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ril. Il libro nasce dall'esigenza di offrire un'analisi sistematica sulla lingua di Grazia Deledda, anche alla luce del rinnovato interesse critico nei suoi confronti. I pochi studi esistenti affrontavano singoli fenomeni di lingua e stile: la necessità di un approfondimento, per indagare la qualità della prosa della scrittrice sarda in rapporto alla prassi e alla norma del periodo, si impone anche per verificare l'attendibilità di alcuni giudizi in merito espressi dalla critica più o meno recente, non di rado diffidenti e spesso badati su semplici impressioni. Nella vasta opera di Grazia Deledda questo saggio osservare in particolare la produzione giovanile, la più trascurata, compresa tra il 1890 e il 1903 (anno del celebre romanzo Elias Portolu). A ciascun aspetto, fonologico, morfologico e sintattico, è dedicato un capitolo; in un altro sono raccolte osservazioni sul lessico e ulle figure retoriche. Sebbene si tratti di una fase compositiva i cui esiti appaiono meno felici rispetto ai romanzi della maturità, è comunque un apprendistato ricco di spunti interessanti dal punto di vista linguistico, nel quale si riconosce anche la lenta (e faticosa) definizione di uno stile.
brossura
br. "La prosa di Mandel'stàm è un sereno, luminosissimo addio, un rito di addio, senza sovrattoni né scoppi di sconforto, alla cultura del passato. Essa esprime in ogni sua piega il brivido cosmico, il freddo boreale di anni sgomenti, il palpito di Pietroburgo-Petròpoli sospesa nel vuoto, «mostruoso vascello a una terribile altezza», della Russia-vascello che affonda dopo «l'enorme, maldestra, scricchiante sterzata del timone». L'opera intera di Mandel'stàm ha sapore, risalto classico: i profili, ad esempio: i precisi, taglienti profili di poeti russi, che si direbbero pezzi di iconografia, «imprese» di una araldica letteraria. È intriso di classicismo persino il satirico umore implacabile della Quarta prosa, che inventa una sorta di breugheliana, di mondo a rovescio, nel tratteggiare beffardamente l'accolta di volpi maligne e referendari e gaglioffi del sottobosco editoriale sovietico - il satirico umore che a tratti ricalca la nausea blokiana per i filistei. Mandel'stàm avverte il fascino delle cose immobili e fissate in eterno. Nei saggi e racconti, come nelle poesie, egli anela a restaurare la corposità degli oggetti, di cui l'impressionismo floreale aveva annebbiato i contorni, e a connetterli in densi incastri. Quasi nell'ansia di sdrammatizzare e rapprendere ciò che fluisce, dà alle parole spessore, cubicità, una sostanza cristallica infusa di luce. Il suo cézannismo verbale, attento alla rigorosa collocazione del vocabolo-oggetto, si prova in straordinarie inflessioni ottiche, in assidui esercizi oculari, in spasmodici dilatamenti del campo visivo." (Dalla presentazione di Angelo Maria Ripellino)
br. Nella nona decade della sua vita, alle soglie del nuovo millennio, Czeslaw Milosz decide di raccontare il suo Novecento. Comincia allora a rovistare nei cassetti della memoria e ne trae figure, luoghi, fenomeni: un fulgido mosaico di vicende proprie e altrui che spaziano da un continente all'altro, da un'epoca all'altra, delineando una personalissima enciclopedia del secolo appena trascorso, un alfabeto di ricordi e riflessioni sulla civiltà occidentale. Ma, come sempre, la memorialistica di Milosz scaturisce non già dall'impulso a eternare sé e il proprio vissuto, bensì dall'esigenza di testimoniare, anzi di perpetuare il mondo, meraviglioso e terribile. Milosz rinuncia così al ruolo di protagonista per assumere quello di regista, chiamando in scena grandi attori e piccole comparse, mosso dal duplice intento di " salvare " tutto ciò che in un modo o nell'altro ha avuto un ruolo nella sua vita, e di riflettere sul proprio tempo. Non stupisce quindi che accanto a medaglioni imprescindibili per un grande intellettuale - come quelli su Rimbaud, Schopenhauer, Whitman, Dostoevskij o Baudelaire - compaiano riflessioni sulla pittura di Edward Hopper, sull'alchimia o sul buddhismo; che "la fine del capitalismo" o "la stupidità dell'Occidente " si specchino nei lemmi dedicati al mondo russo-sovietico; che i commenti sulla " spietatezza " o sulla " blasfemia ", sul " pregiudizio " o sulle " lettere anonime " stemperino le loro note amare nel fascino di paesaggi nordici o mediterranei.
