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brossura Il rapido diffondersi della fede cristiana, il difficile rapporto con l'autorità imperiale, il vasto - spesso aspro - dibattito intorno ad alcuni grandi temi dottrinali, determinarono nel II secolo d. C. la nascita e lo sviluppo di una ricca letteratura apologetica in lingua greca e latina rivolta al mondo pagano, fondata sulla necessità di difendere la nuova religione dagli attacchi, spesso infamanti, degli avversari: apologie scrissero dunque, in questo secolo, Quadrato, Giustino, Taziano, Atenagora, Melitone, Minucio Felice, Tertulliano, che spesso si rivolsero direttamente agli imperatori (Quadrato ad Adriano, Giustino ad Antonino Pio, Atenagora a Marco Aurelio e Commodo, Melitone a Marco Aurelio). Da segnalare fra tutte queste opere, per la limpidezza dello stile, la forza dell'argomentazione, il tono appassionato dell'esposizione, la raffinata conoscenza della tradizione letteraria l'anonimo trattatello in lingua greca, indirizzato a un certo Diognèto, un pagano di alta condizione sociale cui l'autore (forse appartenente all'ambiente alessandrino: ma non mancano diverse ipotesi), dopo le consuete critiche rivolte al paganesimo e al giudaismo (cc. 2-4), illustra l'essenza della rivelazione cristiana (cc. 5-12).
ril. Il libro - come ci informa Walter Della Monica nella sua presentazione raccoglie scritti pubblicati sul Resto del Carlino, dove Fuschini teneva una seguitissima rubrica di domande e risposte fra lui e i lettori del giornale. Se mai avessimo bisogno di una prova ulteriore della ricchezza umana e dello stile prodigioso del gran prete ravennate - l'uomo che Giuseppe Prezzolini definì il maggiore degli scrittori cattolici del Novecento - qui la troveremmo in assoluta e solare evidenza: perché nelle sue risposte insieme acuminate e dolcissime, ironiche e svagate, divertite e graffianti, e sempre nella luce della sua fede, don Fuschini impegna tutta la sua intelligenza e tutta la sua finissima arte di narrare, dando fondo per intero alla ricchezza di una parola impareggiabile.
in-8° pic., pp. X-523. Leg. in tela edit. con tit. in oro al dorso. Ex libris all'interno in etichetta e a penna sul front. Buono l'interno.
br. Alla fine del 1920 Joseph Roth si trasferisce a Berlino, collaborando con la Frankfurter Zeitung e altri quotidiani. Proseguendo la tradizione viennese del feuilleton, Roth porta questo genere a una moderna forma di reportage letterario, e si pone come appassionato testimone e acuto osservatore della vita sociale del suo tempo. I reportage qui raccolti ci offrono una sorprendente e personale visione della Berlino degli anni Venti, una città che si propone come asilo per rifugiati ebrei, russi, turchi, armeni, greci, una metropoli di persone senza fissa dimora, di mendicanti, di senzapatria che lottano per la propria sopravvivenza. Roth accompagna il lettore alla scoperta di luoghi significativi, primo fra tutti lo Scheunenviertel, il quartiere che un tempo dette rifugio ai molti ebrei esuli dell'Europa dell'Est, un mondo vitale e variopinto che "puzza di cipolle, pesce, grasso e frutta... ", e di cui Roth si serve anche per fare una sofferta e acuta riflessione sulla questione ebraica. Ma c'è anche la Berlino delle avanguardie, dal volto moderno, borghese e benestante, cui Roth non risparmia scetticismo e ironia su temi quali il traffico, l'architettura, la politica, la moda, i grandi magazzini, il ritmo frenetico della metropoli in espansione e la commercializzazione dell'industria del divertimento. Ogni luogo, con i suoi bizzarri ed eccentrici individui - tra cui accattoni, prostitute, ballerine, magnaccia, garzoni di bottega, artisti... - che popolano le notti e i quartieri berlinesi, nonché la gente comune osservata nella sua quotidianità, diventa per Roth l'occasione di penetranti considerazioni storiche e sociali, descrizioni piene di simpatia nei confronti degli emarginati, e di accusa e denuncia del conformismo dei tempi nuovi che porta alla perdita di identità e all'appiattimento dell'individuo. Roth ci regala insomma un quadro variegato, divertente e sofferto di una città inquieta e in continua espansione che ha rappresentato una grande rivoluzione culturale e dei costumi.
