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In-4 gr. (mm. 330x255), brossura alla francese, custodia, astuccio, pp. (6),233,(5), a fogli sciolti, con 36 pregevoli composizioni di Lobel-Riche composte da 16 tavole f.t. e da 20 grandi testate inc. all’acquaforte, in 2 stati: 1 “d’eau-forte pure” e 1 “en noir avec toutes les remarques” - di cui noi possediamo 35 (su 36) tavole. Cfr. Carteret,IV, p. 103: “Belle publication cotée” - Benezit,VIII, p. 739: Almery Lobel-Riche (1880-1950), pseudonyme de Riche Alméric, a illustré un grand nombre d’oeuvres littéraires”. Affascinante edizione di 315 esempl. numerati. Il ns., 172, “sur vélin d’Arches à 2 états”, è molto ben conservato.
br. Charles A. Siringo - cowboy texano di origine italiana per parte di padre - vive i momenti d'oro del selvaggio West. Dalla fine della Guerra Civile alla fine degli anni Ottanta del 19° secolo è l'era dei cowboy. Ed è soprattutto la consapevolezza dell'interesse che questo mondo suscita nei diversi ambienti che lo porta a scrivere ancora trentenne questa sua prima autobiografia, un classico sull'argomento per il lettore americano. Un altro elemento saprà catturare l'interesse di ogni appassionato di Far West: la vita e le imprese di Billy the Kid. Siringo conosce personalmente il fuorilegge e vive alcuni episodi legati alle sue vicende. Tre capitoli sono dedicati proprio a Billy the Kid, così come la nostra postfazione, che si propone di analizzare il racconto di Siringo ponendolo a confronto con altre fonti. "Un cowboy del Texas" sa trasmettere con rara freschezza l'entusiasmo del suo giovane autore per un mondo destinato via via a tramontare. Ma, facendosi strada tra canyon e pianure, tra città appena sorte e monti innevati, le vicende e le atmosfere del selvaggio West sono arrivate fino a noi, e ascoltare le voci dei loro protagonisti è il modo migliore per poterle rivivere.
cm. 19 x 28, 300 pp. Accademia Nazionale Virgiliana di Scienze Lettere e Arti 820 gr. 300 p.
Marsilio, 1991. In-8, cartonato editoriale, sovracoperta, pp. IX,252. In ottimo stato.
br. L'emanazione della circolare Buffarini Guidi rimanda a una brutta pagina della storia del nostro Paese, che ha avuto effetti devastanti per la libertà religiosa in Italia. L'Associazione Piero Guicciardini ha inteso delineare i contorni e chiarire le ragioni di un provvedimento che, firmato nel 1935 dal ministro dell'Interno Buffarini Guidi, mise di fatto fuori legge i pentecostali, il cui culto era ritenuto «contrario all'integrità fisica e psichica della razza». La persecuzione di polizia contro i pentecostali sopravvisse ben oltre la fine del regime fascista. La ragione per la mancata abrogazione della circolare Buffarini Guidi si dovette principalmente alla volontà delle autorità governative di preservare l'unità spirituale della nazione, ritenuta compromessa dalla predicazione pentecostale, soprattutto nel Mezzogiorno e in Sicilia. Una repressione che si rivelò tuttavia inefficace. L'avvento dei primi governi di centrosinistra e l'entrata in vigore della Corte Costituzionale portarono infine alla completa emancipazione dei pentecostali nello Stato.
In-8 p., bross., pp. 31. Vi sono raccolte 36 poesie. Ben conservato.