ill., br. Il primo romanzo sulla vita di Ezio Comparoni e di sua madre çinda narrato con le parole di Silvio D'Arzo e basandosi su testimonianze e documenti d'archivio che lo rendono vero e fedele alla realtà. Oltre ad un'ampia ricostruzione del contesto socio-culturale di cinquant'anni di storia italiana del Novecento, l'opera propone un'analisi grafologica della scrittura dei due protagonisti di Giovanna Malanca che ne delinea i caratteri della personalità ed una vasta bibliografia.
ill., br. Di lei credevamo di sapere tutto: dalla nascita a Kiev nel 1903 alla morte ad Auschwitz nel 1942, dall'avventura del manoscritto di "David Golder", inviato anonimo nel 1929 all'editore Grasset, al manoscritto salvato di "Suite francese", apparso nel 2004 e tradotto ormai in trenta lingue. Sbagliavamo: Philipponnat e Lienhardt ce lo dimostrano in questa biografia. Per tre anni, costantemente affiancati dalla figlia di Irène, Denise Epstein, gli autori hanno consultato le carte inedite della scrittrice: la corrispondenza con gli editori come gli appunti presi a margine dei manoscritti, i diari come i taccuini di lavoro. Un'opera che non solo fa risorgere dall'oblio con una vividezza sorprendente le diverse fasi dell'esistenza di Irene (l'infanzia nella Russia prima imperiale e poi rivoluzionaria, la fuga prima in Finlandia e poi in Svezia, la giovinezza dorata in Francia, i rapporti con la società letteraria degli anni Trenta, gli sconvolgimenti della guerra, gli ultimi mesi di vita nel paesino dell'Isère dove si è rifugiata con la famiglia), ma coglie e restituisce tutte le sfaccettature di una personalità complessa, affrontandone senza remore di alcun tipo anche gli aspetti più discussi e contraddittori.
br. Con la mano sicura e affabile della studiosa di razza, Giovanna Rosa apre una prospettiva nuova sui grandi processi storici che hanno portato all'ammodernamento del sistema letterario italiano. Al centro dei suoi interessi si colloca l'avvento del romanzo, un genere che l'umanesimo più tradizionalista ha a lungo osteggiato, confinandolo nell'ambito di quella che oggi chiameremmo letteratura di consumo. Il patto narrativo sono le istruzioni per l'uso che i romanzieri rivolgono ai lettori per incoraggiarli e guidarli nella fruizione delle loro opere. Esempio principe, il Manzoni dei "Promessi sposi", sulla scorta di narratori come Cervantes, Fielding e Scott. In effetti la rivoluzione romanzesca comporta un cambiamento profondo nei rapporti fra chi scrive e chi legge. È questa, secondo l'autore, la chiave più utile per misurare l'impatto di tutti i libri più coraggiosi dell'epoca di fondazione della civiltà romanzesca in Italia, da Foscolo a Nievo, da Tommaseo a Verga.
ill., br. Vita Sackville-West, scrittrice e poetessa, è stata una grandissima esperta di giardinaggio, e uno degli scrittori più autorevoli dell'argomento, del ventesimo secolo. Sul giardinaggio la Sackville-West non scrisse mai un libro compiuto, ma per ben quindici anni, dal 1946 al 1961, tenne una rubrica sull'Observer dove comparvero numerosi articoli sull'arte e la tecnica del giardinaggio. Questa nuova raccolta di quegli articoli, altre sono già state pubblicate in passato, suddivisa nell'ordine dei mesi per seguire naturalmente l'andamento dei lavori in giardino, oltre ai consigli e alle idee per l'appassionato giardiniere, rappresenta comunque una lettura piacevolissima per chiunque sia attratto dal mondo della natura.
in-16°, pp. VIII-(2)-398. Leg. in mezza pelle coeva con tit. in oro al dorso con lievi tracce del tmepo e d'uso sui piatti. Leggero ingiallimento sulle carte interne.
