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PARIS, P. Seghers - 1949 - 256 pages - In-8° Broché.- couverture illustrée & dessins de A. STEINLEN, frontispice bois-gravé de l'auteur par Antoine-Pierre GALLIEN - Ex; non coupé, très bel ex.
In-8, 271p. Le Paris des mauvais garçons: Villon, Cartouche, Vidocq, Lacenaire, etc... Avec de nombreuses illustrations dans et hors texte. Bande de lancement conservée.
grand in-8°, 271 pages, illustre in-texte N/B, et sepia, broche, couverture illustree. Qq. traces de mouillures au dos et au 2e plat sinon bel exemplaire. [33/XN2] Les mauvais garçons - Leurs aventures, leur langage - Des Coquillards aux blousons noirs: des siècles de truanderie.
br. Pippo Russo esamina e spiega alcune espressioni tipiche del dialetto siciliano, con molta ironia ma con altrettanta attenzione alla loro origine. Si va da "comprare un bambino" a tutte le sfumature di "duci" e "salìto", dall'uso del verbo "canziàrsi" al termine "facciòlu" che non ha corrispettivi in nessun'altra lingua, e così via. La selezione di sicilianismi che l'autore offre al lettore è gustosa e interessante, e talvolta lo spunto per la disamina è legato a vicende connesse all'attualità oppure a curiosità e variazioni nate dall'uso dei termini stessi.
in-12°, 163 pages, broché. Etat très moyen (dos manquant, couverture salie et usagée). [MI-5]
Paris, Editions du Dauphin 1956. In-12 broché de 254 pages. Couverture illustrée.
Editions du Dauphin, 1967. In-12 relié pleine toile verte de 427 pages. Bon état
Editions du Dauphin 1953, In-12 broché de 297 pages. Trés bon état.
in-12, 304 pp., broche, couverture illustree Bel exemplaire. [MI-4]
brossura Il libro è una raccolta di modi di dire in dialetto veneto, in gran parte ancora in uso, vere e proprie immagini linguistiche che rievocano, con precisi dettagli, quel mondo da cui si estraggono gli aspetti più significativi della tradizione. L'autrice ha raccolto circa cinquecento voci attinte dal suo vocabolario personale e familiare e le ha analizzate accompagnandole con esempi concreti nel tentativo di conservare un patrimonio che appartiene a una regione, il Veneto, che a lungo è rimasto attaccato alle mille sfaccettature delle varietà linguistiche locali, tramandate di generazione in generazione. Il tutto vuole essere una testimonianza di un parlato ancora vivo, con impronte indelebili del passato; è il segno di una società in continua evoluzione, sospesa fra ieri e oggi, di cui il linguaggio rimane l'esempio più evidente, più facilmente riconoscibile e descrivibile. Con una prefazione di Gianna Marcato.
1ère édition de cet argotique roman policier d'Albert SIMONIN (1905-1980), spécialiste du genre (auteur des célèbres "Touchez pas au grisbi !", "La Cave se rebiffe"...): "Y'a des quartiers où jamais faudrait filer les pinceaux, beacuse les mirages. Pigalle, pour prendre un exemple, y a pas plus trompeur. La moindre pomme qui se sent du coeur et des gros bras, sitôt pointée dans le coin, pose tout de suite sa candidature à la promotion des caïds. "Pépère le moraliste" raffolait de ce genre de caves. Aussi, dès que Tony l'impulsif et son pote Dick le brutal lui ont passé à portée de paluche, le massacre à commencé. Question mouillette, le vioc leur en a maquillé une sévère..." (4è de couverture). 444è volume de la fameuse collection dirigée par Marcel Duhamel; extrait du catalogue in fine. Français
Cartonn?. 248 pages. L?g?rement d?fra?chi.
in-12, 163 p., broché, couv. ill. Couverture salie sinon bel exemplaire. [JU-1]
in-16, broché. Bel exemplaire. [BU-1]
br. "Le parole del tempo perduto" sono quelle che oggi si sentono sempre meno, che le generazioni di quarantenni e di cinquantenni hanno avuto l'occasione di conoscere attraverso i più anziani. Sono parole solo siciliane o solo meridionali, in grado di raccontare la specificità della millenaria storia culturale della più grande isola del Mediterraneo. Di esse in questo libro si racconta la storia e 'se ne parla' giocando e ironizzando con i significati e con 'i modi di dire' nei quali vivono, così come sono documentati nel Vocabolario Siciliano di Piccitto-Tropea-Trovato. Se ne riporta l'etimo sulla base delle proposte di Alberto Varvaro, uno dei più grandi linguisti del Novecento; se ne citano, a campione, gli esempi rinvenibili nelle opere degli autori siciliani: Camilleri, Sciascia, Consolo, e ancora Grasso, Agnello Hornby, Alajmo e altri. Essendo le parole del ricordo, dell'infanzia e degli affetti, affiorano casualmente, per libere associazioni, e non potevano dunque essere presentate in un asciutto ordine alfabetico; si troveranno piuttosto in coppia, una per pagina e, se lette in orizzontale, sarà sempre possibile trovare tra loro una qualche affinità. Al lettore il compito di scoprirla o di crearne di nuove, per dare anche in questo modo una nuova 'accianza' di sopravvivenza alle parole dialettali.
