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Vol. in -12 (12,5 x 19 cm.), brossura editoriale con alette col. avorio con piccolo disegno e titoli in nero e marrone sul piatto ant., velina trasparente di protezione, pp. 191, (5). Leggere fioriture sulla copertina e su qualche foglio, nel complesso in abb. buone condizioni. 1. EDIZIONE della collana LO SPECCHIO (i prosatori del nostro tempo): ottobre 1947.
LEGATURA IN MEZZA PELLE MARRONE CON TITOLI IN ORO, TAVOLA CON RITRATTO DELL'AUTORE numero pagine: (XXXX) 300 + 150 formato: 16.3X9 stato conservazione: FORO DI TARLO ESTINTO ACCANTO AL MARGINE INTERNO, PAGINE BRUNITE edizione: QUARTA ACCRESCIUTA
br. "Che fra i cronisti francesi del Medioevo Villehardouin sia da considerarsi il politico, il realista per eccellenza, è idea manualisticamente diffusa e avallata dalla nettezza del suo racconto - che non indulge mai alla descrizione, al pittoresco - e dalla sobrietà del suo dettato, spoglio di ogni artificio [...]. Detto questo, è già detto anche che non siamo in presenza di un testo anodino, di un racconto puro e semplice, scritto per il solo piacere del narrare, bensì di un'esposizione fatta a ragion veduta e con uno scopo ben preciso: una sorta di risposta ad un processo che si immagina intentato contro i crociati del 1202, che mancarono completamente il loro scopo, o meglio quello che si considera per definizione lo scopo di una crociata. [...] Questa quarta crociata è infatti tipica della risoluzione del fatto ideologico-mistico in un fatto di conquista e colonizzazione. Occorreva in qualche modo giustificare l'allentamento dell'idea-forza, della tensione alla liberazione del Santo Sepolcro, legittimare questa nuova fisionomia della crociata latina [...]. Questo è dunque l'impegno che Villehardouin assume: dimostrare che questo contegno era il solo possibile, farsi avvocato difensore dei crociati e fornire loro una giustificazione politica. [...] Concetto d'onore, reciproca fedeltà d'armi e sentimento cristiano sono i princìpi che governano la sua narrazione e sorreggono il suo giudizio: in base ad essi, ci dice Villehardouin, lo svolgimento della crociata non poteva essere che quello che fu. Il racconto che ne esce è teso, essenziale: da questo suo angolo visuale di avvocato difensore, Villehardouin ha una visione prospettica degli avvenimenti di cui, tralasciando l'occasionale, coglie le coordinate lineari: il suo assunto costituisce il punto di fuga unico in fondo al suo quadro." (dallo scritto di Fausta Garavini)
br. L'isola senza memoria di cui si parla nel libro è l'isola di Goli Otok in Croazia, divenuta tristemente nota per la presenza di un gulag jugoslavo destinato a ospitare gli oppositori al regime di Tito. Qui, dopo la rottura tra Stalin e Tito del 1948, vennero infatti deportati molti dei comunisti vicini alle posizioni staliniste. Il totale dei detenuti politici fu di circa 30.000 (circa 300 gli italiani), 4.000 circa i morti per torture o pestaggi. Solo nel 1956 l'isola cessò di essere un campo di 'rieducazione politica'. Ma per molti anni questa realtà non ebbe alcuna pubblica denuncia, non c'è stato un solo testimone che abbia consegnato quei fatti alla memoria. La conoscenza di Ligio Zanini, un poeta che fu prigioniero nel campo, pone all'autore una domanda ineludibile: come era stato possibile non sapere cosa era accaduto in un luogo così vicino alla sua casa? Assistiamo così, pagina dopo pagina, al nascere di una coscienza che si forma, per caso e per ostinazione, circoscrivendo il tema della responsabilità individuale di fronte agli eventi della storia.