ill., ril. Tra autobiografia e racconto, saggio e meditazione filosofica, quindici scrittori di grande talento sono stati chiamati dalla Bbc a parlare di una specifica parte del corpo umano. Il risultato è sorprendente e felice: un viaggio buffo e spesso commovente attraverso il misterioso paesaggio dei nostri corpi. Una lezione di anatomia affidata alla fantasia e alla creatività. In "Lezioni di anatomia", ogni scrittore ha ispezionato una parte del corpo diversa, attingendo a ogni possibile fonte: la saggistica esistente in materia, la filosofia, l'esperienza personale. E così, Naomi Alderman si immerge nelle spire degli intestini e della nostra ossessione per il cibo; Thomas Lynch celebra il ventre come fonte costante del miracolo della vita; A.L. Kennedy esplora la stupefacente capacità del naso di rievocare i ricordi, e Philip Kerr ricostruisce la grande storia del cervello e dei chirurghi che hanno insegnato a dissezionarlo. Racconti di: Naomi Alderman, Christina Patterson, A.L. Kennedy, Ned Beauman, Abi Curtis, Kayo Chingonyi, Mark Ravenhill, William Fiennes, Annie Freud, Philip Kerr, Daljit Nagra, Patrick McGuinness, Chibundu Onuzo, Imtiaz Dharker, Thomas Lynch.
br. Louis-Ferdinand Céline, uno dei maggiori scrittori del Novecento, fu un seduttore dalle spregiudicate abitudini sessuali, ma anche un grande medico, un animalista, un femminista ante litteram. Questo libro prende in esame la prima parte della sua vita fino alla fuga da Parigi verso la Danimarca dove le accuse di antisemitismo e collaborazionismo lo costrinsero a trovare riparo. Ricco di documenti e carteggi, di testimonianze di amici e nemici, di storici e saggisti, il racconto di una vita vissuta tutta sopra le righe di uno scrittore «maledetto» che, per il suo stile, i trascorsi ideologici e politici, e la sua lotta contro il Potere, fu amato oppure odiato senza limiti.
ril. "I racconti sulle origini di Roma erano già antichi quando i primi autori della letteratura latina - storici come Fabio Pittore o poeti come Nevio provvidero a fissarli per la prima volta in forma scritta, nella seconda metà del III secolo a.C, e nei secoli successivi hanno continuato senza sosta a evolversi, modificarsi, arricchirsi. È solo il naufragio di questa amplissima produzione letteraria, della quale possediamo oggi soltanto una manciata di frammenti, ad aver artificialmente semplificato il quadro, inducendo l'erronea opinione che la variante infine affermatasi come standard fosse anche l'unica elaborata dalla cultura latina. In realtà, su quel segmento della propria vicenda più remota i Romani avevano lavorato per secoli: e come sempre accade nel caso del mito, questo lavoro aveva prodotto una miriade di varianti, di sviluppi rimasti isolati o invece di tradizioni parallele che convivevano fianco a fianco." (dall'introduzione di Mario Lentano)
br. Come approdi momentanei di un itinerario inventato - dal Mar di Cina e dall'Oceano Indiano al tenebroso "Mare Abbracciante" in Estremo Occidente sfilano isole mirabili, piccoli universi dagli ambigui confini, viste, immaginate e raccontate da autori musulmani di varia provenienza (dall'Iraq alla Persia, al Marocco, alla Spagna), mercanti e viaggiatori, ma anche sedentari compilatori di opere geografiche, in un arco di tempo che va dalla metà del IX al XV secolo. Isole che appaiono e scompaiono, isole abitate soltanto da donne, o da esseri che si fanno sentire ma non si fanno mai vedere, l'isola delle scimmie, del leggendario e vendicativo uccello Rukhkh, degli antropofagi, del rubino, dei granchi pietrificati, degli androgini. Infinite varianti di isole fantastiche, che evocano meraviglie: come "Finzioni" di Borges, o "Le città invisibili" di Calvino o il "Libro dei mostri" di Wilcock.
