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ill., br. "Parlare di restauro riferendosi a opere contemporanee sembrerebbe quasi un ossimoro, una callida iunctura la definirebbe Orazio": così introduce il tema di questo volume la sua curatrice, Isabella Villafranca Soissons. La differenza fondamentale tra arte del passato e del presente risiede, per il conservatore, nella diversità delle tecniche esecutive: per secoli metodologie e materiali codificati da numerosi manuali, sono rimasti immutati. A partire dal XX secolo gli artisti iniziano a utilizzare una varietà infinita di materiali non tradizionali, assemblandoli, a volte arditamente, per mezzo di una vastissima scelta di linguaggi espressivi e con un intento spesso provocatorio e polemico nei confronti della tradizione. Quando le prime opere entrate in collezioni pubbliche e realizzate con materiali non convenzionali hanno iniziato a degradarsi, i monocromi a perdere la loro freschezza, le installazioni meccaniche o sonore a bloccarsi, è sorta la necessità di dare risposta ai problemi relativi a un eventuale ripristino. L'intervento del restauratore risulta allora particolarmente delicato, problematico e sperimentale, richiede un grande sforzo di creatività e conoscenze poliedriche. I contributi autorevoli raccolti in questo volume vogliono rendere conto della molteplicità dei soggetti, delle motivazioni e delle finalità con cui interagisce il restauratore dell'arte contemporanea nel suo lavoro.
br. Nella seconda metà degli anni Settanta, le radio democratiche interpretano in modo nuovo la generica domanda di comunicazione che veniva dalla società italiana. Fortemente connotate dal punto di vista politico e strettamente legate ai movimenti di contestazione che attraversano il decennio, queste radio si rivolgono prevalentemente a un pubblico giovane, portando alla ribalta soggettività e temi precedentemente privi di visibilità. Incrociando fonti orali e inediti documenti di archivio, il libro racconta e analizza una delle numerose declinazioni locali assunte dal fenomeno delle radio democratiche. Concentrandosi su un contesto periferico come quello bergamasco e mettendone in rilievo le specificità, il volume tenta infatti di proporre una ridefinizione dell'intero complesso dell'emittenza democratica in Italia, smussandone gli elementi agiografici e rilevandone rimozioni, contraddizioni e fallimenti. La storia delle otto radio di Bergamo e della sua provincia viene interpretata come l'epifenomeno di un decennio concepito come un lungo processo di incubazione di fermenti culturali che, svuotati della forza contestataria, si sono organicamente delineati negli anni successivi, influenzando profondamente gli sviluppi della storia sociale dell'Italia repubblicana.
Einaudi, 1967. In-16, cartonato editoriale, sovracoperta, pp. 187. In ottimo stato.
In-4 p., tela editoriale, sovracoperta, da pp. (4),849 a 953,(3), illustrato da 40 esempi in 97 tavole di ill. in b.n. (foto e disegni). Ben conservato.
br. È un Leonardo Sciascia divertito osservatore del mondo cui non risparmia irriverenti ironie e grafitanti parodie, l'adolescente che ci viene incontro da questi ricordi di Stefano Vilardo (Delia, 1922, "Tutti dicono Germania Germania", Sellerio 2007, il suo libro più noto). Stefano gli fu compagno di banco dall'anno scolastico 1936-37 e poi per tutta la vita, conoscendone subito la passione letteraria, la cinefilia al limite dell'erudito e l'amore per le burle contro ogni superbia; e in questa intervista, raccolta da Antonio Motta (con Sellerio "Bibliografia degli scritti di Leonardo Sciascia", 2009), ne racconta la prima formazione, il precoce antifascismo libertario ed episodi cruciali della vita privata intellettuale.
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br. La metafora è un concetto decisivo nella concezione e nel metodo di lavoro di Jacques Derrida, decisivo nella tessitura del suo linguaggio. Non solo perché la metafora è il luogo e il banco di prova privilegiato del fatto che il significante precede il significato, assicurandone il funzionamento. Ma anche perché lo stile di lavoro di Derrida consiste nel circoscrivere il significato, analizzando (de-costruendo, nel linguaggio derridiano) il luogo e le leggi della sua costituzione, che riposano non sulla trasparenza di un logos, ma sull'intreccio originario di un rimando, di una dislocazione non visibile a un colpo d'occhio. La metafora è pensata da Derrida come l'origine, come il movimento generativo del suo stesso discorso. Qui si radica l'originario articolarsi della unità e insieme del differire delle classiche opposizioni: sensibile/intelligibile, esteriore/interiore, trascendentale/empirico, tempo/spazio. "In questo giunto imprendibile, in questo grafico irrappresentabile Ilaria Vigorelli, alla scuola di Derrida, lavora a rintracciare i segni di questa azione unitiva, abissalmente sui generis, nella struttura stessa del logos occidentale" (dalla Prefazione di Gianfranco Dalmasso).
