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br. Contiene i contributi di: L. Manfreda (editoriale), A. Perniola, R. Esposito, F. Scrivano, E. Lisciani-Petrini, G. Traversa, G. Strummiello, F. Cimatti, R. De Gaetano, S. Facioni.
br. In questo numero che segna il ventennale di Agalma facciamo ritorno a Mario Perniola, con la consapevolezza, tuttavia, che nel breve arco di tempo che ci separa dalla sua morte non ce ne siamo mai davvero allontanati. Anche l'ultimo fascicolo, dedicato all'Italian Thought, ha mostrato, più o meno implicitamente, quanto molti, decisivi temi oggi rielaborati nella riflessione filosofica rinviino al suo pensiero. Così Andrea Tagliapietra, che apre con un suo scritto questo numero, sottolinea come già nel 1985 Perniola, riferendosi a Giordano Bruno o a Vico, parlasse di una 'differenza italiana'. Tagliapietra pone giustamente in evidenza come, attraverso una profonda revisione della categoria del 'sentire', Perniola intenda sottrarsi alla metafisica dualista corpo/anima, materia/spirito, coscienza/oggetto e alla sua inesausta ricerca di un senso originario, dell'eterno che precede ogni tempo, da una parte, e all'indifferentismo post-moderno, al già-tutto-sentito che caratterizza quella specie di estremo, irriconoscibile discendente del musiliano 'uomo cerebrale' della Zivilisation, dall'altra. Movimento che sembra prender forma in un 'Egitto del sentire' che si contrappone al suo uso genealogico, all'idea d'una remota sapienza che giace immutabile, protetta dal sedimentarsi delle differenze di stili e culture che si succedono nel corso del tempo. La modalità 'egizia', mai del tutto perduta, genera invece un continuum, una corrente percepibile tra interno ed esterno, natura ed arte, animale e cosa, cose vive e cose morte. Proseguendo su questo stesso solco, Massimo Di Felice ha posto in evidenza come Perniola, nei suoi testi, vada oltre il semplice allarme che l'espansione della dimensione connettiva digitale ha prodotto in molti studiosi riguardo all'integrità del soggettivo. È piuttosto da sottolineare come le forme stesse dell'esperienza individuale stiano subendo in questi nuovi processi una profonda trasformazione, tanto da porre in dubbio l'adeguatezza delle tradizionali categorie ermeneutiche sinora adoperate per la decifrazione e il giudizio di questi 'perturbanti' modi d'essere (...)
br. Rivista di studi culturali e di estetica fondata da Mario Perniola.
br. Rivista di studi culturali e di estetica fondata da Mario Perniola.
br. "In effetti in tutti e tre questi campi è avvenuta una frattura epistemologica per cui questi tre termini hanno assunto un significate molto differente da quello che la tradizione attribuiva loro. Per quanto riguarda l'arte, rimando al mio libro L'arte espansa' (Einaudi, 2015) che spiega come nel corso degli ultimi decenni si sia completamente erosa la differenza tra arte e non-arte. Per quanto riguarda il design, rimando alla recensione di Giuseppe Patella allibro di Vilém Flusser, 'Filosofia del design' (in Agalma, 7 -8), da cui risulta che la dimensione progettuale che viene attribuita al design si rivela piuttosto inadeguata per interpretare la situazione attuale troppo fluida e mutevole e perciò inadatta a fare piani di lunga scadenza. Infine per quanto concerne l'artigianato, il saggio di Sarah F. Maclaren 'Che cosa sono gli Studio Crafts?' (Agalma, n. 13) ha mostrato che anche questo campo è stato completamente destabilizzato da numerose altre forme di 'crafts (rural craft, folk craft, vernacular craft, studio craft, luxury craft, amateur craft, ethnic and tourist craft, women's craft ... )' ognuna delle quali richiede uno studio specifico. " (Dall'editoriale di Mario Perniola)
br. Questo nuovo numero di "Ágalma", la rivista di studi culturali e di estetica diretta da Mario Perniola, raccoglie gli articoli di Veronica Pravadelli, Giorgio Bertellini, Raffaele De Berti, francesco Pitassio, Cristina Jandelli, Lucia Cardone, Monica Dall'Asta, Maria Paola Pierini, Silvio Alovisio, Luca Mazzei, Denis Lotti, Valentina Colet, Donatella Orcchia, Filippo Ferraresi, Paolo Bartoloni, Massimo Fusillo.
