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ill.
brossura Composta all'inizio del 1616, l'"Apologia per Galileo" rappresenta un generoso e commosso tentativo di rivalutazione dell'intera vicenda galileiana. Campanella auspica qui un ridimensionamento del potere della teologia e sottolinea i vantaggi che la libertà di ricerca potrebbe apportare sia alla scienza sia all'indagine biblico-teologica. L'edizione è curata da Paolo Ponzio (Università di Bari) che si occupa della filosofia del tardo Rinascimento. L'introduzione fornisce un primo approccio tematico all'opera. Negli apparati sono riportati le parole chiave del testo, una bibliografia delle opere del filosofo di Stilo e degli studi che lo riguardano, un indice dei riferimenti biblici dell'"Apologia". Testo latino a fronte.
br. Partendo dal significato del termine "Apostasia" come consapevolezza del rifiuto nei confronti della propria religione, Mauro Ardenghi s'inoltra in un lungo sentiero sapienziale che dalla religione e dalla divinità porta all'astronomia e all'esoterismo iniziatico, con lucidità di pensiero e ricchezza di dati e di argomentazioni. Incontriamo così, nel corso della lettura, le superstringhe, quali base della vita cosmica, gli universi paralleli, l'orizzonte degli eventi, come superficie immaginaria che circonda i buchi neri, fino allo spazio e al tempo che in molti miti sono i due archetipi, lo yìn e lo yang, il femminino e il mascolino, rappresentati nella forma di un albero e di un serpente ad esso attorcigliato, in cui il serpente è il figlio-amante della dea e la dea è l'albero, l'axis mundi; e ogni forma iniziatica in quanto tale non può non indurre l'iniziato ad intraprendere, ad iniziare una propria emancipazione od evoluzione spirituale,in un rapporto diretto con quel femminino sacro demonizzato da tutte e tre le religioni monoteiste e patriarcali. Siamo in presenza di una ricerca che dall'universale scende al particolare,tra coagulazione e dissoluzione,eternità e temporali.
br. Quando la mente sospende il suo incessante mormorio di fondo, c'è qualcosa di nascosto e inatteso che può emergere nelle nostre vite. Qualcosa che sposta l'orbita in cui giriamo e acuisce l'intensità del nostro stare al mondo. Sono le apparizioni: ciò che appare e genera mutamento. Se la nostra esistenza è piena di eventi improvvisi e inaspettati, solo accrescendo percezione e consapevolezza, rendendo corpo e mente più presenti, uscendo dalla fissità dell'ego e dal tempo degli orologi, andando incontro allo shock dell'ignoto possiamo vivere, davvero, le apparizioni. Che investano un concerto dei Muse o la musica di Arvo Pärt, un viaggio in Estremadura o i microgrammi di Robert Walser, la paura di morire, un film di Béla Tarr o un incidente ripreso su Instagram, questi frammenti intrecciano la rete segreta della nostra vera vita e reinventano il mondo, scompaginano la sua narrazione, reintegrano l'inatteso e l'incognito nel cuore dell'esperienza. Un movimento opposto al potere predittivo degli algoritmi e all'onniscienza del dio digitale che, col suo "sovraccarico da apparizioni", satura ogni vuoto e finisce per annullarle. Il loro campo d'elezione, allora, è quello artistico, perché la letteratura, il cinema, la musica, l'arte sono apparizioni. Spaziose, meditative, contemplative, possono raccontare un'altra storia e andare nell'"altra direzione".
br. Come resistere per anni alla professione nel campo della disabilità mentale? Come rifondare continuamente un vitale desiderio di sapere che animi gli operatori nell'esercizio della loro professione nelle istituzioni di ricovero? Questo lavoro invita a cogliere i dettagli di ciò che, caso per caso, accade nella quotidiana pratica clinica istituzionale di psicologi, medici, educatori, infermieri, tecnici della riabilitazione, operatori dell'assistenza. Nel lavoro d'équipe la discussione e la costruzione del caso consentono una logificazione dell'avvenire del soggetto dell'inconscio, apprezzando ciò che vi è di sintomatico nella relazione con l'Altro istituzionale. Occorre anche che ogni operatore, uno per uno, trovi il modo di saperci fare con il "caso istituzione" e le sue derive folli, sopravvivendo a quel discorso che talvolta si installa in modo totalitario impedendo agli altri discorsi di circolare. È necessario anche saper constatare che nella vita istituzionale non c'è soggetto senza l'Altro familiare, che a sua volta è un soggetto alla parola.
brossura Tre esperti chiariscono, tramite molti esempi reali e consigli dettati dall'esperienza, come eseguire una analisi e redigere una perizia. Il saggio si rivolge a chi, conoscendo già le "tessere" della grafologia, cerca una guida per creare il "puzzle".
