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ril. In Italia Fernando Pessoa è noto soprattutto come il creatore dell'eteronimia, il brillante scrittore che ha immortalato la letteratura portoghese del XX secolo. È tutto vero, naturalmente, ma non è altrettanto noto che il poeta di Lisbona fu un profondo ed "eccentrico" pensatore socio-politico, che si confrontò con l'attualità del suo Paese in modo sempre trasversale e non allineato, spesso controcorrente, affrontando il passato, il presente e il futuro dell'Europa alla luce di miti, leggende e profezie. Studioso di politica, fu anche cultore di esoterismo: s'interessò alla massoneria e ai Rosacroce, alla teosofia e alla tradizione occulta del cristianesimo. Pubblicato a centotrent'anni dalla sua nascita, questo volume raccoglie «appunti e frammenti» - scritti tra il 1910 e il 1935 - dedicati alla politica e al mito, gettando finalmente luce su quelle zone rimaste in ombra della vita (plurale) di un grande poeta del Novecento.
br. Le Pagelle di Antonio Pizzuto furono pubblicate dal Saggiatore di Alberto Mondadori, con versione francese e note della svizzera Madeleine Santschi, in due distinti volumi di venti componimenti ciascuno: Pagelle I (1973) e Pagelle II (1975). Le stampe, licenziate ma non sorvegliate dall'autore, erano gremite a tal punto di mende tipografiche, sviste, errori da risultare a tratti indecifrabili. Colpa più grave se riguarda la scrittura più grammaticalizzata e "ambigua" del Novecento italiano, la cui fruizione esige armamentari di nozioni e competenze filosofiche. Pagelle rappresenta un momento capitale nell'evoluzione stilistica del prosatore più sperimentale dell'altro secolo: il passaggio dal regime delle lasse ("episodi" iscritti in un unico disegno narrativo, ancorché fruibili nella loro essenza di blocchi compatti, e dominati dall'imperfetto, tempo della duratività e dell'indeterminazione) a quello appunto delle pagelle (brevi componimenti in sé conclusi, caratterizzati dalla soppressione del verbo ai modi finiti con relativa inevitabile disgregazione di personaggi e vicende).
br. Se la storia e la teoria della letteratura diventano sempre più nemiche dell'arte del romanzo, solo i romanzieri possono dire qualcosa di interessante sulla loro arte. Da questa realtà trae spunto l'idea di raccogliere nove saggi letterari scritti a diverse latitudini. La storia del romanzo è sovranazionale e così dovrebbe esserlo la critica letteraria. Dalla Francia di Taillandier e Scarpetta alla Spagna di Goytisolo, dall'America Latina di Fuentes all'Italia di Affinati e Moresco, dalla Grecia di Proguidis al mondo anglossassone di James Wood e al Canada anglofrancofono di Francois Ricard, i diversi saggi riflettono ciascuno su un'opera di un grande romanziere del xx secolo, da Kafka a Musil, da Hemingway a Svevo, da Faulkner a Kundera. Baudelaire, all'inizio della nostra modernità, ha affermato che "quanto più la critica è personale tanto più è universale". C'è da aggiungere altro? Forse questo: la sopravvivenza delle opere d'arte dipende dalla nostra capacità di non spezzare il legame famigliare, perfino organico, che ci lega a loro. Se rinunciamo a pensare in modo libero il senso, la qualità e la novità formale delle opere, di quelle presenti come di quelle passate, esse precipiteranno ben presto al rango di décor, di ornamento, destinato a documentare un'epoca storica, ma non a rivelarla.
br. Diciamo subito che il lettore può avviare la lettura di questo Trittico sciasciano muovendo dalla curiosità per un titolo qualsiasi dei nove capitoli del volume, i quali mettono a fuoco prioritariamente tre aspetti della personalità di Leonardo Sciascia (1921-1989). Ovvero Sciascia scrittore e la sua lingua (cap. 3), Sciascia linguista in erba che riflette come tutti gli scrittori sulla lingua (capp. 2, 7), e Sciascia scrittore che diffonde in italiano e nel mondo certi lessemi (senza esserne il glottoplaste ovvero l'onomaturgo), come quaquaraquà, mafia, pagare il pizzo. I quali sono l'oggetto per una analisi intralinguistica (quaquaraquà, ancora equivocato, cap. 5; mafia e derivati, cap. 8), interlinguistica (diffusione di quaquaraquà nel mondo, in lingue romanze, germaniche e non-indoeuropee, cap. 6), in chiave storico-etimologica (mafia, oggetto di «allucinazioni» spagnole, cap. 7; taddema, cap. 4; e pagare il pizzo, cap. 9). Il tutto preceduto da un «giallo» sulla (tardiva) laurea postuma del nostro autore (cap. 1).
