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br.
br. Questo libro avrebbe dovuto chiamarsi "War in Abyssinia". Buon titolo: asciutto, fattuale, esotico. Dell'Abissinia nel 1935 nessuno sapeva nulla, anche se il paese era l'unico stato africano cooptato nella Lega delle Nazioni e il suo giovane despota era un pupillo dei media - Uomo dell'Anno per "Time". Ma adesso di quell'immensa piantagione di caffè stava per impadronirsi l'ultima arrivata nel circolo delle potenze coloniali: sì, la Grande Proletaria di Mussolini si preparava a invadere, e per ciò stesso a scatenare, nei timori di molte cancellerie, un conflitto globale. Ottima ragione per spedire sul posto un esercito di inviati - pericoloso quanto e più di quelli in armi, però, specie se forzato all'inazione. I centocinquanta embedded al seguito dell'esercito italiano erano infatti costretti a passare le veline dello Stato Maggiore, o riferire voci incontrollabili (i duemila morti nel bombardamento d'Adua, che a villaggio raggiunto si sarebbero rivelati sei). Quanto a quelli aggregati agli etiopi, se ne occupava un irreprensibile addetto stampa indigeno, che fin dal primo giorno aveva promesso notizie di due soli tipi: false, o tendenziose. Dopo qualche settimana gli inviati erano accampati in pianta stabile ai tavolini da bridge. Tutti, tranne il corrispondente dello "Evening Standard", Evelyn Waugh. Povero Waugh, mette a segno addirittura uno scoop, e ne è talmente geloso da scrivere il pezzo in latino, certo che i colleghi non lo mastichino. Così in effetti è...
br. L'Inghilterra del XVIII secolo vide non solo la nascita e gli sviluppi del più fortunato tra i generi letterari, il romanzo, ma anche profondissimi sconvolgimenti di costume che portarono alla formazione di un diverso e inedito pubblico di lettori. Quest'opera ormai classica di Ian Watt, nello stilare un'analisi attenta a metà tra letteratura, sociologia e storia del costume, spiega come il nuovo pubblico influenzò l'evoluzione e la fortuna delle tecniche romanzesche. Il libro, efficacissimo ritratto della cultura e della società inglesi del Settecento, esplora la nascita del romanzo quale tipico prodotto della società borghese. Prendendo in considerazione tre dei principali esponenti e artefici della nuova forma narrativa (Daniel Defoe, Samuel Richardson e Henry Fielding), Watt ne segue da vicino gli albori, i fasti e la decadenza.
In 16? (cm 19), Leg. edit. tutta tela, pagg. titoli in oro al piatto e al dorso, pagg. 584-(4), traduzione di Alessandra Scalero, fioriture, ma buon es.
In 16? (cm 18,7), Leg. edit. tutta tela, pagg.554-(6) traduzione di Alessandra Scalero, piccola abrasione al margine superiore del piatto ant., peraltro buon es.
ill., ril. Naviga le tue stelle è il discorso pronunciato da Jesmyn Ward alla cerimonia di consegna dei diplomi alla Tulane University. Ed è soprattutto una testimonianza, intima e personale, sul suo percorso di vita, nonostante la povertà e la mancanza di risorse, nonostante il razzismo e la sfiducia. È il racconto di chi sta per naufragare in un mare in tempesta e si raddrizza, prende il timone per governare la propria rotta. È un incantesimo che trasforma il passato in una lezione da apprendere e il futuro in una promessa che si realizza nel presente, passo dopo passo, scelta dopo scelta.
in-8, pp. 88 magnificamente illustrate, leg. in cart. edit. figurato a colori (dorso rinforzato in tela), frontespizio, antiporta e sguardie figurate. Edizione impressa su carta forte, tradotta da Mary Costa. Volume di ''favole della buonanotte'' magnificamente iIllustrato con 30 tavole in nero, 9 a colori, 5 vignette n.t.. Buon esemplare.. .
in-8, pp. 89 magnificamente illustrate, leg. in cart. edit. figurato a colori (dorso rinforzato in tela), frontespizio, antiporta e sguardie figurate. Edizione impressa su carta forte, tradotta da G. Monicelli. Reinterpretazione de ''Il Pifferaio di Hamelin'' iIllustrato con 29 bellissime tavole, di cui 11 a colori. Buon esemplare.. .
