3 569 résultats
19291748Paris, Éditions du Carrefour, Collection Bifur, 1929. Un volume in-12 (198 x 180 mm), 252 pp. + fnch., couverture de papier jonquille imprimée en noir. ÉDITION ORIGINALE. 1 des 12 premiers exemplaires sur Japon impérial (I à X + A et B), celui-ci le n° II. Conservé tel que paru avec ses témoins. À propos de l'œuvre : "Hebdomeros", c’est le fantôme paisible, le spectre lumineux de Giorgio De Chirico, Dante et Virgile en une seule personne ! Il accomplit un périple complet à travers le monde créé par le peintre. De même que les peintures de Chirico demandent à être lues, ce livre exige qu’on le « regarde » ainsi que l’on regarde un tableau. « L’un des livres les plus superbement personnels qui nous aient jamais été offerts. Je pense que l’on suivra avec ravissement les détours du beau rêve romantique qui prend la place de la banale existence à condition que l’on ne s’arrête pas à l’aspect superficiel de la réalité… Aller jusqu’au fond de l’ordinaire, c’est le secret et c’est la méthode de Chirico comme de Kafka, et c’est le seul moyen efficace d’accéder à un univers fantastique », écrivait André Pieyre de Mandiargues. Un extrait avait paru dans le numéro 2 de Bifur en juillet 1929. Le célèbre sous-titre "Le peintre et son génie chez l'écrivain" ne fut apposé que sur la jaquette illustrée de l'édition courante et il disparaîtra dans l'édition de la collection "L'Âge d'or" en 1964 chez Flammarion. Cette fantaisie autobiographique de Giorgio De Chirico fait figure de paradoxe : si relativement peu d'études lui ont été consacrées, sa place hors ligne dans le cadre de la littérature surréaliste n'a jamais été mise en doute. L'ouvrage a été réédité par 21 maisons d'édition jusqu'en 2017 ! et traduit en huit langues. Conrado Tostado (traducteur), lors d'une réédition au Mexique en 2004, le décrit ainsi : « un roman caniculaire et métaphysique, surréaliste et mythologique ; de la mythologie contemporaine la plus respectable faite par un immense créateur de mythes. Brûlant pour agiter symboliquement et changeant comme les saisons chaudes des années. Il est circulaire et voluptueux dans différents temps et espaces. Surréaliste au-delà de l'écriture automatique… Avec plaisir, nous devons parler de Hebdomeros dispersés, aussi dispersés que dans les rêves, la mythologie et ses champs infinis et sa métaphysique »
Edizione originale. CON DEDICA Perfetto esemplare pregiato dalla firma autografa dell’autore nella carta di antiporta. Opera prima poetica, interessante raccolta di poesie parolibere. Contiene otto riproduzioni di opere dell’autore a piena pagina su carta patinata. Si tratta del secondo libro letterario dell’autore, pubblicato solo vent’anni dopo l’opera prima, «Spezzature» (1913); passeranno ancora dieci anni per la terza opera letteraria, la raccolta «A passo romano» (1943). Cammarota, Futurismo, 169.7; The Avant-Garde Applied, L395
Edizione originale. CON DEDICA Più che buon esemplare (restauri perimetrali alla copertina, particolarmente al dorso; normale lieve brunitura interna), impreziosito dalla dedica autografa dell’autore «all’amico Cavalli con una forte stretta di mano. Cavalli dovrebbe essere il faentino Armando Cavalli, che ebbe un momento futurista nel periodo della prima guerra mondiale. Menzione di «6° migliaio» in copertina. Libro d’artista, notevole raccolta di prose e parolibere (detto «romanzo parolibero») con soluzioni davvero interessanti (brevi frasi articolate su più pagine con un sintagma per pagina) e un disegno parolibero finale (riprodotto anche in copertina). Cammarota, Marinetti, 69; Caffeina dell’Europa, 110 (per il mese di edizione); Fanelli e Godoli, Il futurismo e la grafica, primo inserto a col., p. I img 3
Lettera autografa del 10 Gennaio 1924 indirizzata a “Caro collega” in cui chiede “di pubblicare il qui unito annunzio del teatro Futurista alle Folies Bergère...”. Bella carta intestata con il “Pugno di Boccioni “ di Balla. Direzione del Movimento futurista. Axs
Manoscritto autografo. In più che buono stato di conservazione. Al recto: «[...] liquefazione del sole, nel cielo / sfinimento dell’azzurro [...] / pesare / SCENDERE / lentissimo / [...] / OPPRESSIONE / SOFFOCAMENTO / tutti i colori in fusione [...] / SETE (bisogno) / [...] IMMOBILITA’ in attesa SILENZIO in ascolto [...]». Al verso brano in prosa: «[...] In mezzo un piccolo gatto nero con gli occhi verdi e un bel fiocco rosso intorno al collo [...]». Manoscritto esposto da Mario Verdone in occasione della mostra «Archivi futuristi» alla Galleria Fonte d’Abisso (Modena-Milano, 1990); Oliva (La parola totale, p. 131) pubblica un altro manoscritto autografo di «Silenziosonnolenza» ma su due carte e con varianti. Verdone, Archivi futuristi, n. XXIII p. 105 (ill.)
