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Stato di conservazione: OTTIMO, etichetta ex libris (con nome del proprietario) applicata all'occhietto di ciascun volume, qualche minuscola fioritura al taglio davanti, per il resto perfetto. Edizione di lusso a tiratura limitata e numerata di 999 esemplari corredati di ex libris ad personam. Esemplare numero 801. Ciascun volume reca al colophon la seguente indicazione: Volume composto con caratteri Baskerville e curato nel testo da Maria Pascoli e da Angelo Sodini è stato impresso nel [data] nelle Officine Grafiche veronesi A. Mondadori su carta di Maslianico recante in filigrana la sigla pascoliana "Sub Arbuto" questo volume è stato impresso anche nella presente edizione di lusso di 999 esemplari numerati in cifre arabe corredati di ex libris "ad personam" ed esclusivamente riserbati alle prenotazioni. Elenco dei volumi: I - Myricae, 1935, ventiduesima edizione, pp. XXI, 215 II - Primi poemetti, 1932, dodicesima edizione, pp. XVIII, 201 III - Nuovi poemetti, 1931, ottava edizione, pp. IX, 197 IV - Canti di Castelvecchio, 1931, quattordicesima edizione, pp. XV, 255 V - Odi e Inni MDCCCXCVI-MCMXI, 1935, nona edizione, pp. XXI, 225 VI - Poemi conviviali, 1934, sesta edizione, pp. XVIII, 225 VII - Poesie varie raccolte da Maria, 1936, terza edizione, pp. XVII, 215 VIII - Traduzioni e riduzioni raccolte e riordinate da Maria, 1938, prima edizione, pp. XIX, 220 IX - Poemi del Risorgimento. Inno a Roma. Inno a Torino, 1933, sesta edizione, XIX, 135 X - Poemi italici e Canzoni di Re Enzio, 1934, quinta edizione, pp. XIII, 244
Albumina su supporto originale. Fotografo “Alberto Rabbi / succ. di R. Peli / Bologna / Indipendenza 30”. Sull’albumina il timbro a secco “Riproduzione vietata”. Ritratto del poeta con il viso rivolto a sinistra nei primi anni del Novecento, già canuto. Le pupille sono state ritoccate a china. Buono stato.
Edizione originale. Leggero foxing alla brossura, nel complesso bell’esemplare in barbe. Rappresentato a Barga nello stesso 1901, il Sogno di Rosetta, fu l’unica opera di Pascoli ad essere accettata da un compositore: «A Pascoli sembrava assurdo che nelle opere liriche il testo consistesse, come diceva lui, in ‘puri fattacci di cronaca’. Per lui un’opera lirica doveva basarsi su un testo poetico. Per di più, doveva essere il testo a modellare la musica, e non viceversa. Si capisce bene, allora, come con simili idee bussasse inutilmente alla porta di compositori come Puccini, Mascagni, Leoncavallo e altri contemporanei» (Ruggio, Giovanni Pascoli, p. 203). Dopo moltii tentativi, riuscì ad ottenere che «Il sogno di Rosetta» (poi confluito in «Odi e Inni») fosse musicato dal compositore spezzino Carlo Mussinelli. Appena ventenne e cieco dall’età di tre anni, Mussinelli fece trascrivere il melodramma in caratteri braille e decise di accettare l’impresa, nonostante non apprezzasse il testo e solo per sfruttare la notorietà del Pascoli a suo favore. L’opera venne messa in scena la sera del 14 agosto e nei due giorni successivi, ottenendo un buon successo di pubblico e critica. Vennero organizzate poi rappresentazioni a Genova, La Spezia e Pisa, ma quando si tentò di mettere in scena il melodramma a Milano, in una delle vetrine più importanti d’Italia, il progetto naufragò miseramente: «Riteniamo che di quest’opera non valga la pena interessarsi», scrivevano gli editori Ricordi e Sonzogno (Ruggio, Giovanni Pascoli, p. 205). Si chiudeva così, con un successo fugace seguito da una cocente delusione, il sogno di Pascoli di scrivere poesia per musica. Raro, solo quattro copie in Iccu. Gian Luigi Ruggio, «Giovanni Pascoli. Tutto il racconto della vita tormentata di un grande poeta; in appendice un’ampia antologia dei suoi versi migliori», Milano, Simonelli, 1998. Gambetti - Vezzosi, «Rarità bibliografiche», p. 643.
