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Incisione all'acquaforte di mm 545 x 389 alla battuta. Terzo stato su sei. Foglio senza alcun difetto, pieni margini, bella vergata di gran corpo; ottima impressione. Filigrana "Giglio in doppio cerchio". Diciture: in basso a sinistra :"1 Cappella fabricata da Clemente XII. Confini 2 Palazzo fabricato da Sisto V ora Conser. Di Zitelle 3 Scala Santa"; in basso al centro "Veduta della Basilica di S. Giovanni Laterano. Architettura di Alessandro Gallilei"; più a destra "4 Guglia Egizia giacente 5 Mura della Città"; in piccolo sotto :"Presso l'autore a Strada Felice nel Palazzo Tomati vicino alla Trinità de' monti A paoli due e mezzo" "Piranesi del. Scol.". Proviene dalla raccolta "Vedute di Roma disegnate ed incise da Giambattista Piranesi Architetto Veneziano". Hind 8.
Incisione all'acquaforte di mm 650 x 445 alla battuta, su foglio perfetto, carta forte, pieni margini. Terzo stato su sei. Ottima impressione. Diciture: in basso a sinistra "Questa fu fabbricata sulle rovine del Tempio di M. Aurelio Antonino Pio nel suo Foro. 1 Avanzo di Colonne rimaste, oggi mezzo internate nella nuova Fabbrica 2 Architrave antico ristorato 3 Cornicione, ed Ordine Attico nuovamente rifatto."; al centro "Veduta della Dogana di Terra a Piazza di Pietra"; più a destra "4 Abitazione moderna 5 Collegio Bergamasco 6 Quartiere de' Soldati 7 Strada che va al Corso"; ed in piccolo più sotto "Presso l'Autore a Strada Felice nel Palazzo Tomati vicino alla Trinità de' Monti"; e un po' più in alto "Piranesi Architetto fec.". Proviene dalla raccolta "Vedute di Roma disegnate ed incise da Giambattista Piranesi Architetto Veneziano". Hind 32.
In-folio, 1c,1c di tavola calcografica, legatura in cartonato . Riccardi, I, col. 390 Francesco Moschini, Le colonne tortili in S. Pietro: storia, teoria, progetto, in Antonio Labalestra 'Singularis in Singulis' (2014), pp. 54-61
In-8 p. (mm. 221x160), p. pergamena molle mod. con legacci, pp. (4),79,(5); pregevole è il frontespizio, con un larghissimo bordo istoriato (vi sono raffigurate scene ispirate alle opere di misericordia e stemmi cardinalizi) e, nel t., grande stemma della confraternita romana (ripetuto due volte) con il motto “Eram et venistis ad me in carcere”, inc. su legno; il volume è ornato da belle testate, grandi capilettera figur. a vignetta e finalini xilografati. "Edizione originale". Cfr. Olschki (Cat. 138 sugli Statuti), n. 410: “Cette congrégation de secours aux prisonniers avait été fondée en 1579 par le P. Jean Tellier”. Ultima carta (di Registro) molto ben restaur. per manc. di 7 cm. al bordo infer. che ha intaccato alc. parole del testo, qui sapientemente ritrascritte a mano. A parte questo difetto, esemplare ben conservato.
In 4 obl. Bell'album in p. tl. rossa con fregi a secco e titolo Roma in caratteri oro al p. ant., contenente 30 grandi foto all'albumina originali (36 cm x 25,5 cm) non datate ma presumibilmente risalenti al 1880 ca. inquadrate entro cornice tip. rossa. Qualche alone e brunitura alle foto, che ritraggono i principali monumenti della citta' fra i quali: Piazza del Popolo dal Monte Pincio; facciata e piazza di S. Pietro in Vaticano, interno della basilica di San Pietro, facciata e interno della basilica di San Giovanni in Laterano, facciata della basilica di S. Maria Maggiore, Colosseo, Pantheon, Mole Adriana con facciata di San Pietro, basilica Ulpia nel Foro di Traiano, Arco di Settimio Severo, Arco di Costantino, Arco di Druso alla porta di S. Sebastiano, piazza e palazzo del Quirinale, Piramide di Cajo Cestio, tempio di Vesta, scalinata di Trinita' dei Monti, fontana di Trevi, terme di Caracalla, acquedotto di Claudio, etc...
