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br. I piaceri dell'Immaginazione Pubblicati nel 1712 sui nn. 411-421 dello "Spectator", il famoso periodico culturale e di costume diretto da Joseph Addison e Richard Steele, gli undici saggi intitolati I piaceri dell'Immaginazione costituiscono, insieme a quello sul "gusto" che li introduce (n. 409), il primo trattato di Estetica modernamente intesa. Scritti con tono discorsivo e rivolti ai "lettori comuni" - secondo il programma addisoniano di trasferire la filosofia dagli studi e dalle biblioteche ai club e alle coffee-houses - essi fissano le coordinate lungo le quali si muoverà l'intera riflessione settecentesca intorno all'esperienza del bello naturale e artistico. Erede di Locke, Addison affronta il problema estetico non più in chiave retorica ma in chiave psicologica (cioè dal versante della fruizione anziché da quello della produzione), e in tal modo avvia una fenomenologia dell'esperienza estetica a cui tutti gli autori che verranno dopo di lui, fino a Kant incluso, saranno in qualche misura debitori. Definizione del gusto, statuto dell'immaginazione (e suoi rapporti col giudizio), individuazione di specifiche categorie estetiche (fra cui particolarmente innovativa quella del "sublime"), abbozzo di un "sistema delle arti": questi alcuni dei più rilevanti temi proposti dai Piaceri dell'Immaginazione. E attorno ad essi una molteplicità di osservazioni e di spunti - sull'architettu ra, i giardini, il linguaggio della poesia, ecc. - che saranno ripresi e sviluppati nel corso del xviii secolo da filosofi, critici e artisti assicurando all'operetta addisoniana una fortuna europea che ha pochi paragoni nel suo tempo. La presente traduzione italiana, eseguita da Goffredo Miglietta, è la prima dopo quella di Mario Manlio Rossi apparsa nel 1944 e da tempo esaurita. Corredano il testo una limpida presentazione, un ampio appaiato di note e una ricca bibliografia a cura di Giuseppe Sertoli.
Mm 150x215 Brossura editoriale di 188 pagine. Talloncino al retro tagliato, peraltro copia eccellente. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
br. L'ultimo libro, postumo, di Adorno è senz'altro l'opera più concettualmente aspra del filosofo francofortese. L'asprezza deriva dal compito che l'autore si è visto assegnare dal proprio oggetto: pensare l'opera d'arte dall'interno spingendola al concetto pur sapendo che essa è qualcosa di altro dal concetto. Pensarla senza cedere alle facili sirene dell'empatia e del vissuto; non in un'astratta essenza, bensì nella complessa fenomenicità delle sue manifestazioni storiche. Pensare l'opera d'arte, dunque, nella sua appartenenza al mondo delle merci, ma fino in fondo, ossia come una mercé assoluta che nega se stessa, non facile asilo di una interiorità e di una soggettività in via di sparizione, bensì "cosa" che si rifiuta alla reificazione. Pensare il negativo che si mostra come il vero e proprio interno dell'opera d'arte contemporanea, senza consegnarlo ad un'ontologia edificante, ma cogliendovi piuttosto l'attestazione oggettiva che il circolo dell'effettualità non è perfetto e chiuso in se stesso.
br. Nell'ultimo decennio di vita Adorno torna più volte su temi di carattere estetico che caratterizzano non solo il suo approccio all'arte moderna, ma il rapporto con il pensiero filosofico nel suo complesso. Il concetto di Aesthetica, volutamente citato in latino, costituisce una porta d'accesso a questioni di carattere metodologico, gnoseologico, ontologico e sociale, in un continuo confronto con la negatività che abita all'interno della stessa cultura. La formulazione di un'estetica normativa appare impropria agli occhi del filosofo tedesco: per questo motivo egli ritiene impossibile affidare al pensiero il compito di costruire modelli e valori artistici universali. La scelta di Adorno, nei saggi qui raccolti, consiste piuttosto nell'elaborare forme di pensiero critico, nella convinzione che di norme e modelli non si potrà parlare come valori assoluti, ma unicamente come dimensioni problematiche.