br. Dal febbraio del 1522 al giugno del 1525 per più di tre anni Ludovico Ariosto fu commissario del duca di Ferrara Alfonso I in Garfagnana, la regione impervia e selvaggia, covo di banditi e masnadieri, restituitasi proprio allora, dopo la morte del pontefice Leone X, alla Signoria estense. Di questo periodo e della sua attività di governo resta un folto gruppo di lettere, ben 156 delle 214 a noi pervenute, una vera e propria cronistoria di quella straordinaria esperienza affrontata con coraggio e lodevole operosità da un uomo strappato, per necessità di vita, al mondo dei suoi affetti e dei suoi studi. L'intervento dell'Ariosto non sempre sostenuto, anzi spesso osteggiato dalle direttive del duca Alfonso, si manifesta in queste lettere come pratica di una sana amministrazione, come attenzione particolare a difesa dei diritti dei più deboli, nonché come notevole senso di misura e di equilibrio nei rapporti diplomatici con le autorità delle terre confinanti, lucchesi o fiorentine che fossero. Una saggezza e una moralità nella pratica quotidiana, ma con i tratti distintivi del più grande Ariosto.
ill., br. La scienza in cucina è ancora oggi per la cultura gastronomica italiana una pietra miliare, che ha percorso i decenni senza smettere di esercitare la sua influenza su appassionati dell'arte culinaria e di quella letteraria: uno strumento privilegiato per rileggere in filigrana le scelte e i consumi che, attraverso fasi alterne di povertà e benessere, hanno contribuito a creare un'identità nazionale. Un classico senza tempo, capace di entrare in comunicazione con il presente lasciandosi modificare da esso ma rimanendo termine di paragone e punto di partenza imprescindibile. In questo corpus di 790 ricette, pensate e volute dall'Artusi, prende vita la storia del gusto italiano, attraverso le tradizioni della tavola e le parole dei lettori del tempo, i cibi, i sapori e soprattutto le felici intuizioni che diventeranno parte centrale della cultura gastronomica nazionale. Ricette e aneddoti sono, in questa edizione di pregio, corredate dalle illustrazioni di Augusto Majani detto "Nasica", che restituiscono al lettore il gusto per l'arte della cucina, che l'Artusi ancora oggi riesce a trasmetterci, amplificandolo e arricchendolo con il suo immaginario popolare.
br. Anche questo saggio nasce come il precedente, La narrativa dei «capitani coraggiosi», che ha fatto seguito al capostipite della serie, La narrativa europea in età contemporanea, per il fatto che in quel primo studio non era potuto entrare un personaggio di grande statura quale Joseph Conrad. Infatti l'attivismo esasperato e l'essere per la morte degli eroi conradiani non trovavano posto nella sottile analisi del vissuto condotta da autori quali Joyce e Compagni. Però, a sua volta, in quella sequenza successiva non è entrato uno scrittore come Camus, il cui «straniero» sembra gettarsi pure lui a compiere un atto inconsulto, un omicidio immotivato, sostenendone poi stoicamente le conseguenze. Ma in questo caso non si tratta appunto di un eroe, bensì di un essere comune, mediocre, e così si dica per gli altri personaggi presentati dai narratori di questa famiglia. Sartre fa provare nausee e crisi di rigetto a un'esistenza media, quando si trova in presenza di oggetti banali. Il polacco Gombrowicz istruisce un'arguta caccia al tesoro andando a sorprendere certi sintomi di sapore freudiano che inquietano il comportamento di gente comune. Il nostro Moravia tratta i casi di personaggi della buona borghesia che però si dissociano dall'affarismo e dallo spirito di possesso dei loro simili. Infine lo statunitense Scott Fitzgerald, pure lui, mette in scena personaggi perplessi, esitanti, quasi degli «uomini senza qualità» alla maniera di Musil. Anche in questo caso, come nei saggi precedenti, vengono esaminati autori quasi coetanei, nati nel corso del primo decennio del Novecento, solo con qualche anticipo, per il più anziano Scott Fitzgerald, o qualche scavalcamento in avanti, se si pensa a Camus.
