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br. La metafisica è la scienza dell'essere. Non è, come spesso viene presentata, un vano sogno di oltrepassare l'esperienza possibile. La metafisica nasce dall'esperienza e si accompagna all'esperienza. È una riflessione razionale che cerca di scoprire la struttura generale o universale che sostiene le cose. La metafisica cerca di mettere in evidenza l'ordine universale, ponendosi dal punto di vista più elevato e più umile nello stesso tempo, cioè dal punto di vista dell'essere. Il concetto di essere è lo schermo più universale che la ragione possa avere: dice il tutto e ogni singola cosa, ma senza determinarne i dettagli specifici. Questo libro non intende proporre in modo sistematico i difficili concetti della metafisica; il suo scopo è piuttosto quello di accompagnare la mente nel suo primo itinerario verso la scoperta del senso metafisico delle cose, quasi a modo di meditazione. La forma narrativa del diario ha precisamente questa finalità.
brossura «Questa straordinaria caverna non finirà mai di sconvolgere chi la scopre: non finirà mai di rispondere a quell'attesa del miracolo che costituisce, nell'arte come nella passione, l'aspirazione più profonda della vita. Spesso giudichiamo infantile questo bisogno di provare meraviglia, eppure non riusciamo a liberarcene. Ciò che ci appare degno di essere amato è sempre ciò che ci sconvolge, è l'insperato, l'insperabile. Come se, paradossalmente, la nostra essenza consistesse nella nostalgia di raggiungere ciò che consideravamo impossibile. Da questo punto di vista Lascaux riunisce le condizioni più rare: il sentimento di miracolo che ci dona oggi la visita della caverna, derivante innanzi tutto dall'estrema casualità della scoperta, è in effetti raddoppiato dal sentimento del carattere inaudito che queste figure ebbero agli occhi stessi di coloro che vissero al tempo della loro creazione. Per noi Lascaux si situa tra le meraviglie del mondo: siamo in presenza dell'incredibile ricchezza che ha accumulato lo scorrere del tempo. Ma quale dovette essere il sentimento di quei primi uomini, per i quali certamente, senza che ne ricavassero una fierezza simile alle nostre (così scioccamente individuali), questi dipinti ebbero un prestigio immenso? Il prestigio che si lega, qualunque cosa se ne possa pensare, alla rivelazione dell'inatteso. È soprattutto in questo senso che parliamo di miracolo di Lascaux, perché a Lascaux l'umanità ancor giovane misurò, per la prima volta, l'estensione della propria ricchezza. Della propria ricchezza, ossia del potere che essa aveva di raggiungere l'insperato, il meraviglioso».
br. «Questa straordinaria caverna non finirà mai di sconvolgere chi la scopre: non finirà mai di rispondere a quell'attesa del miracolo che costituisce, nell'arte come nella passione, l'aspirazione più profonda della vita. Spesso giudichiamo infantile questo bisogno di provare meraviglia, eppure non riusciamo a liberarcene. Ciò che ci appare degno di essere amato è sempre ciò che ci sconvolge, è l'insperato, l'insperabile. Come se, paradossalmente, la nostra essenza consistesse nella nostalgia di raggiungere ciò che consideravamo impossibile. Da questo punto di vista Lascaux riunisce le condizioni più rare: il sentimento di miracolo che ci dona oggi la visita della caverna, derivante innanzi tutto dall'estrema casualità della scoperta, è in effetti raddoppiato dal sentimento del carattere inaudito che queste figure ebbero agli occhi stessi di coloro che vissero al tempo della loro creazione. Per noi Lascaux si situa tra le meraviglie del mondo: siamo in presenza dell'incredibile ricchezza che ha accumulato lo scorrere del tempo. Ma quale dovette essere il sentimento di quei primi uomini, per i quali certamente, senza che ne ricavassero una fierezza simile alle nostre (così scioccamente individuali), questi dipinti ebbero un prestigio immenso? Il prestigio che si lega, qualunque cosa se ne possa pensare, alla rivelazione dell'inatteso. È soprattutto in questo senso che parliamo di miracolo di Lascaux, perché a Lascaux l'umanità ancor giovane misurò, per la prima volta, l'estensione della propria ricchezza. Della propria ricchezza, ossia del potere che essa aveva di raggiungere l'insperato, il meraviglioso».
