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br. La figura di Antigone, figlia di Edipo e sorella di Eteocle e Polinice, è stata al centro della grande riflessione filosofica otto e novecentesca: a lei, e alla tragedia di Sofocle che tratta della sua storia, hanno dedicato pagine memorabili autori come Hegel, Hölderlin, Kierkegaard, Heidegger e Bultmann. In questo volume, Pietro Montani riunisce per la prima volta gli episodi fondamentali della moderna riflessione filosofica sull'Antigone: ciascuno di questi classici contributi, decisivi per la comprensione del pensiero dei rispettivi autori, è seguito da un saggio che contiene gli elementi necessari per affrontarne la lettura con un appropriato corredo di precisi presupposti teorici e chiare informazioni critiche. In tal modo il libro può aspirare a raggiungere un pubblico altrettanto vasto di quello che si suppone possa raccogliersi nell'ascolto delle parole di Sofocle. Completano l'opera quattro ampi saggi che fanno il punto su altre importanti letture filosofiche dell'Antigone: quelle di Nussbaum, Lacan, Zambrano, Irigaray, Cavarero, Ricoeur, Derrida. La ricognizione non è certo completa, né avrebbe potuto ambire ad esserlo, tanto è pervasiva la presenza di Antigone nel pensiero filosofico moderno.
brossura Perché ancora Antigone? Perché la sua autorità nell'immaginario dell'Occidente? Dopo aver analizzato alcune soluzioni offerte dalla filosofia il testo mostra la circolarità ermeneutica dell'"Antigone" in tempi come i nostri di crisi e di inquiete domande. In particolare ai nostri giorni è significativo re-interrogare l'"Antigone" proprio in uno dei suoi temi centrali: l'individuo di fronte a uno Stato e ad istituzioni più o meno autoritarie. Dall'"Antigone" può emergere un modo nuovo di concepire l'etica e la politica, grazie ad una sorta di rivoluzione morale e antropologica, che giustifica l'ipotesi qui presentata: la figlia di Edipo quale figura della diversità e paradigma del conflitto, in vista di una prassi politica altra.
brossura L'origine politica dell'Occidente è la dissoluzione giuridica del conflitto tragico tra le Giustizie. La legge, però, non risolve le tensioni che tormentano la polis. È Platone che prova a sciogliere questa inquietudine, allevando un cittadino virtuoso per natura, immediatamente adeguato al bene della comunità. Il volume verifica l'applicabilità di una nozione resa celebre da Michel Foucault, la "biopolitica", oltre la sua tradizionale determinazione storica.
br. Ancora Antigone, nel Terzo Millennio? Questo saggio mostra quanti e differenti motivi ci inducano a rileggere e ripensare la tragedia di Sofocle, testo sempre moderno che nella storia è stato oggetto di diverse interpretazioni filosofiche e riscritture teatrali - da Hegel a Zambrano, da Anouilh a Brecht - e che resta capace di proporre differenti piani di racconto dell'umano: quelli della libertà, della disobbedienza civile, della cittadinanza e dell'identità individuale. Antigone, del resto, non cessa di essere attuale: fiera e reattiva malgrado il dolore che la polis le infligge, di fronte a una legge che reputa ingiusta la giovane tebana rivendica, per sé come per gli altri, di disobbedire al tiranno e al suo editto 'sbagliato'; come pure, sorprendentemente, rivendica il 'diritto di piangere' e di portare il lutto pubblicamente, per denunciare l'ingiustizia subita, come 'donna' e come 'cittadina', in una città diventata di colpo disumana. Un saggio per riflettere, ancora oggi, ma mai abbastanza, sugli effetti rovinosi di una ragione di Stato dispoticamente applicata, che batte la coda negli interstizi del male banale, spingendoci ogni volta più lontano dalle leggi degli dei, dai diritti umani e dall'uomo stesso. Il lettore si trova, allora, a interrogarsi sull'obbligo morale del 'restare umani', a esplorare il problema del 'riconoscimento reciproco' e della necessità di recuperare, in prima persona, la 'perduta umanità'.
