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La pianta del Cruyl, pubblicata per la prima volta nel 1665 dalla tipografia De Rossi, è una delle rare immagini della città che presenta contemporaneamente sia un impianto iconografico che prospettico.Le vedute presenti in questa pianta sono le stesse che furono poi oggetto di specifiche vedute intagliate dall’artista fiammingo, quasi come una sorta di catalogo personale.L’esemplare in questione è edito da Giovanni Battista De Rossi nel 1665. Sono note una ristampa con l'aggiunta di alcune vedute dei luoghi notabili ad opera di Matteo Gregorio de Rossi (1696) e un’ulteriore tiratura a cura di Carlo Losi, datata 1773.Incisa da Giulio Testone, su due matrici di rame, tracce di pieghe di carta, alcune abrasioni, nel complesso in ottimo stato di conservazione.In alto al centro il titolo: PIANTA DI ROMA COME SI TROVA AL PRESENTE COLLE ALZATE DELLE FABRICHE PIU NOBILI COSI ANTICHE COME MODERNE. Nel bordo superiore del riquadro: a sinistra L. Cruyl delin., al centro Superiorum licen. a destra Giulio Testone Romano Sculp.Opera molto rara e ricercata. Magnifico esemplare della tiratura di Carlo Losi, in perfetto stato di conservazione.BibliografiaArrigoni-Bertarelli (1939): n. 142; Christie’s (1998): p. 50, n. 1043; Ehrle (1908): p. 23; Frutaz (1962): pp. 216-217, n. CLIV, Tav. 343; Hülsen (1915): XXIV, pp. 87-89, nn. 110-111; Jatta (1992): p. 166, n. 31s; Jatta (2012); Marigliani (2007): pp. 216-217, n. 124 e p. 249, n. 155; Roma Veduta (2000): p. 175, n. 31; Scaccia Scarafoni (1939): pp. 125-126, n. 241. Etching with engraving, 1665. A fine impression, with plate tone, of the third state of three, printed on 2 sheets of contemporary laid paper, full margins, very good condition.This map was published for the first time in 1665 by De Rossi; it is one of the rare images of the city depicting, at the same time, an iconographic and perspective system. The views are the same that the Flemish artist engraved afterwards as a sort of personal catalogue. The first state has been printed by Giovanni Battista De Rossi in 1665. The plate was then published by Matteo Gregorio de Rossi in 1696 and finally reissued by Carlo Losi, in 1773. It has been engraved by Giulio Testone on two copper plates.A very rare and important map of Rome. A great example. Literature Arrigoni-Bertarelli (1939): n. 142; Christie’s (1998): p. 50, n. 1043; Ehrle (1908): p. 23; Frutaz (1962): pp. 216-217, n. CLIV, Tav. 343; Hülsen (1915): XXIV, pp. 87-89, nn. 110-111; Jatta (1992): p. 166, n. 31s; Jatta (2012); Marigliani (2007): pp. 216-217, n. 124 e p. 249, n. 155; Roma Veduta (2000): p. 175, n. 31; Scaccia Scarafoni (1939): pp. 125-126, n. 241.
Disegno et Prospettiva della Piazza del Popolo di Roma con le due chiese della Madonna di Monte Santo, et della Madonna de miracoli che di nuovo si fanno d’ordine della Santità di N. S. Alessandro VII. Bulino, 1676 circa, in basso a destra, nell’immagine: Eques C. Rainaldus Inv./ Si Stampano in Roma da Gio. Iacomo Rossi alla Pace con Licenza di Sup Veduta della Piazza del Popolo in prospettiva a sud verso le chiese gemelle di Santa Maria in Montesanto (sinistra, costruita nel 1662-75) e Santa Maria dei Miracoli (destra, costruita nel 1675-79), al centro si erge l'obelisco egizio di Ramesse II di Eliopoli. Veduta finamente incisa all'acquaforte da un disegno di Carlo Rainaldi, che raffigura la piazza dopo le modifiche volute da papa Alessandro VII. La lastra, stampata dalla tipografia di Giovanni Giacomo de Rossi potrebbe essere attibuita alla mano di Giovan Battista Falda o di Dominique Barriere. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, con ampi margini, in perfetto stato di conservazione. Opera sconosciuta ai repertori consultati. Forse da identificarsi con la “Entrata della Porta del Popolo di Roma colla veduta delle due nuove Chiese fatte fabbricare dal Cardinal Castaldi con Architettura del Cavalier Rainaldi, intagliata a bulino da Clovet in foglio reale per traverso” che troviamo nell'Indice De Rossi [p. 30 c. 9 (cfr. Grelle Iusco p. 200)]. Engraving, 1676 circa, lettered lower left of image 'Eques C. Rainaldus Inv / Si stampano in Roma da Gio. Iacomo de Rossi alla Pace con Licenza di Sup'. Along bottom 'Disegno et prospettiva della Piazza del Popolo di Roma con le due Chiese della Madonna di Monte Santo, et della Madonna de miracoli che di nuovo si fanno d’ordine della Santità di N. S. Alessandro VII. View of the Piazza del Popolo looking south toward the twin churches of Santa Maria in Montesanto (left, built 1662-75) and Santa Maria dei Miracoli (right, built 1675-79), in the centre stands the Egyptian obelisk of Ramesses II from Heliopolis. Finely etched view from a drawing by Carlo Rainaldi, depicting the square after the modifications desired by Pope Alexander VII. The plate, printed by the tipography house of Giovanni Giacomo de Rossi, could be attributed to the hand of Giovan Battista Falda or Dominique Barriere. Magnificent proof, printed on contemporary laid paper, with wide margins, in perfect condition. Work unknown to the repertories consulted.
