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brossura
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. FONDO DI MAGAZZINO PARI AL NUOVO. LIEVISSIMI SEGNI DEL TEMPO. Un libro composto a più voci, che cerca di affrontare il tema della felicità liberandolo dalle manifestazioni New Age e anche dalle lamentele dei professionisti dei disastri. La felicità come possibile, come impegno e immaginazione. Due saggi dei curatori affrontano l'analisi uno dal punto di vista storico e l'altro dal punto di vista sociologico. Seguono quattro scritti, tre molto personali, e chiude la riflessione di una psicologa, Flavia Flacco, che affronta il tema del pensare positivo a tutti i costi come pericoloso sintomo di rimozione e di paura. In principio la felicità era un sentimento privato, come la tristezza o la malinconia. Oggi, invece, sembra quasi una costrizione pubblica. Dalla propaganda New Age agli spot televisivi, dalle pubblicazioni di manuali che pretendono di insegnare come essere o vivere felici ai film di una comicità accomodante ed epidermica, un trionfale irritante edonismo impone dappertutto le sue regole, allontanando i dolori, nascondendo in angoli appartati le magagne quotidiane dell'esistenza. E' un modo superficiale di affrontare la vita, cui questi saggi invitano a opporsi, non per cedere nell'eccesso opposto di visioni apocalittiche o di lamentele passatiste, ma per riflettere sulle assurde procedure che spostano meditazioni profondamente individuali e soggettive verso atteggiamenti codificati. Se la felicità è un dovere, afferma Filippo La Porta che apre introduttivamente la sequenza dei saggi da lui curati insieme ad Alessandro Carrera, è comunque un dovere che va interpretato, e, da Epicuro a Robert Nozick attraverso Leopardi e una rilettura di Adorno, la sua analisi è una sollecitazione a vivere senza conformismi di sorta. A La Porta segue il punto di vista sociologico - da Thomas Jefferson ad Audrey Hepburn - e autobiografico di Alessandro Carrera sui concetti di felicità americana ed europea e le considerazioni di Rachel Wetzsteon sulle difficoltà di essere felici in due. Flavia Facco invece affronta da psicologa il tema del pensare positivo come pericoloso sintomo di rimozione e di paura, mentre Emily Fox Gordon racconta la sua odissea terapeutica di disadattata infelice in un centro rieducativo. Una segnalazione a parte merita Cynthia Ozick e il suo particolare contributo. La scrittrice ebrea americana, i cui romanzi sono tradotti anche in Italia, indaga sul suicidio di primo Levi, la cui motivazione, secondo lei, è già implicita ne "I sommersi e i salvati" suo ultimo libro. E la Ozick sembra quasi richiamarci a una conclusione: quanto sia difficile o impossibile il ritorno alla felicità laddove l'umanità venga così crudelmente oltraggiata. A book composed of many voices, which seeks to address the issue of happiness by freeing it from New Age events and complaints of the professionals of the disasters. Happiness as possible as commitment and imagination. Two essays by curators face tracing one from a historical point of view and the other from the sociological point of view. Follow four written, three very personal, and closes the reflection of a psychologist, Flavia Flaccus, which deals with the theme of positive thinking at all costs as dangerous symptom of removal and of fear. Descrizione bibliografica Titolo: Il dovere della felicità Autore: AA.VV. (Autori Vari) Curatore: Alessandro Carrera, Filippo La Porta Editore: Milano: Baldini & Castoldi, Maggio 2000 Lunghezza: 186 pagine; 22 cm ISBN: 8880898124, 9788880898122 Collana: Volume 162 di I saggi Soggetti: Scienze sociali, Gioia, Psicologia sociale, Felicità, Filosofia morale, Etica, Metafisica, Mentalità, Modernità, Conoscenza, Ricerca, New Age, Dolore, Edonismo, Mass Media, Industria culturale, Meditazione, Epicuro, Robert Nozick, Sociologia, Analisi, Thomas Jefferson, Audrey Hepburn, Rachel Wetzsteon, Flavia Facco, Gruppi sociali, Divertimento, Tempo libero, Concezioni filosofiche, Stati Uniti d'America, Costituzione, Benessere, Collettività, Infelicità, Illusione, Individualismo, Liberalismo, Pensiero