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ill., br. Scritto per il convegno su "Stendhal e Milano" (Milano, 19-23 marzo 1980), questo, a quanto pare, è l'ultimo testo di Roland Barthes (Cherbourg, 12 novembre 1915 - Parigi, 26 marzo 1980). La prima pagina era stata dattiloscritta. La seconda pagina risulta inserita nella macchina per scrivere il 25 febbraio 1980, il giorno in cui Barthes fu investito da un camioncino (ricoverato in ospedale, morì dopo circa un mese). Si tratta di un testo terminato, stando al modo in cui esso si presenta, anche se, forse, come era solito fare, Roland Barthes vi avrebbe apportato qualche modifica, come risulta che abbia fatto sulla prima pagina.
ril. Il consumo di sostanze stupefacenti ha un peso centrale nell'esperienza poetica ed esistenziale di Baudelaire. Quando scrive le sue pagine sull'hashish - di cui condanna l'abuso - egli non ha mai intenti moralistici, ma essenzialmente estetici. Quello che a lui interessa è il potenziamento della creatività poetica attraverso l'ebrezza artificiale; quello che lui odia e teme è il risveglio, è la desolazione, è l'inferno della degradazione. Si disegna qui il dramma personale di Baudelaire, la sua consapevolezza di essere e di sentirsi lacerato fra i due opposti richiami di Dio e Satana, fra l'aspirazione a salire verso l'alto, l'infinito, e il gusto del peccato, il piacere di scendere in basso. Introduzione di Massimo Colesanti.
br. Nel settembre del 1976 Borges è a Madrid, e per la televisione pubblica della neonata democrazia spagnola è l'occasione giusta per intervistare il grande scrittore argentino. Ne esce una conversazione franca e diretta sull'universo borgesiano, sui codici che lo reggono, sullo stile numismatico che lo caratterizza e sulla sobrietà e metodicità della sua scrittura. Borges è infatti un vero e proprio collezionista, e la sua mente sembra fondersi con quella del bibliotecario descritto in uno dei suoi più celebri racconti. La letteratura scandinava, l'amore per la lingua tedesca, l'interesse per il taoismo, i suoi viaggi in Europa, il mai sopito fervore di Buenos Aires e il suo deciso antinazionalismo: questi solo alcuni dei temi toccati durante l'intervista.
ril. Pochi personaggi storici sono stati così decisivi e ricchi di fascino come Giulio Cesare. E pochissimi così sapientemente scrittori. Scriveva Gaston Boissier di lui: "Quelli stessi che lo detestano di più e non possono perdonargli la rivoluzione politica da lui fatta, quando ne leggono gli scritti si sentono presi per lui da una compiacenza segreta". È innegabile del resto che l'equilibrio, l'eleganza e lo straordinario acume storico facciano del De bello gallico e del De bello civili due gioielli della letteratura latina. Questa attenta traduzione aiuta il lettore a ricercare le fonti dirette della storia, più preziose di ogni storiografia.
br. Pubblicato nel 1923, Il profeta è l'opera più letta e conosciuta di Khalil Gibran. Spirituale invito al raccoglimento e alla meditazione, continua a rappresentare un punto di riferimento, una guida in cui Almustafa, alter ego dell'autore, cerca di dare una propria personale risposta ai grandi e inesauribili misteri dell'esistenza. Condensando in immagini e aforismi le più antiche e universali riflessioni dell'umanità sull'Amore, sulla Gioia e il Dolore, sul rapporto tra Umano e Divino, Gibran ha dato forma in queste pagine a un classico di indiscutibile modernità, inestimabile patrimonio comune rivolto a lettori di ogni fede e cultura. Introduzione e traduzione di Giuseppe Maugeri.
br. Al suo ritorno in patria nel 1840, le spoglie di Napoleone ricevono tutti gli onori. Un sontuoso corteo funebre le accompagna in un bagno di folla. Tra gli spettatori ce n'è uno illustre, Victor Hugo, che ne fa materia di cronaca e motivo di riflessione. In queste pagine dense di un confronto ancora vivo tra due figure di grande statura, il romanziere de "I miserabili" offre le sue considerazioni più profonde sul senso della storia. Animato dall'ideale della democrazia, Hugo vede passare, insieme alle spoglie dell'imperatore, l'antica speranza, il suo tradimento e ancora le possibilità future di costruire il governo della conoscenza e della giustizia universale.