ril. A quattordici anni dalla morte (2005) d'uno dei filosofi più importanti d'Italia, Antimo Negri, il cui svolgimento teoretico è lungi dall'essersi esaurito, riteniamo doveroso un momento riflessivo su quello che è stato e lo è a tutt'oggi, un pensiero che ha segnato nuove vie di ricerca non solo in campo epistemologico ma, anche, in quello umanistico e pedagogico. Lo studioso di Mercato S. Severino, nel corso di tutta la vita, ha saputo tracciare nuove vie di ricerca con apporti originali, quantitativamente rilevanti, sempre caratterizzati da confronti, mai pregiudiziali, con tematiche che la moderna filosofia pone. La sua indagine storiografica e teoretica, mai condotta in modo dilettantistico o lungi dall'ubbidire a mode speculative, ingloba studi che vanno dalla filosofia classica tedesca, all'attualismo gentiliano; dal pensiero filosofico e scientifico del '900, alle numerose pubblicazioni su Nietzsche; dalla filosofia del lavoro, alle indagini leopardiane. Il tutto, accompagnato da una vastissima produzione esplicitata in numerosissimi volumi, testi enciclopedici e su giornali e riviste anche internazionali.
br. Che cosa accomuna l'antipedagogia di Ferdinand Deligny al cinema astratto di Stan Brakhage e all'arte aleatoria di John Cage, e tutti e tre al giardino in movimento di Gilles Clément? Per rispondere a questa domanda, il libro prende in esame tali esperienze, e altre affini, cogliendovi la volontà di superare il rapporto tra il Mondo (che costruiamo) e la Terra (che abitiamo) inteso come conflitto e contrapposizione. Ciò che in esse prende vita è una coscienza critica nei confronti di quanto, come uomini, abbiamo realizzato, nonché una visione della realtà e della natura in cui si placa qualsiasi proposito di controllo coercitivo e di dominio. Si tratta di esempi rimasti, con poche eccezioni, quasi tutti nell'ombra e largamente misconosciuti, perché fuori dal gioco codificato delle istituzioni sociali e culturali. Il loro messaggio, privo di compiacenze e concessioni - al pari della malerba che cresce in libertà, incurante di ogni divieto - deve diventare oggetto di riflessione, soprattutto in un momento, come quello attuale, nel quale si pone drammaticamente la questione della salvezza del pianeta.
br. Sovraccarico di stress, tristezza, burnout, attacchi di panico, fame nervosa: a chiunque nella vita capita di attraversare momenti bui, più o meno frequenti e di varia intensità. Lo stress e le malattie a esso legate sono un flagello per milioni di persone e una sfida per tutti, a prescindere dall'età. E se ci fosse un modo semplice per affrontare lo stress, un metodo efficace che consiste solo nel leggere un libro? Un libro scorrevole e avvincente, in grado di innescare un autentico choc motivazionale? E se fosse proprio quello che avete in mano ora? Il dottor Gourion, psichiatra, grazie alle scoperte delle neuroscienze e a una solida esperienza clinica, ha sviluppato un metodo progressivo e accessibile a tutti che vi insegnerà, passo dopo passo, a disattivare i meccanismi che generano stress e ad allenare la mente a regolarlo. In sette sedute vi mostrerà come spegnere i vortici di pensieri negativi e le dolorose elucubrazioni che vi rovinano la vita. Il libro contiene anche quattro protocolli personalizzati per prevenire le conseguenze psicologiche più frequenti dello stress cronico: attacchi di depressione, ansia, manie e fame compulsiva.
