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Incisione in rame stampata su due lastre e due fogli riuniti nella parte centrale, seconda tiratura del 1800 circa, b/n, cm 70,5 x 97 circa (alla lastra), 81,5 x 108 (l'intero foglio con i margini bianchi). Titolo e lunga dedicataria al margine inferiore all'Altezza Reale Eminentissima Errigo Benedetto Maria Vescovo di Frascati; più sotto, in minuta scrittura è presente una legenda a 13 voci: 1 Anfiteatro ornato con 320 Colonne di pietra tiburt.na, e 136 Statue della medes.ma pietra. 2 Fontane di acqua perenne. 3 Obelisco di granito rosso da Caio Cesare portato dall’Egitto a Roma, e messo nel suo circ.° alto piedi 81 e col Piedestall° 109. 4 Palazzo della Sag. Inquisizione. 5 Ch. di S. Salvatore in Campo S.to. 6 Seminar.° del Clero di San Pietro. 7 Palazzo per i Canonici della Basilica. 8 Sagrestia di S. Pietro. 9. Ch. di S. Marta. 10 Palaz.° Pontif.°. 11 Casino di Belvedere. 12 Torre dell’antiche mura della Città Leonina. 13 M.te Vaticano. Si tratta di una serie di tre incisioni, realizzate dal 1774 al 1778 e l'opera è dedicata a Enrico Benedetto Stuart, cardinale e duca di York ed erede cattolico al trono britannico. In questa prima tavola il Vasi realizza una splendida veduta a volo d'uccello che mostra la Piazza San Pietro con la Basilica Vaticana e con il Palazzo Vaticano. Al centro dell'immagine campeggia l'obelisco del Bernini e tutta la scena è resa con una grande accuratezza di dettagli, anche per quanto riguarda i colonnati semicircolari e tutti gli edifici circostanti, il cui tratteggio va via via attenuandosi per quelli sullo sfondo. Ad eccezione di questa, che è la prima tavola, le altre due documentano diversi momenti di cerimonie papali, l'una in esterno, con la veduta del fianco destro della Basilica Vaticana, e l'altra in interno; e sono rispettivamente dedicate all'Eminentissimo e Reverendissimo Principe, il Cardinale Leonardo Antonelli del Titolo di S. Sabbina, e alla Santità del Sommo Pontefice Papa Pio VI. Felicemente Regnante. Esemplare con imperfezioni e strappi marginali e con alcune minute abrasioni dell'inchiostro, bella impressione, buono tutto l'inciso. .
in-folio, pp. (24), 472, attraente leg. tedesca del tempo in p. vitello biondo, triplice rquadro a secco con piccolo fiore in oro agli angoli sui piatti e fleuron al centro, dorso a nervi con tit. oro (abrasioni agli spigoli ed alla cuffia infer.). Marca tip. sul frontesp. ed in fine, fregi ed iniz. silogr., testo su due colonne in car. tondo e corsivo con passi in greco. Pregevole edizione critica (''c'est le texte de Lambin corrigé par Schott'', cfr. Graesse II, 270) di questa celebre opera storica di Cornelio Nepote (per molti secoli attribuita ad Emiliano Probo). "Sono 22 biografie scritte per narrare la vita dei maggiori condottieri stranieri, ai quali dovevano contrapporsi i condottieri romani...; comprende diciannove personaggi greci (tra li altri Milziade, Temistocle, Aristide, Pausania, Alcibiade, Epaminonda, Argesilao), uno persiano (Datame), due cartaginesi (Amilcare ed Annibale). A queste vite è consuetudine far seguire le due uniche superstiti del libro degli storici latini: Catone il censore e Pomp. Attico" (Diz. Bompiani, Opere, VII, p. 843-4). Buon esempl., malgrado lievi fioriture della carta; antica firma di proprietà ''P.Castellanus'' nel margine infer. del titolo.. Graesse II, 270..
In-folio cm. 49,5 X 35,5 pp. 48 nn. stampate su carta rusticus gr. 260 della cartiera Ventura, con le cinque tav. incorniciate in passe-partout f.t. Tutti gli articoli sono stati autografati a matita dagli autori. Legatura in cartonato edit. e tela con ill. a piena pag. in verde. Ottima la conservazione, in costodia edit. La nostra copia è la 11 di 250 tirate. Ottimo stato.
in-4, pp. (16, compr. antip. inc.), 181, (9), leg. coeva p. perg., tass. in pelle con tit. oro al dorso. Stemma papale inc. sul tit., iniz. silogr. Dedica al Card. Benedetto Pamphilj. Con antip. raffig. i Santi Giovanni Battista ed Evangelista e veduta della Basilica Lateranenese e 3 tav. f.t. inc. in rame da Gio. Batt. Sintes (2 raffigurano recto e verso di medaglie papali e la terza, più volte ripieg., riproduce il grande mosaico absidale). Come dice l'avviso al lettore, il vol. abbraccia due lavori: il primo, di Aless. Baldeschi, s'intitola ''Relazione della nave principale della sacr. chiesa papale Lateranense''; il secondo, di Gio. Mario Crescimbeni, ''Ristretto delle cose più notabili, che oggi si veggono ne' portici, nelle navi minori, e traversa, e nella tribuna...''. Interessante e rara monografia storico-artistica. Bell'esempl. a grandi margini (con qualche lieve ingiallitura).. Olschki, Choix, 16385. Lozzi 4159..
