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Volume numero "6" della collana di traduzioni a cura di Arturo Farinelli "I grandi scrittori stranieri". Cura del tomo di Maria Luisa Cervini. Sovraccoperta ingiallita dal tempo mostrante abrasioni ai margini ed al dorso e leggere tracce di usura da sfregamento ai piatti. Coperta rigida marrone con titoli impressi in oro al dorso ed al piatto anteriore. pagine naturalemtne ingiallite dal tempo dai bordi a barbe cotti e logorati non recanti impedimento alcuno alla leggibilità. Numero pagine 301. USATO
Brossura flessibile in cartoncino, opera a cura di Luigi Russo, nuova edizione accresciuta, il volume riporta segni di usura del tempo e da scaffalatura, scritture a matita al piatto anteriore, fogli ingialliti soprattutto ai margini e ai tagli, sporadiche scritture a matita nel testo. Numero pagine 296. USATO
Brossura pocket, copertina con bandelle, segnata da piccole imperfezioni da uso, ai piatti e dorso velature di polvere e impronte di umido, all'occhietto e risguardia lievi fioriture, presunta dedica e firma dell'Autore al frontespizio, pagine integre ben tenute, minimo pulviscolo e ruggine ai tagli. N. pag. 174. USATO
L'introduzione e il commento sono a cura di G. Castaldi e L. D'Amore. Seconda edizione interamente rifatta. La copertina in cartone si presenta in discrete condizioni, è scurita dal tempo ed ha il bordo stanco, nel retro c'è una macchia d'umidità. Il dorso è annerito e ci sono dei piccoli strappetti . Le pagine interne sono imbrunite ed hanno il taglio sfilacciato. Numero delle pagine 104. USATO
Brossura tascabile datata, in parte curvata da compressione, vol. 25 della collana, a cura di Giansirio Ferrata, trad. di G. Ferrata e L. Vincenti, copertina segnata da comuni sgualciture da contatto, sovraccoperta con pigmento appesantito dalla luce, da aloni di polvere e umido, estremità e patinato consunti da attrito, fogli velati da ossidazione effetto vintage, denso pulviscolo da muffe ai tagli. N. pag. 193. USATO
Very Good+ Hardback with very good dust jacket. Clean copy. 214p.
ill., br. "... Perché devo star lì a disegnare, ad esempio, un ramo di pino quando posso ottenere la stessa cosa su carta o su legno usando lo sparo?": nell'intervista inedita (che qui per la prima volta si pubblica nella sua integrità) William Burroughs racconta le sue sperimentazioni tra scrittura e pittura. Questa intervista, infatti, fu realizzata in occasione di una sua mostra presso la Galleria Cleto Polcina di Roma dal titolo "Dipinti shotgun e collages", opere che Burroughs esegue a partire dal 1987. Le riflessioni sull'arte definiscono le ispirazioni del suo percorso artistico in relazione alle tecniche del cut-up e del montaggio supportate in questa occasione dall'uso del colore sparato "in vari modi" su tavole di legno con il fucile. Blade Runner di Burroughs e il film omonimo di Ridley Scott, la creazione del virus dell'Aids in laboratorio, la politica e la figura controversa (era il 1989) di Michail Gorbaciov sono alcuni dei temi toccati nella conversazione.
ill., br. "... Perché devo star lì a disegnare, ad esempio, un ramo di pino quando posso ottenere la stessa cosa su carta o su legno usando lo sparo?": nell'intervista inedita (che qui per la prima volta si pubblica nella sua integrità) William Burroughs racconta le sue sperimentazioni tra scrittura e pittura. Questa intervista, infatti, fu realizzata in occasione di una sua mostra presso la Galleria Cleto Polcina di Roma dal titolo "Dipinti shotgun e collages", opere che Burroughs esegue a partire dal 1987. Le riflessioni sull'arte definiscono le ispirazioni del suo percorso artistico in relazione alle tecniche del cut-up e del montaggio supportate in questa occasione dall'uso del colore sparato "in vari modi" su tavole di legno con il fucile. Blade Runner di Burroughs e il film omonimo di Ridley Scott, la creazione del virus dell'Aids in laboratorio, la politica e la figura controversa (era il 1989) di Michail Gorbaciov sono alcuni dei temi toccati nella conversazione.
brossura Riproponiamo in questa piccola raccolta tre saggi brevi sulla città di Milano pubblicati, fra gli altri, in occasione dell'Esposizione Nazionale del 1881 nell'antologia Milano 1881. Come in una macchina del tempo, il lettore viene accompagnato attraverso una Milano che non c'è più, nei cui scorci e nelle cui atmosfere può tuttavia ancora ritrovarsi, come in un paesaggio stranamente familiare.