br. Georges Bataille fa sfilare davanti agli occhi del lettore le prime figure create dall'uomo non per perseguire uno scopo utile, bensì al solo fine di corrispondere alla sua essenza spiritualmente libera: la caverna dipinta di Lascaux rappresenta la nascita assoluta dell'arte. Questo "miracolo" coincide però con l'apparizione nel mondo dell'uomo stesso e con il congedo dal suo passato animale; arte, umanità ed espressione del sacro compaiono insieme all'origine, concentrate in questa eccezionale testimonianza figurativa. Attraverso una sapiente considerazione delle manifestazioni di queste prime origini (la festa, il gioco, il sacrificio, il divieto e la trasgressione), Bataille ci avvicina a quegli uomini che, come viene affermato nel testo, furono nella storia coloro che cominciarono.
br. Georges Bataille fa sfilare davanti agli occhi del lettore le prime figure create dall'uomo non per perseguire uno scopo utile, bensì al solo fine di corrispondere alla sua essenza spiritualmente libera: la caverna dipinta di Lascaux rappresenta la nascita assoluta dell'arte. Questo "miracolo" coincide però con l'apparizione nel mondo dell'uomo stesso e con il congedo dal suo passato animale; arte, umanità ed espressione del sacro compaiono insieme all'origine, concentrate in questa eccezionale testimonianza figurativa. Attraverso una sapiente considerazione delle manifestazioni di queste prime origini (la festa, il gioco, il sacrificio, il divieto e la trasgressione), Bataille ci avvicina a quegli uomini che, come viene affermato nel testo, furono nella storia coloro che cominciarono.
Cm. 23 x 15; pp.VI, 293; brossura editoriale; cucito.<BR>Fioriture evidenti ai margini del piatto anteriore e al dorso; interno ottimo.<BR>
De Vecchi, 1998. In-8 broché de 127 pages. Très bon état
Ex-library copy with the usual stamps and markings. Interior pages clean and unmarked; tight binding. 275 pages.
brossura
brossura L'opera di Alexander Gottlieb Baumgarten, rimasta a lungo ai margini degli sviluppi della riflessione filosofica, è ormai al centro del rinnovato interesse degli studiosi perché in colui che tenne a battesimo l'estetica - della quale coniò la parola - si vanno ritrovando indicazioni preziose per il dibattito teorico della contemporaneità. Rinnovata attualità motivata già dalla semplice ragione che Baumgarten intese l'estetica in modo molto più articolato di una mera "filosofia dell'arte", intitolandola a un orizzonte più generale, cioè l'intera esperienza sensibile nei suoi ambiti più diversi: dalla ricerca scientifica alla pratica religiosa, alla stessa vita quotidiana. E tuttavia, proprio l'Estetica, la sua summa teorica, ha continuato a rimanere di difficile accesso, anche per il suo ispido latino. Questa nuova edizione mira dunque a rendere trasparente il pensiero estetico di Baumgarten in tutta la sua ricchezza, dando modo al lettore di confrontarsi proficuamente non solo con il "battista" della nuova scienza, ma con il primo grande piano tematico dell'estetica moderna, tuttora ricco di nessi scarsamente esplorati e di ragioni che conservano la loro smagliante intensità teorica.
brossura Singolare destino, quello di Alexander Gottlieb Baumgarten. Universalmente considerato uno dei più significativi pensatori del suo tempo, è passato alla storia soprattutto come "padre" dell'estetica, della quale coniò anche la parola: "æsthetica" da "aisthesis", cioè "sensibilità". Eppure i suoi maggiori eredi disciplinari hanno finito per emarginare sensibilmente la sua figura, fin quasi alla rimozione. Salvo che, per un curioso gioco del destino, Baumgarten è prepotentemente ritornato in primo piano con una particolare carica d'attrazione. Per la semplice ragione che egli intese l'estetica in modo molto più articolato di quello che poi s'impose nell'Ottocento, ossia una mera "filosofia dell'arte"; laddove per Baumgarten l'estetica riguarda un orizzonte ben più generale, ossia l'intera esperienza sensibile nei suoi vari ambiti: dal mondo delle arti alla ricerca scientifica, dalla pratica religiosa alla stessa vita quotidiana.
pp. x, 451, 8 [Publisher's catalogue]. Slightly age stained. 8vo. Original full blue cloth binding, lettered and decorated in gold. Top of spine repaired with some loss. Hardbound. Very good. RELIGION BOX 2
pp. xi, 269 + Frontis. Original full cloth binding. Fourth printing, of the first edition. THE LIFE STORY OF THE FOUNDER OF BUDDHISM. OCC 9.
