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ril. «I tarocchi sono uno specchio, ma a differenza dei normali specchi, che riflettono solo l'apparenza e la realtà esteriore, i tarocchi rispecchiano qualcosa di più profondo: la nostra realtà interiore. Fare le carte è più di un gioco, è un'avventura, poiché le immagini dei tarocchi rispecchiano realtà che hanno profonde radici nella nostra psiche; quanto più a lungo si fa esercizio di introspezione, tante più cose si scoprono su noi stessi e sulla nostra vita. Come funziona uno specchio? Lo specchio si limita a riflettere la realtà visibile senza giudicarla; esso mostra l'orribile ed il meraviglioso, il piacevole e lo spiacevole: non può andare oltre. Se non ci piacciono le immagini riflesse, possiamo nascondere lo specchio o addirittura romperlo, ma non sarà certo questa azione a modificare il nostro aspetto. Le immagini dei tarocchi descrivono la nostra realtà spirituale: attraverso le carte è possibile osservare il nostro mondo interiore da prospettive diverse. Le figure dei tarocchi non sono né positive né negative, né favorevoli né avverse: esse danno solo indicazioni. Chi le consulta è completamente libero: può scegliere di scartarle o di prenderle in considerazione, di ignorarle o di accettarle. Molte persone hanno paura di confrontarsi con la propria realtà interiore, poiché temono di scoprirvi cose spiacevoli...» (Dalla Prefazione)
brossura Cosa può portare una madre a rimpiangere di aver avuto un figlio? La giornalista Erika Zidko, dopo averlo vissuto sulla sua pelle, raccoglie in questo saggio testimonianze drammatiche di madri di bambini con Disturbo di Deficit di Attenzione e Iperattività, una sindrome del neuro sviluppo che colpisce circa un bambino in ogni classe scolastica e che, nonostante possa portare serie e invalidanti conseguenze nella loro crescita, viene ancora minimizzata dalle famiglie, nelle scuole e negli studi pediatrici di tutta Italia. I racconti di queste madri, che si sentono abbandonate nel capire e gestire le difficoltà psicologiche e sociali dei loro figli, non fanno che comprovare che i bambini ADHD non ricevono le dovute attenzione dallo Stato e, in più, non destano alcuna simpatia nella società italiana. Non parlare del disagio di queste mamme è contribuire al loro isolamento. Leggendo le loro testimonianze, scoprirete anche voi che nel caso di bambini ADHD, l'amore - anche se quello più grande - non basta.
brossura Cosa può portare una madre a rimpiangere di aver avuto un figlio? La giornalista Erika Zidko, dopo averlo vissuto sulla sua pelle, raccoglie in questo saggio testimonianze drammatiche di madri di bambini con Disturbo di Deficit di Attenzione e Iperattività, una sindrome del neuro sviluppo che colpisce circa un bambino in ogni classe scolastica e che, nonostante possa portare serie e invalidanti conseguenze nella loro crescita, viene ancora minimizzata dalle famiglie, nelle scuole e negli studi pediatrici di tutta Italia. I racconti di queste madri, che si sentono abbandonate nel capire e gestire le difficoltà psicologiche e sociali dei loro figli, non fanno che comprovare che i bambini ADHD non ricevono le dovute attenzione dallo Stato e, in più, non destano alcuna simpatia nella società italiana. Non parlare del disagio di queste mamme è contribuire al loro isolamento. Leggendo le loro testimonianze, scoprirete anche voi che nel caso di bambini ADHD, l'amore - anche se quello più grande - non basta.
br. Se ti accade di sentirti inquieto e insoddisfatto senza comprenderne il motivo, se ti senti insicuro e incapace di prendere in mano la tua vita, se la malinconia ti opprime o se non riesci a liberarti da una dipendenza di qualsiasi tipo (cibo, alcol, fumo ma anche persone ed emozioni), prova a fermarti, a respirare in modo calmo e rilassato, a prenderti del tempo per ascoltarti e guardarti dentro... scoprirai che in un angolo recondito del tuo Io, c'è una parte di te stesso che hai dimenticato e che riemerge, a volte improvvisamente, attraverso rabbia, ansia, paura, tristezza: è il tuo bambino interiore. Per affrontare e risolvere i nodi della tua esistenza, e per liberarti da condizionamenti e meccanismi automatici, dovrai divenire consapevole del bambino dentro di te. Attraverso le pagine di questo libro imparerai a entrare in contatto con lui, ad averne cura, a guarire le sue ferite, ad ascoltare i suoi desideri rimasti inespressi e a sentire la sua grande energia e potenza creativa. Solo dopo aver ristabilito la relazione con questa parte di te, così profonda e saggia, potrai imparare a conoscere davvero te stesso, ad amarti completamente per ciò che sei, e quindi a iniziare un processo di realizzazione armonico e pieno.