Ampia veduta prospettica di Piazza Colonna incisa da Francesco Barbazza su disegno di Francesco Panini. La prospettiva include tutti gli edifici storici che si affacciano sulla piazza: Palazzo Montecitorio e Palazzo Chigi, a destra; sullo sfondo, dove ora sorge palazzo Wedekind, sede della testata giornalistica "Il Tempo", si nota la struttura originaria che il palazzo aveva fin dalla fine del '600, dopo le modifiche volute da papa Innocenzo XII (1691-1700) che donò il Palazzo all’Ospizio Apostolico di San Michele. Con tutta probabilità fino da allora si insediò al primo piano dell’edificio il Monsignore Vicereggente del Vicariato di Roma. A sinistra, palazzo Niccolini, oggi Ferraioli, con accanto la Chiesa di S. Bartolomeo Apostolo. L'incisione fa parte di una serie di 37 vedute che la Calcografia Camerale commissionò a Francesco Panini tra il 1763 e il 1779. Incise da diversi artisti, le tavole circolarono separatamente. L'opera appartiene ad una serie di vedute di Roma stampate nella seconda metà del '700 per volere del Panini, che si avvalse della collaborazione dei migliori incisori dell’epoca: Vasi, Antonini, Barbazza, Cigni, Montagu, Polanzani e Volpato. Le tavole vengono stampate dalla Calcografia della Reverenda Camera Apostolica. Francesco Panini o Pannini (Roma 1738 - 10 aprile 1800) si formò con il padre Giovanni Paolo (Piacenza, 1691 - Roma, 1765) e ne proseguì l'attività vedutistica dedicandosi in modo particolare a realizzare raffinate opere su carta. In effetti, la scarsa attenzione critica a lui dedicata, tradisce la reale portata storica del pittore, che è da considerare tra i migliori interpreti della grafica settecentesca. La sua produzione, infatti, pur perpetuando una precisa tradizione riesce a esprimere un vero e proprio rinnovamento in chiave neoclassica. Dimostrandosi un abile prospettico, Panini fu elogiato dal Mariette e gli autori del 'Vignola illustrato' Giambattista Spampani e Carlo Antonini lo annoverano tra i pochi illustri prospettici e quale esempio per gli studiosi di architettura. Ma la produzione dell'artista conta altresì diverse imprese a fresco come la decorazione di Villa Albani, del piano nobile del Palazzo Cesarini Sforza e in Palazzo Doria, per conto del Cardinale Antonio Maria dipinse nel 1794 degli eleganti pannelli a grottesche. A lui si devono, con tutta probabilità, molte delle opere di collezioni pubbliche e private considerate della ‘scuola di Panini’ o ‘cerchia di Panini’ se non dello stesso Panini, e ciò pone un problema non piccolo per il catalogo dell’artista anche negli anni della maturità. Al contrario del padre Giovanni Paolo, uno dei più celebri e apprezzati pittori settecenteschi, Francesco Panini è stato oggetto di pochi studi. I dipinti e i disegni che oggi vengono riconosciuti alla sua mano mostrano vedute della Roma antica o di quella a lui contemporanea dove elaborate e grandiose architetture sono animate da piccole ed eleganti figure, proprio come nel foglio qui offerto. Una sua serie di acquarelli con Vedute di San Pietro è conservata presso il Dipartimento di Arti Grafiche del Louvre: tra queste è presente la stessa raffigurazione del prospetto principale della basilica vaticana se pur con un punto di vista più ravvicinato. L’attività indipendente di Francesco, pur sempre nel solco del genitore, riguardò soprattutto disegni con vedute romane per importanti incisori dell’epoca: Vasi, Antonini, Barbazza, Cigni, Montagu, Polanzani e Volpato. Acquaforte e bulino, stampata su carta vergata coeva, con margini, in ottimo stato di conservazione. Bibliografia L. Salerno, 'I pittori di vedute in Italia', Roma 1991, pp. 290-291; M. Celeste Cola, 'L'inventario di Francesco Pannini, dipinti, disegni e contorni nello studio di Palazzo Moroni', Pisa 2012, pp. 199-224. View of the Piazza Colonna, engraved by Francesco Barbazza after a drawing by Francesco Panini. The work belongs to a series of views of Rome printed in the second half of the 18th century at the behest of Panini, who availed himself of the collaboration of the best engravers of the time: Vasi, Antonini, Barbazza, Cigni, Montagu, Polanzani, Volpato and many others. The plates are printed by the Calcografia of Reverenda Camera Apostolica. Francesco Panini or Pannini (Rome 1738 - April 10, 1800) trained with his father Giovanni Paolo (Piacenza, 1691 - Rome, 1765) and continued the activity of vedutistica devoting himself in particular to the realization of refined works on paper. In fact, the scarce critical attention dedicated to him, betrays the real historical importance of the painter, who is to be considered among the best interpreters of eighteenth-century graphics. His production, in fact, while perpetuating a precise tradition manages to express a real renewal in a neoclassical key. Proving to be an able perspective artist, Panini was praised by Mariette and the authors of the 'Vignola illustrato' Giambattista Spampani and Carlo Antonini counted him among the few illustrious perspective artists and as an example for the scholars of architecture. But the production of the artist also counts several works in fresco as the decoration of Villa Albani, the main floor of the Palazzo Cesarini Sforza and Palazzo Doria, on behalf of Cardinal Antonio Maria painted in 1794 of the elegant grotesque panels. To him we owe, in all probability, many of the works in public and private collections considered to be of the 'school of Panini' or 'circle of Panini' if not of Panini himself, and this poses no small problem for the artist's catalog even in his mature years. Contrary to his father Giovanni Paolo, one of the most famous and appreciated 18th century painters, Francesco Panini has been the object of few studies. The paintings and drawings that today are attributed to his hand show views of ancient Rome or of that contemporary to him where elaborate and grandiose architectures are animated by small and elegant figures, just as in the sheet offered here. A series of his watercolors with views of St. Peter's is preserved in the Department of Graphic Arts of the Louvre: among them is the same depiction of the main facade of the Vatican basilica, albeit with a closer point of view. Etching and engraving, printed on contemporary laid paper, with margins, in excellent condition. Literature L. Salerno, 'I pittori di vedute in Italia', Rome 1991, pp. 290-291; M. Celeste Cola, 'L'inventario di Francesco Pannini, dipinti, disegni e contorni nello studio di Palazzo Moroni', Pisa 2012, pp. 199-224.