Quarta edizione aumentata. Più che buon esemplare (diffuse fioriture alle carte, lievissima gora al margine inferiore delle carte, più accentuata alle prime), completo del foglietto d’«errata corrige» sottomisura interfoliato tra p. VIII-IX e del piatto posteriore della copertina originale entro piacevole legatura. Rara quarta edizione. Pubblica 36 nuovi componimenti, di cui 14 del tutto inediti, portando il totale a 152. Viene inoltre fissata in via definitiva la divisione in quindici sezioni. Da alcuni dettagli del carteggio con l’editore, la tiratura risulterebbe «pattuita» in mille copie (Nava, p. CCLXII) «Myricae», ed. Nava, pp. CCLIX-CCLXII
Rara edizione originale. Ottimo esemplare in barbe, perfettamente integro ed eccezionalmente pulito. Plaquette per nozze che Maria Pascoli dedica a Clemenza Marcovigi: «Non mi sono potuta rassegnare che non fosse in qualche modo presente a codesto lieto e solenne avvenimento della tua vita, anche il dolce poeta che ti voleva tanto bene» (dalla lettera dedicatoria di Maria Pascoli). Contiene il dramma «Nell’anno mille» che Pascoli scrisse con l’intenzione di farlo musicare, ma che non fu mai rappresentato. Il testo attraversò peripezie che si protrassero per oltre 15 anni, e che sono ben ricostruite da Maria Pascoli attraverso le lettere e gli appunti manoscritti del fratello (M. Pascoli, «G. Pascoli, Nell’Anno Mille. Sue notizie e schemi da altri drammi», pp. 44 e sgg.: una prima idea risale alla fine del 1894 o all’inizio del ’95, quando Pascoli mentre studiava e accumilava materiale per la composizione, iniziò a tratteggiare uno schema del dramma e incaricò il pittore Antonio Antony di fare un bozzetto per la testata del libretto; e tuttavia, «quando era già pronto per eseguire, un avvenimento famigliare offuscò la sua serentità [...] sì che, perduto ormai il coraggio, lasciò stare il dramma» (M. Pascoli, «G. Pascoli, Nell’Anno Mille», cit., p. 47). Il progetto fu però ripreso a distanza di pochi anni: Pascoli fu infatti invitato a partecipare a un numero unico in onore di Gaetano Donizzetti nel centenario della nascita e propose il prologo del framma, che fu dunque pubblicato nel 1897 in «Gaetano Donizzetti: numero unico nel primo centenario della sua nascita 1797-1897», Bergamo, Arti Grafiche, p. 25 (occorre segnalare che lo stesso testo fu pubblicato sulla «Scena Illustrata» del 15 novembre 1906). Dopo una battuta di arresto di qualche anno, Pascoli riprese a lavorare su «Nell’anno mille» ai primi del ’900: Renzo Bossi infatti, giovane compositore, figlio del celebre organista Marco Enrico Bossi, si persuase a mettere in musica il dramma. Non soddisfatto, però, chiese più volte a Pascoli di modificarlo: il poeta acconsentì a malincuore e, dopo una serie di riscritture, nel maggio del 1902 terminò il lavoro. Il testo è quello della presente plaquette per nozze. E tuttavia, Renzo Bossi propose nuove pesanti modifiche: ancora una volta, Pascoli acconsentì a rimettere mano al testo, e ne diede una nuova versione, arrivando a mutare addirittura il titolo, che divenne «Il ritorno del giullare» (poi pubblicato in Maria Pascoli, «G. Pascoli, Nell’Anno Mille», cit., pp. 68 e sgg.). Il lavoro, lungo e faticoso, fu però vano: «Il fatto sta che non ne fece niente, [...] il manoscritto dal tavolo passò, con l’altro sfortunato di “Nell’anno mille”, in un cassetto» (ibid., p. 67). Fino all’ultimo, però, Pascoli non si rassegnò all’idea