90 pages. One of the most important ethical treatises ever written. First Published in 1785. Unmarked. Light wear. Glossy covers. Book
Very Good Turkish, Ottoman (1500-1928) Original manuscript book of the registers of the conjurations sessions by the first Turkish spiritualist group. 20x15 cm. In Ottoman script (Turkish with Arabic letters). [154] p., several hand-drawn ills. Group has Bedri Ruhselman, (1898-1960), Albert Braun, (Violinist and Ruhselman's violin teacher of German origin), Hans Ianma (Violin teacher), Hasan Saadeddin Bey, (Turkish spiritualist), and Doctor Zühdü Riza Bey, (Turkish musician, Kemençe teacher, a friend of Sadeddin Arel). Dr. Bedri Ruhselman (1898-1960), the founder of NeoSpiritism and "the Experimental New Spiritism". Ruhselman's point of view and a new perspective to the concepts such as creation, spirit, afterlife, birth incarnation, and rebirth-reincarnation are pioneers in the Early Turkish Republican period. Ruhselman's empirical perspective on "afterlife", one of the most important and primary subjects of theology, has made important contributions to spiritism, out of the classical standpoint. (Source: Ruhselman and his metaphysical vision, Kestel). Albert Braun was Ruhselman's violin teacher and his friend. It's said this early spiritualist group is the pioneer and elitist of Neo-Spiritualism in Turkey. He is considered a Mission Medium, a very rare category within spiritual mediumship. By definition, every medium has a varying degree of ability to tune in to spiritual "frequencies". But not all "reception" (coming from those frequencies) convey a meaningful message (sometimes if any). While mediumship is a gift (meaning that; one either has it or not); very few mediums are actually knowledgeable in spiritual matters. They simply transfer what they capture from their sensitive channels. And once in a while, mainstream media picks on certain mediums, especially when he/she delivers sensational predictions (i.e. Edgar Cayce). Bedri Ruhselman's both interest and gift was manifested since his early childhood. He was conducting spiritual sessions when he was only 12 years old. While continuing his musical education in the Prague Conservatory, in the 1920s, he studied the pioneers of classic spiritualism like Allen Kardec, Gustave Geley, Charles Richet, Leon Denis, William Crooks and become experienced in hypnotism and spiritual sessions. He also completed his medical education and graduated as a medical doctor. In 1950 by establishing Metapsychic Investigations and Scientific Research Society, he gifted an institutional identity to Neo-Spiritualism. His true duty started in 1958 by means of spiritual sessions with a guide being from higher spiritual plans which identified itself as "The Master". Ruhselman and his carefully selected mediums received a vast amount of knowledge via these sessions during a few months. That body of knowledge has been compiled as a book, which Ruhselman never claimed any ownership (stating that it's purely a gift from the higher spiritual plan). The plan has instructed that; the book was only to be released in the future - to be identified by a certain sign. That point alone commends recognition for pure selfless devotion towards undertaken duty. If the ego was in play; one would usually do anything for fame or at least to cash on the subject. But Ruhselman completes his true duty and hands over the book for safekeeping without ever mentioning one word about the content. He passes away a few months after (1960). (Source: Indication23). This manuscript includes their registers of the conjurations sessions with some illustrations which have "table order" of the sessions at a house in Sisli, Istanbul. In the illustrations, given the locations of the goods in the room like piano, wardrobe, chair, etc. Registers including the sessions between the years of 1935-1936. Scripts were written by M. Zühdü Pektas mostly, by various fountain pens with blue and black inks. Some registers are taken by a pencil. An extremely rare stylish manuscript. Unpublished.
br. Cosa significa "pensare"? Quale immagine si sprigiona dal pensiero non appena questo si sia liberato dalle forme della rappresentazione? Deleuze ha tentato di dare una risposta a questa domanda. In questo saggio ci si propone di seguire il percorso di un'immanenza che si cerca e di un pensiero che si fa.
