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br. Nella nuova edizione accresciuta, il volume si sottrae alla doppia, opposta tentazione di enfatizzare e di demolire il pensiero di Marcuse e ne tenta invece una lettura unitaria come sforzo continuo di sviluppo e aggiornamento di una antropologia filosofica incentrata sul concetto di lavoro, elaborata dal filosofo negli anni Trenta. Marcuse mette in campo un quadro analitico di estrema attualità, in condizioni storiche in cui la critica dell'economia politica fatica ad essere applicata ai nuovi contesti e a proporre prospettive per la liberazione.
brossura L'interrogativo sull'uomo è fondamentale per chi voglia comprendere se stesso; esso anzi costituisce un problema di fondo anche per il pensiero filosofico contemporaneo, che cerca di conoscere l'uomo nella sua intima essenza. Oggi più che mai si sente l'esigenza di un'antropologia filosofica; essa richiede il posto che le compete nell'insieme dell'insegnamento e della ricerca, insidiata com'è da pretese egemoniche delle "scienze umane" in senso puramente empirico, da un lato, e contestata dall'altro da alcuni orientamenti esclusivamente fideistici di antropologia teologica. Questo volume è derivato da corsi di lezione tenuti dall'Autore all'Università di Innsbruck, qui pubblicate in forma ampliata e completa. Il suo primo intento è quindi di servire agli studenti; vuole essere inoltre uno strumento per docenti e quanti lavorano nell'università; infine si rivolge a quella fascia più ampia di persone che cercano un orientamento riguardo al problema della realtà dell'uomo. Il tenore del libro è volutamente di carattere non troppo specialistico, e perciò scritto in maniera leggibile e didatticamente chiara.
brossura Un "ponte tibetano" per non o poco credenti: il mistero della morte, la ricerca del sacro, la fenomenologia dell'anima. Con quest'opera l'Autore intende proporre una nuova materia di studio composta da varie discipline, unite da temi e da interrogativi, da emozioni e da avvenimenti; diverse discipline, dunque, che solo apparentemente sembrano distanti ed estranee tra di loro, ma che in realtà hanno molti argomenti in comune... Questa "nicchia ecologica" delle Scienze Umane, che prende il nome di Antropologia Spirituale, nasce dal confluire di discipline come la Psicologia del Profondo, l'Antropologia Culturale, la Storia delle Religioni e la Mistica, e si occupa di tutte quelle manifestazioni che hanno a che fare con l'Inconscio, il Paranormale, lo Spirituale, il Mistero e l'Oltre. Una zona tra la veglia e il sonno, tra il reale e l'irreale, tra il sacro e il profano, tra la vita e la morte, tra la perdizione e la Salvezza.
brossura Questo saggio è la nuova edizione italiana - riveduta ed ampliata - del libro "Apocalisse dallo Spazio. L'avvento di Nibiru e dei Vigilanti", già pubblicato nel 2011 con Lulu.com. Quale legame potrebbe esistere fra l'antico mito mesopotamico di Nibiru e la ricerca astronomica del cosiddetto Pianeta X? Chi sono gli enigmatici Anunna adorati in Mesopotamia millenni fa? In cosa consiste il caso Secretum Omega e quale ruolo avrebbe l'intelligence del Vaticano? Perché Zecharia Sitchin avrebbe ricevuto un permesso speciale di ricerca presso la Biblioteca Vaticana, e chi sarebbero stati i suoi maestri occulti? Luca Scantamburlo - già autore di altri tre testi in lingua italiana dedicati all'argomento - conduce il lettore ad interrogarsi su queste tematiche, anche alla luce dello sconcertante memoriale Rumor dato alle stampe nell'anno 2010. In un lungo saggio introduttivo, Scantamburlo analizza e commenta tale memoriale, soprattutto nel contesto dei drammatici cambiamenti climatici e geologici che contraddistinguono questi ultimi anni, e che hanno contraddistinto il nostro remoto passato.