di lasciare incompiuta l’opera e così, a distanza di ben 8 anni, nel 1910, tornò a lavorare all’«Anno Mille»: «Gli appunti di questa fase non riescono a diventare abbozzi e sono quasi tutti in latino. Tuttavia, attestano come solo la morte poté far crollare definitivamente e, questa volta davvero per sempre, la speranza e l’illusione di Pascoli di calcare con un suo libretto le scene del teatro» (Zazzaroni, «Nell'Anno Mille», 2007, p. 156). La presente plaquette si configura dunque come una rara e preziosa testimonianza dell’accesa, sebbene costantemente frustrata, passione del poeta per la poesia per musica, passione che lo accompagnò tutta la vita. In anni recenti «Nell’anno mille» ha potuto godere di un’edizione critica per le cure di Nadia Ebani. G. Pascoli, «Nell’Anno Mille. Sue notizie e schemi da altri drammi», a cura di Maria Pascoli, Bologna, Zanichelli, 1924; Zazzaroni, A., «Nell'Anno Mille attraverso il carteggio Giovanni Pascoli - Renzo Bossi», in «Studi e problemi di critica testuale», 75 (2007), pp. 137-57; G. Pascoli, «Nell’Anno Mille, testo critico a cura di N. Ebani», Firenze, La Nuova Italia, 2002. Gambetti - Vezzosi, «Rarità bibliografiche», p. 648.
Volume in 8° legato in pergamena, dorso a nervi, sguardie, occhiello, frontespizio, due carte, 446 pp., carta d'errata. Poema eroicomico composto sul fondamento storico della tirannide esercitata in Roma per sette mesi da Cola di Rienzo nel lontano 1437. Lo spunto per una carrellata d'eccezionale ed intrigante racconto-chiacchierata a mo' dei narratori di strada. I personaggi vengono fatti parlare in romanesco e discoprono tutta la loro umanità e complessità. Un bello spaccato di società popolana narrato con verve e capacità stilistica. Prima, preziosa e non comune edizione, in bello stato, poche e non influenti mende d'uso.
8°, dedica al card. Francesco Maria de'Medici, leg. settecentesca t. perg., dorso con titoli fregiati in oro. Il poema, in dodici canti in ottave, narra una contesa popolare tra il rione dei Monti e quello di Trastevere avvenuta al tempo di Cola di Rienzo in seguito ad una contestazione sulla vittoria nell'arrampicata sull'albero della cuccagna nella festa di Maggio del 1347. Attori e linguaggio sono di carattere vivacemente popolaresco, e costituiscono una non trascurabile fonte d'ispirazione di G.Belli. Pregevole ediz.orig., corredata di un glossario di vocaboli e modi di dire romaneschi (che occupa le ultime 8 pp.).Raro.
Comprend neuf planches gravées à l'eau-forte et burin par Peverelli (cm 15x27). Ouvrage sur papier Fabriano orné du filigrane de l'éditeur. 9 acqueforti e bulino non inchiostrate Carta Filicarta. 16mo (cm 16,5x15). pp. 28. Dedica e firma autografe dello stampatore Giorgio Upiglio (Inscribed and signed by the publisher Giorgio Upiglio). Ottimo (Fine). . Edizione originale di 100 es. numerati. .
Con quattro acqueforti e quattro puntesecche originali firmate di Isa Pizzoni (cm 12,6 x 10) Carta al tino Fabriano, testi composti in carattere Poliphilus, impressi sul torchio dell'Officina Bodoni. Incisioni tirate da Giorgio Upiglio. Esemplare ad personam. 4to (cm 34x25). pp. 42. . Perfetto (Mint). . Prima edizione di 100 + XXX esemplari numerati. . Nata ad Erba (Como). Scultrice, è stata allieva di Marino Marini. Le sue immagini riflettono soggetti classici rielaborati con sentimento moderno. A Milano ha ottenuto nel 1960 il premio per i giovani artisti italiani.