Rara pianta della città, a proiezione verticale, orientata con il nord in alto.La pianta fu pubblicata per la prima volta nel 1829: "La pianta del Censo è senz'altro la più accurata e significativa pianta della Roma Papale nel sec. XIX. Gli edifici sono campiti a tratteggio; chiese e monumenti principali sono rappresentate con la pianta interna. L'orografia è chiaramente leggibile così come il disegno del verde. Ampia legenda sul lato sinistro ed in basso a destra elenco dei XIV rioni. È raffigurata la sola città entro il perimentro delle mura che risalta pertanto nitidamente sul fondo bianco. Il Cardinale Cesare Guerrieri, primo presidente della Congregazione dei Catasti (poi Censo) dal 1816 al 1832, fece incidere e pubblicare questa pianta, basandosi sulle mappe manoscritte del Catasto Urbano ordinate da PIO VII nel 1818 e completate nel 1822" (cfr. Marigliani p. 323). Una seconda stesura dell'opera viene alla luce nel 1854, ristampa delle lastre originali, che contiene l'indicazione del ponte di ferro costruito accanto a Ponte Rotto. La pianta fu poi definitivamente emendata nel 1866 - questa nostra edizione."E' la più accurata immagine della città subito prima che diventasse capitale. Compare il ponte di ferro a San Giovanni dei Fiorentini (1863) ed è indicata la fabbrica dei tabacchi (1863) con l'antistante Piazza Matai (1864). Ci sono le linee ferroviarie a Termini (1862) mentre manca ovviamente il fabbricato die viaggiatori (1867). È riportato infine il primo tratto di via Nazionale (fino a via Quattro Fontane), tracciata proprio nel 1866" (cfr. Marigliani p. 411).Acquaforte, stampata da 4 lastre su altrettanti fogli di carta coeva, tagliati, applicati su tela e montati ad astuccio. Tela leggermente lesionata nelle pieghe, per il resto in buono stato di conservazione.Esemplare con ex-libris della libreria di Ulderico Bossi, che aveva sede in Roma a via del Corso 401.BibliografiaA. P. Frutaz, "Le piante di Roma", n. 191; C. Marigliani, "Le Piante di Roma delle collezioni private", n. 354; Scaccia Scarafoni, "Le Piante di Roma", n. 312. Rare map of the city, with vertical projection, oriented with the north at the top.The map was published for the first time in 1829, and is undoubtedly the most accurate and significant map of Papal Rome in the nineteenth century. Wide key-legend on the left side and at the bottom right list of the XIV districts. It is represented the only city within the perimeter of the walls that stands out clearly on the white background. Cardinal Cesare Guerrieri, first president of the Congregazione dei Catasti (later Censo) from 1816 to 1832, had this map engraved and published, based on the manuscript maps of the Catasto Urban ordered by PIO VII in 1818 and completed in 1822. A second issue of the map comes to light in 1854, reprint of the original plates, which contains the indication of the iron bridge built next to Ponte Rotto. The map was then definitively amended in 1866 - our edition.It is the most accurate image of the town just before it became capital of Italy. The iron bridge appears in San Giovanni dei Fiorentini (1863) and the tobacco factory (1863) is indicated with the opposite Piazza Matai (1864). There are the railway lines at Termini (1862) while the travellers' building (1867) is obviously missing. Finally, shows the first part of Via Nazionale, traced in 1866.Etching, printed from 4 plates on 4 sheets of contemporary paper, cut, applied on canvas and mounted in a box. Canvas slightly damaged in the folds, otherwise in good condition.Exemple with ex-libris of the book seller Ulderico Bossi, which was based in Rome in via del Corso 401.BibliografiaA. P. Frutaz, "Le piante di Roma", n. 191; C. Marigliani, "Le Piante di Roma delle collezioni private", n. 354; Scaccia Scarafoni, "Le Piante di Roma", n. 312. A. P. Frutaz, "Le piante di Roma", n. 191; C. Marigliani, "Le Piante di Roma delle collezioni private", n. 354; Scaccia Scarafoni, "Le Piante di Roma", n. 312.
Tomi tre in-folio cm. 59, di 354 tav. in totale, una pianta di Roma a doppia pagina alla fine del primo tomo, un frontespizio inciso e un ritratto oltre a 3 fogli di indici delle tavole. Legature in mezza pergamena con angoli e tass. ai dorsi. Diffuse fioriture del tempo su varie tavole.
in 4° oblungo, (cm. 20,3 x 26,3) album mezza pelle coeva con tit. e fregi oro ai dorsi, (alcuni foretti di tarlo ai soli ds.) 2 volumi, frontespizi entro cornice decorata, pp. (2) + (2) e 96 belle tavole fuori testo incise in rame, la stampa è assolutamente fresca e a pieni margini. Opera piuttosto rara. Edizione rara e ricercata, corredata da un apparato di tavole pregevole che raffigurano per la maggior parte vedute prospettiche animate, con alcune piante e spaccati di Roma. Olschki 17457.
- SECONDO STATO DI SEI -Acquaforte e bulino, 1756, firmata in lastra . Esemplare della contemporanea tiratura romana. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana "doppio cerchio e giglio", con pieni margini, in perfetto stato di conservazione. Della serie Vedute di Roma. L’opera consiste in 135 lastre prodotte individualmente dal Piranesi per almeno 30 anni, da circa il 1745, fino alla data della sua morte. All’opera sono aggiunte poi due vedute realizzate dal figlio Francesco. Per la prima volta furono edite dall’editore Giovanni Bouchard nel 1751 (34 lastre), successivamente dallo stesso Piranesi editore a Strada Felice prima e Palazzo Tomati poi (indirizzi che appaiono su molte tavole), fino alla stesura definitiva composta da 137 lastre. Successivamente alla morte dell’autore le matrici furono ereditate dal figlio Francesco, che ne curò la pubblicazione prima nella capitale - le cosiddette tirature “postume romane” - e successivamente a Parigi, dove furono stampate tre edizioni – la cosiddetta “prima di Parigi”, una intermedia (entrambe su carta vergata) e quella curata dall’editore Firmin Didot, la prima su carta senza vergelle, dove le tavole presentano l’aggiunta di un numero arabo ordinale. Tutte le tirature parigine sono piuttosto modeste in qualità, lontane da come il Piranesi le aveva pensate e concepite. Le lastre furono poi acquisite dalla Calcografia Camerale, poi Calcografia Nazionale, oggi Istituto Centrale per la Grafica, dove sono tuttora conservate. - SECOND STATE OF SIX - Etching and engraving, 1756, signed on plate.Example from the contemporary Roman Edition. A very good impression, printed on contemporary laid paper with watermark "double encircled fleur de lys with letters CB", with margins, very good condition. Taken from Vedute di Roma. The whole work consists of 135 plates which have been individually produced by Piranesi along 30 years, from 1745 circa until his death. Two more works have been subsequently added, two plates by his son Francesco. They have been printed for the first time in 1751 (34 plates) by the editor Giovanni Bouchard, afterwards by Piranesi himself, publisher first in Strada Felice an the in Palazzo Tomati, imprint that can be found in mostly of the plates), until the final edition of 137 plates. After Piranesi's death, his son Francesco inherited the plates, editing them first in Rome and then in Paris, where three editions were printed - the so-called "first Paris edition", an intermediate one (both on laid paper) and the one edited by the publisher Firmin Didot, the first on wowe paper, where the plates have an Arabic ordinal number added. All Parisi issues are rather modest in quality, far from how Piranesi had thought and conceived them. The plates were then acquired by the Calcografia Camerale, then Calcografia Nazionale, today Istituto Centrale per la Grafica, where they are still kept. Hind 44, II/VI; Focillon 819.