br. «Fine di "un" mondo - scrive Ernesto de Martino, in un appunto di quel che sarebbe stato il suo ultimo, incompiuto, libro - è nell'ordine della storia culturale umana: è la fine "del" mondo, in quanto esperienza attuale del finire di qualsiasi mondo possibile, che costituisce il rischio radicale». Questa considerazione di de Martino sembra riprendere, rilanciare e radicalizzare, in chiave antropologica, una tesi che attraversa il Novecento filosofico europeo e che consiste nel valutare la propria epoca come foriera non solo della fine di "un" mondo, ma del rischio della scomparsa di ogni mondo possibile. Molte sono le questioni affrontate nel presente volume. Tuttavia la domanda forse più radicale e inquietante tra esse è la seguente: l'Occidente, come mondo che declina e tramonta, è forse il destino di tutti gli altri "mondi", è forse l'occaso di ogni altro possibile mondo? E c'è ancora del mondo al di là del suo cadere?
br. Giunto alla seconda edizione italiana, questo libro discute criticamente le cosiddette "teorie queer antisociali" (Leo Bersani, Lee Edelman), reperendone le premesse nella contestazione degli anni Settanta (Guy Hocquenghem, Mario Mieli) e mettendone in risalto la radicalità sullo sfondo della filosofia politica classica della modernità (Thomas Hobbes, Immanuel Kant). Per fornireuna rappresentazione figurale dell'attacco che le esistenze sessuali fuori norma sferrano all'immaginario politico contemporaneo, l'autore chiama in causa gli zombie gay del cinema di Bruce LaBruce: "Quando non ci sarà più posto all'inferno, i morti cammineranno sulla terra".
br. Il volume si propone di ricostruire uno degli aspetti più originali della speculazione campanelliana, procedendo oltre la dicotomia tra un Campanella cattolico e araldo della fede e uno eretico o addirittura ateo. Nell'esame dei temi apocalittici che attraversano l'intero corpus delle opere del filosofo calabrese, viene privilegiato il versante dell'esegesi vetero e neotestamentaria, imperniata sull'interpretazione per il plesso di temi che si pongono alla confluenza di apocalittica, escatologia e profezia: la figura dell'Anticristo si staglia, così, come polimorfica forza nientificante, che si contrapporrà a Cristo e alla cristianità alla fine dei tempi. La rilettura dell'opera campanelliana, in definitiva, tenta di attraversare territori già conosciuti per individuare qualche aspetto inedito nella complessa trama di una speculazione che non cessa di stupire, ancora, il lettore contemporaneo.
br. Apollonio di Tiana, filosofo e taumaturgo del I secolo d.C., è stato un personaggio controverso: Luciano lo considera un ciarlatano qualsiasi; l'imperatore Alessandro Severo un dio. Per i pagani è superiore a Gesù, per i cristiani un Anticristo (anche se diventa protettore di Costantinopoli e c'è chi lo venera come santo). Flaubert ne fa un protagonista della Tentazione di Sant'Antonio, Kavafis gli dedica varie poesie, Pound lo celebra nei Cantos. Ma alcuni studiosi ne mettono in dubbio persino l'esistenza. E qualche occultista arriva a considerarlo un extraterrestre. Difficile delineare un ritratto di Apollonio al di là dei pregiudizi e delle leggende generatesi nei secoli sul suo conto. Attraverso la biografia scritta da Filostrato e scandagliando il lato oscuro e irrazionale del mondo antico, questo libro tenta di inquadrare il personaggio nella sua era, quanto mai propizia alla fioritura di maghi e profeti, e all'interno del movimento neopitagorico, prima di passare in rassegna la sua immagine presso i posteri, ammiratori e detrattori. Ne emerge un personaggio certo complesso e sfaccettato, ma anche un sapiente che ha ancora molto da dire. Persino a noi uomini del Terzo Millennio.
brossura Nell'"Apologia", pubblicata nel 1518, Pomponazzi riafferma con forza l'interpretazione mortalista della psicologia aristotelica già proposta nel "Trattato sull'immortalità dell'anima", affronta i temi che saranno di lì a poco ripresi e approfonditi nel "De incantationibus" e nel "De fato" (la demonologia, il profetismo, l'oroscopo delle religioni e la libertà umana) e delinea, dal punto di vista di un laico, il ruolo educativo che il clero dovrebbe svolgere all'interno della società contemporanea.