Prima edizione di questa famosa guida di Roma. Un volume (11x16 cm) di (16)-172-(2) carte. Segnatura: 2A-2B? A-X? Y?. Stemma del dedicatario cardinale Giovanni Domenico De Cupis sul frontespizio. Marca tipografica del Blado (Aquila coronata) a carta Y3r. Iniziali xilografiche; carattere corsivo romano. Editore e data indicati alla fine del testo: (Impressum Romae : per Antonium Bladum de Asula in Campo Floræ, in ædibus. D. Ioan. Bap. de Maximis, 1534 vltimo mensis Maij). Minima traccia di tarlo alle prime due carte; una gora alla parte inferiore del volume dalla carta 145. Peraltro belle condizioni, buoni margini e nessuna brunitura. Legatura in piena pergamena morbida, tracce di legacci al dorso, tagli colorati in blu (legatura rifatta con pergamena antica). Rara e importante prima edizione. La seconda edizione, stampata a Lione, venne pubblicata nello stesso anno della prima e fu curata da Rabelais; la terza edizione del 1544 presenta per la prima volta anche illustrazioni.
Sorprendente veduta a volo d'uccello di Roma con cartiglio decorativo con titolo, che mostra la città com'era nel 1550. Sono incluse varie strutture superstiti dell'antica Roma: le mura circostanti, il Pantheon, il Colosseo, l'Arco di Costantino e il Foro Romano. Nell'angolo sinistro in primo piano si possono vedere il Palazzo Papale e l'Obelisco dal circo di Caligola e Nerone. In basso due figure in primo piano e due ampie tabelle con la legenda."E' una copia ridotta della pianta del Camocio (o della precedente di Leon Pitor come sostiene Scaccia Scarafoni) nella quale la città è ritratta a volo d'uccello dal Gianicolo" (cfr. Marigliani p. 152). L’opera è inserita nel Civitates Orbis Terrarum, il primo atlante devoto esclusivamente alle piante e vedute delle principali città del mondo. Il primo volume delle Civitates Orbis Terrarum fu pubblicato a Colonia nel 1572. Il sesto e ultimo volume apparve nel 1617. Questo grande atlante di città – cartografia urbana - curato da Georg Braun e inciso in gran parte da Franz Hogenberg, conteneva 546 prospettive, vedute a volo d'uccello e vedute cartografiche di città di tutto il mondo. Franz Hogenberg realizzò le tavole dei primi quattro volumi e Simon van den Neuwel (Novellanus, attivo dal 1580) quelle dei volumi V e VI. Georg Braun (1541-1622), un ecclesiastico di Colonia, fu il principale redattore dell'opera e fu molto aiutato nel suo progetto dalla vicinanza e dal continuo interesse di Abraham Ortelius, il cui Theatrum Orbis Terrarum del 1570 fu, come raccolta sistematica e completa di mappe di stile uniforme, il primo vero atlante. Le Civitates, in effetti, erano destinate ad accompagnare il Theatrum, come indicato dalla somiglianza dei titoli e dai riferimenti contemporanei sulla natura complementare delle due opere. Tuttavia, le Civitates erano progettate per avere un approccio più popolare, senza dubbio perché la novità di una raccolta di piante e vedute di città rappresentava un'impresa commerciale più rischiosa di un atlante mondiale, per il quale c'erano stati diversi precedenti di successo. Franz Hogenberg (1535-1590) era figlio di un incisore di Monaco che si era stabilito a Malines. Incise la maggior parte delle tavole del Theatrum di Ortelius e la maggior parte di quelle delle Civitates, e potrebbe essere anche indicato come il responsabile dell'origine del progetto. Oltre un centinaio di artisti e cartografi diversi, il più importante dei quali fu l'artista di Anversa Georg Hoefnagel (1542-1600), fornirono i disegni per le tavole delle Civitates. Hoefnagel non solo contribuì alla maggior parte del materiale originale per le città spagnole e italiane, ma rielaborò e modificò anche quello di altri collaboratori. Dopo la morte di Hoefnagel, il figlio Jakob continuò il lavoro per le Civitates. Gli autori della raccolta si proponevano di raffigurare "non icones et typi urbium", cioè non immagini generiche e tipizzate, "sed urbes ipsae admirabili caelaturae artificio, spectantium oculis subiectae appareant": non intendeva alludere o idealizzare, ma rappresentare fedelmente sulla carta, riprodurre esattamente, e in tempo reale, ciò che l'occhio vede, come annunciato nella prefazione al primo volume delle Civitates Orbis Terrarum. Incisione in rame, finemente colorata a mano, lieve gora d'acqua nel margine inferiore destro, piega di carta centrale, per il resto in ottimo stato di conservazione.BibliografiaA. P. Frutaz, "Le piante di Roma", tav. 123; C. Marigliani, "Le Piante di Roma delle collezioni private", n. 52; M. Gori Sassoli (a cura di), "Roma Veduta" n. 12; Scaccia Scarafoni, "Le Piante di Roma", n. 156. Striking bird's-eye plan of Rome with decorative title cartouche, showing the city as it was c. 1550. Included are various surviving features of ancient Rome: the surrounding walls, the Pantheon, the Coliseum, the Arch of Constantine, and the Forum Romanum. In the left corner in the foreground can be seen the Papal Palace and the Obelisk from the circus of Caligula and Nero. With two figures in the foreground, and two extensive tables of explanations."E' una copia ridotta della pianta del Camocio (o della precedente di Leon Pitor come sostiene Scaccia Scarafoni) nella quale la città è ritratta a volo d'uccello dal Gianicolo" (cfr. Marigliani p. 152). The work is included in the Civitates Orbis Terrarum, the first atlas devoted exclusively to plans and views of the world's major cities. Printed in six volumes between 1572 and 1617 it was so successful and widespread that several editions translated into Latin, German and French were printed. The first volume of the Civitates Orbis Terrarum was published in Cologne in 1572. The sixth