brossura
br. "Credo sia possibile dare qualche idea del mondo che si dischiude, nel momento in cui cerchiamo di comprendere il nostro comprendere": con queste ardite parole, Bion indica nel 1962 l'obiettivo di Apprendere dall'esperienza. E si pone un secondo obiettivo, altrettanto ardito, che riguarda più specificamente il campo della psicoanalisi: approfondire la comprensione dei pazienti che presentano disturbi del pensiero. Si tratta non soltanto di pazienti con un prevalente funzionamento psicotico, ma anche di diversi altri tipi di pazienti, che ogni psicoanalista incontra quotidianamente nel proprio lavoro: il paziente che risulta annoiante, il paziente che fraintende, il paziente che sente di avere sentimenti e sensazioni ma di non poter apprendere da essi. Il loro difetto del pensiero non è relativo alla 'comprensione razionale', ma riguarda il senso del discorso. Si apre dunque, tanto sul piano clinico quanto su quello teorico, la questione del senso (non del significato) e di come il pensiero possa contenere il senso. Secondo Bion questi pazienti risultano annoianti, fraintendono, non capiscono perché sono incapaci di elaborare l'esperienza emotiva contenuta e veicolata dal senso. Una persona che non può digerire l'esperienza emotiva cercherà in ogni modo di non averne. Nel caso, invece, l'abbia comunque, cercherà di disfarsene a tutti i costi. Per fare ciò, impiegherà una forma antica e rudimentale di pensiero. Bion non parla soltanto di disturbi del pensiero e di come l'esperienza emotiva possa venire scissa ed espulsa, ma riflette anche su come avviene la sue elaborazione e trasformazione in una parola e quindi in un'idea dotata di senso. Prefazione di Claudio Neri.
brossura Come riuscire a inserirsi in un nuovo ambito di lavoro, trovando la propria posizione e confrontandosi con colleghi che da tempo condividono una prassi consolidata? In una prospettiva trasversale ai contesti e alle professioni d'aiuto, il volume esplora alcune strategie utili maturate nei servizi sociosanitari, in cui operano assistenti sociali, educatori, psicologi, ostetriche, mediatori, logopedisti, medici, psichiatri. Attraverso la riflessione su differenti scenari e scelte che gli operatori devono affrontare, si propongono percorsi specifici per adattarsi al nuovo ambiente, integrarsi in un gruppo di lavoro, tessere una rete di relazioni, conquistare autorevolezza, evitare possibili trappole ed effetti indesiderati: una serie di utili suggerimenti pratici ma soprattutto un metodo per riflettere sulla complessità delle organizzazioni in cui lavoriamo.
br. La relazione di aiuto, in particolare quando assume la forma più strutturata del colloquio faccia a faccia, costituisce un essenziale strumento di lavoro per molte professioni. Quali competenze e abilità deve esercitare un operatore per ricreare, nella situazione di colloquio, dinamiche psicologiche favorevoli all'apertura emozionale, alla fiducia, alla chiarificazione? Come può evitare di introdurre distorsioni, blocchi o regressioni? Il volume illustra e presenta in dettaglio queste abilità e consente di esercitarle in modo diretto, tramite una serie di esercizi appositamente predisposti. Considerato il manuale pratico più completo e approfondito per la formazione al colloquio di aiuto, offre un testo ricco di esempi di colloquio aggiornati e sempre attuali e di schede operative per esercizi individuali e di gruppo. È un'opera destinata agli operatori delle professioni di aiuto e agli studenti in formazione in questi specifici campi disciplinari, ma per la sua chiarezza nell'esposizione e il suo taglio operativo può costituire un valido supporto anche per molti altri professionisti (medici, insegnanti, magistrati, avvocati, sacerdoti, amministratori, operatori assistenziali, ecc.): una migliore abilità di comprensione e di relazione interpersonale può rappresentare un essenziale arricchimento del loro modo di essere e di operare.
br. Il tema della relazione tra dimensioni sociali e dimensioni cognitive dell'esperienza scolastica appare particolarmente attuale in un momento in cui la scuola italiana è animata dal dibattito sulla diversità e sulle strategie per promuovere lo sviluppo in alunni con diverse tipologie di disagio socio-evolutivo. Gli autori (ricercatori, psicologi, insegnanti) condividono l'idea che la personalizzazione dei percorsi di apprendimento non deve limitarsi ad attestare il livello e le competenze del singolo alunno, ma deve attivare percorsi positivi di potenziamento dei processi relazionali e di cooperazione su cui poggiano anche gli apprendimenti. In relazione a queste tematiche il volume approfondisce il ruolo della valutazione psicologica nel contesto scolastico, illustra i concetti e gli strumenti per la misura degli apprendimenti e della competenza sociale e descrive l'applicazione di questa metodologia ad un'esperienza di sperimentazione in atto nella comunità: la rete delle scuole "Senza Zaino".
