosofo polacco offre la sua convincente risposta. Da una parte dimostra quanto sia ormai vano il tentativo di rivitalizzare le vecchie basi dell'etica - famiglia, comunità, tradizione - e quanto inattuabile quello di esacerbare le antinomie tra un'etica prettamente politica e una economica, tra una morale collettiva e una individuale. Dall'altra, azzarda una soluzione. Viviamo in tempi incerti e mutevoli, caratterizzati da una sorta di privatizzazione globale che spinge a coltivare i propri ristretti interessi nel disinteresse di quelli comuni. Per affrontarli, è necessario riscoprire le connessioni profonde tra gli interessi della comunità e quella dei singoli individui, tra la prosperità delle istituzioni che si occupano del bene comune e quella di milioni di esseri umani sempre più soli e spaesati.
br. Generalmente si è portati ad attribuire un significato positivo al cambiamento. Eppure cambiare il mondo non ha in sé alcun significato di valore. Dentro al cambiamento del mondo stanno i grandi progressi della scienza e della tecnologia, che migliorano il benessere dell'uomo e lo rendono maggiormente cosciente e capace di controllare quanto gli sta intorno; ma ci sono anche disastri ecologici, cambiamenti antropologici devastanti, genocidi consapevoli o inconsapevoli. Cambiare il mondo è un obiettivo o una pulsione fondamentale insita nell'uomo, che dobbiamo imparare a controllare e a indirizzare verso fini comuni? E, se di questo si tratta, abbiamo gli strumenti per capire come indirizzare il cambiamento?
br. Non si può fare a meno della fiducia-fede, dell'atto del credere, da cui possono nascere comunione, fedeltà e amore. La patologia che oggi affligge l'Occidente è affievolimento dell'atto del credere, venir meno della fiducia in se stessi e negli altri, nel futuro e nella terra. Credere, fare fiducia è diventato faticoso e raro. Il discorso sulla fede, allora, non riguarda solo i cristiani o i cosiddetti credenti: debitori come siamo di una certa visione manichea che separa credenti e non credenti, siamo incapaci di individuare i temi brucianti che riguardano tutti gli uomini e che determinano i rapporti degli uni con gli altri. Eppure, per tutta la vita, ci domandiamo se il vivere ha un senso, se si può credere, fare affidamento su una parola, su Qualcuno. Per Enzo Bianchi i cristiani hanno una grande responsabilità: avendo come prima vocazione quella alla fede, essi possono infondere negli altri quella fiducia-fede di cui fanno l'esperienza senza vantare alcuna superiorità su quanti non riescono ad accogliere il dono della fede nel Dio di Gesù Cristo. Ciò che dovrebbe stare davanti a noi come l'urgenza prima è la consapevolezza che "si passa dalla morte alla vita amando i fratelli" (cfr. lGv 3,14): ma questa verità va conosciuta, accolta, creduta.
br. Quelli in cui viviamo sono "giorni cattivi" per coloro che credono nel dialogo tra credenti cristiani e non cristiani e tra cattolici e laici. Troppo spesso alcuni cattolici sembrano voler costituire gruppi di pressione in cui la proposta della fede non avviene nella mitezza e nel rispetto dell'altro. Dove prevale l'intransigenza e l'arrogante contrapposizione a una società giudicata malsana e priva di valori. Ma è solo riconoscendo la pluralità dei valori presenti anche nella società non cristiana che si può stare nella storia e tra gli uomini secondo lo statuto evangelico. Ed è solo ricordando che il futuro della fede non dipende mai da leggi dello stato che il cristianesimo può ancora conoscere una crescita spirituale e numerica. Perché i cristiani devono favorire, con le loro parole e le loro azioni, l'emergere di quell'immagine di Dio che ogni essere umano porta con sé. Anche il non cristiano.
br. Merito, efficienza, competizione, leadership, innovazione? Sono parole che appartengono al lessico economico, ma che hanno ormai valicato i confini del mondo del lavoro e della produzione per occupare tutti gli ambiti della vita. Di più, sono diventate una sorta di grammatica universale, di pensiero unico per esprimere virtù vincenti in tutti campi dell'umano. Eppure, quest'invasione di frasi, espressioni, slogan provenienti dal mondo delle imprese si rivela di una povertà incolmabile quando si tratta di accedere alle cose più profonde e vere della vita. E in tempi come questi, di crisi non solo economica ma anche antropologica, si avverte un'acuta indigenza d'espressione, che svela l'inadeguatezza di queste nuove 'parole d'ordine'. Il libro di Luigino Bruni torna allora ad altre parole, a quel patrimonio spirituale e civile che è stato dissipato e infragilito, se non addirittura messo al bando e rinnegato. Parole come mitezza, lealtà, generosità, compassione, umiltà, che esprimono virtù 'preeconomiche' e si rivelano essenziali alla piena fioritura umana. Non si tratta di un'operazione nostalgica: riscoprire queste virtù significa soprattutto far dire cose nuove alle vecchie parole, rigenerarle per andare incontro allo spirito del tempo e soccorrerlo. Perché anche la grande cultura aziendale ha bisogno dell'ossigeno di queste virtù che non è capace da sola di generare. Come una foresta, ricorda Bruni, vive di biodiversità, di tante specie diverse, oggi l'albero dell'economia, per tornare a crescere bene, ha bisogno più che mai di essere affiancato da tutti gli altri alberi dell'esperienza umana, da quelle antiche e rigenerate virtù che consentono lo sviluppo integrale delle persone, dentro e fuori il mondo del lavoro.