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ill., ril.
brossura Quando si tratta di dialetti, ci rendiamo conto che non c'è una sola Toscana, ma ne esistono diverse, ognuna con il suo patrimonio di usanze e tradizioni. È su questa idea che si basa il nuovo "Vocabolario" di Alessandro Bencistà, uno dei più attivi studiosi di lingue e tradizioni popolari. Il dizionario riporta migliaia di voci, da "abbacare" a "zuppa", utilizzate nelle diverse zone della regione, spiegandone il significato e indicandone la provenienza. Le citazioni da opere celebri della letteratura, della musica e del folklore ci aiutano a comprendere il senso di alcune espressioni. Questo nuovo lavoro di Bencistà parte dal vernacolo fiorentino, considerando Firenze il centro motore di una lingua che fin dal Trecento si è rapidamente estesa a tutto il territorio regionale e poi nazionale. La scelta delle voci è un viaggio nella memoria che nasce da una profonda conoscenza del mondo in cui siamo cresciuti, insieme ai contadini e alle massaie: un mondo di cui conserviamo ancora viva non solo l'immagine, ma anche le amicizie, gli affetti e i ricordi. Frequentando la poesia estemporanea, i canti folcloristici, il teatro, le parlate di aree come la Lunigiana o la Valdichiana, consultando oltre trenta dizionari già esistenti, l'autore ha realizzato un ampio compendio di vocaboli e colorite espressioni che non dobbiamo dimenticare.
br. Il vocabolario logudorese campidanese di Valentino Martelli è un'opera di rapida consultazione che fornisce le nozioni linguistiche indispensabili per un primo approccio con la lingua sarda.
brossura Il libro è una raccolta di modi di dire in dialetto veneto, in gran parte ancora in uso, vere e proprie immagini linguistiche che rievocano, con precisi dettagli, quel mondo da cui si estraggono gli aspetti più significativi della tradizione. L'autrice ha raccolto circa cinquecento voci attinte dal suo vocabolario personale e familiare e le ha analizzate accompagnandole con esempi concreti nel tentativo di conservare un patrimonio che appartiene a una regione, il Veneto, che a lungo è rimasto attaccato alle mille sfaccettature delle varietà linguistiche locali, tramandate di generazione in generazione. Il tutto vuole essere una testimonianza di un parlato ancora vivo, con impronte indelebili del passato; è il segno di una società in continua evoluzione, sospesa fra ieri e oggi, di cui il linguaggio rimane l'esempio più evidente, più facilmente riconoscibile e descrivibile. Con una prefazione di Gianna Marcato.
br. Come si caratterizza, nell'Italia contemporanea, il rapporto fra italiano e dialetto? Quanto hanno influito e influiscono l'uno sull'altro? Il libro risponde a queste domande esaminando italiano e dialetto nella prospettiva del contatto linguistico. All'esposizione delle possibilità di impiego dei due codici nella conversazione segue l'illustrazione delle loro modalità di influenza reciproca, nella cornice dei fenomeni di prestito e calco. Chiude il volume uno sguardo d'insieme sulle manifestazioni del contatto in ambito italoromanzo.
