3 376 résultats
brossura
ill., br. Bobi Bazlen (Trieste 1902 - Milano 1965) è stato uno dei protagonisti più influenti della cultura italiana nel Novecento. Fondatore assieme a Luciano Foà di Adelphi, consulente di Einaudi e delle più importanti case editrici italiane, grazie a lui venne scoperto Italo Svevo e pubblicata la letteratura mitteleuropea fino ad allora sconosciuta, tra cui Franz Kafka e Robert Musil. Capace di leggere indifferentemente in tedesco, italiano, inglese e francese, indovinava il valore dei libri in base al fatto che avessero "il suono giusto". Affascinato da oroscopi e mappe astrologiche, aveva una cultura vastissima che si spingeva fino all'antropologia e all'arte primitiva. Di madre ebrea e padre cristiano evangelico, da adulto abbracciò il taoismo e le filosofie orientali. Imprendibile, misterioso, bizzarro anche nel vestiario, è rimasto sempre nell'ombra. Chi era dunque, Roberto, Bobi, Bazlen? Perché ha lasciato fantasmi irrisolti? Perché era amato da tanti, come la poetessa Amelia Rosselli, e avversato da altri, come il regista Pier Paolo Pasolini e lo scrittore Alberto Moravia? Una vita piena di passioni, amicizie profonde e frequentazioni di intellettuali come Elsa Morante, sullo sfondo della grande storia del secolo breve. Dalle mattinate passate nella bottega di Umberto Saba, al dialogo ininterrotto con Eugenio Montale, all'avventura della psicoanalisi, con Edoardo Weiss e Ernst Bernhard, di cui fu uno dei primi pazienti. Questo libro racconta un Bazlen inedito, attraverso lettere e testimonianze che riportano a Trieste, la città che lasciò a 32 anni senza farvi (forse) più ritorno.
ill., ril. Il volume raccoglie 40 discorsi tenuti da politici, intellettuali, imprenditori e altre figure pubbliche dalla fine della Seconda guerra mondiale fino ai giorni nostri. Ciascun testo è debitamente contestualizzato e spiegato, evidenziato nei suoi momenti salienti, e corredato da fotografie e da una breve biografia dell'oratore. Un libro per conoscere e ricordare le parole con cui è stata scritta la nostra storia recente.
br. Pubblicato per la prima volta nel 1846, l'apologo, tuttora estremamente godibile, è a volte deliziosamente insopportabile, disseminato di osservazioni folgoranti e arricchito dalla ben nota, crudele ironia baudelairiana. Nove brevi capitoli dedicati ad ogni aspetto della scrittura: Della fortuna e della scarogna negli esordi; Della stroncatura; Dei metodi di composizione; Della poesia; Del lavoro giornaliero e dell'ispirazione. Arricchisce il volume il racconto "Il Giovane Incantatore", uscito nella stesso anno.
<p>18 cm, brossura editoriale in mezza tela, p. XI, 157. </p>
brossura Il più grande poeta moderno che abbia cantato il vino, la sua gioia e la sua disperazione, è sicuramente Charles Baudelaire. Celebri sono i suoi cinque poemi contenuti nei "Fiori del male", e raccolti nella sezione intitolata "Le Vin". Cinque capolavori lirici, in cui l'eterno conflitto dell'anima baudelairiana fra amore per la vita e desiderio di annullamento trova nell'ebbrezza del vino la sua più pura e fulminante metafora. Accanto alle poesie, Baudelaire scrisse "Del vino - e dell'hashish" - nell'altro suo capolavoro, "I Paradisi Artificiali". "Du Vin et du Haschisch" si intitola il suo scandaloso saggio, che assegna al vino la qualità di esaltare la volontà, "l'organo più prezioso" di un artista, mentre l'hashish, annullandola, si rivela "inutile e dannoso" per l'uomo creativo. Wingsbert House presenta questi due celebri testi, immancabili in una biblioteca di vino e letteratura, offrendo al lettore italiano una preziosa novità. Due traduzioni d'epoca, ma ancora modernissime, firmate da altrettanti letterati del Novecento italiano che meriterebbero di essere meglio conosciuti: Paolo Buzzi e Biagio Chiara.