Vol. in -8 (15,5 x 22,5 cm.), brossura editoriale col. avorio, dorso e titoli in verde sul spiatto ant., velina trasparente di protezione, pp. XXXII, 958, (6). Fogli leggermente in gialliti ai margini ma nel complesso in buono stato di conservazione. Traduzione di Enzo Giachino - PRIMA EDIZIONE nella collana: I MILLENNI (N. 12).
br. La meraviglia delle donne e l'incanto dell'amore fanno da leitmotiv a queste pagine postume, un manoscritto del 1926 cui Carl Seelig - mentore di Walser e suo compagno di lunghe passeggiate - diede provvisoriamente il titolo Diario (sulle donne), "diario" che costituisce il prezioso anello di congiunzione fra La passeggiata e Il Brigante. "Lo stesso Walser" scrive Sebald "ha osservato una volta che lui, da un breve testo in prosa all'altro, lavorava in fin dei conti sempre al medesimo romanzo, un romanzo che si potrebbe definire un "libro dell'Io" a più fasi o frammenti". Anche se gli risultava impossibile entrare in sintonia con le donne, quell'Io confessa che "è bello e utile conoscerle, ma è parimenti utile, e se del caso ancor più bello ... soccorrerle e servirle". Siano esse affittacamere, chellerine o misteriose figure intraviste a teatro o in un salotto, e vissute in un confronto tutto di fantasia, le donne sono sempre colte in una luce di minacciosa bellezza. Con un avvolgente flusso di parole, l'autore di questa divagazione ci guida in un mondo interiore popolato di figure seducenti o stralunate, ma sempre irresistibili nel loro onirico fluttuare. "Sulle donne" è una lunga passeggiata fra romanzi e poesie affidata a una scrittura che "assume i tratti eccelsi dell'andare a zonzo".
br. Quello a cui Walser ci invita nelle prose qui raccolte - dove la sua «smania vagabonda» si traduce come sempre in «smania di raccontare» - non è solo un viaggio nella «terra dei laghi» in cui è nato, descritta con un'intensità di sguardo ammaliante. Seeland, ha scritto Walser, è termine «per così dire europeo o universale» e potrebbe essere «in Australia, in Olanda o altrove». E dunque il luogo sospeso e mutevole degli incontri fuggitivi e della narrazione, in cui l'arte del vagabondaggio è tutt'uno con l'arte della parola (come ben sappiamo dalla gemma qui racchiusa, il racconto "La passeggiata") : la riva del lago o una terrazza ombrosa, una locanda o il prato in cui il viandante si stende. Ed è anche, infine, la coscienza, lo slancio verso il mondo di un melanconico che osserva i paesaggi «con lunghi sguardi silenziosi e attenti», lasciandosi cadere «in balia di un incantesimo», nella certezza che chi osserva è a sua volta attentamente osservato: «Laddove mi stupivo, forse ero a mia volta oggetto di stupore; e se l'ambiente circostante mi appariva incerto e ambiguo, la stessa impressione facevo io a lui. Be', se non altro, era una possibilità. La campagna e tutte le sue bellezze avevano occhi, e io ne ero felice».