Pianta archeologica a proiezione verticale con alzato, priva di data ed indicazioni editoriali. Si tratta di una fedele replica della pianta archeologica pubblicata da Nicolas van Aelst ed incisa da Ambrogio Brambilla, probabilmente edita a Roma tra la fine del ’500 e l’inizio del secolo successivo. Caldana sottolinea che “l’anonimo incisore è bravo quasi quanto l’autore dell’originale, le differenze sono minime, salvo le misure che nella copia sono leggermente inferiori; imitata persino la calligrafia dei toponimi meno che per alcuni, scritti in lettere maiuscole”. Dal punto di vista editoriale, l’esistenza di un esemplare con l’imprint di Gian Giacomo de Rossi, descritto da Hülsen (1933) nella raccolta del castello di Wolfegg, certifica che il rame fosse in possesso della tipografia romana. Sempre Caldana sostiene, ma senza fondamento, che la pianta fu fatta incidere da Giuseppe de Rossi nel 1637, in occasione della ristampa della pianta di Roma moderna. Crediamo invece che il rame sia più antico e che, come per molte lastre del secolo precedente, solo successivamente venga acquisito dalla tipografia de Rossi. In alto, lungo il bordo superiore, è inciso il titolo: ANTIQUAE URBIS PERFECTA ET NOVA DELINEATIO. Lungo il margine inferiore si trova una legenda numerica di 90 rimandi a luoghi e monumenti notabili distribuita, su quindici colonne. Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei punti cardinali: SEPTENTRIO, MERIDIES, OCCIDENS, ORIENS il nord è a sinistra. Nella tavola sono presenti ulteriori indicazioni toponomastiche. Acquaforte e bulino, privo di indicazioni editoriali. Esemplare nel primo stato di due, avanti l'indirizzo di De Rossi. Magnifico esemplare di questa rara pianta archeologica di Roma. In perfetto stato di conservazione. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 2368, tav. 1217, I/II; Caldana (2013): n. I.28; Hülsen (1915): pp. 55-56, VIIIc, n. 41; Hülsen (1933): p. 106, VIIIc, n. 41a; Scaccia Scarafoni (1939): p. 28, n. 24. Archaeological map with vertical projection with elevation, without date and printing details. It is a faithful replica of the map published by Nicolas van Aelst and engraved by Ambrogio Brambilla, probably published in Rome between the end of the 16th century and the beginning of the following century. Caldana underlines that "the anonymous engraver is almost as good as the author of the original, the differences are minimal, except for the measurements that in the copy are slightly smaller; even the calligraphy of the place names is imitated, less so for some, written in capital letters". From the editorial point of view, the existence of a copy with the imprint of Gian Giacomo de Rossi, described by Hülsen (1933) in the collection of Wolfegg Castle, certifies that the copper was in the possession of the Roman printing house. Caldana also maintains, but without foundation, that the map was engraved by Giuseppe de Rossi in 1637, on the occasion of the reprinting of the modern Rome map. We believe instead that the copper is older and that, as for many plates of the previous century, it was only later acquired by de Rossi's printing house. At the top, along the upper edge, is engraved the title: ANTIQUAE URBIS PERFECTA ET NOVA DELINEATIO. Along the lower margin there is a numerical legend of 90 references to notable places and monuments distributed on fifteen columns. Orientation on the four sides in the centre with the name of the cardinal points: SEPTENTRIO, MERIDIES, OCCIDENS, ORIENS the north is on the left. In the map there are further toponymic indications. Etching and engraving; exemple in the first state of two, before the De Rossi's address. Magnificent example of this rare archaeological map of Rome. In perfect state of conservation. Literature Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 2368, tav. 1217, I/II; Caldana (2013): n. I.28; Hülsen (1915): pp. 55-56, VIIIc, n. 41; Hülsen (1933): p. 106, VIIIc, n. 41a; Scaccia Scarafoni (1939): p. 28, n. 24.
In -folio, pp. (8), 125, (3); frontespizio in cornice calcografica, un’incisione a piena pagina raffigurante Clemente XII precede il testo, due grandi testate incise in rame. Legatura in pergamena alle armi Falconieri, tagli spruzzati. Vellum binding with Falconieri arms; marbled edges.
Panorama di Roma preso dal Gianicolo, firmata "Aveline fecit et excudit", edita a Parigi presso Charpentier."La veduta panoramica di Roma è presa dal Gianicolo e raffigura sulla sinistra il complesso del Vaticano e Castel Sant'Angelo. AL centro il fitto tessuto urbano cittadino dal quale emergono torri e cupole non sempre riconoscibili. L'intera veduta è infatti condotta con grafia molto essenziale e immediata di non grande impatto visivo" (cfr. Barbara Jatta in "Roma Veduta" p. 193). La veduta viene attribuita dalla Jatta - soprattutto per motivi temporali legati all'editore Charpentier crediamo - ad Antoine Aveline "il giovane". La famiglia Aveline, appartenente alla borghesia parigina, lavorò per oltre due secoli nel campo artistico ed incisorio; visto il ripetersi dei nomi di battesimo e il fatto che apponevano la generica firma Aveline, si è spesso fatta confusione fra i sui vari componenti. Tuttavia l'imprint Aveline fecit et excudit lascia credere che l'edizione Charpentier sia il secondo stato (di tre) della lastra, che in seguito fu ristampata anche da Chereau. Quindi riteniamo più probabile - anche per lo stile grafico - attribuirla a Pierre Aveline e la data di stampa posta a circa il 1720 circa. Particolare curioso, la veduta non include il Colosseo. Nel margine inferiore, legenda di 47 numeri. Acquaforte, con ampli margini, consueta piega centrale, sporadiche e piccole ossidazioni nei margini bianchi nel complesso in ottimo stato di conservazione. Panorama of Rome taken from the Janiculum Hill, signed "Aveline fecit et excudit", published in Paris at Charpentier. The panoramic view of Rome is taken from the Janiculum Hill and depicts on the left the Vatican complex and Castel Sant'Angelo. At the center the dense urban fabric from which towers and domes emerge not always recognizable. The entire view is in fact conducted with very essential and immediate handwriting of not great visual impact (see Barbara Jatta in "Roma Veduta" p. 193). The view is attributed by Jatta to Antoine Aveline "the young". The Aveline family worked for over two centuries in the field of art and engraving; given the repetition of first names and the fact that they affixed the generic signature Aveline, there has often been confusion among the various members. However, the imprint Aveline fecit et excudit leads us to believe that the Charpentier edition is the second state (of three) of the plate, which was later reprinted also by Chereau. Therefore we think it more probable - also for the graphic style - to attribute it to Pierre Aveline and the date of printing placed at about 1720. Curious detail: the view does not include the Colosseum. In the lower margin, legend of 47 numbers. Etching, with wide margins, usual central fold, sporadic and small oxidations in the white margins, on the whole in very good condition. Arrigoni Bertarelli (1939): p. 20, n. 154; B. Jatta in "Roma Veduta", p. 193, n. 45; Marigiiani (2007), p. 262, n. 175.
