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Edizione originale. Tutto il pubblicato (196 fascicoli) della prima e della seconda serie (marzo 1954 - febbraio 1958) del settimanale «Il Contemporaneo». Fascicoli sciolti in ottime condizioni conservati in eleganti astucci con titoli al dorso raccolti in 6 cofanetti in tela. Rivista di letteratura, politica e cultura d’ispirazione marxista fondata a Roma nel 1954 sotto la direzione di Romano Bilenchi, Carlo Salinari e Antonello Trombadori. Settimanale fino al febbraio 1958 (quando terminano le pubblicazioni della “seconda serie” caratterizzata dal grande formato 42 x 58 cm), il periodico - che vantava nel proprio comitato direttivo, oltre ai già ricordati Salinari e Trombadori, Abe Steiner, Glauco Viazzi, Carlo Melograni e Renato Guttuso - comincerà a uscire dal marzo di quell’anno con cadenza mensile. Con articoli, interviste e approfondimenti di altissimo livello dedicati alla letteratura, all’arte e alla politica e con le sue pregevoli illustrazioni in bianco e nero, «Il Contemporaneo» si propose, fin dal numero inaugurale, di favorire la «conquista di un modo nuovo di guardare il mondo, senza evasioni e senza pessimismo [...] ma con ferma fiducia nelle possibilità umane di progresso; la conquista di una nuova vita morale è un fatto essenziale per una nuova cultura del nostro tempo».
Brossura originale di color verde, in 4°, pagine 20/24 ogni fascicolo. La collezione che offriamo é mancante dei numeri 5 e 7 dei nove fascicoli pubblicati. Segnaliamo: n. 8 Dodici poesie di Luigi Bartolini, edizione originale, 7 litografie dello stesso a p.p., 1 su doppia pagina 3 n.t., tutte su fondo colorato; n. 4 dedicato a Lorenzo Viani con 7 xilografie a p.p., 2 n.t. e uno scritto di Bartolini; n. 9 Presenza di Domenico Giuliotti con scritti di Bartolini, Betocchi, Fallacara, Lisi, Rosai ed altri.
Edizione originale. Tutto il pubblicato, compreso il numero straordinario uscito nel dicembre 1923 in sostituzione del numero del dicembre 1922 mai pubblicato. Fascicoli in ottimo stato rilegati in otto volumi in tela rossa con titoli oro al dorso e acetato. Conserva la prima brossura originale per ogni volume. La rivista «La Ronda», tra le più importanti riviste letterarie del Novecento, cominciò le proprie pubblicazioni a Roma nell’aprile del 1919. Inizialmente diretta da un comitato redazionale composto da Vincenzo Cardarelli, Emilio Cecchi, Lorenzo Montano, Riccardo Bacchelli, Antonio Baldini, Bruno Barilli e Aurelio Emilio Saffi – ovvero “i sette savi” come amavano definirsi-, a partire dal quarto numero del 1920 la direzione passò formalmente in mano ai soli Cardarelli e Saffi allargando tuttavia il gruppo dei collaboratori esterni che includeva, tra gli altri, Carlo Carrà, Ardengo Soffici, Guglielmo Ferrero e Vilfredo Pareto. Nata con lo scopo di restituire vigore alla tradizione letteraria italiana minacciata – secondo i rondisti – dalle spinte sperimentali e avanguardiste (con i futuristi, ma anche Pascoli, riconosciuti come principali responsabili dell’impoverimento della letteratura contemporanea), «La Ronda» vedeva in Manzoni e, ancor di più, in Leopardi i modelli a cui guardare. Non a caso, proprio a Leopardi sarà dedicato il corposo numero triplo del marzo/aprile/maggio 1921 «Il Testamento letterario di Giacomo Leopardi» con la curatela di Vincenzo Cardarelli. Nonostante la condivisione di questa causa comune e il forte legame di amicizia tra i membri fondatori, la rivista cessò le pubblicazioni dopo neppure 4 anni di vita a causa di forte divisioni interne: il penultimo numero uscì infatti nel novembre del 1922 prima che nel dicembre 1923 venisse pubblicato, con la dicitura “numero straordinario”, l’atto finale di questa fondamentale avventura culturale ed editoriale tesa a ridare vita e nuove identità al classicismo e alla sua eleganza.
Sm. 8vo., First Edition, eighteenth century inscription on title, title and several following leaves age-stained, title neatly mounted without loss of text, final leaf of Appendix mounted with loss of half text; strongly and attractively bound in half calf, marbled boards, back with five flat gilt bands, second compartment with red leather label lettered and ruled in gilt, a most attractive copy. This copy was formerly in the McIntosh Library, Dunkeld, and carries the MS press-mark A8.51 and bookplate (numbered 493) on front paste-down. A sound and complete (save last leaf) copy of the first dedicated published account of Orkney and Zetland. RARE. Anderson, p.402.