br. In queste lettere emergono vividi tutti gli aspetti della vita di Tolkien: professore attento, filologo meticoloso, scrittore disponibile con i lettori e sprezzante con i critici, geniale inventore di lingue, padre presente e preoccupato, marito devoto, nipote affettuoso. Creatore di una mitologia e di storie che appassionano lettori di tutto il mondo, ma anche uomo del suo tempo, che viveva, conosceva e frequentemente commentava la realtà che lo circondava. Dall'ascesa del nazismo in Germania alla Seconda guerra mondiale, dagli accordi di Yalta alla bomba atomica, i suoi giudizi, spesso velati da riferimenti alle sue storie, sono sempre acuti e interessanti.
br. Che cosa accomuna la contestazione giovanile a The Pickwick Papers di Dickens? Perché alcuni romanzi di Conrad furono sceneggiati proprio durante gli "anni di piombo"? Vanity Fair di Thackeray è un libro che anticipa le istanze del femminismo? Come riesce Dr. Jekyll and Mr. Hyde a parlare a un pubblico sempre diverso nel corso degli anni? E infine, Riusciranno i nostri eroi può essere interpretato come una riflessione sull'impresa coloniale italiana e, al tempo stesso, come una versione filmica di Heart of Darkness? A questa e ad altre domande risponde il presente studio sugli adattamenti di alcuni classici vittoriani in Italia, utilizzando approcci d'indagine diversi (ma complementari) quali l'analisi testuale, la riflessione culturologica e gli adaptation studies. Nel libro la storia degli ultimi decenni è riletta attraverso il filtro offerto dalle traduzioni audiovisive di importanti romanzi inglesi del XIX secolo, mostrando come la grande letteratura del passato riesca sempre a dialogare con il (nostro) presente.
br. Le "Storie" di Tucidide di Atene rappresentano il vero e proprio inizio della storiografia occidentale. Composte lungo un periodo di oltre vent'anni, dal 431 a.C. fino agli ultimi anni del secolo, furono scritte da Tucidide nel tempo in cui si svolgevano gli eventi che vi sono narrati. Riallacciandosi alla conclusione dell'opera erodotea, lo storico riprende la narrazione dell'ascesa e del declino dell'Atene democratica, colmando innanzitutto la lacuna dei cinquant'anni intercorsi fra la fine delle Guerre Persiane e il momento in cui, allo scoppio delle ostilità fra Atene e Sparta, si manifestarono i "primi sintomi" della Guerra del Peloponneso. Con occhio moderno, prospettiva critica e razionale, Tucidide elimina dai fatti che racconta i tratti mitici e favolosi tipici del lavoro di molti altri autori antichi, affinché la sua narrazione risulti utile a comprendere la natura umana, e sia composta come un'opera destinata a durare per sempre, non come un lavoro d'occasione "da ascoltare sul momento".
