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br. Apparso nel 1934, questo libro riassume nel modo più completo i principi letterari maturati da Pound in quasi trent'anni di attività letteraria. Si presenta come un testo abbastanza impersonale da poter essere usato come manuale; in questo senso vanno interpretati il proposito di rifuggire dalla polemica diretta e la dovizia di documenti poetici scelti e commentati. Tuttavia in questa introduzione alla letteratura, dai fini apparentemente scolastici, l'autore non ha potuto, o non ha voluto, astenersi da quella battaglia per una letteratura decente che, con le sue intimazioni e i suoi gesti, offre i connotati ormai quasi leggendari della sua figura di protagonista letterario. La critica letteraria di Pound, un unicum nella cultura contemporanea, si mostra qui "incredibilmente vivace, intelligente e sopraffina" ("The New York Times"). Prefazione di Marzio Breda.
br. Ben prima dei Fridays for Future o delle finte preoccupazioni green del turbocapitalismo, Robert Poulet esprime tutto il suo disprezzo di vecchio reazionario contro gli autoveicoli rumorosi, inquinanti e soprattutto plebei.
br. In un mondo ossessionato dal mito dell'eterno giovinezza, in cui si idolatra la perfetta forma fisica e viene ostentatamente ignorata l'idea stessa della vecchiaia, ecco le infuocate invettive di Poulet contro il luogo comune che santifica la gioventù, dimenticando che è solo uno stato passeggero, nel quale manca l'ingrediente principale dello vita: l'esperienza. Introduzione di Luigi Mascheroni.
brossura Come le scrittrici italiane di fine Ottocento e primo Novecento hanno rappresentato la donna nelle sue vesti di lavoratrice? Quali immagini e considerazioni emergono sul ruolo femminile e sui nuovi compiti cui veniva chiamata? Serve, stiratrici, mondine, operaie, maestre rurali, scrittrici, giornaliste, attrici e chanteuses scorrono nelle pagine di Marchesa Colombi, Matilde Serao, Clarice Tartufari, Annie Vivanti e di altre firme ancora, note e meno note. Istantanee o ritratti a tutto tondo che fotografano il passaggio della storica "metà dell'uomo" al di fuori del protetto focolare domestico.
br. La letteratura classica nasconde alcune gemme che, per circostanze varie, non sono conosciute in maniera adeguata. In questo breve scritto, dedicato al commento di alcuni versi dell'"Odissea" sull'antro dove Odisseo nascose i ricchi doni dei Feaci, si trova la condensazione, nel minimo numero di parole, della sapienza simbolica dell'antichità classica. Quell'antro, spiega subito Porfirio, non si trova a Itaca né in alcun altro luogo. Quell'antro è geroglifico del mondo stesso, un'ostensione figurata della vita e della morte.
br. Tra le opere più profonde ed esoteriche del discepolo preferito di Plotino, di cui fu editore e commentatore.
2 works in 1 vol., 12mo., First Edition, with 2 engraved portrait frontispieces (lightly damp-marked, some light offsetting to titles); strongly bound in contemporary half calf, marbled boards, back with four flat bands ruled in gilt, second and fourth compartments lettered in gilt, marbled edges, marbled endpapers, very neatly rebacked with old backstrip laid down, a sound, firm copy. With early nineteenth-century bookplate on front paste-down. First edition of each work.
br. Joseph Conrad e il mare: un'avventura lunga vent'anni che ha dato vita ad alcuni dei più celebrati capolavori della letteratura mondiale. Un racconto biografico avvincente e documentato che narra gli anni errabondi e turbolenti del Conrad marinaio. I viaggi, le navi, gli uomini, tutta la materia viva che ha ispirato le opere del grande scrittore polacco.
br. Italo Svevo è l'autore che Giuseppe Pontiggia ha più studiato negli anni giovanili e alla cui tecnica narrativa ha dedicato nel 1959 la tesi di laurea, qui riproposta in volume. Pontiggia intendeva contribuire alla critica sveviana, ma anche mostrare un aspetto del proprio laboratorio di scrittore e critico, interessato a riconoscersi attraverso la «lente» di Svevo e l'approfondimento della sua geniale officina. Le sue pagine, come quelle di Svevo, hanno lo slancio ideale di chi è consapevole che, nella letteratura e nelle arti, si gioca una partita fondamentale per il soggetto e le strutture della società. Introduzione di Daniela Marcheschi
br. Tra i molti capolavori misconosciuti del Rinascimento, un posto particolare occupano i dialoghi latini di Giovanni Pontano. Uomo politico di primo piano, fine diplomatico ai vertici del regno angioino per quasi mezzo secolo, raffinato poeta e instancabile animatore della vita intellettuale di Napoli, Pontano fu uno dei principali esponenti della letteratura italiana ed europea del Quattrocento. I tre dialoghi qui presentati ne rispecchiano la poliedrica personalità, mettendo in scena una satira contro la superstizione (Caronte), un'esaltazione della bellezza della poesia di Virgilio (Antonio) e un sapido quanto spietato autoritratto di un uomo ormai anziano ma non per questo più saggio o virtuoso (Asino). L'edizione, curata da Lorenzo Geri, è corredata da un profilo di Pontano e dei suoi tempi e offre una traduzione scorrevole e un ricco apparato di note.