br. "Miniaturista per eccellenza, sensibile, attento e nel contempo spiritoso, Walser riesce a comporre in modo assolutamente disinvolto e involontario gioielli di prosa perfetti, ciascuno dei quali possiede la rotondità e la purezza di una poesia". Così scriveva Stefan Zweig, e il suo giudizio non potrà che essere condiviso dal lettore di "Storie che danno da pensare", raccolta di prose - divagazioni letterarie, bozzetti, apologhi - composte tra il 1906 e il 1912, durante il "periodo berlinese". Sono pagine dense e leggere al tempo stesso, in cui qualsiasi oggetto d'osservazione, per un istante, può apparire sotto una luce di rara intensità: dall'Artesiana di van Gogh alle ballerine russe, dall'ingresso dei pantaloni nella moda femminile alla cucina. Walser ci parla della natura onirica del teatro, e anche la sua prosa assume la sostanza dei sogni. Ci trasporta nella vita berlinese del primo Novecento, contemplata con l'occhio avido dell'immigrato dal microcosmo elvetico: "Qui nella metropoli si percepisce bene come vi siano ondate di intelligenza che passano impetuose sopra la vita di una società, pari a un lavacro". Occhio al quale non potranno sfuggire i tipi umani, fissati per sempre in ritratti irresistibili come quello di Kutsch, lo pseudoartista: "Ha sempre paura che qualcuno possa farsi bèffe di lui, ma ci sono certe persone che si possono ritrarre fedelmente solo facendosi beffe di loro".
77pp.avec 2 ills.par Felix Timmermans, 19cm., traduit du flamand par Roger Kervyn de Ma&rcke ten Driessche, dans la "première série des chefs-d'oeuvre flamands illustrés par Felix Timmermans" no.4, cachet sur tranches
2. Auflage. 263 S. Halbleinwand mit montierten illustrierten Original Broschurdeckeln. (= Der Deklinator. Sammlung ausgewählter Vorträge in Poesie und Prosa. III. Abteilung.) Einband leicht berieben. Eigenvermerk-Stempel auf Vorsatz, Bleistiftanstreichungen im Inhaltsverzeichnis, insgesamt gut erhalten.
In 16? (cm 18,5), Leg. edit. tutta tela, pagg.259 titoli in oro al dorso, traduzione di Maria Eugenia Morin, segni del tempo alla cop., ma buon es. Prima edizione italiana. Wallant (1926-1962), scrittore ebreo-americano prematuramente scomparso, riusc? a pubblicare in vita solo due romanzi, tra cui questo, da cui nel 1964 fu anche tratto un film di discreto successo per la regia di Sidney Lumet, in cui, per la prima volta, Hollywood entrava in un campo di concentramento nazista, attraverso i ricordi di un sopravvissuto che non riesce a scacciare i propri fantasmi.
In 16? (cm 17), , pagg. legatura, piatti cartonati beige, pagg. 237, traduzione di Alberto Tedeschi,dorso mancante, mancanze e segni a matita colorata ai piatti, fioriture, annotazione a penna coeva al margine di una pagina interna, peraltro buon es.
br. Da "Una cosa divertente che non farò mai più" a "Considera l'aragosta"; da "Tennis, TV, trigonometria e tornado" a "Il tennis come esperienza religiosa", il saggio letterario e il reportage hanno segnato, in un contrappunto continuo con le opere narrative, la carriera di David Foster Wallace. Questo corposo volume raccoglie tutta la sua non-fiction inedita, che spazia dalle riflessioni sull'arte, e il suo ruolo nel mondo di fine millennio, a considerazioni sul cinema e note di costume. E include due importanti interviste, nonché un'esilarante conversazione con il grande regista Gus Van Sant. Un'altra occasione per confrontarsi con il talento di DFW, e per conoscere nuovi dettagli del suo modo di intendere la letteratura e di ridisegnarne i confini.
