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br. Siamo nell'epoca del trionfo dell'estetica: tutto ciò che vediamo deve essere bello. Eppure viviamo in un mondo privo di opere d'arte tradizionalmente intese. Il XXI secolo si profila così come un'epoca che, attraverso il culto della bellezza, persiste in un paradosso. Il diffuso interesse contemporaneo per l'esperienza estetica anche nelle sue forme più popolari (dalla moda al turismo) rivela la radice antropologica dell'estetico, che ha nell'espressione dell'identità il proprio fattore più rilevante. Ne consegue l'esigenza di ampliare la riflessione estetica ben al di là della concezione moderna dell'arte, che viene quindi ripercorsa criticamente da Michaud nelle sue essenziali evoluzioni novecentesche. Muovendo da questi rilievi, l'indagine serrata di Michaud fornisce spunti di riflessione e risposte che riguardano sia lo stato dell'arte "dopo il post-moderno" sia l'esistenza dell'essere umano oggi, del cui statuto è sintomo appunto il cambiamento di approccio all'arte: se il culto dell'opera in sé è morto, quel che ne è la matrice estetica è diventata un'atmosfera pervasiva che si presta ad assumere quelle forme ambiguamente tanto alienanti quanto emancipatorie che contrassegnano l'attuale era della globalizzazione.
br. Siamo nell'epoca del trionfo dell'estetica: tutto ciò che vediamo deve essere bello. Eppure viviamo in un mondo privo di opere d'arte tradizionalmente intese. Il XXI secolo si profila così come un'epoca che, attraverso il culto della bellezza, persiste in un paradosso. Il diffuso interesse contemporaneo per l'esperienza estetica anche nelle sue forme più popolari (dalla moda al turismo) rivela la radice antropologica dell'estetico, che ha nell'espressione dell'identità il proprio fattore più rilevante. Ne consegue l'esigenza di ampliare la riflessione estetica ben al di là della concezione moderna dell'arte, che viene quindi ripercorsa criticamente da Michaud nelle sue essenziali evoluzioni novecentesche. Muovendo da questi rilievi, l'indagine serrata di Michaud fornisce spunti di riflessione e risposte che riguardano sia lo stato dell'arte "dopo il post-moderno" sia l'esistenza dell'essere umano oggi, del cui statuto è sintomo appunto il cambiamento di approccio all'arte: se il culto dell'opera in sé è morto, quel che ne è la matrice estetica è diventata un'atmosfera pervasiva che si presta ad assumere quelle forme ambiguamente tanto alienanti quanto emancipatorie che contrassegnano l'attuale era della globalizzazione.
ill., br. Quindi è un libro di cinema? Non esattamente, o meglio, non soltanto, anche se tratta di immagini animate o di animazione. Parla piuttosto di disegno e di giochi, di trance, di sogno, di spettri, di unione e disgiunzione dell'anima e del corpo... Un libro di storia dell'arte, di antropologia, di filosofia? Non direi, anche se prendo a prestito concetti di queste discipline per raccontare una storia che in fondo è la storia di tutte le storie: quella della trasformazione del corpo in figura e della sua comparsa nella rappresentazione. Cerco le tracce di questo fenomeno nelle forme più disparate, dall'universo di Krazy Kat o di Little Nemo, al cinema burlesco o scientifico, dal tarantismo del Sud d'Italia alle mitologie indoamericane... E perché il titolo Anime primitive? Le anime primitive sono le anime separate, come lo sono le figure. Perché una figura appaia bisogna che un corpo scompaia: la figurabilità non è altro che il racconto di una separazione. È per questo che la questione della rappresentazione è così connessa al lutto e a sua volta il lutto ci rimanda sempre all'enigma della rappresentazione. «In L'anima primitiva, Lucien Lévy-Bruhl descrive i morti, o meglio i fantasmi, come degli esseri che somigliano ai vivi ma sono "incompleti e decaduti": al momento delle loro apparizioni hanno piuttosto l'aria di fantasmi o di ombre, anziché di esseri reali. Hanno un corpo simile al nostro, ma senza consistenza o spessore. Alla logica dell'essere si sostituisce quindi una logica dell'apparire: i ghosts sono figure persistenti che si caricano di un effetto di ritardo o di sospensione».