182038311Valencia: Imprenta y LibrerÃa de Manuel López Calle de Bordadores nº 1 e Imprenta de Brusola Plaza del Patriarca 1820.- 21 fascÃculos de unas 4 páginas cada uno alguno de 8 páginas; 4º 22 cm.- Noticiario diario de la ciudad de Valencia de corte general satÃrico burlesco militar de orden público de sociedad de polÃtica religión etc etc. Variado y singular se ofrece este diario con números no seguidos que cubren buena parte de 1820 destacando que el suplemento del martes 22 de Septiembre de 1820 es una importante noticia polÃtico-militar circular titulada asi: "El Sr. Gefe PolÃtico superior de esta Provincia recibió anoche por extraordinario lo siguiente: REPRESENTACION PUESTA EN LAS REALES MANOS DE S. M. POR LOS GEFES MILITARES DE LOS CUERPOS QUE EXISTEN EN MADRID à NOMBRE DE TODOS SUS INDIVIDUOS"; en este aviso los Gefes polÃtico-militares constitucionalistas se reafirman en su defensa de la Constitución nuevamente jurada por el rey Fernando VII el dÃa 7 de Marzo de 1820 pues parece ser que hubo nuevas vacilaciones y revueltas cuando comenzaba lo que se dará a conocer como el Trienio Liberal 1820-1823 firmando el manifiesto un buen grupo de liberales que vienen expresados en este suplemento que referimos. Importante resaltar que aunque los números van correlativos y el nombre del diario es el mismo parece ser que las fechas no siguen un orden cronológico con la numeración que llevan los fascÃculos por lo que pensamos que son tiradas diferentes. Se ofrecen todos los números incluÃdo el suplemento del que hemos tratado especialmente de forma conjunta y como unidad documental. GUERRA DE LA INDEPENDENCIA-FERNANDO VII Libro en español Imprenta y Librería de Manuel López (Calle de Bordadores nº 1) paperback
M14249aRare set of 215 issues bound in 55 volumes. Göttingen 1972-2015. First edition reprint for the first issues. Contemporary half-leather for 90% of the set original softcover for the rest see photos. From the library of Egyptologist Charles Cornell Van Siclen III VSX. Language: German/Deutsch - English - French/Français. This set ships from the USA shipping costs will be updated accordingly TXR. Relevant subjects: Egypt: Journals Egypt. unknown
M14484Rare run of 125 issues bound in 98 volumes. A few of the issues are in bound XEROX representing about 5% of the set. Ernest Leroux Paul Geuthner & Société Asiatique Presse Paris 1900-1982. First edition. In-8. Later cloth with paper boards a fine set. From the library of German scholar Hans-Jürgen Jordan HJJ. Language: French/Français - English - German/Deutsch. This set ships from Europe shipping costs will be updated accordingly BCI. Relevant subjects: Egypt: Journals Egypt Mesopotamia Iran Anatolia Journals Near East. unknown
226513Bulletin Newspaper Company Ltd Sydney 1907 - 1909. 4 volumes - each volume approx 700 pp period dark half calf bindings plates photographic illustrations maps advertisements in fine condition - including all wrappers/covers as issued - often missing on bound volumes - which is a pity as one of the prime attractions of The Lone Hand are the lovely covers. Wonderful graphic primary source of Australian life and art early in the 20th century. Bulletin Newspaper Company Ltd, Sydney, 1907 - 1909 unknown
Collezione completa (8 numeri): marzo 1975 (n. 1); maggio 1975 (n. 2); ottobre 1975 (n. 3 - 4); gennaio-marzo 1976 (n. 5 - 6); autunno 1976 - gennaio 1977 (n. 7 - 8). Esemplari in ottimo stato. Numero 1 e numero 2 con qualche abrasione e piccoli strappi alla testa e al piede del dorso, per il resto usuali e lievi segni d’usura; carte e tagli puliti. La rivista AlfaBeta - «Laboratorio di critica della cultura visiva, della storia dell’arte, e » - nasce nel 1975 per volontà di Gino Di Maggio con l’intento di esplorare ed esporre campi diversi del sapere, come è evidente osservando il sommario del numero esordio del marzo 1975: agli interventi di Giuseppe Galante e Achille Bonito Oliva si affiancano traduzioni di Jacques Lacan e ripubblicazioni di articoli di Antonio Gramsci, passando ovviamente per l’estrema attenzione riservata alla sfera propriamente artistica con una grafica attenta e numeri riccamente illustrati (con illustrazioni non legate ai testi, a conferma della loro autonomia). Dall’esperienza della prima serie della rivista - composta da 8 numeri usciti tra il marzo 1975 e il gennaio 1977 - prenderà vita, a partire dal 1979, la seconda serie, più specificamente legata a interessi letterari e politici. G. Maffei, Libri e documenti. Arte povera 1966-1980, Corraini, 2007, p. 274.
Celebre periodico pubblicato da Giuseppe Baretti dall’ottobre 1763 al 15 luglio 1765 per 33 fascicoli, con cadenza oscillante tra il quindicinale e il mensile. Nelle prime 396 pagine si trovano i fascicoli I-XXV pubblicati a Venezia con falso luogo Roveredo fino al gennaio 1765. Con propria numerazione seguono otto fascicoli con falso luogo di stampa, Trento, ma impressi ad Ancona per un totale di pagine 128. La «Frusta», nata con il proposito di essere il «flagello dei cattivi libri che si vanno da molti anni quotidianamente stampando in tutte le parti della nostra Italia» (tomo I p. I), è considerata oggi il primo esempio di moderna polemica giornalistica, critica letteraria militante e aggressiva revisione moralizzatrice, degno contraltare di periodici assai moderati come ad esempio l’«Osservatore» di Gasparo Gozzi, sorti nel secolo dei lumi sull’esempio della stampa inglese. Il giornale fu fermato dalla censura veneziana (da qui i falsi luoghi di stampa) in seguito al duro articolo anti-bembiano apparso nel fascicolo XXV (recensione all’edizione Lancellotti 1753 delle ‘Rime’): «… in quel Numero [XXV] io commisi l’atroce Delitto di provare, che un Gentiluomo di quella Città [Venezia], morto da più di due Secoli, fu uno dei più magri Poeti d’Italia.» (tomo III, p. 1). «[L]a proibizione di continuare la stampa del suo foglio [arrivò] col pretesto del giudizio severo da lui dato sull’opera poetica del Bembo patrizio veneziano, ma in realtà per por fine, come è detto in una comunicazione degli Inquisitori di Stato, alle “querele frequenti che giungevano d’ogni parte, ed anche dalla corte di Napoli, per li modi irriverenti e maledici dei suoi scritti”. In quel tempo stesso usciva contro di lui un libello, Bue pedagogo, del padre Appiano Buonafede dell’Ordine dei celestini […]: soprattutto per rispondere a quell’attacco Baretti proseguì con la falsa data di Trento il giornale, pubblicandovi otto discorsi contro il Buonafede in altrettanti fascicoli, oltre a un nono fascicolo con un articolo di altro argomento. Vi attese, lasciata Venezia e rifugiatosi sotto falso nome per qualche mese nei pressi di Ancona, bene accolto da quel vescovo, il cardinale F. Acciaiuoli […]. Ma ormai [Baretti] si era persuaso che non era più possibile per lui continuare in patria il suo “mestiere d’autore” e nel 1766 […] tornò a Londra.» (Fubini in DBI s.v.) Collezione completa mancante del solo fascicolo XXII