ril. Il consumo di sostanze stupefacenti ha un peso centrale nell'esperienza poetica ed esistenziale di Baudelaire. Quando scrive le sue pagine sull'hashish - di cui condanna l'abuso - egli non ha mai intenti moralistici, ma essenzialmente estetici. Quello che a lui interessa è il potenziamento della creatività poetica attraverso l'ebrezza artificiale; quello che lui odia e teme è il risveglio, è la desolazione, è l'inferno della degradazione. Si disegna qui il dramma personale di Baudelaire, la sua consapevolezza di essere e di sentirsi lacerato fra i due opposti richiami di Dio e Satana, fra l'aspirazione a salire verso l'alto, l'infinito, e il gusto del peccato, il piacere di scendere in basso. Introduzione di Massimo Colesanti.
Baudelaire Charles-Muschitiello Nicola Piccoli poemi in prosa di Charles Baudelaire. Milano, Rizzoli 1990 italian, 306 BTT105 Brossura editoriale, volume in buone condizioni, lievi segni di usura causati dal fattore tempo sulla copertina, interno in ottimo stato, legatura salda, collana "I classici della BUR" 306 pagine circa Copertina come da foto
br. Dei tre brevi saggi che qui presentiamo uniti, due ("Come si pagano i propri debiti quando si ha del genio" e "Scelta di massime consolanti sull'amore") apparvero per la prima volta su "Le Corsaire-Satan", rispettivamente, nel 1845 e nel 1846; il terzo, che dà il titolo al nostro volume, su "L'Esprit public" sempre nel 1846, e venne poi raccolto con lievi variazioni in "L'Arte romantica".
br. Ispirato dal «fascino quasi fraterno» di Poe e dalle personali esperienze con gli allucinogeni, Baudelaire affida ai "Paradisi artificiali" le sue riflessioni sul rapporto tra la creazione artistica e le droghe, considerate «mezzi di moltiplicazione dell'individualità». L'opera raccoglie il saggio "Del vino e dell'hascisc" (1851) e gli scritti, apparsi tra il 1858 e il 1860, "Il poema dell'hascisc" e "Un mangiatore d'oppio", quest'ultimo traduzione ed esegesi delle "Confessioni di un mangiatore d'oppio" di Thomas de Quincey. Attraverso queste sostanze che alterano la percezione, dilatano l'io, intensificano l'immaginazione creatrice e trasfigurano in modo fantasmagorico la realtà, l'uomo appaga il proprio «gusto per l'infinito» e cerca di sfuggire ai propri limiti, alla prigione del corpo, alla schiavitù del tempo. Ma di tutte le voluttà artificiali, l'unica davvero capace di aprire le porte del paradiso è la poesia, che traduce i geroglifici del mondo e coglie le sottili e misteriose corrispondenze della natura.
br. Sull'essenza del riso, qui presentato da Alfredo Civita e Giuseppe Grasso, è un saggio ricco di spunti che sembra scritto 45 anni dopo, cioè quando esce il famoso libro di Bergson "Il riso". Apparso nel 1855, era stato rimaneggiato più volte da Baudelaire, al punto da diventare un'ossessione. Nessuno si era spinto prima di lui a indagare le ragioni del comico con un esame così minuto e coscienzioso, sostenuto da una scrittura chiara e dimostrativa, anche se venata qua e là da un tono ironicamente cerimonioso. Baudelaire inizia la sua dimostrazione con la massima "Il saggio ride solo tremando", riconducibile alla tradizione biblica e cattolica, in cui tende a declinare l'idea che il verbo incarnato non ha mai riso. Ridere per il saggio è sconveniente e anti-divino, significa cedere a una tentazione impura che va a ledere quella serenità contemplativa che è il suo ideale. Il comico ha un'origine diabolica e dannata, nasce dall'avvertimento della propria superiorità, idea luciferina per eccellenza. Una volta indicata l'origine contraddittoria del riso, che nasce da uno "scontro", Baudelaire distingue il "comico ordinario" (o "significativo")...