A clean, unmarked book with a tight binding. 188 pages.
br. Che cosa è in gioco in quella che la tradizione della filosofia occidentale ha chiamato filosofia prima, ovvero metafisica? Si tratta di una speculazione astratta ormai desueta, oppure in essa ne va di un problema che ci riguarda da vicino, cioè quello dell'unità del sapere dell'Occidente? La metafisica è, infatti, «prima» solo in rapporto alle altre due scienze che Aristotele chiama teoretiche, cioè la fisica e la matematica. È il senso strategico di questo «primato» che si tratta allora di interrogare, poiché in esso è in questione nulla di meno che la relazione di dominio o di sudditanza, di conflitto o di armonia fra la filosofia e le scienze. L'ipotesi del libro è che il tentativo della filosofia di assicurarsi attraverso la metafisica un primato rispetto alle scienze si sia invece risolto alla fine in una sudditanza della filosofia, divenuta piú o meno consapevolmente ancilla scientiarum, com'era stata in passato ancilla theologiae. Tanto piú urgente è indagare, come questo libro fa attraverso un'indagine archeologica sulla metafisica, la natura e i limiti di questo primato e di questa sudditanza. Finché il nesso segreto che unisce e divide metafisica, matematica e fisica non sarà chiarito, la relazione fra la filosofia e le scienze non cesserà di essere problematica e il sapere dell'Occidente continuerà a essere irreparabilmente scisso.
br. Un luogo comune vuole che il gusto sia l'organo con cui conosciamo la bellezza e godiamo delle cose belle. Dietro questa pacifica facciata, il saggio di Agamben mette invece a nudo la dimensione tutt'altro che rassicurante di una frattura che divide immedicabilmente il soggetto. All'incrocio di verità e bellezza, di conoscenza e piacere, il gusto appare come il sapere che non si sa e il piacere che non si gode. E, in questa nuova prospettiva, estetica ed economia, homo aestheticus e homo aeconomicus, rivelano una segreta e inquietante complicità.
br. Arte e terrore; l'origine del buon gusto e il suo rapporto con la perversione; l'ingresso dell'arte nel Museo e nelle collezioni; la separazione fra artisti e spettatori, genio e gusto; l'apparizione del giudizio critico; in altre parole, la nascita dell'estetica moderna, in un'analisi che parte da un'inedita rilettura dei passi di Hegel sulla morte, o, meglio, sull'"au to an nientamento" dell'arte per sfociare in un'originalissima interpretazione della Malinconia di Drer: ecco il sentiero che ci invita a percorrere questo saggio di insolita ricchezza in cui l'autore è riuscito ad aprire sul problema dell'opera d'arte una prospettiva nuova, che è al tempo stesso un avvincente programma poetico.
brossura «Studiolo» si chiamava nei palazzi rinascimentali la piccola stanza in cui il principe si ritirava per meditare o leggere, circondato dai quadri che amava in modo speciale. Questo libro è, per l'autore, una specie di studiolo. Ma non si comprende che cosa significhino per lui le immagini che cerca ogni volta di leggere e di commentare, se non si comprende che in questione non è uno spazio privato, ma innanzitutto un'altra esperienza del tempo, che concerne ciascuno di noi. Benjamin diceva che fra ogni istante del passato e il presente vi è un appuntamento segreto e che se si manca a quest'appuntamento, se non si comprende che le immagini che il passato ci trasmette erano dirette proprio a noi, qui e ora, è la nostra stessa consapevolezza storica che si spezza. La scommessa che tiene insieme le opere raccolte nello studiolo è, infatti, che esse, benché siano state composte in un arco di tempo che va dal 5000 a.C. ad oggi, giungano alla loro leggibilità soltanto ora. Per questo, malgrado l'attenzione ai dettagli e le cautele critiche che caratterizzano il metodo dell'autore, esse ci provocano con una forza e quasi con una violenza a cui non è possibile sottrarsi. Quando comprendiamo perché Dostoevskij teme di perdere la fede davanti al 'Cristo morto' di Holbein, quando la 'Lepre' di Chardin si rivela di colpo ai nostri occhi come una crocifissione o la scultura di Twombly ci mostra che la bellezza non possa in ultimo che cadere, l'opera d'arte è allora strappata dal suo contesto museografico e restituita alla sua quasi preistorica sorgività. E questo e non altro, suggerisce l'autore, è il compito del pensiero.