br. Un uomo, i suoi cani e il parco: quello di Villa Doria Pamphilj per estensione il più vasto della Capitale. Passeggiate lente e girovaghe. Niente di più consuetudinario e, per usare un'allocuzione un po' desueta, piccolo borghese. Tuttavia questa "ordinarietà" contemplativa diventa, d'incanto, grazie alla visionarietà dell'autore, occasione di analisi esistenziali individuali e collettive. Il parco diviene giardino epicureo dove il peripatetico andare in solitudine schiude riflessioni filosofiche, politiche e letterarie sulla natura e la condizione umana del Terzo millennio. Tutto è occasione di riflessione e disincanto sui destini ultimi di una umanità in cui la stagnazione spirituale, l'egoismo e il pensiero unico fanno dei popoli un mero terminale di mercato. Resiste tuttavia la poesia e la magia dell'arte e, ancora, l'apostasia di coloro che amano il loro sogno seppur li tormenta. È opera, quella di Carlo Volponi, singolare per architettura e contenuti, adornata da florilegi di aneddoti, storia, citazioni e richiami poetici che ci restituiscono approdi interiori.
ill., br. Dalle cailles ai blinis, al consommè di tartaruga, attraverso l'Amontillado, il Veuve Cliquot e il Clos Vougeot, ecco l'accurato menù messo a punto dalla Babette del famoso testo di Karen Blixen per far venire l'acquolina in bocca a lettori e cultori del gusto. Allegra Alacevich ci conduce in un percorso tra cucina e letteratura e offre le ricette per ricreare uno tra i pranzi più famosi della narrativa e del cinema.
br. Un'antologia di versi, saggi e lettere che coprono l'intero arco temporale dell'opera di Vja?eslav Ivanov, il padre del simbolismo russo.
ill., br. Il libro raccoglie le principali descrizioni paesaggistiche di Roma presenti nelle novelle, nei romanzi e nei taccuini di appunti di Federigo Tozzi. ?Nonostante lo scrittore abbia vissuto nella capitale soltanto sei anni - dal 1914 al 1920 - le immagini che ci ha lasciato, sia dei luoghi del centro, sia della campagna fuori dalle Mura aureliane, sono numerosissime. Molti di questi luoghi sono oggi irriconoscibili perché la città dove ha vissuto Tozzi è la "Roma sparita" delle cartoline antiche, con i pastori che portavano le pecore a bere nel Tevere "affondando con le zampe" nel greto fangoso e con i reperti antichi che spuntavano dappertutto in mezzo all'erba. È la Roma delle botticelle (le tipiche carrozze trainate dai cavalli) e dei primi teatri di posa costruiti fuori dalle mura: edifici in legno e stoffa dove prendeva vita "il cinematografo".
in-16°, pp. XX-89. Leg. edit. con sovracc. ill. a colori con lievi tracce d'uso. Buono l'interno.
ill., br. Qual era il vero paese di Renzo e Lucia? Dov'era ubicato il castello dell'innominato? Com'era fatta la casa di Agnese? E la stradetta dei Bravi? Giuseppe Bindoni, analizza il testo manzoniano e ci svela le vie, i borghi e persino le abitazioni in cui hanno vissuto i protagonisti del celebre romanzo.
br. "Mi pare riduttivo nominarla. Preferisco il nome comune di luogo: l'isola. Appartata, inaccessibile. Eccentrica. Approdo e punto di fuga. Invece parlo proprio di Stromboli. Mi è sembrata un'eccellente idea fermarmi sotto il vulcano. Al culmine della mia carriera di irrequieta. Dato che nulla è permanente, nemmeno una casa, nemmeno le cose, nemmeno la vita umana. Mi esercito alla provvisorietà. Cerco un senso d'impermanenza. Una marcia di avvicinamento al distacco. È la lontananza, la chiave di questa ottusa felicità. Sono, finalmente, lontana. Da che cosa esattamente non lo so, ma mi pare che non abbia importanza. Dalla terraferma. Dalla città. Dalla realtà. Non lo so. Mi sento lontana e basta". Lidia Ravera ha eletto Stromboli a suo domicilio rifugio, una scelta non casuale, adeguata a chi come lei è "in conflitto perpetuo col suo tempo". Un'isola per casa per sperimentare una temporalità diversa, quella del presente e non quella di un futuro da rincorrere. Per appropriarsi del tempo della natura, il tempo della contemplazione. Solitario. Da contrapporre al tempo che fugge, delle carriere e delle ambizioni, delle seduzioni, dei confronti e degli impegni di militanza politica e culturale. Un tempo nuovo, di qualità, contrario al tempo dell'ansia dell'esserci, testimoniare, essere visti, darsi da fare.