br. Questo libro è uno studio monografico dedicato alla narrazione più ambiziosa e complessa di Manuel Vázquez Montalbán (Barcellona 1939 - Bangkok 2003), autore spagnolo noto in Italia soprattutto per la serie di romanzi polizieschi con protagonista Pepe Carvalho. Militante antifranchista che in gioventù aveva subito il carcere del regime, nel 1992 Vázquez Montalbán dà alle stampe un romanzo, "Autobiografía del general Franco", che come recita il sottotitolo alla prima edizione "riscatta dall'oblio tutta la crudeltà di un'epoca". Si tratta di un'autobiografia fittizia di cui, in questo studio, Silvio Battaglia individua i nodi più difficili da sbrogliare inquadrando fin da subito il romanzo dal lato della sensibilità che forgia l'individuo - in questo caso, il Caudillo - molto prima dell'educazione. L'indagine di Silvio Battaglia si avvale, fra gli altri, di Hannah Arendt e Massimo Recalcati, di Maurice Merleau-Ponty e Adriana Cavarero, di Giorgio Agamben e Mieke Bal, di Paul Ricoeur e Julia Kristeva. Prefazione di Elide Pittarello.
brossura Il volume offre fondamentali linee guida per lo studio degli elementi del ritmo nella prosa d'arte che consentono di affrancarci da vaghezze e impressionismi e fondare l'indagine su basi più oggettive, trovando alcuni punti di convergenza del fonico, del ritmico e del semantico. L'analisi si esemplifica in una raffinata ricerca su opere dell'Otto e Novecento che mette in risalto il legame tra la 'figura' del suono e il significato nella prosa letteraria.
brossura
brossura Con una nota di Stefano Salis.
brossura Filo conduttore del lavoro è l'esplorazione del romanzo "Quer pasticciaccio brutto de via Merulana", ultima e tormentatissima fatica dello scrittore. L'oggetto dell'indagine è traguardato da differenti angolature, che dovrebbero restituirne, o almeno suggerirne, la prismatica complessità, senza perdere di vista il nesso che lega, in circolo ermeneutico, le questioni generali (ad es. il riuso del poliziesco) all'esame delle singole zone testuali (ad es. lo splendido passo del ritrovamento del cadavere). La solidarietà tra i diversi saggi è anche metodologica e comporta un'attenzione privilegiata ai dati espressivi, alla rete dei rapporti intertestuali e agli intrecci, sempre molto fitti, col resto dell'opera, specie con la produzione che orbita attorno al romanzo (soprattutto Eros e Priapo). Il titolo del volume funge anche da ipotesi critica. Nella dimensione atemporale dell'inconscio, in cui gli avvenimenti per tutta la seconda parte sembrano sprofondare, lo "gnommero" invade tutti i livelli dell'esperienza, ineliminabile come il "male oscuro" della Cognizione, come il "quanto di erotia" che soggiace a individui e collettività.
br. Un altro libro su Woody Allen? E perché no? Così avrebbe potuto rispondere il regista americano a chi gli avesse chiesto: un altro film comico? Un'altra commedia? Un'altra commedia amara? Un altro film intimistico o drammatico? Un'altra favola magica? Un'altra rivisitazione dei generi? Un'altra autobiografia in maschera? Con le debite proporzioni, questo non è un nuovo libro sull'intero cinema di Allen, è l'analisi dei film drammatici, dei suoi delitti senza castigo, insieme alle suggestioni del cineasta per la magia, le illusioni, i trucchi, indissolubilmente connessi alle pratiche delittuose dell'occultamento. Entrare nel cinema dei delitti-senza-castigo insieme a quello della magia-del-falso/vero di Woody Allen è come fare un viaggio, anche etico, nell'ironia dell'inconscio: la realtà si misura con l'illusione dell'immaginario restituendo una piacevole inquietudine, esaltata dall'arte geniale della sua narrazione visiva, che aiuta ad accettare di vivere nel cinismo irrazionale del tempo presente, anche con qualche impunita cicatrice morale.