positivo, Leopardi, Adorno, Letteratura, Romanzi, Cinema, Emily Fox Gordon, Paura, Rimozione, Primo Levi, Follia, Suicidio, Esistenzialismo, Terapia, Diritti sociali, Diritto, Doveri, Anticonformismo, Destino, Karma, Biografie, Personaggi illustri, Storia, Saggi, Libri Vintage Fuori catalogo, Rivoluzionari, Ideali, Relazioni sociali, Matrimonio, Coppie, Daniela Matronola, Woody Allen, Comicità, Depressione, Malattia mentale, Disagio, Natura, Ananke, Rilke, Costumi, Kant, Perfezione, Moralismo, Louis Stevenson, Sermone di Natale, Romanzi, Salinger, Religione, Social sciences, Joy, Social psychology, Happiness, Moral philosophy, Ethics, Metaphysics, Mentality, Modernity, Knowledge, Research, Pain, Hedonism, Cultural industry, Meditation, Epicurus, Sociology, Analysis, Social groups, Fun, Leisure, Philosophical conceptions, Constitution, Wellbeing, Collectivity, Unhappiness, Illusion, Individualism, Liberalism, Positive thinking, Literature, Novels, Fear, Repression, Madness, Suicide, Existentialism, Therapy, Social rights, Law, Duties, Nonconformism, Destiny, Biographies, Characters Illustrious, History, Essays, Out of print books, Revolutionaries, Ideals, Social relations, Marriage, Couples, Comedy, Depression, Mental illness, Discomfort, Nature, Customs, Perfection, Moralism, Christmas sermon, Novels, Religion
br. Negli ultimi dieci anni l'estetica si è confrontata, da prospettive differenti, con il tema che ne costituisce l'essenza, ossia il giudizio di gusto, a lungo ignorato o posto in secondo piano dall'estetica analitica. La questione fondamentale è rendere conto della validità intersoggettiva di affermazioni che non riguardano proprietà oggettive, ma si riferiscono a stati d'animo soggettivi. Questo problema viene indicato, nel dibattito contemporaneo, come normatività del giudizio estetico. Lo stato attuale delle ricerche richiede tuttavia una revisione del significato che si attribuisce al termine "normatività" in estetica, una revisione che consideri l'essenziale indeterminatezza che caratterizza le affermazioni di gusto e che riconosca alle emozioni il loro ruolo decisivo nell'esperienza estetica. In quest'ottica, è possibile affermare la centralità e la contemporaneità del giudizio di gusto descritto da Kant, mostrando come la normatività estetica debba anzitutto essere intesa secondo un modello regolativo. Introduzione di Silvana Borutti.
Roma, Libreria Editrice Romana, 1910, in-16, br. editoriale, pp. XX, 137, (7). Sottolineature e note ai margini sia in matita (numerose), che in inchiostro, altrimenti buono.
br. «Il forse è la parola più bella del vocabolario italiano. Perché apre delle possibilità, non certezze. Perché non cerca la fine, ma va verso l'infinito» scrive Leopardi. Il termine tuttavia non rientra fra quelli maggiormente frequentati dai filosofi, i quali prediligono piuttosto avverbi pacifici e rassicuranti, come quelli che rimarcano o confutano la certezza. Attraverso un ripensamento inedito e coinvolgente del pensiero di Dio da Cartesio a Cacciari, il saggio verifica invece la presenza di un "forse" (ermeneutico, anfibologico e congetturale) al di sotto di ogni costruzione razionalistica e porta allo scoperto il momento di libertà latente in ogni atto metafisico.
ill., br. II breve saggio di Heinrich Wolfflin "Come fotografare le sculture" era indicato da Erwin Panofsky come l'opera in cui la concezione critica del grande storico dell'arte è esplicita: "l'idea che ogni opera d'arte è dominata da una determinata legge formale interna, che si dischiude allo sguardo, solo quando questo vede l'opera non altrimenti che come questa vuole essere vista". Il saggio è doppiamente importante perché riassume la visione critica di Wolfflin e perché lo fa tentando di definire una normativa di riferimento comune agli studiosi, agli editori, alle imprese fotografiche e infine agli stessi fotografi.
In 8'., br.ed. con risv., pp. 544; Indagini sul senso dell'essere e sulla stabilità del sapere . Piega al dorso, lieve ondulazione da umidità al margine sup. , alcune pieghe agli ang. sup., sottolineature e segni a margine a penna solo in alcune parti del volume.