brossura Editoriale: Con gli occhi chiusi; Premessa: Colloquio a due voci; Cinema e iconoclastia:; Maria Tilde Bettettini Storia dell'iconoclastia e del cinema nudo; Sara Damiani Il cinema e il trapianto iconoclasta delle immagini; Barbara Grespi L'immagine sfregiata. Il cinema e i volti del sacro; Daniele Dottorini Punto cieco. Isou, Debord, Monteiro e la negazione dell'immagine; Luca Venzi Tinte brucianti. Colore e cancellazione dell'immagine; Elio Ugenti I limiti del visibile nel cinema di Abbas Kiarostami; Bruno Roberti Una invisibile incarnazione; Enrico Carocci "Senza immagine". Inland Empire, immaginazione e iconoclastia; Documenti: Thomas Elsaesser "Where were you when...?"; or, "I Phone therefore I am"; Recensioni: Heinrich Detering L'Anticristo e il Crocifisso. L'ultimo Nietzsche (Massimo Canepa); Roberto Calasso L'impronta dell'editore (Isabella Vincentini); Marco Dotti Il calcolo dei dadi - Azzardo e vita quotidiana (Enea Bianchi); Segnalazioni: Nicola Chiaromonte; Arthur Coleman Danto; Michel De Certeau; Giulio Ferroni; Mariapaola Fimiani; Diego Fusaro; Roberto Mordacci; Nicola Perullo; Paolo Poma; Umberto Roberto; Andrea Tagliapetra.
brossura
br. Questo nuovo numero di "Ágalma", la rivista di studi culturali e di estetica diretta da Mario Perniola, raccoglie gli articoli di Miki Okubo, Fabrizio Scrivano, Sergio Benvenuto, Paolo Bartoloni, Antonio Romano, Marco Viscomi, Cristina Formenti.
br. Mi è stato riferito un episodio, a suo modo divertente, sul pensiero delle campagne in merito alle consuetudini matrimoniali. In occasione della redazione di una tesi di laurea sulla mentalità tradizionale in un ben preciso e circoscritto ambito territoriale, un parroco di campagna era rimasto molto turbato, quando l'autrice dell'inchiesta, armata di questionario e opportuni mezzi di registrazione, si era presentata a lui, ponendogli questa provocatoria domanda: 'Ma ci si sposa ancora...?' aggiungendo poi, dopo una pausa di sospensione '... in chiesa...', ma solo per rendere il quesito più vicino a lui e alla sua ottica. L'intervistatrice, tuttavia, intendeva non solo lì, ma in generale, ritenendo quella pratica retaggio di tempi remoti. Quello che infatti aveva in mente però era argomento di sociologia, non tematica per preti rurali. Il pover'uomo rimase, pare, letteralmente senza parole (forse gli sarà venuta in mente l'intimazione dei bravi a don Abbondio. Interdetto balbettò, incespicò, non seppe comunicare altro che non fosse il suo stupore. La responsabile di tale disagio, subito pentita per averlo messo in crisi, cercò di rimediare al suo sconcerto ridimensionando il contenuto del quesito e accollandosi la colpa di non essersi saputa esprimere.
brossura Questo nuovo numero di "Ágalma", la rivista di studi culturali e di estetica diretta da Mario Perniola, raccoglie gli articoli di: Anne-Emanuelle Demartini, Anselm Jappe, Luigi A. Manfreda, Stefano Catucci, Norihide Mori, Marika Pensa, Matteo Monaco.