br. "La bellezza è una forma di genio", "So resistere a tutto, tranne che alle tentazioni", "O si è un'opera d'arte, o la si indossa"... Una raccolta, organizzata secondo i temi che definiscono la vita e l'opera di Wilde l'arte, il piacere, la morale, la ricchezza - dei suoi celebri aforismi, ancora oggi ripetuti, usati, "commercializzati"; una lettura seducente, vitale, sgarbata, impertinente, affascinante dall'autore che fu definito da James Joyce "il più arguto parlatore del nostro secolo" e che fece dire a W.B. Yeats: "Non avevo mai sentito prima un uomo parlare con frasi perfette, come se le avesse tutte scritte faticosamente durante la notte, e tuttavia tutte spontanee".
br. Uno dei dialoghi wildeiani di più rilevante peso teorico, "La decadenza del mentire" (1898) rappresenta il manifesto dell'antinaturalismo e il più importante contributo dell'irlandese al dibattito sul rapporto tra valore dell'arte e ruolo dell'uomo nel mondo. La più grande aspirazione umana, quella alla bellezza, si condensa nella massima: "Primo dovere dell'uomo è quello di risultare il più artificiale possibile, il secondo nessuno l'ha ancora scoperto". L'artista tenta costantemente di rendere ciò che lo circonda più consono alle proprie esigenze di quanto lo sia "per natura'. Creare, produrre arte, significa trasfigurare la realtà e deviarne i fini naturali, troppo aspri e violentemente veritieri per essere sopportabili, significa rendersi sapienti nella suprema arte della menzogna. Significa riprodurre un mondo artificiale dove mentire diviene il più sublime esercizio del sapiente. Attraverso il confronto con le opere d'arte e con gli esiti della critica a lui contemporanea, Wilde mette alla prova le proprie teorie per giungere ad allontanare sempre più l'Arte e la Vita dalle catene della Verità, diremmo oggi dal realismo.
br. Uno dei dialoghi wildeiani di più rilevante peso teorico, "La decadenza del mentire" (1898) rappresenta il manifesto dell'antinaturalismo e il più importante contributo dell'irlandese al dibattito sul rapporto tra valore dell'arte e ruolo dell'uomo nel mondo. La più grande aspirazione umana, quella alla bellezza, si condensa nella massima: "Primo dovere dell'uomo è quello di risultare il più artificiale possibile, il secondo nessuno l'ha ancora scoperto". L'artista tenta costantemente di rendere ciò che lo circonda più consono alle proprie esigenze di quanto lo sia "per natura'. Creare, produrre arte, significa trasfigurare la realtà e deviarne i fini naturali, troppo aspri e violentemente veritieri per essere sopportabili, significa rendersi sapienti nella suprema arte della menzogna. Significa riprodurre un mondo artificiale dove mentire diviene il più sublime esercizio del sapiente. Attraverso il confronto con le opere d'arte e con gli esiti della critica a lui contemporanea, Wilde mette alla prova le proprie teorie per giungere ad allontanare sempre più l'Arte e la Vita dalle catene della Verità, diremmo oggi dal realismo.
brossura Chi fu il primo giallista della storia? C'è stato prima Sherlock Holmes o Hercule Poirot? Ci siamo persi qualcosa che dovremmo assolutamente leggere? Il giallo può davvero essere considerato un genere letterario, con tanto di sottocategorie? E soprattutto, perché ci piace tanto, da così tanto tempo? Eleonora Carta mette passione, brillantezza e competenza al servizio di chi si pone queste domande, alle quali dà risposte convincenti e interessanti. Un saggio agile e ricco di spunti dedicato a chi è già «solutore abilissimo» di enigmi e a chi invece è curioso di avvicinarsi per la prima volta a quest'area ampia e variegata della letteratura.
br. Scritto nell'estate del 1966 durante un soggiorno a Ibiza, sull'orlo di un abisso tutt'altro che metaforico, un quaderno di pagine roventi, tra le più intense e radicali mai vergate da Cioran.
br. "La prima fase potremmo chiamarla fede emotiva. La seconda potremmo chiamarla fede metafisica. La terza, disillusione assoluta. La quarta, comprensione estetica". Difficile immaginare che queste parole siano state pronunciate nel 1924 sul piccolo palco di un albergo newyorkese, dove ad assistere Powys nella sua orazione c'era una celebre attrice di vaudeville. Ma con Powys l'immaginazione corrente è sempre destinata a rimanere in difetto.
ill., br. Dopo l'intervista all'"Uovo di Colombo", la collana "Dialoghi sul filo" propone l'ironico faccia a faccia con un segno di interpunzione, spesso sinonimo di insignificanza. La Virgola rivendica invece qui fieramente il proprio insostituibile ruolo di paladina della pausa, della sapiente attesa fra una parola e l'altra, fra un pensiero e il successivo, ergendosi a maestra di vita e di rispetto degli altri.
ill., br. Il testo fu pubblicato per la prima volta nel 1928 sull'Almanacco Letterario Mondadori, poi ristampato in volume, in una "seconda edizione con nuovi errori e aggiunte e un'appendice egocentrica". Qui si omette l'appendice egocentrica, costituita da informazioni sulle novità librarie della casa editrice, mentre si ripropone un testo curioso e interessante, sia per lo stile ironico e provocatorio con cui l'autore si muove nel panorama dell'editoria, sia per l'efficacia con cui fotografa tutte le principali figure dell'editoria del primo '900 italiano.