br. È sorprendente quanto ancora l'immagine corrente dell'artista sia percepita sotto le spoglie tradizionali del genio, ma questa immagine non è che l'esito di una storia bimillenaria, che questo libro, curato da Luigi Russo, affronta per la prima volta in tutta la sua complessità. Alcuni tra i migliori specialisti italiani dipanano qui una vicenda ricca d'implicazioni teoriche e di svolte culturali impegnative: Giovanni Lombardo tratteggia la figura del poeta e dell'artista in Grecia e in Roma, dall'invasamento poetico in Platone ai precorrimenti dell'anonimo del Sublime; Elisabetta Di Stefano interroga le poetiche e i trattati d'arte dal Trecento al Cinquecento; Salvatore Tedesco ricostruisce l'intreccio che lega il genio all'ingegno, dall'Italia e la Spagna del Rinascimento alla Germania dell'Illuminismo; Elio Franzini e Giuseppe Sertoli analizzano il secolo per eccellenza del genio, il Settecento, in Francia e Inghilterra; Paolo D'Angelo s'interroga sull'apoteosi romantica del genio, sulle sue deformazioni positivistiche e sul progressivo interdetto che lo ha colpito nel corso del Novecento.
Acquaforte e bulino. Tiratura: 60 es. su carta a mano + X es. su carta Giappone + alcune p.d.a. (alcuni es. colorati a mano dall'Artista) Firma e numerazione a matita. Stampata da Giorgio Upiglio, Milano. Esemplare 27/60. cm 24,5x34,7 (Foglio 50x60). pp.. . Ottimo (Fine). . Tiratura: 60 + X + alcune p.d.a. .
br. Il pensiero di Arthur Schopenhauer (1788-1860) ha catturato nel tempo l'interesse non solo di filosofi di professione, ma anche di illustri musicisti, scrittori, artisti e persino scienziati. In questo libro vengono analizzati i quaderni che Schopenhauer ha redatto dai 16 ai 26 anni: essi documentano tutte le fasi della sua precoce ricerca filosofica, intrapresa con la passione giovanile per l'avventura e la sfida, ma anche con la serietà radicale che caratterizza ogni autentico pensatore. Gli anni in cui il giovane Schopenhauer cerca di decifrare "l'enigma del mondo" appartengono a una stagione eccezionalmente ricca e, forse, ineguagliata della speculazione filosofica europea. Registrando la lunga e complessa gestazione del suo pensiero, questi manoscritti esibiscono anche ciò che Schopenhauer ha voluto "occultare" nelle opere a stampa - e ciò vale sia per i debiti intellettuali nei confronti degli autori a lui contemporanei, sia per alcuni tratti cruciali del suo sistema che, se esplicitati, rendono possibile comprendere l'origine e il significato di alcune rilevanti aporie del sistema stesso, altrimenti inspiegabili.
br. Il pensiero di Arthur Schopenhauer (1788-1860) ha catturato nel tempo l'interesse non solo di filosofi di professione, ma anche di illustri musicisti, scrittori, artisti e persino scienziati. In questo libro vengono analizzati i quaderni che Schopenhauer ha redatto dai 16 ai 26 anni: essi documentano tutte le fasi della sua precoce ricerca filosofica, intrapresa con la passione giovanile per l'avventura e la sfida, ma anche con la serietà radicale che caratterizza ogni autentico pensatore. Gli anni in cui il giovane Schopenhauer cerca di decifrare "l'enigma del mondo" appartengono a una stagione eccezionalmente ricca e, forse, ineguagliata della speculazione filosofica europea. Registrando la lunga e complessa gestazione del suo pensiero, questi manoscritti esibiscono anche ciò che Schopenhauer ha voluto "occultare" nelle opere a stampa - e ciò vale sia per i debiti intellettuali nei confronti degli autori a lui contemporanei, sia per alcuni tratti cruciali del suo sistema che, se esplicitati, rendono possibile comprendere l'origine e il significato di alcune rilevanti aporie del sistema stesso, altrimenti inspiegabili.
br. Il melodramma e il kitsch si impongono come categorie estetiche predominanti nel panorama artistico, se si affronta il tema dell'arte senza forme preconcette e senza falsi moralismi. Analizzando la radice del kitsch nel melodrammatico, fino a risalire al Settecento, quando il patetico viene apprezzato dal pubblico e da certa critica, si comprende che, a livello di analisi estetica, il melodrammatico e la sua derivazione moderna posseggono dignità categoriale. La nascita del sublime dal lato emozionale-patetico accompagna e rinforza tale indagine. Il melodramma e il kitsch non sono innovativi, utilizzano un eccesso di visibilità e non sfuggono al principio di accumulo, rispondendo alla frenesia del sempre di più.