Edizioni originali. Ottimo esemplari (minime e fisiologici segni del tempo; lieve arricciamento delle pagine dovuto anche al naturale restingersi della sovracoperta in acetato; in ogni caso, una copia non circolata). Rarissima emissione cumulativa dei due cataloghi, procurata in occasione della stessa esposizione dell’aprile 1935 alla galleria parigina Bernheim Jeune — ultima grande collettiva futurista in Francia prima della morte di Fillia e del conseguente declino di tutto il movimento artistico futurista, che prelude alla tragedia della seconda guerra mondiale: «Una nuova ampia esposizione futurista a Parigi contribuisce all’ulteriore fortuna internazionale del movimento, attorno alle personali di Prampolini, attivissimo leader, Depero, Rosso, Fillia e Tullio d’Albisola, proponendo tutta la gamma dell’operatività futurista: dall’aeropittura cosmica alla plastica murale, dall’arte sacra alle arti decorative e alle aeroceramiche» («Nuovi archivi del futurismo»). In realtà, a prescindere dalla scarna scheda dei «Nuovi archivi» — che suona assolutamente decontestualizzata; e stante il ruolo di punto di riferimento artistico assoluto che incarna Enrico Prampolini, superstar di livello europeo — il leader operativo del movimento nella fase rinascente che va dal 1929 al 1935 è proprio Fillia, come dimostra ulteriormente questa emissione cumulativa dei due cataloghi, la scarna plaquette per la Bernheim Jeune e il corposo fascicolo per la «Prima mostra nazionale di plastica murale per l’edilizia» («uno dei maggiori eventi propositivi del Futurismo negli anni trenta», secondo i «Nuovi archivi»): entrambi caratterizzati dalla modernissima grafica «Stile futurista», perfettamente allineata al gusto razionale e costruttivista che domina l’avanguardia internazionale dell’epoca, rappresentano il trionfo del progetto filliano, destinato a infrangersi con la prematura morte dell’artista torinese nel febbraio del 1936. Nuovi archivi del futurismo, I, 1934/15 e 1935/5b.
Edizione originale. Piatto anteriore un po’ scolorito e con leggere macchie; traccia di piega all’angolo alto delle pagine; per il resto ottimo esemplare pregiato da dedica autografa: «Al prof. Vittorio Cian, omaggio rispettoso | Omero Vecchi | Roma aprile 1908». Il professor Cian (1862-9151), rispettato e influente accademico, aderì fin dalla fondazione al partito nazionalista e divenne poi un intellettuale organico al fascismo. Opera prima di notevole rarità, di cui sono registrati solo tre localizzazioni istituzionali in ICCU (Labronica di Livorno, APICE di Milano — due copie, Reggi e Scheiwiller — e la copia di Alfredo Baccelli con dedica alla Vittorio Emanuele III di Napoli), cui OCLC aggiunge l’esemplare del MART e quello di Marinetti a Yale. Stampata a spese dell’autore appena ventenne, raccoglie versi di matrice dannunzian-pascoliana. Il poeta cambierà poi nome in Luciano Folgore, ri-esordirà con l’adesione al futurismo e diverrà un ottimo versificatore e parodista. -- Claudia Salaris, a proposito della successiva raccolta «Fiammeggiando l’aurora» (1910), non molto diversa, ha parlato «una poesia romantica, connotata da temi sociali e civili (speranza nel progresso, fede nel lavoro, futuro come palingenesi), dall’altro un accento malinconico, introspettivo, con ripiegamenti crepuscolari. [...] il primo Folgore poteva apparire come un disciplinato alunno della triade Carducci-Pascoli-d’Annunzio, o un emulo di Victor Hugo o di Émile Verhaeren». Salaris, Luciano Folgore e le avanguardie, pp. 16 e seguenti, e p. 88 (illustrazione)
Edizione originale. Più che buon esemplare (normale uniforme brunitura all’interno). Rarissimo libro, assente dai repertori consultati. Secondo romanzo dell’autore dopo il fortunato «Tatuaggio» (1931, 1932 2da ed.). Cfr. Cammarota, Futurismo, 458.1 (la scheda di ‘Tatuaggio’: «Esistono altre tre edizioni, non reperite, ma stampate presso le stesse edizioni, fino al 1934»);. Mughini, A via della Mercede..., p. 122: «Le difficoltà maggiori Ghelardini le incontra a causa di un innocuo libro di Elio Talarico [...] ‘La fatica di vivere’. Appena il libro esce, il giovanissimo editore riceve difatti un minaccioso invito a presentarsi da Gaetano Polverelli, l’uomo che il duce ha incaricato di accordare o negare il lasciapassare ai libri. Ghelardini non riesce a immaginare che cosa possa esserci di irriverente in un libro di racconti scritto da uno che era stato centurione della Milizia, e corre da Polverelli. Il quale gli dice che la pecca del libro è nel titolo, perché è inaudito alludere che il vivere possa essere una fatica nell’era fascista. La prima edizione venne perciò sequestrata. Ghelardini ricopertina le copie che gli sono rimaste e le mette in circolazione con il titolo ‘Via dell’Arancio’. Solo che uno dei racconti compresi nel libro è proprio quello intitolato ‘La fatica di vivere’. Nuovo e definitivo sequestro».