br. Al suo ritorno in patria nel 1840, le spoglie di Napoleone ricevono tutti gli onori. Un sontuoso corteo funebre le accompagna in un bagno di folla. Tra gli spettatori ce n'è uno illustre, Victor Hugo, che ne fa materia di cronaca e motivo di riflessione. In queste pagine dense di un confronto ancora vivo tra due figure di grande statura, il romanziere de "I miserabili" offre le sue considerazioni più profonde sul senso della storia. Animato dall'ideale della democrazia, Hugo vede passare, insieme alle spoglie dell'imperatore, l'antica speranza, il suo tradimento e ancora le possibilità future di costruire il governo della conoscenza e della giustizia universale.
br. L'opera è un trattato a forma di dialogo suddivisa in sette libri, dedicata a Lorenzo di Filippo Strozzi, patrizio di Firenze. Fabrizio Colonna (alter ego dello stesso Machiavelli) famoso condottiero dell'esercito spagnolo dialoga con vari intellettuali e membri della Repubblica fiorentina, tra cui Zanobi Buondelmonti e Cosimo Rucellai. La conversazione verte sulla polemica contro i mercenari che sono la debolezza dello stato, intrecciando anche la quotidianità nell'uso delle armi, la paga e la disciplina dei soldati, la disposizione dell'esercito e le fortificazioni, dando risalto all'arte militare dell'antica Roma.
ril. Scritto nel 1513, in un momento di grande tensione esistenziale e intellettuale, il trattato "De Principatibus" (Il Principe) resta l'opera di Machiavelli più immediatamente coinvolta nella crisi politica dell'Italia rinascimentale. Sebbene frutto di un preciso momento storico, il testo si caratterizza per una durevole e universalmente riconosciuta modernità, e le analisi di Machiavelli si rivelano ancora oggi uno strumento di confronto e di riferimento politico imprescindibile. Per "l'Arte della guerra", nel 1520, l'autore sceglierà una diversa forma di espressione letteraria: il dialogo. Caro alla filosofia, il dialogo si fa - con Machiavelli - vettore di esplicite e incisive dissertazioni politiche. La voce, ingenua e sapiente, dei protagonisti si rivela, anche in questo caso, una scelta efficace, che costringe l'uomo a una riflessione su se stesso, allora come oggi. Introduzione di Nino Borsellino.
br. Si sentì vacillare Senia, e disse: 'Vorrei morire'. Ma più forte dello scoglio l'onda lontana s'infranse e nel fondo una nota pianse pei perduti figli del mare." (Carlo Michelstaedter)
br. Memorie di un libraio è un ironico, colto, originale viaggio nel mondo dei libri in compagnia di uno dei più grandi autori del Novecento. George Orwell descrive le lunghe giornate trascorse come commesso in una libreria dell'usato, tra volumi polverosi e clienti stravaganti; ci fa apprezzare quei «buoni brutti libri» che, pur senza pretese, offrono un'oasi di pace; abbozza il ritratto del «recensore tipo», costretto a elogiare anche ciò che disprezza; dimostra cifre alla mano che leggere è un passatempo più economico di molti altri. Come osserva Romano Montroni nella sua appassionata prefazione, queste memorie di quasi un secolo fa non si limitano a rivelarci il volto meno noto di Orwell: ci raccontano anche il fascino di un mestiere senza tempo che assomiglia ancora oggi a una vocazione.
br. Il 14 novembre 1974 Pier Paolo Pasolini pubblica sul «Corriere della Sera» un articolo in cui, denunciando un'intera classe politica, afferma di conoscere i nomi dei responsabili delle stragi di Milano e di Brescia che hanno da poco insanguinato il paese. La sua voce è quella di «un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace». Il volume, che insieme a questo articolo raccoglie altri sette testi scritti tra il dicembre 1969 e il settembre 1975 (poco più di un mese prima dell'assassinio dell'autore), è un inno alla libertà di stampa e al ruolo civile degli intellettuali e un invito, ancora attuale e necessario, a pretendere chiarezza e a battersi sempre, con coraggio, contro l'omertà e la connivenza.