Acquaforte e bulino, 1752 circa, firmata in lastra in basso. Contemporanea tiratura “romana” della lastra, esemplare nel secondo stato di cinque, con indirizzo e prezzo descritto da Hind: “Presso l’autore a Strada Felice nel Palazzo Tomati vicino alla Trinità de’ Monti. A paoli due e mezzo”. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “doppio cerchio e giglio con lettere CB”, con pieni margini, in perfetto stato di conservazione. Della serie Vedute di Roma. L’opera consiste in 135 lastre prodotte individualmente dal Piranesi per almeno 30 anni, da circa il 1745, fino alla data della sua morte. All’opera sono aggiunte poi due vedute realizzate dal figlio Francesco. Per la prima volta furono edite dall’editore Giovanni Bouchard nel 1751 (34 lastre), successivamente dallo stesso Piranesi editore a Strada Felice prima e Palazzo Tomati poi (indirizzi che appaiono su molte tavole), fino alla stesura definitiva composta da 137 lastre. Successivamente alla morte dell’autore le matrici furono ereditate dal figlio Francesco, che ne curò la pubblicazione prima nella capitale - le cosiddette tirature “postume romane” - e successivamente a Parigi, dove furono stampate tre edizioni – la cosiddetta “prima di Parigi”, una intermedia (entrambe su carta vergata) e quella curata dall’editore Firmin Didot, la prima su carta senza vergelle, dove le tavole presentano l’aggiunta di un numero arabo ordinale. Tutte le tirature parigine sono piuttosto modeste in qualità, lontane da come il Piranesi le aveva pensate e concepite. Le lastre furono poi acquisite dalla Calcografia Camerale, poi Calcografia Nazionale, oggi Istituto Centrale per la Grafica, dove sono tuttora conservate. Bibliografia Hind (1922): n. 24, II/V; Focillon (1918): n. 739. Etching and engraving, 1752 circa, signed on plate. Example of the second state of five described by Hind, from the contemporary Roman Edition. A very good impression, printed on contemporary strong laid paper with "double encircled flur-de-lys" watermark, with margins, very good condition. Taken from Vedute di Roma. The whole work consists of 135 plates which have been individually produced by Piranesi along 30 years, from 1745 circa until his death. Two more works have been subsequently added, two plates by his son Francesco. They have been printed for the first time in 1751 (34 plates) by the editor Giovanni Bouchard, afterwards by Piranesi himself, publisher first in Strada Felice an the in Palazzo Tomati, imprint that can be found in mostly of the plates), until the final edition of 137 plates. After Piranesi's death, his son Francesco inherited the plates, editing them first in Rome and then in Paris, where three editions were printed - the so-called "first Paris edition", an intermediate one (both on laid paper) and the one edited by the publisher Firmin Didot, the first on wowe paper, where the plates have an Arabic ordinal number added. All Parisi issues are rather modest in quality, far from how Piranesi had thought and conceived them. The plates were then acquired by the Calcografia Camerale, then Calcografia Nazionale, today Istituto Centrale per la Grafica, where they are still kept. Bibliografia Hind (1922): n. 24, II/V; Focillon (1918): n. 739.
Roma, 1773 circa. Dalla serie “Vedute di Roma disegnate e incise da Giambattista Piranesi Architetto veneziano” (Mogliano Veneto, 1748 – Roma, 1778). Incisione in rame all’acquaforte e bulino, b/n, cm 41 x 62 (alla lastra), firmata “Piranesi fece”, in lastra, in basso a sinistra, sei didascalie al margine inferiore, in prima tiratura settecentesca, senza filigrana. Alcune tracce di umido, peraltro a pieni margini e in brillante inchiostratura.
In -4°, pp. (10), 50, (8); una tavola doppia ripiegata fuori testo, incisa da Giuseppe Filosi, illustrazioni, capilettera e finalini xilografati, frontespizio in rosso e nero, stemma del dedicatario, arcivescovo Girolamo Crispi; cartonato coevo. Prima e unica edizione di questo “Liber primus”, ma unico pubblicato. Liberato Sabbati nasce a Bevagna nel 1714 e si trasferisce a Roma prima dei 17 anni, dove studia farmacia nelle spezieria di Marco Palilli al rione Monti ed entra in rapporto con i domenicani casanatensi. Nel 1749 è nominato primo “custos” dell'Orto botanico romano, manterrà l’incarico fino al 1779, anno della sua morte. Autore di una poderosa descrizione manoscritta dell’“Hortus romanus”, questo lavoro è apparentemente il suo unico pubblicato in vita. Il suo forte legame con Giovanni Francesco Maratti, allora direttore dell’Orto botanco, è testimoniato dalle ultime righe di quest’opera, stampata quattro anni prima che al Sabbati fosse conferito il detto incarico. The first custodian of the Roman Botanic Garden between 1749 and 1779, Sabbati was also the author of a monumental manuscript description of the plants there preserved. This rare work, published in 1745, is the only one published by Sabbati in his life.
Pianta archeologica a proiezione verticale, con rappresentazione in alzato degli edifici antichi. Pubblicata da Goffredo de Scacchi (nato a Utrecht come Goert van Schayck), la tavola reca lo stemma del Sacro Romano Imprero di Federico II d'Ausburgo, e la dedica al suo console Johann Vincentio. Esemplare nel primo stato di due, avanti l'imprint di Carlo Losi.In alto: a sinistra in un riquadro il titolo ROMA ANTIQUA e una legenda numerica disposta su due colonne di cinquantadue rimandi a luoghi e monumenti notabili, a destra in un cartiglio con in alto lo stemma nobiliare la dedica IOANNI VINCENTIO SAC. ROM. IMP. ATQ[UE] COMITI Domino Penedarum, Drenae, Spinedi, et Restauri Invict.mi FERDINANDI II Romanor Imperatoris & Co[n]siliario et à Cubiculis. Ordinis Militiae Christ.nae Equiti, et Priori Comitat Tirolis, et Heluetiae, Eiusde[m] q[ue] Ord.is ad Sum.mi Pontif. Caeterosq[ue] Italiae Principes Legato. Gotfridus de Scachijs DDD.Acquaforte e bulino, impressa su carta vergata coeva, con margini, minimi restauri e pieghe di carta visibili al verso, per il resto in ottimo stato di conservazione. Rara. BibliografiaArrigoni-Bertarelli (1930): p. 8, n. 76; Christie’s (1998): n. 1033; Ganado (1994): p. 171, n. 117 e p. 213, n. 52; Frutaz (1962): p. 73, n. XXVIII, Tav. 62; Hülsen (1915): VIIId, pp. 56, nn. 42-43; Scaccia Scarafoni (1939): p. 31, n. 28. Engraved bird's-eye view of ancient Rome on a Royal sheet. Example of the first state of two, before the address of Carlo Losi.Title and key to principal buildings set at upper left, dedication in scrolled cartouche suromounted by the arms of the Holy Roman Emperor, Ferdinand II (Habsburg), dedicated by his councillor, Johann Vincentio. Little is known about Geert van Schayk save that he was active as a publisher between 1620 and 1635. (See A.J. van der Aa Biographisch woordenboek der Nederlanden , XVII, p. 230). A fine impression, printed on contemporary laid paper, with margins, repaired areas and paper fold visible on verso, otherwise good condition. Rare.BibliografiaArrigoni-Bertarelli (1930): p. 8, n. 76; Christie’s (1998): n. 1033; Ganado (1994): p. 171, n. 117 e p. 213, n. 52; Frutaz (1962): p. 73, n. XXVIII, Tav. 62; Hülsen (1915): VIIId, pp. 56, nn. 42-43; Scaccia Scarafoni (1939): p. 31, n. 28.