br. Come si diventa mistici? Per rispondere alla domanda questo libro paragona due casi opposti, eppure legati da molte analogie: quella del filosofo Ludwig Wittgenstein e del frate cappuccino Pio da Pietrelcina. Lontani per estrazione sociale, ambiente culturale e convinzioni religiose, i due svilupparono un'interpretazione mistica del mondo della propria esperienza negli anni della formazione reagendo in tal modo a una crisi del senso della propria esperienza quotidiana, al problema della teodicea, al periodico assentarsi di Dio. Soffermandosi sul dolore, la malattia e l'angoscia come caratterizzazione spirituale del percorso di entrambi, il loro corpo diviene così un laboratorio d'esperienza del divino; laddove la scrittura si fa strumento di indagine e di costruzione del senso del sacro.
br. Come si diventa mistici? Per rispondere alla domanda questo libro paragona due casi opposti, eppure legati da molte analogie: quella del filosofo Ludwig Wittgenstein e del frate cappuccino Pio da Pietrelcina. Lontani per estrazione sociale, ambiente culturale e convinzioni religiose, i due svilupparono un'interpretazione mistica del mondo della propria esperienza negli anni della formazione reagendo in tal modo a una crisi del senso della propria esperienza quotidiana, al problema della teodicea, al periodico assentarsi di Dio. Soffermandosi sul dolore, la malattia e l'angoscia come caratterizzazione spirituale del percorso di entrambi, il loro corpo diviene così un laboratorio d'esperienza del divino; laddove la scrittura si fa strumento di indagine e di costruzione del senso del sacro.
br. Negli ultimi anni, i ripetuti naufragi al largo delle coste siciliane e in particolare a Lampedusa hanno messo in luce che le 'carrette' che trasportano migranti e rifugiati sono solo l'ultimo anello di rotte e esodi complessi. Rotte che collegano i campi di transito e la prigionia nel deserto, i morti in mare e le geopolitiche delle grandi potenze, le utopie deluse riemerse in forma patologica e l'aspirazione che i figli siano cittadini del mondo. Vicende che ne incontrano altre che dal passato ci parlano. Nel XVII secolo, Nostra Signora di Lampedusa era migrata dalla Sicilia spagnola al Brasile insieme ad altre icone creolizzate adottate dalle confraternite di schiavi. Il compito di queste irmandades era di garantire una buona sepoltura ai loro membri e questo è diventato il pretesto per esplorare il rapporto tra elaborazione del lutto e resistenza culturale da varie prospettive: filosofiche, antropologiche, psicoanalitiche. Rivendicare che una vita è degna di lutto è testamento dell'aspirazione a una vita degna di essere vissuta. Da questo punto di vista le migliaia di migranti che continuano a trovare precaria sepoltura nel Mediterraneo ci convocano - come direbbe Benjamin - a quell'«appuntamento segreto tra generazioni» che alcune immagini particolarmente pregnanti generano nei momenti di pericolo. Il naufragio in questione è anche quello della coscienza europea, tentata dalle passioni tristi del risentimento, dell'astio e della reazione immunitaria ad ogni alterità. Da questo punto di vista, il lavoro di chi tenta in più parti del mondo di onorare i morti elaborando i lutti e i traumi storici con un «sovrappiù di vita» risuona con le intuizioni della psicoanalisi e della psicologia analitica come con quelle della teologia della liberazione, del pensiero post-coloniale e della differenza. Se, da un lato, la storia è un sintomo in cui si intrecciano terrore traumatico e dimensione fantasmatica, l'irruzione nel presente di un perturbante che dal passato insiste a interpellarci ci risveglia alla possibilità di immaginare una riparazione etica ed estetica del mondo.
br. Anche se nel periodo jenese Hegel aveva pianificato di intraprendere una Kunstreise in Italia sulle orme di Winckelmann e Goethe, questo progetto giovanile concepito nello spirito del Grand Tour non si realizzò mai. Cionondimeno Hegel stimò, conobbe e ammirò ampiamente l'arte e la cultura italiana. Con il presente volume ci si propone pertanto un duplice obiettivo: ricostruire il ruolo che la pittura, la musica, l'opera e la poesia italiana hanno rivestito nella filosofia hegeliana e, inoltre, offrire un quadro della ricezione italiana del pensiero di Hegel - da Bertrando Spaventa fino a Gianni Vattimo e a Giorgio Agamben - tenendo presente anche il ruolo dei traduttori italiani delle opere hegeliane - dal dimenticato Alessandro Novelli al ben più celebre Benedetto Croce -, e il confronto critico del pensiero femminista, in particolare di Carla Lonzi.