Volumetto editoriale vintage, mende da uso e del tempo segnano la sovraccoperta con strappi e ampie mancanze ai bordi, velatura di polvere e brunitura, le copertina in cartoncino con titolo dorato impresso al dorso è conservata in buonissimo stato, i tagli sono polverosi e ingialliti così come i margini delle pagine che risultano ben salde alla legatura e con ottima fruibilità del testo, sporadiche macchioline da umido ai risguardi e al frontespizio. Discreto l'esterno, molto buono l'interno. Anno di edizione non indicato. N. pag. XV (15) + 215. Totale n. 230. USATO
Paris, Éditions Tchou, 1967; in-8, 288 pp., broché. Bon état.
AA. VV. AA. VV. Bjornstjerne Bjornson. Club degli Editori. 1967 - I. Milano, Club degli Editori 1967 - I italiano, in sedicesimo pp.XL + 774 10413 Bjornstjerne Bjornson - I ed. - in 16 - Caronato - con acetato di protezione e copripolvere - pp. XL + 774 - ottimo - sovraccoperta in acetato strappata all'angolo superiore del dorso
br. Nella nona decade della sua vita, alle soglie del nuovo millennio, Czeslaw Milosz decide di raccontare il suo Novecento. Comincia allora a rovistare nei cassetti della memoria e ne trae figure, luoghi, fenomeni: un fulgido mosaico di vicende proprie e altrui che spaziano da un continente all'altro, da un'epoca all'altra, delineando una personalissima enciclopedia del secolo appena trascorso, un alfabeto di ricordi e riflessioni sulla civiltà occidentale. Ma, come sempre, la memorialistica di Milosz scaturisce non già dall'impulso a eternare sé e il proprio vissuto, bensì dall'esigenza di testimoniare, anzi di perpetuare il mondo, meraviglioso e terribile. Milosz rinuncia così al ruolo di protagonista per assumere quello di regista, chiamando in scena grandi attori e piccole comparse, mosso dal duplice intento di " salvare " tutto ciò che in un modo o nell'altro ha avuto un ruolo nella sua vita, e di riflettere sul proprio tempo. Non stupisce quindi che accanto a medaglioni imprescindibili per un grande intellettuale - come quelli su Rimbaud, Schopenhauer, Whitman, Dostoevskij o Baudelaire - compaiano riflessioni sulla pittura di Edward Hopper, sull'alchimia o sul buddhismo; che "la fine del capitalismo" o "la stupidità dell'Occidente " si specchino nei lemmi dedicati al mondo russo-sovietico; che i commenti sulla " spietatezza " o sulla " blasfemia ", sul " pregiudizio " o sulle " lettere anonime " stemperino le loro note amare nel fascino di paesaggi nordici o mediterranei.
In 16? (cm 18,5), Brossura, pagg.155-(4) testo su due colonne, traduzione di traduzione di Maria Benedetta de Castiglione, copertina a colori di Karel Thole. Collana "Urania" a cura di Carlo Fruttero e Franco Lucentini, n. 974. Un mostro da 100 tonnellate risale dal Fondo dell'Atlantico, cattura il transatlantico "Queen Alexandra", riduce in schiavit? i passeggeri e parte la conquista della Florida e degli Stati Uniti. Complesso romanzo con incalzanti successioni di catastrofi in preparazione dell'atomico scioglimento che liberer? la Terra dall'incubo, in cui si affronta oltretutto il tema scottante dei rapporti tra l'umanit? i suoi dei veri o falsi.
ill., br. Intorno al "corpo" di un film, esiste sempre un altro corpo di testi preparatori, appunti, interviste e di documenti che ne illuminano la genesi e i diversi processi dall'ideazione alla realizzazione al montaggio definitivo. Questo volume, dedicato al "laboratorio" di "Accattone" (1961), il primo film di Pier Paolo Pasolini, comprende fra l'altro il trattamento e appunti inediti dell'autore, una selezione delle interviste che rilasciò durante e dopo la lavorazione, le riproduzioni di alcuni disegni preparatori, la ricostruzione delle complesse vicende censorie e delle reazioni, anche accese, che suscitarono le prime proiezioni, i testi sul film di scrittori quali Alberto Moravia e Carlo Levi, le testimonianze dei collaboratori e alcune immagini dei sopralluoghi e del set del film.