Acquaforte, 1645/50 circa, firmata in lastra in basso a destra..Inusuale veduta panoramica della città, con vista su vari monumenti, descritti in basso in un legenda di 9 punti, riportata in basso in italiano e francese e che comprende: 1. Vestigij del Tempio della Pace . 2. Chiesa di S.ta Francesca Romana . 3. Vigna Fanesia . 4. Vestigij del Palazzo Maggiore. 5. Vestigij della Casa di Cicerone. 6. St. Maria liberatrice . 7. St. Pietro Montorio. 8. Frontespitio dell'Acqua Paula. 9. Colonne restate del Tempio di Giove Statore. La Basilica, in primo piano, è disegnata con grande dettaglio, come pure il panorama della città, dove sono riconoscibili numerose opere architettoniche. Come per il panorama generale di Roma, anche questa veduta generale venne probabilmente incisa "da un disegno eseguito ad vivum da L. de Lincher, un disegnatore francese poco noto che fu attivo in quegli anni a Roma e fornì i sui disegni a diversi incisori fra i quali anche il conterraneo Francois Collignon" (cfr. Barbara Jatta in "Roma Veduta" p. 164),Il Silvestre, incisore e disegnatore, nasce a Nancy nel 1621. Tra il 1638 e il 1641 viaggiò in Italia; si hanno notizie della sua presenza nella Penisola ancora nel 1643 e nel 1653. Il suo stile fu, all’inizio, piuttosto sciolto, ma dal 1643 in poi divenne più raffinato e delicato, acquisendo accuratezza e precisione senza essere asciutto, risultando a volte simile a quello di Jacques Callot o di Stefano della Bella, con i quali ebbe rapporti di amicizia. Accanto alle testimonianze per la Roma antica mostrò ben presto un grandissimo interesse per la città "moderna", divenendo uno dei precursori del vedutismo - non solo nel campo incisorio - anticipando artisti come Lievin Cruyl e Gaspar van Wittel. Bellissima prova, con ampli margini, pieghe verticali dovute alla conservazione - più volte ripiegata e conservata il album - in ottimo stato di conservazione. Rara. Etching, circa 1645/50, signed on the lower right-hand plate. Unusual panoramic view of the city, with a view of various monuments, described in a 9-point legend at the bottom in Italian and French, including: 1. Vestigij del Tempio della Pace . 2. Chiesa di S.ta Francesca Romana . 3. Vigna Fanesia . 4. Vestigij del Palazzo Maggiore. 5. Vestigij della Casa di Cicerone. 6. St. Maria liberatrice . 7. St. Pietro Montorio. 8. Frontespitio dell'Acqua Paula. 9. Colonne restate del Tempio di Giove Statore. The Basilica, in the foreground, is drawn in great detail, as is the panorama of the city, where numerous architectural works are recognisable. As with the general view of Rome, this panorama was probably engraved "from a drawing made ad vivum by L. de Lincher, a little-known French draughtsman who was active in Rome in those years and supplied his drawings to various engravers, including his fellow countryman Francois Collignon" (cf. Barbara Jatta in "Roma Veduta" p. 164). Silvestre, engraver and draughtsman, was born in Nancy in 1621. Between 1638 and 1641 he travelled in Italy; there are records of his presence in the Peninsula again in 1643 and 1653. His style was rather loose at first, but from 1643 onwards it became more refined and delicate, acquiring accuracy and precision without being dry, sometimes resembling that of Jacques Callot or Stefano della Bella, with whom he was friends. Alongside the evidence for ancient Rome, he soon showed great interest in the "modern" city, becoming one of the forerunners of vedutism - not only in the field of engraving - anticipating artists such as Lievin Cruyl and Gaspar van Wittel. Beautiful proof, with wide margins, vertical folds due to storage - folded several times and stored in the album - in excellent condition. Rare.