1099631203New. Brand new and still unused unknown
19116011US Germany 1911. Red cloth over card with gilt to front board. All edges stained read. Measuring 200 x 170mm and containing 186 handwritten pages across five years. Dried flowers and theatre program loosely inserted at front. Ownership signature and bookplate of Catherine Harrison Squibb to front pastedown and endpaper with signature of the same to rear endpaper. A research rich and densely written diary the present would be useful in fields including but not limited to intergenerational wealth and its relationship to emotional abuse women's education and educational travel early 20th century reading habits modern friendship courtship and romance and women's increased mobility and travel.<br /> <br /> The second daughter of Charles Fellow Squibb himself the second son of pharmaceutical boss Dr. E. R. Squibb Catherine Harrison Squibb was raised in economic privilege. Her earliest years were spent in the Brooklyn townhouse built for her parents by her grandfather while her teen years were split between her father's historic estate of Welwood and her boarding school in Dresden. At Welwood Charles always considered as "the lesser son" according to his E.R.'s journals followed in his father's controlling footsteps by "purchasing polo ponies setting about learning to jump" and "insisting his children do the same.to maintain the lifestyle of the landed gentry" Belcher. This is confirmed in the opening entry of the diary October 25 1906 near Catherine's 16th birthday where she reports "I rode side-saddle with Rosalie in the morning.rode again in the afternoon ist richerverlobt! er est 62 --- alt!!" The numerous rides do not seem to entirely please Catherine as she hides her frustration in the German parenthetical roughly "he is engaged to be a judge! he is 62 years old!!". Three days later on her birthday she spends her time significantly differently clowning with her brother and aunt and "playing tennis in the afternoon." This becomes something of a tradition as her birthday entries report several times "played tennis all afternoon" She also notes her time in French and German lessons -- with German becoming more frequent during and after her time at school in Dresden especially when she wants to obfuscate her thoughts from unwanted readers. <br /> <br /> If this diary is any indication music and reading travel and school became refuges for Catherine. And she claimed as much time as she could to find independence and develop herself outside of Charles' strict rules. Her reading preferences reflect this desire to immerse herself in Jane Austen's world of social visits and balls where family conflict is eventually smoothed by a woman's exit to a loving partner and home of her own. "Good day!" she writes on April 29 1908 "Stayed in bed all day. I finished Pride & Prejudice and began Emma." This is contrast against her reaction to Charlotte Bronte's work on May 1 of the same year: "Cold & windy. We came in on the 9.30. Aunts at Welwood.had music lesson.I began Jane Eyre. Dismal book!" Her tone and word choice reflect the most happiness in these circumstances whereas riding is reported like a duty -- she may report what time of day and what horse but no expressions of joy accompany them. <br /> <br /> While the diary concludes in 1911 when Catherine is 21 we know that she would return to Europe from 1917-1919 as a nurse in WWI watching her own country battle her beloved Germany. Within the time her father had sold his birthright in Squibb and with "his extravagant lifestyle eating through his money quickly.he was forced to sell Welwood.not long thereafter he went to France" and never returned to the US Belcher. In 1920 she would marry veteran and shoe manufacturing foreman Raymond Pratt moving with him to Pasadena California and becoming a civic leader.<br /> <br /> Much deeper work can be done on Catherine's lives and relationships especially considering the current cultural trends of novels films and series depicting both the glamour and the emotional squalor of the 1%. unknown
1783WRCAM43063Boston: Benjamin Edes and sons 1783. 4pp. Folio. Old fold lines. Minor foxing and soiling. Very good plus. THE BOSTON GAZETTE published weekly was established in 1719 as a competitor to the BOSTON NEWS-LETTER and ran for nearly a century 1719-1798. From April 1756 to December 1793 it was published with the additional "AND COUNTRY JOURNAL." During the American Revolution the GAZETTE was a leading publisher of material protesting British taxes and anti-British sentiment. Contributors included such notable personages as Samuel Adams Phyllis Wheatley and Paul Revere who also did the engraving on the masthead. <br> <br> This issue from the end of the American Revolution contains a lengthy article written by "Grotius" on the evil of a federal impost and the rights of states to be independent. He writes: "For the general court to pass an act which they consider in its nature irrepealable thereby giving Congress the power of levying imposts of the property of this state.is 'delivering up the people to the subjection of a foreign power.'" Power assigned to Congress by the Articles of Confederation - or the lack thereof - would be hotly debated eventually leading to the creation of the U.S. Constitution in 1787. It also contains news from the front including an extract from a letter by General Greene to Congress announcing the flight of the British from Charleston. A nice piece from the Revolution. Benjamin Edes and sons unknown books
1959223131959. Journal of the Aerospace Sciences 1959 documents foundational research in American aerospace engineering during the early Cold War space race. Published the year after the establishment of NASA and amid intensified U.S. efforts to match Soviet rocket achievements following the 1957 launch of Sputnik these issues contain contemporary technical studies on hypersonic aerodynamics missile stability spacecraft propulsion and planetary trajectory design. Articles by scientists and engineers working at leading research institutions and government laboratories record the theoretical groundwork that would shape the next decade of American spaceflight including early analytical work on Mars trajectories reentry materials and competing propulsion systems for interplanetary travel.<br /> <br /> Journal of the Aerospace Sciences. Volume 26 numbers 1 2 4 5 6 7 8 9 10 11 and 12. New York: Institute of the Aeronautical Sciences 1959. Eleven issues from the journal's 1959 volume lacking only the March issue. The periodical served as the principal research forum of the Institute of the Aeronautical Sciences the professional organization that later became the American Institute of Aeronautics and Astronautics. Together these figures represent a cohort of scientists who would define American spaceflight theory and practice in the decade to come.Archive consists of 11 printed volumes in original wrappers approx. 