1962ROD0107603PRIVAT. 1962. In-4. Broché. Etat d'usage, 2ème plat abîmé, Dos frotté, Intérieur acceptable. 358 pages. Tampon et annotations sur la page de titre. Adhésifs sur le dos. Enveloppe collée sur la dernière page.. . . . Classification Dewey : 110-Métaphysique
8501Privat Toulouse 1962
1958RO40046519Eugène Belin. 1958. In-8. Broché. Bon état, Tâchée, Dos frotté, Intérieur frais. 297 pages.. . . . Classification Dewey : 110-Métaphysique
054384Paris Librairie Félix Alcan 1912 in 8 (22x14) 1 volume reliure demi toile grise ancienne, pièce de titre rouge, XIX et 542 pages [1]. Collection '' Bibliothèque de Philosophie Contemporaine ''. Deuxième édition revue et augmentéle. Bon exemplaire ( Photographies sur demande / We can send pictures of this book on simple request )
1334849218.Gpaperback. Good. Access codes and supplements are not guaranteed with used items. May be an ex-library book. paperback
1797S8361Entry extracted from:: Encyclopaedia Britannica 3rd edition 1797. 1797. 4to. 480-609 pp. Lengthy definition of metaphysics; lower margin damp stained throughout. Extract. Very good. Encyclopaedia Britannica, 3rd edition, 1797. unknown books
15-9144Campbell CA: Metafisica Galleries 1975. 8vo. 4 Folded Cards Color Plates Very Good. Campbell, CA: Metafisica Galleries, [1975]. unknown
br. "Studi di estetica" è stata fondata nel 1973 da Luciano Anceschi. La sua caratterizzazione accademica e scientifica è stata tale da favorire negli anni l'attivo confronto con diverse scuole di pensiero. Alla rivista hanno infatti collaborato studiosi italiani e stranieri, critici, letterati, e uomini di cultura di varie tendenze. Fino al 2013 sono usciti 66 numeri a stampa suddivisi in tre serie. Dal 2014 ha assunto la sua veste attuale di rivista anche online, e in questa nuova serie viene edita da Mimesis. "Studi di estetica" vuole essere una sede di discussione e di aperto confronto sui temi tradizionali e sulle prospettive più recenti dell'estetica. È una rivista internazionale peer review, impegnata a promuovere il dibattito teoretico e storiografico fra le diverse tendenze critiche che animano l'indagine contemporanea; a favorire gli scambi interdisciplinari e sviluppare relazioni anche coi campi più prossimi e affini all'estetica filosofica; a mantenere alta la qualità delle pubblicazioni nel rispetto del più rigoroso metodo scientifico.
br. «Scienza triste»: l'economia non è più riuscita a liberarsi del suo epiteto ottocentesco, che metteva sotto accusa la brutalità di appetiti a malapena dissimulati dall'astrattezza dei principi regolatori del mercato. Motivi analoghi inducono oggi Fabio Merlini a qualificare come «triste» anche l'estetica, sfera a cui di solito assegniamo effetti rasserenanti, se non euforizzanti. La bella apparenza che tanto ci seduce nella scenografia della merce esercita infatti un potere di incantamento che da un lato occulta condizioni di produzione talora neoschiavistiche e offese all'ecosistema, e dall'altro stringe alleanze con i regimi di consunzione del tempo nei quali si estenua la nostra esistenza, convocata in un presente privo di orizzonte. Invece di disinnescarla, l'esuberanza delle cose potenzia la tonalità depressiva dell'innovazione, che vive di caducità indotta attraverso vettori di accelerazione: ogni novità presto confligge con la versione aggiornata di se stessa, condannandosi a rapida obsolescenza e denunciando la consanguineità tra moda e morte già colta da Leopardi due secoli fa. A questa inevitabile «tristezza» cooperano adesso la disintermediazione universale, il dinamismo immobile - immediatezza ostile a qualsiasi differimento - e la stilistica della prestazione, che all'insegna dell'easy style costringe in realtà a una sfibrante mobilitazione cognitiva. Di ossimoro in paradosso, Merlini con garbo ragionativo ispeziona il nostro mondo estetizzato e performante, in cui tutto è merce o aspira feticisticamente a diventarlo. Un mondo, conclude, sempre più inospitale.
1960RO80154375LA COLOMBE / VIEUX COLOMBIER. 25 fév. 1960. In-12. Broché. Bon état, Couv. légèrement pliée, Dos satisfaisant, Intérieur frais. 214 pages. Quelques planches illustrées en noir et blanc. Quelques dessins en noir et blanc, dans le texte. Petit accroc et une pliure en coin, sur le 1er plat de couverture.. . . . Classification Dewey : 110-Métaphysique
416415,5x21,5 cm, pleine reliure toile, dorure sur titre premier plat et dos, 374 pages, très bon état, nom de l'ex-propriétaire sur page de garde, édition hors commerce, exemplaire numéroté N°3196 (sur 10 300)
47738Frankfurt und Leipzig 1768 in 12 (16,5x10,5) 1 volume reliure demi basane fauve à patits coins de l'époque, dos à nerfs orné de filets dorés, pièce de titre de maroquin rouge, frontispice gravé, page de titre imprimée en rouge et en noir, 4 feuillets préliminaires, 228 pages, rousseurs éparses sur les premières et sur les dernières pages. Moses Mendelssohn, Dessau 1729 - Berlin 1786, philosophe juif du mouvement des Lumières. Bon exemplaire ( Photographies sur demande / We can send pictures of this book on simple request )
Biblioteca scelta di Opere Tedesche tradotte in lingua italiana, volume decimoterzo 1 17x11 cm., in brossura muta, pagg. 385 (2), non refilate, marginose su carta forte, in italiano, lacerazione al dorso, ma buon esemplare. Etichetta e timbro di Biblioteca privata, regolarmernte pervenuto. Memorie Intorno alla Vita e agli studi di Mendelssohn - Lettere intorno alle Sensazioni - Ricerche intorno i Sentimenti morali - Principj generali delle Belle lettere e delle Belle arti - Del Sublime e del Naturale nelle Belle Lettere - Analisi della Dissertazione di M. sopra l'evidenza nelle scienze metafisiche
197120605Paris, société d'édition "les belles lettres", 1971. In-8°, lxxxiv-52 pp., non coupé, intérieur frais (cachet de bibliothèque sur la p. de titre). Br. Très bon état général.
