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br. "Il Convegno Nievo che qui si presenta è quello giunto alla quinta tappa. E, sempre più, di un percorso si tratta, lungo un cammino segnato dalla collaborazione continua e costante, intensa e estesa, della Fondazione Ippolito e Stanislao Nievo con l'Università di Roma "Tor Vergata". Ippolito, dunque, e Stanislao ovvero Stanìs, come ormai tutti noi lo chiamiamo per familiarità crescente e non solo per troppo indebita confidenza. A Stanìs è dedicato questo volume, alle sue 'storie di viaggio', che rendono il Viaggio una vicenda vitale, degna di essere raccontata e, quindi, una Storia. Ma Stanìs ci insegna che anche la Storia si concretizza, attraverso lo Stile del racconto, nella forma del Viaggio. I contributi qui raccolti indagano il tema centrale da molti e variegati punti di vista e con molte e variegate cornici ermeneutiche. Il risultato è, ancora una volta, un acquisto sicuramente originale che, mentre tributa al pronipote di Ippolito un giustificato riconoscimento, esalta l'ininterrotta attività poietica dei Nievo" (dall'Introduzione di Rino Caputo).
br. "Questa settima Giornata di Studio, dedicata a Stanislao Nievo nel decimo anniversario dalla sua scomparsa, vuole in qualche modo dare atto dei suoi molti talenti. In alcuni interventi leggerete delle sue capacità di giornalista e di narratore e quindi dei sui romanzi e racconti pluripremiati, in cui fin dalla prima prova, mi riferisco a Il prato in fondo al mare, Premio Campiello 1975, inaugura, se così si può dire, un nuovo modo di narrare dove la precisione dell'indagine scientifica si intreccia alla scrittura creativa, fantastica, componendo un tutt'uno che diventerà un po' la cifra originale di tutte le sue opere. In altri, invece, leggerete dei suoi progetti innovativi come i Parchi Letterari, in cui c'è una forte commistione tra letteratura e territorio o meglio tra letteratura e paesaggio culturale. Nievo ideò il progetto per promuovere, difendere e proteggere, con l'ausilio di uno scrittore famoso, le tante piccole e preziose località del nostro bel Paese; in anticipo sulle direttive dell'Unione Europea, ratificate dall'Italia nel 2006, più di dieci anni dopo la nascita dei Parchi Letterari." (dalla prefazione)
br. Stanislao Nievo, discendente del grande Ippolito, è stato uno dei protagonisti del secondo Novecento. Dopo un periodo vissuto all'ombra, anche stilistica, del proprio avo, la sua scrittura ha intrapreso un personalissimo percorso, un viaggio, e non è solo un modo di dire: i suoi scritti nascono in luoghi lontani, e soprattutto allora poco frequentati, come la Papua Nuova Guinea, con le sue isole, e la New Ireland, dove Nievo insegue una storia ottocentesca di immigrazione europea. Nel corso della sua carriera letteraria Stanis viaggia in tutto il mondo, fino all'Antartide, ma il luogo a cui è più legato resta Roma: è lì che poggia la valigia, ogni volta che torna in Italia; alla Roma, caput mundi, alla Roma città eterna è dedicata l'ultima sua opera, Canto di Pietra. Al legame viscerale e profondo di Stanislao Nievo con la Capitale è dedicato anche questo volume. All'interno vari contributi di importanti letterati ed esperti di letteratura italiana: Giorgio Patrizi: Stanislao Nievo nella Roma del "boom": società, cultura e politica Fabio Pierangeli: Volti di Roma femminile. Mater Matuta contro Circe nell'Aurora di Stanislao Nievo Anna Pozzi: Stanislao Nievo al Premio Strega Ugo Olivieri: Stanislao Nievo e il paesaggio Giulio de Jorio Frisari: Canto di pietra: gli archetipi Alberto Manodori Sagredo: Le immagini fotografiche del Canto di Pietra Sabino Caronia: Gli ultimi cavalieri dell'Apocalisse.
brossura
Rieti, Arti Grafiche Nobili, 1992, 8vo brossura con copertina illustrata, pp. 242, alcuni disegni e foto nel testo. Firma di possesso.