br. Il terzo capitolo della Muqaddimah dedicato al potere politico, qui presentato in forma antologica ma molto ampia, ha come obbiettivo quello di rispondere ad alcune domande di fondo: come nascono le dinastie al potere? Come lo conquistano rispetto ad altri gruppi concorrenti? Quale ruolo ha lo spirito di corpo in questo sviluppo? E l'elemento religioso? L'autore parte dall'analisi delle forme in cui si costituisce il potere, mettendo in rilievo due elementi fondamentali: spirito di corpo e religione; tutto il testo sviluppa il rapporto dialettico tra questi due elementi. L'opera di Ibn Khallin è di una straordinaria modernità, prova ne sono le moltissime letture e interpretazioni che la riprendono per proporre analisi delle società arabe contemporanee. Ma è allo stesso tempo profondamente inserita nel contesto storico in cui nasce, una summa di sapienza islamica medievale che abbraccia il fenomeno sociale oggetto dell'indagine, prendendo in considerazione gli aspetti geografico-demografici, politici, economici e culturali, con costanti riferimenti alla dottrina islamica. Prefazione di Massimo Campanini.
br. Emanuele Severino ripropone le pagine più significative dei pensatori della filosofia occidentale in un'ampia ed esauriente antologia, ripartita cronologicamente in tre sezioni. L'antologia si snoda attraverso i brani dei filosofi antichi, moderni e contemporanei, dai presocratici a Bacone a Heidegger, con un aggiornamento dedicato a pensatori "atipici", come Leopardi, e alla filosofia moderna, in particolare di Hobbes, Bacone, Galilei, Spinoza, Vico e dell'Illuminismo.
br. Trovate la conoscenza e l'ispirazione che cercate in questa antologia di incantesimi, saggi e rituali di Scott Cunningham, raccolti dai suoi migliori contributi al Magical Almanac della Llewellyn. Godetevi la saggezza senza tempo di Cunningham su argomenti popolari come i Sabbat, la protezione magica, gli incantesimi della luna e i rimedi erboristici. Gli appassionati, vecchi e nuovi, ammireranno la capacità di Cunningham di dare una vita magica a temi come il tatuaggio, la divina storia dello starnuto, gli abiti di potere, gli oracoli greci, gli uccelli degli dei e altro ancora. Ben noto per la sua capacità di perfezionare i suoi incantesimi e rituali attraverso la sperimentazione prima di pubblicarli, Cunningham ha vergato queste pagine con semplicità. Le sue parole in questa raccolta ispireranno sicuramente i suoi fan nel loro percorso verso una vita vissuta all'insegna della magia. Prefazione di Raymond Buckland.
br. Un'antologia di scritti, interviste e corsi, che si propone come primo accostamento al progetto filosofico di Foucault. Lo stesso autore descriveva l'intero suo lavoro come caratterizzato da tre "spostamenti teorici" e in questo volume essi sono rappresentati in tre principali sezioni. La prima lo porta a interrogarsi sulle pratiche discorsive in cui si articola il sapere: follia e linguaggio, sistema, discorso. La seconda, che prende corpo negli studi genealogici, lo spinge a porre al centro della propria riflessione le relazioni multiple in cui si articola l'esercizio dei poteri e affronta la società disciplinare, il bio-potere, guerra e razzismo, e la medicalizzazione indefinita. L'ultima lo fa approdare all'analisi delle forme e modalità del rapporto con se stesso attraverso le quali l'individuo si costituisce e si riconosce come soggetto: tecnologie del sé e sessualità, critica e lotta, libertà e identità. Si tratta di un lavoro contraddistinto da una mole impressionante di analisi e che non si lascia leggere né attraverso le lenti di una rigida separazione cronologica e concettuale tra i temi trattati, né attraverso quelle di un'evoluzione lineare tra fasi diverse di uno stesso procedimento dialettico. Nei contributi raccolti in queste tre sezioni, come in tutta l'opera di Foucault, indagine storica e riflessione filosofica sono strettamente connesse, realizzando così un quadro il più possibile completo del suo pensiero.
