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Autori: Dino Formaggio.
br. Il volume presenta i temi più rilevanti dell'estetica di Hegel, rendendo accessibili i risultati più recenti degli studi sulla filosofia hegeliana dell'arte. I contributi qui raccolti colmano una duplice lacuna degli studi estetici e hegeliani, in cui manca tanto una guida complessiva all'estetica di Hegel, quanto uno strumento aggiornato sullo stato della ricerca in questo ambito.
br. Questo libro, ormai un classico, inizia con il racconto - affascinante nella sua sintesi - delle grandi figure fenomenologiche della coscienza artistica, dove particolarmente evidente è l'intreccio tra Hegel e la tradizione husserliana. Attraverso un linguaggio ricco e metaforico, Formaggio intende cogliere nelle sue concrete attività l'arte: non una forma vuota, chiusa in se stessa, ma la radicale scoperta del senso del possibile. L'arte si dispiega nella ricerca dei modi in cui esplicitarsi attraverso il corpo, la sua dimensione sociale e intersoggettiva, ed esplicitandosi comunica, ovvero mette in comune un sentimento o una prassi compossibile del mondo. Si delinea così una fenomenologia che resta di riferimento per l'estetica contemporanea.
L'obiettivo di fondo del pensiero di Santayana è di integrare la bellezza e l'arte, così come ogni altra attività umana, con la vita, restituendo ad esse la forte vitalità da cui sorgono. Secondo questo approccio quindi il problema estetico non è un problema isolato, ma viene colto nella sua relazione essenziale con l'unità vitale dell'universo naturale e con l'unità fondamentale della coscienza umana. Autori: George Santayana. Curatori: Giuseppe Patella.
Quale può essere il ruolo dell'educazione estetica oggi? L'ideale estetico ideale educativo della modernità viene interrogato da un estetologo, uno psicologo, un filosofo, un pedagogista. Un discorso a quattro voci che mentre, nella varietà dell'approccio pluridisciplinare, riflette l'alternativa teorico-pratica implicita nel tema dell'educazione estetica, pure individua una traccia comune nella concorde opposizione a quello scientismo volgare inscritto in un ideale di astratta razionalità. Autori: Karl Philipp Moritz. Curatori: Paolo D'Angelo.
Karl Wilhelm Ferdinand Solger (1780-1819) è una figura di grande spicco nel panorama filosofico della Germania nei primi decenni dell'Ottocento. Filologo di formazione (fu allievo del celebre omerista Wolf), autore di un'importante traduzione delle opere di Sofocle, fine letterato e profondo conoscitore della cultura antica e moderna, rivolse presto il suo interesse alla ricerca filosofica, sviluppando una prospettiva che s'inscrive con grande autonomia nel quadro dei grandi sistemi dell'Idealismo tedesco. Di singolare rilevanza è la dottrina estetica di Solger che ha il maggiore elemento di originalità nella concezione dell'opera d'arte come risultato di una specifica attività conoscitivo-creativa del soggetto, che culmina nella celebre teoria dell'ironia, attraverso la quale egli individua l'essenza specifica dell'arte in una finitezza che diviene tuttavia necessaria alla manifestazione dell'Assoluto. E comunque l'incidenza fondamentale dell'estetica di Solger, un tempo eclissata dalla fortuna di Hegel, appare ai nostri giorni sempre più manifesta e va richiamando l'interesse anche della cultura italiana. Le presenti Lezioni, apparse postume nel 1829, offrono un quadro completo dell'estetica solgeriana, sviluppando temi cruciali quali il rapporto fra antico e moderno, la concezione del simbolo e dell'allegoria, la dottrina del tragico e la teoria del brutto (Solger fu uno dei primi teorici a formulare una teoria del brutto come necessario complemento della teoria del bello). Esse peraltro, oltre ad offrire una presentazione sistematica, apportano anche alcuni significativi approfondimenti alla sua opera più famosa e di non facile accesso (Erwin. Quattro dialoghi sul bello e sull'arte, 1815) in merito ad argomenti importanti quali la dottrina dell'ironia e la classificazione delle arti. Corredano il testo, qui presentato per la prima volta in edizione italiana e puntualmente curato da Giovanna Pinna, esaustivi apparati esegetici, critici e bibliografici. Autori: Karl Wilhelm Ferdinand Solger. Curatori: Giovanna Pinna.
ill., br. La storia della pittura moderna si apre con l'immagine usata da Leon Battista Alberti nel De pictura, là dove l'umanista allude alla trasparenza perfetta di una finestra oltre la quale si percepisce la realtà in prospettiva. La finta trasparenza di quella finestra è intimamente legata alla percezione illusoria della profondità e quindi dello spazio tridimensionale della scena. Ma il gioco delle ombre, delle luci e dei colori è altrettanto cruciale nella percezione dello spazio. Quali sono allora i modi in cui i nostri occhi colgono e interpretano la realtà? Un interrogativo con cui si sono confrontati Aristotele, la scienza araba, i filosofi medievali, l'ottica di Keplero e di Newton, e infine l'Ottocento, con la nascita di una nuova scienza del colore e poi della fotografia. Una storia affascinante, che intreccia le vicende dell'indagine scientifica e quelle dell'arte del dipingere, al termine della quale la pittura - come già sapeva Leonardo - si conferma ancora una volta come una scienza.