br. I calunniatori frequentano soprattutto le corti dei re, e godono di grande considerazione tra gli amici dei principi e dei potenti, in un ambiente che brulica di gelosie e di sospetti, e in cui abbondano le occasioni per adulare e per calunniare. D'altronde una calunnia non è qualcosa che si fa alla leggera, e non risulta tanto facile da mettere in pratica, come qualcuno sarebbe forse indotto a pensare, ma richiede grande abilità e notevole perspicacia; esige cioè una cura minuziosa. Le armi di cui si servono contro chi li ascolta sono l'inganno, la menzogna, lo spergiuro, l'insistenza, l'impudenza e mille altre bassezze.
br. Nell'opera e nella poetica di Céline il silenzio riveste una dimensione strutturale: i famosi trois points, i punti di sospensione, traforano la prosa per diventare la più riconoscibile delle cifre stilistiche céliniane. Intervalli ritmici che cadenzano la frase musicale e spezzano l'ordine grammaticale per restituire l'emozione, prelinguistica e muta. Nell'orizzonte semantico il silenzio si alterna alla parola per significare il non detto; è questa l'intenzione del discorso di denuncia, dell'uomo e della società, che percorre i romanzi per acquistare una evidenza ideologica nei pamphlet antisemiti. In stretta aderenza al testo autorale, lo studio rintraccia le valenze e le figure del silenzio per provare a ricomporre l'immagine intera di un'opera e di uno scrittore riconosciuto oggi come un classico mentre ne rimane impedita la conoscenza integrale degli scritti.
ill., br. Raccolta di aforismi e interventi di e su Gustav Klimt.
br. Vengono qui raccolte le recensioni teatrali di Irene Némirovsky, apparse nel 1934 sul quotidiano francese "Aujourd'hui". Anche in questi brevi testi sembra riflettersi la straordinaria intensità narrativa della grande scrittrice di origine ucraina e la sua capacità di descrivere con finezza anche le più tenui sfumature dei sentimenti umani. Nei suoi scritti dedicati al teatro, la Némirovsky ha saputo conciliare magistralmente l'acutezza dello sguardo critico con l'efficacia e la purezza della sua prosa, in cui la critica ha immediatamente riconosciuto un forte e solido legame con la grande tradizione del romanzo ottocentesco, che costituisce la cifra stilistica più notevole, e più incantevole, della scrittrice. Postfazione di Stefania Trifilo.
brossura Jacopo Corbinelli è una figura emblematica del rapporto che lega l'intellettuale alla corte nella seconda metà del Cinquecento. Bandito dalla corte medicea di Cosimo I per le sue simpatie repubblicane, trova collocazione come cortigiano nella corte francese dei Valois. Lo studio del suo carteggio con l'erudito napoletano G. V. Pinelli, delle edizioni di autori italiani (Dante, Boccaccio, Guicciardini) mostra la capacità dell'intellettuale tardo rinascimentale di mettere il proprio sapere al servizio del nuovo potere regio. Al contempo, la sua mai rinnegata fede repubblicana lo porta a interessarsi al manoscritto del Discorso sulla servitù volontaria di É. de La Boétie come disincantata analisi del potere dello stato, nuova incarnazione della tirannia antica.
ill., br. Un appello di Pennac a un'Europa che chiude le porte. Fermiamoci, zittiamo la TV che ci fa sentire sotto attacco. Disinneschiamo parole come ondata, invasione, minaccia e in questo silenzio guardiamoci indietro. L'Europa che ha vissuto le guerre, gli esodi e i genocidi non può essere sorda alle grida di chi viene fermato davanti a frontiere che non hanno più senso. Pennac non condanna chi ha paura, ma invita a riflettere, ad andare oltre i numeri, oltre le polemiche disumanizzanti. Arriva in Italia un pamphlet di Pennac che ha venduto oltre centomila copie in Francia. Libro arricchito dalle immagini del fotoreporter Roberto Salomone, che ha documentato i drammi di Lesbo e del Mediterraneo.
br. Il signor Malaussène per questa volta non è stato chiamato all'ufficio reclami, bensì alla prestigiosa Università di Bologna in occasione del conferimento della laurea ad honorem in pedagogia nel marzo 2013 al suo geniale, pungente e ironico creatore: Daniel Pennac. E chi meglio di uno scrittore come lui, che ha sempre vissuto per e con i libri, la lettura e l'insegnamento, nonostante il suo curriculum scolastico che lo bolla come pessimo allievo, ha potuto meritarsi questo prestigioso riconoscimento? Affabulatore intelligente e mai scontato, che parla alle menti e anche ai cuori, Pennac segnala una volta di più in questa lectio magistalis l'importanza dei "passeur", di coloro che con generosità e passione regalano il piacere della lettura e l'amore per la conoscenza.