and the final volume appeared in 1617. This great city atlas, edited by Georg Braun and largely engraved by Franz Hogenberg, eventually contained 546 prospects, bird-eye views and map views of cities from all over the world. Fransz Hogenberg produced the plates for the first four books, and Simon van den Neuwel (Novellanus, active since 1580) those for volumes V and VI. Georg Braun (1541-1622), a cleric of Cologne, was the principal editor of the work, and was greatly assisted in his project by the close, and continued interest of Abraham Ortelius, whose Theatrum Orbis Terrarum of 1570 was, as a systematic and comprehensive collection of maps of uniform style, the first true atlas. The Civitates, indeed, was intended as a companion for the Theatrum, as indicated by the similarity in the titles and by contemporary references regarding the complementary nature of two works. Nevertheless, the Civitates was designs to be more popular in approach, no doubt because the novelty of a collection of city plans and views represented a more hazardous commercial undertaking than a world atlas, for which there had been a number of successful precedents. Franz Hogenberg (1535-1590) was the son of a Munich engraves who settled in Malines. He engraved most of the plates for Ortelius's Theatrum and the majority of those in the Civitates, and may have been responsible for originating the project. Over a hundred of different artists and cartographers, the most significant of whom was Antwerp artist Georg Hoefnagel (1542-1600), engraved the cooper-plates of the Civitates from drawings. He not only contributed most of the original material for the Spanish and Italian towns but also reworked and modified those of other contributors. After Hoefnagel's death his son Jakob continued the work for the Civitates. The author set out to depict "non icones et typi urbium," that is, not generic and typified images, "sed urbes ipsae admirabili caelaturae artificio, spectantium oculis subiectae appareant": not intended to allude or idealize but to represent faithfully on paper, to reproduce exactly, and in real time, what the eye sees, as announced in the preface to the first volume of Civitates Orbis Terrarum. Etching on copperplate with original hand colour, a light waterstain in the lower right corner, otherwise in good conditions.BibliografiaA. P. Frutaz, "Le piante di Roma", tav. 123; C. Marigliani, "Le Piante di Roma delle collezioni private", n. 52; M. Gori Sassoli (a cura di), "Roma Veduta" n. 12; Scaccia Scarafoni, "Le Piante di Roma", n. 156.
[Roma-Napoli] (cm.19,8) bella legatura d' amatore in mz. marocchino rosso recente, con nervi e sguardie antiche. -- cc. 4 nn. Stemma papale al frontis, carattere rotondo. Rarissimo, il Census Iccu registra solo 4 copie nelle biblioteche italiane (Biblioteca Universitaria di Bologna). opuscolo molto importante che costituisce un documento ufficiale del Pontificio di Giulio II. Circa il tipografo, l' opera è descritta negli annali del Tinto "Eucarco e Marcello Silber" stampata in società con J. Beplin, E. Nani ed E. Guillery; nonchè dal Barbieri "Tipografi Romani del '500". Lo stemma di Giulio II al frontis, è riprodotto a tav. XII degli Annali del Tinto (Tipo 1). Per notizie biografiche sull' autore napoletano, Corvino Massimo, morto nel 1522 vedi: Minieri-Riccio "Scrittori di Napoli" 1844 p. 109; Tafuri "Istoria.Regno di Napoli" 1744 III 128; Toppi "Biblioteca Napoletana" 1678 p. 212. Bell' esemplare fresco e nitido. * Tinto n° 107; * Barbieri p.49; * Ascarelli "Cinquecentine Romane" p. 78 registra solo l' esemplare della Vaticana e di Londra; Bm. Stc. 201.[f68] Libro
Acquaforte, 1796 circa, in basso didascalia su tre righe separate al centro dallo stemma araldico di Pio VI. “PROSPETTO DELLA GRAN FABBRICA DELL’OSPIZIO APOST.CO DI S. MICHELE IN ROMA ERETTA DALLA S.M. DI PP. INNOCENZO XII IN ASILO ED EDUCAZIONE DE’ PUTTI ORFANI COME/ ALLE L[ETTE]RE =A= PROSEGUITA DAL PONTEFICE CLEMENTE XI A COMODO E SOLLIEVO DELLE VECCHIE E VECCHU INVALIDI CON L’AGGIUNTA DELLA CASA DI CORREZIONE COME ALLE L[ETTE]RE =B=/ PERFEZIONATA POI E COMPITA DALLA MAGNAMINITà E BENEFICENZA DI N.S. PP PIO SESTO FELICEME.TE REG.TE IN RICOVERO E CUSTODIA DELLE ZITELLE ORFANE COME ALLE L[ETTE]RE =C= /LUIGI GAZZOLI PRIMO PRESIDENTE IN DETTO OSPIZIO UMILIA AL TRONO DELLA SANTITà SUA” Firmata sotto l’immagine: “Francesco Pannini disegnò” e “Vincenzo Feoli incise”. Lievissime e sporadiche fioriture, nel complesso ottimo lo stato di conservazione. Incisa da Vincenzo Feoli dal disegno di Francesco Pannini del 1794 realizzato in occasione del completamento degli edifici aggiunti per volere di Pio VI. “L'acquaforte del Feoli descrive con rigore topografico l'ampia veduta, definendo la diversa intensità luminosa della superficie architettonica e dell'acqua del fiume sottostante, mentre il bulino disegna i contorni più mobili e frastagliati della vegetazione, delle imbarcazioni e delle scene di genere che popolano l'immagine (Arrigoni-Bertarelli, 1939, n. 2002; Il Settecento a Roma, 1959, p. 253, n. 1080; Piranesi e la veduta del Settecento a Roma [catal.], Roma 1989, p. 95; un esemplare del Gabinetto comunale delle stampe di Roma, MR 40650, riporta a penna la data 1796)” (Rossella Leone - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 46 (1996), “Vincenzo Feoli”). Nato da un’idea “illuminata” del papa Benedetto Odescalchi, poi ripresa da Innocenzo XII Pignatelli nel 1693, l’Istituto Apostolico del San Michele venne edificato con l’intento di offrire ai poveri e vagabondi, oltre a un tetto, un avviamento professionale che permettesse loro di reinserirsi nella società. Nei trentacinque