197120605Paris, société d'édition "les belles lettres", 1971. In-8°, lxxxiv-52 pp., non coupé, intérieur frais (cachet de bibliothèque sur la p. de titre). Br. Très bon état général.
<p>24 cm, brossura editoriale con titolo, p. 30. Periodico mensile. Esemplare ben conservato.</p>
RO20035012ECOLE UNIVERSELLE PAR CORRESPONDANCE DE PARIS. Non daté. In-8. Broché. Bon état, Couv. défraîchie, Agraffes rouillées, Non coupé. 58 pages.. . . . Classification Dewey : 110-Métaphysique
Melchiorre, Virgilio Figure del sapere. Milano, Vita e pensiero 1994 italian, 306 1994. "Centro di ricerche di Metafisica. Sezione di Metafisica e storia della metafisica" vol.11. Opera con copertina morbida in brossura e alette. VIII, 306 p. ; 22 cm Scritti già pubbl. SL.11.
In-8 (cm 22x16), pp.XV+(1)+333, brossura edit. (con alette) ill. a col. Sezione di Metafisica e storia della metafisica 28. Pellicola rialzata alla parte bassa del dorso. Ottimo
br. Una nuova e rivoluzionaria interpretazione del pensiero metafisico di Spinoza e una sua ricostruzione sistematica che non ne sacrifica l'audacia. Yitzhak Y. Melamed arriva a teorizzare la capacità del pensiero di abbracciare l'interezza dell'estensione divina, senza tuttavia sconfinare nell'idealismo: il dualismo che tiene insieme pensiero ed esistenza - una delle chiavi per la comprensione del pensiero di Spinoza - viene salvaguardato con una cura metodologica impressionante.
br. Una nuova e rivoluzionaria interpretazione del pensiero metafisico di Spinoza e una sua ricostruzione sistematica che non ne sacrifica l'audacia. Yitzhak Y. Melamed arriva a teorizzare la capacità del pensiero di abbracciare l'interezza dell'estensione divina, senza tuttavia sconfinare nell'idealismo: il dualismo che tiene insieme pensiero ed esistenza - una delle chiavi per la comprensione del pensiero di Spinoza - viene salvaguardato con una cura metodologica impressionante.
br. La contemporaneità - ovvero l'epoca che viene «dopo Warhol» - ha conosciuto tre grandi processi di estetizzazione: il pop (dalla metà degli anni cinquanta agli inizi degli anni settanta), il postmoderno (dagli anni settanta alla fine degli anni ottanta) e l'estetica diffusa (dagli anni novanta fino a oggi). Questo studio individua alcuni momenti decisivi di questi passaggi in cui la realtà è stata concepita e vissuta essenzialmente come una costruzione estetica. La cultura pop, che trova in Warhol la sua figura paradigmatica, ha rappresentato la massima espressione estetica della tarda civiltà industriale dando una forma definitiva a ciò che oggi chiamiamo «secondo Novecento»: l'estetico inteso come consumo simbolico. Questo approdo estremo della modernità confluisce nella fase successiva del postmoderno, nel quale le pratiche più diverse rientrano in un'immensa strategia della simulazione e dell'ibridazione: kitsch, estetica del fake, citazionismo, culto dell'apparenza, finzione. Elaborando una continua erosione di ogni gerarchia culturale, il postmoderno ha aperto le porte a una fase post-storica dell'estetico, sempre meno rintracciabile nell'arte e sempre più presente nelle esperienze della quotidianità. Si giunge così al terzo momento, l'estetica diffusa o estetizzazione diffusa, che rappresenta la dimensione estetica della globalizzazione, dove estetizzazione significa fondamentalmente che anche il non estetico è pensato ed esperito come estetico. Quella che emerge è una radiografia di un passato prossimo che è la chiave per comprendere dinamiche ormai tanto autoevidenti da non essere più interrogate.