brossura In questo breve saggio pubblicato nel 1924, l'orientalista Giuseppe Tucci si propone di fornire una chiave di lettura corretta del Taoismo, evitando le trappole contrapposte dell'identificarlo ora con la religiosità popolare cinese, intrisa di superstizioni e di rituali magici, ora con un sistema speculativo astratto da ogni esigenza etica ora con un'interpretazione esoterica (tipica degli ambienti teosofici) che travisa Lao-tze mettendogli addosso i panni della mistica occidentale cristiana rispetto alla quale il Taoismo presenta "differenze irriducibili". Così, per intendere Lao-tze "occorre senza dubbio come prima cosa una certa affinità spirituale con il grande pensatore cinese, che renda possibile quella perfetta fusione coll'autore che nessun mezzo estrinseco e puramente filologico potrà mai provocare; ma è pure indispensabile non soltanto esser padroni della lingua in cui il Tho-te-king scritto, bensì anche non ignorarne le interpretazioni che gli indigeni ne hanno dato, avere una certa dimestichezza con la folla dei commentatori, e un'idea almeno delle forme assunte dal pensiero di Lao-tze e degli influssi da questo esercitati attraverso i secoli, sulla letteratura, sull'arte, sull'anima cinese insomma".
brossura In questo breve saggio pubblicato nel 1924, l'orientalista Giuseppe Tucci si propone di fornire una chiave di lettura corretta del Taoismo, evitando le trappole contrapposte dell'identificarlo ora con la religiosità popolare cinese, intrisa di superstizioni e di rituali magici, ora con un sistema speculativo astratto da ogni esigenza etica ora con un'interpretazione esoterica (tipica degli ambienti teosofici) che travisa Lao-tze mettendogli addosso i panni della mistica occidentale cristiana rispetto alla quale il Taoismo presenta "differenze irriducibili". Così, per intendere Lao-tze "occorre senza dubbio come prima cosa una certa affinità spirituale con il grande pensatore cinese, che renda possibile quella perfetta fusione coll'autore che nessun mezzo estrinseco e puramente filologico potrà mai provocare; ma è pure indispensabile non soltanto esser padroni della lingua in cui il Tho-te-king scritto, bensì anche non ignorarne le interpretazioni che gli indigeni ne hanno dato, avere una certa dimestichezza con la folla dei commentatori, e un'idea almeno delle forme assunte dal pensiero di Lao-tze e degli influssi da questo esercitati attraverso i secoli, sulla letteratura, sull'arte, sull'anima cinese insomma".
ril. Forse entrare in questo stato potrebbe essere quindi paragonato al ritrovare il centro e l'origine delle cose, la matrice della Grande Madre o la sorgente di ogni forma di vita e di manifestazione. Un luogo senza dimensioni, senza materia, senza negatività dove regna la Luce, la gioia non motivata e la libertà.
ril. "Concordo con Giovanni Sessa nel ritenere quanto mai "urgente leggere Evola sine ira et studio, oltre le denigrazioni preconcette o le sterili esaltazioni agiografiche". Si tratta infatti di un pensatore che, per quanto erede della grande tradizione idealistica, è caratterizzato da una indiscutibile originalità speculativa. Con lui, infatti, viene posta la prima pietra di una fortezza concettuale che solo lui e pochissimi altri avrebbero potuto 'edificare'. Facendo, proprio della categoria di immediatezza un compito, più che un semplice e astratto punto di partenza. L'immediato, insomma, quale esito di un percorso capace di condurre l'Io a farsi individuo "assoluto". Capace di supportare un altro "negativo", di cui solo l'irriducibilità del singolo avrebbe potuto farsi realmente creatrice. E sempre in forza di una libera ed arbitraria "elaborazione" della propria ingiudicabile assolutezza."
br. La metafisica oscilla tra la sacralizzazione, erudita o religiosa, e il rifiuto, per difficoltà o inutilità. Eppure, grazie alla sua dimensione di distanza e gratuità, ci permette di pensare il mondo e noi stessi al di là di qualsiasi timore o dogma. In quanto condizione stessa del pensiero, la metafisica ci offre la possibilità di pensare il nostro stesso pensiero, di osservarne strutture, articolazioni e limiti. A partire dalle categorie che strutturano l'accesso al reale (essere, materia, vita e pensiero), ci invita a prendere in considerazione il pensabile e anche l'impensabile. Ed è in ciò che consiste l'arte della conversione: senza dogmatizzare o difendere una tesi, si gode dell'esercizio stesso del pensiero. Con questo testo, Oscar Brenifier ci offre un esempio di quest'arte, proponendo uno scritto di filosofia, assumendo il rischio insito nell'esercizio del pensiero che pratica una doppia prospettiva non solo formale, ma fondata sull'esperienza vissuta del reale.