Collezione dei primi due numeri pubblicati. Ottimi esemplari: il primo numero intonso al taglio alto; il secondo numero con invio manoscritto a Giuseppe Prezzolini, Firenze. La brevissima esperienza di “Pickwick” — soli cinque fascicoli pubblicati dal 10 marzo al 10 maggio 1915 — rappresentò il polo del modernismo siciliano alternativo al futurismo di Jannelli, Nicastro e della “Balza”, pubblicata invece a Messina in soli tre fascicoli nel medesimo frangente, da aprile a maggio. -- Il quindicinale — animato dai «pickwickiani» Antonio Bruno (motore dell’iniziativa), Giovanni Centorbi, Giacomo D’Artemi e Mauro Ittar — si presenta come un semplice foglio delle dimensioni della mitica “Lacerba” fiorentina. Sebbene tutti i redattori sostanziano con loro contributi i fascicoli della rivista, l’autentico mattatore è Bruno, che compare anche dietro lo pseudonimo di Pierrot. I suoi «Balocchi» in formato aforis-diaristico (lo stesso stile dei «Quaderni» pubblicati postumi da Vito Sorbello per Sellerio) sono forse tra gli apici della sua produzione. Degne di nota anche le traduzioni: «Brivido d’inverno» da Mallarmé e «Giornali intimi» da Baudelaire. Tra le collaborazioni, Giuseppe Villaroel con due liriche, versi di Francesco Meriano e caricature di Telesio Interlandi. -- «I tre redattori di “Pickwick” [...] tengono sì in gran cale quelli che reputano i loro antenati letterari, da Giacomo Leopardi ai catanesi Giovanni Verga e Federico De Roberto, ma sanno che è il tempo di andare oltre e di sperimentare altro. Ritte ritte le loro antenne sono puntate spasmodicamente su quel che succede a Parigi o in “continente”. I nomi di Stéphane Mallarmé e di Arthur Rimbaud compaiono già nella prima pagina del primo numero di “Pickwick”. Al che uno dei loro abbonati, uomo colto e personaggio ben noto a Catania. si avvicina a uno dei redattori e chiede chi dei tre si celi sotto lo pseudonimo esotico di Mallarmé» (Giampiero Mughini, La collezione, p. 28).
Prima edizione. Ottimo esemplare (pagine appena brunite, come normale; lievi pieghe e fioriture al bordo esterno della copertina), pulito e intatto sia all’interno che alla copertina; proveniente dalla prestigiosa collezione futurista di Giampiero Mughini. Raro numero monografico del mensile internazionale del gruppo d’avanguardia praghese «Devětsil» diretto da Karel Teige, dedicato a Marinetti nei vent’anni del Futurismo. Notevoli contenuti — con parolibere in italiano e voltate appositamente in ceco — e parte iconografica. Il grosso del fascicolo è occupato dal corposo saggio «F.T. Marinetti + italska moderna + svetovy futurismus» di Teige, pure riccamente illustrato. «L’intero insegnamento che l’avanguardia ceca ha tratto dal futurismo è infine ben riassunto da Karel Teige nel numero monografico della rivista “ReD” del febbraio 1929» (Diz. Fut. p. 250b). Hulten, Futurismo e futurismi, p. 597; Nešlehová, Impulses of Futurism and Czech Art (in: Berghaus, ed., International Futurism in Arts and Literature: 122-144); Echaurren, Nel paese dei bibliofagi, p. 197 fig. 15
Seconda edizione modificata e definitiva. Ottimo esemplare (minime normali sfrangiature sul bordo esterno). La seconda edizione, che aggiorna con la Turchia lo schieramento delle nazioni passatiste, seguì a stretto giro la prima: quest’ultima diffusa in ottobre, la seconda e definitiva già annunciata in distribuzione ai primi di novembre. Sulla copertina si legge lo slogan (che manca in prima tiratura): «Preghiera di affiggerla nelle case e nei luoghi pubblici || Prima tiratura: 300.000 copie distribuite gratuitamente». -- La «Sintesi futurista della guerra» «è sicuramente l’oggetto artistico più significativo che i futuristi crearono durante la Prima guerra mondiale» (M.E. Versari, “Guerrapittura”, in C. De Maria, L’Italia nella Grande Guerra, Roma 2017, p. 103). In seguito alla manifestazione interventista del 16 settembre 1914, in Galleria Vittorio Emanuele a Milano, in cui i futuristi diedero fuoco alle bandiere austriache, un gruppo di essi (tra cui sicuramente Boccioni e Marinetti) fu incarcerato per qualche giorno e rilasciato dietro firma di un documento di esplicita rinuncia ad altri atti pubblici antiaustriaci. «È dunque a questo punto, come reazione a questa situazione di censura, che nasce la tavola parolibera-manifesto Sintesi futurista della guerra. Firmata da Marinetti, Boccioni, Carrà, Luigi Russolo e Ugo Piatti, viene datata “dal cellulare di Milano 20 settembre 1914”. In realtà, dei cinque firmatari, soltanto Marinetti, Boccioni e Piatti si trovano in galera la notte del 20 settembre. Carrà è in vacanza a Varzi, vicino a Voghera, e Russolo a casa con