50-80 pages per issue totaling over 800 pages.<br /> <br /> This archive includes:<br /> <br /> Volume 26 No. 1 January 1959: Features research on turbulent skin-friction drag at supersonic speeds jet nozzle structures nonlinear flutter problems and B-47 gust response. Includes Frank E. Goddard Jr. T.C. Adamson Jr. S.P. Shen.<br /> <br /> Vol. 26 No. 2 February 1959: Contains work on spiked bodies at hypersonic speeds reentry missile stability and panel flutter. Contributors include Seymour M. Bogdonoff E.V. Laitone and Frederick L. Ryder.<br /> <br /> Vol. 26 No. 4 April 1959: Publishes the Twenty-Second Wright Brothers Lecture by Maurice Roy of ONERA France. Other articles include thermal stresses hypersonic shock tunnels and boundary-layer transition.<br /> <br /> Vol. 26 No. 5 May 1959: Focuses on heat transfer at hypersonic speeds lift-drag ratios at supersonic speeds low-thrust spacecraft flight mechanics and chemically reacting boundary layers. Authors include A.J. Hanawalt Clinton E. Brown and Daniel E. Rosner.<br /> <br /> Vol. 26 No. 6 June 1959: Includes Hans Bethe's paper on the ablation of glassy materials structural matrix analysis and free-molecule flow dynamics.<br /> <br /> Vol. 26 No. 7 July 1959: Features M.A. Biot on thermomechanical reciprocity airplane turbulence responses and reentry motion. Also includes research on fatigue stress and laminar dissociated airflows.<br /> <br /> Vol. 26 No. 8 August 1959: Discusses transonic wing/body aerodynamics supersonic plate divergence mercury plasma tunnels and propellant burning models. Includes Hans U. Eckert.<br /> <br /> Vol. 26 No. 9 September 1959: Opens with Richard H. Battin's landmark article on planetary reconnaissance trajectories from MIT along with contributions on missile drag optimization rocket flight variational problems and real-gas flows.<br /> <br /> Vol. 26 No. 10 October 1959: Features George Paul Sutton's comprehensive comparison of interplanetary propulsion systems addressing ion rockets nuclear heating and solar sails. Also includes optimal aircraft climb paths and spherical cap snapping.<br /> <br /> Vol. 26 No. 11 November 1959: Includes studies on flutter energy equations jet-flap compressors porous-wall cooling and actuator disc dynamics in turbomachinery.<br /> <br /> Vol. 26 No. 12 December 1959: Closes the year with work on thermal buckling subsonic turbulence reattachment zoom climb optimization and hypersonic similitude. Contributors include Carl Gazley Jr. Wallace D. Hayes and George Gerard.<br /> <br /> In 1959 the Journal of the Aerospace Sciences served as the official scientific platform for cutting-edge American aerospace research marking the transition from aeronautical to astronautical engineering. That year saw sustained focus on hypersonics ballistic missile trajectories spacecraft propulsion and heat transfer under extreme atmospheric conditions as the U.S. sought to stabilize its strategic position after the 1957 Sputnik crisis and ahead of the 1960 Mercury program. Research in these volumes was underwritten by military contracts NASA collaboration established in 1958 and Cold War exigencies. Light foxing to several wrappers particularly July issue; some edge wear and surface abrasions. Two issues show sticker residue at spine or lower edge. Interiors uniformly clean bindings firm and covers largely bright and intact. Overall very good condition. The studies record the technical environment that produced early American satellite programs and later lunar navigation systems linking university laboratories defense contractors and federal research agencies. unknown
177065841Boston: Printed by Edes & Gill 1770. Broadsheet supplement to the Boston-Gazette 15 x 9 5/8 inches printed both sides in three columns imprint at bottom of the final column of text the verse filling the first column and almost all of the second the balance of the supplement taken up with interesting ads. Prints an anonymous elegy of 138 lines to the Rev. George Whitfield who had died on September 30 in Newburyport Massachusetts where he was buried; the verses were first published in New York in Hugh Gaine's New York Gazette on Oct. 19 and are preceded by a long paragraph of text describing Whitefield's accomplishments and character sent to Gaine by the author of the verses asking that they be published. First lines: "When in this country's cause a warrior bleeds / The grateful muse records his mighty deeds." Final lines: "No single death in Britain's spacious realm / With equal grief could Zion overwhelm." Whitefield 1714-1770 made seven trips to America 1738-1770 usually spending two or three years there preaching in the colonies; said to be the first to preach to slaves he was memorialized in a famous poem by Phillis Wheatley. Moderately browned folded tape repaired at head of vertical fold some rubbing to several lines of text. <br/><br/> Printed by Edes & Gill unknown books
Edizione originale. Annate 1934 (mancano numeri 4, 19, 21, 22, 25, 26, 27, 46, 51), 1936 (mancano numeri 41, 46, 52) e 1940 - 1941 (dal numero 34 del 25 agosto 1940 al numero 52 del 25 dicembre 1941), per un totale di 162 numeri. Fascicoli del 1934 e del 1936 sciolti, conservati in astucci e cofanetti protettivi con titoli oro al dorso. Fascicoli del 1940 tolti da precedente legatura (ancora parzialmente legati tra loro). Esemplari complessivamente in ottime condizioni, con normali segni del tempo (distacco della copertina nel numero 34 del 1940). Notissimo e longevo settimanale satirico fondato a Roma nel 1900 e attivo fino al 1966. Nata per volontà dell’eclettico giornalista, illustratore e pittore Filiberto Scarpelli che aveva, alla fine del 1899, rilevato il periodico dell’amico Tito Livio Cianchettini «Il Travaso d’Idee», la rivista proseguì con la stessa impostazione ferocemente e ironicamente critica nei confronti della classe politica e di satira dei costumi, avvalendosi di collaborazioni importanti soprattutto per le belle illustrazioni spesso a piena pagina (da segnalare, in questo senso, almeno i nomi di Daniele Fontana, Guido Vieni, Luigi Bompard, Marcello Dudovich, Enrico De Seta, Jacovitti e del figlio di Filiberto, Furio Scarpelli). Benché privo di una precisa linea politica, in epoca fascista «Il Travaso delle Idee» si allineò progressivamente alle posizioni del regime causando anche l’allontanamento di Scarpelli, che al fascismo aveva guardato con simpatia senza tuttavia smarrire la propria vocazione insofferente nei confronti di qualsivoglia autorità e posizionamento rigido. Ancor prima della sua morte nel 1933 per mano di un creditore ubriaco, la direzione della rivista passò dunque a Toddi (Pietro Silvio Rivetta) e poi, dal 1935, a Osvaldo Gibertini (sostituito nel 1939 da Guido Milelli). Nel dopoguerra, «Il Travaso» tornò in edicola avendo come direttore l’umorista Guasta (Guglielmo Guastaveglia) - già a capo del settimanale fino al 1926 - e proseguendo le pubblicazioni fino al 1966.