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. MAI SFOGLIATO, LIEVI SEGNI DEL TEMPO. RARO SE NON INTROVABILE. La «Città virtuosa» di Abû Nasr al-Fârâbî (870-945), il «secondo maestro» dopo Aristotele, si presenta, a una prima superficiale lettura, come un'utopia politica ispirata alla «Repubblica» di Platone. A un più attento esame, però, emerge una complessa tessitura teoretica che proietta il problema politico in una dimensione metafisica, ben contestualizzata nell'evoluzione del pensiero islamico. L'uomo vive in società per acquisire la felicità, tanto quella pratica riservata all'uomo comune quanto quella teoretica riservata al filosofo; e l'ordine del cosmo riflette l'ordine del mondo civile. Se grande rilevanza assumono temi neoplatonici, come la gerarchia delle intelligenze, o aristotelici, come il rapporto materia-forma, la peculiare figura dell'imâm-profeta-re, capo della città virtuosa, richiama espliciti temi sciiti, mentre la teologia negativa e la assoluta trascendenza di Dio trovano nello stesso Corano i loro referenti più immediati. Descrizione bibliografica Titolo: La città virtuosa. Testo arabo a fronte Titolo originale: Kitab ara'ahl al-madinah al-fadilah. Autore: Al-Fârâbî Curatore: Introduzione, traduzione e note di: Massimo Campanini Grafica di John Alcorn Editore: Milano: Biblioteca Universale Rizzoli, Gennaio 1996 Lunghezza: 328 pagine; 18 cm ISBN: 8817169889, 9788817169882 Collana: Volume L988 di BUR. Classici Soggetti: Filosofia araba, Stato Ideale, Sociologia musulmana, Aristotele, Principi platonici e aristotelici, Dottrina islamica, Società perfetta, Classi sociali, Addestramento, Capo supremo, Cittadini, Il libro della defunta città della virtù, Epoca d'oro, Medioevo, Califfato, Abbasidi, Religione, Dio, Plotino, Psicologia, Metafisica, Cosmologia, Idee, Abitanti, Città virtuosa, Intelletto, Potenza, Atto, Acquisito, Agente, Essenza, Intelligenza Agente, Materia, Luce, Sole, Vista, Filosofi greci, Brame, Desideri, Avversioni, Sensi, Percezione, Immaginazione, Capacità manipolatorie mentali, Facoltà intellettuali, Corruzione, Etica, Ricchezza, Proprietà, Beni materiali, Felicità, Città corrotta, Cangiante, Città immorale, Insipiente, Lussuria, Passioni, Salute, Corpo, Fabbisogno, Scambio, Collaborazione, Viltà, Onori, Stima, Riconoscimento sociale, Sottomissione, Libertà, Stato, Grandi spiriti, Platone, Amministrazione, Governo, Leggi, Cultura medievale, Studies in Muslim Political Thought and Administration, Neoplatonismo, IX secolo, Filosofi islamici, Medio Oriente, Metafora organicistica, Trattati, Governante, Rais, Organicismo politico, Causa Prima, Scienza delle cose divine, Vita ultraterrena, Escatologia, Repubblica platonica, Weltanschauung, Corano, Tafsîr ilmi, Razionalismo, Allegorie coraniche, Speculazione teologica, Ummah, Comunità religiosa, Politica, Autorità, Emiri, al-Hamdânî, Sciismo, Profeta, Misticismo, Primo Essere, Libero arbitrio, Cuore, Mustafâd, Munfa'il, Ittisâl, Scritti politici, The Virtuous City, Ibn Rushd, Baghdad, Maimonide, Idealismo, On the Cause of Dreams, Ignoranza, Ignoranti, La ciudad ideal, Der Musterstaat, A cidade excelente, Idées des habitants de la cité vertueuse, Studi culturali, Saggi, Testi antichi, Libri rari Vintage fuori catalogo, Bibliografia, Riferimento, Avempace, Avicenna, Averroè, Richard Walzer, Ian Netton, Albert Nader, Fiqh, Dottrina farabiana, Herbert Davidson, Shari'ah, Miriam Galtson, Imam, Natiq, Profeta, Maometto, Scienza, Fenomenologia, Edizioni critiche, Arab Philosophy, Ideal State, Muslim Sociology, Aristotle, Platonic and Aristotelian Principles, Islamic