In 16? (cm 19,5), Leg. edit. tutta tela, pagg. con titoli al piatto e al dorso, sovracop. ill. a colori, pagg. 533, traduzione di Hilja Brinis, segni del tempo alla sovracop., ma buon es. Collana "Romanzi moderrni Garzanti"
br. Divertire e divertirsi era il talento di Beppe Viola. Con questo libro, fatto di testi dimenticati o dispersi ("fogli, foglietti, appunti... più un tot di pezzi strepitosi, distribuiti a chi capiva la stoffa e a chi no", racconta Giorgio Terruzzi), veniamo catapultati nel laboratorio Viola in tutta la sua più irriverente sardonicità, lì dove è concentrato il suo istinto creativo, fatto di sorpresa, stupore, spiazzamento. Naturalmente, si parla di calcio: Milan, Inter, doping, arbitri, moviola, presidenti, tifosi, ma anche di rugby, amicizia, cavalli, donne; poi ci sono interviste mai realizzate, una serie di «quelli che» tagliati dalla canzone, progetti per altre canzoni, spot pubblicitari e trasmissioni radiofoniche. Sono pezzi che possono essere letti anche come una biografia in filigrana dell'ultimo Viola, segnata dalla creazione dell'agenzia giornalistica Magazine, altrimenti detta Marchettificio: «La scelta dei collaboratori - scrive Viola a Franco Carraro, presidente del Coni - viene fatta soltanto ed esclusivamente sulla base della mia simpatia personale. In tanti anni di marciapiede sappiamo perfettamente quali sono i giornalisti bravi, quelli modesti, chi becca la stecca e chi lavora seriamente e con competenza». Quella Milano e quell'Italia vengono spietatamente scansionate dal suo occhio vigile e malinconico, e filtrate da un «lessico famigliare» che è ormai diventato patrimonio nazionale. Con scritti di Marco Pastonesi, Giorgio Terruzzi e Marina Viola.
br. "È questo il mondo in cui vorremmo vivere in permanenza, sempre slalom esaltanti, prodigiose seconde manches, o nei circuiti staccate repentine, idealmente all'ultimo giro". Sono le parole dell'autore a restituirci il senso di questo volume con testi inediti, una raccolta di scritti tra il diario e l'invenzione narrativa, la cronaca e l'autobiografia, che ci racconta lo sport e il ruolo che ha avuto nella vita di Meneghello. Queste pagine vibranti - composte da rapide storie, tableaux vivants, schegge aforistiche - disegnano un ritratto vivido e intimo dell'autore ragazzo e poi uomo, della sua passione per lo spor, che si tratti di ranpegare in montagna o dell'atletica, del tennis o del calcio; in esse ritroviamo la materia di Malo e quella di Reading, i luoghi delle origini, i giochi di paese, e poi gli amici della giovinezza ed esilaranti piccole epopee narrate con levità e inconfondibile stile. Il risultato è un percorso capace di illuminare tutta l'opera di Meneghello e il suo modo unico di osservare la realtà e concepire la scrittura.
br. "Spettri della mia vita" è l'opera ardita di un uomo nato sotto Saturno che affrontava ogni giorno i suoi fantasmi, è il racconto struggente di uno scrittore e critico geniale che sentiva la nostalgia del futuro. Intrecciando indissolubilmente pubblico e privato, coglie Mark Fisher nei suoi momenti più intimi e scoperti. La critica culturale sconfina in analisi esistenziale e cultura pop, «di massa», si incarna nel singolo, che vive nella sua concreta esperienza i fenomeni di cui scrive. Tra letture di Sebald e Peace, ascolti di Joy Division e Burial, visioni di Stalker e Inception, Fisher compone una mappa del sentimento individuale e collettivo.
br. Le difficoltà e le gioie del processo creativo; le tecniche narrative; i consigli ad amici scrittori impegnati nella stesura dei loro libri; i giudizi sull'opera di colleghi illustri, da Proust a Joyce, da Jane Austen a Dostoevskij: Spegnere le luci e guardare il mondo di tanto in tanto ci conduce per mano nel laboratorio di Virginia Woolf. Il curatore ha estratto dal suo epistolario una serie di citazioni e di brevi passi, tutti dominati dalla volontà di distaccarsi dal proprio mestiere per rimetterlo in prospettiva, e riprendere la scrittura con rinnovata consapevolezza. Un compendio prezioso e illuminante non solo per gli appassionati e gli studiosi della Woolf, ma anche per gli aspiranti scrittori e gli amanti della grande letteratura.