Prima edizione. Ottimo esemplare, fresco e pulito, parzialmente a fogli chiusi, nella rara brossura originale (difetti al dorso, in parte fessurato e con piccole mancanze lontano dalla parte a stampa). Rarissima raccolta di saggi e traduzioni di quella parte dell’opera di Edgar Allan Poe all’epoca quasi del tutto trascurata in Italia: il poeta, il saggista e l’umorista (soltanto «Il corvo» era già stato tradotto nel 1881 da Scipione Salvotti e nel 1890 da Guido Menasci). Il ‘bohémien’ Ragazzoni, esponente della scapigliatura d’area piemontese, fu uno dei più interessanti mediatori della letteratura moderna inglese e americana alla fine dell’Ottocento: «Nel volume vengono così inserite le versioni di «The Raven», «Ulalume», «To Helen», «The Bells» ed «Annabel Lee» [...] tutte tradotte in maniera particolarmente fedele. [...] la forte affinità che [Ragazzoni] aveva con Poe rese possibile la realizzazione di ottime traduzioni [...]. La scelta dei ‘Marginalia’ è interessante perché per la prima volta troviamo un’attenzione anche al lato umoristico della scrittura di Poe e alle sue idee estetiche, lucidamente ed ironicamente espresse, come nel folgorante aforisma sui romanzieri che dovrebbero imitare i cinesi» (Melani). Nel libro anche, per la prima volta in italiano, la traduzione del saggio «The Philosophy of Composition» e del racconto «A Tale of Jerusalem». Scrive Bacigalupo che «the first satisfactory translation of «The raven» and other poems, by Ernesto Ragazzoni, is found in the volume «Edgar Allan Poe: la vita e le opere», edited by Ragazzoni and Federico Garrone (1896). […] Ragazzoni's translations of the poems […] have been widely admired. Gabriele Baldini, writing in the newspaper «Corriere della sera» (February 22, 1968) calls Ragazzoni «the only admirable Italian translator» of the poems». -- La raccolta delle versioni poetiche, aumentata con materiali inediti, fu poi ripubblicata nel 1927 per le cure di Arrigo Cajumi. Melani, Effetto Poe (Firenze 2006), cap. VI, pp. 108-ss; Bacigalupo, Poe in Italy (in: Poe Abroad: Influence Reputation Affinities, Iowa City, 1999, pp. 62-3)
Prima edizione. Ottimo esemplare. «La palpebra rovesciata» segna il vero esordio di Antonio Porta, che aveva già pubblicato con il suo nome anagrafico (Leo Paolazzi) una plaquette di versi più “tradizionali” con l’editore Arturo Schwarz nel 1956, a soli ventuno anni. «“Antonio” – confessò poi più volte – era stato scelto in quanto nome lombardo; “Porta” in omaggio al grande poeta dialettale milanese Carlo Porta, e al suo modo espressionista di raccontare il reale» (DBI). Raccoglie poesie in parte già apparse sulle riviste d’avanguardia d’epoca: «Il Verri», di cui era redattore, i «Quaderni del M.A.C.» e naturalmente «Azimuth» di Piero Manzoni ed Enrico Castellani. Raffinata impaginazione del grafico già futurista Enrico Bona.