Doctrine, Perfect Society, Social Classes, Education, Supreme Leader, Citizens, The Book of the Defunct City of Virtue, Golden Age, Middle Ages, Caliphate, Abbasids, Religion, God, Plotinus, Psychology, Metaphysics, Cosmology, Ideas, Inhabitants, Virtuous city, Intellect, Power, Act, Acquired, Essence, Agent intelligence, Matter, Light, Sun, Sight, Greek philosophers, Longings, Desires, Aversions, Senses, Perception, Imagination, Mental manipulative abilities, Intellectual faculties, Corruption, Ethics, Wealth, Property, Material goods, Happiness, Corrupt city, Changeling, Immorality, Foolish, Lust, Passions, Health, Body, Need, Exchange, Collaboration, Cowardice, Honors, Esteem, Social recognition, Submission, Freedom, State, Great spirits, Plato, Administration, Government, Laws, Medieval culture, Neoplatonism, 9th century, Islamic philosophers, Middle East, Organic metaphor, Treatises, Ruler, Political organicism, First Cause, Science of divine things, Afterlife, Eschatology, Platonic Republic, Koran, Rationalism, Koranic allegories, Theological speculation, Religious community, Politics, Authority, Emirs, Shiism, Prophet, Mysticism, First Being, Free will, Heart, Political writings, Maimonides, Idealism, Ignorance, Ignorants, Cultural studies, Essays, Ancient texts, Rare books out of print, Bibliography, Reference, Averroes, Farabian doctrine, Prophet, Mohammed, Science, Phenomenology, Critical Editions
br. «L'arte - anzi, le Belle Arti, come recita il titolo dell'opera - è stata soltanto uno dei moltissimi temi attraversati dal pensiero di Alain. Professore del Lycée Henri IV a Parigi, maestro amatissimo da tanti allievi destinati a ricoprire un ruolo importante nella vita culturale francese del Novecento (alcuni nomi: Simone Weil, Georges Canguilhem, Julian Gracq, Mikel Dufrenne), Alain ha scritto sui temi più svariati: l'estetica, certo, ma anche l'educazione, la politica, la guerra, i classici della filosofia e della letteratura, la religione... Le arti, però, in questa scena così ricca e variegata, sono un tema ostinatamente presente, non affidato soltanto alle pagine veloci, sintetiche dei propos, ma anche affrontato in modo sistematico in due tra le opere maggiori, il Système des Beaux-Arts, del 1920, e proprio le Vingt Leçons sur les Beaux-Arts, edite da Gallimard nel 1937, ma riprese da un ciclo di lezioni tenute tra l'autunno e la primavera del 1929-30. La lettura di questi due testi consente di mettere a fuoco un'estetica con molti tratti originali, radicati nella lettura di classici (su tutti, Descartes e Hegel), profondamente influenzata da echi di Comte e della cultura positivista, ma insieme capace di aperture inattese su prospettive che avrebbero trovato in seguito sviluppi radicali nell'estetica fenomenologica di Merleau-Ponty o Dufrenne... Il punto di avvio di Alain è il corpo: i suoi fremiti, sommovimenti, le sue agitazioni - emozioni passioni e sentimenti, secondo una scansione triadica che ritorna in modo incessante nelle pagine delle Vingt Leçons. Il corpo, anzi, è nell'estetica di Alain il perno attorno a cui si costruisce tutto il sistema delle arti: a partire da danza, musica e canto, poesia, le prime a nascere, inscritte materialmente, fisicamente nella carne dei corpi, per giungere infine alle arti che dei corpi, dei loro moti e dei loro gesti depositano i segni nella natura, nei materiali - scultura, pittura, disegno». Roberto Peverelli
ALBERTO PALA DESCARTES E LO SPERIMENTALISMO FRANCESE 1600 - 1650 EDITORI RIUNITI 1990. FONDO DI MAGAZZINO: SEGNI DEL TEMPO, LEGGERISSIME ABRASIONI AL DORSO, VOLUME INTONSO, PERFETTO, MAI SFOGLIATO.