Collezione completa. Tutto il pubblicato (11 numeri) in ottimo stato di conservazione, con leggere abrasioni e mancanze al dorso della brossura di alcuni numeri (in particolare 8 e 9). Raro a trovarsi così. Dell’Esposizione universale 1942, che avrebbe dovuto tenersi a Roma ma fu cancellata a causa della guerra, rimane oggi il celebre quartiere dell’EUR, con i suoi monumentali edifici razional-fascisti, traccia di un grandioso piano che avrebbe dovuto celebrare internazionalmente al massimo grado il ventennale del fascismo. Il progetto nacque ben sette anni prima per iniziativa del governatore di Roma Giuseppe Bottai. Contemporaneamente all’elaborazione urbanistico-costruttiva, affidata ad alcuni tra i più interessanti architetti del periodo (Piacentini, Pagano, Moretti, Libera), fin da subito si mise in moto anche la macchina culturale, che vide l’editore Valentino Bompiani tra i protagonisti principali: «[…] ancor prima dell’ottobre 1936, quando Mussolini aveva annunciato per la prima volta la futura Esposizione universale di Roma, l’editore Valentino Bompiani aveva presentato a Bottai, che nel 1935 ricopriva la carica di governatore di Roma, il progetto di una “Mostra della civiltà italica dai tempi di Augusto ai tempi di Mussolini che avrebbe dovuto essere realizzata in un edificio appositamente costruito […]. Bottai fin dall’inizio aveva molto apprezzato il progetto della mostra» caldeggiandolo a Vittorio Cini, commissario generale dell’expo. «Tra la fine del ’36 e i primi mesi del ’37 tale progetto continuò a essere oggetto di uno scambio di corrispondenza tra Bompiani, Cini e Oppo» (E 42, I, pp. 118b). La «lussuosissima rivista “Civiltà” accompagnò, commentò, discusse, appunto la Mostra della civiltà italiana, seguendo le strutture fisiche del palazzo e, insieme, il definirsi dei contenuti» (ivi, p. 8a), rimanendo oggi, al pari del Palazzo della Civiltà, imponente ‘Colosseo moderno’, unico monumento dell’impresa. Il primo numero esce nell’aprile del 1940, nel formato tipico della rivista/album in 4° su carta patinata. Nasce come bimestrale ma subito dal terzo fascicolo passa a trimestrale con quattro uscite l’anno. Nel comitato di direzione oltre a Bompiani figurano Emilio Cecchi, responsabile della parte storico-letteraria, e Cipriano Efisio Oppo, fondatore e direttore della Quadriennale e direttore artistico di E42; ruolo onorario ebbe il senatore Luigi Federzoni dell’Accademia d’Italia, nelle vesti di presidente del comitato. Grande attenzione è posta a coniugare alta qualità dei materiali e grandi tirature: carta a doppia patinatura Binda; compositori tipografici Grafitalia, Raffaello Bertieri, Arti Grafiche Bergamo e Stabilimento Giani; incisioni Alfieri e Lacroix e De Pedrini. Da questo punto di vista, «Civiltà» è da considerarsi come il capolavoro del Bompiani editore ai tempi del fascismo, e una delle vette della ‘via italica’ al rotocalco di qualità, quel tipo di pubblicazione d’aspetto lussuoso e curato ma a destinazione popolare inventato dal newyorkese Condé Nast con «Vanity Fair» e il rilancio di «Vogue» nei primi anni dieci del Novecento. -- Le copertine sono per lo più opere originali di artisti importanti — per «spezzare — come scrive Bompiani a Oppo nel settembre del ’40 — il cerchio dell’aulica classicità» (Cristallini, p. 271a). Impaginate al vivo e passanti lungo il dorso dal piatto anteriore al posteriore, presentano una qualità di riproduzione fotostatica elevatissima nella resa dei colori e del dettaglio: l’olio di Campigli sulla copertina del n. 1 è percepibile in tutta la sua tridimensionalità materica, così come il Morandi del n. 7, che si vede fin nella grana della tela, o il Fausto Pirandello del n. 9. Gli altri artisti ad apparire sulle copertine di «Civiltà» sono Funi, De Chirico e Boldini. L’impaginato interno è svolto secondo precise linee di classicità razionale, riconducibili al magistero di Edoardo Persico e dell’editoriale Domus: fotografie e grandi tavole a colori impaginate al vivo, veline di cellophane parlanti. I contenuti sono riservati al recupero storico e antropologico della «civiltà italiana»; grande spazio è riservato ai reperti della romanità e ai grandi artisti rinascimentali, senza dimenticare la serie dedicata al rapporto tra grandi scrittori stranieri e l’Italia, particolarmente nel corso dell’Ottocento. Gli scrittori sono scelti tra gli accademici, i professionisti e gli specialisti degli argomenti trattati, che spaziano dalla musica al design passando per la letteratura, l’arte, la storia e le scienze; spiccano i nomi di Piacentini, Alvaro, Gentile, Pasquali, D’Amico, Baldini, Bontempelli, Radius, Dettore, Praz, Manzini, Tecchi, Bacchelli, De Robertis, Vergani, Apollonio, Marpicati, Piovene. -- Il dato fotografico rimane sempre eccezionale, e a tutt’oggi di grande interesse, soprattutto quando si stacca dalla documentazione storica per ritrarre la contemporaneità: spaccati di razionalismo fascista o momenti di vita di sapore neorealista (feste popolari, lavoro nei campi, lavoro nelle grandi industrie), «tagli nuovi, audaci ingrandimenti, anche di particolari a piena o a doppia pagina, che si offrono come incisivo richiamo emotivo e spettacolare» (ivi, p. 268-s). Collaborano all’iconografia tra gli altri i fotografi Alinari, Faraglia, Guidotti, Comencini, Fiorentini, Pozzi Bellini, Parisio, Massani, Omegna e gli architetti Pagano, Peressutti, Bardi. Una menzione meritano anche le