pp. 200, (1) [List of Illustrations], (8) [Publisher's catalogue]. Numerous illustrations. 8vo. Original full brown cloth embossed binding. Spine decorated in gold gilt. Printed bookplate for F.B. Ellis, Duncannon, PA. Ellis was a student at Lafayette College, Class of 1891. An important and popular work, which first appeared as 'Essays on the Anatomy of Painting'. It compares the muscles and expressions in man with those of animals. In this post-Darwin edition the connection with physinogomy and phrenology was made manifest (with the aid of the addition of some woodcuts from the various Fowler & Wells phrenological publications). Its influence on art (especially in England) is recognized, but deserves further study. A very nice copy of a fascinating book. **PRICE JUST REDUCED! OCC 12.
In-8° pp. 183, bross. edit. ill. Ottimo stato.
ill., br. Molto si parla, e si è parlato, del corpo negli ultimi decenni. Ma era rimasto sinora destinato a una circolazione esoterica questo breve trattato di Hans Bellmer, il pittore che seppe immettere nel surrealismo una carica demoniaca che traeva le sue origini dal primo Romanticismo tedesco. Fin dagli anni Trenta, quando inventò la sua perversa Bambola, Bellmer fu un teorico e uno sperimentatore estremo del corpo. La presenza anatomica del sesso, i rudimenti di una metafisica del voyeur, la capacità delle membra di trasformarsi in una serie di doppi allucinatori: sono temi e tracce di questo scritto che a sua volta si sdoppia in una serie di disegni, quasi a mostrarci la violenta scossa a tutta la nostra percezione che le teorie esposte dall'autore comportano.
<p>37x26 cm, rilegatura in piena tela, titolo al piatto e al dorso; p. 221 con 124 tavole a colori applicate. Senza la sovracop. in acetato</p>
br. "Estetica della partecipazione" - il titolo - come sottolinea più volte lo stesso Mauro Beltrami, è un contenuto rilevante del pensiero di Pavel Florenskij, il filosofo, e non solo, russo al quale è dedicato lo studio e su cui si sviluppa la ricerca appassionata dell'intellettuale italiano, e che va nella direzione di un coinvolgimento cognitivo del soggetto pensante, vale a dire che la conoscenza, la comprensione sono veramente tali solo se partecipati. Già tale assunto pone Florenskij in rottura con la tradizione filosofica occidentale dominante, basata su un quasi assoluto razionalismo. E la rottura si fa ancora più profonda se pensiamo allo sviluppo realizzato oggi dagli strumenti creatori delle cosiddette 'realtà virtuali', che allargano a dismisura distanze ed assenze invece che favorire partecipazioni, vicinanze e prossimità esistenziali, relazionali, culturali.
br. Questo saggio esamina il modo in cui il teatro può illuminare il principale tema metafisico della nostra tradizione: la natura del soggetto nella società contemporanea. Dopo una disamina della nozione di "io" all'interno della filosofia, l'autore si rivolge ai maestri del teatro, da Stanislavskij e Grotowski fino a Brecht, per dimostrare come gli attori teatrali promuovano e sviluppino la ricchezza del soggetto attraverso la recitazione. Due importanti capitoli sono inoltre dedicati al ruolo degli spettatori e al giudizio morale nel teatro e nell'io. Per anni Bencivenga ha sostenuto che la soggettività ha un carattere teatrale, che l'io è costituito da voci molteplici costantemente in dialogo l'una con l'altra. Chiaramente si tratta di un dialogo metaforico: non sempre le voci si parlano, qualche volta si appropriano del corpo e lo muovono a modo loro. Questo studio sulla pratica dell'attore è quindi quanto mai opportuno per indagare la metafisica del soggetto. Platone aveva scacciato gli attori dalla sua repubblica ideale, per evitare la molteplicità che incarnavano e la distrazione che causavano, impedendo ai cittadini di concentrarsi unicamente sul loro ruolo sociale. Con un'inversione di centottanta gradi, l'autore propone in questo saggio una repubblica degli attori, in cui la molteplicità sia la regola e la distrazione uno strumento prezioso.