Acquaforte misure: mm 620 x 820 Pittore, incisore, litografo e scultore. Da giovanissimo si forma nella bottega del padre scultore per poi all'età di 11 anni trasferirsi a Bologna. Qui, affidato al pittore e incisore Giambattista Frulli, frequenta l’Accademia Clementina. Verso la fine del secolo si ritrasferisce a Roma e dal 1802 circa è ospite e collaboratore del paesaggista svizzero Franz Kaiserman con il quale sperimentò l’uso della camera ottica. Questo sodalizio può spiegare perchè molti acquerelli e incisioni nel 1805 sono firmate da Pinelli con il nome François. Del 1809 è la sua prima serie di incisioni dal titolo Raccolta di cinquanta costumi pittoreschi incisi all'acquaforte e nel 1816 realizza le illustrazioni per la Storia Romana e nel 1821 quelle per la Storia Greca. Pinelli ha prodotto circa quattromila incisioni e diecimila disegni. Un anno prima della sua morte, Pinelli iniziò a progettare una serie di sei soggetti di formato eccezionalmente grande raffiguranti episodi di storia romana, di questi solo tre saranno effettivamente da lui incisi. La circolazione di queste grandi opere è da considerarsi probabilmente molto limitata. I sei acquerelli preparatori per queste stampe furono esposti nel 1956 (Carrara, collezione Conte Giulio Lazzoni). Pinelli aveva già affrontato questo tema in una composizione di piccolo formato per la sua Istoria Romana dal 1818 al 1819. Qui viene rappresentato Muzio Scevola, invano trattenuto dalle guardie, dopo il suo fallito attentato al generale nemico Porsenna che posa, con sguardo fiero, la mano sul braciere per bruciarla e punirla così dell'errore. Impressione eccellente, dai neri decisi. I giochi chiaroscurali definiscono le armature, le pose e gli sguardi dei personaggi. Ottimo stato di conservazione eccetto lievi difetti nel margine inferiore. Inciso in lastra nel margine inferiore bianco sotto il soggetto oltre il titolo anche "Bartolomeo Pinelli inv. dis. e inc." Bibliografia: Oreste Raggi, “Cenni intorno alla vita ed alle opere principali di Bartolomeo Pinelli”, Roma 1835; G. Incisa della Rocchetta, “Bartolomeo Pinelli”, Roma 1956, n.314, 319.
Rarissima pianta prospettica della città dal Gianicolo, incisa da Ambrogio Brambilla per il tipografo Girolamo Franzini. Si tratta di una piccola pianta, dipendente da quella che il Brambilla stesso incise per Claudio Duchetti nel 1582, aggiornata in parte alla riforma urbanistica di Sisto V. Sono raffigurati gli obelischi di S. Pietro, S. Giovanni e S. M. Maggiore e la via Nova. L’opera è di grandissima rarità; Hülsen (1915) descrive due esemplari nei cataloghi di inizio secolo delle librerie antiquarie romane Rappaport e Lang. Marigliani (2007) riproduce l’esemplare di una collezione privata romana, con una legenda è molto nutrita, addirittura stampata su una lastra separata; è composta da 136 rimandi, dei quali i primi 114 derivano dalla pianta del 1582.In alto, nel riquadro di sinistra, troviamo il titolo e le indicazioni editoriali: NOVA URBIS ROMAE DESCRIPTIO ANNI 1587. Per Ambrosiu s brambilla spictore[m] delineatu s et incisa m. Nel riquadro di destra si legge: Roma fu edifficata gl’anni del mondo 5550 e da poi la destruttione de Troia anni 753 da Romolo, e Remo, fratelli nati da Silvia figliola de Numitore Re de Albano: fu anticame[n]te il suo circuito de le mura miglia 32.Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei punti cardinali: SEPTENTRIO, MERIDIES, OCCIDENS, ORIENS, il nord è a sinistra. Acquaforte e bulino, stampata su carta vergata coeva, con ampi margini, in perfetto stato di conservazione.BibliografiaBifolco - Ronca, Cartografia e Topografia italiana del XVI secolo (2018), pp. 2406-2407, tav. 1238; Ganado (1994): II, n. 116 e III. n. 93; Hülsen (1915): XVIa, p. 63-64, n. 80; Marigliani (2007): n. 60. A very rare map of the city from the Janiculum Hill, engraved by Ambrogio Brambilla for the publisher Girolamo Franzini. It is a small map, based on the one that Brambilla himself engraved for Claudio Duchetti in 1582, partly updated to the urban reform of Sixtus V. The obelisks of S. Pietro, S. Giovanni and S. M. Maggiore and the via Nova are represented. The work is of great rarity; Hülsen (1915) describes two examples in the catalogs of the beginning of the century of the Roman antique bookshops Rappaport and Lang. Marigliani (2007) reproduces the exemple of a private Roman collection, with a very large legend, even printed on a separate plate; it is composed of 136 references, of which the first 114 derive from the map of 1582.Above, in the left box, we find the title and the printing details: NOVA URBIS ROMAE DESCRIPTIO ANNI 1587. For Ambrosiu s brambilla spictore[m] delineatu s et incisa m. Orientation in the four sides with the name of the cardinal points: SEPTENTRIO, MERIDIES, OCCIDENS, ORIENS, the north is on the left. Etching and engraving, printed on contempoary laid paper, with wide margins, in perfect condition.LiteratureBifolco - Ronca, Cartografia e Topografia italiana del XVI secolo (2018), pp. 2406-2407, tav. 1238; Ganado (1994): II, n. 116 e III. n. 93; Hülsen (1915): XVIa, p. 63-64, n. 80; Marigliani (2007): n. 60. Bifolco - Ronca, Cartografia e Topografia italiana del XVI secolo (2018), pp. 2406-2407, tav. 1238.