tavole pubblicitarie ordinatamente impaginate nelle prime trentadue pagine di ciascun fascicolo, e stampate a colori: si ravvisano le firme di Ricas, Derrico, Cancelli, Riccobaldi, Carboni, Menzio, Delfino, Gino Kraier, Giammusso, Gallesi, Casa, Piffero; notevole la serie per Fiat che appare sempre a rispecchio dell’occhiello, proponendo opere di Bartoli, Sironi, Paolucci, Guzzi, Casorati, Bucci. -- La rivista continua le sue uscite ininterrottamente nel corso della prima fase della guerra, quella che vede la Germania vittoriosa; segue ‘a distanza’ — per così dire — l’evolversi degli eventi bellici, registrando per esempio l’entrata in guerra del Giappone con una serie di articoli sui guerrieri Ronin. Pubblicato non senza difficoltà, come denunciano le tavole pubblicitarie per la prima volta in bianco e nero, l’ultimo numero 11 esce con data ottobre 1942, cioè alla vigilia delle disfatte di Stalingrado ed El-Alamein, le due battaglie che segnarono il cambio di rotta nelle sorti del devastante conflitto mondiale. E 42: utopia e scenario del regime (Venezia 1987); Cristallini, La rivista dell’Esposizione universale di Roma: Civiltà (ivi, II, 266-273) 11 volumi
Edizione originale. Ottimo esemplare. Secondo e ultimo numero di questa breve esperienza mensile, nata «dall’entusiasmo provocato nei due studenti dallo spettacolo del Teatro Futurista Sintetico tenutosi in città nel 1916 e dalla disponibilità subito assicurata da Marinetti a sostenere, anche finanziariamente, l'iniziativa di un giornale locale, ‘purché esso fosse sintetico, originale, antiromantico e antitradizionalista’. [...] Apportate alcune variazioni tipografiche e d’impaginazione su suggerimento di Marinetti, che nuovamente raccomandava la varietà e l’estrema brevità dei testi, esce il secondo numero, maggiormente diffuso grazie alla rete di scambi che nel frattempo si è intessuta e alla collaborazione di più noti autori. La partenza per il fronte dei due direttori mette fine alle pubblicazioni, [nonostante] il successo di critica futurista (ma anche, pare, da parte del movimento dada zurighese) [...]» (Diz. Fut., p. 463-4). Caratterizzato, un po’ come «La Balza», da un’estrema povertà tipografica a cui fa da contraltare la sovrabbondante ricchezza di contenuti, questo secondo numero ospita parolibere e interventi di Luciano Folgore («Treni militari»), Gino Soggetti («Lei lui l’altro» e «Teatro di prosa»), Paolo Buzzi («Biglietto da visita del principe di Susegana»), Maria Ginanni («Paesaggio interno»), Angelo Rognoni («Una spia», «La voluttà dello spasmo», «Io + fumo + mondo»), Mario Dessy («Riflessi poetici»), Francesco Cangiullo («La piccola cioccolataia», spassosamente dedicato «alla mazza di ARMANDO»), Armando Mazza («Vento» e «La mostra Boccioni alla Galleria d’arte di Milano»), Nelson Morpurgo («Al telefono»), Aldo Pavesi (altra parolibera dal titolo «Vento»), Giorgio Ferrante («In treno»), Gino Cantarelli («Danza Azzurra»), Rodolfo Gazzaniga («In mezzo alla piazza»), Francesco Meriano («Stasera»), Giuseppe Steiner («Il cadavere vivente»). Cammarota, Futurismo, Giornali futuristi, 19; Diz. Fut., p. 463-4; Salaris, Riviste, sub voce
178761603Graz , Akademische Druck- u. Verlagsanstalt, 1988 (Nachdruck der Ausgabe Wien, 1784-1787). 8°. Mit 12 Titelbildern u. 3 gefalt. Tafeln. Zus. 3.160 S., OHLdr.-Bde. in OPp.-Schuber.
Collezione pressoché completa (manca il fascicolo 28 del 7 settembre 1829). cui si unisce «Necrologia» , supplmento al numero 14, l’unico supplemento stampato. Sul numero 35 la data del lunedì 2 ottobre 1829 è stata corretta ad inchiostro, da mano coeva, in lunedì 2 novembre 1829. In ottime condizioni di conservazione(fisiologiche leggere abrasioni ai piatti e leggere fioriture alle carte). Il giornale vide la luce per 48 numeri, cessando le pubblicazioni il lunedì 8 febbraio 1830. Dal numero 41 il formato si riduce leggermente. -- Fondato e diretto da Francesco Guerrazzi, su queste pagine scrisse i primi articoli il giovane Mazzini. Il primo numero apparve il 12 gennaio 1829 presso la Tipografia Vignozzi, e proseguì le pubblicazioni per 48 numeri fino al 8 Febbraio del 1830, fino cioè all’arresto di Guerrazzi e Bini che rimasero in prigione fino al 1833. Nato poco dopo la cessazione del quasi omonimo «Indicatore genovese» il periodico fu fondato e diretto da due giovani esponenti del movimento mazziniano in Toscana, il direttore Francesco Domenico Guerrazzi (1804-1873) e il suo amico Carlo Bini (1806-1842). Repubblicani entrambi i due promotori seppero raccogliere intorno alla testata numerosi intellettuali, compreso lo stesso Mazzini che, ventiquattrenne, pubblicò sette articoli firmati con la sola sigla “M”; proprio a causa di un suo scritto giudicato sovversivo e pericoloso, il giornale fu fatto cessare. Non stupisce, considerati i legami stretti con la Giovine Italia, il loro arresto con reclusione nel carcere di Portoferraio. Il Bini morì d’infarto; il Guerrazzi (amico di Byron, cui è dedicata la prima stampa, le «Stanze») fu un romanziere di enorme successo, pervicacemente repubblicano, attivo durante i moti del ’48 (condannato a 15 anni, ottenne dopo 6 mesi la conversione nell’esilio in Corsica), parlamentare dopo l’Unità nelle file della sinistra. Oltre al Mazzini fra i collaboratori ritroviamo Andrea Maffei, Filippo Bettini, Elia Benza. Carlo Poerio, Colletta, La Cecilia, Missirini e Benza. Il settimanale fu soppresso d’autorità, risultati vani i richiami