3 376 résultats
br. Questo libro, pur scaturito da una scrupolosa ricerca e da un'ampia raccolta di testimonianze, non vuole essere un resoconto oggettivo della vita di Goliarda Sapienza, perché, come scrive Giovanna Providenti, non ne esistono di possibili. L'obiettivo è un altro: raccontare per immagini la scrittrice eccentrica, disturbante, innamorata della vita che Goliarda è stata. Una scrittrice, come lei stessa si definiva, "dal destino profondo, non di successo". Per il resto, l'intera narrazione non è altro che una pagina bianca, pronta a essere meglio definita da chi la leggerà, "anche perché così facendo - ci dice Goliarda - la bugia sarà vostra e quindi vera". Con un'intervista a Valeria Golino e un contributo di Marco Bonini.
br. "Contro Saint-Beuve" è il libro ombra della Recherche. Prima di scrivere il suo capolavoro, Marcel Proust consegna al "Contro Saint-Beuve" le sue considerazioni più profonde sulla necessità di scrivere. In questo libro straordinario si trova infatti l'impianto teorico della Recherche. Proust racconta il senso della sua scrittura: dare una forma alla memoria personale, farla emergere da oggetti altrimenti ordinari. Scrivere per dare un segno della propria esistenza che andrebbe altrimenti persa, nella convinzione che mai nulla del genere sia ancora stato scritto. "Contro Saint-Beuve" è un testo dalla straordinaria intensità, soprattutto per la sua forma diretta. A metà tra la critica letteraria e la confessione personale, è un documento unico della costruzione di un'opera immortale. Mentre nella Recherche, infatti, va in scena la mirabile costruzione artistica è solo nel "Contro Saint-Beuve" che si ha l'opportunità di ascoltare il lavoro del pensiero che si cela dietro il capolavoro.
br. "Contro Saint-Beuve" è il libro ombra della Recherche. Prima di scrivere il suo capolavoro, Marcel Proust consegna al "Contro Saint-Beuve" le sue considerazioni più profonde sulla necessità di scrivere. In questo libro straordinario si trova infatti l'impianto teorico della Recherche. Proust racconta il senso della sua scrittura: dare una forma alla memoria personale, farla emergere da oggetti altrimenti ordinari. Scrivere per dare un segno della propria esistenza che andrebbe altrimenti persa, nella convinzione che mai nulla del genere sia ancora stato scritto. "Contro Saint-Beuve" è un testo dalla straordinaria intensità, soprattutto per la sua forma diretta. A metà tra la critica letteraria e la confessione personale, è un documento unico della costruzione di un'opera immortale. Mentre nella Recherche, infatti, va in scena la mirabile costruzione artistica è solo nel "Contro Saint-Beuve" che si ha l'opportunità di ascoltare il lavoro del pensiero che si cela dietro il capolavoro.
ill., ril. Autore centrale del canone letterario novecentesco, ricordato per quella fluviale opera-mondo e insuperabile costruzione romanzesca che è "Alla ricerca del tempo perduto", Marcel Proust ha accompagnato, lungo tutto l'arco della sua vita, l'attività narrativa a quella saggistica, consegnando alla posterità un'impressionante messe di recensioni, articoli, interventi di critica letteraria e del gusto, riflessioni teoriche legate al significato dell'arte, alla sua permanenza, alla sua possibilità di offrire - a chi legge come a chi, rapito, osserva una statua antica in cima a una colonna o a una guglia contro il cielo del mattino - specchi in cui vedere e capire se stessi. Padrone di una lingua dalle risorse inesauribili e dotato di un'erudizione mai fine a se stessa e sempre impiegata per leggere in profondità il libro del mondo, Marcel Proust fonde in questi "Saggi" cronaca e racconto, analisi e divagazione, engagement e divertissement, minando le tradizionali distinzioni di genere e registro. La raccolta, che dai primi componimenti scolastici arriva fino alle più compiute elaborazioni critiche della maturità - come quella, rimasta celebre, sullo stile di Gustave Flaubert -, è un prisma privilegiato attraverso cui guardare a Marcel Proust e, nel suo tracciarne la chiara parabola umana e artistica, si rivela uno strumento imprescindibile a chi ne voglia avvicinare con piena consapevolezza l'opera letteraria.
