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br. "Ho sempre ritenuto che i pensieri siano cose dotate di un corpo, di un respiro e di ali e che noi li inviamo per riempire il mondo di risultati positivi - o malattie" Che ciò che noi chiamiamo il nostro pensiero segreto corre negli angoli più remoti della terra per lasciare i propri doni o dolori, come orme che restano dietro di lui mentre passa." "Ci risvegliamo gli uni negli altri, la nostra mente contiene solo i pensieri. Se siamo gentili vinciamo la loro gentilezza, se odiamo, essi odiano. Noi trasmettiamo le vibrazioni dell'anima ai nostri fratelli mortali e coloro che conoscono le ricevono, mentre compiono la propria ricerca da un polo all'altro." "Noi costruiamo il nostro futuro pensiero dopo pensiero, che sia buono o no, che ne siamo consapevoli oppure no. E così l'universo si costituisce. Il pensiero è l'altro nome del fato. Quindi scegli il tuo destino e aspetta. Perché l'amore porta amore e l'odio porta odio".
br. A ottantasette anni compiuti, ovunque celebrato tra i più acuti epistemologi dei nostri giorni, Michel Serres rivendica per sé un unico privilegio: sconfessare motivatamente chiunque deprechi il presente in nome di un passato migliore. Catastrofisti e declinisti di ogni risma sono avvertiti. Non sarà consentito loro alcun vagheggiamento del buon tempo andato. Ogni nostalgia del «prima» dovrà mostrare il proprio volto ipocrita di difesa di prerogative acquisite e chiusura preconcetta al nuovo. Così Vecchio Brontolone, eroe negativo di questo pamphlet, è incalzato senza tregua dal suo coetaneo Serres, che gli fa sgranare le litanie edulcoranti dell'«eh, una volta sì che...», per il gusto di rivoltarle una a una. Figlio della profonda provincia francese, Serres li ha vissuti, quei tempi decantati, ma a differenza della gran parte dei professori suoi colleghi ha conosciuto la guerra mondiale e coloniale, la malnutrizione, la durezza del lavoro che sfiancava il corpo, la difficoltà degli spostamenti, l'esistenza stentata in ambienti malsani, dove alle donne erano riservati perlopiù sudore, sottomissione e ignoranza. Le conquiste di civiltà tanto macroscopiche quanto sottovalutate dai passatisti - il balzo della speranza di vita, la sensibilità ecologica, la parità di genere, i progressi giganti dell'igiene e della medicina - sono perfettibili, certo. Ma perché dimenticare gli oltre settant'anni di pace, condizione eccezionale nella storia d'Europa? Serres e la sua giovanissima eroina positiva, Pollicina, che con il cellulare tiene in mano il mondo intero, parteggiano per una vita dolce e lieve, solo adesso possibile. Se è ottimismo, non presenta però tratti di ingenuità. È combattente, argomentato, trascinante come il brio occitano di una prosa che non ha eguali.
br. Le tecnologie digitali sconvolgono il quadro antropologico finora noto. Virtualità, connettività universale e libero accesso alle fonti di informazione stanno riplasmando le facoltà cognitive dei ragazzi e dislocando altrimenti il sapere. Non è più là fuori, remoto, scosceso, paludato e spesso respingente; adesso sta tutto in tasca, a portata di mano, senza mediazione. Mentre i grandi mediatori - il sistema scolastico, ma anche gli istituti della politici e della società-spettacolo - si ostinano a brillare come stelle morte da tempo, ignare della propria fine. Il mondo non sarà più un posto per vecchi. L'ultraottantenne Michel Serres, epistemologo tra i più originali, registra sorridente quell'ineluttabile obsolescenza. Non trema, lui, di fronte al crollo di gerarchie e privilegi secolari, anzi rimane incantato dai suoi effetti più tellurici e si schiera incondizionatamente dalla parte dei ragazzi, capaci di un'intelligenza inventiva che è forza di svincolamento, nel corpo e nella mente.
brossura Una domanda attraversa queste pagine: è legittimo il disinteresse di molti scienziati verso la filosofia, quando i concetti fondamentali della scienza hanno per lo più una genesi filosofica? È il caso delle categorie cervello, mente, anima, pensiero. Categorie che, nella loro stessa origine, sono attraversate da tensioni che si evidenziano, ad esempio, nelle riflessioni delle neuroscienze. Tensioni che un approccio riduzionista a questi concetti oggi divenuto senso comune - sembra occultare.
br. Tre motivi per leggerlo: perché è una lettera illuminante scritta da un filosofo più di tre secoli fa e ancora oggi essenziale. Perché è un manifesto contro la malinconia e l'eccesso di serietà. Perché è un inno alla leggerezza che è l'anticamera della libertà.
br. L'ottimismo è una filosofia di vita, un modo di osservare la realtà. Per cui, leggendo queste pagine, il lettore non troverà esercizi per allenare l'ottimismo, ma spiegazioni, considerazioni, scoperte e riflessioni sensate sul perché è inutile essere realista o pessimista. L'ottimismo è l'unica via per dare un senso a ciò che accade, poiché la vita si basa sull'amore, il quale si manifesta attraverso la gioia, l'entusiasmo e il mettersi in gioco fino in fondo. Non è necessario scegliere se essere positivo o disfattista; bisogna soltanto arrendersi alla vita e saper accogliere tutte le esperienze che capitano come doni per evolvere.
brossura
br. "E così sin dai tempi lontani in noi uomini è innato il desiderio d'amore gli uni per gli altri, per riformare l'unità della nostra antica natura, facendo di due esseri uno solo: così potrà guarire la natura dell'uomo. Ciascuno di noi è una metà dell'essere umano completo originario. Per ciascuna persona ne esiste dunque un'altra che le è complementare, perché quell'unico essere è stato tagliato in due. Per questo ciascuno di noi è alla ricerca continua della sua metà".