br. «Scrivendo questa monografia (apparsa in romeno presso la Casa Editrice dell'Istituto Culturale Romeno nel 2004) non mi ero chiesta con troppa insistenza quali e come sarebbero stati i miei lettori: perché latente, dentro la mia mente ed anima, c'era la certezza di rivolgermi a romeni che conoscono forse poco o affatto l'uomo Sciascia e la sua opera, che hanno un'idea piuttosto vaga della storia politica e culturale dell'Italia nella seconda metà del Novecento, ma che sicuramente hanno vissuto, almeno in parte, la nostra dittatura (non l'«eterno fascismo italiano» di Sciascia, ma l'eterno comunismo romeno - per altro non molto dissimili), col suo controllo ideologico e la sua polizia politica (che ha tante cose in comune con l'OVRA, ma anche con l'Inquisizione spagnolesca della Sicilia, che ritornano ossessivamente in Sciascia); che, dopo, hanno vissuto la grande speranza della libertà e del cambiamento per vedere poi come i più fedeli della dittatura di ieri diventano i più zelanti fautori della democrazia di oggi, sparpagliandosi per i vari partiti politici dei più vari colori (come gli ex-fascisti in Candido) e servendosi di qualsiasi ideologia purché, al governo o in opposizione, rimangano dentro l'apparato (come i vari politici del Contesto), dentro quella struttura compatta che è il potere effettivo e non trasparente (il Leviatano di Sciascia); che hanno visto come le vecchie relazioni personali si riannodano per costituire gruppi di potere economico sotterraneo, cosche di vario grado ed estensione, che la stampa, finalmente libera ed impotente, chiama, con parola prettamente siciliana, «mafie», e parla di «baroni locali» (termine assolutamente estraneo alla tradizione storica romena, ma familiare a quella siciliana, e diventata perfettamente comprensibile a ogni mio concittadino di oggi); che hanno visto che le nuove leggi, migliori in teoria, in pratica migliori non possono diventare finché si applicano selettivamente secondo i casi e le persone; che lo Stato (cioè quello Stato di diritto, di matrice illuminista, agognato da Sciascia ma ormai da tanti e dappertutto) non si fa vedere; che hanno vissuto la violenza di strada (le famose «mineriadi» - le marce su Bucarest» dei minatori) sotto cui covava una strategia della tensione non molto diversa da quella degli anni di piombo in Italia (ricordiamoci Il cavaliere e la morte di Sciascia); che hanno verificato sul vivo le parole di Sciascia: «non si saprà mai alcuna verità sui fatti delittivi che abbiano un rapporto, se pur minimo, con la gestione del potere...» (Dalla Prefazione)
br. Primi anni Venti del nuovo Millennio. Il mondo è sprofondato nella paura e nello sconforto, e uno scrittore ha bisogno di essere salvato. È Enrico Brizzi, bloccato in casa in un cupo inverno pandemico mentre aveva progettato di pedalare verso il Mar Nero. A salvarlo è un altro scrittore, Giovannino Guareschi, di cui ritrova provvidenzialmente vecchi libri e il reportage di un viaggio speciale: «il giretto in bicicletta» del 1941, un anello di oltre 1.200 km da Milano alla Riviera romagnola e ritorno via Ferrara, Verona, Lago di Garda. Erano tempi di guerra, scontri politici, fatica culturale: tempi non così diversi dai nostri. E così Brizzi decide di intraprendere a sua volta un doppio viaggio. Uno fisico, insieme ai suoi Forzati della strada, lungo un percorso che ricalca quello di Guareschi. L'altro letterario, sulle tracce di uno scrittore popolare e controverso, la cui vita si intreccia alla storia d'Italia in modo di volta in volta drammatico, umoristico, sentimentale. Per scoprire che, se da allora la nazione è assai cambiata, il «mondo piccolo» e i suoi abitanti sono ancora lì, a giocare a nascondino sotto il velo della modernità. La vicenda umana, editoriale e politica di Giovannino Guareschi si ricollega così all'avventura ciclistica di Brizzi attraverso luoghi che appartengono a entrambi. Questo incontro produce un Big Bang inatteso, da cui prende forma un'opera che non è biografia né reportage, ma vero romanzo di formazione nazionale in cui giocano il loro ruolo Zavattini e Malaparte, Longanesi e Pasolini, le riviste satiriche e i fogli di partito, i cinegiornali e Carosello. Nell'ordito fine di questa narrazione corrono i fili che, ieri come oggi, ci tengono insieme: la forza delle radici e le ambizioni metropolitane, l'arte e le ideologie, l'anticonformismo e la menzogna. Due scrittori, due vite, due biciclette e un Paese solo, il nostro.
brossura