un’infezione intestinale. La struttura fondamentale della sintesi riprende un motivo che Marinetti aveva ideato originariamente come icona propria del futurismo» (ivi, p. 108), ovvero il cuneo futurista che schianta il passatismo disegnato in molte delle dediche autografe apposte su Zang Tumb Tuuum. -- La Sintesi appare per la prima volta in un volantino datato 20 settembre 1914, ma diffuso sicuramente in ottobre e ristampato successivamente con una modifica rilevante: l’aggiunta della Turchia — entrata direttamente nel conflitto il 29 ottobre — tra le nazioni dello schieramento passatista. In questa ultima forma — diffusa in volantino al principio di novembre (come annuncia Marinetti in una lettera a Folgore del 5 novembre, dove ne indica anche la tiratura in 20.000 copie: Carteggio futurista, Roma 1987, n. 28) — fu poi riproposto in Guerrapittura di Carlo Carrà (aprile 1915), come tavola a doppia pagina ripiegata infine; dunque con molte modifiche e sfondo tricolore sul primo numero del «Montello», 20 settembre 1918. Ebbe un impatto iconico enorme, direttamente influenzando — come ha dimostrato Maria Elena Versari (Avant-garde Iconographies of Combat, in «Annali di italianistica» 33, 2015, pp. 187-204) — il famoso poster di El Lissitzky Sconfiggi i bianchi con il cuneo rosso (1919). Tonini, I manifesti del futurismo, n. 84.2; Versari, Avant-Garde Iconographies of Combat (Annali d’italianistica 33, 2015: 187-204); Versari, “Guerrapittura” (in «L’Italia nella Grande Guerra», cur. De Maria, Roma 2017: 101-112)
Edizione originale. Ottimo esemplare (normale uniforme brunitura). Straordinario manifesto interamente parolibero nato come volantino promozionale di un volume poi mai pubblicato. Contiene quattro grandi tavole parolibere a cominciare dall’iconica «– Montagne + Vallate + Strade x Joffre», composta a celebrare la battaglia della Marna (5-12 settembre 1914) e il successo della controffensiva del Generale Joffre, quindi ripubblicata in «Les mots en liberté» (1919) con titolo «Après la Marne, Joffre visita le front en auto». Seguono «Il palombaro» di Govoni (una delle «Rarefazioni» in corso di pubblicazione proprio nel 1915) e due tavole poi non ripubblicate in volume: «Le coriste» di Cangiullo, nello stile dell’alfabeto in libertà, e la densissima «Bombardamento aereo» di Paolo Buzzi, nello stile delle contemporanee tavole della «Conflagrazione» (pubblicato solo postumo negli anni ’50). -- Il manifesto fu persino recensito (polemicamente) da De Robertis sul numero VII,8 della «Voce» (marzo 1915, p. 519) e da solo ebbe un impatto considerevole tra gli avanguardisti europei, come dimostra un appunto di Hugo Ball del 15 luglio 1915: «Marinetti mi ha inviato le Parole in libertà composte da lui stesso, Cangiullo, Buzzi e Govoni. Sono puri manifesti di lettere; una poesia del genere la si può arrotolare come una carta geografica. La sintassi è a pezzi. Le lettere sono esplose e poi rimesse nuovamente insieme solo in modo provvisorio» (Fuga dal tempo, Milano 2016 [orig. 1927], pp. 81-82). Salaris, Bibliografia, p. 85a-b, 86 (ripr.); Tonini, I manifesti 88.1; Fanelli e Godoli, Il futurismo e la grafica, p. 53 img 14
Edizione originale. CON DEDICA Esemplare numero 284/350, in eccellenti condizioni di conservazione, freschissimo, pulito e intatto alla copertina: rarissimo così. Numero manoscritto e seguito da firma autografa di Edwin Cerio. A compimento dell’intensa stagione primonovecentesca di Capri — e apice della sindacatura triennale di Edwin Cerio — si colloca il «Convegno del paesaggio», 9-10 luglio 1922. In giugno era stata finalmente approvata, dopo un iter di quasi due anni, la cosiddetta legge Croce per la tutela del paesaggio, la prima in Italia: tra i principali promotori vi erano due dei partecipanti al convegno, l’onorevole Giovanni Rosadi (già fautore della prima legge sulla tutela del patrimonio storico e artistico, del 1909, detta Rava-Rosadi) e Luigi Parpagliolo, per una vita alla Direzione delle Antichità e Belle arti. Accanto ai politici, Cerio — che era uno «scintillante e versatile uomo di talento» (Piscopo, p. 14) — chiama al convegno i futuristi: Italo Tavolato, che lancia, in stile futurista, un vero e proprio «Manifesto della bellezza di Capri»; Filippo Tommaso Marinetti che non solo tiene una relazione (Lo stile pratico) ma è incaricato di fare letteralmente da controcanto — «dopo tanti oratori, vi sembrerò un poco terra terra» — in apertura dei lavori; l’esponente di punta dell’architettura futurista nel corso degli anni ’20, Virgilio Marchi (Architettura futurista); e per chiudere lo stravagante intellettuale svizzero Gilbert Clavel (L’architettura meridionale). «Tra i contributi al convegno quello dell’ideologo del futurismo, Filippo Marinetti che con fare più propositivo che provocatorio propone di difendere l’isola dal falso antico e dal commercialismo artistico, e quello dell’architetto futurista Virgilio Marchi, che sottolinea la possibilità di un’espressione radicalmente moderna ma sensibile ai contesti. Il convegno ha una vasta eco sulla più diffusa rivista nazionale di settore, “Architettura e arti decorative”» (Mangone, p. 250-s). -- La pubblicazione degli atti del convegno avviene sotto le insegne delle «Pagine dell’Isola», prima rivista poi collana editoriale diretta da Edwin Cerio: ne esce un libro di rara sobrietà e bellezza tipografica, stampato su carta Amalfi in barbe e ornato da scelte illustrazioni. I testi qui compresi sono tutti in edizione originale e unica. Cammarota, Futurismo, VI.28; Sandomenico, Leggere Capri, p. 111 (con imprecisioni); Piscopo, Capri futurista (Napoli 2001); Mangone, L’isola dell’architettura (in: Architettura e paesaggi della villeggiatura, Milano 2015, pp. 237–255)
Edizione originale. Eccezionale esemplare proveniente dalle carte dell’autore, Giovanni Acquaviva, e contrassegnato da marginalia e segni d’attenzione che sembrano indicare i toni della declamazione («parl[ato]» - «cant[ato]» etc.). Quasi impercettibili restauri professionali a sanare la normale usura tra le ante; nel complesso in ottime condizioni, conservato in elegante astuccio in mezza tela. Rarissima pubblicazione autoprodotta nel formato efmero del dépliant/manifesto: manca del tutto ai repertori istituzionali online ICCU e OCLC. Brillante esempio della vivace attività messa in campo dal gruppo futurista savonese animato da Acquaviva e Farfa, ultimissimo baluardo di autentica avanguardia futurista nel disperati anni della guerra. L’impaginazione è svolta secondo un rigoroso gusto razionalista, facendo svolgere il testo incolonnato nelle ante interne (nn. [2]-[4]), mentre il titolo corrente si estende in maiuscolo lungo tutta l’estensione del foglio. L’ultima anta di testo (n. [5]), intestata «Ispirazione e dedica», chiude sottolineando lo stretto legame instauratosi tra futurismo e razionalismo nel corso degli anni trenta: «all’odierna morte degli architetti Terragni e Cattaneo | altrettanto di Como combattenti d’innovazione | all’aeropoema Sant’Architettura di Farfa sopra ogni | altro cantore di Sant’Elia». Cammarota, Futurismo, 1.2; Echaurren, Futurcollezionismo, pp. 45-48; Ferro, LA Canzone futurista a Sant’Elia di Acquaviva (in: Resine 119-121, 2009: 90-95)
Prima edizione. Ottimo esemplare (normale uniforme brunitura; leggerissimi segni della piegatura in quattro parti). La prima edizione si distingue dalla menzione a chiusura del testo, a p. [3]: «Approvato dalla Direzione del Movimento Futurista e da tutti i Gruppi Futuristi Italiani». Il primo gesto editoriale futurista in chiara direzione interventista, dopo lo scoppio della guerra europea, è proprio il manifesto di Giacomo Balla, che era apparso in una prima versione francese datata 20 maggio 1914 dal titolo «Le vêtement masculin futuriste», e il cui rilancio in italiano è ora preparato in chiave interventista con una circospezione ben esemplificata dalle parole di Carlo Carrà a Giovanni Papini verso la fine di agosto: «Con Marinetti pensavamo da qualche giorno di lanciare un manifesto per spingere gli italiani alla guerra, ma essendovi una censura terribile non si sa come fare per dargli poi la diffusione che richiederebbe per riuscire efficace» (Il carteggio Carrà-Papini, Rovereto-Milano, 2001, p. 54 n. 58). «Rispetto al testo in francese, la versione italiana, antineutrale, e quindi esplicitamente politica, inserisce alcuni frasi evidenziate in neretto di contenuto politico, quasi mimetizzate nel lungo testo [...] Il manifesto chiarisce molto bene la tensione presente nel campo futurista, diviso tra il problema della censura e la necessità di rendere ogni riferimento politico il più esplicito ed effettivo possibile» (M.E. Versari, “Guerrapittura”, in C. De Maria, L’Italia nella Grande Guerra, Roma 2017, p. 105). Tonini, Manifesti del futurismo, 82.2
Edizione originale. CON DEDICA Bell’esemplare pregiato dalla dedica autografa dell’autore. Proveniente dalla collezione futurista di Giampiero Mughini. Raccolta di aeropoesie in stile parolibero, preceduta da un’aeropoesia di Marnetti, e ornata da 4 belle tavole aeropittoriche: Dottori: Inferno di battaglia aerea sul paradiso del Golfo; Prampolin:i Il poeta Marinetti al fronte russo; Crali: Seduttore di nuvole; Benedetta: Velocità di motoscafo. Cammarota, Futurismo, 26.2.
