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br. L'Italia fu uno degli epicentri dell'ondata rivoluzionaria che attraversò l'Europa del 1848, quella «primavera dei popoli» che segnò l'inizio della fine del sistema della Santa Alleanza sancito dal Congresso di Vienna e che rappresentò una tappa fondamentale del nostro Risorgimento. Venezia, con la sua eroica resistenza, fu l'ultimo baluardo ad ammainare la bandiera della libertà, nell'agosto del 1849. Il prologo della rivoluzione fu il moto dell'8 febbraio a Padova, il segnale dell'irreversibile fine dell'«agitazione legale». Il 24 febbraio in tutto il Lombardo-Veneto un decreto imperiale istituiva la pena di morte con esecuzione immediata contro i colpevoli di istigazione, sollevazione, ribellione al governo asburgico. Ma alle prime notizie della rivoluzione liberale di Vienna e del licenziamento di Metternich, a Venezia la folla invase il palazzo del governatore imponendo la liberazione di Daniele Manin e Niccolò Tommaseo. Come ha scritto lo storico inglese Trevelyan, Manin fu «il più grande e il più nobile degli statisti italiani», portato alla ribalta dagli eventi del 1848. A metà degli anni cinquanta, quando ancora Cavour giudicava «una corbelleria» l'unificazione politica del paese, sarebbe stato proprio Manin a indicare con decisione la via maestra per cui si sarebbe compiuta l'Unità d'Italia. «La Repubblica veneta proclamata il 22 marzo non aveva nulla a che vedere con l'antica Repubblica aristocratica, ma si fondava sull'imprescrivibile diritto della sovranità nazionale proclamato da Manin, vale a dire sul principio democratico dell'eguaglianza dei diritti politici e civili di tutti i cittadini». Con la coerenza, la limpidezza e la potenza interpretativa che lo hanno reso uno dei grandi maestri della storiografia italiana novecentesca, nei saggi che compongono questo volume Angelo Ventura fa giustizia delle letture più miopi e localistiche fiorite attorno a Manin e alla Repubblica di San Marco. Introduzione di Adriano Viarengo.
Utet, 2013. In-8, brossura, interamente illustrato a colori, pp. 262. In ottimo stato.
br. In questo volume - qui presentato in una nuova edizione integralmente rivista - i due maggiori partiti del dopoguerra, Democrazia cristiana e Partito comunista, sono studiati in quanto centri di partecipazione e di educazione politica, luoghi di formazione di grandi passioni collettive, elementi capaci di dinamizzare ima società civile ancora prevalentemente statica, disorientata dalla guerra e dalla fine dell'esperienza fascista. Il loro intenso sforzo propagandistico e l'impegno volto a radicarsi nella società attraverso organizzazioni a carattere economico, assistenziale, culturale, ricreativo, sportivo hanno contribuito alla costruzione di uno spazio politico nazionale e alla creazione, per la prima volta in Italia, di una democrazia a partecipazione di massa. Ma dall'analisi emerge anche come il ruolo svolto da comunisti e cattolici nei primi anni del loro operato abbia sostanzialmente ostacolato lo sviluppo di un'identità nazionale forte, anomalia di cui ancora oggi si misurano gli effetti.
br. Nel volume si cerca di mostrare come vi sia una vera e propria fenomenologia delle emozioni che accomuna fondamentalmente Scheler e Husserl oltre le loro reciproche differenze. Al sentire i valori (wertfühlen) nella pervasività della visione di Scheler, si accompagna la profonda esigenza husserliana di giustificarli e di renderne conto sino in fondo razionalmente (rechtfertigen). Tale legame ruota attorno ad un motivo essenziale: la centralità della Bildung, della formazione personale come costruzione e governo del proprio ordiné assiologico. La ricerca della miglior vita possibile mette in gioco, sia per Husserl che per Scheler, il legame tra volontà e tempo a partire da quel momento inaugurale da cui può prendere avvio l'effettiva attuazione di una chance assolutamente qualitativa: l'apertura dell'ora in poi che riguarda in foto la mia individualità e la mia esistenza personale.