brossura C'è un dibattito che non si è mai spento, quanto meno nei fatti, a proposito della composizione di genere degli autori di poliziesco, nel senso più ampio del termine, in Italia. Senza voler entrare nel merito di una questione che ha un impatto indubbio sia sulle politiche editoriali che sui percorsi di lettura, questo volume raccoglie interviste ad autori di poliziesco italiani, con una specifica scelta di soli autori uomini che vengono però intervistati da una donna. Curiosamente, nelle interviste emergono due tessiture comuni, a prescindere dalle origini diverse, dalle diverse appartenenze e dalle differenti affiliazioni, degli autori prescelti. Vi è per esempio un debito comune nei confronti delle madri, cui tutti gli autori riconoscono, povere o benestanti che fossero, una grande lungimiranza e sensibilità. Molti scrittori riconoscono nelle figure femminili che li hanno accompagnati nella vita l'origine della loro passione per la scrittura e la responsabilità di averli avviati verso l'amore per la parola scritta e detta, che poi si sarebbe fatta, nel tempo, narrazione. Il secondo aspetto complessivo è inoltre il modo in cui, nel loro insieme, queste interviste disegnano il paesaggio di un'Italia difficile, spesso povera e marginale, e con analoghe caratteristiche sia a Nord che a Sud. L'ambizione di questo testo è mostrare un aspetto inedito di profili molto noti, tutti scrittori di successo, spesso con esperienze professionali che spaziano molto oltre i confini del poliziesco letterario.
brossura C'è un dibattito che non si è mai spento, quanto meno nei fatti, a proposito della composizione di genere degli autori di poliziesco, nel senso più ampio del termine, in Italia. Senza voler entrare nel merito di una questione che ha un impatto indubbio sia sulle politiche editoriali che sui percorsi di lettura, questo volume raccoglie interviste ad autori di poliziesco italiani, con una specifica scelta di soli autori uomini che vengono però intervistati da una donna. Curiosamente, nelle interviste emergono due tessiture comuni, a prescindere dalle origini diverse, dalle diverse appartenenze e dalle differenti affiliazioni, degli autori prescelti. Vi è per esempio un debito comune nei confronti delle madri, cui tutti gli autori riconoscono, povere o benestanti che fossero, una grande lungimiranza e sensibilità. Molti scrittori riconoscono nelle figure femminili che li hanno accompagnati nella vita l'origine della loro passione per la scrittura e la responsabilità di averli avviati verso l'amore per la parola scritta e detta, che poi si sarebbe fatta, nel tempo, narrazione. Il secondo aspetto complessivo è inoltre il modo in cui, nel loro insieme, queste interviste disegnano il paesaggio di un'Italia difficile, spesso povera e marginale, e con analoghe caratteristiche sia a Nord che a Sud. L'ambizione di questo testo è mostrare un aspetto inedito di profili molto noti, tutti scrittori di successo, spesso con esperienze professionali che spaziano molto oltre i confini del poliziesco letterario.
br. I racconti di Levi si ispirano a un groviglio di motivi, di argomenti, e di eventi della nostra esistenza, come della micro e della macro storia. Presentano un vasto materiale tratto dai moduli più disparati del fantastico: vi si avvicinano, innestano, e mescolano una dovizia di mitologie, di civiltà, e di tradizioni delle culture più lontane e più diverse. Allora si apprende che il realismo è il fantastico della vita. Gli accesi toni dell'umorismo collaborano allo sviluppo di parecchie funzioni dei racconti; sostengono l'andamento ludico del rovescio; enfatizzano profonde preoccupazioni ed inquietudini, come il sentimento tragico della vita; rafforzano la satira alle attività irrazionali dell'uomo, anche di come questi usa e abusa sia la scienza che la fantascienza... Il saggio di Zangrilli rivaluta l'enorme geografia neofantastica dei racconti di Levi, che la critica contemporanea ha spesso trascurato, come l'aspetto più moderno e significativo della sua opera di scrittore.