Acquaforte e bulino, firmata in lastra in basso a destra. Da un disegno del Canaletto, oggi conservato al British Museum [1858,0626.221].Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, con ampli margini, in perfetto stato di conservazione. Il Museo Correr possiede una raccolta di quindici fogli raffiguranti vedute di Roma incise da Brustolon su disegno del Canaletto; il frontespizio, manoscritto, reca l’iscrizione Vari Prospetti di Roma Antica e Moderna. Il catalogo della tipografia Remondini del 1817 elenca sempre 15 soggetti “romani”. Tuttavia secondo il Moschini le vedute di Roma del Brustolon sarebbero addirittura venticinque. Il nostro esemplare differisce nel titolo - in francese - rispetto a quello pubblicato nel catalogo della mostra "Roma Veduta" (Roma, 2000).Rarissima. View of the Tiber and Rome from the Basilica of St Valentino on the Via FlaminiaEtching and engraving, signed on lower right plate. After a drawing of Canaletto, today at the British Museum [1858,0626.221].Magnificent work, printed on contemporary laid paper with wide margins, in perfect condition. The Correr Museum owns a collection of fifteen sheets depicting views of Rome engraved by Brustolon after drawings of Canaletto; the front page, handwritten, bears the inscription Vari Prospetti di Roma Antica e Moderna. The 1817 catalogue of the typography of Remondini lists 15 “Roman” subjects; nonetheless, according to Meschini, Brustolon’s views of Rome are not less than twenty five. Very rare. Succi, Da Carlevarijs ai Tiepolo, p. 82; Maria Catelli Isola, in "I ponti di Roma" (1975): p. 76, n. 120; Roma Veduta (2000): pp. 181-182, n. 37 (variante).
In-4°; pp. (2) e 1 tavola incisa su rame. Nota di possesso manoscritta su entrambe le carte. Cartonato. Redazione dedicata a mons. Troiano Acquaviva dal card. Acquaviva, che descrive la festa e l’apparato effimero realizzato a Roma per le nozze del principe d’Asturia e della duchessa di Montpenser, principessa di Borbone. roma piazza di spagna feste apparati effimeri fuochi artificiali nozze
in-4, pp. (20), 317, (15), legatura coeva p. perg. con lacci in cuoio, titolo ms. al dorso. Armi papali inc. sul titolo, una testatina e varie iniziali istoriate. inc., finaletti silogr. Con una grande tavola, più volte ripieg. f.t., incisa da anonimo artista e raffig. una sessione del Sinodo provinciale di Roma all'interno della Basilica Lateranense. Prima edizione. L'opera relaziona sul Sinodo, indetto da Benedetto XIII (Pierfrancesco Orsini, 1649-1730) nell'anno del giubileo 1725 e contiene gli argomenti discussi, le decisioni prese, i decreti emanati, ecc. Choix d'Olschki (XI, 16744) registra l'opera come ristampata nel 1764, ma con l'aggiunta "nunc denuo recusum regnante Sanct. D.N. Clemente XIII pont. Max.", il che farebbe presupporre che le decisioni prese nel Sinodo del 1725 fossero ricusate dal nuovo Pontefice Clemente XIII. Ottimo esemplare su carta forte.. Manca alle varie bibliogr. di libri di feste. Olschki, Choix XI, 16744 (ediz. 1764).
- RARA PRIMA EDIZIONE -Incisa da Pietro Ridolfi per l'abate Coronelli, questa rara pianta della città viene per la prima volta pubblicata nel rarissimo Citta, Fortezze e, Isole, e Porti principali dell'Europa in Pianta et in Elevatione, Descritte, e Publicate Ad uso dell'Accademia Cosmografica degli Argonauti dal Padre Maestro Coronelli Lettore, e Cosmografo della Serenissima Republica di Venezia, edito a Venezia da Domenico Padovani nel 1689. Coronelli visse un periodo di straordinaria fecondità editoriale a partire dal 1689, quando ebbe la cattedra di geografia presso l'Università alle Procuratie, con la pubblicazione, nel 1690, del primo volume dell'Atlante Veneto. In effetti sotto il nome di Atlante Veneto va tutta la raccolta di tredici opere composte nell'arco del decennio successivo, dall'Isolario allo Specchio del mare. In realtà solo alcune di tali opere possono definirsi atlante, mentre altre, sono opere di compilazione o semplici raccolte di vedute e fortificazioni come questa rara raccolta. Contrariamente a quanto dichiarato da Marigliani, questa è la prima edizione della pianta della città, e non quella che reca la data 1698 (oltre una ricca cornice ornamentale), pubblicata in onore del Duca di Parma Francesco Farnese.Si basa, come indicato da Scaccia Scarafoni, sulla piccola pianta del Falda. Tuttavia si tratta di una derivazione arbitraria, con una raffigurazione in alzato solo di pochi edifici principali. Il grande cartiglio con il titolo, sproporzionato, contiene gli stemmi dei XIV rioni.Meraviglioso esemplare, con grandi margini, di questa rara pianta. - THE RARE FIRST STATE - Plan map, with some large buildings in bird's-eye view. Text on tablet at lower right, with coats of arms of Rome and its rioni. Oriented with east at top. Relief conveyed pictorially. Reduced copy of Falda's small plan of Rome, published 1667. See Huelsen. This example of the map is taken from the very rare Coronelli's Citta, Fortezze e, Isole, e Porti principali dell'Europa in Pianta et in Elevatione, Descritte, e Publicate Ad uso dell'Accademia Cosmografica degli Argonauti dal Padre Maestro Coronelli Lettore, e Cosmografo della Serenissima Republica di Venezia, printed in Venice by Domenico Padovani in 1689. Coronelli lived a period of extraordinary editorial fecundity starting from 1689, when he had the chair of geography at the University at the Procuratie, with the publication, in 1690, of the first volume of the Atlante Veneto. Under the name of Atlante Veneto goes the entire collection of thirteen works composed over the next decade, from the Isolario to the Specchio del mare. Copperplate, with full margins, very good condition. Very rare. Huelsen, C. Saggio di bibliografia ragionata delle piante icnografiche e prospettiche di Roma, 122; C. Marigliani, Le Piante di Roma delle collezioni private, p. 243, n. 150; Scaccia Scarafoni n. 202.