br. Per occultare la sua violenza originaria il Potere si presenta come fenomeno naturale, ed in sostegno a questa menzogna si edifica la struttura psichica dell'«io». Se non vi fosse un «io» da plasmare con onoranze e castighi, si spezzerebbe, fin dalle fondamenta, quel rapporto duale tra il dominatore e il dominato. Perché senza sudditi non si danno padroni. Via suprema è dunque sottrarsi alla truffa del Potere distruggendo gli artifici e le protesi del proprio ego, per liberare l'individuo asservito, ridotto a «mezzo» in vista dei «fini» della Macchina. E questa distruzione si opera attraverso un ritorno alla "vita selvaggia", alla serenità del non-agire persa a causa delle farneticazioni del pensiero che hanno messo il mondo a ferro e fuoco, perché il pensare è diventato volontà raziocinante di «nominare» e di «qualificare», di conoscere ciò che non si potrà mai conoscere, invece di restare quel «chinarsi su ciò che già conosce».
br. La collana "Cultura dell'anima" fu ideata da Giovanni Papini e pubblicata da Rocco Carabba dal 1909 al 1938, per un totale di 163 titoli. Dal 2008 la casa editrice Carabba ha deciso di ripubblicare, in ristampa anastatica, nella sua interezza la collana "Cultura dell'anima" in un arco di tempo di cinque anni, con l'uscita di circa trenta volumi annuali. L'opera di Zhuang-zi è uno dei maggiori contributi della Cina alla vita spirituale dell'umanità. Il suo pensiero è vestito di poesia con ricchezza di fantasia e sentimento. Con prefazione di Mario Novaro.
br. Il periodo storico in cui siamo collocati è informato da una visione di matrice liberale e da un indirizzo economico capitalista. Ma cosa significhi qui davvero "liberale" e quale nesso vi sia con il capitalismo è tutt'altro che ovvio. Il primo compito che questo testo si assume è dunque quello di fornire un chiarimento circa la genesi di lungo periodo della "ragione liberale" in Occidente, seguendone la maturazione dal XVII secolo al presente. Questo passo è necessario per identificare cosa conti come nucleo centrale e cosa come periferia accessoria nello sviluppo liberale. In seconda battuta il testo mira a identificare la logica di fondo che alimenta la ragione liberale, logica che nutre i processi capitalistici, ma va ben al di là di essi. Ne emerge un quadro in cui la ragione liberale non ha più bisogno di essere "rappresentata" perché ha occupato tacitamente l'intero spazio concettuale del politico. Essa gioca oramai tutte le parti in commedia, maggioranze e opposizioni, destra e sinistra, dissimulando la sistematica operazione di distorsione di senso che ha operato. Accade così che le ramificazioni della ragione liberale si siano insediate in intellettuali e movimenti che si ritengono "neutrali", o persino "anticapitalisti". E questa occupazione, pervasiva quanto inavvertita, sta alla base della percepita impossibilità di concepire alternative, e dunque dello scacco perenne in cui si agita la coscienza contemporanea.
br. Qual è il nesso tra l'identità che ciascuno di noi percepisce come propria e il senso che conferiamo alla nostra esistenza? Per pervenire a una risposta vengono indagate innanzitutto le basi psicofisiologiche e ontogenetiche dell'identità personale. Qui si mostra la continuità organica e biologica che lega le dimensioni istintuali, sensomotorie e pulsionali, alla costituzione della sfera personale. Partendo dalla costituzione dell'autocoscienza riflessiva, l'indagine si sofferma poi sulla genesi e l'essenza del soggetto morale, che viene circoscritto esaminando il crinale tra "normalità" e "anormalità" psichiatrica. Infine l'esplorazione dei temi della "maschera", dell'autoinganno e della ricerca di autenticità fanno emergere quell'esigenza di orientamento e motivazione radicale che chiamiamo problema del senso dell'esistenza. In questo contesto l'identità storica e narrativa della persona, indifferente a ogni storia causale, si profila come dimensione normativa e ultimativamente fondante.