br. Il periodo compreso fra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo viene identificato, secondo una definizione coniata da Paul Hazard e divenuta ormai classica, come la fase della "Crisi della coscienza europea". Annunciata e accompagnata da profonde trasformazioni di natura storica e sociologica che hanno aperto all'Europa la strada verso la modernità, questa "Crisi" si è manifestata sul piano filosofico anche nella forma di una revisione radicale dei criteri della morale. Il saggio si propone di ricostruire, attraverso le opere di quattro autori dell'epoca - La Rochefoucauld, Nicole, Bayle e Mandeville - il processo di trasformazione a cui sono stati sottoposti i concetti di "amor proprio" e "virtù" nell'ambito di questa gestazione dei paradigmi morali, dalla quale è emersa una nuova coscienza individuale e sociale.
br. Composta sotto la protezione di Margherita di Valois e considerata come il più filosofico tra i Saggi, l'Apologia di Raymond Sebond costituisce un'ampia indagine sulle conseguenze legate alla presunzione umana di conoscere le cose per come sono in se stesse e giungere a una verità fissa e stabile. Attraverso una celebrazione del pirronismo e prendendo come pretesto la Theologia naturalis, sive liber creaturarum di Sebond, Montaigne ci presenta una raffinata riflessione sulla vanità del sapere umano e discute le ragioni dell'ingiustificata subordinazione della razionalità delle bestie a quella dell'uomo. Le conseguenze di questa presunzione, lungi dall'essere criticate in nome di una speculare ignoranza, rappresentano la cifra della multiformità e della complessità della nostra esistenza, oltre che delle smisurate ambizioni della ragione umana. Così, se è vero che la presunzione di sapere è «la peste dell'uomo», è altrettanto vero che è la vanità della ragione ad aprire lo spazio per l'indagine e l'esperimento. La ricerca del senso, che esprime un movimento continuo e non riconosce una verità stabile, passa per un'interpretazione critica delle grandi questioni che hanno animato la riflessione filosofica e si incrocia con i temi che costellano le domande sul senso del nostro esistere: come può il sapere aiutarmi a dare senso ai problemi concreti della mia vita? A cosa serve la filosofia? In che cosa la razionalità umana diverge da un'istintualità puramente animale? L'Apologia di Raymond Sebond rappresenta il settimo e ultimo volume dei Saggi di Montaigne, dopo Coltiva l'imperfezione, La fame di Venere, Sopravvivi all'amore, Scopri il mondo, Costruisci te stesso e Filosofia come arte di vivere. Con il suo consueto stile brillante e i suoi molteplici riferimenti alla tradizione classica, Montaigne ci porta nuovamente a esplorare i limiti della nostra capacità di interagire con il mondo e nel mondo, con l'obiettivo di stimolarci a concepire alternative sostenibili per dare nuove forme alla nostra vita. Sembra che la presunzione sia l'unico dono che la natura ci ha fatto per consolarci del nostro stato miserabile e meschino. Epitteto dice che l'uomo non ha nulla di veramente suo se non l'uso delle proprie opinioni. Non disponiamo che di vento e fumo. La filosofia dice che gli dèi hanno la salute per essenza e la malattia per conoscenza. Al contrario l'uomo possiede i suoi beni per fantasia e i mali per essenza. È stato giusto valorizzare le forze della nostra immaginazione. I nostri beni, infatti, non sono che sogno.
br. Il testo platonico è uno dei più celebri documenti della filosofia antica, e allo stesso tempo ha un valore storico di primaria importanza per le vicende connesse col processo a Socrate e con la sua condanna a morte. Questa edizione ha il pregio della leggibilità della traduzione, essendo il testo greco reso in italiano corrente, coi tratti dell'oralità fortemente presenti nell'originale platonico. L'opera ha una complessa storia ed è stata soggetta a diverse interpretazioni, di cui si dà notizia nell'apparato di commento, composto non solo dalle introduzioni e dalle note (storiche, filologiche, filosofiche) ma anche da un ampio dizionario dei termini filosofici, dei personaggi e di ogni altro elemento utile, presente nel testo, utile alla sua comprensione.
brossura
br. Le opere fondamentali del pensiero filosofico di tutti i tempi. In edizione economica, con testo a fronte e nuovi apparati didattici, le traduzioni che hanno definito il linguaggio filosofico italiano del Novecento. Testo originale nell'edizione di John Burnet, traduzione e note di Manara Valgimigli, introduzione di Anna Maria Ioppolo, note aggiornate di Anna Maria Ioppolo.