P., Ollendorf, 1881. In-12 broché , couverture illustrée, 16 pages avec des illustrations. Fortes rousseurs dans le texte.
ill., br. Cosa trasforma un libro popolare di geologia e geofisica in un best-seller di lunghissima durata? Studiosi di storia del libro e dell'identità italiana, storici della pedagogia, della letteratura per ragazzi e della scienza ottocentesca interpretano attraverso nuovi approcci e nuovi documenti le ragioni dell'immensa popolarità del "Bel Paese" dell'abate Stoppani: molto più di un testo di divulgazione scientifica, un libro che faceva scoprire agli italiani di essere cittadini di un grande paese.
ill., br. Antonio Tabucchi è stato uno dei massimi conoscitori dell'opera di Fernando Pessoa. In questa raccolta di interventi e saggi, con grande amore e acume critico, Tabucchi illumina la complessa personalità del geniale scrittore portoghese. E lo fa a partire dall'analisi della sua invenzione letteraria, l'eteroninnia, cioè la costruzione di diversi personaggi fittizi, ognuno dotato di caratteristiche biografiche, fisiche e soprattutto autore di una propria opera letteraria. Le molte vite di Pessoa, le sigarette di Campos, la carta d'identità del Bambino Gesù di Caeiro, il ritratto di Bernardo Soares, la sciarada esoterica del 'Marinaio', l'oscuro codice delle lettere d'amore. L'universo poetico di Fernando Pessoa nei testi critici dello scrittore che ha dato il più alto contributo alla sua conoscenza in Italia.
In-16 gr., cartonato editoriale (dorso ingiallito), pp. 619,(7). Prima edizione italiana. Testo in buono stato (text in good condition).
ill., ril. "Via Fani è stato il luogo del nostro destino. La Dallas italiana, le nostre Twin Towers. Nel 1978, l'anno di mezzo tra il '68 e l'89. Tra il bianco e nero e il colore. Lo spartiacque tra diverse generazioni che cresceranno tra il prima e il dopo: il tutto della politica - gli ideali e il sangue - e il suo nulla." Il sequestro di Aldo Moro ha segnato la fine della Repubblica dei partiti. Marco Damilano torna su quell'istante, le nove del mattino del 16 marzo 1978, in cui il presidente della De fu rapito e gli uomini della sua scorta massacrati. Fu l'inizio di un dramma nazionale e di una lunga rimozione. Un viaggio nella memoria personale e collettiva, nei luoghi, nelle correlazioni con altri protagonisti di quegli anni come Sciascia e Pasolini. Le carte personali di Moro rimaste finora inedite, le foto, i ritagli, gli scambi epistolari con politici, intellettuali, giornalisti, persone comuni. La ricostruzione della sua strategia e della sua umanità, strappata all'immagine di prigioniero delle Brigate rosse e restituita al ruolo politico di chi aveva capito meglio di tutti l'Italia, "il paese dalla passionalità intensa e dalle strutture fragili", e la debolezza del potere. Dopo l'assassinio di Moro, il 9 maggio, al termine di 55 giorni di tragedia, sono arrivate la morte di Berlinguer, la dissoluzione della Dc, Tangentopoli e la latitanza di Craxi in Tunisia. Fino all'ultima stagione, con la politica che da orizzonte di senso per milioni di italiani si è fatta narcisismo e nichilismo, cedendo alla paura e alla rabbia. Per questo la voce di Moro parla ancora, come aveva previsto lui stesso: "lo ci sarò come un punto irriducibile di contestazione e alternativa".
br. "Via Fani è stato il luogo del nostro destino. La Dallas italiana, le nostre Twin Towers. Nel 1978, l'anno di mezzo tra il '68 e l'89. Tra il bianco e nero e il colore. Lo spartiacque tra diverse generazioni che cresceranno tra il prima e il dopo: il tutto della politica - gli ideali e il sangue - e il suo nulla." Il sequestro di Aldo Moro ha segnato la fine della Repubblica dei partiti. Marco Damilano torna su quell'istante, le nove del mattino del 16 marzo 1978, in cui il presidente della De fu rapito e gli uomini della sua scorta massacrati. Fu l'inizio di un dramma nazionale e di una lunga rimozione. Un viaggio nella memoria personale e collettiva, nei luoghi, nelle correlazioni con altri protagonisti di quegli anni come Sciascia e Pasolini. Le carte personali di Moro rimaste finora inedite, le foto, i ritagli, gli scambi epistolari con politici, intellettuali, giornalisti, persone comuni. La ricostruzione della sua strategia e della sua umanità, strappata all'immagine di prigioniero delle Brigate rosse e restituita al ruolo politico di chi aveva capito meglio di tutti l'Italia, "il paese dalla passionalità intensa e dalle strutture fragili", e la debolezza del potere. Dopo l'assassinio di Moro, il 9 maggio, al termine di 55 giorni di tragedia, sono arrivate la morte di Berlinguer, la dissoluzione della Dc, Tangentopoli e la latitanza di Craxi in Tunisia. Fino all'ultima stagione, con la politica che da orizzonte di senso per milioni di italiani si è fatta narcisismo e nichilismo, cedendo alla paura e alla rabbia. Per questo la voce di Moro parla ancora, come aveva previsto lui stesso: "lo ci sarò come un punto irriducibile di contestazione e alternativa".
