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br. Se l'estetica musicale e la storia della musica condividono i medesimi oggetti, siano essi le forme musicali, gli scritti, le elaborazioni filosofiche, la riflessione estetica e la conoscenza storica appaiono dialetticamente e indissolubilmente connesse, anche a livello ermeneutico. È perciò ben difficile comprendere appieno l'esperienza e la riflessione estetica facendo astrazione dai prodotti musicali, considerati nella loro dimensione storica. In questo studio non si intende però parlare in senso stretto di estetica musicale italiana, inseguendo arbitrarie delimitazioni geografiche, temporali, stilistiche, o di altro tipo: si restringerebbe infatti in maniera controproducente il fondamento storico-analitico del piano dell'indagine, che è quanto meno europeo e che peraltro garantisce l'ampiezza teorica del problema affrontato. In maniera il più possibile storico-critica, si vuol piuttosto indicare quelle che potrebbero essere definite le peculiarità principali del pensiero italiano nell'ambito della riflessione estetica musicale tra il Medioevo e gli inizi del Novecento, con costanti rinvii all'orizzonte del pensiero europeo.
brossura Il volume raccoglie una serie di studi incentrati sulle nuove prospettive della filosofia estetica scaturite dalla crisi del pensiero romantico. Il percorso viene suddiviso in una prima parte incentrata sul tema del mito e del pensiero utopico nella cultura occidentale, dalle origini greche sino alle riflessioni sulla musica elaborate nel Novecento. Nella seconda parte, attraverso alcune analisi dei linguaggi artistici propri della rappresentazione scenica, e in particolare nei casi paradigmatici della danza moderna e della figura di don Giovanni nella riflessione di Kierkegaard, si perviene alla proposta di un'estetica di tipo esistenziale, basata non più sulle idee tradizionali del "bello" e del "segno" ma su quelle del "possibile" e del "finito", emblema non più di verità ma di libertà, di apertura e rigenerazione continua.
br. Il concetto di transindividualità forgiato da Gilbert Simondon rappresenta il nucleo di una teoria esplicativa dei fenomeni collettivi fondata su un'ontologia dei processi di individuazione, che supera in un solo gesto paradigmi della relazione sociale di tipo olistico o individualistico e mette fuori gioco ogni concezione dell'incontro con l'altro in termini di riconoscimento dell'after ego e di empatia, altra figura dell'introspezione. Attraverso una lettura congiunta di Simondon e Lévinas, che coinvolge anche momenti della riflessione di Heidegger e di Henry, questo libro si propone di delineare i contorni di un'ontologia materialistica per la relazione, attenta alle dimensioni dell'immaginazione, della sensibilità e degli affetti che, da stati soggettivi di una coscienza o di un ego, diventano luogo di individuazione multipla e plurale. La dissociazione tra il soggetto e l'esperienza, la riconduzione dei dati dell'esperienza all'elemento inumano e a-soggettivo dell'essere permette di tracciare su un piano ontologico un comune che non è universale né collettivo, ma continuo e inappropriabile processo di costituzione e confluenza di soggetti e significati.
brossura
brossura Sono qui raccolti saggi scritti negli ultimi tempi, ma che riflettono interessi vivi da sempre nella vita culturale dell'autore: "L'idiota" di Dostoevskij, "Il processo" di Kafka visto nel suo confronto con l'omonimo film di Orson Welles; le problematiche emerse dalla riflessione sulla Shoah; i tratti grotteschi e utopici presenti nell'universo verdiano. Nell'ultima parte sono stati affrontati il tema della comprensione e del religioso nel pensiero di Antonio Banfi e, all'interno della Scuola di Milano da lui fondata, per brevi tratti si sono prese in considerazione le figure di Vittorio Sereni, di Giulio Preti e di Ermanno Migliorini. Soprattutto si è concentrata l'attenzione sulla personalità di Antonia Pozzi, vista in alcune sue poesie (tra cui "Don Chisciotte") e nei suoi travagliati rapporti col mondo banfiano.