br. "Mi colpì molto il [...] ritratto [di Carlo Michelstaedter] da vecchio, rispetto al quale ebbi quasi l'idea che [egli] avesse ripercorso al contrario 'Il ritratto di Dorian Gray' di Oscar Wilde." (M. V.)
br. Un viaggio selettivo tra le opere in prosa di Alessandro Manzoni, al di là dei Promessi sposi. La fiducia nella Provvidenza e nel lieto fine, la mano di Dio e il destino degli uomini, la storia e la grazia, il suo cattolicesimo liberale e il suo vivo senso morale, il suo amor di patria e l'indipendenza nazionale, la nascita della lingua italiana moderna e l'importanza del romanzo storico per la formazione della coscienza civile, il giudizio sulla Rivoluzione francese, su Robespierre e sul Romanticismo. Un'antologia di saggi (più un rapido ritratto di don Lisander dal vivo) che fanno di Manzoni l'anti-Baudelaire: dal poeta maledetto allo scrittore benedetto. Da qui l'idea d'intitolare, in contrasto con l'autore dei Fleurs du mal, il suo florilegio "I fiori del bene".
Sugarco , 1977. In-8, brossura, pp. 159. In buono stato.
Marsilio, 1980. In-8, brossura, pp. 202 Timbro copia omaggio. In buono stato.
Sugarco , 1976. In-8, brossura, pp. 2333. In buono stato.
br. Attraverso lettere, romanzi, racconti, articoli di critica letteraria e inediti materiali d'archivio della loggia massonica russa La Stella del Nord, viene qui presentato uno dei pi. originali, brillanti e complessi autori del Novecento: lo scrittore Gajto Gazdanov (Pietroburgo 1903?1971 Monaco). Di origine osseta, emigrato a Parigi nel 1923, Gazdanov venne consacrato, gi. negli anni '30, come il pi. valente scrittore della prima emigrazione russa, insieme al coetaneo Sirin-Nabokov, grazie al successo del primo romanzo Una serata da Claire (1930). Il ricco materiale qui esaminato restituisce all'intellettuale russo la sua figura di artista ribelle, anticonformista, ironico e intrigante, dalla produzione letteraria estremamente attuale.
Edizioni de L'Esule, 1982. In-16, tela editoriale, sovracoperta, pp. XII,161. In ottimo stato.
In-16 gr., tela editoriale, sovraccoperta figurta a colori (piicc. manc. al dorso), pp. (6),186, con 12 deliziosi disegni dell’autore, all’inizio di ogni capitolo. La pesca con l’amo “is a sport, an art, a little of a science” come precisato nella Prefazione. "Edizione originale", ben conservata.
br. I messicani attuali sono il prodotto dello scontro fra due civiltà, dell'incontro fra due modi diversi di vedere il mondo, di due forme diverse di porre i grandi interrogativi circa il senso della nostra esistenza. Tuttavia una di queste due civiltà è praticamente ignorata non solo nel mondo, ma anche nello stesso Messico dove, agli occhi di molte persone, la componente indigena che porta dentro di sé è scomparsa o divenuta irriconoscibile. Ciò è largamente frutto del fatto che, per lungo tempo, gli studi su questo grande retaggio culturale sono stati compiuti da specialisti stranieri, che hanno influito, con la loro prospettiva eurocentrica, a influenzare anche l'opera di vari studiosi messicani. Fortunatamente, la situazione oggi sta mutando e diversi autori stanno mettendo in luce come una quantità notevole dei modi in cui i messicani vivono a livello di atteggiamenti personali, di rapporti sociali, di concezioni di vita risenta delle loro lontane origini. Questi autori si sono impegnati pertanto in un'indagine approfondita e non preconcetta di quella grande "civiltà madre" (la Anáhuac) che si estendeva territorialmente dall'attuale Nicaragua fino al sud del Canada. Questo libro si iscrive in tale nuova linea di studi, proseguendo una ricerca pluriennale da cui traspare, accanto al rigore storiografico e alla riflessione filosofica, anche una sincera passione intellettuale che è venuta crescendo col progredire delle vere e proprie scoperte che l'hanno accompagnata.