anni successivi al primo corpo di fabbrica detto “Odescalchi”, l’edificio crebbe fino a raggiungere i due terzi dell’attuale estensione, ma il progetto architettonico venne più volte interrotto e poi ripreso, tanto che il complesso monumentale si concluse soltanto 150 anni dopo la posa della sua prima pietra. Etching, 1796 circa, at bottom caption on three lines separated at center by the heraldic coat of arms of Pius VI. Signed below the image: “Francesco Pannini disegnò” e “Vincenzo Feoli incise”. Inscribed: PROSPETTO DELLA GRAN FABBRICA DELL’OSPIZIO APOST.CO DI S. MICHELE IN ROMA ERETTA DALLA S.M. DI PP. INNOCENZO XII IN ASILO ED EDUCAZIONE DE’ PUTTI ORFANI COME/ ALLE L[ETTE]RE =A= PROSEGUITA DAL PONTEFICE CLEMENTE XI A COMODO E SOLLIEVO DELLE VECCHIE E VECCHU INVALIDI CON L’AGGIUNTA DELLA CASA DI CORREZIONE COME ALLE L[ETTE]RE =B=/ PERFEZIONATA POI E COMPITA DALLA MAGNAMINITà E BENEFICENZA DI N.S. PP PIO SESTO FELICEME.TE REG.TE IN RICOVERO E CUSTODIA DELLE ZITELLE ORFANE COME ALLE L[ETTE]RE =C= /LUIGI GAZZOLI PRIMO PRESIDENTE IN DETTO OSPIZIO UMILIA AL TRONO DELLA SANTITà SUA. Engraved by Vincenzo Feoli after a 1794 drawing by Francesco Pannini made on the occasion of the completion of the buildings added at the behest of Pius VI. Occasional foxing, otherwise in very good condition. “L'acquaforte del Feoli descrive con rigore topografico l'ampia veduta, definendo la diversa intensità luminosa della superficie architettonica e dell'acqua del fiume sottostante, mentre il bulino disegna i contorni più mobili e frastagliati della vegetazione, delle imbarcazioni e delle scene di genere che popolano l'immagine (Arrigoni-Bertarelli, 1939, n. 2002; Il Settecento a Roma, 1959, p. 253, n. 1080; Piranesi e la veduta del Settecento a Roma [catal.], Roma 1989, p. 95; un esemplare del Gabinetto comunale delle stampe di Roma, MR 40650, riporta a penna la data 1796)” (Rossella Leone - Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 46 (1996), “Vincenzo Feoli”). According to President de Brosses, a French traveller who visited Rome in 1739, beggars amounted to a quarter of the population; maybe his assessment was not based on accurate research, but certainly pauperism, the state of being poor and relying on charitable assistance for living, was a normal condition for a significant part of the population of Rome. The city attracted poor people from the countryside and the many institutions founded by the popes to tackle pauperism in a way caused its growth. In 1686 Carlo Tommaso Odescalchi, a relative of Pope Innocent XI, felt that a partial solution could be found in teaching a job to the abandoned male children of the poor; he bought a piece of land near Porto di Ripa Grande and by 1689 a building was completed (probably designed by Mattia de' Rossi); it was located in the second from the left of the five identical blocks which make up today's Ospizio di S. Michele. In 1693 Pope Innocent XII bought the charitable institution and commissioned Carlo Fontana to enlarge the existing building; Fontana added another storey to it and built two identical blocks at its sides; a fourth block was completed by 1714. The new complex housed in separate sections also old people and unmarried women. The boys worked in a wool factory, but also a printing press was installed in the premises reserved to them. Fontana built also a large church inside one of the blocks; its bells can be seen from the outside.
In-4°, le pagine sono montate su fogli più grandi. Legatura in cartonato.
Serie completa delle sette Basiliche di Roma edite da Giovanni Maggi nel primo seicento. Tutte le vedute hanno ampi margini di cui tre con gora nel margine inferiore
Incisione in rame, montata su tela coeva e divisa in 32 stacchi. Riporta in basso la nota “Publicata spese di Venanzio Monaldini Libraio e Cartolaro in Piaz.ª di Spagna Nº19 an.º 1824”. Molto ben conservata. La mappa raffigura la città entro la cinta delle mura, come incisa su una lastra di pietra. Sui lati la pianta è arricchita da sono16 piccole vedute raffiguranti alcuni tra i maggiori monumenti: Basilica di S. Pietro; Basilica di S.M. Maggiore; Pantheon di Agrippa; Foro romano; Basilica di S. Giovanni in Laterano; Basilica di S. Paolo; Campidoglio; Anfiteatro Flavio; Piramide di C. Cestio; Foro Trajano; Monte Cavallo. Ai lati della pianta vi è poi un lungo elenco di toponimi.Prima edizione della più nota e migliore pianta di Pietro Ruga, pubblicata da Venanzio Monaldini. La città è raffigurata come se fosse incisa su una grande lastra di pietra affissa a parete mediante grappe metalliche, riprendendo in questo un'invenzione del Piranesi (la pianta inserita nell'opera Le Antichità Romane del 1756). Piazza del Popolo è rappresentata con i due emicicli appena completati (1823). Secondo Scaccia Scarafoni la pianta ha una scla di 1:7000. First edition of the "marble map" of Rome by Pietro Ruga.Copper engraving, mounted on coeval canvas and divided into 32 pieces.Below is the note ublicata spese di Venanzio Monaldini Libraio e Cartolaro in Piaz.ª di Spagna Nº19 an.º 1824".Very well preserved. The map depicts the city within the walls, as carved on a stone. On the sides the plant is enriched by 16 small views representing some of the major monuments: Basilica di S. Pietro; Basilica di S.M. Maggiore; Pantheon di Agrippa; Foro romano; Basilica di S. Giovanni in Laterano; Basilica di S. Paolo; Campidoglio; Anfiteatro Flavio; Piramide di C. Cestio; Foro Trajano; Monte Cavallo. On the sides of the plant there is also a long list of toponyms. Marigliani, Le Piante di Roma nelle collezioni private, p. 319, n. 249; Frutaz 188, Scaccia Scarafoni n. 264.