br. Questo numero di Àgalma esce in concomitanza con un anniversario importante: è infatti proprio il 31 ottobre 1517 che, secondo la tradizione, Martin Lutero affisse sulla porta della chiesa del castello di Wittenberg le 95 tesi che per convenzione storica segnarono la nascita della Riforma protestante. Non è dunque un caso che la parte monografica sia dedicata alle proteste, contestazioni e minoranze. L'articolo guida è un testo di Serge Moscovici che mostra quali siano le condizioni perché una minoranza, anche estremamente esigua, e addirittura limitata ad un solo individuo, possa esercitare influenza e ottenere un riconoscimento, naturalmente a condizione che sia attiva. Ciò premesso, bisogna tenere presente che la stragrande maggioranza delle proteste falliscono ed è anche legittimo chiedersi se questo tipo di azioni sia una forma di lotta efficace, oppure sia addirittura controproducente perché mette allo scoperto i dissenzienti consentendo al nemico di individuarli e di combatterli meglio. Uno dei famigerati Trentasei stratagemmi cinesi consiglia di "solcare il mare senza che il cielo se ne accorga". In effetti molto spesso la protesta nasce dall'ingenuità, vale a dire dal presupposto che l'avversario sia onestamente disposto ad ascoltare e a discutere al fine di trovare un compromesso tra opposte esigenze. Lutero stesso non intendeva operare una rottura risolutiva con la Chiesa di Roma e il successo della sua azione è dovuto alla concomitanza di fattori imprevedibili. Se si arriva ad un dialogo è perché la controparte teme una ritorsione, ma ciò implica che il "protestante" sia in grado di minacciarla: "tutt'i profeti armati vincono, e li disarmati ruinorno" (Machiavelli). Questo è tanto più vero se guardiamo alle proteste del nuovo millennio: per esempio, milioni di persone sono scese in piazza il 15 febbraio 2003 senza ottenere alcun risultato e la stessa cosa si può dire a proposito di tante altre proteste recenti in varie parti del mondo occidentale. La causa principale di questi fallimenti è dovuta all'egemonia assunta dal discorso economico che ha completamente soppiantato il discorso politico, al punto che chi osava criticare l'attuale stato di cose in nome di una teoria passava per un residuo del passato. Su questo punto non è superfluo citare Lenin, secondo cui "Senza teoria rivoluzionaria non vi può essere movimento rivoluzionario" (Che fare?).
brossura Rivista di studi culturali e di estetica fondata da Mario Perniola.
brossura
br. Rivista di studi culturali e di estetica fondata da Mario Perniola.
br. "Ágalma. Rivista di studi culturali e di estetica" è una rivista semestrale fondata a Roma nel 2000 da Mario Perniola, insieme a Gianni Carchia e ad altri intellettuali italiani e internazionali. È diretta da Luigi Antonio Manfreda. Condirettrice Ivelise Perniola.
br. Nelle poche e intense pagine del suo ultimo libro, il grande filosofo australiano David M. Armstrong, scomparso nel 2014, ci introduce nei segreti della metafisica contemporanea. Stati di cose, proprietà, leggi di natura, verità e fatti negativi, possibilità e necessità, classi, mente e tempo: tutti i principali temi di cui oggi si discute in metafisica sono trattati con la chiarezza e l'illuminante semplicità che erano caratteristiche dell'autore. Una vera e propria "metafisica sistematica", una delle poche oggi in circolazione, che in questa edizione italiana è tradotta e introdotta da Franca D'Agostini.
br. Tutta la produzione artistica ha sempre come punto di partenza l'incontro con un "segno", il quale si rivela fondamentale proprio perché ci costringe a pensare. Il costituirsi di una certa idea di gusto estetico ha finito per incarnarsi nel tipo sociale che edifica la propria identità prendendo parte agli eventi culturali con la stessa attenzione con cui si guardano le vetrine dei negozi. Questa è la diagnosi che viene ricostruita e contestata da Mario Autieri. Una possibile teoria del riconoscimento dell'oggetto artistico non deve per forza avere questo esito negativo, ma può invece legarsi a forme creative di ripetizione e a strategie di costruzione retorica, senza prescindere dalle basi materiali dell'arte stessa. Chiamando in causa pensatori come Adorno, Derrida, Merleau-Ponty e Benjamin, nonché personalità quali il regista Lars von Trier, gli architetti Koolhaas e Le Corbusier e i musicisti Reich e Glass, l'autore cerca di spiegare perché una particolare forma di ripetitività non è un impoverimento dell'arte, ma piuttosto il modo in cui la vecchia aura dell'opera d'arte si è posata su dimensioni prettamente sensibili, come la costruzione del mood degli ambienti.