ril. Le centinaia di riflessioni del più celebre eteronimo dell'autore, Bernardo Soares, raccolte in maniera disordinata e "aperta", in una sorta di "zibaldone", viene qui pubblicato in un'edizione curata dal lusitanista accademico Piero Ceccucci. Tragico, ironico, profondo e irrequieto, Soares riflette sulla vita, sulla morte e sull'anima, ma anche sulle sue memorie più intime e sullo scorrere del tempo, sui colori e le emozioni che osserva intorno e dentro di sé. Figura tragica e imprescindibile del nostro Novecento, Soares alias Pessoa scrive del proprio dolore con onestà e con una forza comunicativa che, nonostante l'incredibile delicatezza, riesce a tratti violenta e struggente. Soares il fragile, l'acuto, il silenzioso, abita la vita nei suoi toni più grigi, eppure l'ama come un vizio, come una droga, come una passione a cui non ci si può sottrarre, alla ricerca di un equilibrio perduto che, suo malgrado, non troverà.
br. Racconta Plutarco che il tiranno Pittaco, dovendo inviare al re d'Egitto le carni migliori e le peggiori per il sacrificio, scelse di mandargli la lingua, "l'organo fonte dei beni, ma anche dei mali maggiori". Attraverso aneddoti esemplari, nei due brevi opuscoli tratti dai "Moralia" e qui raccolti, Plutarco smaschera la natura ambigua e pericolosa della parola, criticando la vuota retorica che furoreggiava nelle piazze del suo tempo e l'incapacità di porgere l'orecchio alle parole altrui e di ponderare le proprie. Quanto attuali siano i temi trattati sarà del resto subito chiaro al lettore, che si riconoscerà - suo malgrado - in queste pagine.
ril. Le "Vite parallele" sono come una grande galleria di quadri, che illustrano quasi tutta la storia di Roma e della Grecia attraverso i ritratti dei loro più celebri protagonisti. Ma sono anche l'immagine dell'eterna lotta fra il bene e il male, in un alternarsi di luci e di ombre, di vizi e di virtù, di vittorie e di sconfitte. A questa legge non sfuggirono Alessandro e Cesare, due condottieri che dominarono il mondo ma non le proprie passioni, ondeggiando fra sentimenti contrapposti, fra generosità e crudeltà, fra rispetto della tradizione e innovazione, e aspirando a un potere assoluto, il primo per realizzare una monarchia universale, capace di unire popoli diversi in un grande organismo multirazziale, il secondo per poter operare il riscatto politico, militare, intellettuale e morale della sua patria.
br. Nei due articoli del 1921, per la prima volta ripubblicati in spagnolo e tradotti in italiano in questo volume, Pedro Salinas ci invita a esplorare due opere importanti della tradizione europea, su un filo sospeso tra metaletteratura, psicologia e teatro. Il primo pezzo è un incontro con il personaggio secentesco di Sigismondo creato da Calderón de la Barca, cui Salinas si rivolge come a un personaggio in bilico tra amore e dolore, tra la grandezza dell'identità libera e le rigide regole della nobiltà spagnola. Nel secondo articolo, Salinas rende un precoce e brillante omaggio al primo volume della "Recherche" di Proust, inventando una scena immaginaria dove i personaggi di "Du coté de chez Swann" si animano al tocco delicato del romanziere francese, acrobata di finezze psicologiche e verità estetiche.
br. Uno scritto teorico e denso della poesia romantica che ha reso famoso Percy Shelley. Da cosa deve difendersi la poesia in epoca romantica e oggi? Da ciò che è già noto, misurato, squadrato, sostiene Shelley, indicando così in modo ancora poetico e penetrante il campo della ragione. La poesia si nutre dell'ignoto e delle nostre sensazioni a contatto con le nuove scoperte dell'animo. Ma ciò che Shelley propone non è un rifiuto del logos, della speculazione. Ragione e immaginazione collaborano senza sosta, come il braccio e la mente. Ma la ragione è l'ombra, mentre la sostanza, il valore vero delle cose è colto solo dall'immaginazione.
br. Uno scritto teorico e denso della poesia romantica che ha reso famoso Percy Shelley. Da cosa deve difendersi la poesia in epoca romantica e oggi? Da ciò che è già noto, misurato, squadrato, sostiene Shelley, indicando così in modo ancora poetico e penetrante il campo della ragione. La poesia si nutre dell'ignoto e delle nostre sensazioni a contatto con le nuove scoperte dell'animo. Ma ciò che Shelley propone non è un rifiuto del logos, della speculazione. Ragione e immaginazione collaborano senza sosta, come il braccio e la mente. Ma la ragione è l'ombra, mentre la sostanza, il valore vero delle cose è colto solo dall'immaginazione.