br. Vino, hascisc e altre droghe, «mezzi per la moltiplicazione dell'individualità», sono oggetto di questi saggi, composti tra ¡1 1850 e il 1860. Si tratta di scritti diversi, fortemente influenzati dall'esperienza personale, ma anche elaborati sull'esempio dell"'ebbrezza" di Poe e delle "Confessioni di un mangiatore d'oppio" di De Quincey. In un primo tempo, infatti, il poeta aveva pensato che lo stato di eccitazione provocato dall'hascisc fosse paragonabile all'invasamento lirico, ma ben presto si era accorto che le droghe provocano uno stato di fantasticheria fine a se stesso, senza effetti apprezzabili sulla creatività. Baudelaire sembra perciò alludere alla profonda autonomia espressiva della poesia, unico mezzo in grado di organizzare e dare forma credibile ai fantasmi edenici dell'uomo. Con uno scritto di Jean-Paul Sartre.
br. Dalla penna del poeta dei "Fiori del male" nasce, nel 1860, questo testo sui paradisi creati dall'assunzione di droghe, in cui, nella seconda parte, l'autore riprende e traspone le opere di Thomas De Quincey "Confessioni of an English Opium-Eater" e "Suspiria de profundis". In una prosa musicale e conturbante, Baudelaire studia come l'oppio e l'hascisc finiscano presto per tramutarsi, da rimedi, in affascinanti e tirannici veleni dai portentosi effetti di amplificazione, e apre uno squarcio di inesausta attualità sul giogo della dipendenza, sugli abissi dell'immaginazione, sui materiali dell'inconscio e sul rapporto che corre tra vita reale, voluttà artificiali, creazione e poesia. Libro bizzarro, stravagante, profondo, "I paradisi artificiali" sono un saggio mirabile e un grande poema in prosa, testimonianza di un'epoca in cui hanno radice molte delle inquietudini e dei turbamenti del nostro tempo.
br. La collana "Cultura dell'anima" fu ideata da Giovanni Papini e pubblicata da Rocco Carabba dal 1909 al 1938, per un totale di 163 titoli. Dal 2008 la casa editrice Carabba ha deciso di ripubblicare, in ristampa anastatica, nella sua interezza la collana "Cultura dell'anima" in un arco di tempo di cinque anni, con l'uscita di circa trenta volumi annuali. Fiero avversario delle idee filosofiche lasciate dal secolo XVIII in eredità al XIX, in quanto si fondavano sulla fede cieca nella scienza e nel progresso umano, Baudelaire vide nell'arte solo l'espressione più alta e più compiuta dell'individualità. A cura di Carlo Pellegrini.
br. "La Morale del giocattolo", nella classificazione delle opere di Charles Baudelaire, appartiene ai "Saggi estravaganti". Si tratta di poche pagine sorrette da intuizioni improvvise, svincolate dai progetti in corso, ma che portano alla luce un pensiero intimamente legato a esperienze personali in grado di rivelare accenti e sfumature di un articolato sistema di valori. In questo caso, al centro dello scritto c'è la relazione tra il gioco e il bambino dove il giocattolo svolge un compito pedagogico rilevante. Più in generale, il tema si allarga al confronto tra la stagione dell'infanzia e quella della maturità, all'influenza dei genitori, al rapporto tra gioco e arte, al nesso con l'immaginazione fino allo sviluppo della sensibilità artistica. Il testo viene pubblicato il 17 aprile 1853 sul periodico «Le Monde Littéraire». Baudelaire da una settimana ha compiuto 32 anni. Che sia una riflessione per leggere, accompagnare e sostenere un anno iniziato all'insegna di non pochi problemi? Un autoregalo? Non è da escludere.