br. Una Barcellona letteraria e insieme concreta, raccontata con ironia e intensità in un libro composito che spazia dalla cronaca giornalistica al saggio breve. Un affresco ricco di suggestioni inedite dove Enrique Vila-Matas svela tra l'altro le ragioni della propria vocazione di scrittore, curiosamente legata a un personaggio emblematico della cultura italiana, Marcello Mastroianni. Un libro denso, in cui ogni nuovo capitolo è l'incantevole scorcio di una metropoli intima e corporea.
brossura Il romanzo incompiuto di Novalis "Enrico di Ofterdingen", pubblicato postumo nel 1802, vuole essere - in voluta polemica nei confronti degli "Anni di apprendistato di Guglielmo Meister" di Goethe - un percorso di formazione alla poesia: non all'ars poetica, bensì a quella forza sommersa che, sepolta nell'animo del protagonista, deve essere risvegliata anche nella natura. Se la tipologia iniziatica del romanzo corrisponde all'idea di una poesia ispirata dall'alto, essa è altresì funzionale a suggerire, per via intuitiva, ciò che è ineffabile, ossia la poesia stessa. Oltre a una serie di indicazioni esplicite su come debba intendersi la poesia, l'"Enrico di Ofterdingen" ha anche un livello più riposto - e forse più interessante - da cui si può ricavare una poetica implicita ricca di suggestioni (in particolare l'autoreferenzialità dell'arte e lo straniamento come principio fondante dell'opera letteraria) che saranno raccolte, a distanza di decenni, nella letteratura tedesca e europea.
in-8, pp. XXXVIII (di biografia dell'Autore), 264, (40 tavole incise in rame f.t.), leg. in m. pelle rossa, titoli e filetti in oro al dorso, in antiporta ritratto dell'Autore. Bella edizione illustrata dell'opera maggiormente nota del Verri. Ottimo esemplare, assai fresco (eccetto qualche brunitura ai primi fogli).. .
br. "Il caso Diciotti. L'intervento della Chiesa per sbloccarlo (e dell'Irlanda). L'uomo che non conosce il mare indagato per sequestro di persona, sequestro di persona a scopo di coazione, arresto illegale, abuso d'ufficio e omissione di atti d'ufficio. Il sistema australiano. La recrudescenza del razzismo. L'ONU che riconosce che nei campi libici i migranti vengono torturati, la guerra civile a Tripoli, i "cani selvaggi" addosso a Papa Francesco... Nel mezzo di tutto questo è arrivato anche il mio gran giorno, quello che è dato nella vita di ogni cane, e finalmente sono riuscito a salire a bordo di Open Arms." (Sandro Veronesi)
br. "A volte i posti assomigliano semplicemente ai loro nomi", scrive Sandro Veronesi a proposito di Montevideo; a volte, invece, i luoghi, i volti, i fatti, hanno bisogno di altre parole per essere visti. È questa narrazione visiva a legare assieme, in un flusso unico eppure fatto di cose molto diverse, i reportage che compongono "Live". Dalla Belgrado dei primi anni '90 a una preziosa intervista a Ian McEwan, dagli esami di maturità in un liceo tecnico su via della Bufalotta al Giro d'Italia, in "Live" ogni storia vive della feroce e sensibile curiosità con cui l'autore l'ha vissuta, intuendo la loro capacità di superare la soglia del quotidiano e riuscendo a far emergere, con uno sguardo già nostalgico sulle cose del presente, il senso di un'epoca e la costruzione del nostro passato.