Esemplare tratto dal terzo volume del "Nouveau Theatre de l'Italie" pubblicato per la prima volta ad Amsterdam nel 1704/5, quale integrazione al progetto di Johannes Baeu, iniziato nel 1663, del grande "libro delle città" d'Italia. Il grande successo dell’opera diede origine ad un’ulteriore ristampa, praticamente identica, curata da Rutgert Christoffel Alberts edita nel 1724/5. In questa edizione compaiono per la prima volta le vedute dei luoghi "moderni" di Roma, edite da Mortier ma inserite solo in questa edizione di Alberts.Le vedute, di grande formato sono molto ricche di particolari e particolarmente popolate di figure. Derivano da modelli presenti nell'editoria romana contemporanea. In particolare sono delle semplici derivazioni di opere edite tra la fine del XVII e il primo decennio del '700 da rtisti quali Alessandro Specchi, Tiburzio Vergelli, Matteo Gregorio de Rossi e dal fiammingo Wouters.Incisione in rame, in buono stato di conservazione. Bibliografia: Cremonini pp. 83-90 Esemplare tratto dal terzo volume del "Nouveau Theatre de l'Italie" pubblicato per la prima volta ad Amsterdam nel 1704/5, quale integrazione al progetto di Johannes Baeu, iniziato nel 1663, del grande "libro delle città" d'Italia. Il grande successo dell’opera diede origine ad un’ulteriore ristampa, praticamente identica, curata da Rutgert Christoffel Alberts edita nel 1724/5. In questa edizione compaiono per la prima volta le vedute dei luoghi "moderni" di Roma, edite da Mortier ma inserite solo in questa edizione di Alberts.Le vedute, di grande formato sono molto ricche di particolari e particolarmente popolate di figure. Derivano da modelli presenti nell'editoria romana contemporanea. In particolare sono delle semplici derivazioni di opere edite tra la fine del XVII e il primo decennio del '700 da rtisti quali Alessandro Specchi, Tiburzio Vergelli, Matteo Gregorio de Rossi e dal fiammingo Wouters.Incisione in rame, in buono stato di conservazione. Bibliografia: Cremonini pp. 83-90
Esemplare tratto dal terzo volume del "Nouveau Theatre de l'Italie" pubblicato per la prima volta ad Amsterdam nel 1704/5, quale integrazione al progetto di Johannes Baeu, iniziato nel 1663, del grande "libro delle città" d'Italia. Il grande successo dell’opera diede origine ad un’ulteriore ristampa, praticamente identica, curata da Rutgert Christoffel Alberts edita nel 1724/5. In questa edizione compaiono per la prima volta le vedute dei luoghi "moderni" di Roma, edite da Mortier ma inserite solo in questa edizione di Alberts.Le vedute, di grande formato sono molto ricche di particolari e particolarmente popolate di figure. Derivano da modelli presenti nell'editoria romana contemporanea. In particolare sono delle semplici derivazioni di opere edite tra la fine del XVII e il primo decennio del '700 da rtisti quali Alessandro Specchi, Tiburzio Vergelli, Matteo Gregorio de Rossi e dal fiammingo Wouters.Incisione in rame, in buono stato di conservazione. Esemplare tratto dal terzo volume del "Nouveau Theatre de l'Italie" pubblicato per la prima volta ad Amsterdam nel 1704/5, quale integrazione al progetto di Johannes Baeu, iniziato nel 1663, del grande "libro delle città" d'Italia. Il grande successo dell’opera diede origine ad un’ulteriore ristampa, praticamente identica, curata da Rutgert Christoffel Alberts edita nel 1724/5. In questa edizione compaiono per la prima volta le vedute dei luoghi "moderni" di Roma, edite da Mortier ma inserite solo in questa edizione di Alberts.Le vedute, di grande formato sono molto ricche di particolari e particolarmente popolate di figure. Derivano da modelli presenti nell'editoria romana contemporanea. In particolare sono delle semplici derivazioni di opere edite tra la fine del XVII e il primo decennio del '700 da rtisti quali Alessandro Specchi, Tiburzio Vergelli, Matteo Gregorio de Rossi e dal fiammingo Wouters.Incisione in rame, in buono stato di conservazione. Cremonini pp. 83-90
in-8 antico, pp. (16), 110, (2), 1, leg. p. pelle con tass. e tit. oro al d. Risguardi in carta dec. Bel front. con vignetta inc. in rame con lo stemma araldico sorretto da putti. Dedicat. a Marco A. Gozzadini. Al fine gr. carta geogr. rip. (mm. 300x400) inc. in rame raff. l’isola di Tivoli circondata dal fiume Aniene, con i palazzi e le chiese richiamati in legenda. Oltre alle notizie riguardanti il clima particolare della località romana, curiosi sono i capitoli dedicati ai vini, all’abbondanza della pesca, alla bontà delle acque, etc... Unica e rara ediz. Manca a Piantanida. BMC 612. Platneriana 385: “Raro”. Lozzi 5348, nota. La carta geogr. è montata su una carta più pesante di rinforzo. Bell’esempl.