br. Qual è il nesso tra l'identità che ciascuno di noi percepisce come propria e il senso che conferiamo alla nostra esistenza? Per pervenire a una risposta vengono indagate innanzitutto le basi psicofisiologiche e ontogenetiche dell'identità personale. Qui si mostra la continuità organica e biologica che lega le dimensioni istintuali, sensomotorie e pulsionali, alla costituzione della sfera personale. Partendo dalla costituzione dell'autocoscienza riflessiva, l'indagine si sofferma poi sulla genesi e l'essenza del soggetto morale, che viene circoscritto esaminando il crinale tra "normalità" e "anormalità" psichiatrica. Infine l'esplorazione dei temi della "maschera", dell'autoinganno e della ricerca di autenticità fanno emergere quell'esigenza di orientamento e motivazione radicale che chiamiamo problema del senso dell'esistenza. In questo contesto l'identità storica e narrativa della persona, indifferente a ogni storia causale, si profila come dimensione normativa e ultimativamente fondante.
br. In un mondo naturale governato da leggi fisiche e cause efficienti, quale spazio può esserci per azioni libere? Tale interrogativo viene oggi prevalentemente affrontato in una cornice che conduce ad una posizione aporetica, dove l'incoercibile pretesa della coscienza di essere autonoma sembra collidere con le premesse dell'ontologia naturalistica, e con i risultati delle scienze della natura. Una disamina critica dei maggiori argomenti antilibertari consente però di uscire da questa posizione di stallo. Viene progressivamente alla luce l'inderogabilità di un'ontologia qualitativa, un'ontologia che ospita proprietà emergenti, e dove la causalità efficiente dev'essere subordinata sul piano esplicativo alla causalità formale. Tale ontologia si configura in ultima istanza come un idealismo trascendentale naturalizzato, in grado di evitare una riduzione della mente alla materia, senza ricadere nel dualismo cartesiano. In questa nuova cornice ontologica, e solo in essa, possono trovare legittimazione tanto i risultati delle scienze della natura, quanto quelle stesse operazioni di coscienza senza di cui nessuna scienza potrebbe esistere. Sotto queste nuove premesse, intenzionalità, possibilità, e libertà non appaiono più come enigmi e aporie, ma come tratti fondativi del reale.
br. "Lo stato di emergenza" si propone come una raccolta dei principali interventi sulla crisi pandemica da parte del filosofo Andrea Zhok, pensatore refrattario a ogni conformismo che da tempo anima il dibattito pubblico e le arene mediatiche. La riflessione di Zhok muove dalla volontà di ampliare gli spazi del dialogo, la circolazione delle informazioni e le occasioni di dibattito, ponendosi come una denuncia sferzante della nostra società - quella delle "post-democrazie" e della loro deriva - dove si preannuncia un cambiamento di paradigma attraverso l'utilizzo di una sistematica governance emergenzialista. Mettendo in discussione i recenti provvedimenti politici, Zhok porta alla luce la pericolosità delle procedure in atto, avvertendo come la crescita di un clima dogmatico e censorio, dove ogni forma di dissenso viene zittita, non possa che condurre al collasso dei principi democratici di dialogo, mediazione e inclusione.
br. "Lo stato di emergenza" si propone come una raccolta dei principali interventi sulla crisi pandemica da parte del filosofo Andrea Zhok, pensatore refrattario a ogni conformismo che da tempo anima il dibattito pubblico e le arene mediatiche. La riflessione di Zhok muove dalla volontà di ampliare gli spazi del dialogo, la circolazione delle informazioni e le occasioni di dibattito, ponendosi come una denuncia sferzante della nostra società - quella delle "post-democrazie" e della loro deriva - dove si preannuncia un cambiamento di paradigma attraverso l'utilizzo di una sistematica governance emergenzialista. Mettendo in discussione i recenti provvedimenti politici, Zhok porta alla luce la pericolosità delle procedure in atto, avvertendo come la crescita di un clima dogmatico e censorio, dove ogni forma di dissenso viene zittita, non possa che condurre al collasso dei principi democratici di dialogo, mediazione e inclusione.