Acquaforte, 1652 circa, priva di firma in lastra dove troviamo la sola indicazione del privilegio. Bellissima prova, impressa su carta vergata coeva, con margini, in perfetto stato di conservazione. Veduta panoramica di Roma raffigurante presa dagli Orti Farnesiani, con il Foro Romano in primo piano. LO stemma araldico di Luigi XIV, con le armi di Francia e Navarra, è inciso al centro con la scritta Dédié au Roy. “L’impianto di questa veduta di Campo Vaccino, dedicata a Luigi XIV, che spazia dal Campidoglio alla Basilica di Massenzio, appartiene alla seconda fase della sua produzione, contraddistinta dall’estrema precisione nella rappresentazione degli edifici. È probabile che l’artista abbia scelto come punto di vista gli Horti Farnesiani sul Palatino che gli permettevano una visione dall’alto della città. Oltre alla raffigurazione dei monumenti antichi, la veduta è caratterizzata, seppure in secondo piano, dalla presenza di numerose architetture moderne della zona nord-orientale di Roma, tra le quali la chiesa di S. Maria di Loreto, Villa Medici, il Quirinale e il palazzo del cardinale Mazzarino alle Quattro Fontane” (cfr. Barbara Jatta in "Roma Veduta" p. 167). Il Silvestre, incisore e disegnatore, nasce a Nancy nel 1621. Tra il 1638 e il 1641 viaggiò in Italia; si hanno notizie della sua presenza nella Penisola ancora nel 1643 e nel 1653. Il suo stile fu, all’inizio, piuttosto sciolto, ma dal 1643 in poi divenne più raffinato e delicato, acquisendo accuratezza e precisione senza essere asciutto, risultando a volte simile a quello di Jacques Callot o di Stefano della Bella, con i quali ebbe rapporti di amicizia. Accanto alle testimonianze per la Roma antica mostrò ben presto un grandissimo interesse per la città "moderna", divenendo uno dei precursori del vedutismo - non solo nel campo incisorio - anticipando artisti come Lievin Cruyl e Gaspar van Wittel. Bibliografia Le Blanc III, p. 508, 228; Roma Veduta (2000), p. 167, n. 26; Faucheaux, Catalogue raisonné de l’oeuvre d’Israel Silvestre, 32.1; C. Marigliani, Le Piante di Roma delle collezioni private, tav. 122 Etching, about 1652, without signature on the plate where we find only the indication of the privilege. Beautiful proof, printed on contemporary laid paper, later hand colour, with margins, in perfect condition. Panoramic view of Rome taken from the Orti Farnesiani, with the Roman Forum in the foreground. The heraldic coat of arms of Louis XIV, with the arms of France and Navarre, is engraved in the center with the inscription Dédié au Roy. The layout of this view of Campo Vaccino, dedicated to Louis XIV, ranging from the Capitol to the Basilica of Maxentius, belongs to the second phase of his production, marked by extreme precision in the representation of the buildings. It is likely that the artist chose as a point of view the Horti Farnesiani on the Palatine, which allowed him a view of the city from above. In addition to the depiction of ancient monuments, the view is characterized, albeit in the background, by the presence of numerous modern buildings in the north-eastern area of Rome, including the church of S. Maria di Loreto, Villa Medici, the Quirinale and the palace of Cardinal Mazzarino at the Quattro Fontane (see Barbara Jatta in "Roma Veduta" p. 167). Silvestre, engraver and draftsman, was born in Nancy in 1621. Between 1638 and 1641 he traveled in Italy; we have news of his presence in the Peninsula again in 1643 and 1653. His style was, at the beginning, rather loose, but from 1643 onwards became more refined and delicate, acquiring accuracy and precision without being dry, resulting sometimes similar to that of Jacques Callot or Stefano della Bella, with whom he had relationships of friendship. Alongside the evidence for ancient Rome soon showed a great interest in the city "modern", becoming one of the precursors of vedutismo - not only in the field of engraving - anticipating artists such as Lievin Cruyl and Gaspar van Wittel. Literature Le Blanc III, p. 508, 228; Roma Veduta, p. 167, n. 26; Faucheaux, Catalogue raisonné de l'oeuvre d'Israel Silvestre, 32.1; C. Marigliani, "Le Piante di Roma delle collezioni private", n. 122.
Acquaforte, 1652, firmata e datata in lastra in basso a sinistra Israel SIlvestre delineavit et sculpt. l'anne 1652 in Parigi. Bellissima prova, impressa su carta vergata coeva, con ampi margini, in perfetto stato di conservazione. Inusuale veduta panoramica della città, presa dalle pendici colle Vaticano - fuori da Porta Cavalleggeri come indicato nel titolo - con un magnifico e accurato dettaglio della Basilica Vaticana prima del colonnato del Bernini (1665). In alto al centro, in un cartiglio con lo stemma araldico di Louis Hesselin troviamo la dedica di Jean Vivot: Illustrissimo Nobillissimoque Domino. D. Hesselin Regi il Secretioribus Consilijs, Palatij, et Camerae denariorum Magistro Observantissimus Seruus J. Viuot Dicat. È probabile che Vivot, un comune gentiluomo della camera del Re, nominato nel 1670 custode dell'antiquariato, abbia commissionato al Silvestre questa veduta per dedicarla a Louis Hesselin, Seigneur de Condé aristocratico francese, funzionario del governo, mecenate e collezionista. Il Silvestre, incisore e disegnatore, nasce a Nancy nel 1621. Tra il 1638 e il 1641 viaggiò in Italia; si hanno notizie della sua presenza nella Penisola ancora nel 1643 e nel 1653. Il suo stile fu, all’inizio, piuttosto sciolto, ma dal 1643 in poi divenne più raffinato e delicato, acquisendo accuratezza e precisione senza essere asciutto, risultando a volte simile a quello di Jacques Callot o di Stefano della Bella, con i quali ebbe rapporti di amicizia. Accanto alle testimonianze per la Roma antica mostrò ben presto un grandissimo interesse per la città "moderna", divenendo uno dei precursori del vedutismo - non solo nel campo incisorio - anticipando artisti come Lievin Cruyl e Gaspar van Wittel. Bibliografia L. E. Faucheux, Catalogue raisonné de toutes les estampes qui forment l'oeuvre d'Israel Silvestre: précédé d'une notice sur sa vie (1857), n. 31.1; F. Baré, Israël Silvestre et sa famille, suivi du catalogue de son oeuvre (1885), n. 768. Etching, 1652, signed and dated on the plate at lower left Israel SIlvestre delineavit et sculpt. l'anne 1652 in Parigi. Beautiful proof, printed on contemporary laid paper, with wide margins, in perfect condition. Unusual panoramic view of the city, taken from the slopes of the Vatican hill - outside Porta Cavallegeri as indicated in the title - with a magnificent and accurate detail of the Vatican Basilica before Bernini's colonnade (1665). In the upper center, in a cartouche with the heraldic coat of arms of Louis Hesselin we find the dedication of Jean Vivot: Illustrissimo Nobillissimoque Domino. D. Hesselin Regi the Secretioribus Consilijs, Palatij, et Camerae denariorum Magistro Observantissimus Seruus J. Viuot Dicat. It is likely that Vivot, a common gentleman of the King's chamber, appointed in 1670 as keeper of antiques, commissioned Silvestre this view to dedicate it to Louis Hesselin, Seigneur de Condé French aristocrat, government official, patron and collector. Silvestre, engraver and draftsman, was born in Nancy in 1621. Between 1638 and 1641 he traveled in Italy; we have news of his presence in the Peninsula again in 1643 and 1653. His style was, at the beginning, rather loose, but from 1643 onwards became more refined and delicate, acquiring accuracy and precision without being dry, resulting sometimes similar to that of Jacques Callot or Stefano della Bella, with whom he had relationships of friendship. Alongside the evidence for ancient Rome soon showed a great interest in the city "modern", becoming one of the precursors of vedutismo - not only in the field of engraving - anticipating artists such as Lievin Cruyl and Gaspar van Wittel. Literature L. E. Faucheux, Catalogue raisonné de toutes les estampes qui forment l'oeuvre d'Israel Silvestre: précédé d'une notice sur sa vie (1857), n. 31.1; F. Baré, Israël Silvestre et sa famille, suivi du catalogue de son oeuvre (1885), n. 768.