Enrico Baj Sous l'art, L'or. Lione, Atelier de création libertaire 2002 french, 163 2002 Opera con copertina morbida in brossura. N114
Formaggio, Dino; Franzini, Elio ( presentazione di) Autografato! Filosofi dell'arte del Novecento. Milano, Guerini e Associati 2001 italian, 253 2001. Copertina editoriale in brossura pieghevole alettata. 253 p.; 23 cm Ts.5
G. W. F. Hegel Esthétique (in 2 volumi). Paris, Aubier 1944 french, 660 1944. "Philosophie de l'Esprit". Opera con copertina morbida in brossura in 2 volumi. LF71.3
In-4 (cm. 29.70), cartonato editoriale, pp. (2), 171, (1), con illustrazioni in bianco e nero e a colori. Prima edizione. In ottimo stato (nice copy).
brossura Noi pensiamo e agiamo sempre all'interno di atmosfere e di tonalità emotive. Non importa quanto consapevolmente. Prima ancora di vivere in spazi misurabili, viviamo infatti immersi in sentimenti effusi nello spazio, dei quali, per quanto solo vagamente descrivibili, sentiamo talvolta con certezza la presenza e spesso anche l'autorità. Sentiamo, più precisamente, che le atmosfere intonano potentemente e in modo specifico la nostra esistenza, che in certi casi addirittura ci aggrediscono, fino a contagiare profondamente il nostro modo di vivere, tanto che solo entro certi limiti possiamo loro resistere, tentando magari di riprogettarle o quanto meno di pianificarne l'effetto. Per quanto le atmosfere siano un argomento tipicamente transdisciplinare (architettura, sociologia, antropologia, psicopatologia, geografia antropica, arte ecc.) e, in quanto quasi-cose, un tema ontologicamente eversivo, a interessarsene dev'essere anzitutto l'estetica. Ma un'estetica che non si accontenti più (come negli ultimi due secoli) di essere una teoria dell'arte e del giudizio critico su oggetti speciali come le opere d'arte, e ritorni alla sua definizione originaria di «teoria della conoscenza sensibile e corporea», non può che essere un'estetica patica: una riflessione filosofica, cioè, su che cosa significhi esporsi a quanto (soprattutto di inatteso) ci accade di provare. Alla luce del paradigma atmosferologico l'uomo è ancora un soggetto, ma la sua maturità non sta più nel saper essere soggetto di qualcosa, bensì nel saper essere soggetto a qualcosa. E per questo egli deve imparare come essere con «competenza» all'altezza dei sentimenti atmosferici che il mondo gli offre.
New English Paperback. Pbo. Demy 8vo. (21 x 14 cm). In Turkish. 31, [1] p., b/w ills. 500 copies were printed. Marcel Duchamp'in makinesi. Translated by Kerim Atay.
Mm 240x280 Catalogo della mostra di Padova, Palazzo della Ragione, 7 maggio - 19 settembre 2001. Brossura originale di 304 pagine con 50 illustrazioni in bianco e nero e 200 a colori. Libro in stato di nuovo. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
Napoli, Luigi Pierro,, 1909, in-8, brossura editoriale, pp. 216, (2). Eccellente esemplare: intonso.
Milano, Ulrico Hoepli, 1896-98, due tomi raccolti in volume unico, in-16 max, mezza tela novecentesca, titolo oro (scolorito) al dorso, pp. XVI, 278, (2); VIII, 287, (1). Buone condizioni.
bella copertina non originale
Firenze, Sansoni, (1975), in-8, similpelle editoriale con sovraccoperta, pp. 432. ("Classici della filosofia cristiana", 8). Ottime condizioni.
Paris, Librairie Philosophique J. Vrin, 1928, in-8, br., pp. 205, (3).