br. "Un dio ti guarda" non è un libro di sport. È un libro di epica. Sandro Veronesi non racconta dei personaggi dello sport, ma dei pezzi di storia, della nostra storia. Eroi, semidei osannati dalle folle e consacrati dalla mitologia, accanto a sconosciuti uomini e donne che pure hanno attraversato stadi, campi di calcio, di tennis, l'aria e il mare e le terre estreme. Muhammad Alì, e il suo mitico incontro con Foreman; Duke Kahanamoku, il surfista hawaiano bello come il sole, possente, leggero come una farfalla che ha insegnato al mondo a cavalcare le onde più alte del Pacifico; l'immaginazione di Tarcisio Burgnich nella storica Italia-Germania 4 a 3 di Città del Messico; la rocambolesca vicenda di un portiere, Helmuth Duckadam, e della sua jeep nella Romania di Ceausescu; la pattinatrice Tonya Harding, dall'aggressione alla sua rivale al video porno della prima notte di nozze; le ombre della grande boxe che fu, sulla colonna sonora immortale di Franco Califano. Chiude il libro un racconto inedito di Massimiliano Governi. "Un dio ti guarda" illumina angoli della nostra memoria e della nostra storia, mentre riscrive vicende apparentemente lontane. È un incontro imperdibile, senza arbitri né vincitori, tra la Letteratura e la vita.
IN-8°, PP. XLVII (1) 112 (2), CART. EDIT., SOVR. ILL. COL. (LIEVI TRACCE D'USO E DI POLVERE), LEGGERISSIME BRUNITURE AI MARGINI DELLE CARTE, OTTIMO STATO (F/VG), (IL LABIRINTO. 10). 339
br. "Non è difficile, aprendo a caso questo volumetto postumo di Verlaine, pubblicato per la prima volta poco più di un secolo fa, nel 1907, e in realtà composto intorno agli anni Ottanta del XIX secolo, ritrovare lo stesso clima, incandescente ed enfatico - degno più dell'apocalittico Commodiano che di un indignato Giovenale (un "Giovenale cristiano", come ebbe a scrivere Jacques Borel nel volume della Plèiade) -, che aveva dato vita ai componimenti di "Sagesse" (1881). Fin dall'esordio, Verlaine svela la sua unica Musa: la mistica Francia, monarchica e cattolica, la Francia di Luigi IX e di Giovanna d'Arco, alla quale si sono abbeverati tanti dei più impetuosi, e generosi, scrittori francesi del suo secolo, da Chateaubriand a Joseph de Maistre, da Barbey d'Aurevilly a Leon Bloy. Una Francia, nondimeno, che pare ai suoi occhi non esistere più, e per questo - confessa subito l'autore - ormai "quasi impossibile da amare", spazzata via dai colpi di troppe Rivoluzioni, tutte fondate (non pare già di sprofondare in una pagina febbrile, frastornante, apocalittica, di un Céline?) su un unico principio: organizzare il caos e regolarizzare l'anarchia. Eccola, la Francia che Verlaine denuncia, nel capitolo iniziale di questo libro, con la prosa irruente e tumultuosa di chi ha ritrovato, dopo i traviamenti della giovinezza, enfin, una fede: empietà, scetticismo, demagogia, opportunismo." (Giancarlo Pontiggia)
Verlaine Poesie. , Newton Compton 1980, Copertina cartonata sporca e ingiallita, tagli e pagine sporchi di polvere e ingialliti. Collana:"Paperbacks poeti 17". Mediocre (Poor) . <br> <br> <br> 340<br>
br. Narratore, saggista, sceneggiatore, drammaturgo, scrittore di costume, collaboratore instancabile di giornali, riviste e rotocalchi tra Ventennio e Italia repubblicana, Vitaliano Brancati (1907-1954) ha combattuto gli idoli polemici con l'arma della fantasia e della comicità, incorrendo più volte nei rigori della censura. Il volume ne indaga il percorso intellettuale dal fascismo alla democrazia postbellica attraverso i racconti del "Vecchio con gli stivali", i saggi delle "Lettere al direttore", dei "Piaceri" e dei "Fascisti invecchiano", il romanzo "Paolo il caldo", il "Diario romano" e la scrittura per il cinema (per Monicelli, Steno, Rossellini), culminata nella trilogia "Anni difficili" (1948), "Anni facili" (1951) e "L'arte di arrangiarsi" (1954) diretta da Luigi Zampa.