GUIDA 2007 384 PP. FONDO DI MAGAZZINO: LIEVI SEGNI DEL TEMPO, VOLUME INTONSO, MAI SFOGLIATO. C'è ancora qualcosa da dire sull'argomento "ontologico". La cosiddetta "liquidazione" kantiana suscita sempre più insofferenza e, per quanto sia ormai un luogo comune della filosofia accademica, è ormai a buon punto per essere a sua volta liquidata. Essa non si riferisce che ad una forma "pervertita" dell'argomento stesso, in rapporto alla quale neppure è del tutto ineccepibile. Si tratta, dunque, di riportare alla luce il senso provocatorio e paradossale dell'argomento nella sua forma prima, che, rompendo gli argini e le barriere artificiali del raziocinio, spinge la mente ad aprirsi all'evidenza stessa della realtà e a riconoscere la profonda semplicità del mistero. Niente altro che un Koan! Anzi, il Koan dei Koan per il pensiero ad una dimensione dell'Occidente moderno. Antonio Luiso nasce a Napoli nel 1956. Ha frequentato il Liceo Ginnasio A. Genovesi nel capoluogo partenopeo. Si è laureato in Filosofia al l'Università degli Studi Federico II, con una tesi dal titolo: L'idea di Dio in W. Pannenberg. Dal 1989 insegna Storia e Filosofia nei licei statali di Napoli. Attualmente è in servizio presso il Liceo L.B. Alberti. Ha pubblicato nel 2000 per la Casa editrice D'Auria un testo dal titolo Piccolo con certo metafisico, contenente una lettera a Massimo Cacciari.
br. Da oscuro sostantivo del lessico estetologico tedesco del primo Novecento ad abusato e approssimativo sinonimo di cattivo gusto e pseudoarte, il termine kitsch ha attraversato il ventesimo secolo registrandone, dal punto di vista estetico, le contraddizioni più acute e il passaggio definitivo da una cultura elitaria a una di massa. Questi studi cercano di tracciare un identikit che vede il kitsch operare in più scenari come un problematico doppio di una delle categorie fondative dell'estetica, il gusto: la cultura ottocentesca, la filosofia del Novecento, l'antropologia, la moda, l'arte contemporanea.
br. Da oscuro sostantivo del lessico estetologico tedesco del primo Novecento ad abusato e approssimativo sinonimo di cattivo gusto e pseudoarte, il termine kitsch ha attraversato il ventesimo secolo registrandone, dal punto di vista estetico, le contraddizioni più acute e il passaggio definitivo da una cultura elitaria a una di massa. Questi studi cercano di tracciare un identikit che vede il kitsch operare in più scenari come un problematico doppio di una delle categorie fondative dell'estetica, il gusto: la cultura ottocentesca, la filosofia del Novecento, l'antropologia, la moda, l'arte contemporanea.
br. Usato impropriamente come sinonimo di "cattivo gusto", il kitsch designa una delle categorie estetiche più importanti degli ultimi cento anni. Il profilo ne ricostruisce la genesi e lo sviluppo storico attraverso un percorso in tre grandi tappe. La prima, tra il 1900 e la metà del secolo, vede nel kitsch un problema etico, un male insito nel sistema delle arti che costruisce addirittura modelli di comportamento. Il secondo momento coincide con l'affermazione della cultura di massa, quando il kitsch si proietta nell'esperienza sempre più condivisa del consumo culturale. Nella terza fase si giunge allo stadio finale, nel quale il lessico del kitsch coincide con la stessa definizione del postmoderno e delle pratiche ibride della contemporaneità, dal camp al trash.
Orizzonti dello spirito /10, Collana diretta da juilius Evola - Studio introduttivo - Il Tao-t?-ching 1 21x15,5 cm., in brossura, pp. 200 (6), prima edizione italiana, buone condizioni. Allegata cedola editoriale
ill. Junger, anziché fuggire il tempo, lo ha sempre indagato con amorosa pazienza. Per catturare l'essere imprendibile per eccellenza egli ha avuto l'accortezza di scegliere non già la via della pura speculazione ma quella della divagazione, alla maniera dei grandi eruditi seicenteschi. Così al centro ha posto un oggetto, l'orologio a polvere, e intorno a esso, con giri sempre più larghi, ha spinto la sua analisi a investire i diversi modi di vivere il tempo che hanno scandito il corso della civiltà. Dalla clessidra all'orologio meccanico, attraverso la storia di questi oggetti, attraverso il succedersi di queste concezioni, una lunga vicenda ci conduce fino a oggi, e ci fa capire alcuni presupposti taciuti della nostra esistenza.