br. Da "Una cosa divertente che non farò mai più" a "Considera l'aragosta"; da "Tennis, TV, trigonometria e tornado" a "Il tennis come esperienza religiosa", il saggio letterario e il reportage hanno segnato, in un contrappunto continuo con le opere narrative, la carriera di David Foster Wallace. Questo corposo volume raccoglie tutta la sua non-fiction inedita, che spazia dalle riflessioni sull'arte, e il suo ruolo nel mondo di fine millennio, a considerazioni sul cinema e note di costume. E include due importanti interviste, nonché un'esilarante conversazione con il grande regista Gus Van Sant. Un'altra occasione per confrontarsi con il talento di DFW, e per conoscere nuovi dettagli del suo modo di intendere la letteratura e di ridisegnarne i confini.
br. Negli anni della giovinezza e ben prima di diventare il più grande innovatore della letteratura americana contemporanea, David Foster Wallace si è a lungo dedicato al tennis, entrando nelle classifiche regionali e sfiorando la fama che ha saputo costruirsi altrove, e con ben altri esiti. Il tennis è rimasta una delle sue grandi passioni, tradotta nelle pagine di "Infinite Jest" e "Tennis, TV, trigonometria e tornado". Ma soprattutto in due saggi, qui raccolti insieme per la prima volta, e dedicati rispettivamente a Roger Federer e a un'epica edizione degli U.S. Open. Ma anche a mille altre cose: lo scontro omerico tra il talento e la forza bruta, tra la bellezza apollinea di una volée perfetta e gli interessi economici "sporchi" che ruotano intorno a ogni sport. Il tutto, nella lingua immaginifica e inimitabile che i fan di David Foster Wallace hanno imparato da tempo a conoscere e amare.
br. Pubblicata dopo il successo mondiale di «Infinite Jest», che consacrò Wallace come uno dei migliori narratori americani contemporanei, questa raccolta ne rivelò anche il talento di saggista e osservatore del proprio tempo. Esilaranti reportage "dietro le quinte" da un'edizione degli Open Canadesi di tennis e dal set di «Strade perdute» di Lynch; fotografie inedite della vita di provincia americana in un Midwest animato da bizzarrie meteorologiche e chiassose fiere campionarie; geniali riflessioni sul rapporto di odio-amore fra la televisione e la narrativa contemporanea. In sei saggi sui generis, Wallace ci offre un'analisi caleidoscopica della società e della cultura postmoderna condotta al tempo stesso con lo sguardo acuto e distaccato del critico e quello entusiasta del fan, e percorsa da una vena inesauribile di ironia.
br. "C'è un'esultanza fortissima, una celebrazione della fortuna, quando uno scrittore è testimone degli albori di una cultura che si definisce da sé, ramo dopo ramo, foglia dopo foglia..." scrive Walcott parlando dei Caraibi, e di uomini e donne che "non leggono ma sono lì per essere letti, e se vengono letti nel modo giusto creano la propria letteratura". Non stupisce allora che egli consideri scrittori fratelli Saint-John Perse, Aimé Césaire e Patrick Chamoiseau. Ma il suo sguardo valica i confini dei Caraibi, per abbracciare un orizzonte ben più ampio: da Philip Larkin, che "ha inventato una musa, il cui nome era Mediocrità", a Ted Hughes, che con la sua poesia "ringhia come una bestia braccata", a Robert Frost, dalla "saggezza invernale", a Les Murray, che in virtù della sua "forza irsuta" sembra uscito da "una scena di Mad Max", a Iosif Brodskij, immerso nel "caos" della trasformazione che ogni poeta attraversa quando traduce se stesso. E a dispetto dell'eterogeneità degli oggetti su cui Walcott si sofferma, questa raccolta si fissa nella nostra mente come un'unica, folgorante immagine: merito, certamente, di una scrittura così intensa da rischiare a ogni riga di frammentarsi in lirica.