cm 17 x 24, viii-140 pp. Biblioteca dell'?Archivum Romanicum?. Serie I: Storia, Letteratura, Paleografia 483 Vittorio Pica (1862-1930) fu intellettuale attivissimo nel campo della critica d?arte come di quella letteraria. I suoi scritti, aggiornatissimi dossier sulle pi? importanti novit? culturali d?Europa, nascevano da un accurato lavoro di documentazione condotto a partire da molteplici fonti. In questo saggio ? descritto il metodo col quale Pica raccolse ed elabor? tali documenti in articoli, albi e profili pubblicati sulle pi? prestigiose riviste del tempo. Il volume si ? aggiudicato il 2? Premio (sezione Narrativa/Saggistica) del 44? Premio Letterario del Casentino "Giuseppe Frunzi"Vittorio Pica (1862-1930) fu intellettuale attivissimo nel campo della critica d?arte come di quella letteraria. I suoi scritti, aggiornatissimi dossier sulle pi? importanti novit? culturali d?Europa, nascevano da un accurato lavoro di documentazione condotto a partire da molteplici fonti. In questo saggio ? descritto il metodo col quale Pica raccolse ed elabor? tali documenti in articoli, albi e profili pubblicati sulle pi? prestigiose riviste del tempo. Il volume si ? aggiudicato il 2? Premio (sezione Narrativa/Saggistica) del 44? Premio Letterario del Casentino "Giuseppe Frunzi"Vittorio Pica (1862-1930) fu intellettuale attivissimo nel campo della critica d?arte come di quella letteraria. I suoi scritti, aggiornatissimi dossier sulle pi? importanti novit? culturali d?Europa, nascevano da un accurato lavoro di documentazione condotto a partire da molteplici fonti. In questo saggio ? descritto il metodo col quale Pica raccolse ed elabor? tali documenti in articoli, albi e profili pubblicati sulle pi? prestigiose riviste del tempo. Il volume si ? aggiudicato il 2? Premio (sezione Narrativa/Saggistica) del 44? Premio Letterario del Casentino "Giuseppe Frunzi" Vittorio Pica (1862-1930) was an prolific intellectual active in the fields of art and literary criticism. His writings, that illustrate the most significant cultural novelties in Europe, resulted from the painstaking research of several sources. This essay illustrates the methodology adopted by Pica to collect and include this documentation in the articles, albums and profiles that he published in the most prestigious reviews of the time. Villani - Atlante cultura europea V.Pica Letteratura italiana 1600 - 1900 801
In-8 (cm. 26.20), tela editoriale, sovracoperta editoriale illustrata, pp. 220, (4), con 50 tavole in bianco e nero ed a colori che riproducono opere di Manzu' e 12 riproduzioni fotografiche, tutto fuori testo. Prima edizione. In ottimo stato (fine copy).
br. "Sebbene io abbia della vita una concezione tetra, ho sempre nutrito un grande amore per l'esistenza, un amore talmente grande da convertirsi in negazione della vita, perché non possedevo i mezzi per soddisfare la mia voglia di vivere". Fra le tante, appuntite gemme racchiuse in questo volumetto, questo autoritratto spirituale di Cioran rappresenta la chiave che forse più di ogni altra permette di accedere ai segreti della sua anima in perpetua oscillazione fra il nulla e il tutto, in un dualismo esistenziale che intride anche ogni fibra della sua opera, diretta emanazione della vita. Parte integrante di quest'opera si possono a buon diritto considerare le "Conversazioni", dove più apertamente si offre il lato ilare, vitale, corroborante di Cioran.
cm. 16 x 23,5, 292 pp. Biblioteca dell'?Archivio storico italiano? 397 gr. 292 p.