br. «Una lontana betulla bianca, ritta su una collina contro il cielo bianco e brumoso, sembra, con i suoi ramoscelli sottili, così distinti e neri, un millepiedi che si arrampichi in paradiso.» Righe come queste, tratte dal suo "Diario", riassumono la visione filosofica e naturalistica di Henry Thoreau sul mondo vegetale. Precursore del pensiero ecologista, pone gli alberi al centro della propria vita intellettuale ed emotiva, instaurando con loro un profondo dialogo e tentando così di catturarne l'essenza. "Ascoltare gli alberi" propone una scelta di pagine suggestive dove gli alberi sono descritti come persone in carne e ossa, come amici fedeli che meritano il più grande rispetto, come compagni di vita che in ogni stagione offrono, per lo stupore di chi li contempli, l'immagine di una natura meravigliosa e in continuo mutamento.
br. Le necessità dell'uomo possono essere ricondotte a quattro sole esigenze: cibo, riparo, abbigliamento e combustibile. Rinunciando a ciò che è superfluo, e abbracciando così un'esistenza all'insegna della semplicità e dell'autonomia, saremo in grado di guardarci intorno con occhi nuovi: ci accorgeremo di conoscere in verità «solo pochi uomini, ma una gran quantità di soprabiti e calzoni»; di non saper godere dell'aria aperta, mentre le nostre esistenze sono diventate domestiche più di quanto potevamo immaginare; scopriremo che, in fondo, «il viaggiatore più veloce è quello che va a piedi». Vicinissimo alla sensibilità dei nostri tempi, questo volume - tratto dal capolavoro Walden - è un vademecum per imparare a vivere secondo natura e prenderci cura del mondo che ci circonda.
br. Nella "Guerra del Peloponneso", Tucidide racconta della lotta tra Sparta, modello di oligarchia, e Atene, nuovo paradigma democratico. Ma quanto contraddittoria fosse la natura del governo ateniese, lo apprendiamo proprio dalle testimonianze di alcuni protagonisti di quel lunghissimo scontro: attraverso le voci di Pericle, di Cleone, di Alcibiade. Soprattutto, attraverso la voce dello stesso Tucidide. E se nel primo testo di questa raccolta, il celeberrimo epitafio per i caduti, Atene gloriosamente si erge a baluardo della democrazia, negli altri discorsi la città svela il proprio vero volto, ben diverso da quello demagogicamente propagandato al cospetto dei cittadini : il volto di una potenza aggressiva e imperialista, non estranea ai soprusi e alle prevaricazioni, capace di terribili atti di violenza nei confronti di chi si ribella alla sua supremazia.
br. Prendendo spunto da una serie di riflessioni di carattere letterario, Virginia Woolf ci consegna qui una prova della sua sterminata cultura e del suo acume di lettrice. In questa raccolta di brevi e illuminanti saggi, la scrittrice inglese dismette i panni della narratrice e non soltanto sottolinea l'importanza di riscoprire le lingue classiche, ma guida il lettore alla scoperta dei tesori della letteratura mondiale, da Shakespeare ai capolavori dell'Ottocento russo.
ril. Illustre capostipite dei manifesti femminili del Novecento e primo brillante intervento della Woolf sul tema "donne e scrittura", questo scritto è un piccolo trattato ironicamente immaginifico, personalissimo nella misura tesa di toni e motivi: il "conversational", le proiezioni letterarie, l'analisi sociale, la satira. Il leitmotiv della stanza, grembo e prigione dell'anima femminile, si allarga fino a comprendere tutti i luoghi della dimora umana: la natura, la cultura, la storia e la "realtà" stessa nella sua inquietante ed esaltante molteplicità. Introduzione di Armanda Guiducci.
ill., br. Nei due saggi inediti pubblicati in questo volume, Virginia Woolf ci invita a fare "una passeggiata intorno" alle qualità delle immagini cinematografiche e delle parole. Entrambe sono in grado di mettere in moto quel processo creativo attraverso la cui contemplazione si esperisce il mondo, lo si indaga, talvolta lo si crea. Un parallelo tra cinema e letteratura che ci fa vivere l'attualità e la potenza della parola e la suggestività e il simbolismo delle immagini.
ill., br. Nei due saggi inediti pubblicati in questo volume, Virginia Woolf ci invita a fare "una passeggiata intorno" alle qualità delle immagini cinematografiche e delle parole. Entrambe sono in grado di mettere in moto quel processo creativo attraverso la cui contemplazione si esperisce il mondo, lo si indaga, talvolta lo si crea. Un parallelo tra cinema e letteratura che ci fa vivere l'attualità e la potenza della parola e la suggestività e il simbolismo delle immagini.