Prima edizione. Qualche segno di umidità pregressa alle prime carte, fioriture leggere passim, nel complesso un esemplare in condizioni più che buone. Unito a: F. Mariani, Le nozze di Maca commedia rusticale, pp. 85 [1 bianca]. Sede del tutto inusuale per la prima edizione di un sonetto, l’introduzione al volume X del «Teatro italiano antico» accoglie in nota a pagina VI il componimento «I paroll d’on lenguagg car sur Manell», allora inedito (negli esemplari dei «Drammi rusticali» stampati a sé, fuori serie, il sonetto si trova a p. XVI). L’edizione si deve a Giulio Ferrario, curatore del volume, che erige questi versi di Porta a risposta emblematica contro tutti coloro che denigravano il dialetto, non ritenendolo degno delle composizioni letterarie e teatrali. Il sonetto, con tutta probabilità, era già stato composto nel 1810, come attesterebbe una lettera inviata da Porta allo stesso Ferrario il 12 febbraio 1810: «eccovi il Sonetto che mi avete chiesto», scriveva il poeta, e Isella ipotizza che il testo inviato sia proprio I paroll d’on lenguagg, poi effettivamente pubblicato dall’editore (Lettere, p. 117). Ferrario, oltre a stampare il sonetto e a elogiare apertamente Porta («noto e caro a tutti non meno per l’amabile suo carattere, che per le sue poesie amenissime in dialetto Milanese ripiene di vivacità, di grazia e somma naturalezza»), introdusse una nota di commento sul destinatario della poesia: «Questo Sonetto [...] non è riferito ad alcuno, essendo immaginaria la persona cui è diretto [cioè il sur Manell]». Gli editori di Porta, Cherubini compreso, si allinearono all’editio princeps, stampando al primo verso «sur Manell», e accettando che si trattasse di un ignoto personaggio frutto della fantasia dell’autore. Tutto cambia con l’edizione delle Poesie che Raffaello Barbiera procurò nel 1884. Lo studioso infatti, esaminando gli autografi del poeta, rinvenne una nota decisiva per «comprendere tutto lo spirito satirico del componimento» (Poesie ed. Barbiera, p. 326). Scriveva infatti Porta nel manoscritto destinato a suo figlio: «Questo sonetto si legge stampato nella prefazione al X tomo del Teatro Italiano antico […]. Tuttocché però quei Signori abbiano creduto di protestare che questo sonetto non si riferiva ad alcuno, ed abbiano cangiato il nome di Gorelli in quel di Manelli, sappia ch’io lo feci appositamente per rintuzzare la baldanza di questo nominato Gorelli Sienese [...] il quale, in occasione che da un crocchio di amici leggevansi alcuni miei sonetti, ebbe a prorompere in iscandescenze contro il vernacolo nostro e contro chi si dilettava di usarne scrivendo» (Poesie ed. Meridiani, p. 21). Per evitare problemi e complicazioni, insomma, Giulio Ferrario, di sua iniziativa e senza l’autorizzazione del poeta, decise di modificare arbitrariamente la poesia, mutando il nome del destinatario «Gorell», in «Manell». Una volta circolato in questa forma, anche Porta ritenne più prudente non svelare l’inganno, nemmeno nell’edizione da lui approntata per Cherubini. E tuttavia, nel manoscritto destinato al figlio volle chiarire, a lui e a tutti i lettori, le esatte circostanze in cui il sonetto venne composto, e finalmente restituire al senese Gorelli le offese ricevute in occasione del loro incontro. Bibliografia Braidense, n. 86.
Prima edizione, prima tiratura. Esemplare nr. 158/300: la copia di Arrigo Lora Torino (ex libris a timbro), noto esponente della poesia visiva; in ottime condizioni, la lacuna alla riga 9 di p. 85 («no war in Europe [until ’70]») è integrata tramite apposito bigliettino di errata corrige a stampa. 300 esemplari numerati, stampata in conformità con le istruzioni tipografiche date dall'autore. Precede le edizioni in lingua inglese (London, Faber & Faber, [1960]; New York, New Directions, [1959]), che riproducono in offset e dietro concessione questa edizione. Gallup, Ezra Pound: a Bibliography, A77a
Libro sesto. 8 acqueforti e 5 litografie originali a colori di Giancarlo Pozzi (cm 22,5x18,5; 10x37). Racconto storico di ArchibaldMac Leish tradotto da Roberto Sanesi Stampato su carta Filicarta. Edizione originale di 100 + XX + A-E H.C. esemplari numerati e firmati al colophon dall'Artista. Esemplare 41/100. 8vo (cm 22,5x18,5). pp. 56. . Ottimo (Fine). . Edizione di 100+XX+A-E esemplari numerati e firmati (Edition of 100+XX+A-E numbered and signed copies). . Archibald MacLeish, poeta, saggista e drammaturgo americano, nel 1932 pubblicò il poema epico Conquistador per il quale ottenne nel 1933 il Premio Pulitzer.