In 16? (cm 19), Brossura, pagg.347-(4) cop. ill. a colori, buon es. Collana "I nuovi bestsellers", 331. Carla Neggers ? autrice della New York Times Bestsellers List. Il libro ? "un romanzo che combina alla perfezione l'azione, il mistero e la passione di una travolgente storia d'amore".
Genova, Emiliano degli Orfini, 1939, 8vo brossura originale, pp. 55 (Collezione degli Scrittori Nuovi diretta da Aldo Capasso, 36) . Intonso.
ill., ril. Quando ricettari e cuochi sembrano dominare il mercato editoriale, Slow Food Editore presenta una nuova collana dove recuperare il sottile, per quanto solido, filo che lega la letteratura alla cucina. Nella "Piccola Biblioteca di Cucina Letteraria" questo legame diventa l'occasione per la migliore divagazione narrativa: la scrittura come tramite per la poeticità di un piatto, un cibo, una preparazione. I più grandi scrittori, poeti e accademici italiani offriranno la loro penna per celebrare la nostra cucina. Questi autori onorano un piatto con una narrazione, un resoconto, un aneddoto, una storia o novella, o anche una manciata di versi: l'esiguo spazio di ventiquattro cartelle per poter mettere da parte la propria fama, lasciando la gloria al cibo che più li appassiona.
Paris, José Corti, 1991; in-8, 345 pp., broché. Très bon état.
br. Mio padre tornava a casa dall'ufficio e ripeteva ossessivamente una frase: "Sta diventando una cosa impossibile". Ma che cosa o chi stava diventando una cosa impossibile? Qualcosa di più grande del lavoro e di più piccolo della vita? O era così debordante da essere più grande della vita? C'erano giorni in cui molte piccole cose che componevano la vita erano più potenti e importanti della vita stessa, che pareva un'entità misera, lontana. Allora fuori esisteva questa cosa che rendeva la vita impossibile a mio padre, a milioni di esseri umani e animali e vegetali, e la cosa diventava impossibile perfino per se stessa, si sarebbe suicidata senza rendersene conto, questa cosa che nemmeno si poteva definire continuava a lievitare, soffocava l'esistenza di tutto.
ill., br. Come l'Apocalisse ricorda più volte, un agnello fu ucciso «prima della costituzione del mondo». Quell'agnello sarebbe stato una presenza ricorrente nella Bibbia e il suo sangue sarebbe servito a riscattare temporaneamente gli Ebrei, come accadde con la fuga dall'Egitto, per riapparire un giorno davanti agli occhi di Giovanni Battista nella figura di Gesù - e questa volta il suo sangue avrebbe riscattato tutti per sempre. «Dall'animale muto per il terrore si giungeva al Logos, alla Parola vivente. Era questa la storia sacra». Ma chi era quell'essere candido e ferito che Iahvè aveva posto all'inizio di tutto? Per mano di chi era stato ucciso e perché alla fine del Nuovo Testamento, proprio nell'Apocalisse, faceva ritorno? Non bastava che Gesù, con la sua morte, avesse riscattato l'umanità intera? Nessuno ha saputo rispondere. Ma i suoi occhi - quegli occhi distanti e impenetrabili che van Eyck una volta osò raffigurare nel Polittico di Gand - sembrano guardarci ancora attraverso le pagine di questo libro, che con voce pacata e definitiva ci obbliga a ripensare una delle figure più misteriose e sconcertanti della Bibbia e del cristianesimo.
brossura Dopo un esilio durato 25 anni per la sua opposizione al regime bianco razzista della Rhodesia, Doris Lessing ritorna nell'odierno Zimbabwe per quattro volte dal 1982 al 1992: il libro è il resoconto di queste visite. E' un libro della memoria, la Lessing evoca la sua infanzia passata in una fattoria isolata nel bush, i suoi genitori, suo fratello ed esplora i modi spesso inaspettati in cui gli elementi della tradizione africana del passato oggi si fondono alle abitudini dei bianchi.