Acquaforte, 1646 circa, firmata in lastra in basso a sinistra. Bellissima prova, impressa su carta vergata coeva, con ampi margini, in perfetto stato di conservazione. Inusuale veduta panoramica della città, presa dal colle Vaticano. La Basilica, in primo piano, è disegnata con grande dettaglio, come pure il panorama della città, dove sono riconoscibili numerose opere architettoniche. “È insolita la scelta del punto di vista di questa veduta romano, presa dal colle Vaticano, dietro la Basilica di San Pietro. Anche in quest’opera, sempre molto particolareggiata secondo lo stile tipico dell’artista, è forte l’influsso delle incisioni di Callot, sia nel linguaggio che nella costruzione della veduta, come ci conferma la quinta in primo piano con le mura vaticane"(cfr. Barbara Jatta in "Roma Veduta" p. 168). Il Silvestre, incisore e disegnatore, nasce a Nancy nel 1621. Tra il 1638 e il 1641 viaggiò in Italia; si hanno notizie della sua presenza nella Penisola ancora nel 1643 e nel 1653. Il suo stile fu, all’inizio, piuttosto sciolto, ma dal 1643 in poi divenne più raffinato e delicato, acquisendo accuratezza e precisione senza essere asciutto, risultando a volte simile a quello di Jacques Callot o di Stefano della Bella, con i quali ebbe rapporti di amicizia. Accanto alle testimonianze per la Roma antica mostrò ben presto un grandissimo interesse per la città "moderna", divenendo uno dei precursori del vedutismo - non solo nel campo incisorio - anticipando artisti come Lievin Cruyl e Gaspar van Wittel. Bibliografia Le Blanc III, p. 508, 225; Roma Veduta, pp. 168-169, n. 27; L. E. Faucheux, Catalogue raisonné de toutes les estampes qui forment l'oeuvre d'Israel Silvestre: précédé d'une notice sur sa vie (1857), n. 29.1; F. Baré, Israël Silvestre et sa famille, suivi du catalogue de son oeuvre (1885), n. 766. Etching, circa 1646, signed in plate at lower left. Beautiful proof, printed on contemporary laid paper, with wide margins, in perfect condition. Unusual panoramic view of the city, taken from the Vatican Hill. The Basilica, in the foreground, is drawn with great detail, as well as the panorama of the city, where many architectural works are recognizable. The choice of the point of view of this Roman view, taken from the Vatican Hill, behind St. Peter's Basilica, is unusual. Also in this work, always very detailed according to the typical style of the artist, the influence of Callot's engravings is strong, both in the language and in the construction of the view, as confirmed by the foreground with the Vatican walls (see Barbara Jatta in "Roma Veduta" p. 168). Silvestre, engraver and draftsman, was born in Nancy in 1621. Between 1638 and 1641 he traveled in Italy; we have news of his presence in the Peninsula again in 1643 and 1653. His style was, at the beginning, rather loose, but from 1643 onwards became more refined and delicate, acquiring accuracy and precision without being dry, resulting sometimes similar to that of Jacques Callot or Stefano della Bella, with whom he had relationships of friendship. Alongside the evidence for ancient Rome soon showed a great interest in the city "modern", becoming one of the precursors of vedutismo - not only in the field of engraving - anticipating artists such as Lievin Cruyl and Gaspar van Wittel. Literature Le Blanc III, p. 508, 225; Roma Veduta, pp. 168-169, n. 27; L. E. Faucheux, Catalogue raisonné de toutes les estampes qui forment l'oeuvre d'Israel Silvestre: précédé d'une notice sur sa vie (1857), n. 29.1; F. Baré, Israël Silvestre et sa famille, suivi du catalogue de son oeuvre (1885), n. 766.
Grande e decorativa veduta panoramica della città, vista dal Pincio, finemente colorata a mano. In calce evidenziati i nomi dei più celebri monumenti e chiese della città.Questo esemplare è stato esposto nella mostra "La reinterpretazione del classico dal rilievo alla veduta romantica nella grafica storica", al Max Museo di Chiasso, 2 marzo - 12 settembre 2021 ed inserito in doppia pp. 274-75 del catalogo mostra
in-4, pp. (16), 552, leg. coeva p. perg. rigida con tass. al d. Con una tav. ripiegata con una veduta della via Appia inc. da G. Vasi. Fioriture diffuse, per il resto buon esempl. di rara ediz. [MM2-120]
Il modello iconografico a cui questa veduta si ispira è la veduta edita da Georg Baltazar Probst nel 1730 su disegno di Bernard Werner. Si tratta di una veduta che presenta la consueta scarsa affidabilità architettonica, esprimendosi in chiaro stile nordico, nella quale la selva di cupole, campanili e altissime antenne si conclude con coperture a profilo concavo, come le tipiche coperture delle città mitteleuropee. Johann C. Haffner (1668 - 1754) è incisore ed editore attivo a Vienna ed Augsburg; alcune sue opere sono datate tra il 1720 ed il 1730, mentre questa veduta è tratta da una serie databile al periodo 1745 - 50. Tooley 275: “The iconographic model of this view is the engraving printed by Georg Baltazar Probst in 1730, after Bernard Werner’s drawing. As usual, the view is not reliable on an architectonical point of view, for it refers to the classical nordic style, in which the multitude of domes, bell towers and high poles ends in hollow covers, typical of Mitteleuropean cities”.. Incisione in rame, due lastre stampate su due fogli di carta originariamente uniti, in eccellente stato di conservazione. Molto rara. The iconographic model of this view is the engraving printed by Georg Baltazar Probst in 1730, after Bernard Werner’s drawing. As usual, the view is not reliable on an architectonical point of view, for it refers to the classical nordic style, in which the multitude of domes, bell towers and high poles ends in hollow covers, typical of Mitteleuropean cities. Johann C. Hafner (1668-1754) was engraver and printer, he worked in Vienna; some of his works have been realized between 1720 and 1730, while the series from which the present work has been taken has been realized between 1745 and 1750. Johann C. Haffner (1668 - 1754) is an engraver and publisher active in Vienna and Augsburg; some of his works are dated between 1720 and 1730, while this view is taken from a series datable to the period 1745 - 50. Tooley 275: "The iconographic model of this view is the engraving printed by Georg Baltazar Probst in 1730, after Bernard Werner's drawing. As usual, the view is not reliable on an architectonical point of view, for it refers to the classical nordic style, in which the multitude of domes, bell towers and high poles ends in hollow covers, typical of Mitteleuropean cities.". Copperplate, two plates printed on two sheets, joined together in the past, in excellent condition. Very rare. cfr. C. Marigliani, "Le Piante di Roma delle collezioni private", tav. 183 (edizione del 1730 circa di formato ridotto).