Edizione originale. Ottimo esemplare (da segnalare appena leggerissime evanescenti gore al piatto superiore). Raro catalogo della mostra inaugurale della «Galleria Futurista Permanente» di G. Sprovieri nel dicembre 1913, la prima personale di Boccioni in Italia sulla falsariga della personale parigina alla Galerie Boëtie (giu.-lug. 1913). Scritto introduttivo dell’autore, cui segue il Manifesto tecnico della scultura futurista (Milano, 11 apr. 1912). Esposti gli «Insiemi plastici»: Muscoli in velocità, Sintesi del dinamismo umano, Espansione spiralica di muscoli in movimento, Testa + casa + luce, Sviluppo di una bottiglia nello spazio (mediante la forma), Forme-forze di una bottiglia, Vuoti e pieni astratti di una testa, Antigrazioso, Sviluppo di una bottiglia nello spazio (mediante il colore), Forme uniche della continuità nello spazio, Forme umane in movimento (quest’ultimo non presente a Parigi). Esposti inoltre 46 disegni senza titolo (praticamente raddoppiata la selezione parigina) suddivisi nei gruppi «Voglio sintetizzare le forme uniche della continuità nello spazio», «Voglio fissare le forme umane in movimento», «Voglio dare la fusione di una testa col suo ambiente», «Voglio dare il prolungamento degli oggetti nello spazio», «Voglio modellare la luce e l’atmosfera». Pacini, Esposizioni futuriste 1912-1918, p. 39; Nuovi archivi del futurismo I, 1913-1914/2
Edizione originale. CON DEDICA Ottimo esemplare (dorso lievemente angolato, una sbucciatura alla testa del dorso e un piccolo foro riparato al piatto anteriore) pregiato da bella dedica autografa dell’autore, vergata in grande alla prima carta bianca e datata «Palazzo Monforti di Milano, 1915». A “Palazzo Monforti”, come lo chiama sempre Paolo Buzzi (in realtà Palazzo Isimbardi in Corso Monforte) aveva sede la Provincia di Milano, presso cui lavorò l’autore per tutta la carriera. Menzione di «4° migliaio» in quarta di copertina. Straordinario romanzo parolibero, uno dei libri fondanti delle parole in libertà. Paolo Buzzi è stato il più vecchio compagno e collega di Marinetti: i due si conobbero a Milano, nei primi anni del Novecento, e rapidamente Buzzi divenne colonna portante della rivista «Poesia», collaboratore e redattore fisso della rubrica «Toute la Lyre». Non appena nel 1914 Marinetti lancia la rivoluzione letteraria delle parole in libertà — un vero terremoto letterario di proporzioni internazionali — Buzzi si getta a capofitto nella lavorazione di questo ‘romanzo parolibero cinematografico’ che è un crescendo di invenzione da mozzare il fiato: la partenza è tradizionale, ma con lo scorrere delle pagine le parole cominciano a degradare e spargersi sulla pagina, fino a perdere qualsiasi connessione tipografica tradizionale per assumere la forma di vere e proprie composizioni visive, che culminano in un ‘calligramme’ a spirale disegnato in rosso. -- Nella prefazione dedicatoria «A F.T. Marinetti» si dice: «L’opera fu scritta con l’anima gonfia di un presagio di sconvolgimento per la Società. L’ultimo capitolo — vedi la bizzarria del caso! — io lo finii proprio la notte dal 27 al 28 giugno 1914 […]. Qualche ora dopo scoppiava la folgore dell’attentato di Sarajevo: e l’Europa voltava la pagina al suo atlante geografico». La lavorazione del libro aveva preso dunque oltre un anno: «All’inizio della primavera del 1915 uscì “L’Ellisse e la spirale” di Buzzi [...]; si trattava in effetti d’un romanzone avventuroso del genere fantasy, strutturato come un film a episodi (dei quali era segnato addirittura il metraggio, come in un catalogo di pellicole). La narrazione si svolgeva con un andamento quasi salgariano ma poi, nell’ultima parte, la prosa si frantumava dando luogo a pagine di parole in libertà [...] originali costruzioni grafiche, geometriche, astratte [...] che ricordavano certi motivi dei Rosa-Croce». In realtà «era una sorta di metaromanzo in cui Buzzi utilizzava il registro dell’intreccio d’avventure ma realizzava al tempo stesso una mimesi del linguaggio filmico; inoltre tentava di inserire nel tessuto narrativo il concetto musicale di enarmonia e proprio nell’ultima parte dissolveva la prosa nel disegno e nel grafismo» (Salaris). Cammarota, Futurismo, 68.5; Salaris, Marinetti editore, pp. 180-182; Lista, Le livre futuriste, p. 19 nn. 19-20; Fanelli & Godoli, Il futurismo e la grafica, p. 52 nn. 10-13
Futurismo Politico - Dinamismo Plastico - 12 disegni Guerreschi - Parole in Libertà. In antiporta un ritratto fotografico dell'Autore di M. Nunes-Vai. 12 tavole in bianco e nero. Componimenti paroliberi. In chiusura di volume due dei più particolari manifesti futuristi: il "Programma politico futurista" stampato in verticale su doppia pagina e la "Sintesi futurista della guerra", stampata su tavola ripiegata. Catalogo delle edizioni futuriste di Poesia Stampa dello Stab. tip. Taveggia. Brossura stampata ai piatti con bellissima composizione tipografica dell'Autore. 8vo (cm 26 x 19). pp. [2] - 104 + 12 tavole in carta patinata. . Molto buono (Very Good). Copertine leggermente fiorite e brunite con alcune macchie. Angoli superiori delle prime pagine con una piega (Light yellowing and sunning of cover, some stain). Edizione originale. .