[24], 416, [16] pp.; 8 cc. di tav.; 24 cm; piena pergamena
Rarissima pianta prospettica della città, sconosciuta ai principali repertori sulle piante di Roma e pubblicata per la prima volta in Marigliani (2007).Si tratta di una copia della pianta del Munster senza alcun aggiornamento e ritrae la città come si presentava alla fine del '400 attingendo al medesimo prototipo comunemente indicato nel panorama di Mantova a sua volta ripreso da un presunto ma tuttora sconosciuto panorama inciso nella bottega di Francesco Rosselli verso il 1485. Tavola tratta dal rarissimo "Plantz, pourtraitz et descriptions de plusieurs villes et forteresses, tant de l'Europe, Asie, & Afrique, que des Indes, & terres neuves: Leurs fondations, antiquitez, & manieres de vivre: Avec plusieurs cartes generales & particulieres, servans à la Cosmographie, iointes à leurs declarations: deux tables fort amples, l'une des chapitres, & l'autre des matieres contenues en ce present livre. Le tout mis par ordre, region par region, par Antoine du Pinets" stampato a Lione dall’editore Jean d’Ogerolles. L'opera, che contiene 55 tavole silografiche - molte dele quali derivanti da Muenster - include il mondo cordiforme sul modello di Appiano, le mappe di europa e Germania e 18 vedute a doppia pagina delle primcipali città del tempo.La veduta di Roma deriva da quella pubblicata sempre a Lione nel 1552 da Guillaume Guéroult nel "Premier livre des figures et portraitz des villes", edita da Balthazar Arnouellet, da cui d’Ogerolles acquisì parte del fondo tipografico. Pertanto possiamo affermare che questa matrice in legno sia la stessa stampata alcuni anni prima, alla quale furono apportate delle correzioni nella cornice e nel titolo. Xilografia, in perfetto stato di conservazione. Rarissima. A very rare map of Rome, unknown by mostly of the repertoiries. The view depicts the city as it was at the end of the 15th century, drawing on the same prototype commonly indicated in the panorama of Mantua in turn taken from a still unknown panorama engraved in the workshop of Francesco Rosselli around 1485.Work taken from the very rare "Plantz, pourtraitz et descriptions de plusieurs villes et forteresses, tant de l'Europe, Asie, & Afrique, que des Indes, & terres neuves: Leurs fondations, antiquitez, & manieres de vivre: Avec plusieurs cartes generales & particulieres, servans à la Cosmographie, iointes à leurs declarations: deux tables fort amples, l'une des chapitres, & l'autre des matieres contenues en ce present livre. Le tout mis par ordre, region par region, par Antoine du Pinets" printed in Lyon by Jean d’Ogerolles. The work include 55 woodcuts, many after Munster, comprising 3 double-page maps (cordiform world after Apianus, Europe and Germany), 7 half-page maps, 18 double-page views (including Lyon, Bordeaux, Geneva, Frankfurt, Florence, Venice, Rome, Constantinople, Jerusalem, Cusco and others), and 27 illustrations (including Mexico city).The view is inspired to Guillame Guéroult’s "Premier livre des figures et portraitz des villes", published in 1552 by Balthazar Arnouellet. From him, d’Ogerolles bought many plates, therefore we can state that this block had been already used many years before and has then undergone some changes before being reprinted. Woodcut, in excellent condition. Valerio pp. 33/34; C. Marigliani, "Le Piante di Roma delle collezioni private", tav. 18
Rarissima pianta di Roma a proiezione verticale, orientata con il nord in alto.Prima edizione dell'opera, pubblicata a Parigi da Jean Lattré sulla base della pianta di Giovan Battista Nolli del 1748."Prima sconosciuta edizione della pianta incisa dal Lattré usando come modello quella del Nolli. La Pianta si presenta raccolta in una cornice campata a mano in giallo. Il titolo scritto in francese si trova sulla destra dell'incisione ed in fondo, dopo la dedica al monsignor Antoine Eleonor Leon, si legge la data 1788. La colorazione aggiunta manualmente consente di distinguere le antichità e le emergenze architettoniche campite in rosso, le chiese campite in azzurro e raffigurate in pianta con le uniche eccezioni di San Pietro e Castel Sant'Angelo campite in giallo. I lotti edificati sono delineati con