DELFINI BOMPIANI 1971 316 PP. ILLUSTRAZIONI DELL'AUTORE FUORI TESTO. PICCOLA SBUCCIATURA AL RETRO DELLA SOVRACCOPERTA DELLA BROSSURA, LIEVI SEGNI DEL TEMPO, VOLUME PROBABILMENTE MAI SFOGLIATO. Parole e frasi comuni abito Agamennone Alberto Savinio Anatole France Aniceto Animo Apollinaire arrivò assieme bambini baronessa bianco Bice braccia brilla c'era camera camminare capo Carmelo casa casieri cavalier Girolamo Cesare Charles Floquet chiama china cielo cittàClaudia cominciò continua corpo corridoio davanti dice dietro domandò donna dorme erano Erda Erica faccia fiori fondo giardino gioco giorno Gregorio gridò guarda Hissarlik Isci l'uscio letto Losanna luce madre Malino mano Marco mare mente Mero Messariomezzo mobili morte mostri marini nero Nivasio Dolcemare notte occhi Omero ospiti Ovidio parlare parole passato pensa Philippeville piano pianoforte piccola piedi pili poco a poco poltrona porta ricordo riuscito sala da pranzo salotto sedia sente signor Girolamo signor Mùn signor Mùnster signora Dolcemare signora Emma silenzio sonno stava ster Sublime Porta suono suora tavola tavolino testa tirò traversa Trololò trovò uomini uomo vedere vestita vetro violino vuoto zio Gustavo
Mm 235x290 Catalogo della mostra di Trieste dicembre 2010 febbraio 2011. Volume rilegato di pp. 163, illustrato. Edizione italiana-inglese. In stato di nuovo. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
ill., br. Il presente volume, partendo dalla riflessione estetica di Theodor W. Adorno, mette in evidenza i paradossi costituivi del concetto di "forma" nell'arte moderna. Fin dagli anni dei suoi scritti musicologici infatti, il filosofo tedesco è ben cosciente di come la dialettica incarnata dalla forma costituisca il perno per comprendere le tendenze dell'arte del Novecento, e in "Teoria estetica" la forma stessa diventa l'unica opportunità di esistenza dell'arte moderna, seppur si tratti di una forma sempre destinata al fallimento. Attraverso questo paradosso, il libro attraversa l'opera di Beckett e la musica di Schönberg per arrivare all'Informale e all'Espressionismo astratto americano, proponendo un percorso teorico originale e stimolante.
INTERVENTI DI ANTONELLA DEL PRETE, G. AQUILECCHIA, T. DRAGON, R LéCU, A. PERFETTI, J. SEIDENGART, A. INGEGNO, M. BRACALI, N. PANICHI, G. CENGIAROTTI, LA CITTà DEL SOLE 2006 315 PP. FONDO DI MAGAZZINO: LIEVI SEGNI DEL TEMPO, VOLUME INTONSO, MAI SFOGLIATO, PERFETTO. Atti, in occasione del 4° cent. della morte di G. Bruno (1548-1600). Proceedings, on the occasion of the 4th cent. of the death of G. Bruno (1548-1600). Filippo Bruno, noto con il nome di Giordano Bruno (Nola, 1548 – Roma, 17 febbraio 1600), è stato un filosofo, scrittore e monaco cristiano italiano appartenente all'ordine domenicano vissuto nel XVI secolo. Il suo pensiero, inquadrabile nel naturalismo rinascimentale, fondeva le più diverse tradizioni filosofiche — materialismo antico, averroismo, copernicanesimo, lullismo, scotismo, neoplatonismo, ermetismo, mnemotecnica, influssi ebraici e cabalistici — ma ruotava intorno a un'unica idea: l'infinito, inteso come l'universo infinito, effetto di un Dio infinito, fatto di infiniti mondi, da amare infinitamente. Parole e frasi comuni Aristotele astrologia astronomia atomi atomos Boétie BOeuC bruniana Campanella causa causalità celeste Christian Rosenkreuz Comenio comètes concetto Copernico cosmo cosmologia critica universo Democrito Deus dialectique Dialoghi d'amore Dieu divina doctrine Epicuro Erasmo ermetica Eroici furori Ficino filosofia fisica forma Frances Yates Giordano Bruno Granada immenso espace essence être l'infini unità Leone Ebreo limite Lucrezio magia magica matematica materia metafisica minimo mondo Montaigne movimento natura naturale nihil Nolano omnia opere panteismo pensiero perfezione philosophie physique Pico platonicienne politica Praga predestinazionista principio problema Providentia puissance questione ragione rerum riferimento Riforma Rosacroce Servitude volontaire Suarez teologia teoria thèse Tycho Brahé umana vincolo vinculis virtus Wittenberg Yates Zwingli Curione Soggetti: Filosofia Medievale e rinascimentale, Umanesimo, Rinascimento, Cultura, Studi culturali, Metafisica, Cosmologia, Scienze, Esoterismo, Riforma, Scolastica, Razionalismo, Principia rerum, Democrito, Teorie delle comete, Atomi, Tommaso Campanella, Riforma, Magia, Boétie, Cabala, Furori, Giovanni Aquilecchia, Erudizione, Santa Inquisizione, Ermetismo, Neoplatonismo, Rogo, Rivoluzione astronomica, Mnemotecnica, Clavis Magna, Sigillo, Candelaio, Dialoghi filosofici, De la causa, principio et uno, Sigillus sigillorum, De monade, De gli eroici furori, Scienza, Conoscenza, Spaccio de la bestia trionfante, Creazione, Niccolò Copernico, Nicola Cusano, Medieval and Renaissance Philosophy, Humanism, Renaissance, Culture, Cultural Studies, Metaphysics, Cosmology, Science, Esotericism, Reform, Scholasticism, Rationalism, Democritus, Comet Theories, Atoms, Reformation, Magic, Kabbalah, Furore, Erudition, Holy Inquisition, Hermeticism, Neoplatonism, Astronomical Revolution, Mnemonic, Seals, Candle, Philosophical dialogues, De la causa, principle et uno, De the heroic fury, Science, Knowledge, beast triumphant, Creation, Aristotle, Nicolaus Copernicus
A clean, unmarked copy with a tight binding. 114 pages.