Edizione originale Esemplare n. 137/500, in più che buone condizioni (copertina scolorita ai dorsi e alcune pagine con fioriture). Rarissima plaquette: solo quattro esemplari censiti in ICCU, manca all’opac mondiale OCLC ed è largamente ignorato dagli studiosi specialistici (le scarse menzioni in letteratura sono limitate a regesti bibliografici su Boccioni, dove il titolo compare come mera registrazione). Tiratura di 500 esemplari numerati a mano, a spese dell’autore, pubblicata in memoria di Umberto Boccioni e distribuita in occasione della grande retrospettiva nei saloni di Palazzo Cova a Milano, aperta dal dicembre 1916 al gennaio 1917. Dedicatoria «A tutti quelli che gli hanno voluto un po’ di bene intelligente, e a ricordo di questa Prima Esposizione Postuma». -- È la seconda (e ultima) pubblicazione ‘futurista’ dell’autore, dopo il capolavoro «Guerrapittura» del 1915. Raccoglie cinque densissime prose sull’arte, di non semplice comprensione, apparse qui in edizione originale e unica (almeno fino all’edizione di «Tutti gli scritti» Milano 1975): il lungo «Tributi dell’amicizia», di cui un estratto — la prima parte, più esplicitamente legata alla scomparsa del collega amico — era uscito sugli «Avvenimenti» n. 2:38 (17 nov 1916); il manifesto «Epoca del magnetismo plastico - In memoria di Umberto Boccioni»; la breve «Licenza», in cui si saluta l’amico scomparso e contemporaneamente si dichiara già la propria adesione al ‘rappel à l’ordre’: «Per un curioso paradosso di anarchia siamo tornati, con te o fratello, senza volerlo alla classicità pura. | BOCCIONI URRAH!». Cammarota, Futurismo, 88.2
Prima edizione. Fioriture diffuse alla copertina, fortunatamente più leggere al piatto superiore; per il resto ottimo esemplare. Rarissima opera prima di Sebastiano Carta: ICCU registra solo cinque esemplari, quello della Centrale di Firenze e gli altri in fondi specialistici (Reggi a Milano, Demichelis a Ravenna, Gramsci e Caetani a Roma), cui OCLC aggiunge le copie del MART di Rovereto e quelle di Yale (le copie dei coniugi Mrinetti) e Getty negli Stati Uniti; mai apparso nel database storico del sito di vendita Maremagnum e quasi mai registrato in cataloghi di vendita. Raccolta di poesie tra modernismo e avanguardia, impaginata in stile molto moderno e particolarmente pregiata da una splendida copertina dell’artista romano di origine russa Giovanni Ketoff, altrimenti noto come «Chetof», «Chetofi» o «Chetoffi», al secolo Ivan Ketov (1916-1968), che espose con i futuristi lungo tutti gli anni trenta fino alle soglie della seconda guerra mondiale. Per «Le case» dell’amico e collega Sebastiano Carta (espongono insieme con Carlo Belli da Bragaglia nel 1934), Ketoff inventa un disegno astratto di chiara derivazione neoplastica ma di impatto costruttivista, che risulta modernissimo anche ai giorni nostri. «La sua attività di futurista è stata ben messa in luce da Claudia Salaris, che lo ha definito “la figura più interessante del futurismo letterario romano degli anni trenta” e che ne ha collocato l’esperienza in ambito futursimultaneista [...] per la sintesi da lui operata tra futurismo ed ermetismo [...]. Marinetti definisce i sui interventi poetici “poesia sintetica, astratta, mosaica”, perché caratterizzata da un “livello minimale di linguaggio, da versi strozzati, interruzioni continue, che suggeriscono l’idea di un montaggio semiautomatico» (Salaris, Futurismo letterario a Roma, in Casa Balla e il futurismo a Roma, 1989)” (Diz. Fut., p. 227). Cammarota, Futurismo, n. 91.1
Seconda edizione. Normali segni del tempo marginali; nel complesso un ottimo esemplare. Rarissima seconda edizione aumentata e definitiva. Il titolo continua: «... per la dignità dell’arte e degli artisti. Rinnovate le scuole artistiche industriali per distruggere il disagio economico dei cultori del bello. Ostracismo agli sfruttatori ed ai falsi protettori delle arti. A totale beneficio della Croce Rossa italiana». -- La prima edizione (Napoli, “Minerva”, 1915) è segnalata solo da Cammarota — che precisa: «non integrale» — mentre D’Ambrosio riferisce solamente di questa edizione, che è anche l’unica registrata in Iccu. Il libretto apre con il motto futurista a piena pagina: «RINNOVARSI O MORIRE | MARCIARE PER NON | MARCIRE». Segue la dedicatoria «Agli amici dell’arte — ai futuristi», e il geniale pamphlet dello scultore aristocratico Cifariello, svolto per paragrafi brevi e secchi, molti simili all’andamento del manifesto futurista (lo stile tipico di quegli anni ‘eroici’, ravvisabile in altra saggistica ardentemente militante, indipendente e lateralmente futurista, come nel ‘Fotodinamismo’ di Bragaglia). Datato in calce «Nella villa propria al Vomero — il 1. giugno 1917». -- «Scultore verista di grande efficacia e modernità plastica, osteggiato da Di Giacomo e dall’ufficialità culturale napoletana. L’11 agosto 1905 uccide la moglie, la cantante di café chantant Maria De Browne; ne scaturisce un clamoroso processo. [...] Nella seconda metà degli anni dieci assumerà posizioni e atteggiamenti vicini al movimento futurista: in particolare nell’opuscolo dedicato ‘agli amici artisti futuristi’ “Abolite le accademie [...]” (pubblicato a Napoli nel 1917 dalla rivista ‘Eco della cultura’) e nella circolare dal titolo ‘Per il Futurismo’ [...] (‘L’Italia futurista’, n. 34, 1917) [...]. Si è tolto la vita [nel 1936]» (D’Ambrosio in Diz. Fut. s.v.) D’Ambrosio, Futurismo a Napoli, pp. 13-39 ; Cammarota, Futurismo, 111.2 ; Id., La Diana & C., n. 43
Stampa fotografica vintage. CON DEDICA Didascalia e firma autografa dell’artista. Fotografia applicata al bordo alto su leggero cartoncino di supporto, 435 x 322 mm, che ospita l’autografo. Minima lacerazione (1 mm) al piede della fotografia, senza mancanze; qualche contenuta lacerazione ai bordi del supporto, lontano dall’autografo. Più che buone condizioni. Notevole scatto in grande formato. La fotografia documenta la prima versione del quadro ‘Autoritratti (Io e mia moglie)’, di proprietà del collezionista Gianni Mattioli e notevolmente rimaneggiato dall’autore nel dopoguerra. Un esemplare della fotografia (senza autografo) è conservato al Mart di Rovereto. Il quadro è ancora nella collezione Mattioli.