DISPONIBILITÀ GARANTITA AL 99%; SPEDIZIONE ENTRO 12 ORE DALL'ORDINE. RIMANENZA DI MAGAZZINO PARI AL NUOVO. Il rapporto tra Heidegger e Rilke si articola su un gioco di specchi obliqui che riflettono l'opacità di una resistenza che spinge il lettore a sfumare e a mettere in ombra intrecci tra il suo pensiero e la lirica del poeta praghese. Questo elemento di complessità spinge l'autrice a sottoporre a un'analisi critica posizioni interpretative già consolidate: una critica guidata dalla convinzione che sia possibile individuare nuove prospettive e chiavi di lettura. Informazioni bibliografiche Titolo: Il linguaggio del tempo: su Heidegger e Rilke Autore: Simona Venezia Prefazione di: Eugenio Mazzarella Editore: Napoli: Alfredo Guida, 2007 Collana: Volume 21 di Filosofia e sapere storico ISBN: 8860423384, 9788860423382 Lunghezza: 389 pagine, 23 cm Soggetti: Filosofia, Rainer Maria Rilke, Martin Heidegger, Concetto del tempo, Pensiero filosofico, Pensare, Poetare, Poetica, Poesia, Holderlin, Svolta, Linguaggio, Novecento, Cultura, Senso, Significato, Beitrage zur Philosophie, Critica letteraria, Storia, Silenzio, Nietzsche, Volontà di potenza, Zarathustra, Die Elegie der Kreatur: Das Offen, Bezug, Mortem Abschied, Weltinnenraum, Perdita, Gelassenheit, Tempo, Utopia, Ritorno, Idealismo tedesco, Nichilismo, Metafisica, Ontico, Superuomo, Umanesimo, Dasein, Ubermensch, Oltreuomo, Geworfenheit, Pietro Chiodi, Gianni Vattimo, Pareyson, Libri fuori catalogo, Philosophy, Concept of time, Philosophical thought, Thinking, Poetry, Poetics, Poetry, Turning, Language, Twentieth century, Culture, Sense, Meaning, Literary criticism, History, Silence, Will power, Return, German idealism, Nihilism, Metaphysics, Superman, Humanism, Books out of print, Sonetti a Orfeo, Elegie duinesi, Duineser Elegien, Elegie, Die Sonette an Orpheus, Ermeneutica, Ontologia, Sonnets to Orpheus, Duino Elegies, Elegies, Hermeneutics, Ontology
Un saggio sul rapporto tra poesia e idee, sui loro livelli d'incontro nelle pagine di Antonio Machado.
La mostra del Centenario nella testimonianza della critica italiana. Saggi critici di Renato Barilli, Giulio Carlo Argan, Filiberto Menna, Arturo Carlo Quintavalle, Luciano Caramel, Guglielmo Gigli, Franco Basile, et al. Una tavola in antiporta e piccoli schizzi all'inizio di ogni testimonianza . 8vo. pp. 112. . Molto buono (Very Good). . . .
br. Il volume qui tradotto presenta, in forma sistematica, il programma di un'estetica sviluppata in ottica fenomenologica. Lo sviluppo di questa estetica come fenomenologia deve essere inquadrato nel più ampio contesto del progetto filosofico che Günter Figal sta elaborando in particolare negli ultimi anni. In effetti, con "Il manifestarsi dell'arte" Figal propone ulteriori contributi alla prospettiva filosofica delineata soprattutto nella sua opera principale, "Oggettualità. Esperienza ermeneutica e filosofia" (Milano, 2012). In "Il manifestarsi dell'arte" la natura fenomenologica che motiva la filosofia dell'oggettualità viene ripensata e sviluppata, in modo molto originale, alla luce del problema dell'arte. L'estetica elaborata da Figal non si limita a integrare o a precisare tale progetto, bensì ne rappresenta il vero e proprio culmine, costituendo un motivo di fondo per ripensare la stessa fenomenologia.
brossura Nasce a Nuoro nel 1954, vive in Francia tutta la sua adolescenza poi Londra, Usa, Giappone dove le sue actions, performances, video, installazioni, site specific e critical-gestures hanno avuto risonanza notevole in quanto esposizione diretta e testimonianza viva del concetto estetico di surrazionale di cui sin dal 1973 Paolo Navale è l'ideatore. Il pensiero che ne deriva, si manifesta, oggi più che mai, nelle avanguardie attuali e in discipline quali la teosofia, la logica e lo studio in arte delle tecniche sperimentali le più avanzate. Questo non solo in relazione al connubio tra arte e scienza, tra essere e non-essere ma, come in questo libro, alla quasi-simmetria, alla geometria non-euclidea, alla n-dimensionalità, al concetto di neutralità inerente al tutto, alla polarizzazione dello zero (ossia alla congiunzione degli opposti), nonché all'estetica concettuale che ne deriva; unica, propria di una realtà sovrasensibile, surrazionale appunto, che superando i sensi supera la ragione senza mai rinnegarla.