ill., br. Il benessere psicologico è il tema centrale di questo libro. La conoscenza dei processi umani (psicologici, fisiologici e comportamentali), che regolano il nostro rapporto con il mondo esterno ed interno, fornisce al lettore la base da cui partire attraverso le riflessioni, le domande e gli esercizi pratici proposti nei vari capitoli, per diventare protagonisti e autori del proprio benessere. Scritto da 3 psicologhe-psicoterapeute che condividono la convinzione che solo attraverso l'integrazione e l'equilibrio mente-corpo si possa raggiungere il benessere.
br. In questi appunti autobiografici, Marco Bacciagaluppi, proveniente dall'indirizzo psicoanalitico relazionale, esamina le proprie esperienze traumatiche, anche tramite l'utilizzo dei sogni, nella convinzione che ciò gli permetta di capire meglio quelle dei pazienti. Affiorano così i suoi ricordi sulla guerra e la Resistenza, degni anche di un certo interesse storico. Formatosi a New York con Silvano Arieti, di cui ha poi tradotto tre libri, nel corso della sua vita ha sempre mantenuto come autori di riferimento Erich Fromm e John Bowlby, con il quale ha avuto una corrispondenza di otto anni. Nel corso degli anni Ottanta, la vita di Bacciagaluppi è stata funestata dalla malattia della moglie, conclusasi con la sua morte. In anni recenti, un nuovo avvenimento traumatico ha risvegliato antichi dolori e ha portato a un nuovo periodo di crisi, uscito dal quale ha scritto un libro, "Paradigmi in psicoanalisi", e ne ha curato uno di Bowlby.
br. Il giovane Kierkegaard si trasferì dalla Danimarca in Germania per ascoltare le lezioni di filosofia della religione e della rivelazione dell'ultimo Schelling, lezioni dalle quali in verità rimase profondamente deluso; questo breve scritto raccoglie gli appunti che Kierkegaard prese durante quei corsi, e dai quali traspare l'idea di una religiosità del singolo credente tutta inferiore e non affatto dispiegata nella storia del mondo e dei popoli come voleva Schelling.
br. Con quest'opera l'autore offre una solida base teorica alla pratica alchemica, sondando - con ricchezza di riferimenti dottrinali ma anche con un personale contributo di ricerca - il mistero del rapporto tra uomo e Dio. Nell'esposizione della pratica l'autore segue la tradizionale suddivisione in opera al nero, opera al bianco ed opera al rosso.
brossura Ogni essere animato o inanimato fa parte di una super identità: l'eternauta. Ciascuno di noi e tutto ciò che ci circonda deriva da esso, il quale rappresenta la somma di tutti i vissuti dell'essere fisico. La vita esistente rappresenta solo una piccola parte di quest'essere; in noi convivono incessantemente presente, passato e futuro; il principio di eternità è qualcosa che fa parte di noi e del quale dobbiamo prendere coscienza. Tutto esiste prima ancora che accade e tutto continua ad accadere anche dopo, in una perpetua esistenza del tutto. Non siamo altro che la derivante dello sguardo che ha il nostro personale eternauta su di esso, questo genera il concreto e gli eventi; gli stessi avvenimenti casuali sono un insieme di vie presenti già in esso, che partono diramandosi dagli stessi eventi causali che li generano. La casualità, vissuta nel concreto vivere, è solo una delle possibili vie generate e presenti già all'interno dell'eternauta.
brossura Le pagine che seguono non sono la Metafisica. Non oserebbero presentarsi in quel modo. Ciò sarebbe profanare la sua dignità. Come indicato dal titolo, esse sono semplicemente degli appunti: note orientative per uno studente che inizia, per ruscelli e piccoli canali, ad immergersi nel mare senza sponde della più elevata e nel contempo più profonda delle umane scienze.
br. Queste pagine, originate dai contenuti delle lezioni frontali e delle esercitazioni effettuate nel master di II livello in Psicodiagnostica organizzato dal Consorzio Interuniversitario Humanitas, vogliono essere, per lo studente, una semplice guida allo studio personale da realizzarsi sulla bibliografia suggerita. Non possono in alcun modo sostituire i manuali di uso corrente, né indicare le opzioni psicodiagnostiche da scegliere in riferimento ai quesiti ricevuti. Si vuol dire con questo che il test di Rorschach, nella cascata di eventi che vanno dalla sua applicazione alla formulazione scritta della diagnosi va sempre confrontato con la reale situazione in cui viene utilizzato (dalla selezione del personale all'indicazione alla psicoterapia, dall'affidamento di un minore alla verifica di un processo terapeutico e così via) e tale confronto si può approfondire unicamente con la costante e supervisionata pratica clinica. Ma non è tutto perché lo stesso test va articolato, almeno nella clinica, con i dati emergenti da altre prove (di intelligenza, di personalità, di attitudine) in modo da porre in risalto la sua specificità e il suo contributo alla decisione psicodiagnostica.