br. Pubblicato per la prima volta nel 1905, "Il piacere della lettura", raccoglie i ricordi, le atmosfere, i libri che hanno ispirato uno dei maggiori scrittori, l'autore de "Alla ricerca del tempo perduto". La raffinatezza letteraria di Proust emerge anche in un breve testo nato come prefazione ad un saggio, ma restituisce egualmente il gusto e l'incanto del piacere della lettura.
br. Nel 1906 esce in Francia la traduzione proustiana di Sesamo e gigli di John Ruskin, accompagnata da una prefazione - Sulla lettura - nella quale Proust, prendendo le distanze dalle teorie del critico inglese, rende presente la sua idea di lettura, offrendoci un primo assaggio di quel peculiare stile di scrittura che troverà la sua massima espressione nella Recherche. Queste pagine, tra le più affascinanti che siano state dedicate all'attività di leggere, sono presentate insieme a un articolo, Giornate di lettura, pubblicato su "Le Figaro", dove - a dispetto del titolo - è un altro il magico oggetto in grado di evocare presenze e atmosfere assenti, il telefono, dispositivo all'epoca ancora estremamente raro e d'élite. È un piccolo esempio di scrittura mondana e d'occasione, un divertissement nel quale, tuttavia, traluce la capacità affabulatoria, ironica e ammaliante del primo Proust. Prefazione di Emanuele Trevi.
br. Rabelais è il padre fondatore dell'arte del romanzo. Questa è l'ipotesi che Lakis Proguidis sostiene, seguendo molteplici percorsi che si incrociano lungo tutto il suo libro. L'autore passa allora con leggerezza e profondità dalla comparazione dell'opera di Rabelais con quella dei nostri grandi antenati ai propri ricordi personali, dalla farsa alla linguistica, dalla Storia alla critica della critica, dall'analisi scrupolosa del testo alla cronaca, da Omero all'attualità. In Rabelais, afferma Proguidis, come del resto in tutti i romanzieri, la forma del passato non è né un faro infallibile (classicismo) né una realizzazione passeggera (avanguardia), ma un brandello di tessuto che va continuamente rammendato e continuamente arricchito con nuovi motivi esistenziali. Sebbene il caso giochi un grande ruolo, nulla è arbitrario. Tutto ruota attorno allo stesso nocciolo estetico la cui genesi è qui presentata per la prima volta: il suo nome è riso romanzesco.
br. Rabelais è il padre fondatore dell'arte del romanzo. Questa è l'ipotesi che Lakis Proguidis sostiene, seguendo molteplici percorsi che si incrociano lungo tutto il suo libro. L'autore passa allora con leggerezza e profondità dalla comparazione dell'opera di Rabelais con quella dei nostri grandi antenati ai propri ricordi personali, dalla farsa alla linguistica, dalla Storia alla critica della critica, dall'analisi scrupolosa del testo alla cronaca, da Omero all'attualità. In Rabelais, afferma Proguidis, come del resto in tutti i romanzieri, la forma del passato non è né un faro infallibile (classicismo) né una realizzazione passeggera (avanguardia), ma un brandello di tessuto che va continuamente rammendato e continuamente arricchito con nuovi motivi esistenziali. Sebbene il caso giochi un grande ruolo, nulla è arbitrario. Tutto ruota attorno allo stesso nocciolo estetico la cui genesi è qui presentata per la prima volta: il suo nome è riso romanzesco.