br. Tutta la produzione artistica ha sempre come punto di partenza l'incontro con un "segno", il quale si rivela fondamentale proprio perché ci costringe a pensare. Il costituirsi di una certa idea di gusto estetico ha finito per incarnarsi nel tipo sociale che edifica la propria identità prendendo parte agli eventi culturali con la stessa attenzione con cui si guardano le vetrine dei negozi. Questa è la diagnosi che viene ricostruita e contestata da Mario Autieri. Una possibile teoria del riconoscimento dell'oggetto artistico non deve per forza avere questo esito negativo, ma può invece legarsi a forme creative di ripetizione e a strategie di costruzione retorica, senza prescindere dalle basi materiali dell'arte stessa. Chiamando in causa pensatori come Adorno, Derrida, Merleau-Ponty e Benjamin, nonché personalità quali il regista Lars von Trier, gli architetti Koolhaas e Le Corbusier e i musicisti Reich e Glass, l'autore cerca di spiegare perché una particolare forma di ripetitività non è un impoverimento dell'arte, ma piuttosto il modo in cui la vecchia aura dell'opera d'arte si è posata su dimensioni prettamente sensibili, come la costruzione del mood degli ambienti.
ill., br. Importanti ritrovamenti archeologici e indagini etnografiche mettono in evidenza come le condotte estetiche costituiscano un elemento essenziale dei processi attraverso i quali la nostra specie ha costruito e incessantemente costruisce il proprio mondo e la propria identità. Considerazioni come questa ci spingono ad abbandonare la tradizionale concezione dell'estetico come elemento marginale nello studio delle culture umane, riportandolo nel cuore dell'esistenza concreta degli individui e delle società. Questo libro inaugura una riflessione antropologica fondamentale sulla complessità e diversità dei fenomeni estetici da un punto di vista cognitivo e comportamentale, sociale e individuale, storico ed evolutivo. Nella sua ambizione interdisciplinare, l'autore ha l'obiettivo di parlare non solo agli specialisti dell'estetica filosofica ma anche agli studiosi di scienze umane che nelle loro ricerche entrano quotidianamente in contatto con i fenomeni e le categorie dell'estetico.
br. "Lezioni di metafisica" presenta tradotti in italiano due cicli di lezioni tenuti da Henri Bergson presso la classe di khâgne del Lycée Henri-IV, tra il 1893 e il 1894. Per la loro collocazione temporale, a cavallo tra gli anni del "Saggio sui dati immediati della coscienza" (1889) e "Materia e memoria" (1896), queste lezioni risultano di straordinario interesse per gli studi sul filosofo francese, che vi sviluppa un serrato confronto con la storia della metafisica moderna e della psicologia. Aristotele, Descartes, Malebranche, Spinoza, Leibniz, Kant, Spencer sono presentati e discussi da Bergson, che riflette - con loro e attraverso di loro - sui grandi temi dello spazio, del tempo, della materia, della memoria e dell'individualità. Tra i banchi dell'Henri-IV Bergson mette a punto un vero e proprio studio preparatorio per la sua originale critica al pensiero classico. Prefazione di Rocco Ronchi.
br. Nelle parole di Claudio Borghi si scorge ciò che è sempre "nascosto" agli occhi del fruitore. Se si parte dalla premessa che un'opera d'arte, di qualunque natura essa sia, risulti ontologicamente insufficiente senza gli spettatori, che essa nasca sempre dall'incontro tra oggetto e fruitore, iniziamo anche a comprendere il modo di "leggere" questo volume. Esiste una relazione estetica che viene determinata dal rapporto tra soggetto individuale e oggetto artistico; relazione che accade e che, soprattutto, precede queste due componenti. Borghi è un uomo gentile, che predica la tenerezza, come forma rivoluzionaria contro il cinismo, la superficialità, l'arroganza. Da uomo di cultura e non da erudito non ha la pretesa di comprendere il mondo, ma di provare a "concepirlo", a interpretarlo, a farlo proprio, come il cantante che intona la musica e diventa egli stesso la sua arte. Non getta la spugna e non finisce d'imparare, di mettersi in discussione, conscio del fatto che nulla di ciò che è acquisito è per sempre.