br. Il libro si apre con tre brevi capitoli, che riprendono alcune tematiche costanti del pensiero dell'autore: le radici della cultura nella vita dei soggetti, la comprensione delle cose nella loro complessità, l'ascolto, una scrittura che si confronti con la violenza, ma non per ciò dimentichi il suo essere non indebolimento, ma incremento di vita. A questo va annesso anche il capitolo su Franz Kafka, che permette di riflettere, tra l'altro, sul "nuovo" come categoria estetica. Raccolti sotto il titolo "Totalitarismi e scritture" sono i capitoli dedicati a Vasilij Grossman, Ludwig Englert, Imre Kertész, che sono stati costretti a misurarsi col negativo del secolo scorso, e col terrore che lo ha percorso. Con ciò si collega idealmente il capitolo finale del libro, "Salonicco". Fungono da intermezzo due brevi capitoli dedicati a incontri occasionali, nella fattispecie musicali, non lontani tuttavia da temi di fondo del libro. Non scissa dalle precedenti è la parte concernente rappresentanti della cultura milanese quali Dino Formaggio, Fulvio Papi, Guido D. Neri, Emilio Renzi; e Alfredo Civita, in dialogo con Eugenio Borgna.
brossura
br. "Naturalismo e ontologia" costituisce la versione rivista e ampliata delle John Dewey Lectures, tenute da Wilfrid Sellars all'Università di Chicago nel 1974. Il volume rappresenta quindi una delle sintesi più mature della riflessione del "savio di Pittsburgh". In esso Sellars opera il tentativo di unificare in forma sistematica le concezioni ontologiche, semantiche e di filosofia della mente che aveva sviluppato nei precedenti trent'anni. Proprio per questo carattere sistematico, Naturalismo e ontologia è divenuto un testo classico per la filosofia analitica del Novecento, in grado di suscitare approfonditi dibattiti nei più disparati ambiti della stessa. Risulta infatti indubbiamente affascinante il tentativo di proporre una teoria del significato e del riferimento che possa convergere con una profonda forma di naturalismo nel quale, in maniera per certi versi rivoluzionaria, riescano a convivere realismo scientifico e pragmatismo.
br. Il pensiero di Richard Shusterman rappresenta oggi un punto di riferimento importante all'interno del dibattito filosofico, in generale, ed estetico, in particolare. Partendo da un background filosofico-analitico ma aprendosi presto agli stimoli offerti dal pragmatismo e mantenendo un dialogo anche con autori e tradizioni di pensiero "continentali", Shusterman ha offerto contributi originali e stimolanti su una grande varietà di pratiche estetiche della contemporaneità, concentrandosi sulla rivalutazione dell'esperienza estetica nel suo complesso e, soprattutto, sul recupero della dimensione della corporeità e del piacere. Ciò si è rivelato estremamente utile e proficuo dal punto di vista filosofico anche al fine di liberare l'indagine estetica da ogni suddivisione schematica, meramente dicotomica e astratta delle arti in "basse" e "alte", "popolari" e "serie", e al fine di elevare la dimensione corporea nel suo insieme, nella sua capacità unica di unire natura e cultura. Di ciò e di molto altro ancora offrono una testimonianza esemplare i saggi di Shusterman selezionati per questa raccolta di suoi scritti in lingua italiana.
br. L'ultima opera di Georg Simmel, pubblicata nel 1918, rappresenta il documento di un pensiero aperto a una molteplicità di sviluppi, che non arretra di fronte alle questioni ultime - la vita, la morte, il significato dell'esistenza umana. Il libro offre una ricapitolazione delle linee generali del pensiero del filosofo e invita a un approccio libero da classificazioni e pregiudizi, che valorizzi l'avventura umana e spirituale tra arte, religione, filosofia e morale.
br. L'ultima opera di Georg Simmel, pubblicata nel 1918, rappresenta il documento di un pensiero aperto a una molteplicità di sviluppi, che non arretra di fronte alle questioni ultime - la vita, la morte, il significato dell'esistenza umana. Il libro offre una ricapitolazione delle linee generali del pensiero del filosofo e invita a un approccio libero da classificazioni e pregiudizi, che valorizzi l'avventura umana e spirituale tra arte, religione, filosofia e morale.
br. Cos'è una spiegazione teleologica? In termini semplici possiamo dire che si tratta di una spiegazione in cui qualcosa viene spiegato per mezzo di un fine, uno scopo o una funzione. Questo tipo di spiegazione ha avuto un largo uso anche in ambito scientifico per lungo tempo, salvo poi essere messa in discussione perché ritenuta problematica e illegittima. Questo libro ci guida tra i diversi modelli di spiegazione teleologica per fare chiarezza.