all’ordine del governo granducale. Del Bini (scrittore oggetto di recente rivalutazione); il giornale era suddiviso in due parti principali, nella prima si trovano articoli relativi al commercio e delle cose che al commercio appartengono; nella seconda della morale (notevoli gli articoli sulla pena di morte), della istruzione, di lettere, arti liberali (si commentano e recensiscono le opere di Byron, Foscolo, Pellico, Schiller, Bellini. Di notevole interesse tre articoli dedicati al «Tristan Shandy». Si traducono Sterne e Byron). -- Nelle intenzioni del fondatore e direttore Francesco Guerrazzi, il giornale avrebbe dovuto avere cadenza settimanale. Il primo numero contiene soltanto un «Prospetto» di due pagine, a firma del direttore che illustrano le intenzioni programmatiche del giornale: «Ogni genere letterario può, quando un popolo abbia in animo di scuotere il giogo della servitù, divenire arma terribile contro il nemico: dalla solenne tragedia alla umile farsa rappresentata dai burattini, dal poema alla favola, tutto diviene capace di fiere invettive o di sottili ironie, che il popolo, in certi momenti, afferra con incredibile facilità. Ma il giornale è, in tali casi, strumento più di ogni altro efficace: esso corre più rapido delle tragedie, delle commedie, dei poemi da un capo all’altro del paese, esso può penetrare dovunque, esso diviene l’amico delle famiglie, dove è letto, discusso, illustrato, esso è alla portata intellettuale ed economica della massima parte delle persone». Guerrazzi aveva già fondato a Livorno il Gabinetto scientifico letterario perché la sua città natia non fosse più vituperosamente chiamata la Beozia d’Italia; fondò dunque un giornale con l’intento di riscattare il prestigio civile e culturale della sua città, di fronte a Firenze che poteva vantare l«Antologia» o a Pisa che aveva il «Nuovo Giornale de’ Letterati». Ma c’era inoltre nel Guerrazzi un riposto intendimento politico: quello di rivolgersi agli elementi più giovani e irrequieti della borghesia, o piccola borghesia, di sentimenti liberali e democratici: e in questo senso il giornale assunse un’importanza storica notevole, nel risvegliare quelle scelte forze crescenti, e però sempre minoritarie, dalle quali sarebbero poi sortiti i primo cospiratori, i primi propugnatori della nuova politica unitaria, i primi combattenti delle sommosse, come riconosceva lo stesso Mazzini. Il programma del nuovo giornale era tutto nel suo motto: «Alere flammam!»
Collezione completa. Ottimo esemplare, fresco e pulito, in solida legatura; rara la collezione in queste condizioni. Tutto il pubblicato dal numero 1 (7 aprile 1945) al numero 61 (15 febbraio 1948). «Il Mondo» fu fondato da Alessandro Bonsanti e dal lui diretto insieme ad Arturo Loria ed Eugenio Montale, coadiuvati da una vasta schiera di collaboratori d'eccezione. Interrotta la pubblicazione a ottobre 1946, continuò a distanza di cinque mesi con «Il Mondo europeo», continuità dimostrata anche dalla numerazione dei fascicoli, che riparte nel marzo 1947 da quella interrotta l’anno precedente. Rara la collezione completa anche del «Mondo europeo», le cui pagine iniziali e finali erano stampate su carta arancione. -- «Formato appena più grande di un moderno “tabloid”; sedici pagine a quattro colonne, e solo la prima a tre, quindici lire a copia, periodicità quindicinale, quasi a confermare le prudenze e le timidezze dell’editoria fiorentina» (Spadolini in Montale). -- «La parte dedicata alla letteratura viene affidata in genere alla sesta e settima pagina per quanto riguarda la critica letteraria, le recensioni, i dibattiti tra cui va segnalato almeno l’articolo di Eugenio Montale, ‘Fascismo e letteratura’, apparso sul primo numero; mentre la narrativa, spesso a puntate, e i testi poetici seguono nei due fogli successivi con un nutritissimo gruppo di collaboratori più o meno stabili — tra i nomi incontriamo Gadda, Cassola, Bassani, Pasolini, Banti, Fortini, Piovene, Manzini, Landolfi, Luzi, Brancati — che si riuniscono intorno ai tre direttori della rivista, Bonsanti, Montale e Loria. Tra le opere pubblicate si trovano delle vere primizie come l’inedito ‘Corto viaggio sentimentale’ di Svevo, la prima versione a puntate del romanzo della resistenza di Cassola, ‘Bube’, ‘Le due zitelle’ di Tommaso Landolfi, o ancora racconti e liriche di Giorgio Bassani, le ‘Due scene’ teatrali di Elio Vittorini. [...] a Carlo Emilio Gadda vengono assegnati gli eventi teatrali e talvolta musicali; Anna Banti si occupa di moda con gli elzeviri della ‘Torre del pipistrello’, Lalla Romano e Leonardo Sinisgalli si destreggiano tra esposizioni di pittori impressionisti e mostre di ceramiche» (Gubert) Gubert, scheda CIRCE; Gurrieri, Il Mondo 1945-1946: indici (Milano 2004); Montale, I miei scritti sul «Mondo» (Firenze 1981)