br. I primi scritti di Platone - cui appartengono Apologia e Critone - rispecchiano il pensiero di Socrate e sono appunto noti come dialoghi socratici. La prima delle opere qui presentate espone l'autodifesa che Socrate pronunciò di fronte al tribunale che lo giudicava per empietà e corruzione dei giovani, mettendo sotto accusa i suoi insegnamenti spregiudicati. La seconda spiega il motivo per cui Socrate rifiutò il piano di fuga dal carcere preparatogli dagli amici. La caratterizzazione psicologica dei protagonisti e il dibattito, ossia la ricerca di una verità che non ha la sua legittimazione in un oracolo, ma nel libero confronto di idee contrapposte, sono gli elementi culturali nuovi che contraddistinguono l'opera del grande filosofo ateniese e hanno segnato la storia della cultura occidentale. Introduzione di Enzo Savino.
br. Nel 399 a.C. ad Atene si celebrò il processo politico più famoso di tutti i tempi: Socrate venne accusato di corrompere i giovani e di non riconoscere gli dèi della città, e per questo condannato a morte. L'Apologia tramanda il discorso con cui il filosofo orgogliosamente rivendicò, nel processo, l'ideale di giustizia che lo aveva sempre guidato. Un ideale di cui diede prova anche nelle sue ultime ore, rifiutando la fuga che l'amico Critone gli offriva, perché avrebbe significato sconfessare una intera vita tesa alla ricerca del bene e della virtù. Paradigma dello scontro fra l'autorità morale e il potere politico, la morte di Socrate è un avvenimento sul quale non può smettere di interrogarsi chi ha a cuore il destino della democrazia.
br. Nel 399 a.C. Socrate fu trascinato in tribunale in un'Atene prostrata e inquieta. Il trentennale conflitto contro gli Spartani si era da poco concluso con un'amara e umiliante sconfitta: le mura della città erano state demolite, la sua prestigiosa flotta navale smantellata. La comunità era stata dilaniata dalla guerra civile: alti erano stati i costi in termini di relazioni personali. Con un decreto si impose di consegnare a un completo oblio ogni male e sofferenza. Ma un decreto, per quanto autorevole, non poteva bastare, di per sé, a cancellare torti e dolore. È in questa singolare temperie che Socrate fu tradotto dinanzi a una giuria popolare, accusato di corrompere i giovani e di non credere agli dei della città. Insomma, di pensarla "diversamente", di mettere in discussione i valori su cui Atene si fondava, ma anche di indurre in altri il medesimo atteggiamento critico. In quel momento di grande fragilità, quei discorsi erano forse più di quanto si potesse tollerare. Davanti ai giudici, Socrate si trovò nella posizione di chi deve pronunciare un'"apologia" del proprio operato. Ma il suo discorso non ebbe nulla a che vedere con quanto un imputato era solito dire. Decise di parlare senza tentare di manipolare a suo favore l'uditorio né di edulcorare i fatti. Non chiese pietà. Unicamente in nome dell'alétheia, della "verità", perché solo su di essa si poteva fondare la forma compiuta della "giustizia". Ben sapendo il risultato che avrebbe ottenuto.
brossura «Secolo di crisi, quello di Socrate. Lo spirito della Grecia agonizza. Gli dei crollano dai loro troni ed il popolo, rinunziando ad essere sovrano, crea i suoi miti politici nella tragica illusione che essi esprimano la sua anima più profonda. Ed ogni crisi ha la sua prima naturale reazione in un conformismo fanatico. Socrate fu la vittima dell'intolleranza politica e religiosa che non poteva consentire una libertà di pensiero che, superando i contrasti e le contraddizioni dell'antico e del nuovo, era perniciosa ad entrambi in quanto enunciatrice di una verità più alta. Ma Socrate si erge sulle rovine della Grecia antica e vive nella memoria e nella coscienza degli uomini che antepongono il dovere al tornaconto, la fede nei valori spirituali ai compromessi col mondo, il "servizio di Dio" al servizio del mondo. È questa la sua perenne presenza in noi, silenziosa ma viva, che fa del suo pensiero, della sua prigionia e della sua morte eventi immortali nella storia del mondo». Prefazione di Roberto Radice.