Due opere legate in 4° (cm 18 x 25), legatura in piena pergamena coeva, rimontata, pp (8), 130 per la prima opera; (10), 165, (1) per la seconda; per quest'opera. Dati tipografici ripetuti ai colophon. Testo in latino ed in italiano. Ai due frontespizi, belle incisioni calcografiche raffiguranti una drammatica eloquente "Pietà", in uno scenario fitto di simboli, sullo sfondo le tre Croci e veduta di città, che potrebbe essere Gerusalemme con la moschea in primo piano, o Roma stessa, con il Pantheon, il Campidoglio e Castel S. Angelo (procedendo da destra verso sinistra). Motto su cartiglio: "Tu fons, unde mons pietatis". Due antiporte splendidamente incise seguono i frontespizi, per entrambe le opere, raffiguranti putti reggenti grande stemma di Alessandro VII, il papa Chigi uscito da celebre famiglia di banchieri senesi; stemmi dei Barberini, stemma della città di Roma, motto: "Si vos pro nobis, quis contra nos". Grandi, bellissimi finalini, testatine, capilettera. Esemplare in buone condizioni, copia nitidamente impressa, bruniture e rade macchiette ma carta forte, antiche annotazioni al primo frontespizio, timbretto ai due frontespizi, sporadiche "manine", annotazioni e sottolineature coeve. Ristampa dell'edizione di C. Gabrielli degli statuti del 1618, contenenti la storia dell'organismo, istituito per porre un freno agli "ingordi Hebrei", "gravissimi usurai" verso i "poveri Christiani", a partire dalla sua creazione, nonchè: dettagliata illustrazione delle cariche e funzioni dei membri dell'Istituzione, modalità di elezione, riunioni, vendite, obblighi, "imprevisti": cedole perdute da rinnovarsi, pegni di "robbe rubbate"... Un capitolo è riservato alla normativa per i prestiti agli Ebrei. La seconda opera custodisce i documenti ufficiali, le Bolle papali, a partire dal XV secolo, concernenti i Monti di Savona, Cesena, Bologna, Vicenza, oltrechè di Roma: numerosi i Mandati, Brevi, Decreti emananti disposizioni contro i "Banchieri Hebrei". Quattro esemplari della prima opera censiti in SBN. Kress, italian economic literature, n. 208 per la prima opera nella ristampa del 1714., non in Einaudi
Acquaforte e bulino, 1758 circa, firmata in lastra in basso. Tiratura “postuma romana” della lastra, esemplare nel terzo stato di cinque, con indirizzo descritto da Hind: “Presso l’autore a Strada Felice nel palazzo Tomati vicino alla Trinità de’ Monti”. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, con pieni margini, in perfetto stato di conservazione. Della serie Vedute di Roma. L’opera consiste in 135 lastre prodotte individualmente dal Piranesi per almeno 30 anni, da circa il 1745, fino alla data della sua morte. All’opera sono aggiunte poi due vedute realizzate dal figlio Francesco. Per la prima volta furono edite dall’editore Giovanni Bouchard nel 1751 (34 lastre), successivamente dallo stesso Piranesi editore a Strada Felice prima e Palazzo Tomati poi (indirizzi che appaiono su molte tavole), fino alla stesura definitiva composta da 137 lastre. Successivamente alla morte dell’autore le matrici furono ereditate dal figlio Francesco, che ne curò la pubblicazione prima nella capitale - le cosiddette tirature “postume romane” - e successivamente a Parigi, dove furono stampate tre edizioni – la cosiddetta “prima di Parigi”, una intermedia (entrambe su carta vergata) e quella curata dall’editore Firmin Didot, la prima su carta senza vergelle, dove le tavole presentano l’aggiunta di un numero arabo ordinale. Tutte le tirature parigine sono piuttosto modeste in qualità, lontane da come il Piranesi le aveva pensate e concepite. Le lastre furono poi acquisite dalla Calcografia Camerale, poi Calcografia Nazionale, oggi Istituto Centrale per la Grafica, dove sono tuttora conservate. Bibliografia Hind (1922): n. 48, III/V; Focillon (1918): n. 753. Etching and engraving, 1758 circa, signed on plate. Example of the third state of five described by Hind, from the late Roman Edition. A very good impression, printed on contemporary strong laid paper, with margins, very good condition. Taken from Vedute di Roma. The whole work consists of 135 plates which have been individually produced by Piranesi along 30 years, from 1745 circa until his death. Two more works have been subsequently added, two plates by his son Francesco. They have been printed for the first time in 1751 (34 plates) by the editor Giovanni Bouchard, afterwards by Piranesi himself, publisher first in Strada Felice an the in Palazzo Tomati, imprint that can be found in mostly of the plates), until the final edition of 137 plates. After Piranesi's death, his son Francesco inherited the plates, editing them first in Rome and then in Paris, where three editions were printed - the so-called "first Paris edition", an intermediate one (both on laid paper) and the one edited by the publisher Firmin Didot, the first on wowe paper, where the plates have an Arabic ordinal number added. All Parisi issues are rather modest in quality, far from how Piranesi had thought and conceived them. The plates were then acquired by the Calcografia Camerale, then Calcografia Nazionale, today Istituto Centrale per la Grafica, where they are still kept. Bibliografia Hind (1922): n. 48, III/V; Focillon (1918): n. 753.
[Legatura-Giunti-Storiografia Classica] (cm.17) attraente legatura originale in piena pergamena semirigida con unghie, tracce di lacci e nervi in soatto in parte esterni.-- cc. 225 + 1 c. nn. con registro, colophon e al verso bella marca tipografica diversa da quella del frontis con forme a camerini numero 4 e 3. Pregiata prima edizione non comune, manca ad Adams, Brunet, Renouard " Giunti ". Dedica del Perottus a Niccolò V. E' una delle più importanti opere sulla storiografia classica di Roma; la traduzione del Perotto dal Polibio in greco, le Deche di Tito Livio di L. Aneo Floro ed un concentrato delle opere di Tito Livio sulle glorie di Roma. Errori di numerazione e di registro nell'ultimo quinterno ma esemplare assolutamente completo. Esemplare molto bello, nitido, marginoso e genuino con ex libris manoscritto coevo al frontis: " Di Piero Galli(?) e degli amici". * Camerini-Decia 164; * Graesse V 395; * Bm. Stc. 531; * Bandini II 175.[f55] Libro
Collezione completa del quotidiano governativo ufficiale di Roma dall'indomani della breccia di Porta Pia fino al suo assorbimento nella Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia. 275 numeri + Supplementi (uno dei quali sulla Legge delle Guarentige) con numerazione continuata 1100 pp. (I supplementi con numerazione a parte). Riuniti in un volume in folio (45 cm) con legatura coeva in mezza pergamena a punte. Belle condizioni sia interne che esterne. Eccezionale testimonianza della vita amministrativa e civile a Roma dalla Breccia di Porta Pia fino alla “normalizzazione” e all'annessione di Roma e del Lazio all'Italia, nove mesi più tardi (anche se Roma diventa ufficialmente capitale d'Italia già con legge 3 febbraio 1871). Rara collezione completa (provenienza Bardi).