brossura Questo libro vuole esprimere un concetto più vero di yoga, un incontro con noi stessi che va nel profondo fino ad entrare all'interno della nostra coscienza.
brossura
br. Che natura ha l'oggetto della percezione? E come dobbiamo pensare le proprietà che lo caratterizzano percettivamente? Sono questi i temi che vengono discussi in queste pagine che cercano di far luce sul concetto di percezione, riflettendo sulla filosofia di Locke, Berkeley, Reid e sulle diverse forme del realismo diretto.
br. Il volume racchiude tre brevi saggi sull'Odissea che propongono e sviluppano passo dopo passo un'interpretazione unitaria e originale di questo libro bellissimo in cui ricordo e dimenticanza, tempo lineare e tempo ciclico fanno da sfondo al viaggio di Ulisse, un viaggio che si perde in un mare sconfinato alla ricerca di un'isola abbandonata da tempo. Alla lettura dell'Odissea si affiancano e si intrecciano di continuo brevi riflessioni sulla natura e sulla funzione dell'immaginazione, e questo fa sì che questi tre saggi siano anche a loro modo tre contributi ad una filosofia dell'immaginazione. Pagina dopo pagina, in un'atmosfera di divertita complicità, il lettore è chiamato a continuare il gioco immaginativo dell'Odissea, a riflettere sulle sue regole e a riappropriarsi del diritto di leggere liberamente i classici.
br. Il volume racchiude tre brevi saggi sull'Odissea che propongono e sviluppano passo dopo passo un'interpretazione unitaria e originale di questo libro bellissimo in cui ricordo e dimenticanza, tempo lineare e tempo ciclico fanno da sfondo al viaggio di Ulisse, un viaggio che si perde in un mare sconfinato alla ricerca di un'isola abbandonata da tempo. Alla lettura dell'Odissea si affiancano e si intrecciano di continuo brevi riflessioni sulla natura e sulla funzione dell'immaginazione, e questo fa sì che questi tre saggi siano anche a loro modo tre contributi ad una filosofia dell'immaginazione. Pagina dopo pagina, in un'atmosfera di divertita complicità, il lettore è chiamato a continuare il gioco immaginativo dell'Odissea, a riflettere sulle sue regole e a riappropriarsi del diritto di leggere liberamente i classici.
br. Jan Spurk esamina l'attualità del testo "Le rane che chiedono un re" di Sartre (1958). Per Spurk noi stiamo vivendo la fine di un'epoca e dobbiamo inventarci l'avvenire. Sebbene il testo di Sartre, scritto poco prima del referendum sulla Costituzione della V Repubblica, non descriva esattamente una realtà comparabile alla nostra, tuttavia Spurk riesce a offrire una panoramica della situazione critica contemporanea, che ci appare come una radicalizzazione della situazione descritta da Sartre: lo scacco del sistema politico, la personalizzazione, la serialità come caratteristica specifica dell'industria culturale, l'incapacità dello "spazio pubblico" di generare del pubblico. La dialettica tra spazio pubblico e privatizzazione dei bisogni e degli impulsi sono altri aspetti importanti analizzati nel testo e l'immagine della "palude che si dissecca" mette in rilievo una crisi che coinvolge a pieno il mondo d'oggi.
br. Il modo migliore per essere certi di vincere una guerra è assicurarsi la vittoria ancora prima di iniziare a combattere: questo è il principio fondante dell'Arte della guerra, con ogni probabilità il più antico manuale strategico della storia (VI secolo a.C.). Un obiettivo raggiungibile studiando i punti di forza e di debolezza dell'avversario, mantenendo la consapevolezza dei propri limiti ma anche la fiducia nella propria forza, sorprendendo continuamente il nemico. E, prima di ogni altra cosa, controllando le informazioni, perché grazie alla conoscenza il destino della battaglia può davvero essere scritto prima che lo scontro cominci. L'essenzialità del messaggio e l'efficacia del magistero di Sun Tzu hanno fatto dell'Arte della guerra un testo di culto per chiunque voglia raggiungere un obiettivo nella vita o nel lavoro, dal manager al generale, dallo sportivo all'artista.
br. Autismo e Relazione... due parole che apparentemente sembrano non c'entrare nulla. Questo libro vuole dimostrare che non è così. È la storia di Sara, una bambina autistica. È la storia di chi le sta accanto. È la storia, raccontata in prima persona, di un processo di crescita e di relazione. Alla luce di Psicoanalisi della Relazione, l'autrice prova a ipotizzare una lettura dell'autismo, che può essere estesa anche a tutte le altre patologie: la malattia non come ultima parola, il soggetto non passivo e in balia di una "disgrazia", ma visto come attivo, persona con cui si può lavorare in un'ottica di rispetto ed accettazione.
br. "Politico è ciò che attiene alla sfera della relazione e partecipa delle sue dinamiche". Partendo da questo assunto iniziale, che presuppone come il politico sia una forma di strutturazione destrutturata, il testo rinuncia a darsi una propria struttura per affrontare il tema in maniera eccentrica, attraverso due brevi capitoli che, trattando una coppia di figure politicamente scorrette, il teologo e l'erostrato, mostrano gli estremi della sua socializzazione. Da un lato spicca il dottrinario, il pensatore elitario, che si sforza di giustificare il politico appellandosi a una legge superiore all'uomo; dall'altro la figura isolata, o il gruppo settario, che mira a destabilizzare l'ordine per ritagliarsi un posto nella storia. Ma, visti in prospettiva, il teologo e l'erostrato sono le facce della stessa medaglia: due paradigmi consequenziali che si richiamano e bilanciano a vicenda, come il fuoco e la cenere.