Seconda edizione. Legatura con copertina in materiale simil pelle a buccia d'arancia, piatti rivestiti, muti. Si notano diversi punti scoloriti oltre che angoli consumati. Dorso con titoli e decorazioni coloro oro; cima e piede con segni d'uso. Interno sostanzialmente ben conservato. Pagine naturalmente imbrunite; qualche segno a matita al frontespizio. Numero pagine 385. USATO
brossura Procopio è uno storico degli inizi del'età bizantina. Nella "Storia segreta" cambia stile e tono. Descrivendo le bassezze e la corruzione dell'imperatore Giustiniano e ancor più della moglie Teodora (di cui narra con dovizia gli eccessi sessuali) persegue lo scopo pedagogico di rivelare le "storie segrete", occulte e vergognose dei personaggi che dovrebbero essere d'esempio al popolo. Egli è convinto che a causa del suo libro "per i tiranni del futuro sarà chiara la non impossibilità d'essere puniti per le loro malefatte". Testo greco a fronte.
br. Destinato a una circolazione clandestina negli ambienti dell'opposizione al regime imperiale di Costantinopoli, questo pamphletin solito e insolente, scritto intorno al 550 d.C. ma scoperto secoli dopo, è una sorta di storia segreta della corte di Giustiniano e un'impietosa denuncia dei vizi e del malcostume che vi dilagano. Il rancore di Procopio, alto funzionario rimosso dai suoi incarichi, investe con violenza ogni aspetto della vita dell'imperatore, dalle umili origini della dinastia alla politica estera scriteriata e irresponsabile, dalle persecuzioni religiose al capriccio nel fomentare le beghe di palazzo. In un alternarsi di registri espressivi - drammatico, stizzito, cupo, velenoso - l'opera si risolve in uno spietato attacco contro il dispotico potere imperiale, che ribalta sistematicamente il panegirico della propaganda e dà voce al malcontento della classe senatoria. Lo stile, ancorato ai modelli di Erodoto e Tucidide, è elegante e sostenuto, ma non disdegna incursioni nel comico e nello scabroso, come quando l'autore mette alla berlina i lascivi costumi dell'imperatrice Teodora. Introduzione di Giovannella Cresci Marrone.
br. Consigliere del generale bizantino Belisario, Procopio gli fu accanto nelle campagne contro i Persiani, i Vandali e i Goti, da lui condotte per conto dell'imperatore Giustiniano fra Mesopotamia, Africa, Italia e Balcani negli anni dal 491 d.C. alla metà circa del 500. Nella "Guerra dei Goti" egli racconta, in otto libri, un fitto intreccio di battaglie, tregue, iniziative diplomatiche e avvicendamenti ai vertici dei comandi. Ma l'importanza dell'opera risiede anche nelle frequenti digressioni con cui l'autore interrompe il racconto dei fatti bellici rendendo più vivo e appassionante il quadro in cui si muovono gli eserciti contrapposti.
br. Un Prezzolini caustico, feroce e disincantato scrisse nel 1921 queste riflessioni che si rivelano oggi di drammatica attualità. Cento aforismi che coprono lo spazio di tutti i vizi e le virtù italiane, l'indulgenza ironica di cui troppi si sono fatti portavoce. Dalla distinzione effettuata nel primo pensiero, "I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi", Prezzolini affronta, sempre in pochissime parole, i temi della giustizia, del governo, della famiglia, delle leggi, dell'ideale, del guadagno. Con un saggio biografico sull'autore.
in-4, pp. 203, (3), (14 tavole f.t. in b/n, protette da velina), broch. edit. con incisione ad entrambi i piatti, titolo in rosso, antiporta figurata. Elegante edizione di gusto romantico, ornata da testatine illustrate con scene del romanzo in quasi ogni pagina, a propria volta inquadrata in graziosa cornice. Buon esemplare, freschissimo, ad ampi margini, per buona parte a fogli chiusi.. .