br. L'odio è la malattia sociale del nostro tempo, stravolge coscienze e rapporti umani, si impadronisce delle nostre parole, è il grande incubatore della violenza. Il nuovo libro di Walter Veltroni è un viaggio nell'universo dell'odio che parte da un passato a cui dobbiamo impedire di ritornare (il ventennio fascista, gli anni di piombo) per approdare a un difficile presente segnato da una decrescita tutt'altro che felice, dalla mancanza di prospettive per i giovani in un Paese di vecchi, dalla paura di un futuro in cui a lavorare saranno le macchine e ad accumulare profitti i giganti tecnologico-finanziari. È questo il terreno di coltura di un odio alimentato e amplificato dai social, in cui le parole diventano pietre per colpire, non solo metaforicamente, chi è diverso per etnia, per religione, per inclinazioni sessuali, per opinioni politiche, chi è debole, chi appare come una minaccia o come un capro espiatorio. L'odio sembra una valvola di sfogo, ma in verità ci rende schiavi, ci impedisce di comprendere la realtà, ci fa sentire più soli e infelici. E fa vacillare la democrazia. A chi semina odio e paura bisogna rispondere con il linguaggio della ragione e della speranza. "Se noi che odiamo l'odio troveremo le parole giuste, allora la libertà avrà un futuro. E nel futuro ci sarà libertà."
In-8 gr., brossura figurata (piccolo spacco al dorso), 26 pp.nn., con 30 tavv. f.t. dedicate a nudi femminili, disegnati da Vellani-Marchi. Edizione originale. Tiratura di 700 esempl. numerati. Testo in buono stato (text in good condition).
ill., br. Le forze partigiane al comando di Josip Broz Tito furono una costante spina nel fianco delle divisioni della Wehrmacht nei Balcani, spingendo queste ultime a condurre molte operazioni antiguerriglia. Utilizzando materiale originale di primaria importanza, straordinarie foto d'epoca e resoconti personali, il libro esamina un argomento noto ma su cui poco si è scritto, facendo conoscere al lettore lo sviluppo, l'addestramento, le armi, la tattica e le esperienze di combattimento della formidabile forza partigiana di Tito e gli eventi di questo sanguinoso teatro di operazioni della Seconda guerra mondiale.
brossura Volume cartonato di 420 pagine con oltre 150 immagini ed elegante sovracoperta.La ricorrenza del centenario della morte di Giovanni Pascoli, che si spense nell'aprile del 1912 nella sua casa di Bologna, è stata l'occasione che ha indotto l'Editrice Carabba a realizzare questo libro. L'auspicio che governa questo volume è quello di rendere onore al poeta ridestandone gli studi soprattutto sul versante biografico, dove, negli ultimi anni, anche grazie ai collaboratori di questo volume, si sono ottenuti cospicui risultati critici.
ill., ril. Pubblicato nel 1960, «Pagine di diario» ci schiude il mondo intimo, duro e passionale del grande maestro Emilio Vedova. Questa edizione, che vuole celebrare i cento anni dalla sua nascita, ripropone nei minimi dettagli le scelte editoriali fatte direttamente dall'artista nella prima edizione: schizzi, disegni, immagini delle opere (applicate su tavole fuori testo) si alternano alla scrittura di Vedova: quasi «un monologo esplosivo», come afferma Werner Haftmann, «un violento afferrare ed un allucinante svilupparsi del pensiero, un quasi automatico susseguirsi di ondate di espressioni ed evocative frasi frammentarie nel cui vortice il motivo conduttore emerge, sparisce e riemerge alla fine di tutto questo ritorto perifrasare, a chiara evidenza. È il suo metodo per costantemente provocarsi. Lo stesso vale per la sua pittura». Passaggi esistenziali, il racconto di una Venezia «avara di conforto», la fatica, la delusione, i fallimenti, la salute cagionevole, gli anni romani e quelli fiorentini, gli incontri con Guttuso, Vittorini, Turcato, Birolli, Treccani, Martini, Santomaso, Pizzinato, Peggy Guggenheim...