br. Il volume tenta la ricostruzione delle vicende e del vissuto degli ultimi 150 anni del Giappone, testimoniando come il confronto antagonistico fra la parabola discendente della storia nipponica e il tentativo di contrastare l'implosione riproponendo l'ordine atavico e il ripristino delle gerarchie restituisca una società pregna di insidie e contraddizioni. Con il sorpasso del secolarismo e di ciò che lo storico Maruyama Masao definisce "fascismo strisciante", l'ordine delle cose si reitera secondo il medesimo bisogno di catalogare fatti, vite e caratteri della contemporaneità giapponese. Il caso tedesco non è troppo dissimile. Dopo il furor bellicus, i riflettori sono puntati sulla necessità di omologare il quotidiano con le espressioni inveterate dello spirito germanico. La deposizione della figura messianica in Germania, come la revoca del carattere di sacralità e di filiazione divina alla famiglia imperiale giapponese, assurgono a prime manifestazioni di un universo culturale che, lungi dall'impotenza, compie i primi passi verso la democrazia e il nuovo ordine globale.
brossura Il volume qui proposto, il terzo della Biblioteca di Cultura Polacca, presenta una scelta di studi di estetica di un autorevole filosofo dell'Università Jagellonica di Cracovia, Wladyslaw Strózewski (1933). La sua opera unisce felicemente elementi della tradizione tomista, del platonismo e del pensiero medievale (elaborati nella scuola filosofica di Lublino) a riflessioni vicine all'approccio analitico e alle ricerche storico-filosofiche di Wladyslaw Tatarkiewicz, alla fenomenologia della forma sviluppata da Roman Ingarden e a originali esperienze estetiche nel campo dell'arte, innanzi tutto della musica (Chopin, Lutoslawski, Górecki), della pittura e della poesia (Norwid). Questo particolare "dialogo tra filosofie", anche distanti nel tempo e di differente orientamento, attesta un costante impegno a fondare le problematizzazioni contemporanee sul patrimonio antico e classico, e feconda, inoltre, un reciproco integrarsi e sostenersi dell'indagine filosofica e dell'analisi di opere artistiche. Tale intreccio permette all'autore di esporre fruttuosamente alle sfide odierne del pensiero e della percezione estetica la sua visione profondamente radicata nella tradizione. Senza eludere i problemi dell'attualità, le sue riflessioni mettono in risalto il permanente significato del bello nei suoi nessi col bene e con la verità, e quindi con l'orizzonte dei valori e del senso.
In-8 (cm. 20.50), brossura editoriale illustrata (tracce d’uso), pp. 533, (3), con illustrazioni in bianco e nero nel testo. Rare sottolineature a matita. Timbro alla prima carta. Texte en français. In buono stato (good condition).
br. Per la prima volta collegati in una compiuta visione del mondo, Marcello Veneziani propone in "Nostalgia degli dei" i temi affrontati nell'arco di quarant'anni di studio e ricerca. Nel corso dei secoli, le divinità si sono fatte idee, principi fondamentali per la vita e per la morte, amore per ciò che è superiore, permanente e degno di venerazione. Oggi una società schiacciata su un presente assoluto, in cui nessuna differenza è accettata, sembra aver spazzato via anche gli ultimi limiti necessari alla loro sopravvivenza: il confine che protegge, il pudore che preserva, la fede che è amore per la Luce. Come in una galleria di gigantesche figure di marmo, l'autore osserva e racconta le dieci divinità che hanno fondato il pensiero e l'esistenza dell'uomo. E nel tracciarne i profili ne svela il senso recondito, la loro necessità fuor di metafora per ricominciare a «pensare anziché limitarci a funzionare» nella vita di tutti i giorni. Attingendo a una costellazione di pensatori che da Platone e Plotino passa per Vico e Nietzsche, fino ad arrivare a Florenskij ed Evola, nel suo lungo percorso di scrittore Veneziani conserva quella nostalgia del sacro che consente agli uomini di uscire dal loro mondo e dal loro tempo, di riconoscere i propri limiti e trascenderli, di trovare orizzonti, tutori e aperture oltre la caducità della nostra esistenza.
br. C'è una relazione privilegiata che lega gli argomenti ontologici alle posizioni di pensiero atee, scettiche e agnostiche. Non è un caso, infatti, che l'unum argumentum anselmiano nasca in relazione dialettica con la figura dell'insipiens, per dare una risposta alla sua dichiarazione atea "Dio non esiste". In effetti, una delle caratteristiche tipiche degli argomenti ontologici consiste proprio nel fatto che non intendono soltanto dimostrare l'esistenza di Dio, bensì difendere la visione metafisica raccogliendo espressamente la sfida posta dalle prospettive antimetafisiche. In che modo è avvenuto - e avviene tutt'oggi - questo spinoso confronto? Disponibilità all'ascolto, apertura al dialogo, e capacità di esaminare attentamente la posizione di pensiero del proprio interlocutore: ecco gli elementi che, da Anselmo fino ai nostri giorni, contraddistinguono il dibattito tra teismo e ateismo sviluppato dagli argomenti ontologici. In questo volume si intende riprendere ed esporre almeno una parte di tale interessante confronto critico, considerato estremamente fruttuoso e proficuo: attraverso di esso, infatti, emergono molteplici spunti di riflessione e notevoli suggestioni, capaci di approfondire considerevolmente l'intera Quaestio Dei.