brossura 139 recensioni, interviste e articoli: tutto il giallo e il noir del 2013. Come ogni anno, esce la raccolta del numerosissimo materiale prodotto da Giuseppe Previti, presidente dell'Associazione Amici del Giallo di Pistoia e conduttore della ormai novennale trasmissione "Giallo Pistoia-TVL". Una guida per gli amanti del giallo e del noir.
br. Questo libro è un viaggio nel Salento, e un ritorno nei luoghi dell'infanzia e adolescenza dell'autore. È una rievocazione personale fatta "da lontano" e assieme un itinerario fisico per strade e paesi della provincia di Lecce. Attraverso gli occhi di Antonio Prete conosciamo un Salento altro: entriamo nelle case di Gallipoli e Otranto d'inverno, guardiamo ballare una tarantata, scopriamo i menhir e la città fortificata di Acaya, lavoriamo la cartapesta, ci spingiamo fino a Leuca finisterrae e alla grotta preistorica dei Cervi, passeggiamo nel barocco di Lecce... Un percorso d'autore che racconta com'era il Salento prima che diventasse meta di migliaia di turisti, e il Salento com'è oggi, con i luoghi e gli aspetti sconosciuti che pur conserva: una terra che ha la sua peculiarità nei tratti antichi di storie e leggende, profumi e sapori ancora così autentici e inesplorati.
ill., ril. Sin dai tempi del conquistador Hernán Cortés si racconta della Città del Dio Scimmia, detta anche la Città Bianca, un antico insediamento perduto da qualche parte nella Mosquitia, una foresta pluviale inesplorata dell'Honduras. Secondo le leggende, sarebbe stata fondata in quella regione inaccessibile per sfuggire agli invasori spagnoli, e nessuno l'ha mai cercata perché su di essa grava una maledizione: chiunque ne varcherà le mura verrà ucciso, dalla malattia o dal diavolo. Nel 1940, il giornalista e avventuriero Theodore Morde torna dalla giungla portando con sé centinaia di reperti e una storia misteriosa, ma si uccide senza rivelare il luogo esatto in cui si trova. Oltre settant'anni dopo, Douglas Preston si unisce a un team di scienziati per una ricerca senza precedenti. Nel 2012 sale per la prima volta su un piccolo aereo che trasporta il Lidar, una tecnologia segreta e avanzatissima in grado di mappare persino i terreni più ostili della foresta. In una piccola valle circondata da ripide montagne, le immagini mostrano non solo una città di grandi dimensioni totalmente sconosciuta, ma anche l'esistenza di una civiltà ignota. Per trovare conferma alle rilevazioni aeree, Preston e il team affrontano un viaggio durissimo e pericoloso nella foresta honduregna, combattendo contro piogge torrenziali, valanghe di fango, insetti, giaguari e serpenti velenosi. Tutto sembra finire bene, ma al ritorno l'autore e altri membri del gruppo scopriranno di essere stati contagiati da una malattia incurabile, e dagli effetti potenzialmente mortali...
In 8, pp. (6) + 372. Con 20 tavv. f. t. Br. ed ill. con sovrac. ill. lievem. danneggiata. Coll. Itinerari, N. IV. Edizione originale. Firma di possesso al frontespizio. Dalla scheda ed. ....Opera di persona di gusto squisito, di uno scrittore abile e sottile, di uno spirito sempre teso a penetrare i significati segreti, che verra' letta come una serie di novelle appassionanti e intense, anzi come un romanzo....
br. Pubblicato per la prima volta nel 1930, "La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica" è ormai un classico degli studi letterari e costituisce una vera e propria pietra miliare nel campo della critica tematica. Percorrendo la letteratura inglese, francese e italiana dell'Ottocento, Mario Praz studia i tratti distintivi dell'estetica decadente nella cultura europea: l'evoluzione dell'idea di bellezza, spesso associata all'idea di morte; il tema della corruzione e della tristezza; la ricorrenza di personaggi satanici; la figura sadica della "femme fatale"; la fascinazione per la lussuria, il vizio e l'esotismo; la sensualità della parola. Un saggio anomalo, moderno, nel quale il pensiero critico si nutre di sottili intuizioni e la letteratura diventa appassionata esperienza.
