25 415 résultats
In folio (mm. 490x340), cartella edit. in mz. tela contenente: (4) pp. di presentazione e 6 incisioni color seppia di mm. 110x240 (misurate al vivo), ciascuna sotto passepartout, che raffigurano: Villa Olmo, Villa Arconati, Villa Carlotta, Villa Melzi, Villa d'Este, Villa Gerli. Le incisioni, su lastra di rame, sono state eseguite con la tecnica della puntasecca e stampate a mano con torchietto olandese. La tiratura su carta straccia a mano e’ di 50 serie numerate e firmate dall'autore. In ottimo stato.
In folio (mm. 490x340), cartella edit. in brossura contenente (4) pp. di presentazione e 6 incisioni color seppia di mm. 90x150 (misurate al vivo), ciascuna sotto passepartout, che raffigurano: Palazzo dell'Orologio, Chiesa dei Cavalieri di S. Stefano, Palazzo delle Carovane dei Cavalieri di S. Stefano, Chiesa di S. Rocco e Collegio Puteano, Palazzo del Consiglio dei Cavalieri dell'Ordine di S. Stefano, Palazzo Conventuale dei Cavalieri Cappellani. Le incisioni, su lastra di rame, sono state eseguite con la tecnica della puntasecca e stampate a mano con torchietto olandese, su carta stracciata a mano. La tiratura e’ di 60 serie numerate e firmate dall'autore. Molto ben conservato.
In folio (mm. 490x345), cartella edit. in brossura contenente (4) pp. di presentazione e 6 incisioni color seppia di mm. 160x80 (misurate al vivo), ciascuna sotto passepartout, che raffigurano: Vicolo S. Agostino, Vicolo dell'Oro, Vicolo S. Martino, Vicolo Mainardi, Vicolo Diacceto, Vicolo della Vergine. Le incisioni, su lastra di rame, sono state eseguite con la tecnica della puntasecca e stampate a mano con torchietto olandese, su carta straccia a mano. La tiratura è di 45 serie numerate e firmate dall'autore. Ben conservato.
In-16 gr., bross. orig., pp. 80,(8), con 6 ill. in tinta applic. alla pag. nel t. Prima edizione. Ben conservato.
In-16 gr. (mm. 195x138), brossura orig. a colori di Tofani (raffigura Marinetti e Papini seduti ad un tavolo), pp. (2),253,(3), illustrato in b.n. (foto e disegni) in tavv. f.t. "Prima edizione". Cfr. Falqui, p. 58 - Salaris “Storia del Futurismo”, p. 248: “A Firenze, Alberto Viviani, vecchio sodale del tempo lacerbiano, riunisce i ricordi di tutta una stagione artistica locale - che vide i futuristi in prima linea nelle battaglie culturali cittadine - nel bel libro Giubbe Rosse, che prende il nome dal celebre caffè in cui si riunivano gli intellettuali dell’epoca, divenuto prima della Grande Guerra la sede della redazione di Lacerba”. Ben conservato, con lunga dedica autografa dell’A., in inchiostro blu.
br. Scritto nel 2001 in occasione del cinquantenario della morte di Guénon, questo libro si propone di spiegare i principali termini usati nelle opere del pensatore francese, per permettere un approccio chiaro, ampio e completo al vocabolario, a volte specialistico e spesso oscuro per la maggior parte dei lettori, che è stato utilizzato nei libri di Guénon. Vivenza ha organizzato un migliaio di termini, nomi, argomenti, temi, autori e testi citati dal filosofo tradizionalista, con le definizioni che egli ne dà nei suoi libri: in calce alla descrizione è infatti indicato il testo, il capitolo e il titolo da cui esse sono tratte. Il "Dizionario guénoniano" per i lettori di Guénon e per i tradizionalisti in genere è un testo importante perché spiega il pensiero di quest'ultimo con le sue stesse parole, senza interpolazioni personali, quindi consente un approccio propedeutico alla sua opera e al suo vocabolario specialistico.
br. Il libro presenta, dopo due importanti saggi introduttivi di tipo filosofico e storico di Jacob Golomb e Andrea Orsucci, un'ampia selezione di passi tratti dalle principali opere, dai frammenti postumi e dalle lettere di Nietzsche sugli ebrei suoi contemporanei, gli antichi ebrei e gli antisemiti, e brani sull'ebraismo tratti dalle conversazioni di Nietzsche col medico viennese Joseph Paneth, amico di Freud. Viene così affrontata nel modo più diretto una questione cruciale, tuttora molto dibattuta e al centro di accese discussioni all'interno della ricerca internazionale su Nietzsche. Per quanto gli studiosi siano sostanzialmente d'accordo sul fatto che Nietzsche sia anti-antisemita, tuttavia la sua valutazione degli ebrei e dell'ebraismo appare molto controversa. In questa raccolta si è cercato di far parlare i testi stessi che molte volte hanno una forza e un'evidenza incontestabile, ma si è cercato anche di bilanciare per quanto possibile i giudizi più elogiativi con quelli più critici. I brani proposti sono accompagnati da introduzioni alle varie fasi e da una rete di note per ricostruirne il contesto; in particolare quelli più problematici (come quelli della "Genealogia della morale" e dell'"Anticristo") vengono ricondotti alle numerose letture di Nietzsche sui rapporti tra ebraismo e cristianesimo.