BI & GI, 1982. In-8, brossura, pp. 246. In buono stato
br. La ricerca presentata si fonda sull'ipotesi che Primo Levi fin dalle prime pagine di "Se questo è un uomo" abbia sempre avvertito la dicotomia "vittime-carnefici" come una semplificazione eccessiva per una comprensione autentica dell'infamia del Lager. Il costrutto della "zona grigia" è presente, secondo l'autore, in tutto il processo testimoniale e creativo di Levi. Attraverso una riflessione connessa consapevolmente alla epistemologia della complessità ed emotivamente a una elaborazione del suo Io, la "zona grigia" si è definita sempre più, fino alla categorizzazione ne I sommersi e i salvati e al pervenire a una visione a "tre" della fenomenologia concentrazionaria: i carnefici, le vittime e coloro che tra le vittime (i "salvati") sono stati toccati da questa esperienza. L'autore, in relazione a una lunga carriera professionale, propone "ascoltando" Levi che le esperienze del Lager possano avere, anche se ovviamente con esiti meno terribili, una mimesi in uno "stabilimento industriale", indicando una estensione del costrutto della "zona grigia" nell'esperienza organizzativa contemporanea. Prefazione di Marco Belpoliti. Postfazione di Edith Bruck.
br. La ricerca presentata si fonda sull'ipotesi che Primo Levi fin dalle prime pagine di "Se questo è un uomo" abbia sempre avvertito la dicotomia "vittime-carnefici" come una semplificazione eccessiva per una comprensione autentica dell'infamia del Lager. Il costrutto della "zona grigia" è presente, secondo l'autore, in tutto il processo testimoniale e creativo di Levi. Attraverso una riflessione connessa consapevolmente alla epistemologia della complessità ed emotivamente a una elaborazione del suo Io, la "zona grigia" si è definita sempre più, fino alla categorizzazione ne I sommersi e i salvati e al pervenire a una visione a "tre" della fenomenologia concentrazionaria: i carnefici, le vittime e coloro che tra le vittime (i "salvati") sono stati toccati da questa esperienza. L'autore, in relazione a una lunga carriera professionale, propone "ascoltando" Levi che le esperienze del Lager possano avere, anche se ovviamente con esiti meno terribili, una mimesi in uno "stabilimento industriale", indicando una estensione del costrutto della "zona grigia" nell'esperienza organizzativa contemporanea. Prefazione di Marco Belpoliti. Postfazione di Edith Bruck.
br. Ritornare a Leopardi, accettare il suo radicale ateismo, dimenticando, una volta e per sempre, il polveroso magazzino di tutti i pessimismi e di tutti i titanismi possibili, le divisioni ormai fuori tempo tra piccoli e grandi idilli, che hanno reso travagliosa la via d'accesso al mistero del poeta di Recanati, rendendo la sua opera semplice, catalogabile e, per ciò, inoffensiva, è stato difficile per buona parte della critica leopardiana. L'implacabile difensore del vero guarda con occhio disincantato e indifferente il volgersi delle cose del mondo, generate per morire, destinate al nulla; ma sa opporsi a quella infinita notte che ci attende indicando nell'amore quella unica luce che dura nella brevis lux che è la nostra esistenza. Così l'anima del poeta sa tessere nei Canti l'elogio perfetto della felicità che si realizza nella comprensione, anch'essa perfetta, delle radici dell'Amore. L'intuizione del rapporto inscindibile tra Amore e Morte, cuore di tutta la sua poesia, indica nella fanciulla-Amore e nella fanciulla-Morte le due messaggere della gioia: la prima libera dal dolore di vivere consegnando ai mortali una felicità di poco inferiore a quella divina, un'emozione così grande che indìa l'anima che la accoglie; la seconda libera dal dolore di essere consegnando le anime in perenne affanno all'oblìo che libera dalla vita e dal dolore.