Edizione originale. Ottimo esemplare, fresco e pulito, senza particolari difetti da segnalare. Con le sue trenta parolibere è la più ampia, se non l’unica, raccolta di poesia futurista di Fillia. Precede la prefazione “tecnica” di Ernesto Franchetti, «Quel che sarà il mondo col dominio del Radio», seguita da un breve scritto teorico dell’autore sulle parole in libertà e dalla prosa «L’estetica della macchina» di Marinetti (contemporaneamente ne «I nuovi poeti futuristi»). In frontespizio la dedicatoria «all’ing. Ipsevich» e l’annuncio: «l’importo ricavato dalla vendita del libro sarà interamente versato all’Istituto Radiologico Nazionale ‘Vittorio Emanuele III.° ed Elena di Savoia per lo studio del Radio e delle radiazioni». Cammarota, Futurismo, 201.3
Edizione originale. CON DEDICA Eccezionale esemplare con la sovracoperta nella rarissima prima tiratura, caratterizzata dall’assenza di giudizi editoriali ai risvolti, dal «Prezzo netto del volume Lire 75» al piede della quarta di copertina e stampata su una carta color verde acqua chiarissimo e di grammatura sensibilmente più pesante rispetto alla seconda tiratura; in ottime condizioni (minime leggere fioriture alla sovracoperta; brunitura al bordo interno dei risguardi; interno fresco e pulito, con alcuni fascicoli e le cerniere appena lenti), completo del rarissimo dépliant di sottoscrizione a bifolio, elegantemente impaginato da Frassinelli e datato «novembre 1940»; completo inoltre di una cartolina intestata «Carlo Frassinelli tipografo editore», dattiloscritta con firma autografa del tipografo, datata «Torino, 13 gennaio 1941», in cui si accusa ricezione dell’«importo per una copia legata del “Trattato di architettura tipografica”. Appena ultima, l’opera vi verrà spedita. Distinti saluti. Frassinelli». Il «Trattato di architettura tipografica» — bellissimo titolo per un libro bellissimo e importante — rappresenta il brillante bilancio di vent’anni di attività ad altissimo livello. Carlo Frassinelli (1896-1983) aveva cominciato assieme ai futuristi nel periodo magmatico della Torino del 1922, dove irregolari di ogni genere e parte si trovavano mescolati in un disordinato fermento di rinnovamento che darà frutti solo più avanti, superata la metà del decennio. Tra i frutti più saporosi, Frassinelli Tipografo (e poi) Editore: varietà nell’ideazione ed efficacia nella realizzazione grafica di libri pervasi di ricerca e gusto in ogni dettaglio — «una stampa vibrante e psicologica con i caratteri espressivi, col rumore e il formato della carta, col colore e l’odore dell’inchiostro», come si prefiggeva il futuro editore nel notevole «Rivoluzione grafica», saggio-manifesto pubblicato a puntate su «Risorgimento grafico» a partire dal giugno 1921. -- L’esperienza di Frassinelli si colloca «nel contesto europeo della sovietica “tipografia elementare”, del gruppo di grafici attivo presso la Bauhaus, della Neue Typographie di Jan Tschichold all’incrocio tra esperienze suprematiste, neoplasticiste, costruttiviste e, appunto, futuriste» (Carpi, p. 85). Il tutto mitigato da un vivace senso pratico e una chiara prospettiva commerciale: l’orizzonte entro cui opera la tipografia «è quello di stampare dei caratteri scuri su carta chiara in forma intelligibile». Frassinelli aveva una padronanza totale del procedimento creativo del libro, costantemente aggiornata alle più recenti conquiste: invenzione —> disegno —> messa in pagina —> selezione carta —> composizione —> stampa (tutti i tipi di stampa: Frassinelli fu uno dei primi tipografi italiani a utilizzare la serigrafia) —> rilegatura —> comunicazione commerciale. -- Il «Trattato di architettura tipografica» è un distillato delle brillanti riflessioni cominciate a vent’anni nella Torino ordinovist-futurista, corrette dall’esperienza di dieci anni di editoria «elegantemente eretica» ma di successo; corredato da centinaia di esempi, modelli, facsimile e casi-studio, comprese le parole in libertà. È stato tradotto in castigliano, subito nel 1948, e ne è uscita una seconda edizione nel 1955, nell’ambito della monumentale «Enciclopedia poligrafica» Raggio. Cammarota, Futurismo, 216.1