Sehr guter Zustand. -- Von Venedig ist alles gesagt und gedruckt, was man sagen kann", schrieb Goethe am 29. September 1786 in sein Tagebuch. Henry James präzisiert ein Jahrhundert später: "Man kann nichts Neues mehr darüber sagen, aber das Alte, das man darüber sagen kann, ist besser als alle Neuigkeiten der Welt." So ist Venedig ein literarisches Thema geblieben, ein bis heute unerschöpflicher Gegenstand. Das vorliegende Buch möchte etwas von dieser Fülle vermitteln, -auch wenn vieles Schöne keinen Platz darin finden konnte und vieles der Aufmerksamkeit des Herausgebers entgangen sein mag. -- Die Form der Anthologie scheint dieser Stadt in besonderer Weise zu entsprechen: Texte verschiedener Herkunft und unterschiedlichen Alters sind aus ihrer Umgebung herausgenommen und, in der Art einer Collage, zu einem neuen Ganzen zusammengefügt worden - so wie das unverwechselbare Bild Venedigs gerade aus Nebeneinander des ursprünglich nicht Zusammengehörigen entstanden ist. Die Bronzepferde, die Säulen und die Pfeiler, der Löwe und der Heilige: lauter einzelne Schmuck- und Beutestücke, die untrennbar zum Markusplatz gehören. Der Canal Grande: ein einzigartiges Ensemble verschiedener Stile und Epochen. -- Der literarische Reiseführer unterscheidet sich von anderen Textsammlungen dadurch, daß er topographisch angelegt ist. Die Texte werden den Sehenswürdigkeiten zugeordnet, so daß sich Spazierwege ergeben, die dem Venedig-Neuling die Erkundung der Stadt erleichtern. -- Die vorgeschlagenen Routen führen zu weltberühmten Monumenten und in unscheinbare Gassen, die keinen Stern im Reiseführer haben und die doch oft für die Geschichte und das Leben der Stadt bedeutsam sind. Mancher Ort ist nur noch als Erinnerung gegenwärtig, so daß die Phantasie das Vorgefundene lebendig machen muß. -- Die Wege beginnen stets an Stellen, die kein Besucher verfehlen kann: Markusplatz, Rialtobrücke, Akademie, Bahnhof. Die Fortsetzung im Labyrinth der Gassen und Kanäle ist dagegen nicht immer leicht zu finden. Man sollte jedoch nicht verzweifeln, wenn man zum fünften Mal in dieselbe Sackgasse gerät! In diesem Fall lese man in der nächsten Bar, was Herzmanovsky-Orlando über die Schwierigkeit, sich in Venedig zurechtzufinden, gesagt hat! -- Zu den Texten für unterwegs kommen Kapitel, die sich nicht auf einen bestimmten Ort beziehen. Sie schildern, wie die "unwahrscheinlichste der Städte" (Thomas Mann) Besucher aus verschiedenen Jahrhunderten empfangen hat und mit welchen Gefühlen empfindsame Reisende von ihr geschieden sind. Sie beschreiben ihre Bewohner und ihr merkwürdiges Verkehrsmittel und versuchen, auch die Nachtseiten der Lagunenstadt wiederzugeben.(Vorwort) ISBN 9783534165896
W. WHITMAN Giorni rappresentativi e altre prose di Walt Whitman. Vicenza, Neri Pozza 1968 italian, 723 CR.96 Copertina rigida, volume in buone condizioni, 1° edizione, segni di usura sulla sovracoperta, copertina e interno in ottimo stato, legatura salda 723 pagine circa Copertina come da foto
br. Dodici saggi brevi con illustrazioni dell'autore statunitense sull'America e sul mondo contemporaneo. In questi interventi originariamente pubblicati sul, rivista In these times, Kurt Vonnegut, spaziando da Mark Twain al blues, dai Grateteful Dead a Cesù Cristo, dal presidente Lincoln a Kafka, si scaglia con il suo classico stile frizzante e pieno di digressioni continue contro molti degli aspetti più controversi dell'America di inizio millennio. Che sono anche quelli dell'America di oggi.
In-16°, pp. 151. Bross. edit. con sovrac.