Edizione originale, tiratura di testa. Ex. IV / XXX della tiratura di testa: dorso restaurato, per il resto ottimo. Edizione rarissima; raccolta di poesie. La tiratura di testa è in formato ottavo, in carta Ingres, in soli 30 esemplari contrassegnati con numeri romani (mentre le centosettanta copie della tiratura ordinaria sono in sedicesimo in carta vergata).
Pagine: 244+80+14 . Illustrazioni: Marca bella tipografica rappresentante lo Spirito Santo sotto forma di colomba tra nubi e angioletti e la scritta"emitte", altre vignette nel volume e al fondo e ricchi capilettera . Formato: 16° . Rilegatura: Cartonato pergamena con al dorso titolo scritto a mano d'epoca e taglio marmorizzato azzurro . Stato: Buono . Caratteristiche: Bruniture.Tra le poesie dedicate al Ricchieri al principio dei tomi, ve ne sono di vari Arcadi tra cui Pascali Gaetano Eugenio (Igilio Navie
Gedichte und illustrationen. 4 acqueforti originali in nero ed una litografia (da cm 11,5x7 a cm 8x10). Testo in tedesco Carta BFK Rives e Richard de Bas per la suite. 8vo (cm 26x17). pp. 20 n.n.. . Perfetto (Mint). . Prima ed. di 96 es. numerati e firmati dall'A.. .
Edizione originale. Ottimo esemplare con invio autografo dell’autrice. Opera prima stampata dal raffinatissimo tipografo-editore torinese Frassinelli, nella collana letteraria diretta da Franco Antonicelli.
Prima edizione inglese dell’opera. Ammaccatura al piatto posteriore; testa e piede del dorso allentati; lievi brunite, nel complesso un più che buon esemplare. Prima riduzione in inglese del fortunatissimo poemetto di Casti, qui riassunto in sette canti contro i ventisei dell’originale. William Stewart Rose fu un noto e stimato traduttore, celebre soprattutto per aver prodotto una versione dell’«Orlando furioso», pubblicata in otto volumi tra il 1823 e il 1831.
Vollständige sammlung der scheisse gedichte mit allen illustrationen. Erstdrucke 'nachlese', 'gezeichnete darstellungen' der 'scheisse', providence 1966. reproduktionen aus 'snow', philadelphia, 'scheisse', providence, 'mundunculum', verlag dumont schauberg, köln 1967. 'noch mehr scheisse' edition hansjörg mayer, stuttgart 1967. 'poetrie 3 und 4' edition hansjörg mayer, stuttgart 1968. 'die gesamte scheisse' rainer verlag, berlin 1968. rekonsdtruktion aus '(copley buch)', chicago 1965 Libro d'artista con carte di diversi colori, completamente illustrato. 8vo. pp. 472. . Perfetto (Mint). . Edizione di 1200 esemplari. .
Prima edizione. Esemplare 44 di 65 numerati, in ottime condizioni (difetti marginali all’astuccio). Ripubblica con titolo variato il nucleo di otto poesie “Il male d’Africa” da «Diario d’Algeria» (1947, 1965 seconda edizione) seguito da una nota inedita. Stampato a mano su carta forte in barbe per cura di Franco Riva, in soli 65 esemplari fuori commercio numerati a stampa. Lo stesso Riva ne procura un’edizione illustrata, più comune (150 es.), l’anno successivo.
Edizione originale. CON DEDICA Esemplare nelle sole cento copie non numerate «destinate alla stampa»; fisiologico leggerissimo foxing ai piatti della copertina; per il resto eccellente, fresco e pulito, pregiato dalla dedica autografa dell’autore «A Rodolfo Paoli, con stima cordiale». Rara opera prima, stampata in complessive duecentocinquanta copie di cui 1-150 e cento non numerate. Esordio poetico dello scrittore reggiano, noto soprattutto per la sua amicizia con il primo Pasolini friulano, con Silvio D’Arzo e per il suo impegno sul fronte del dialetto. Fu anche autore di pregevoli monografie sul ciclismo e sul calcio. «Canto di memorie» compone, assieme alle «Poesie a Casarsa» di Pasolini, alle «Poesie» di Roversi e alla «Perduta estate» di Leonetti, il ventaglio di proposte di primissimo rilievo pubblicate nei primi anni ’40 dall’editore/libraio (antiquario) Mario Landi.