ill., br. «Jacques Derrida legge la vastissima opera di Artaud nel segno del "superamento" della metafisica così come lo intende Heidegger, indicando nello "stare sul limite" il luogo stesso che, rispetto alla storia della metafisica, "non è né dentro né fuori". Leggere Antonin Artaud al di qua di questo desiderio di riappropriazione di sé (di qualsiasi retorica del "corpo proprio") e della condanna di tutto ciò che egli identificava come l'improprio che investe, come si sa, la filosofia, la politica, la tecnica e, più in generale, le protesi, i derivati, i supporti, l'artificiale insomma, contro cui si scaglia in "Pour en finir avec le jugement de dieu". Leggerlo così, allora, ma salvaguardando nel contempo la tensione dell'impossibile che attraversa tutta la sua opera - è questo lo "stare sul limite" in cui si pone Derrida, e beninteso lo spazio rispetto al quale si leva ogni eccesso che l'opera stessa di Artaud sembra essere costantemente sul punto di provocare.» (dallo scritto di Alfonso Cariolato)
<p>31x22 cm, foglio con tre stemmi e capolettera ornato. "Con tutto che la disubbidienza, e massime dè Soldati nelle cose Militari sia così perniciosa al servizio di Nostro Signore, che non dovrebbe permetter dilazione al severo castigo". Segno di bruciatura all'estremo margine inferiore, lontano dal testo</p>
br. Il principale motivo di interesse che questo testo, scritto nel 1975, è ancora in grado di suscitare, è nella freschezza dell'approccio ai Quaderni gramsciani, che Fergnani leggeva nella edizione critica da poco pubblicata da Einaudi. Essi erano fatti liberamente dialogare con le posizioni del Marxismo occidentale, al fuori di qualsiasi preoccupazione di ortodossia (o anche di "nuova ortodossia", come allora si iniziava a sospettare). Ad essi Fergnani si rivolgeva come ad un classico della letteratura filosofica europea, di cui era recente la riscoperta (significativi erano i costanti richiami alla Francia e al libro di Maria Antonietta Macciocchi). Per questo, è apparso opportuno riproporne l'attenta e scrupolosa esegesi, in un'epoca distratta da eccessive ansie pragmatiche, e che si illude che la fin troppo conclamata "fine delle ideologie" possa giustificarla, dal colpevole oblio delle proprie migliori tradizioni.
br. Antonio Gramsci è, più di ogni altro, autore fecondamente "inattuale", dissonante rispetto allo spirito del nostro presente. A caratterizzare il rapporto che l'odierno tempo del fanatismo dell'economia intrattiene con Gramsci è, infatti, la volontà di rimuoverne la passione rivoluzionaria, l'ideale della creazione di una "città futura" sottratta all'incubo del capitalismo e della sua mercificazione universale. Risiede soprattutto "nell'attuale inattualità" della sua figura la difficoltà di ogni prospettiva che aspiri oggi a ereditare Gramsci e ad assimilare il suo messaggio: ossia ad assumere come orientamento del pensiero e dell'azione la sua indocilità ragionata, fondata sulla filosofia della praxis dei "Quaderni". Essa trova la sua espressione più magnifica nella condotta di vita gramsciana, nel suo impegno e nella sua coerenza - pagata con la vita - nella "lotta per una nuova cultura, cioè per un nuovo umanesimo". Critica glaciale delle contraddizioni che innervano il presente e ricerca appassionata di un'ulteriorità nobilitante costituiscono la cifra del messaggio dell'intellettuale sardo: l'ha condensato lui stesso nel noto binomio del "pessimismo dell'intelligenza" e dell'"ottimismo della volontà". Ereditare Gramsci significa, di conseguenza, metabolizzare la sua coscienza infelice e non conciliata, la passione durevole della ricerca di una felicità più grande di quella disponibile.
br. Il volume raccoglie - parzialmente modificati, ove necessario, nella forma, ma non nei contenuti - alcuni lavori sul pensiero di Labriola già pubblicati in riviste o in opere collettanee. Oltre ai temi connessi alla concezione del diritto e dello Stato - argomenti classici, ma non sufficientemente approfonditi nel dibattito storiografico - sono riproposti all'attenzione del lettore alcuni aspetti del pensiero del filosofo cassinate che possono stimolare ulteriori sviluppi e approfondimenti, come quelli relativi alla teoria dell'epigenesi nella conoscenza storica e alla sua ricaduta sulla visione filosofica ed etica del pensiero contemporaneo, oppure ancora il problema dell'utopia, analizzato non solo in rapporto o in contrapposizione all'ideologia, ma come possibile modalità di comprensione del processo storico. Infine, Pensiero unico e globalizzazione, che conclude la raccolta, rappresenta il tentativo, appena accennato, di includere Labriola tra i pensatori critici, ante-litteram, della Weltanschauung trionfante nella odierna società globalizzata unificata dalla legge del mercato.