grand in-8°, 289 pages, rel. cartonnage ill. plast. Tres bel exemplaire. [MO-1]
brossura Trattasi della seconda edizione dell'opera, opportunamente aggiornata. Sui dialetti incombe un processo irreversibile d'italianizzazione ed è in continuo movimento verso nuove forme parlate. Era doveroso, pertanto, raccogliere il patrimonio linguistico della città di Crotone, ricco, significativo, esplicativo dello spirito di un popolo, da riconoscere come un bene culturale e conservare con la massima cura. Il dialetto è un pezzo incommensurabile della nostra storia, radici, cultura millenaria, e se andasse perduto non potremo più esprimerci in quell'insieme di sensazioni, suggestioni, sonorità, profumi ed emozioni che solo esso sa donare. I motivi su citati, quindi, mi hanno spinto a realizzare tale "strumento", in grado di proporsi come guida, e di agevolare l'approccio alla terminologia dialettale arcaica. Era necessario partire dagli aspetti storici di Crotone (cap. 1), in modo da annodare il legame tra la storia e la lingua, soprattutto per poter spiegare e giustificare le origini greche, latine, spagnole, francesi, arabe... dei vari termini dialettali. Infatti, risulta facile intuire come alla formazione di una parlata locale, abbiano concorso diversi elementi tra cui quelli geografici (territorio, orografia, estensione...) e storici (civiltà, assedi, dominazioni, incursioni, colonizzazioni...). All'interno di ogni regione, che presenta una tipologia dialettale propria, sussistono sottovarietà locali caratterizzate a volte da differenze notevoli, le cui identificazioni si basano su criteri fonologici, morfologici e lessicali ampiamente trattati nei capitoli 2), 3) e 4). Il cap. 5) Dizionario crotonese-italiano, risulta costituito da circa 7700 lemmi e oltre 2000 tra frasi esemplificative, modi di dire, detti e proverbi popolari. Il processo di realizzazione dello stesso e il relativo "work in progress", descritto puntualmente in premessa del capitolo, è risultato molto impegnativo e ha richiesto diversi anni di paziente e certosino lavoro.
br. Oggi, al posto dell'originale lingua bolognese, ne sta nascendo un'altra che non ho timore di definire abusiva, priva di colori, gremita di orrendi strafalcioni e sgrammaticature. La mostruosa abitudine va sempre più diffondendosi, ma non è tutto. Si è imposto anche l'uso di abbandonare il nostro originale modo di esprimerci, fantasioso, arguto e colorito, a favore di una fraseologia piattamente adagiata sull'italiano. Così facendo, si contribuisce semplicemente a uccidere il nostro dialetto. Per dire "È un ragazzino debole" ci si appoggia pigramente su un facile L é un ragazlàtt dàbbel, ignorando espressioni genuine e di bellezza lessicale ben superiore, come L é un ragazlàtt scarnécc', oppure L é un pôver agnusdèi o Al bàvv in una lómm. Dunque, la "battaglia" non deve essere soltanto verso gli errori evidenti, relativi a vocaboli, sparsi qua e là da chi il dialetto non lo conosce ma anche per difendere e salvare la qualità fraseologica del dialetto autentico, riconquistando e valorizzando le belle espressioni originali della tradizione. Ecco dunque, in questa ennesima piacevole fatica, una raccolta di frasi caratteristiche del dialetto bolognese presentate partendo dall'italiano, considerato l'attuale costante regresso del numero di dialettofoni. Le ho inventariate, certo senza pretendere di essere esaustivo, per soddisfare legittime curiosità e - perché no - per aiutare chi ancora volesse parlare o si ostinasse a scrivere usando la lingua di Bologna.
in-8°, 510 pages, lexique, broché, couverture illustrée. Couverture recouverte d'adhesif transparent, quelques cachets, sinon bel exemplaire. [NV-21][AB-1+]
P., Denoel, 1971. In-8 cartonné, 167 pages avec des illustrations a pleine page en noir et blanc.
8vo, 21.8cm. Pp. [iv],468,[2] pp. printed in double columns, vignette on title-page (reproducing medal portrait of B.), decorated initials. Modern boards lined with green vergé paper, printed title label on backstrip, orig. printed decorated wrappers bound in. Some thumbing to original covers, little foxing to few pages at beginning, very good otherwise. - Second edition, as scarce as the first of 1901, in fact a reissue of the first with addition of a supplement on pages 459-468.
PARIS, Ed. Perceval-Ozanne - 1957 - In-8 broché, couverture illustrée - Illustrations 2 couleurs - Tirage limité sur Velin alfa - 268 pages - Très propre Préface du vice-amiral d'escadre MOREAU
in-12°, 163 pages, broché. Etat très moyen (dos manquant, couverture salie et usagée). [MI-5]
In-8, 304p. Préface de Francis Carco. Bon exemplaire.