br. Il 17 settembre del 1915 Leo Spitzer prende servizio a Vienna presso l'Ufficio centrale della censura postale dell'esercito imperialregio, preposto al vaglio della corrispondenza dei prigionieri italiani. Dire «Ho fame» era proibito: era una minaccia per il prestigio dell'impero asburgico. Il censore Spitzer deve dunque intercettare e cassare ogni riferimento alla fame patita dai prigionieri, ma il linguista Spitzer non può lasciare che quel patrimonio di testimonianze vada perduto. Si ferma allora in ufficio oltre l'orario e copia centinaia di brani dalle lettere prima di coprire con l'inchiostro i passi incriminati. A guerra conclusa - è il 1920 - Spitzer pubblica "Perifrasi del concetto di fame": uno studio delle varianti, spesso geniali, inventate dagli italiani per non dire «Ho fame» e far comunque sapere ai propri cari che la soffrono, chiedendo l'invio di pacchi alimentari. Le lettere sono popolate da personaggi quali lo Zio Magno, Ugolino, la Signorina Uchefem, la Signora Bruttavecchia, i tenenti Spazzola, Magrini e Stecchetti. Quelle che Spitzer raccoglie sono voci di persone semplici, poco abituate alla scrittura; eppure le soluzioni, le espressioni in codice e i giochi linguistici escogitati dai prigionieri per descrivere la propria condizione sono degni di professionisti della parola. Dopo "Lingua italiana del dialogo" e "Lettere di prigionieri di guerra italiani", il Saggiatore pubblica "Perifrasi del concetto di fame", il volume che completa il trittico dedicato alla nostra lingua da Leo Spitzer. Un'opera in cui il linguista fa un grande dono all'umanità: salva le testimonianze di persone che hanno sofferto in uno dei periodi più duri della nostra storia e che senza la sua fatica la storia stessa avrebbe dimenticato, mentre ora possono sopravvivere nella memoria di tutti noi.
brossura Le prime testimonianze letterarie di una lingua, quella sarda, che affidava la sua sopravvivenza essenzialmente alla trasmissione orale, sono contenute nei condaghi. Preziosi manoscritti su pergamena rilegati in schede sovrapposte, quindi arrotolate attorno ad un bastone, in greco, kontákion, archiviavano inventari e annotazioni di vario genere relativi ad atti notarili e giudiziari, permute, commerci, contese patrimoniali con il proposito di certificare e definire i possedimenti di istituzioni ecclesiastiche o comunità religiose. Di indiscussa importanza filologica e storico-politica, i condaghi, specchio della vita delle grandi basiliche sarde del Medioevo, da cui prendono il nome, sono andati per la maggior parte perduti. Quello di San Pietro di Silki riflette la vita dell'omonimo cenobio benedettino fondato a Sassari nel 1065.
br. La storia linguistica di Venezia è interessante non solo per la grande vitalità della tradizione dialettale che caratterizza questa città, ma anche per i riflessi che su di essa ebbe la quasi millenaria vicenda civile e politica della Repubblica. Sul piano culturale e letterario, poi, Venezia può dirsi una delle capitali della lingua italiana, dato che, precocemente ricettiva nei confronti della letteratura toscana medievale, essa ebbe un ruolo decisivo nell'elaborazione rinascimentale del modello linguistico unitario.
In-8, broché, couverture de papier bleu moderne, 61 p. et (3) p. de catalogue éditeur, 2 pages de partitions notées. Edition originale de cette pièce qui obtint un très important succès public et qui fut réimprimée à de nombreuses reprises. Deux pages de partition avec paroles et musique, p. 60-61. Chansonnier et auteur dramatique français Jean-Joseph Vadé (1719-1755) écrivit une vingtaine de pièces, vaudevilles, parades et opéras-comiques. Cette comédie, "les Racoleurs" (1756), "est considérée comme le chef-d'œuvre du genre poissard", destiné à reproduire le langage des poissonniers et poissonnières de la Halle, que Vadé illustra également à travers divers petits écrits. (Soleinne, III, 3420). Bon exemplaire, bien conservé.