br. Riccardo Valla (1942-2013) è stato il principale studioso di letteratura fantastica e di fantascienza del Novecento italiano. Curatore di collane, saggista, autore di colti divertissement letterari, collaboratore di riviste e giornali, traduttore tra i più apprezzati, la sua lettura del fantastico era la stessa di Dada e dei surrealisti, dell'espressionismo tedesco e delle successive avanguardie pop. Viaggi nel tempo, scienziati pazzi, illustrazioni delle Mille e una notte, universi paralleli, guerre stellari, copertine di Amanzing Stories e di Weird Tales, fantasmi e chimere, alieni, astronavi superluce, wormhole, mutanti e scenari postatomici non erano, ai suoi occhi, ingenui balocchi da nerd, come la kryptonite nei fumetti di Superman e la lotta di classe nei feuilleton marxisti. Erano invece altrettante password per accedere al cuore del sistema operativo della condizione umana nell'età della relatività einsteiniana, delle Demoiselles d'Avignon di Picasso, dei totalitarismi e del Gatto di Schrödinger, della Recherche proustiana e dell'Ulysses di Joyce. Non c'è che la fantascienza, del resto, per spiegare o almeno mettere a fuoco un mondo in cui Alan Turing, tra i massimi matematici e filosofi del XX secolo, padre dell'intelligenza artificiale, si suicida con una mela avvelenata, come Biancaneve nella fiaba illustrata da Walt Disney, perché braccato dai servizi segreti, come in un Segretissimo da quattro soldi. Di questa contaminazione tra cultura popolare, metafisica estrema, scienza avanzata e delirio sociale rendono conto, con penna brillante e vasta erudizione, le prefazioni ai titoli delle collane di fantasy, horror e fantascienza editi dalle Edizioni Nord negli anni settanta, quando a curarle era Riccardo Valla. Pubblicati insieme, uno dopo l'altro, questi saggi perdono il loro carattere occasionale per diventare una vera e propria storia della fantascienza.
In 8', br. ed., pp. 443, ill. in n. n.t., segni d'uso alla cop., interno in buono stato, dedica autografa dell'A. in prima bianca.Luogo di pubblicazione NapoliEditore Salvatore IodiceAnno pubblicazione s.d.Materia/Argomento Letteratura, Poesia, Prosa, GreciaAutografato si
br. Francesco Guicciardini inventa con i "Ricordi" un genere nuovo: il libro di aforismi. Espressione di un'intelligenza acuta, di una smaliziata esperienza degli uomini e delle cose, i 221 "ricordi" guicciardiniani affrontano, sintetizzandoli in poche righe, gli argomenti più vari: questioni di storia e di politica si alternano con riflessioni talora amare, talora vivacemente ironiche, sui comportamenti umani, sottoposti al sarcasmo tagliente di chi ne vede i limiti, fatti di vanità, illusioni e autoinganni. Non mancano riflessioni di respiro filosofico-esistenziale, in cui i destini degli individui e delle società sono guardati con occhio disincantato e dolente. L'architettura del "ricordo" si regge su perfette simmetrie e su uno stile concentrato frutto di un lungo lavoro di elaborazione che rivela le qualità di uno scrittore tra i più limpidi del Rinascimento.
in-8°, pp. 181 con 19 ritratti n.t. di alcuni degli autori della raccolta. Bross. edit. con bruniture del tempo sui piatti.
In-8°, pp. 308, bross. edit. Prima Edizione Si segnalano tra gli autori: Banti, Buzzati, Hamingway, Mann, Moravia, Queneau, Valery...
Mm 120x190 Opera diretta da Maurizio Vitale - Volume rilegato in pelle verde con titolo e fregi in oro al dorso, taglio superiore dorato, nastrino segnapagine, 1417 pagine. Volume impeccabile, spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
Mm 130x195 Collana "Lo Specchio - I Prosatori del nostro Tempo" - Brossura editoriale con sovraccoperta, una firma in apertura, 263 pagine. Più ottimo che buono lo stato. Spedizione entro 24 ore dalla conferma dell'ordine.
Un volume, 170x120 mm, leg. in brossura, restaurata con inserito al piatto anteriore parte del piatto ant. Editoriale con il titolo e la marca editoriale; pp. 1020, [4]; ritratto fotografico dell'A. all'antiporta. Prima edizione. Esemplare numerato (n. 631/1000). Rif.: IT\ICCU\LO1\0579255. Cond.: Tracce d'uso alla legatura (restauro al dorso e al piatto anteriore). Buona copia.
in-16°, pp. 114. Bross. edit. con sovrac. Picc. mancanza al dorso. Stampata su carta Alfa des Papeteries du Marais in 1400 esemplari numerati (n° 1311).
Vol. in -8 (14,7 x 21,5 cm.), brossura con alette beige con titoli e piccolo ritratto in nero sul patto ant., pp. XLVIII, 274, (6) con diverse illustr. in nero nel testo e a p.pagina. In buone condizioni. A cura di Giuseppe Anceschi e con una nota di Giovanni Orelli - COLLANA DI LUGANO.