br. Nick Hornby ci accompagna in un viaggio tra i suoi variegati acquisti libreschi, cogliendo l'occasione per parlarci non solo di libri, ma anche e soprattutto di amore, di figli, di sesso, di calcio, di musica... in una parola, di vita. Che si tratti di un ponderoso saggio di oltre seicento pagine su sei anni di storia della Gran Bretagna, imprevedibilmente avvincente, o di un classico come Dickens (letto però su un e-reader per provare il brivido del contrasto...) oppure ancora di una serie di libri per ragazzi letti insieme ai suoi figli, i consigli e i commenti di Hornby sono sempre dettagliatissimi, fuori dagli schemi e molto divertenti. Piacevoli come e più dei romanzi di cui scrive.
br. Dal primo giorno di scuola, in cui mamme, papà, nonni e fratelli accompagnano in massa i bambini fino in classe scattando foto a raffica, neanche fossero a un concerto degli Stones, alle raccomandazioni per la mensa, che la stagionatura del Parmigiano, si sa, dev'essere almeno 38 mesi; dai pidocchi, che ogni anno proliferano sulle teste degli alunni generando ansie e sospetti, al kit di sopravvivenza per la gita, che prevede praticamente tutto tranne un gps satellitare. Matteo Bussola fa un ritratto divertito e serissimo della scuola di oggi, confrontandola con quella di quand'era piccolo lui. E si domanda perché abbiamo smesso di considerarla un luogo in cui imparare il rispetto per noi stessi e per gli altri. Con il tono caldo e intimo che è ormai la sua inconfondibile cifra, lo sguardo attento a ogni storia che incontra, parte dalla sua esperienza per scrivere una lettera a tutti noi, arrivando al cuore della nostra paura. Quella di «lasciar andare i nostri figli nel mondo, permettere che compiano i loro passi senza di noi».
br. Oltre cento interviste distribuite nell'arco di quattro decenni: il più imponente corpus disponibile di autocommenti calviniani. L'effetto è quello di un grande cantiere autobiografico: un'autobiografia in progress, mobile e sfaccettata, costruita per successive espansioni. Un'autopresentazione simile a un prisma rotante che prende forma davanti ai nostri occhi, senza mai consentire una visione completa e stabilizzata. Proprio così, forse, Calvino avrebbe desiderato apparire: coerente ma non inerte, dinamico senza essere dispersivo, e intento a un'assidua costruzione di sé. Pur nella brevità del respiro consentito dalla forma intervista, queste pagine offrono una messe di osservazioni straordinariamente ricca. Sull'opera calviniana, ma anche sul genere romanzesco, sulla letteratura italiana, sul modo di leggere e sul ruolo dei lettori. E poi valutazioni politiche sulla storia italiana e numerose considerazioni su se stesso. Introduzione di Mario Barenghi.
in-8° piccolo (22 x 14,5 cm); pp. 180; leg. in brossura editoriale con copertina e sovracoperta e titolo in rosso e nero al piatto ant. e in b/n al dorso entro cornice rettangolare rossa, frontespizio in b/n; marca tipografica in rosso al piatto ant.; l'autore, Cesare Pascarella (1858-1940), era pittore e disegnatore, poeta dialettale romanesco, nato a Roma. Rif.: IT\ICCU\LIA\0019789. Cond.: tracce d'uso alla copertina con piccoli strappi senza perdite, presenza di leggere macchie, taglio esterno irregolare; opera completa, in buone condizioni generali.
brossura Quando il Sommario apparve a Parigi, nel 1949, Cioran era un oscuro apolide, che aveva già pubblicato in Romania opere importanti, ma ignorate da tutti. La cultura francese inclinava per l'engangement e le sue molteplici bassezze, che sarebbero poi venute alla luce con decenni di ritardo. Cioran era perfettamente solo e, con queste pagine, scopriva una lingua, il francese, di cui si rivelava subito maestro. Non alla maniera di Sartre ma piuttosto a quella di Chamfort e di Pascal. Con un solo gesto Cioran presentava tutto se stesso. Così non meraviglia che questo libro abbia avuto la ventura di incontrare come traduttore in tedesco uno dei poeti più alti del secolo: Paul Celan.