In 16? (cm 18,5), Brossura, pagg.220-(8) testo su due colonne, traduzione di Delio Zinoni, copertina a colori di Karel Thole, alle ultime 8 pagg. strisce a fumetti "Catfish" di Bollen e Peterman e "Il laureato" di Luca Novelli. Collana "Urania" a cura di Carlo Fruttero e Franco Lucentini, n. 879. Come ? da chi ? stata massacrata, in una sola notte, l'intera popolazione di una cittadina nei pressi di Albuquerque (New Mexico)?
brossura Il volume offre fondamentali linee guida per lo studio degli elementi del ritmo nella prosa d'arte che consentono di affrancarci da vaghezze e impressionismi e fondare l'indagine su basi più oggettive, trovando alcuni punti di convergenza del fonico, del ritmico e del semantico. L'analisi si esemplifica in una raffinata ricerca su opere dell'Otto e Novecento che mette in risalto il legame tra la 'figura' del suono e il significato nella prosa letteraria.
brossura
Gutes Ex.; der illustr. OUmschlag stw. minimal berieben. - Jürgen Becker (* 10. Juli 1932 in Köln) ist ein deutscher Lyriker, Prosaist und Hörspielautor. ... Von 1960 an war Becker Teilnehmer der Gruppe 47, deren Literaturpreis er auf dem letzten Treffen der Gruppe 1967 gewann. Seit 1969 ist er Mitglied im PEN-Zentrum Deutschland und der Akademie der Künste (Berlin), seit 1974 der Deutschen Akademie für Sprache und Dichtung, seit 1984 der Akademie der Wissenschaften und der Literatur in Mainz und seit 2009 der Nordrhein-Westfälischen Akademie der Wissenschaften und der Künste. ... (wiki) // Felder / Ränder / Umgebungen: Jürgen Beckers Prosa-Trilogie ist ein Klassiker der 60er Jahre. Unüberboten die sprachsinnliche Präsenz dieser durch eine erfinderische Vielzahl von Schreibweisen dingfest gemachten Verwirrung, die unsere Welt ist. "Der Titel des Buches Umgebungen erklärt sich am leichtesten, denn er ist wörtlich zu nehmen, wörtlich im Sinne dessen, was man als zeitgenössische Umgebung erfährt. Dagegen meint der Titel des Buches Ränder bestimmte Zustände der Entfremdung, die entstehen, wenn man sich an der Grenze, am Rand des Erfahrbaren, des Sagbaren, der Wirklichkeit weiß. Und zwar einer Wirklichkeit, die ihrerseits - das meint der Titel des Buches Felder - in Einzelheiten, in widersprüchliche Momente zerfällt ... Ich verstehe mich also nicht als Realisten, jedenfalls nicht im Sinne eines Autors, der Realität abschildert. Denn ich will ja zunächst einmal herausbekommen, was das ist, diese mich umgebende Realität, und was ist das: ein durchschaubares Phänomen, ein unveränderbares Naturprodukt, ein veränderbares Produkt der Gesellschaft, eine Fiktion der Massenmedien, ein Produkt unserer Sprache und Interpretation, ein Produkt falscher Geschichte, eine permanente Möglichkeit und was alles noch? (Verlagstext) ISBN 9783518044681
br. Samuel Beckett è stato a lungo conosciuto, e venerato, anche per la sua aura, dovuta all'aspetto fisico, all'inaccessibilità e al singolare dono per cui certe sue battute - scritte o recitate che fossero - entravano subito nella leggenda e nell'uso quotidiano. Ma soprattutto colpiva, intorno a lui, una zona di silenzio, che era in primo luogo una cifra stilistica. Così, di fronte alle sue lettere straripanti torna in mente il celeberrimo slogan inventato dai produttori di Nìnotchka per la Garbo: Beckett parla! Sì, perché nelle sue lettere Beckett parla, moltissimo, e di tutto: del suo primo datore di lavoro, «Mr Joyce»; delle regioni più