br. I limiti di ciò che possiamo immaginare sono anche limiti del nostro mondo? Ciò che è rappresentabile definisce l'ambito di ciò che è possibile? E, se sì: in che senso? Questi sono gli interrogativi di fondo che supportano e motivano la scrittura di questo libro. Il percorso che conduce dalle domande alle tesi conclusive passa attraverso tre principali nuclei argomentativi. Il primo nucleo concerne il rapporto tra immaginazione e percezione. Si tratta qui di capire in che misura la sfera dell'immaginario sia in grado di ricreare, ed anticipare, la sfera della realtà sensibile. In seconda istanza viene esaminata la transizione tra immaginario di tipo sensibile e rappresentazione concettuale. Questo punto viene affrontato attraverso un'analisi della genesi e delle potenzialità della significazione linguistica. Il terzo nucleo argomentativo riguarda il rapporto tra gli apriori della rappresentazione (ciò che è rappresentativamente necessario o rappresentativamente impossibile) e la sfera dei possibili (ontologici, epistemici e metafisici). Queste analisi confluiscono nell'illustrare le condizioni per una rappresentazione dotata di senso, e nel chiarificare il senso dell'attività rappresentativa in quanto tale. Su questa base si profilano le conclusioni del lavoro, che ridefiniscono il rapporto tra rappresentazione, realtà e verità. Tale ridefinizione porta a rivendicare un senso ed una funzione essenzialmente differenti per l'uso scientifico delle rappresentazioni rispetto all'uso filosofico delle medesime.
ill., br. I misteri, nella lunga vita di Marsilio Ficino, non sono mancati; i lati oscuri della sua personalità sono tuttora oggetto di studi approfonditi. La sua vita si snoda nell'affascinante cornice della corte medicea con l'appoggio della quale potè dare vita ad un'Accademia platonica, punto di riferimento per intellettuali, letterati, poeti, e centro di diffusione di un rinnovato interesse per i trattati del "Corpus Hermeticum" che ebbe l'incarico di tradurre e che costituiscono un corpo dottrinario che riveste tutti gli ambiti dell'antico sapere: dalla magia all'alchimia, dall'astrologia alla filosofia naturale. Il suo pensiero, ispirato ad un ideale di saggezza platonica, pone l'uomo in una porzione privilegiata del cosmo, in una visione con forti affinità esoteriche e sapienziali. Ed è proprio il suo essere consapevole della valenza astrologica, che ha consentito all'autrice di approfondire, attraverso nuovi elementi nella Carta del cielo, la comprensione della sua psiche e della sua vicenda umana molto di più di quanto non sia possibile far emergere dallo studio, pur accuratissimo, delle sue opere.
brossura «234 giorni sull'altalena delle emozioni: sarà vivo? Se è morto cosa faccio? Non posso sopportare una nuova perdita... non so se sono capace di reggere ancora una volta. Ma forse è vivo. In fondo non ho segnali evidenti che sia morto. In verità segnali non ne ho mai avuti, non così evidenti. Eppure sono morte. Erano morte... Ho portato con me la morte senza saperlo. No: devo essere fiduciosa. Se non avessimo un briciolo di fiducia non avremmo tentato ancora. Abbiamo tentato perché vogliamo avere fiducia: ancora. Probabilmente è vivo. Voglio godere della vita di mio figlio. Voglio esserci. Ci sono! Ma se muore? Che ne faccio di questo tempo? Come faccio...? » Perdere un figlio durante l'attesa non rende migliori, così come si usa dire per trovare un valore positivo a qualcosa di tremendo, ma certamente rende diversi. Si cambia e non si torna più indietro. Col tempo certi spigoli possono essere smussati, certi traumi possono essere digeriti e sopportati, ma non si torna più quelli di prima, nemmeno se si riesce ad avere il figlio vivo che si è tanto rincorso.