cm. 17 x 24, xiv-468 pp. con 5 figg. n.t. e 8 tavv. f.t. Fondazione Carlo Marchi - Quaderni Edizione critica che offre la completa ripubblicazione di tutto il corpus della produzione poetica di questa autrice recentemente rivalutata, a partire dalla prima raccolta Lirica fino ai testi del periodo bellico (1914-1916), con l?aggiunta di componimenti sparsi e inediti, a stampa e manoscritti. Inoltre, una vasta scelta di testi tradotti, un sistematico apparato biobibliografico, filmografico e musicografico. Il saggio introduttivo affronta la storia e i temi della poesia vivantiana. Critical edition presenting the completely republished corpus of this recently revalued author?s poetic production, starting from the first collection Lirica up to the wartime texts (1914-1916), with the addition of single and unpublished, printed and manuscript compositions. Moreover, a wide selection of translated texts, a systematic biobibliography, filmography and musicography set. The introductory essay deals with the story and themes of Vivanti?s poetry. 1088 gr. xiv-468 p.
brossura
Brossura vintage, copertina segnata da leggere sgualciture e abrasioni alle estremità e dorso, appesantiti dalla luce i toni ombrati da macchie di umido e polvere ai piatti e costa, cura di G. Bevilacqua, M. Fancelli, interno ben tenuto avvolto da ossidazione, minimo pulviscolo e brunitura ai tagli. N. pag. 167. USATO
Vittorio Emanuele Orlando Camera dei Deputati Discorsi del ministro di grazia e dei culti . , Tipografia della camera dei deputati 1908, Alcune pagine non sono attaccate al dorso Buono (Good) . <br> <br> <br> <br>
VITTORIO CICALA VILLE E CASTELLI D'ITALIA . , G. MODIANO and C. 1915, Copertina: cartonata, sporca, ingiallita. Legatura: artigianale. Dorso: scolorito, sporco. Taglio: ingiallito. Sguardi: ingialliti. Frontespizio: ingiallito. Pagine testo: ingiallite, brunite ai margini. Margini delle pagine: ingialliti Buono (Good) . <br> <br> <br> <br>
ril. Con questo volume riprende la pubblicazione delle lettere di Vittorini, rimasta ferma al periodo 1933-1951. In questa nuova collana verranno prossimamente integrati e riproposti i volumi già usciti e sarà completata la serie in modo da raccogliere in una veste omogenea il corpus dell'intero epistolario. Nelle lettere dal 1952 al 1955 si avvertono i segni di un distacco dai temi politici e dalle battaglie politico-culturali degli anni precedenti. L'attenzione di Vittorini si concentra sull'attività editoriale e sul rinnovamento della narrativa italiana. In particolare il lavoro per la collana dei "Gettoni" einaudiani mette in luce il suo rapporto di guida con tutta una giovane generazione di scrittori, ma anche la dialettica, a volte serrata, con gli altri collaboratori della casa editrice torinese, in particolare con Calvino. Tutte le lettere di questo volume sono testimonianza di un impegno serio e appassionato, di entusiasmo e difficoltà, e sono anche espressione di grandi soddisfazioni e confessione di impasse insuperabili, come per esempio quelle riguardanti l'ultimo romanzo, "Le città del mondo", che dopo lo slancio delle prime 140 pagine, giudicate "perfette", procederà a fatica per essere infine abbandonato da Vittorini al destino di opera incompiuta.
In-8 p., brossura originale, sovracoperta (lieve mancanza al dorso), pp. 271,(9). Seconda edizione, identica alla precedente del 1941. Pagine leggermente ingiallite ai margini per la qualità della carta, altrimenti ben conservato.
Bompiani, 1941. In-16, brossura, sovracoperta, pp. 271. Prima edizione con il titolo definitivo, prima tiratura con data 6 ottobre 1941. Precedentemente era stata edita da Parenti nel marzo 1941 con titolo: Nome e lagrime. Lievi mancanze alla sovracoperta
In-16 gr., brossura orig., pp. 226,(2). "Prima edizione" del romanzo, in volume. Collana “La Medusa degli Italiani - n. 14”. Cfr. Gambetti / Vezzosi, p. 977. Ben conservato.
In-16 gr., bross., pp. 156,(2). Prima edizione. Ben conservato.