In 16? (cm 16), Cart. edit., pagg.62-(6) copertina ill da Mario Bardi, brunitura e qualche lieve fioritura alla cop., qualche fioritura all'interno, ma buon es. Edizione a tiratura limitata pubblicata dalla ABACUS, dedicata in esclusiva a chi ha collaborato alla raccolti di dati sui consumi delle famiglie italiane. Falabrino (Genova, 1930 - Milano, 2010), pubblicitario, giornalista, scrittore e storico della pubblicit? italiano, ha anche insegnato presso alcune universit? italiane, come il DAMS e Politecnico di Torino, il Centro Sperimentale di Cinematografia di Milano.
In-16° pp. 321-2 di catalogo. Legatura in mezza pelle coeva con titolo al dorso.
Vol. in -12 (13,5 x 19 cm.), brossura editoriale col. avorio con titoli in azzurro e nero sul piatto ant., velina trasparente di protezione, pp. 196, (4). Leggere fioriture su alcuni fogli, nel complesso in buono stato di conservazione.
In 8? (cm 24), Brossura, pagg. con sovracop.iIll., pagg. 100-(4), firma d'appartenenza alla guardia, buon es. Primo romanzo del fermano Montanini, partigiano combattente e poeta. Prima e unica ed.
Mm 150x215 Collana "Opere di Virgilio Titone". Volume nella sua brossura originale con alette, 184 pagine. Opera in ottime condizioni, presenta una piccola etichetta di biblioteca dismessa alla prima carta. Spedizione in 24 ore dalla conferma dell'ordine.
ill., br. Nel 1922 Agatha Christie accompagnò il marito Archibald nel British Empire Exhibition Tour, un viaggio ufficiale dal Sud Africa all'Australia, fino a Nuova Zelanda, Hawaii e Canada, per promuovere la mostra dell'Impero Britannico che si sarebbe tenuta a Wembley tra il 1924 e il 1925. Salpata il 20 gennaio, la coppia attraccherà di nuovo a Southampton quasi un anno dopo, il 1° dicembre. Durante quei dieci mesi Agatha scrive ogni settimana alla madre e alla figlia Rosalind, raccontando dei mondi esotici che visita, delle persone che incontra, delle sue giornate e delle scoperte che le riempiono, di navi, treni e cammelli, di menu e inviti nelle ambasciate, di animali selvaggi, di usanze bizzarre. Ne emerge la figura di una giovane donna curiosa e sicura di sé, sempre pronta a nuove esperienze: fu tra le primissime donne, per esempio, a praticare il surf. Questo volume raccoglie le lettere, le centinaia di fotografie che la Christie stessa scattò, le cartoline e i ritagli di giornale che conservò tra i suoi ricordi. Curato e introdotto dal nipote Mathew Prichard, oltre a offrire uno spaccato della vita negli anni Venti Il giro del mondo mette in luce il lato più avventuroso della personalità di Dame Agatha, un aspetto che si sarebbe rivelato decisivo anche per la sua identità di scrittrice.
br. "L'eredità della fine" è un'incursione nei territori dell'immaginario bellico, percorsi da alcune importanti narrazioni del Novecento. Attraverso un'attenta e originale lettura de "L'arcobaleno della gravità" di Thomas Pynchon e "Horcynus Orca" di Stefano D'Arrigo, il libro approfondisce il processo di elaborazione simbolica della Seconda guerra mondiale nella piena maturità novecentesca; entrambi si distaccano dalla tradizione del metaromanzo storiografico e costituiscono un dittico a parte. "L'arcobaleno della gravità" e "Horcynus Orca" si dimostrano libri necessari per l'interpretazione del tema della rappresentabilità della guerra, che per Pynchon e D'Arrigo è un esplicito processo di fondazione di un nuovo tempo. Il conflitto raccontato in "L'arcobaleno della gravità" e "Horcynus Orca" rappresenta un nuovo capitolo della letteratura del XX secolo: un'indagine su ciò che è vivo e ciò che è morto della Seconda guerra mondiale e l'eredità di lunga durata delle due guerre novecentesche.