In-8 p., brossura orig., pp. 105,(3). Raccolta di 63 poesie. "Prima edizione". Vol. n. 12 della “Collana di Poesia”. Tiratura di 1000 esempl. numerati. Il ns., 820, è ben conservato, intonso.
In-8, brossura orig. (con mancanze), pp. 147,(7). Raccolta di 10 poemi in prosa. "Edizione originale". Cfr. Gambetti / Vezzosi, p. 969: “I volumi di questo editore non potevano essere stampati prima di 2 anni in edizione comune. Molto ricercato”. Collana diretta da Giuseppe Ungaretti e Raffaele Conti, n. 14. Edizione di complessivi 148 esempl. numerati. Il ns., 104, appartiene alla tiratura di 110 su carta Sirio. Esemplare con barbe, fiorito.
In-16 gr., brossura orig., pp. 201,(3). Raccolta di 135 poesie. "Prima edizione". Vol. della Collana “Lo Specchio - I Poeti del Nostro Tempo". Leggerm. ingiallito per la qualità della carta, ma ben conservato.
br. Questo libro presenta i principali concetti elaborati da Bernard Stiegler nell'arco della sua intensa e provocante attività di ricerca. Il filosofo francese legge la realtà e la soggettività contemporanee monitorando il ruolo delle tecnologie, che, attingendo a una metafora già usata da Platone e da Derrida con riferimento alla scrittura, non esita a definire pharmakon (rimedio e, a un tempo, veleno). Un'analisi a tutto campo e radicale, in grado di articolare un'originale e impegnata comprensione critica dell'ambiente tecnologico nel quale siamo immersi. Paolo Vignola e Francesco Vitale, accreditati studiosi di Stiegler in Italia, accompagnano il lettore all'approfondimento di una delle voci più interessanti del panorama intellettuale contemporaneo.
74527Paris, Editions Charles Moreau, 2003. 26 x 33, 399 pp., très nombreuses illustrations en couleurs et en N/B, nombreux plans, reliure d'édition + jaquette, très bon état.
In questo libro si presenta una storia della storiografia italiana sul problema delle insorgenze controrivoluzionarie (1790-1814). È un lavoro che nessuno ha mai condotto finora in tale ampiezza, sia per la vastità cronologica (in pratica dal 1799 a oggi) che per la profondità concettuale del dibattito presentato. L'autore ripercorre l'intero iter storiografico, con precipua attenzione al grande e anche polemico dibattito avutosi in occasione del bicentenario della Rivoluzione Francese e dell'invasione napoleonica della Penisola. This book offers a history of Italian historiography on the problem of counter-revolutionary outbreaks (1790-1814), a work never done before on such a vast scale, for the chronological span it covers and for the depth of the related debate. The author reconstructs the entire development of historiography, with a particular attention to the debate occasioned by the bicentennial anniversary of the French Revolution and of the Napoleonic invasion of Italy. Biblioteca dell'«Archivum Romanicum» - Serie I: Storia, Letteratura, Paleografia 417 cm 17 x 24, xii-132 pp.
ill., br. Questo volume, dedicato alla vita e all'opera di Giuseppe Falchetti, narra le vicende umane e artistiche di un pittore canavesano che, nel corso della vita, ha dovuto affrontare umiliazioni, difficoltà, dolori, sacrifici e drammi in parte compensati da qualche momento di serenità, dall'immenso affetto della moglie Luigia e dalla sua pittura. Con questa monografia desidero restituire all'artista, onesto nella vita e nell'arte, quel valore che gli è sempre stato negato, forse con troppa disinvoltura, e riascoltare il suo canto sommesso che è sempre stato sopraffatto dai clamori e dai proclami.