brossura Cosa comporta perdere un bambino durante la sua attesa? Solitamente ci si limita a pronunciare a denti stretti: "L'ho perso", l'interlocutore si ammutolisce, abbassa lo sguardo e, se non ci travolge con commenti inopportuni, dopo un rapido "Mi dispiace", cambia discorso. Resta la sensazione che si parli unicamente di un incidente di percorso, qualcosa di poco conto che deve essere accantonato frettolosamente per andare avanti, perché un figlio è tale solo se nasce vivo, altrimenti non si sa bene cosa sia. La realtà è che dietro la perdita di un figlio, il suo aborto, c'è un insieme di gesti gravosi che devono essere compiuti per forza. Quindi ci sono emozioni da affrontare che costringono a prendere decisioni sofferte, a meno che non siano gli altri (gli addetti ai lavori della medicina) ad arrogarsi il diritto di decidere per noi. Infine ci sono domande, molte domande che vorrebbero risposte, ma di sovente le risposte non ci sono o non si trovano.
br. Il bioeticista H. T. Engelhardt fa parte della nutrita schiera dei teorici contrattualisti che hanno come comune denominatore la concezione sociologica della persona, il rifiuto della metafisica e di norme morali universali. Non disdegna la dimensione della fede, ma nega l'opportunità d'avvalersi nel dibattito pubblico di premesse d'ordine teologico. Il libro individua le tappe del lento processo che portò al relativismo e allo scetticismo dilaganti nel pensiero engelhardtiano e più in generale nell'attuale cultura postmoderna. Giustifica, infine, la possibilità d'orientarsi, con l'uso della ragione, illuminata dalla fede, al raggiungimento delle verità basilari dell'esistenza e all'apertura ad un dialogo interculturale capace d'indirizzare responsabilmente l'accoglienza e la tutela di ogni essere umano.
br. Questo volume offre la prima edizione integrale dei frammenti e delle testimonianze su Zenone di Elea, grande filosofo presocratico, allievo di Parmenide e padre della dialettica. La traduzione, con testo greco a fronte, e l'ampio commento consentono di ricostruire l'immagine dell'Eleate, celebre per i suoi argomenti contro il movimento e la molteplicità. Emerge la figura di un filosofo consapevole che l'esistenza è una continua tensione tra l'unità realizzata dalla ragione (logos) e la molteplicità degli eventi offerti dall'esperienza, i quali vanno affrontati nella loro problematicità e anche contraddittorietà. Egli opera un attacco possente e complessivo alla realtà fenomenica, insegnando all'Occidente a misurarsi con le aporie, tanto che i suoi paradossi sono ancora al centro della filosofia, della fisica e della matematica contemporanee.
br. «C'è un concetto che corrompe e altera tutti gli altri. Non parlo del Male, il cui limitato impero è l'Etica; parlo dell'Infinito», così ha scritto J.L. Borges - e le sue parole stanno sulla soglia di questo libro, dove un matematico ha provato a ripercorrere, con eleganza, penetrazione e perspicuità, le vicende di questa categoria temibile, dalle origini greche sino alla ormai cronica «crisi dei fondamenti» del pensiero scientifico. Prima parola occidentale per designare l'infinito è l'ápeiron, il «senza limiti», quale appare già in Anassimandro. Ma l'infinito greco, dai Presocratici alla sistemazione aristotelica, proprio in quanto lo si riteneva un principio «divino, immortale e indistruttibile», viene maneggiato con estrema cautela nei procedimenti del pensiero discorsivo. E si tratterà sempre, allora, di un infinito potenziale, concepito nel segno della «negazione» e della «privazione» (la stéresis di Aristotele). La contesa tra il finito e l'infinito appariva dunque come una delle forme della contesa ultima fra tutte: quella fra l'Uno e il Molteplice. Il numero, sinonimo di misura e armonia, valeva in essa da misterioso punto di mediazione fra il limite e l'illimitato. Dalla Grecia antica a oggi la sequenza delle metamorfosi dell'infinito sarà vertiginosa. Lo svilupparsi della matematica vi s'intreccia con radicali mutamenti