In 16? (cm 18), Brossura, pagg.284-(4) copertina ill. a colori di Maiocco, segni del tempo alla cop., ma buon es. Collana "Rocambole", 5
8vo (186x124 mm); leg. in mezza percalina dell'800 con angoli, carta marmorizzata ai piatti, dorso liscio con titolo a caratteri dorati, tagli colorati a spruzzo di azzurro; pp. XL, 228, (2 c. b.); front. a caratteri neri, bel ritratto dell'Arciduchessa d'Austria, Maria Beatrice d'Este (cui l'opera è dedicata), inciso in rame fuori testo (da Christophe de l'Aqua, vicentino), legato subito dopo il frontespizio. Edizione originale, poco diffusa, di questa raccolta dei componimenti poetici del Pompei, cui seguono le sue traduzioni di Epigrammi dal greco accompagnate dal testo originale. Gamba cita la raccolta delle Opere di Girolamo Pompei, comprese le Canzoni Pastorali che "tengono distinto seggio nel Parnaso Italiano". Girolamo Pompei (1731-1788), scrittore veronese, autore di rime, tragedie, dissertazioni morali e letterarie, fu noto principalmente per il volgarizzamento nel 1772 delle "Vite parallele" di Plutarco. Prov.: Indicazione d'appartenenza su etichetta ex libris incollata al contropiatto ant., a nome Umberto Calamida. Rif.: IT\ICCU\RAVE\013722. OCLC, 797740261. Cond.: Lievi tracce d'uso alla legatura; opera in condizioni generali molto buone. -- ORIGINAL EDITION OF A COLLECTION OF POEMS OF GIROLAMO POMPEI, FOLLOWED BY HIS TRANSLATIONS OF GREEK EPIGRAMS. Light traces of use. Copy in very good condition.
141pp., br.orig., 19cm., bon état, Y43098
brossura Polibio fu un uomo politico greco, comandante della cavalleria della Lega Achea sconfitta dai romani a Pidna nel 168 a.C. Fu mandato in ostaggio a Roma, dove visse nella casa del vincitore di Pidna, Emilio Paolo e divenne amico del figlio Scipione Emiliano, il futuro distruttore di Cartagine. Fu consigliere militare di Scipione e lo accompagnò in vari viaggi nel Mediterraneo. Durante la sua vita Polibio vide la conquista del predominio assoluto nel Mediterraneo da parte di Roma e decise così di raccontare gli avvenimenti eccezionali che portarono alla supremazia di Roma e di studiare le ragioni di questo successo.
brossura Polibio fu un uomo politico greco, comandante della cavalleria della Lega Achea sconfitta dai Romani a Pidna nel 168 a.C. Fu mandato in ostaggio a Roma, dove visse nella casa del vincitore di Pidna, Emilio Paolo, e divenne amico del figlio Scipone Emiliano, il futuro distruttore di Cartagine. Fu consigliere militare di Scipione e lo accompagnò in vari viaggi nel Mediterraneo. Durante la sua vita Polibio vide la conquista del predominio assoluto nel Mediterraneo da parte di Roma e decise così di raccontare gli avvenimenti eccezionali che portarono alla supremazia di Roma e di studiare le ragioni di questo straordinario successo.
brossura Dopo la battaglia di Canne, in cui i romani furono sconfitti, Annibale si ritira a Capua. Intanto la vittoria di Annibale fa sì che gli alleati romani si distacchino via via da Roma, cominciando dalle città siciliane (Siracusa). Inoltre i cartaginesi impegnano i romani su altri fronti: in Spagna, in Macedonia, in Illiria. Annibale fa suoi alleati anche Filippo di Macedonia e Gerone di Siracusa. Sebbene i suoi uomini migliori fossero morti e l'Italia meridionale si fosse ribellata e nonostante la superiorità dimostrata da Annibale nelle battaglie in campo aperto, Roma non volle accettare la sconfitta, raccolse tutte le sue forze e si preparò alla riscossa. Questa cominciò con la conquista di Siracusa da parte del console Claudio Marcello.
br. Il libro XII, di carattere monografico, è dedicato alla critica di Timeo e a connesse questioni di metodo storiografico. I frammenti dei libri narrativi che completano questo volume, dal XIII al XVIII, coprono gli anni finali della guerra annibalica, con la vittoria di Scipione Africano su Annibale nella battaglia di Zama, e le prime fasi di un sempre più intenso coinvolgimento romano nel mondo ellenistico, fino alla vittoria di Flaminino sul re macedone Filippo V a Cinoscefale, nel 197, e alla solenne proclamazione della libertà dei Greci.