br. Nell'anno 2011 si ricorda il centocinquantesimo anniversario dell'unità d'Italia. Tra le persone che hanno operato al conseguimento di questo risultato dobbiamo annoverare anche il filosofo Antonio Rosmini-Serbati. Egli operò nel 1848-49 per alcune soluzioni politiche e diplomatiche le quali assicurassero agli Stati della Penisola la possibilità di unirsi in una Confederazione. Il realismo che dimostrò va apprezzato nella caotica situazione degli anni della "rivoluzione nazionale". Rosmini cercò di convincere papa Pio IX che la causa dell'unità d'Italia non era in contraddizione con il carattere spirituale dello Stato della Chiesa, e che la soluzione federale avrebbe favorito un lento disimpegno del Papato dal potere temporale, a vantaggio della missione di guida religiosa. L'esito della missione romana di Rosmini (raccontata da lui con efficacia nell'opera Della missione a Roma di Antonio Rosmini-Serbati negli anni 1848-49. Commentario, pubblicata integralmente nel 1998), non riuscì favorevole alle sue aspirazioni. Il fallimento del tentativo federale e il distacco del Papato dalla causa nazionale crearono per Rosmini una situazione di disagio, che si concretò nella condanna delle sue opere "riformistiche" sulla Chiesa, da parte della Congregazione dell'Indice. Il presente volume costituisce il primo contributo allo studio, documentato e circostanziato, di tutti gli aspetti dell'azione politica di Rosmini, nel generoso impegno per l'unità italiana.
br. Cosa rimane dell'intelligenza umana nell'era dell'intelligenza artificiale? Cosa significa pensare e vivere da esseri razionali? Cosa ha a che fare la ragione con la fede cristiana? Il volume percorre un cammino che ha come punto di partenza la riflessione in atto sull'intelligenza artificiale e la razionalità calcolante su cui si fonda il "pensare" delle macchine. Vengono così rintracciate le radici di questa razionalità nel contesto storico-filosofico della nascita delle scienze moderne e della ribalta della razionalità logico-matematica, lasciando emergere alcune dimensioni della ragione umana irriducibili al mero calcolo. Si fa spazio un pensiero ed una ragione sensibile, una razionalità, non solo argomentativa, ma intuitiva, incapace di costituirsi senza radicarsi in una dimensione erotica ed agapica, una dimensione meditante ed adorante. È una ragione sensibile al senso, alla sofferenza, alla giustizia e all'amore, che trova consonanza nella scelta di fede cristiana, dove Dio si rivela in Gesù di Nazareth come Logos/Agape incarnato.
br. L'antropocentrismo è una delle più radicate tradizioni del pensiero occidentale: fondato sulla superiorità e sulla centralità dell'uomo nell'ordine del vivente, esso ha autorizzato e continua ad autorizzare ogni possibile forma di violenza e di sfruttamento nei confronti della natura e degli animali non-umani. Oggi questa macchina plurisecolare e apparentemente inossidabile - alimentata da categorie, credenze, miti e procedure - vacilla sotto i colpi di nuove domande critiche e di inedite istanze emancipative, molte delle quali trovano posto nel dibattito sul post-umano. Si tratta tuttavia di una macchina complessa e reattiva, capace di risorgere dalle sue sconfitte e di riproporsi nelle più svariate vesti: ad essa bisogna opporre quindi un lavoro critico paziente e capillare, che sappia raccogliere e mobilitare gli indizi di una diversa razionalità filosofica, etica e politica. Di questo compito si fanno carico i contributi raccolti nel presente volume.