In-8 p., brossura orig. (dorso restaur. per manc.), pp. 494,(2). Manca la sovracoperta. "Prima edizione". Pagine ingiallite per la qualità della carta, altrim. testo ben conservato.
ill., br. A dieci anni di distanza dalla sua prima apparizione, questa storia del design viene riproposta in una versione riveduta e arricchita, che dà conto dei più recenti sviluppi registrati in questo campo. Da quando nel 1851 la Great Exhibition di Londra raccolse per la prima volta, sotto le modernissime volte in vetro e ferro del Crystal Palace, i «prodotti dell'industria di tutte le nazioni», la sterminata famiglia degli oggetti d'uso è entrata nella storia della nostra cultura, reclamando un progetto formale -il design - che ha finito col dare vita a un campo culturale ben strutturato, a una disciplina universitaria e a una professione perfettamente definita. Progettare la figura di un oggetto d'uso quotidiano costituisce infatti un'operazione complessa, nella quale la forma deve confrontarsi con la funzione, la creatività deve sfidare i vincoli tecnici, e il principio etico, formulato fin dall'inizio, di "portare la bellezza in tutte le case" deve affrontare le ragioni della produzione e del mercato. Questo libro racconta quindi la storia del design come storia di un laborioso equilibrio ogni volta raggiunto fra le componenti artistiche e quelle tecniche del progetto. Al suo centro, però, resta sempre l'oggetto d'uso, strumento indispensabile per il vivere quotidiano, portatore di significati sempre più ampi, con le luci e le ombre che lo hanno accompagnato nella sua lunga vicenda.
br. "Europa. Topologia di un naufragio" esamina la crisi del rapporto sapere/potere a partire dal fallito tentativo di Hegel, e poi di Marx, di unificare teoria e prassi, sino all'inquietante esito nietzschiano: la dichiarata, e sofferta, impotenza della "volontà di potenza". Questa parabola, che nel tragico destino di Giovanni Gentile trova un singolare riscontro, caratterizza il fatale tramonto di Europa rappresentato nel grande, incompiuto, romanzo di Musil. Il pensiero del Novecento, da Schmitt a Benjamin, a Derrida e Heidegger, ha tentato in vari modi di opporsi a tale conclusione, con l'unico risultato di rivelare il fondo della crisi, coinvolgendo in essa la stessa immagine della storia. Più che "storie che corrono in tempo", Ottocento e Novecento appaiono come i luoghi, certo non gli unici, in cui la storia si 'raccoglie' e si 'arresta'. Il peggio è che Europa, come attestano i nostri giorni incerti e crudeli, si rivela incapace di ri-pensare se stessa libera dalla nostalgia del potere e della potenza.
brossura L'arte non abita più la regione ideale della Bellezza e del Significato. Ancora ieri la poesia viveva l'esperienza dell'estraneità dell'uomo alla Terra fidando nel potere del linguaggio e della ragione di portare pur il silenzio della natura e della morte alla trasparenza della parola e del significato. La poesia di oggi, resa esperta, dalla più recente storia, della catastrofe dell'umano, cerca altro nelle macerie del linguaggio: non nuovi "significati", ma un più antico suono, il respiro del corpo. Accostandosi alla natura, questa poesia ridà alla parola significante dell'uomo il peso e l'umore della terra, delle erbe, delle pietre, degli animali. Ha appreso, e ci ha appreso che, oltre lo stare insieme nella polis, v'è, anche per l'uomo, la possibilità di un più aperto, ospitale, stare-accanto, proprio dell'esperienza del sacro.
br. "L'immagine infranta" descrive la parabola del moderno attraverso una fitta trama di rapporti tra romanzieri e poeti (da Cervantes a Celan), filosofi (da Vico a Benjamin), pittori e scultori (da Manet a Fontana, a Pollock). Il filo conduttore è la crisi del linguaggio figurale: il mondo non offre più un'immagine stabile di sé, né il "pensiero" sembra capace di creare nuove immagini per dare ordine al mondo. La profondità di questa crisi, che ha raggiunto la stessa origine dell'esistenza umana, quell'"iconologia della mente" che ha segnato il passaggio da natura a storia, è testimoniata dalle decisioni estreme di due tra gli artisti più significativi del nostro tempo, Pollock e Celan, che non esitarono a "ripetere", per stanchezza, e disperazione, il gesto dell'Empedocle holderliniano - già compiuto, in altra forma, da Nietzsche. Tramonto o nuova alba? "L'immagine infranta" termina con questa domanda, che è anche una speranza: e se la crisi del linguaggio immaginale fosse il prezzo necessario per aprirsi alla possibilità di un linguaggio più umile, ma insieme più largo e profondo? Il linguaggio del corpo e della natura, il linguaggio che non "immagina", che non "fa-segno", ma è la cosa stessa: l'"essere-accanto" di uomini e cose, tra "pietre ed erbe".
br. Siamo nel 1943 e Mirjam vive la sua vita con i familiari, padre, madre e sorella maggiore, chiusa in due stanze, col costante timore di poter essere tutti scoperti e deportati. Questo è il contesto nel quale prende corpo, sul suo prezioso "quadernetto verde", la stesura di una piccola raccolta di racconti fantastici nei quali prendono vita luoghi e personaggi liberi e liberanti, pulsanti di vita e per questo vivificanti rispetto alla realtà chiusa, soffocante, piatta ed inquietante... La fantasia ha una straordinaria funzione compensativa per lei, permettendole una salutare "fuga" verso la libertà tanto desiderata, aiutandola a recuperare il senso del tempo ed il gusto del vivere.