nel modo di concepire la realtà cosmica e mentale dell'infinito. A poco a poco vedremo delinearsi quella che è la grande attrazione e tentazione del pensiero occidentale: l'infinito attuale, che i Greci avevano schivato e ora viene ad assumere un ruolo sempre più centrale. Nell'ultimo, bruciante tratto di questa storia, che va da Leibniz a Bolzano e a Cantor, assisteremo a sempre rinnovati tentativi di «indicare in modo esplicito l'infinito con 'qualcosa'», finché questo 'qualcosa' si rivelerà «suscettibile per di più di essere manipolato come segno tangibile della meccanica algebrica». Una soggiogante realtà cosmica si tramuta così in un esile segno sulla carta. Ma una volta giunti, con la teoria cantoriana del transfinito, alla fioritura di una specie inaudita della matematica, cominceranno immediatamente ad aprirsi le falle insidiose dei paradossi e delle antinomie, che metteranno in crisi i fondamenti stessi della scienza. Da questa crisi, in cui siamo ancora immersi, discenderanno le più rilevanti scoperte epistemologiche del nostro tempo. Zellini ha saputo raccontare queste trascinanti vicissitudini del pensiero unendo il rigore alla duttilità: ha seguito passo per passo l'evoluzione tecnica della nozione matematica di infinito e al tempo stesso l'ha riavvolta in quelle ricche speculazioni mitiche, teologiche, letterarie che da sempre l'hanno accompagnata. Così, in controcanto ai testi dei grandi matematici, incontreremo quelli di Musil e di Simone Weil, di san Tommaso e di Boezio, di Broch e di Florenskij. Dalla sconvolgente scoperta pitagorica dei numeri irrazionali allo horror infiniti che serpeggia in tutta l'antichità, dalle ardite teorizzazioni medioevali alla furia mistica di Bruno e di Cusano, dalle innovazioni scandalose (e fondatrici in rapporto alla scienza moderna) di Cartesio e di Leibniz sino all'abbagliante «paradiso» di Cantor (e alla subitanea cacciata da quel paradiso con la scoperta delle antinomie) e alle suggestioni attuali dell'«infinito aperto»: disparati, sorprendenti e nettamente disegnati sono i paesaggi speculativi che questo libro ci lascia attraversare. E Zellini ci farà da guida ogni volta con lucidità e passione, quasi fosse un odierno rappresentante di quel «Segretariato Terreno della Precisione e dell'Anima» che proponeva Ulrich nell'Uomo senza qualità.
ill., br. In questo viaggio attraverso il tempo e lo spazio della nostra fantasia, l'autrice ci tiene per mano in compagnia di alcuni tra i più grandi numi tutelari dell'arte, della letteratura e dello spettacolo. Questi maestri della creatività ci fanno scoprire un nuovo angolo di noi stessi, forse quello più colorato di tutti, grazie a esercizi, consigli, scarabocchi e attività da eseguire a cuor leggero, senza giudizi e senza pensieri.
ril. In questo viaggio attraverso il tempo e lo spazio della nostra fantasia, l'autrice ci tiene per mano in compagnia di alcuni tra i più grandi numi tutelari dell'arte, della letteratura e dello spettacolo. Questi maestri della creatività ci fanno scoprire un nuovo angolo di noi stessi, forse quello più colorato di tutti, grazie a esercizi, consigli, scarabocchi e attività da eseguire a cuor leggero, senza giudizi e senza pensieri.
brossura Cos'è il Transurfing? È un nuovo fenomeno culturale che rinnova completamente il modo di interpretare la realtà e "governare" il proprio destino. Applicando i principi del surf, il Transurfing insegna a scivolare senza sforzo tra le onde del quotidiano e a cavalcare la vita con leggerezza, senza affondare mai. In questa opera Zeland ci mostra i capisaldi del Transurfing, modelli di pensiero che consentono d'influire positivamente sulle relazioni interpersonali e sulle scelte di vita: pensare e agire in modo tale che la fortuna sia sempre dalla nostra parte grazie alla Coordinazione, aver successo nei rapporti con gli altri utilizzando il Freiling e, naturalmente, ritrovare la strada giusta per raggiungere i nostri scopi attraverso strumenti per andare Avanti nel passato.