impervie della psiche, che esplorava con l'aiuto di Wilfred Bion; delle numerose lingue che abitava, e da cui spesso si sentiva posseduto; della miseria in cui era costretto a vivere; della stupefacente quantità di rifiuti editoriali accumulati dal suo primo romanzo, Murphy ; e dei suoi viaggi in Europa, su cui spicca una straordinaria esplorazione della Germania di Hitler, in cui Beckett si addentra con il proposito di vedere quadri degli antichi maestri ma anche dei moderni, esattamente quelli che i nazisti, ritenendoli degenerati, avevano appena tolto dalla circolazione. A tratti, le pièce che il giovane viaggiatore avrebbe scritto dopo la guerra sembrano ispirate a fatti realmente accaduti e il «Fallire ancora, fallire meglio» appare qualcosa di più che un programma estetico. E, a libro chiuso, si ha la sensazione rara che, con Beckett, le sorprese siano appena cominciate.
ril. "Angeli, non Angli", esclama il futuro papa Gregorio Magno quando vede dei bellissimi schiavi inglesi in vendita nel Foro di Roma. Da questa frase prende l'avvio la missione di riconversione della Britannia abbandonata dalle legioni e occupata dagli Angli e dai Sassoni. È l'inizio ideale della "Storia degli Inglesi" composta da Beda nel VIII secolo. Leggermente balbuziente, chiuso per tutta la sua vita nei monasteri di Wearmouth e Jarrow, Beda possiede però "l'ardente spiro" del quale Dante lo vede fiammeggiare nel Ciclo dei Sapienti. Ha commentato quasi tutta la Bibbia, si è occupato del computo del tempo ha composto un "De natura rerum", trattati di ortografia e metrica, vite di santi e persino poesia. La sua "Historia ecclesiastica gentis Anglorum", della quale la Fondazione Valla pubblica in due volumi la prima edizione critica in quaranta anni, è fra le più belle opere storiografiche del Medioevo. Tutto è organizzato con mano sapiente e narrato col piglio dello scrittore di razza. Ma tutto, anche, ha l'aura delle origini e il passo della meditazione sugli accadimenti: se Beda vuole ancorare a Roma l'alba delle vicende inglesi è perché quella che Gregorio, per mezzo del suo missionario Agostino, porta nel Kent è una nuova cultura.
br. A partire dalla ricchezza di riferimenti geografici presenti nell'opera di Vincenzo Consolo, il saggio pone l'attenzione sugli spazi fisici e sulla nostra relazione con essi. Un universo labirintico che ha il suo centro in Sicilia e che comprende il Mediterraneo, l'Italia, il mondo intero. Ci si sofferma sul dramma ecologico, sulla crisi dell'identità umana che ne consegue e sul Mediterraneo come spazio di molteplicità e migrazioni, tutte riflessioni di grande attualità.
br. La scrittura letteraria di Giuseppe Pontiggia è maturata a partire dal fermento culturale legato alla rivista "il verri" di Luciano Anceschi ed è passata per un distanziamento dalle posizioni del Gruppo 63, con la definizione di uno stile di classica misura, per giungere agli originali esiti dell'ultima produzione. Il saggio entra nell'analisi dettagliata dei testi sintetizzando gli elementi principali della narrativa e dello stile pontiggiani con un linguaggio chiaro e accessibile, e mostra il valore umano e letterario di un'esperienza artistica ancora non pienamente accolta nel canone letterario contemporaneo. Ne emerge l'immagine di uno scrittore tra i più significativi del secondo Novecento, un vero maestro per chi l'ha conosciuto, un ispiratore per chi lo affronterà domani.