br. Il tema esaminato in questo saggio è uno dei più interessanti della letteratura contemporanea. Dopo un'introduzione generale che esamina i fattori di cambiamento che hanno determinato un nuovo scenario economico e politico-sociale in Francia e in Europa, il saggio esamina alcuni aspetti significativi (il male di vivere, la tragicità della condizione umana, la noia, la stupidità, le ingiustizie, l'avidità di denaro, i tradimenti ecc.) che motivano i perché della "rivolta" messa in atto da alcuni romanzieri, poeti e intellettuali francesi tra Ottocento e Novecento: da L'autré amont a Baudelaire, da Flaubert a Hugo, da Bloy a Péguy e Bernanos... A questi scrittori "contro" se ne affiancano altri che cercano di attuare la "rivoluzione del reale", ossia gli aderenti al movimento naturalista (i Goncourt, Zola, Huysmans...), che si oppongono alla "falsa letteratura" che li ha preceduti, convinti che l'arte nuova che incarnano debba essere fondata esclusivamente sui "documenti umani". Non meno ricchi di suggestioni sono i capitoli dedicati alla "rivolta cattolica", testimoniata dai suoi scrittori più rappresentativi (come Veuillot, Barbey d'Aurevilly, Villiers de l'Isle-Adam), e alla "ragione in rivolta" (Anatole France, Gide, Camus, Sartre), con cui si completa questo quadro della storia letteraria francese fra secondo Ottocento e Novecento, colta in alcuni suoi tratti caratteristici, ma anche nelle sottili differenze che distinguono e talvolta contrappongono per finalità e pensiero gli stessi scrittori qui presi in considerazione.
br. "Anche il linguaggio, soprattutto quand'è quello di una madre che scrive alla figlia, sa fare carezze e diventare affettuoso, talora così tenero da condurre alla commozione". Così, nel suo testo d'apertura, Vito Mancuso introduce questo libro insolito, intimo, curioso, una sorta di romanzo epistolare, testamento spirituale di una donna che, pur vicina alla fine, fa dell'ironia la sua forza e la sua ancora di salvezza. Attraverso la cronaca di eventi piccoli e talvolta piccolissimi, l'insieme di questi microtesti racconta per frammenti gli ultimi tre anni della vita dell'autrice: il parallelo progredire di una sindrome che priva a poco a poco della parola (restituendola però sulla pagina in forma potenziata) e la genesi, l'elaborazione, la stesura dell' "Ultima estate". Nelle mail, difficoltà, infermità, dolori, procedono di pari passo con l'affermazione di sé e il successo pubblico, vissuti dallo spazio ristretto di una stanza dove la malattia e la conseguente decisione di negarsi al mondo hanno confinato la scrittrice. Avanza intanto il blocco fisico e l'incapacità di comunicare se non per iscritto. Nella strenua difesa della propria integrità di fronte al decadimento patologico, lo stile diventa un valore irrinunciabile, mantenuto intatto dalla prima all'ultima mail. Precisazioni al limite del maniacale, citazioni colte, modi di dire familiari e alcune poesie si alternano con naturalezza e a emergere prepotente è un black humour che stupisce e insieme diverte.
Adelphi, 1979. In-8, brossura, pp. 122. Collana Narrativa Contemporanea. In buono stato.
In-16 gr., brossura figurata a colori, pp. 113,(7). Prima edizione. Ben conservato.
br. «Il processo, la prigione, l'esilio sono avvenuti così tanto tempo fa che li considero quasi parte di una mia precedente incarnazione. Mi sono sempre considerato soltanto una persona che vive all'estero, in una sorta di prolungata vacanza che mi è stata regalata dall'imbecillità dei governanti russi... Quando si parla di esilio o di dissidenza, per esempio, emerge un elemento melodrammatico che è falso e fastidioso. L'esilio è considerato a volte come ragione in sé sufficiente d'eroismo, mentre spesso si traduce in una vita più semplice e agiata». Queste parole, tratte da un'intervista del 1990, documentano il complesso rapporto di Brodskij con la vicenda "politica". Vessato a più riprese dalle autorità sovietiche, il poeta venne arrestato alla fine del 1963 e sottoposto, pochi mesi dopo, nella sua città natale, San Pietroburgo (Leningrado) a un processo-farsa con l'accusa di "parassitismo sociale". Gli atti di questo processo, trascritti in segreto dall'amica Frida Vigdorova e qui tradotti, si conclusero con la condanna a cinque anni di lavori forzati che il poeta trascorse solo in parte nella località di Archangel'sk. L'opinione pubblica internazionale infatti si mobilitò per la sua liberazione. coinvolgendo, tra l'altro, intellettuali come Sartre e costrinse le autorità sovietiche a liberare, dopo 18 mesi, futuro autore di "Fermata nel deserto".
17981252091Leipzig, J. A. Barth, 1798. 2 Bl., 256 S. m. einigen Textholzschnitten, insges. 8 Textkupfer (incl. Titelvign.), 2 Bl. Ppbd d. Zeit (Stärker bestoßen u. etwas fleckig, Rückenbezug m. kl. Fehlstellen, mehrere Besitzvermerke, innen stärker braun- u. teils feuchtfleckig, 8 Bl. mit Läsuren, meist im Rand, wenige Abb. ankoloriert).
191827717Leipzig, Kurt Wolff, [1918]. 57 S., 1 Bl. 8° (21,5 x 13 cm). Original-Karton mit hellgrünem Deckelschild.