br. I secoli fra tardo Medioevo e Rinascimento manifestano il passaggio dalla concezione premoderna a quella moderna della morte. Per gli studi di estetica e storia dell'arte tali secoli costituiscono pertanto un laboratorio fecondo, all'interno del quale si collocano anche i contributi di questo volume. A una rilettura di alcuni nodi teorici dello scritto di Erwin Panofsky sull'imago pietatis si affianca un esame del problema della rappresentazione e della rappresentanza degli ex voto; fanno seguito uno studio sul rapporto tra corpo e immagine nei coperchi e nelle fronti delle casse sante e un'indagine sul "laboratorio" di immagini che ha portato alla nascita del Purgatorio come "terzo luogo". Si presentano successivamente alcuni approfondimenti più squisitamente iconografici, che riguardano le illustrazioni del Tractatus artis bene moriendi, del XV secolo, le raffigurazioni dell'Apocalisse nelle miniature dei Beatos, manoscritti realizzati tra IX e XIII secolo, l'immagine dell'Incontro dei tre vivi e dei tre morti nella sua resa in un ciclo pittorico trecentesco in Sardegna, infine l'analisi di alcuni turiboli del XIII secolo utilizzati per l'incensazione nella liturgia funebre.
br. Nel volume vengono presentate dall'autore le idee sull'arte. Si tratta di un commento filosofico a margine del Parsifal, teso a mostrare il primato dell'arte e in particolare della musica. Egli critica la superficialità della idea di progresso, la cui esaltazione moderna stava conducendo al disequilibrio uomo-cosmo. Il volume comprende, oltre al saggio Religione e Arte, una appendice e i complementi a questo scritto, il testo Del femminino nell'umano, la lettera aperta a Ernst von Weber, la lettera programmatica sul Parsifal a Luigi Il di Baviera, il saggio Metafisica, arte e religione. Prefazione di Giovanni Sessa.
br. L'opera è uno degli ultimi lavori di Jean Wahl e costituisce una sorta di precipitato del suo pensiero. Qui egli si confronta con le riflessioni di numerosi filosofi, poeti e pittori, tra grandi e minori, antichi e contemporanei, al fine di ricercare la presenza di una o più esperienze metafisiche che si troverebbero all'origine delle loro teorie e opere, e che ritornerebbero in diverse forme nel corso di tutta la storia dell'umanità. Essenziale diviene lungo il percorso il tema dei contrari e dell'oltrepassamento, in quanto queste esperienze, come quelle del finito e dell'infinito, del continuo e del discontinuo, del denso e del sottile, sono a un tempo antinomie in rapporto a cui l'individuo deve sempre scegliere e superamenti della situazione ordinaria di accettazione di quel che è dato all'interno di un certo paradigma. In questo testo Wahl ha dunque convogliato e ripresentato nel suo tipico procedere, spesso più divulgativo che teoretico, l'essenza delle ricerche di una vita.
br. L'opera è uno degli ultimi lavori di Jean Wahl e costituisce una sorta di precipitato del suo pensiero. Qui egli si confronta con le riflessioni di numerosi filosofi, poeti e pittori, tra grandi e minori, antichi e contemporanei, al fine di ricercare la presenza di una o più esperienze metafisiche che si troverebbero all'origine delle loro teorie e opere, e che ritornerebbero in diverse forme nel corso di tutta la storia dell'umanità. Essenziale diviene lungo il percorso il tema dei contrari e dell'oltrepassamento, in quanto queste esperienze, come quelle del finito e dell'infinito, del continuo e del discontinuo, del denso e del sottile, sono a un tempo antinomie in rapporto a cui l'individuo deve sempre scegliere e superamenti della situazione ordinaria di accettazione di quel che è dato all'interno di un certo paradigma. In questo testo Wahl ha dunque convogliato e ripresentato nel suo tipico procedere, spesso più divulgativo che teoretico, l'essenza delle ricerche di una vita.
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