br. Nato in Arcadia intorno al 200 a.C., Polibio di Megalopoli fu uno dei personaggi di spicco della Grecia dei suoi tempi. Inviato a Roma come ostaggio dopo la sconfitta del re Perseo di Macedonia a Pidna nel 168, strinse amicizia con il giovane Scipione Emiliano e maturò l'idea di descrivere come i Romani conquistarono in breve tempo il mondo allora conosciuto, concentrando la sua analisi sugli anni dal 220 al 146 a.C. Nei frammenti dei libri XXXIV-XL Polibio esamina, in un prezioso excursus geografico, le aree cadute sotto il dominio dei Romani e racconta la terza e ultima guerra punica, conclusasi con la distruzione di Cartagine. Questo volume, con cui BUR conclude la pubblicazione dell'intera opera di Polibio, contiene inoltre gli Indici degli autori, delle persone e dei luoghi citati in tutta l'opera superstite.
In 16? (cm 17,5), Brossura, pagg.331-(4) cop. ill., traduzione di Marco Pinna, buon es. Collana "Urania" cura di Giovanni Lippi.
In 16 (18x12) Legatura editoriale in pelle, sovracoperta illustrata in b/n e cartone protettivo; pp. 1166; ottimo
ril. Edgar Allan Poe ha fatto della simulazione e dissimulazione, della fantasia disinibita, dell'immaginazione folleggiale la chiave di volta della sua opera letteraria. E se egli amava così tanto nascondersi e camuffarsi, nei saggi non meno che nei racconti, mille sono le maschere dietro cui si cela in queste Lettere, vera e propria autobiografia dell'ombra, nonché strumento d'elezione per capire la scaturigine psicologica degli incubi nella cui creazione egli si impegnava febbrilmente, cristallizzandoli in opere indelebili come "Il pozzo e il pendolo", "Il crollo della Casa Usher" o "Le avventure di Gordon Pym". Prima di Stephen King; prima del fosco profeta del terrore contemporaneo, Thomas Ligotti; e prima ancora del rivoluzionario maestro dell'orrore cosmico, H.P. Lovecraft, il solitario sognatore di Baltimora aveva raccolta l'eredità della letteratura gotica inglese e vi aveva iniettato nuova linfa, la medesima che scorreva nelle vene violente della neonata America. Come dimostrano queste Lettere - che per la prima volta il Saggiatore offre al pubblico italiano in edizione integrale, con la cura di Barbara Lanati -, Poe prese su di sé un compito vertiginoso, da novello Omero: il compito di dare alla sua nazione senza ancora ruolo nel mondo un corpus mitologico. Ma i frutti strani e veleniferi della sua fantasia hanno attecchito ben oltre i confini degli Stati Uniti, e i sintomi di questo influsso sono ancora ben visibili nel riuso che la letteratura posteriore - e poi le arte visive, il teatro, il cinema - ha fatto dei suoi topoi, e forse, più ancora, nella sua peculiare sensibilità di uomo e di artista, i cui scritti e la cui vita sono fra le più tragiche testimonianze della tensione romantica dell'uomo verso l'assoluto. Opere al nero che parlano a noi contemporanei con la voce irresistibile dei classici.
br. Queste pagine, in parte giornalistiche, in parte da diario segreto, ci consentono di penetrare nell'officina del sommo maestro americano, «meraviglioso cervello sempre all'erta» da cui Baudelaire diceva di aver imparato a pensare. Capzioso e oltranzista, impasto di razionalità ancora settecentesca, ruvido pragmatismo «di frontiera» e geniale nevrosi già tutta moderna, Poe, con lo sguardo implacabile di «un anatomista che sezioni un gatto» (D.H. Lawrence), impugna il bisturi e scruta all'interno di un cuore, di un personaggio, di una poesia, di un verso, di una parola, anche solo di una lettera dell'alfabeto. Così armato, va «al massacro delle banalità», allora come adesso troneggianti, e proprio l'inconsistenza di tanti nomi che qui s'incontrano, bersagli contro cui si scaglia, mostra per contrasto l'entità della battaglia da lui combattuta. Per questa azione di guerriglia usa la misura quanto mai elastica della nota in margine, che va da poche righe a qualche foglio, dall'aforisma-lampo al mini-saggio, e può così lasciarsi andare a bizze e ghiribizzi, plausi e insofferenze, fantasie, satire e paradossi. Per suadente contagio il lettore proverà, come scriveva Giorgio Manganelli, «la delizia maniacale del perdersi nel margine del libro, muoversi accanto alle idee».
Near VG hbk in red cloth, gilt spine lettering and decoration. (The Kings Treasuries of Literature). Some ink notes on the rear endpaper. 19641. eng