Marzorati, Milano, 1966 – In 8°, brossura con sovracc, pp.237, esemplare ottimo
Marzorati, Milano, 1965 – In 8°, brossura con sovracc, pp.206, qualche leggerissima sottolineatura a matita a bordo pagina, ma esemplare ottimo
br. «Nella pluralità dei fenomeni e delle relazioni dialettiche che danno vita, nelle diverse epoche e civiltà, alla complessa realtà del teatro, emerge con costanza il vincolo fra la teoria e la prassi, la cui disamina, in tempi recenti, ha conosciuto nuova fortuna critica in Italia e all'estero. In una prospettiva non normativa, bensì di approfondimento degli orizzonti estetici e concettuali, il presente numero della rivista "Filosofia" offre un contributo plurale, a più voci, su temi e linee di indagine diversificate entro l'ampio campo dei rapporti fra filosofia e teatro. Il dossier si apre con un saggio di Franco Perrelli dedicato allo sguardo di Theodor W. Adorno sul teatro di Samuel Beckett, in una linea estetica ideale nella quale si incontrano, prima del drammaturgo irlandese, Schònberg e Kafka. Nell'ottica di Adorno Beckett esprime un'idea dell'arte come parodia dell'autenticità, di matrice fenomenologica e heideggeriana, e come rifiuto di qualsiasi forma di seriazione nei confronti dell'angoscia. L'Assurdo emerge così come progetto di smascheramento delle illusioni di verità e, contestualmente, di deposizione del prestigio dell'Arte, verso un'aspirazione di tipo critico e negativo tendente piuttosto all'ascesi e alla condanna della volontà. In questo, secondo Perrelli, la teoresi di Adorno rivela interessanti affinità con alcune osservazioni svolte in Italia da Franco Fanizza nei primi anni Sessanta. Se anche il teatro di Beckett attraversa una filosofia del pessimismo di stampo schopenhaueriano, esso ritrova affinità specifiche con la musica, in quanto "grammatica delle arti", e con la dodecafonia in particolare, con la sua negazione della tonalità e conseguente svuotamento di senso: di Schònberg e della sua scuola Beckett riflette mezzi espressivi nelle sue partiture drammatiche. Tra le "relazioni musicali" che organizzano, a scapito del senso, le opere di Beckett emerge la ripresa. Perrelli legge il concetto in parallelo a quello di Gjentagelsen in Kierkegaard, il cui pensiero estetico era stato oggetto di un importante studio di Adorno negli anni Trenta. Con Furio Jesi l'autore intende la ripresa come rivelazione e tensione dell'io verso uno stato di liberazione e di grazia, in modo opposto ad Adorno che l'aveva collegata alla disperazione, in chiave kafkiana ante litteram. Ma resta il fatto che, per Adorno, Beckett mette in scena la distruzione del soggetto e con ciò decreta l'infondatezza del punto di vista esistenzialistico...» (Dall'Introduzione)
brossura Interrogarsi sulla problematicità della categoria "cosa" a partire da un esempio concreto la cui analisi possa mettere in luce, in modo particolarmente intuitivo, l'approccio teorico prescelto: questa la sfida con cui si sono confrontati gli autori del presente volume di Sensibilia. Colloquium on Perception and Experience. Che ruolo hanno le cose nella nostra vita quotidiana o in campo scientifico? Come possono essere intese e sulla base di quali criteri e vincoli ontologici ed esistenziali? Sono ritagli naturali o convenzionali della nostra realtà? E con quali confini e quale permanenza nel tempo? Che differenza c'è (posto che ce ne sia una) tra cose e oggetti? I sentimenti sono cose? E l'arte, è fatta di cose? Può il linguaggio fare a meno del riferimento a cose? Quando, onto- e filogeneticamente, emergono percettivamente le cose? Quali cose sono paradigmatiche per una certa cultura e una certa visione del mondo? In esplicito o implicito riferimento a quale cosa è stata edificata una certa filosofia o comunque una certa concezione teorica? Quali cose sono state rappresentate pur essendo inesistenti: dall'unicorno in pittura all'odradek kafkiano? Questa edizione di Sensibilia ha dunque indagato i diversi modi in cui la cosa può essere pensata e descritta, presupposta e compresa...
Curatori: Maddalena Mazzocut-Mis, Rita Messori.
Il volume affronta una questione centrale per gli studi di "cultura visuale" contemporanei. Un tema attualissimo e antico ad un tempo: quello dell'esplorazione di territori della creatività che si pongono al di là dei limiti delle rappresentazioni verbali e visuali, in quella terra di nessuno in cui il verbale e il visuale si contendono la significazione e sfidano l'indicibile e l'invisibile. Il volume, che si avvale della presenza dei più autorevoli teorici della letteratura e della visualità europei, s'interroga sulla produzione di questo "terzo spazio" a partire da alcune opere fondamentali della letteratura e della produzione visiva moderna e contemporanea. Curatori: M. Cometa, D. Mariscalco.