una sottile linea perimetrale rosa. In basso a destra è presente una descrizione in lingua francese ed a destra una legenda di 170 numeri. La presente pianta venne ristampata nel 1801 dall'editore Jean (vedi Scaccia Scarafoni n. 247)" [cfr. Marigliani p. 296].Il solo esemplare noto nelle raccolte pubbliche è quello alla Biblioteca Apostolica Vaticana, mentre della ristampa del 1801 esiste quello della collezione della Biblioteca Nazionale di Roma.Acquaforte, finemente colorata a mano in epoca, piccoli restauri nei margini laterali, per il resto in ottimo stato di conservazione. Very rare map of Rome with vertical projection, oriented with the north at the top.First edition of the work, published in Paris by Jean Lattré and based on the map by Giovan Battista Nolli (1748).The title written in French is on the right of the engraving and at the bottom, after the dedication to Monsignor Antoine Eleonor Leon, the date 1788. The coloring added manually allows to distinguish the antiquities and architectural emergencies campite in red, the churches campite in blue and represented in plan with the only exceptions of St. Peter and Castel Sant'Angelo campite in yellow. The lots built are outlined with a thin pink perimeter line. At the bottom right there is a description in French and on the right a legend of 170 numbers. The present map was reprinted in 1801 by the publisher Jean (see Scaccia Scarafoni n. 247 and Marigliani p. 296).The only known exemplar in the public collections is that of the Vatican Library, while the reprint of 1801 is that of the collection of the Biblioteca Nazionale of Rome.Etching, fine original colouring, small restorations in the lateral margins, otherwise excellent condition. C. Marigliani, "Le Piante di Roma delle collezioni private", n. 218; Scaccia Scarafoni, "Le Piante di Roma", n. 247.
Pianta della città incisa ed edita dal Merian, e pubblicata per la prima volta nell'Itinerario Italiae di Martin Zeiller. La carta è la copia in formato ridotto della grande pianta realizzata da Antonio Tempesta nel 1593. "Contenuta oltre che nell'opera di Martin Zeiler del 1640 anche nell'opera del Werdenhaen, De Rebus publicis Hanseaticis, tav. 173 - Francoforte 1641. è certamente la più nota e diffusa riduzione della pianta del Tempesta. Non presenta alcun aggiornamento rispetto al suo prototipo e pertanto raffigura la città nell'anno 1593, sebben sia stata incisa oltre mezzo secolo dopo. Una curiosa correzione rispetto al Tempesta riguarda la Piramide, da questi erroneamente raffigurata all'interno delle mura, è invece qui disegnata più correttamente a cavallo delle stesse" (cfr. Marigliani p. 175). Incisione in rame stampata su due fogli uniti verticalmente, finemente colorato a mano, in ottimo stato di conservazione. Bellissimo esemplare di una delle più belle e decorative rappresentazioni della città. Bibliografia A. P. Frutaz, "Le piante di Roma", CXXXV, tav. 275; Hulsen 88, Scaccia Scarafoni 186; C. Marigliani, "Le Piante di Roma delle collezioni private", tav. 76. Map of Rome, engraved and published by Merian. It was first issued in the Itinerario Italie of Martin Zeiller. The map is a reduction of the big map realized by Antonio Tempesta in 1593. "Contained not only in the 1640 work of Martin Zeiler but also in the work of Werdenhaen, De Rebus publicis Hanseaticis, pl. 173 - Frankfurt 1641. It is certainly the best known and most widespread reduction of the map of Antonio Tempesta. It does not present any update with respect to the its prototype and therefore depicts the city in the year 1593, although it was engraved over half a century later. A curious correction with respect to Tempesta concerns the Pyramid, which he erroneously depicted inside the walls, is instead drawn here more correctly astride themselves "(see Marigliani p. 175). Engraving printed on two sheets, joined up vertically, with fine later hand colour, in very good condition. Magnificent example of one of the most beautiful and highly decorative representations of the city. Bibliografia A. P. Frutaz, "Le piante di Roma", CXXXV, tav. 275; Hulsen 88, Scaccia Scarafoni 186; C. Marigliani, "Le Piante di Roma delle collezioni private", tav. 76.