4 parti in 2 voll. in-16, pp. (28), 1148 (num. cont.), bella leg. p. pelle con cornici in oro ai piatti e picc. fregi a secco, tit. oro ai d. con nervi. Tagli colorati marmorizz. Risguardi in carta dec. Front. a due colori. Segnalibro cons. Al primo vol. antip. inc. in rame su doppia pagina con allegoria di Roma. Con 107 tavv. inc. in rame, una pianta rip. di Roma e 1 carta topografica. Rossetti G-1070. Borroni 8064/2. Cicognara 3698. Olschki 16815. Schudt 556. I dorsi sono rifatti con restauro ottimamente eseguito. Splendido esempl. 0042
Due opere in un volume in-4to, 339 (i.e. 341) [1], LXXXVIII pp; Occhietto, antiporta figurata, ritratto di Pascoli, 20 incisioni anatomiche a piena pagina, iniziali silografiche istoriate, testatine e finalini. Presenti le carte bianche H6 e T6.
Esemplare tratto dal terzo volume del "Nouveau Theatre de l'Italie" pubblicato per la prima volta ad Amsterdam nel 1704/5, quale integrazione al progetto di Johannes Baeu, iniziato nel 1663, del grande "libro delle città" d'Italia. Il grande successo dell’opera diede origine ad un’ulteriore ristampa, praticamente identica, curata da Rutgert Christoffel Alberts edita nel 1724/5. In questa edizione compaiono per la prima volta le vedute dei luoghi "moderni" di Roma, edite da Mortier ma inserite solo in questa edizione di Alberts.Le vedute, di grande formato sono molto ricche di particolari e particolarmente popolate di figure. Derivano da modelli presenti nell'editoria romana contemporanea. In particolare sono delle semplici derivazioni di opere edite tra la fine del XVII e il primo decennio del '700 da rtisti quali Alessandro Specchi, Tiburzio Vergelli, e dal fiammingo Wouters.Incisione in rame, bella coloritura a mano, in buono stato di conservazione. Bibliografia: Cremonini pp. 83-90 Esemplare tratto dal terzo volume del "Nouveau Theatre de l'Italie" pubblicato per la prima volta ad Amsterdam nel 1704/5, quale integrazione al progetto di Johannes Baeu, iniziato nel 1663, del grande "libro delle città" d'Italia. Il grande successo dell’opera diede origine ad un’ulteriore ristampa, praticamente identica, curata da Rutgert Christoffel Alberts edita nel 1724/5. In questa edizione compaiono per la prima volta le vedute dei luoghi "moderni" di Roma, edite da Mortier ma inserite solo in questa edizione di Alberts.Le vedute, di grande formato sono molto ricche di particolari e particolarmente popolate di figure. Derivano da modelli presenti nell'editoria romana contemporanea. In particolare sono delle semplici derivazioni di opere edite tra la fine del XVII e il primo decennio del '700 da rtisti quali Alessandro Specchi, Tiburzio Vergelli, e dal fiammingo Wouters.Incisione in rame, bella coloritura a mano, in buono stato di conservazione. Bibliografia: Cremonini pp. 83-90
LA HAYE, Samuel Luchtmans - 1744 - Reliure plein vélin doré - Plats aux Armes de la ville d' Amsterdam & Ecoinçons dorés - Dos lisse avec 5 reprises des Armoiries - Filets verts servant de fermoir - Fort in-8 de 858 pages + Index in Florum, Index Rerum & Verborum & index Scriptorum Veterum + Errata 122 pages = Lucius Ampelius Ex Bibliotheca Cl. Salmasii 39 pages -- bien complet de la carte dépliante de l'empire romain - frontispice gravé d'après un desssin de van der My - Feuillet d'ex-proemium gravé pour le jeune Léonard Beels - Très bel exemplaire
In-4°; pp. (10), 522, (18), 42 tavole nella segnatura incise su rame; frontespizio inciso, esemplare privo dell’antiporta, manca A1, D4, D5, Gg7, Kk4. Edizione originale, dedicata a Francesco Barberini del primo trattato di floricoltura, splendidamente illustrato dai principali artisti del tempo; opera dalla godibilità scientifica e estetica, è anche importante testimonianza del gusto del tempo. Tra le tavole anche le incisioni allegoriche di J.F.Greuter, e Claude Mellan, da Pietro da Cortona, Guido Reni, Andrea Sacchi; alcune mostrano disegni di giardini, strutture, vasi e attrezzi per il giardinaggio, molti sono dedicati alle varie specie di fiori e alle composizioni floreali. Ferrari si occupò dei giardini del Qurinale. Legatura in mezza pelle moderna, dorso lacunoso restaurato. Spotting su alcune carte.
- PRIMO STATO DI TRE -Acquaforte e bulino, 1765. Tiratura avanti il numero, esemplare della tiratura romana postuma. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana "Bracciano", con pieni margini, in perfetto stato di conservazione. Della serie Vedute di Roma. L’opera consiste in 135 lastre prodotte individualmente dal Piranesi per almeno 30 anni, da circa il 1745, fino alla data della sua morte. All’opera sono aggiunte poi due vedute realizzate dal figlio Francesco. Per la prima volta furono edite dall’editore Giovanni Bouchard nel 1751 (34 lastre), successivamente dallo stesso Piranesi editore a Strada Felice prima e Palazzo Tomati poi (indirizzi che appaiono su molte tavole), fino alla stesura definitiva composta da 137 lastre. Successivamente alla morte dell’autore le matrici furono ereditate dal figlio Francesco, che ne curò la pubblicazione prima nella capitale - le cosiddette tirature “postume romane” - e successivamente a Parigi, dove furono stampate tre edizioni – la cosiddetta “prima di Parigi”, una intermedia (entrambe su carta vergata) e quella curata dall’editore Firmin Didot, la prima su carta senza vergelle, dove le tavole presentano l’aggiunta di un numero arabo ordinale. Tutte le tirature parigine sono piuttosto modeste in qualità, lontane da come il Piranesi le aveva pensate e concepite. Le lastre furono poi acquisite dalla Calcografia Camerale, poi Calcografia Nazionale, oggi Istituto Centrale per la Grafica, dove sono tuttora conservate. - THE FIRST STATE OF THREE -Etching and engraving, 1765, signed on plate.Example from the late Roman Edition. A very good impression, printed on contemporary strong laid paper with "Bracciano" watermark, with margins, very good condition. Taken from Vedute di Roma. The whole work consists of 135 plates which have been individually produced by Piranesi along 30 years, from 1745 circa until his death. Two more works have been subsequently added, two plates by his son Francesco. They have been printed for the first time in 1751 (34 plates) by the editor Giovanni Bouchard, afterwards by Piranesi himself, publisher first in Strada Felice an the in Palazzo Tomati, imprint that can be found in mostly of the plates), until the final edition of 137 plates. After Piranesi's death, his son Francesco inherited the plates, editing them first in Rome and then in Paris, where three editions were printed - the so-called "first Paris edition", an intermediate one (both on laid paper) and the one edited by the publisher Firmin Didot, the first on wowe paper, where the plates have an Arabic ordinal number added. All Parisi issues are rather modest in quality, far from how Piranesi had thought and conceived them. The plates were then acquired by the Calcografia Camerale, then Calcografia Nazionale, today Istituto Centrale per la Grafica, where they are still kept. Hind 83, I/III; Focillon 789.