pp. 279, (8) [Publisher's catalogue]. Top edge gilt. Deckled edges. Unopened. Last page of publisher's catalogue browned. 200mm. From Morley's Universal Library, uniformly bound with others in the series. Gilt lettered faux vellum spine over blue gray linen boards. Spine very slightly darkened. Extremities bumped. Henry Morley (1822-1894) was a popular lecturer and prolific writer who did more to promote education and love of literature than any other person in the Victorian era. LOC W48/BAG 8
ill., br. Una biografia completa di Emilio Salgari, il creatore del genere avventuroso, l'uomo che ha incantato intere generazioni con tigri, pirati e fanciulle da salvare, si presenta ben diversa da come ci si potrebbe immaginare. La scrittura è per lui un modo di sfuggire da una realtà che gli sta troppo stretta; e così i suoi straordinari racconti esotici, spesso attribuiti a fantastici viaggi compiuti nella giovinezza, sono il semplice frutto della sua fervida fantasia. Felice Pozzo ripercorre con dovizia di aneddoti la vita dell'uomo e dello scrittore, con notizie spesso sconosciute o dimenticate, raccolte durante molti decenni di ricerca scrupolosa tra carteggi e documenti ufficiali. Dopo l'approfondimento dei difficili anni dell'esordio, che rende più agevole la comprensione della carriera futura di un uomo tenace, autodidatta e appassionato, Pozzo si concentra sulle opere che hanno reso famoso Salgari, mantenendo nel contempo desta l'attenzione sulle vicende familiari, che evidenziano aspetti finora poco esplorati. Proprio le numerose sventure che si abbattono sulla sua famiglia, unite a insostenibili ritmi di lavoro e diverse altre difficoltà, portano Salgari, nel 1911, al gesto estremo. La sua rinuncia alla vita, che ha purtroppo destato qualche fantasticheria di troppo, è qui affrontata con l'opportuna cautela, tramite la verità che emerge dai documenti noti, nel rispetto per la dignità di chiunque si volga a una scelta così drastica. Proprio come uno dei suoi libri, la storia avventurosa e straordinaria della vita di Emilio Salgari è raccontata con grande cura del dettaglio.
br. È la storia di una ragazza dalle lunghe gambe nervose quella che Paolo Cognetti ha raccontato in questo libro, che scorre sotto i nostri occhi come un docufilm. Milano, la montagna e la scrittura sono le cose che sente di avere in comune con lei. La ragazza ha attraversato una manciata di anni del Novecento: la sua famiglia borghese l'ha imprigionata nel conformismo ma le ha dato la possibilità di fare esperienze precluse ad altre donne, come studiare all'università, viaggiare in tutta Europa, andare in montagna e scalare. Ha esplorato il mondo con desiderio ardente, ha esplorato sé stessa attraverso la fotografia e la poesia. Ha amato con sovrabbondanza e inesperienza, come i suoi pochi anni le hanno consigliato. La montagna è sempre statala sua maestra e il suo rifugio. Si chiama Antonia Pozzi ed è morta suicida nel 1938, ma qui rivive per noi attraverso foto, diari, lettere e poesie, frammenti di un'esistenza che palpita ancora grazie al racconto di Cognetti che, mescolando le proprie parole alle sue, ce la restituisce in un ritratto nitido e delicato: un omaggio a un'artista che, senza saperlo e senza volerlo, ha scritto un capitolo della storia del secolo scorso.
Bologna, Tamari, 1982, 8vo brossura con sovraccopertina illustrata a colori, pp. 99, alcuni disegni nel testo.