br. Odoardo Focherini (Carpi [MO] 1907 - Hersbruck [Germania] 1944) nel 1969 è stato proclamato "Giusto fra le Nazioni", per aver salvato decine di ebrei tra il 1943 e il 1944 e aver pagato tale comportamento con la sua stessa vita. Scoperto e incarcerato, fu infatti deportato in Germania, trovando la morte nel Lager di Hersbruck, dove venne assistito da un altro martire della Resistenza cattolica italiana, Teresio Olivelli. Il volume costituisce la prima biografia completa sulla sua figura, condotta con criteri scientifici e fondata su moltissimi documenti custoditi dalla famiglia e in archivi pubblici e privati. Ne esce il ritratto di un uomo del tutto 'normale', almeno per quei tempi: un padre costretto a molteplici lavori per mantenere la famiglia numerosa, tra cui quello di amministratore del giornale Avvenire d'Italia, un dirigente locale dell'Azione Cattolica (a Carpi), un cristiano fedele alla sua Chiesa. Nella vita di Focherini c'è tutto questo, ma nessun fatto eclatante: un uomo come tanti altri. Ma, al momento opportuno, quest'uomo 'normale' seppe compiere gesti straordinari e mise in piedi un'efficiente rete di salvataggio per decine di ebrei disperati. Di più: seppe infondere loro coraggio, offrire spazi di umanità e persino di buon umore. Odoardo Focherini è dunque uno degli eroi italiani del XX secolo e la sua figura merita di essere ampiamente conosciuta a livello nazionale.
br. Nato a Dresda nel 1962, Durs Grünbein è senza dubbio la voce più significativa della poesia tedesca contemporanea. Le sue opere, che godono di un'assidua ricezione internazionale, sono state ampiamente tradotte e studiate anche in Italia. Tuttavia manca a oggi una raccolta di saggi che tracci un quadro organico della raffinata ed eclettica poetica dell'autore. Il presente volume, concepito come un companion per il lettore italiano, intende offrire - attraverso percorsi di lettura tematici e per opere - una panoramica sulla poesia e la saggistica di Grünbein, esplorando i nuclei essenziali della sua produzione (il corpo, la storia, la memoria, il dialogo con la filosofi a e le arti) e al contempo ampliando l'orizzonte su territori critici nuovi e su testi più recenti. Il volume si chiude con una sezione dedicata alle poesie "italiane" di Grünbein, alla sua ricezione nel nostro Paese e al suo rapporto con la tradizione letteraria italiana.
br. Come si può definire l'incertezza? Come influenza il nostro agire e il nostro linguaggio? Salvatore Veca affronta tre aspetti dell'argomento in altrettante meditazioni. Innanzitutto prende in considerazione le questioni di verità e di significato a proposito dei nostri modi di dire ciò che vi è nel mondo, e dunque l'importanza che rivestono per noi linguaggio, traduzione, interpretazione e comunicazione. È, la sua, una meditazione su ciò che vi è. Da qui si passa quindi allo studio di ciò che vale: la libertà, la giustizia, il liberalismo politico, la democrazia, la tolleranza, i diritti umani - tutto ciò in un mondo che si è fatto sempre più mutevole e instabile. Infine si giunge a un pensiero autoriflessivo, alla domanda su chi noi siamo: l'identità, la qualità e il significato della vita per l'uomo, e il peso che hanno ragione, emozioni, desideri e capacità per esistenze destinate a finire, come le nostre. Queste indagini, che si addentrano in alcuni dei nodi problematici più densi che interrogano l'umanità, sono sempre sorrette dall'intento di comunicare nel modo più giusto possibile. Perché il bene comunicare, scrive Veca, è "il gesto con cui noi semplicemente riconosciamo altri nel modo giusto e, con essi, ci mettiamo alla prova in un mondo di incessante deformazione, sullo sfondo della partizione instabile fra certezza e incertezza che, con i suoi capricci, modella e rimodella, sempre di nuovo, le circostanze in cui ci misuriamo con le nostre ricorrenti questioni di verità, giustizia e identità".