- PRIMO STATO DI TRE -Acquaforte e bulino, 1776, firmata in lastra . Esemplare della contemporanea tiratura romana. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “doppio cerchio e giglio con letter CB”, con pieni margini, in perfetto stato di conservazione. Della serie Vedute di Roma. L’opera consiste in 135 lastre prodotte individualmente dal Piranesi per almeno 30 anni, da circa il 1745, fino alla data della sua morte. All’opera sono aggiunte poi due vedute realizzate dal figlio Francesco. Per la prima volta furono edite dall’editore Giovanni Bouchard nel 1751 (34 lastre), successivamente dallo stesso Piranesi editore a Strada Felice prima e Palazzo Tomati poi (indirizzi che appaiono su molte tavole), fino alla stesura definitiva composta da 137 lastre. Successivamente alla morte dell’autore le matrici furono ereditate dal figlio Francesco, che ne curò la pubblicazione prima nella capitale - le cosiddette tirature “postume romane” - e successivamente a Parigi, dove furono stampate tre edizioni – la cosiddetta “prima di Parigi”, una intermedia (entrambe su carta vergata) e quella curata dall’editore Firmin Didot, la prima su carta senza vergelle, dove le tavole presentano l’aggiunta di un numero arabo ordinale. Tutte le tirature parigine sono piuttosto modeste in qualità, lontane da come il Piranesi le aveva pensate e concepite. Le lastre furono poi acquisite dalla Calcografia Camerale, poi Calcografia Nazionale, oggi Istituto Centrale per la Grafica, dove sono tuttora conservate. - THE FIRST STATE OF THREE -Etching with engraving, 1776, signed on plate. From the contemporary Roman Edition. A very good impression, printed on contemporary laid paper with watermark "double encircled fleur de lys with letters CB", with margins, very good condition. Taken from Vedute di Roma. The whole work consists of 135 plates which have been individually produced by Piranesi along 30 years, from 1745 circa until his death. Two more works have been subsequently added, two plates by his son Francesco. They have been printed for the first time in 1751 (34 plates) by the editor Giovanni Bouchard, afterwards by Piranesi himself, publisher first in Strada Felice an the in Palazzo Tomati, imprint that can be found in mostly of the plates), until the final edition of 137 plates. After Piranesi's death, his son Francesco inherited the plates, editing them first in Rome and then in Paris, where three editions were printed - the so-called "first Paris edition", an intermediate one (both on laid paper) and the one edited by the publisher Firmin Didot, the first on wowe paper, where the plates have an Arabic ordinal number added. All Parisi issues are rather modest in quality, far from how Piranesi had thought and conceived them. The plates were then acquired by the Calcografia Camerale, then Calcografia Nazionale, today Istituto Centrale per la Grafica, where they are still kept. Hind 128, I/III; Focillon 842; Wilton Ely 261.
- PRIMO STATO DI QUATTRO -Acquaforte e bulino, 1773, firmata in lastra . Esemplare della contemporanea tiratura romana. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “doppio cerchio e giglio con lettere CB”, con pieni margini, in perfetto stato di conservazione. Della serie Vedute di Roma. L’opera consiste in 135 lastre prodotte individualmente dal Piranesi per almeno 30 anni, da circa il 1745, fino alla data della sua morte. All’opera sono aggiunte poi due vedute realizzate dal figlio Francesco. Per la prima volta furono edite dall’editore Giovanni Bouchard nel 1751 (34 lastre), successivamente dallo stesso Piranesi editore a Strada Felice prima e Palazzo Tomati poi (indirizzi che appaiono su molte tavole), fino alla stesura definitiva composta da 137 lastre. Successivamente alla morte dell’autore le matrici furono ereditate dal figlio Francesco, che ne curò la pubblicazione prima nella capitale - le cosiddette tirature “postume romane” - e successivamente a Parigi, dove furono stampate tre edizioni – la cosiddetta “prima di Parigi”, una intermedia (entrambe su carta vergata) e quella curata dall’editore Firmin Didot, la prima su carta senza vergelle, dove le tavole presentano l’aggiunta di un numero arabo ordinale. Tutte le tirature parigine sono piuttosto modeste in qualità, lontane da come il Piranesi le aveva pensate e concepite. Le lastre furono poi acquisite dalla Calcografia Camerale, poi Calcografia Nazionale, oggi Istituto Centrale per la Grafica, dove sono tuttora conservate. - THE FIRST STATE OF FOUR -Etching with engraving, 1773, signed on plate. From the contemporary Roman Edition. A very good impression, printed on contemporary laid paper with watermark "double encircled fleur de lys with letters CB", with margins, very good condition. Taken from Vedute di Roma. The whole work consists of 135 plates which have been individually produced by Piranesi along 30 years, from 1745 circa until his death. Two more works have been subsequently added, two plates by his son Francesco. They have been printed for the first time in 1751 (34 plates) by the editor Giovanni Bouchard, afterwards by Piranesi himself, publisher first in Strada Felice an the in Palazzo Tomati, imprint that can be found in mostly of the plates), until the final edition of 137 plates. After Piranesi's death, his son Francesco inherited the plates, editing them first in Rome and then in Paris, where three editions were printed - the so-called "first Paris edition", an intermediate one (both on laid paper) and the one edited by the publisher Firmin Didot, the first on wowe paper, where the plates have an Arabic ordinal number added. All Parisi issues are rather modest in quality, far from how Piranesi had thought and conceived them. The plates were then acquired by the Calcografia Camerale, then Calcografia Nazionale, today Istituto Centrale per la Grafica, where they are still kept. Hind 106, I/IV; Focillon 827; Wilton Ely 239.