In Roma, per gli Heredi di A. Zanetti, 1625. In 8vo; pergamena coeva; pp. (8), 847 + 65 con l’Indice delle Chiese, l’Indice delle reliquie dei Santi, e l’Indice delle Feste et Indulgenze plenarie e perpetue. Cicognara, II, n. 3815: La prima edizione di quest’opera apparve nel 1600, ma con diverso ordine, e non è così pregevole come la seconda: vastissima è l’erudizione, specialmente sacra, di cui è pienissima quest’opera. Axs
Acquaforte e bulino, 1757, firmata in lastra in basso. Contemporanea tiratura “romana” della lastra, esemplare nel terzo stato di sei, con indirizzo e prezzo descritto da Hind: “Presso l’autore a Strada Felice vicino alla Trinità de’ Monti. A paoli due e mezzo”. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “doppio cerchio e giglio con lettere CB”, con pieni margini, in perfetto stato di conservazione. Della serie Vedute di Roma. L’opera consiste in 135 lastre prodotte individualmente dal Piranesi per almeno 30 anni, da circa il 1745, fino alla data della sua morte. All’opera sono aggiunte poi due vedute realizzate dal figlio Francesco. Per la prima volta furono edite dall’editore Giovanni Bouchard nel 1751 (34 lastre), successivamente dallo stesso Piranesi editore a Strada Felice prima e Palazzo Tomati poi (indirizzi che appaiono su molte tavole), fino alla stesura definitiva composta da 137 lastre. Successivamente alla morte dell’autore le matrici furono ereditate dal figlio Francesco, che ne curò la pubblicazione prima nella capitale - le cosiddette tirature “postume romane” - e successivamente a Parigi, dove furono stampate tre edizioni – la cosiddetta “prima di Parigi”, una intermedia (entrambe su carta vergata) e quella curata dall’editore Firmin Didot, la prima su carta senza vergelle, dove le tavole presentano l’aggiunta di un numero arabo ordinale. Tutte le tirature parigine sono piuttosto modeste in qualità, lontane da come il Piranesi le aveva pensate e concepite. Le lastre furono poi acquisite dalla Calcografia Camerale, poi Calcografia Nazionale, oggi Istituto Centrale per la Grafica, dove sono tuttora conservate. Bibliografia Hind (1922): n. 45, III/VI; Focillon (1918): 813. - THIRD STATE OF SIX - Etching and engraving, 1757, signed on plate. Example of the third state of six described by Hind, from the contemporary Roman Edition. A very good impression, printed on contemporary strong laid paper with "double encircled flur-de-lys" watermark, with margins, very good condition. Taken from Vedute di Roma. The whole work consists of 135 plates which have been individually produced by Piranesi along 30 years, from 1745 circa until his death. Two more works have been subsequently added, two plates by his son Francesco. They have been printed for the first time in 1751 (34 plates) by the editor Giovanni Bouchard, afterwards by Piranesi himself, publisher first in Strada Felice an the in Palazzo Tomati, imprint that can be found in mostly of the plates), until the final edition of 137 plates. After Piranesi's death, his son Francesco inherited the plates, editing them first in Rome and then in Paris, where three editions were printed - the so-called "first Paris edition", an intermediate one (both on laid paper) and the one edited by the publisher Firmin Didot, the first on wowe paper, where the plates have an Arabic ordinal number added. All Parisi issues are rather modest in quality, far from how Piranesi had thought and conceived them. The plates were then acquired by the Calcografia Camerale, then Calcografia Nazionale, today Istituto Centrale per la Grafica, where they are still kept. Bibliografia Hind (1922): n. 45, III/VI; Focillon (1918): 813.
Acquaforte e bulino, 1750 circa, firmata in lastra in basso. Contemporanea tiratura “romana” della lastra, esemplare nel primo stato di quattro descritto da Hind. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “doppio cerchio e giglio con lettere CB”, con pieni margini, in perfetto stato di conservazione. Della serie Vedute di Roma. L’opera consiste in 135 lastre prodotte individualmente dal Piranesi per almeno 30 anni, da circa il 1745, fino alla data della sua morte. All’opera sono aggiunte poi due vedute realizzate dal figlio Francesco. Per la prima volta furono edite dall’editore Giovanni Bouchard nel 1751 (34 lastre), successivamente dallo stesso Piranesi editore a Strada Felice prima e Palazzo Tomati poi (indirizzi che appaiono su molte tavole), fino alla stesura definitiva composta da 137 lastre. Successivamente alla morte dell’autore le matrici furono ereditate dal figlio Francesco, che ne curò la pubblicazione prima nella capitale - le cosiddette tirature “postume romane” - e successivamente a Parigi, dove furono stampate tre edizioni – la cosiddetta “prima di Parigi”, una intermedia (entrambe su carta vergata) e quella curata dall’editore Firmin Didot, la prima su carta senza vergelle, dove le tavole presentano l’aggiunta di un numero arabo ordinale. Tutte le tirature parigine sono piuttosto modeste in qualità, lontane da come il Piranesi le aveva pensate e concepite. Le lastre furono poi acquisite dalla Calcografia Camerale, poi Calcografia Nazionale, oggi Istituto Centrale per la Grafica, dove sono tuttora conservate. Bibliografia Hind (1922): n. 13, I/III; Focillon (1918): n. 731. Etching and engraving, 1750 circa, signed on plate. Example of the first state of four described by Hind, from the contemporary Roman Edition. A very good impression, printed on contemporary strong laid paper with "double encircled flur-de-lys" watermark, with margins, very good condition. Taken from Vedute di Roma. The whole work consists of 135 plates which have been individually produced by Piranesi along 30 years, from 1745 circa until his death. Two more works have been subsequently added, two plates by his son Francesco. They have been printed for the first time in 1751 (34 plates) by the editor Giovanni Bouchard, afterwards by Piranesi himself, publisher first in Strada Felice an the in Palazzo Tomati, imprint that can be found in mostly of the plates), until the final edition of 137 plates. After Piranesi's death, his son Francesco inherited the plates, editing them first in Rome and then in Paris, where three editions were printed - the so-called "first Paris edition", an intermediate one (both on laid paper) and the one edited by the publisher Firmin Didot, the first on wowe paper, where the plates have an Arabic ordinal number added. All Parisi issues are rather modest in quality, far from how Piranesi had thought and conceived them. The plates were then acquired by the Calcografia Camerale, then Calcografia Nazionale, today Istituto Centrale per la Grafica, where they are still kept. Bibliografia Hind (1922): n. 13, I/III; Focillon (1918): n. 731.