br. Opera conclusiva della grande vicenda dell'estetica inglese del Settecento, la Natura e i principî del Gusto di Archibald Alison (1757-1839), pubblicata nello stesso anno della Critica del Giudizio (1790), rappresenta non solo una strada alternativa alla coeva costruzione teorica di Kant, ma anche la ratifica di una svolta capitale dell'estetica moderna, singolarmente anticipatrice di molti nuclei nodali della contemporaneità. Conducendo all'estremo il soggettivismo teorizzato dagli empiristi sei e settecenteschi, Alison giunge a individuare lo statuto peculiare dell'esperienza estetica nella relazione tra l'oggetto percepito e il soggetto fruitore, tra le qualità intrinseche di ciò che si ha di fronte e la struttura di chi quel quid esperisce. Assunta dai suoi predecessori la nozione di "senso interno" deputato a sovrintendere alla fruizione estetica, Alison vi fa convergere la "logica delle associazioni" che l'esperienza sull'oggetto è in grado di attivare: le "catene di idee" messe in moto dalla fruizione, attivando un corredo emozionale e identitario irripetibile ed esclusivo del soggetto, abilitano l'idea di un gusto (o meglio, di una infinita pluralità di gusti) che a nessuna condizione può essere ridotto a leggi universali. Il risultato è allora un'estetica totalmente dislocata sui meccanismi espressivi ed emotivi che stanno alla base del rapporto (edonistico) tra oggetto e soggetto. Un esito che, di fatto, segue il medesimo destino che l'estetica settecentesca aveva assegnato alla categoria del Sublime la quale, non a caso, trova ampio spazio entro la trattazione dell'autore, quasi a farne davvero la marca più caratteristica dell'emozione estetica. Le numerose esemplificazioni della letteratura, della musica e dell'architettura analizzate da Alison mettono in luce le qualità espressive veicolate dagli oggetti di queste arti, qualità capaci di imprimere emozioni che ciascun soggetto, peculiarmente, esperisce. Da qui, ad esempio, il valore pregnante dei prodotti del design come oggetti nei quali la bellezza coniuga l'espressione della forma con la dimensione dell'utilità. Riflessioni che, d'altra parte, fecero degli Essays di Alison uno dei testi più frequentati persino in seno al funzionalismo architettonico del tardo Ottocento. La presente edizione, la prima in lingua italiana, puntualmente curata da Simona Chiodo, colma un grave vuoto della cultura estetologica, svelando le radici di molte modalità peculiari del dibattito odierno.
Full Title: "L'ALBERT MODERNE; OU, NOUVEAUX SECRETS EPROUVES, ET LICITES, Recueillis D'Apres les Decouvertes les Plus Recentes. Les uns ayant pour objet de remedier a un grand nombre d'accidens qui interessent la sante: Les autres, quantitite de choses utiles a scavoir pour les differens besoins de la vie." pp. xxiv, 430. 12 mo. 18 cm. Attractive 18th century full leather binding. Chip at head repaired. Marbled edges. Marbled endpapers. Hardbound. Very good. A rare French medical and cooking text. Really worthy of further research. **PRICE JUST REDUCED! CLEO 2/1
Napoli, Accademia Reale delle Scienze, 1879, 8vo punto metallico, pp. 19 (con dedica autografa originale dell'Autore alla copertina) .
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Amice, Reggente di Rettorica nell'Accademia di Parigi, autore degli Elementa Philosophiae metaphisique e di altre opere - Prima versione italiana con Nuova Appendice e con osservazioni critiche 1 15,5x9,5 cm., in brossura, pagg. 429 (2), non refilate, prima edizione italiana, buone condizioni. Etichetta e timbro di Biblioteca privata, regolarmente pervenuto.