br. Quando escono I dialoghi con Leucò nel 1947, Pavese ha alle spalle un ventennio di lavoro tra liriche, racconti, romanzi e traduzioni. Affiancando la vita alla letteratura, sempre intrecciati in Pavese, si vedrà che alla sconfitta nell'una segue il ripiegamento nell'altra, in un'eclettica parabola poetica che culmina nella via mitica come salvezza dalla realtà. Questo lavoro si propone di delineare dei percorsi di continuità - per lo più tematici e diacronici - all'interno dell'intera produzione, con lo scopo di mettere in luce l'esistenza di un "Pavese solo", ossia di un'unica poetica in fieri che confluisce poi nei Dialoghi. Proprio Calvino, nella prima recensione, aveva usato questa espressione per avvertire che non si era in presenza di quel "quarto di luna", come fu recepito da molti nel clima neorealista dell'epoca, ma che "questo Pavese è sempre esistito accanto all'altro" e che "anzi senza questo l'altro non sarebbe possibile". Vengono affrontati alcuni poli tematici oppositivi e compresenti, l'utilizzo del dialogo, il passaggio dal simbolo al mito, e ancora la rielaborazione e riscrittura di quest'ultimo con lo scopo di tracciare un percorso di continuità poetica da cui I dialoghi con Leucò non sono esclusi.
In 16? (cm 18), Brossura originale, pagg. con risvolti, pagg. 182-(2), firma d'appartenenza coeva al piatto ant., segni del tempo alla cop., ma buon es. Prima edizione. Vergani (Milano 1898-1960), giornalista, fotografo, scrittore, fond? il premio Bagutta, che per anzianit? ? il primo premio letterario italiano.
In 16? (cm 18), Brossura, pagg.424-(6) copertina ill. a colori, segni del tempo e d'uso alla cop., buon es. Collana "Oscar"
In 16? (cm 19,3), Brossura originale, pagg.67 traduzione di Natalia Ginzburg, collana "Narratori contemporanei", VIII. Prima edizione
In 8? (cm 20), Brossura, pagg.297-(6) buon es. Collana "Superbur", S132
Mm 115x220 Prima edizione - Brossura editoriale con bandelle, copertina illustrata policroma, 82 pagine. Introduzione di Renzo Paris, prefazione di Francesco Italiani, nota di Tinto Brass. Una lievissima traccia di umidità alla copertina, peraltro opera in condizioni pari al nuovo. SPEDIZIONE IN 24 ORE DALLA CONFERMA DELL'ORDINE.
br. Un viaggio selettivo tra le opere in prosa di Alessandro Manzoni, al di là dei Promessi sposi. La fiducia nella Provvidenza e nel lieto fine, la mano di Dio e il destino degli uomini, la storia e la grazia, il suo cattolicesimo liberale e il suo vivo senso morale, il suo amor di patria e l'indipendenza nazionale, la nascita della lingua italiana moderna e l'importanza del romanzo storico per la formazione della coscienza civile, il giudizio sulla Rivoluzione francese, su Robespierre e sul Romanticismo. Un'antologia di saggi (più un rapido ritratto di don Lisander dal vivo) che fanno di Manzoni l'anti-Baudelaire: dal poeta maledetto allo scrittore benedetto. Da qui l'idea d'intitolare, in contrasto con l'autore dei Fleurs du mal, il suo florilegio "I fiori del bene".
br. Attraverso lettere, romanzi, racconti, articoli di critica letteraria e inediti materiali d'archivio della loggia massonica russa La Stella del Nord, viene qui presentato uno dei pi. originali, brillanti e complessi autori del Novecento: lo scrittore Gajto Gazdanov (Pietroburgo 1903?1971 Monaco). Di origine osseta, emigrato a Parigi nel 1923, Gazdanov venne consacrato, gi. negli anni '30, come il pi. valente scrittore della prima emigrazione russa, insieme al coetaneo Sirin-Nabokov, grazie al successo del primo romanzo Una serata da Claire (1930). Il ricco materiale qui esaminato restituisce all'intellettuale russo la sua figura di artista ribelle, anticonformista, ironico e intrigante, dalla produzione letteraria estremamente attuale.