br. Questo libro è il testo integrale, pubblicato nel 1952 ih un'edizione rimasta poco conosciuta, della trasmissione «Radiorecita su Marcel Proust» che Giacomo Debenedetti aveva realizzato lo stesso anno. Il grande saggista considerava l'autore della Recherche ben più che uno scrittore, qualcuno capace di «rendere sensibile attraverso le parole ciò che dentro di noi si agita informe e nostalgico di luce». E questa sua operetta critica, recitata in modo originale da "Una donna, il pubblico, un critico", era per lui «un tentativo di dar forma dialogata ad alcune tesi di critica su Proust, precedute dalle notizie utili ad agevolarne la comprensione», tesi che ridefiniscono lo scrittore francese in modo inatteso.
In-4 p., brossura, sovracop., pp. 161, con ill. in b.n. e 52 tavole a colori nel t. Catalogo della mostra. Ben conservato.
br. Il volume raccoglie 27 contributi, tra studi e testimonianze, del Convegno svoltosi nel 2019 a Cortona su Umberto Morra di Lavriano (1897-1981). Ricostruendo la figura di Morra si riscopre una parte fondamentale della cultura italiana ed europea del Novecento. Vengono qui ripercorsi i suoi rapporti con Gobetti, Croce, Berenson, Moravia, Montale, Pancrazi, Alberti, Papafava, Capitini, Calogero, Guttuso, Severini, Salvatorelli e tanti altri. Schivo e discreto, ma sempre presente con intelligenza e coraggio nei momenti più difficili - dalla collaborazione con Gobetti negli anni Venti, alle tante amicizie con intellettuali antifascisti coltivate anche sotto il fascismo, all'impegno personale nella vita pubblica della Liberazione e del dopoguerra, fino alla direzione dell'Istituto Italiano di Cultura a Londra negli anni Cinquanta e alla promozione di importanti organizzazioni internazionaliste negli anni Sessanta e Settanta - Umberto Morra ha rappresentato e incarnato un'idea civile di letteratura che ancora oggi è valida e che merita di essere conosciuta.
br. Consegnare alla memoria storica una delle figure più emblematiche e discrete della resistenza italiana al fascismo, questo l'obiettivo della biografia che Alfonso Bellando ha dedicato a Umberto Morra di Lavriano (1897-1981), aristocratico di fede repubblicana, cosmopolita e progressista, scrittore versatile e indolente, intellettuale engagé e appartato. Una 'resistenza', quella del Morra, della ragione e della morale ancor prima che politica, educata sugli alti esempi degli amici Gobetti, Rosselli, Salvemini; resistenza a un fascismo che va ben oltre la tragica ma contingente vicenda mussoliniana, per divenire una categoria generale: stupidità, arroganza, intolleranza, coercizione, violenza senza altri attributi. Bellando, che ha potuto conoscere Morra a fondo, anche in ragione dell'impegno comune nella Società Italiana per l'Organizzazione Internazionale, ricostruisce con passione e rigore le alterne fasi della vita di questo 'cittadino del mondo'; una vita piena, vissuta in prima linea nella difesa e nel rispetto dei valori e delle idealità dell'uomo. Ma una vita vissuta anche in perenne e critica auscultazione di se stesso, nella sfera gelosa e riservata di una coscienza vigile e rigorosa, sempre insoddisfatta. È a persone come Umberto Morra di Lavriano, spesso sottratte alla nostra memoria proprio perché così difficilmente classificabili nella loro pienezza umana, e così defilate dai clamori della cronaca, che dobbiamo in primo luogo la sopravvivenza di una specie sempre minacciata: quella degli uomini liberi. Prefazione di Norberto Bobbio.