Acquaforte e bulino, 1748 circa, firmata in lastra in basso. Contemporanea tiratura “romana” della lastra, esemplare nel rarissimo primo stato di sei descritto da Hind, avanti l’indirizzo di Bouchard e Gravier. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “doppio cerchio e giglio con lettere CB”, con pieni margini, in perfetto stato di conservazione. Della serie Vedute di Roma. L’opera consiste in 135 lastre prodotte individualmente dal Piranesi per almeno 30 anni, da circa il 1745, fino alla data della sua morte. All’opera sono aggiunte poi due vedute realizzate dal figlio Francesco. Per la prima volta furono edite dall’editore Giovanni Bouchard nel 1751 (34 lastre), successivamente dallo stesso Piranesi editore a Strada Felice prima e Palazzo Tomati poi (indirizzi che appaiono su molte tavole), fino alla stesura definitiva composta da 137 lastre. Successivamente alla morte dell’autore le matrici furono ereditate dal figlio Francesco, che ne curò la pubblicazione prima nella capitale - le cosiddette tirature “postume romane” - e successivamente a Parigi, dove furono stampate tre edizioni – la cosiddetta “prima di Parigi”, una intermedia (entrambe su carta vergata) e quella curata dall’editore Firmin Didot, la prima su carta senza vergelle, dove le tavole presentano l’aggiunta di un numero arabo ordinale. Tutte le tirature parigine sono piuttosto modeste in qualità, lontane da come il Piranesi le aveva pensate e concepite. Le lastre furono poi acquisite dalla Calcografia Camerale, poi Calcografia Nazionale, oggi Istituto Centrale per la Grafica, dove sono tuttora conservate. Bibliografia Hind (1922): n. 6, I/VI; Focillon (1918): n. 723. Etching and engraving, 1748 circa, signed on plate. Example of the very rare first state of six described by Hind, before the Bouchard and Gravier imprint,from the contemporary Roman Edition. A very good impression, printed on contemporary strong laid paper with "double encircled flur-de-lys" watermark, with margins, very good condition. Taken from Vedute di Roma. The whole work consists of 135 plates which have been individually produced by Piranesi along 30 years, from 1745 circa until his death. Two more works have been subsequently added, two plates by his son Francesco. They have been printed for the first time in 1751 (34 plates) by the editor Giovanni Bouchard, afterwards by Piranesi himself, publisher first in Strada Felice an the in Palazzo Tomati, imprint that can be found in mostly of the plates), until the final edition of 137 plates. After Piranesi's death, his son Francesco inherited the plates, editing them first in Rome and then in Paris, where three editions were printed - the so-called "first Paris edition", an intermediate one (both on laid paper) and the one edited by the publisher Firmin Didot, the first on wowe paper, where the plates have an Arabic ordinal number added. All Parisi issues are rather modest in quality, far from how Piranesi had thought and conceived them. The plates were then acquired by the Calcografia Camerale, then Calcografia Nazionale, today Istituto Centrale per la Grafica, where they are still kept. Bibliografia Hind (1922): n. 6, I/VI; Focillon (1918): n. 723.
In-folio piccolo; 2 parti in un volume, la seconda parte ha un proprio front.; cc. (14)135, (1), con 5 alberi genealogici, una tavola è ripiegata, al frontespizio grande stemma della famiglia Orsini, all’ultima carta registro e marca tipografica; cc. 92, 11 ritratti a p. pag.incisi su rame, 6 ovali contenenti solo il nome, stemma al frontespizio, marca tipografica all’ultima pagina. Legatura in piena pergamena. Seconda edizione, accresciuta rispetto alla prima dell’anno precedente, della celebrazione della famiglia Orsini scritta da Francesco sansovino, prolifico scrittore figlio dello scultore. La seconda parte contiene lettere a esponenti della famiglia scritte da Petrarca, Platina, Marsilio Ficino, Pietro Bembo ecc. Alcune tavole del secondo titolo sciolte e leggermente più piccole. Leggere gore di umidità. Restauro in margine del primo frontespizio.
In-8 p. (mm. 206x124), 2 volumi, mz. pelle coeva con ang., filetti e titolo oro al dorso (restaurato), pp. (2),IV,450,(2); (2),592; con 2 antiporte, con le vedute di “St. Pierre” e “Colonne Trajane”, inc. in rame da Couché fils, e 2 piante, ripieg., di Roma antica, i.e. “Plan des vestiges de Rome antique et des douze Collines voisines du Tibre”, in due stati: e questo lo rende uno dei rari esemplari completo delle duie varianti della pianta. "Prima edizione". “Composto a Parigi e pubblicato nel 1829, sotto la struttura di un libro di viaggio, lo scrittore raccoglie le sue più vive impressioni e fantasticherie sull’Italia.. ed effonde la sua nostalgica ammirazione per il paese dell’intelligenza e dell’amore, della musica e della passione. Stendhal, che afferma di aver visitato sei volte l’Urbe, in tante passeggiate vuol invitare anche gli altri a godere la stessa felicità. I suoi numerosi viaggi dal 1811 al 1827 gli offrirono un buon pretesto per parlarne da intenditore.. luogo per luogo, da gallerie a chiese, palazzi, giardini e ville, Stendhal fa da cicerone accorto e sagace: ma tutto il suo racconto è intessuto di frizzi, di deviazioni su argomenti d’arte, di politica o d’amore..”. Così Diz. delle Opere, Bompiani,V, p. 420. Cfr. anche Fossati Bellani,I,1427 - Carteret,II, p. 352: “(le) plan des vestiges de Rome existe en deux états avant et après le hachures indiquant les montagnes.. ouvrage important et rare”. Esemplare ben conservato.
pp. (4), 62, (9), in-4, piena perg rigida, al frontespizio Madonna con i SS. Cosma e Damiano e tre stemmi di cui quello al centro di papa Clemente XI