Paris, Alphonse Lemerre, 1883. In-12 broché de 167 pages. La Muse Noire. Heures de Soleil. Couverture un peu poussiéreuse, dos fragile avec petit manque de papier en partie supérieure, corps de l'ouvrage en bon état, sans rousseurs. Nom d'un précédent propriétaire manuscrit au premier plat. Très rare édition originale de ces poésies qui font largement référence aux stupéfiants et narcotiques dont l'auteur était consommateur. Cet ouvrage mériterait une jolie reliure.
Libro d'artista pubblicato in occasione della mostra tenutasi presso lo Stedelijk Museum, Amsterdam, febbraio 1969. Illustrazioni in bianco e nero che riproducono collage e foto di Wid Davits, Edwin Klein, Tom Lenders, Max Natkiet, Jean-Paul Vroom . Folio (cm 41x31). pp. 130. . Molto buono (Very Good). . Prima edizione (First Edition). . During the 1960's and early 70's, the maverick American artist Paul Thek (1933-88) and a group of friends worked collaboratively in Europe, calling themselves the Artist's Co-op. They were invited to produce installations, including one at Documenta 5, and moved from gig to gig like a rock group, sharing expenses, sleeping bags, drugs and ideas, often camping out in museums as they assembled multimedia environments of fabulous beauty from their individual work and everyday things: newspapers, vegetables, bathroom tissues. Art and lifestyle were one thing. Janos Gat has a modest souvenir of such collaborations in a series of photographs made by Thek and the artist Edwin Klein in 1969 as they prepared for an exhibition at the Stedelijk Museum in Amsterdam. The pictures are basically still lifes of random objects -- ''whatever was lying around" Mr. Klein recalls in a terrific little catalog -- arranged on a double page of The International Herald Tribune. The contents include museum postcards, pornographic magazines, Polaroids of the artists at work, mushrooms, cigarette butts, hyacinth blossoms, wine bottles. From picture to picture, things high and low come and go; narratives, psychological and social, unfold. The results provide an entrancing flashback to Thek's still undervalued career. It is also a reminder that the model of collective art-making is very much of the moment (Holland Cotter).Durante gli anni '60 e i primi anni '70, l'artista americano Paul Thek (1933-88) fu attivo insieme ad un gruppo di amici in Europa. Si definirono "The Artist's Co-op". Vennero invitati a produrre installazioni, tra cui quella di Documenta 5, e si spostarono da un luogo all'altro come un gruppo rock, condividendo spese, sacchi a pelo, droghe e idee, spesso accampandosi nei musei dove nel frattempo creavano ambienti multimediali di straordinaria bellezza a partire dai loro singoli lavori e dalle cose di tutti i giorni: giornali, verdure, tessuti. Il volume contiene una serie di fotografie realizzate da Thek e dall'artista Edwin Klein nel 1969 mentre preparavano una mostra allo Stedelijk Museum di Amsterdam. Le immagini sono fondamentalmente nature morte di oggetti casuali - ''qualsiasi cosa fosse in giro'', ricorda Klein in un piccolo fantastico catalogo - una doppia pagina del The International Herald Tribune. I contenuti includono cartoline del museo, riviste pornografiche, polaroid degli artisti al lavoro, funghi, mozziconi di sigarette, fiori di giacinto, bottiglie di vino. Di foto in foto le cose "alte" si mischiano a quelle "basse" e si succedono varie narrazioni, psicologiche e sociali. Il libro è anche un validissimo esempio di creazione artistica collettiva. (Holland Cotter).
Prima edizione. Ottimo esemplare. Rara opera seconda. Come l’esordio con le «Poesie» pubblicate a Bergamo sotto le insegne del foglio antiaccademico «Cronache» nel 1934, anche questo secondo libro è una raccolta di versi, sebbene Tobino sia poi assurto alla celebrità letteraria piuttosto come narratore. I critici rilevano tuttavia che, anche quando narratore, Tobino denuncia la sua origine quale poeta.