Gr. In-8, 152p. Avec 92 illustrations hors texte en noir. Bon exemplaire.
br. Il volume propone un'analisi sull'italiano neostandard da una prospettiva innovativa: quella dei testi di genere sportivo. Alla base del corpus di italiano scritto preso in esame da Chalupinski, infatti, ci sono titoli, occhielli, porzioni di testi tratti dai quotidiani più letti, ancor più di quelli di cronaca. La ricerca si fonda sui vari fenomeni morfosintattici della varietà: dall'uso dei clitici "ci", "ne", "lo" come marche complementari alla diminuzione dell'uso del congiuntivo in modalità epistemica, solo per fare qualche esempio. Un libro, dunque, che coniuga più "anime": quella rigorosa di saggio scientifico e quella di lettura divulgativa che può incuriosire gli appassionati della carta stampata e quelli di lingua italiana.
br. Cos'è la lingua, e cos'è il dialetto? Cosa esprimiamo con l'una e cosa esprimiamo con l'altro? In un susseguirsi di riflessioni, aneddoti e memorie, in cui trovano posto Manzoni e Gassman, Pasolini e il commissario Montalbano, Benigni e Pirandello, oscuri maestri elementari e professori di educazione fisica, poesia, romanzo e teatro, Andrea Camilleri e Tullio De Mauro raccontano come la lingua esprima chi siamo veramente. E una profonda, giusta, verità: in Italia abbiamo tante lingue.
brossura La lingua napoletana, come d'altronde tutti i dialetti, vive il suo inarrestabile declino. Il processo di omologazione alla lingua italiana e l'immissione nel tessuto linguistico dell'Italia meridionale di altre forme di linguaggi nonché di nomenclature di provenienza straniera mettono a dura prova la conoscenza della lingua e della cultura napoletana. È possibile arginare il fenomeno di decadenza? Rispondo subito di no: la lingua è uno strumento mobile che non si lascia facilmente ingabbiare. Ma certamente si può preservare dall'oblio la lingua napoletana quale risulta fissata nella scrittura letteraria. La conoscenza delle strutture linguistiche e del ricco patrimonio lessicale, potrebbe consentire la lettura e fruizione di un patrimonio letterario di grande livello, senza che a breve sia necessaria una preliminare traduzione. Quindi non il napoletano parlato, ma quello scritto. Questo libro vuole offrire un modesto contributo di conoscenza non solo del percorso evolutivo che ha portato l'idioma napoletano ad essere una lingua con una sua precisa identità e specificità, ma anche delle forme più tipiche dell'espressività napoletana.
Hardcover in-8, 313 pages, cartonnage sous jaquette illustrée. Accrocs à la jaquette sinon bel exemplaire. [BAT-4]
In-12, broché, couverture de papier marbré ancien, 45 p. (qqs rousseurs). Edition originale ces quatre pièces "poissardes" chacune illustrée d'un bandeau d'après Eisen gravé sur cuivre par Aveline, lettrines, fleurons et culs-de-lampe. L'auteur est connu pour être le créateur de ce genre "poissard" qui reproduit le langage et les moeurs du petit peuple des halles, notamment les vendeuses de marée. " 'La pipe cassée' passe pour être le chef-d'oeuvre de Vadé, sorte d'épopée comique qui met en scène les Forts du Port au Blé et leurs compagnes, légitimes ou non, exerçant elles-mêmes des métiers comme 'revendeuses de nippes', 'marchandes de fleurs au panier' aux alentours des Halles parisiennes. On a, grâce à ce poème, un tableau des moeurs populaires du temps" (Jean Rictus, 'A propos de la Pipe cassée', 1926). (Gay, III 749. Yve-Plessis, 'Bibliogr. de l'argot', n°109: "...précieux pour l'étude du bas langage parisien au XVIIIe siècle").
Paris, Denoël et Steele, 1931. Grand in-8, broché. Édition originale. Un des 50 exemplaires sur vélin d'Arches teinté, seul tirage en grand papier. Ce volumineux dictionnaire des termes et expressions argotiques illustré de 124 reproductions dans le texte figurait en bonne place dans la bibliothèque de Céline, qui le tenait pour l’ouvrage de référence en la matière (voir la préface d’Henri Godard à sa réédition publiée en 2013 chez Bartillat).