brossura Tra il febbraio del 1935 e il luglio del 1936, Roberto Arlt pubblica sul quotidiano con il quale collabora dal 1928 e grazie al quale raggiunge una fama eccezionale, "El Mundo", le sue "Acqueforti spagnole". Arlt viaggia in lungo e in largo nella penisola iberica e ne trae il racconto di un'avventura dalle molteplici tinteggiature sullo sfondo della frenesia che si respira nel paese alle porte della guerra civile. In ciascuno dei luoghi visitati, Arlt si immerge nelle attività di ogni giorno, ascolta gli aneddoti nei bar, nelle strade e nei caffè, si abbevera al calore della vita e si affligge davanti alla miseria dei quartieri poveri e alla grande quantità di disoccupati che popolano le strade, delinea il quadro economico e sociale e cerca di comprendere una situazione politica che si presenta turbolenta e prossima a esplodere. Trovano spazio nel taccuino di Arlt le feste religiose, il panorama culturale, i movimenti nazionalisti e indipendentisti, la questione agraria, la descrizione dei monumenti, delle chiese e delle città: sono questi gli universi per i quali Arlt transita, cercando di dare risposte e vaticinando catastrofi ormai prossime.
Brossura editoriale in cartoncino flessibile, dalla copertina illustrata, leggermente annerita e lesionata. Buono lo stato di conservazione, pagine perfettamente tenute, ossidate da tonalità seppia, come i tagli. Numero pagine 102. USATO
br. Che ci fa un sarto su una barca in mezzo al mare, con un carico di stoffe? Cosa direbbero la seta, il bisso, un paio di jeans o un abito smesso, se per una volta potessero raccontare la loro storia in prima persona? E un calzino bucato poi, perché parlarne? Pretesti, pretesti perfetti pescati a caso tra i mille possibili che le stoffe concedono per raccontare di epoche precise, dei mille mestieri che le riguardano, di personaggi romantici e avventure anche solo plausibili. E poi i ricordi personali, quelli che ognuno ha, da ritrovare tra le parole e di cui prendersi nuovamente cura. Di questo, di stoffe, tessuti e ricordi altrui in cui ritrovare i propri, vorrebbe raccontare questo libro.
br. "A tutti i cani della zona piaceva vedermi mentre mi esercitavo, e venivano tutti a osservarmi, perché all'epoca non è che accadessero molte cose nelle vicinanze che potessero intrattenere i cani. E mi occorse molto tempo per imparare a evitare i cani, ma alla fine riuscii a fare anche questo. (...) Acquistate una bicicletta. Non ve ne pentirete, se riuscirete a sopravvivere." (M. T.)
Very Good Latin Paperback. Roy. 8vo. (24 x 17 cm). In Latin. 19 p. Aegyptus: Libellus qui publica laude dignus in 'Certamine Capitolino' XVII (MCMLXVI) habitus est. [Including De Franco's business card and signed copy]. Signed by Umberto De Franco. Extremely rare. Not in OCLC.
br. Dieci scrittori si raccontano tra professione e vita privata, strumenti del mestiere e ossessioni. Dieci conversazioni pungolate da Mariagloria Fontana in onda e fuori onda per rispondere alla più insondabile delle questioni: che cos'è la scrittura e chi è uno scrittore? Cinque autrici, Nadia Terranova, Lisa Ginzburg, Viola Di Grado, Chiara Gamberale, Teresa Ciabatti, e cinque autori della letteratura italiana, Roberto Cotroneo, Andrea Pomella, Emanuele Trevi, Luca Ricci, Marco Missiroli, fra i più amati e rappresentativi degli ultimi anni svelano segreti e debolezze di un mondo che ancora oggi risplende di fascino e incanto.
br. Un libro agile e dilettevole che raccoglie aforismi, favole, profezie e insegnamenti del genio toscano. Non c'è saccenza, ma un distillato preziosissimo di saggezza e intelligenza.
br. Il piccolo principe, ma non solo. Frasi e pensieri sottili e vibranti, meditazioni e riflessioni che, specchio dell'esperienza di pilota d'aereo di Saint-Exupéry, riflettono il senso di un'esistenza fondata sui principi di solidarietà e fraternità. Un abbraccio per il cuore.