Collezione completa. Insieme in ottime condizioni di conservazione (da segnalare solo tracce di ruggine alla pinzatura di alcuni fascicoli), completo di un rarissimo messaggio dattiloscritto circolare su carta intestata della rivista, che annuncia l’uscita dei due fascicoli complementari a chiusura dell’annata. L’ultima annata della rivista «Note fotografiche», l’“house organ” di AGFA Foto diretto da Alfredo Ornano e stampato a Milano presso la tipografia Lucini anziché Rizzoli dall’8 luglio 1941 al febbraio 1943, è probabilmente la prima esperienza di Albe Steiner come art director. Steiner illustra regolarmente con fotomontaggi pubblicitari la seconda e la quarta di copertina. Sospesa con il numero 10 dell'aprile 1942 «per disposizioni ministeriali», pubblicò nel febbraio 1943 due fascicoli monografici fuori numerazione per completare l’annata: «Fotografare» e «Pose istantanee», al fine di rispettare l’impegno preso con gli abbonati. Copertine fotografiche di W. Benser, Franco Grignani, Giovanni Scheiwiller e altri, stampa a cura del tipografo Lucini. Tra i collaboratori troviamo Guido Piovene, Luigi Veronesi, Giulio Galimberti, R. Muratore, Ermanno F. Scopinich, Pierluigi Erizzo, Federico Vender, Giorgio Mazzonis, Bruno Munari, G. Muggiani, G. Mondaini, A. Bragaglia, G. Pagano, Marcello Nizzoli, S. Pedrotti, Eriberto Carboni. Particolarmente rari i due fascicoli «Fotografare» e «Pose e istantanee», registrati in ICCU in sole tre biblioteche (solo IUAV Venezia e ICCD Roma li possiedono entrambi). 12 volumi
Edizione originale. Tutto il pubblicato dal 1940 al 1943 fatta eccezione per i numeri 7 e 8 del 1941 e 1 e 13, 14, 15 - 16 del 1943. I, II e III anno in ottime condizioni (esemplari normalmente bruniti conservati in cofanetti), IV anno in buono stato. Rivista fondata e diretta dal ministro dell’Educazione nazionale Giuseppe Bottai – con Giorgio Vecchietti nel ruolo di co-direttore e capo della redazione - tre mesi prima dell’ingresso dell’Italia nel secondo conflitto mondiale per rilanciare e sostenere il “primato” – come recita il titolo – “spirituale” (culturale, letterario, artistico) italiano. Uscita per la prima volta il primo marzo 1940 con sede prima a Milano e poi a Roma, il quindicinale raccolse nei suoi quattro anni di vita – l’ultimo numero è datato 15 agosto 1943 – contributi vasti e importanti. Si ricorderanno qui i nomi, per la poesia, di Ungaretti, Quasimodo, Montale, Luzi; per la narrativa, di Buzzati, Pavese, Cecchi; per la filosofia, di Paci e Abbagnano; per la pittura, di Guttuso e de Pisis. L’andamento sempre più tragico della guerra, l’intensificarsi dei bombardamenti e l’imbarazzo – se non l’antifascismo dichiarato – di molti degli intellettuali che avevano inizialmente collaborato resero via via più difficile la pubblicazione della rivista, fino a giungere alla sua definitiva chiusura nell’agosto del 1943.
Edizione originale. Esemplare in stato più che buono (strappo in corrispondenza del primo punto metallico al piatto anteriore, gora perimetrale al piatto posteriore, carte e tagli leggermente bruniti). Completo di «Poesia sotterranea poesia trovata» di Franco Vaccari e di una serigrafia originale di Vittorio Del Piano con testo di Michele Perfetti. Primo numero della rivista «Tèchne» pubblicata a Firenze a partire dall’ottobre del 1969 e diretta da Eugenio Miccini come bollettino del Centro omonimo (voluto e creato dallo stesso artista e poeta toscano sempre nel 1969). Tra i membri fondatori del «Gruppo 70» insieme a Lamberto Pignotti e Luciano Ori, Miccini si propose con il centro culturale e con il periodico a esso collegato di proseguire il lavoro di ricerca e divulgazione militante nel campo della sperimentazione d’avanguardia e della Poesia Visiva, di cui l’artista toscano, scomparso nel 2007, fu non soltanto uno dei massimi esponenti ma anche ideatore del termine proprio all’interno dell’esperienza del già ricordato «Gruppo 70». Eccentricamente composta da fogli dattiloscritti, manifesti, riproduzioni di opere su carta patinata di diversi formati, volantini e con i suoi testi in italiano, inglese e tedesco il periodico - la cui pubblicazione proseguirà fino al 1976, con un’interruzione tra il 1970 e il 1974, per un totale di 19 numeri divisi in 9 fascicoli - si presentava come una raccolta di materiali variamente legati alla sperimentazione verbo-visiva (diventando, insieme a «Lotta Poetica», l’organo più importante del movimento di Poesia Visiva non soltanto a livello nazionale) e come cassa di risonanza delle attività del Centro o di luoghi similmente e volontariamente lontani dai circuiti culturali tradizionali e dal potere da essi esercitato. Oltre ai contributi, tra gli altri, di Miccini, Achille Bonita Oliva, Luigi Paolo Finizio, Michele Perfetti, il primo numero contiene opere di: Walter Fusi, Umberto Lanza, Renato Ranaldi, Renato Spagnoli, Giovanni Campus, Bianca Garinei, Gabriele Perugini, Riccardo Guarneri, Delia Betto, Carlo Severa. Da segnalare in particolare, all’interno del presente fascicolo, una serigrafia dell’artista pugliese Vittorio Del Piano e, soprattutto, le tavole fotografiche di Franco Vaccari «Poesia sotterranea poesia ritrovata» non presenti in tutte le copie del primo numero a causa dell’allestimento artigianale delle copie stesse (Cfr. M. Bazzini, G. Maffei, «Geiger - Tèchne. Edizioni di poesia e arte», p. 85). M. Bazzini, M. Gazzotti, «Controcorrente. Riviste e libri d’artista delle case editrici della Poesia visiva», Allemandi, Torino 2011, pp. 21 - 22; M. Bazzini, G. Maffei, «Geiger - Tèchne. Edizioni di poesia e arte», Gli Ori, Pistoia 2002; G. Maffei, P. Peterlini, «Riviste d’Arte d’Avanguardia», Edizioni Sylvestre Bonnard, 2005, p. 146.
19943704BBPalo Alto (California), Annual Reviews Inc. (Leonard Machlis). 1956 -, 1994). 4°. Original cloth. Most of the volumes with dustwrapper). With owners stamp on the front fly leaf. + Wichtig: Für unsere Kunden in der EU erfolgt der Versand alle 14 Tage verzollt ab Deutschland / Postbank-Konto in Deutschland vorhanden + 39 volumes (volume 1 to 39).