br. Nell'"Antropologia" Immanuel Kant riordina la mole immensa di materiali di carattere storico e antropologico raccolti nell'arco di un'intera vita. Opera a lungo trascurata, si tratta in realtà di una tappa decisiva di un'epoca che stava per convertire le domande fondamentali della storia della metafisica, della gnoseologia, della morale e della religione in quella che per Kant era ormai diventata la domanda essenziale: Che cos'è l'uomo? Si inaugurava cosi la nostra modernità filosofica, che vedrà nell'uomo non solo l'origine e il fondamento di ogni sapere, ma anche la ragion d'essere e il principio di ogni trasformazione del mondo e di ogni intervento su di esso. L'antropologia kantiana indaga infatti l'uomo come essere sociale trasformato dalle istituzioni, al fine di svilupparne le attitudini, dotarlo di costumi, rafforzarne le facoltà, disciplinarne la volontà, orientarne i desideri e governarne la libertà. Michel Foucault incontra I''Antropologia" di Kant verso la fine degli anni cinquanta, facendone l'oggetto della sua tesi complementare, costituita dalla traduzione del testo kantiano, accompagnata da un lavoro di annotazione e dal testo che funge da introduzione.
ill., br. Importanti ritrovamenti archeologici e indagini etnografiche mettono in evidenza come le condotte estetiche costituiscano un elemento essenziale dei processi attraverso i quali la nostra specie ha costruito e incessantemente costruisce il proprio mondo e la propria identità. Considerazioni come questa ci spingono ad abbandonare la tradizionale concezione dell'estetico come elemento marginale nello studio delle culture umane, riportandolo nel cuore dell'esistenza concreta degli individui e delle società. Questo libro inaugura una riflessione antropologica fondamentale sulla complessità e diversità dei fenomeni estetici da un punto di vista cognitivo e comportamentale, sociale e individuale, storico ed evolutivo. Nella sua ambizione interdisciplinare, l'autore ha l'obiettivo di parlare non solo agli specialisti dell'estetica filosofica ma anche agli studiosi di scienze umane che nelle loro ricerche entrano quotidianamente in contatto con i fenomeni e le categorie dell'estetico.
br. Un saggio a più mani sulla lacrima, forse la più radicale delle esperienze umane. Diviso in due sezioni, filosofica e letteraria, la cui continuità è più esistenziale che concettuale, questo contributo, ad opera di due filosofi e un critico letterario, cerca di intercettare nella lacrima, tra stupore e lacerazione, l'apertura sempre aperta degli umani al mondo. Sulla scorta delle riflessioni capitali di Lévinas, Nancy, Deleuze, Derrida, Bataille e Baudrillard, gli autori rintracciano nel pianto il luogo privilegiato di demistificazione delle fotologie - i presunti sguardi esattissimi sull'altro delle metafisiche violente -, come espressione di procedure di controllo, nel segno del tutto presenza. Le voci letterarie, accompagnate da puntuali schede critiche, contribuiscono, con le loro atmosfere e suggestioni, a rimarcare l'infinito segreto dell'alterità, il suo continuo darsi e ritrarsi, la dismisura del suo pudore, nel pianto di gioia o di congedo dal mondo.
br. Questo libro si sottrae alla doppia, opposta tentazione di enfatizzare o di demolire il pensiero di Marcuse e ne tenta invece una lettura unitaria come sforzo continuo di sviluppo e aggiornamento di una antropologia filosofica incentrata sul concetto di lavoro, elaborata da Marcuse già negli anni Trenta sulla base della coppia antitetica delle nozioni heideggeriane di autenticità e inautenticità, che continuano ad operare fin dentro la fase più matura del pensiero di Marcuse per definire la condizione dell'esistenza umana nell'alienazione capitalistica e nella liberazione. Marcuse mette così in campo un quadro analitico di estrema attualità, soprattutto in condizioni storiche in cui la critica dell'economia politica fa fatica ad essere applicata ai nuovi contesti sociali e a proporre prospettive per la liberazione.