Acquaforte e bulino, 1740, datata il lastra la centro. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, con margini, in eccellente stato di conservazione. Impressa dalla Calcografia della Reverenda Camera Apostolica, che nel 1739 acquisì la tipografia De’ Rossi, divenendo la più importante tipografia a Roma. Molto rara. Ex collezione Laetitia Pecci Blunt. Dimensioni 350x320. Etching and engraving, 1740, dated on centre plate. Magnificent work printed on contemporary laid paper with margins, in excellent condition. Printed by the chalcography of the Reverenda Camera Apostolica, which bought the typography of De’ Rossi in 1739, becoming the most important printing business in Rome. Very rare. Ex collezione Laetitia Pecci Blunt.
Veduta a proiezione obliqua presa da un ideale punto al di sopra della Porta del Popolo.Non abbiamo trovato notizie bibliografiche su questo rarissimo documento, probabilmente la prima rappresentazione di Roma, subito dopo la proclamazione a capitale d'Italia (21 gennaio 1871) data che costituisce un termine post quem per il presente panorama.L'opera è dedicata a "tutti i Corpi Istituzionali del Regno ai Municipi ed alla Guardia Nazionale Pubblicato a memoria del voto compiuto 1870", ovvero a tutte le forse armate che contribuirono alla presa di Roma del 20 settembre 1870.Lo stemma sabaudo del Regno d'Italia, la dedica alla Guardia Nazionale ci inducono a pensare che l'opera sia stata stampata a Torino. Una rubrica di 150 rimandi - stampata tipograficamente - completa questo rarissimo panorama.Non possiamo escludere che si tratti di una veduta disegnata da un pallone areostatico.Acquaforte e acquatinta, leggere abrasioni nella parte superiore, piccoli restauri visibili al verso, nel complesso in buono stato di conservazione. Bird's eye view taken from an ideal point above the Porta del Popolo.We have not found bibliographic information on this very rare document, probably the first representation of Rome, immediately after the proclamation as the capital of Italy (January 21, 1871) date which is the terminus post quem for the present panorama.The work is dedicated to "tutti i Corpi Istituzionali del Regno ai Municipi ed alla Guardia Nazionale Pubblicato a memoria del voto compiuto 1870", that is to say to all the perhaps armed forces that contributed to the taking of Rome on September 20, 1870.The Savoy coat of arms of the Kingdom of Italy, the dedication to the National Guard lead us to think that the work was printed in Turin. A column of 150 references - typographically printed - completes this very rare panorama.We cannot exclude that it is a view drawn by an aerostatic balloon.Etching and aquatint, slight abrasions in the upper part, small restorations visible on the reverse side, overall in good condition.
Acquaforte e bulino, 1775, datata in lastra in alto al centro. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, con margini, tracce di pieghe di carta, per il resto, in eccellente stato di conservazione. Impressa dalla tipografia Reverenda Camera Apostolica, il modello per la lastra venne intagliata dallo Specchi nel 1692 ed utilizzata per il possesso di Innocenzo XII. Molto rara. Ex collezione Laetitia Pecci Blunt. Bibliografia Simonetta Tozzi, Incisioni barocche di feste ed avvenimenti, p. 63, I. 28. Etching and engraving, 1775, dated on upper centre plate. Magnificent work printed on contemporary laid paper with margins, signs of paper fold, otherwise in good condition. It was printed by the Reverenda Camera Apostolica; the model for the plate was carved by Specchi in 1692 and used for Innocenzo XII’s installation. Very rare. Ex collezione Laetitia Pecci Blunt.
Acquaforte e bulino, 1758, datata in lastra in alto al centro. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, con margini, in eccellente stato di conservazione. Impressa dalla Calcografia della Reverenda Camera Apostolica, il modello per lastra venne intagliata dallo Specchi nel 1692 ed utilizzata per il possesso di Innocenzo XII. Molto rara. Ex collezione Laetitia Pecci Blunt. Bibliografia Simonetta Tozzi, Incisioni barocche di feste ed avvenimenti, p. 63, I. 28. Etching and engraving, 1758, dated on upper centre plate. Magnificent work printed on contemporary laid paper with margins, in excellent condition. This plate was printed by the chalcography of the Reverenda Camera Apostolica; the model for the plate was carved by Specchi in 1692 and used for Innocenzo XII’s installation. Very rare. Ex collezione Laetitia Pecci Blunt. Literature: Simonetta Tozzi, Incisioni barocche di feste ed avvenimenti, p. 63, I. 28.
Acquaforte e bulino, 1774, datata in lastra in alto al centro. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, con margini, in eccellente stato di conservazione. Impressa dalla tipografia di Benedetto Lavizzario. Molto rara. Ex collezione Laetitia Pecci Blunt. Dimensioni 400x287. Etching and engraving, 1774, dated on upper centre plate. Magnificent work printed on contemporary laid paper with margins, in excellent condition. It was printed by the typography of Benedetto Lavizzario. Very rare. Ex collezione Laetitia Pecci Blunt.
Stampa litografica originale eseguita alla matita, impressa in nero e ocra, dalla bella acquerellatura coeva e con rialzi di vernice à la gomme. Sotto la parte figurata didascalie degli edifici principali della raffigurazione, indicazione dello stampatore e del litografo, nonché titolo in francese e in spagnolo. Al di sopra dell'immagine, titolo della serie di cui il foglio fa parte. Ampia veduta prospettica di Roma, colta dal Pincio, con un'accurata descrizione di Piazza del Popolo in primo piano e con la cupola di San Pietro sull sfondo. La tavola è edita a Parigi da Turgis nel 1860 circa.Charles Claude Bachelier abile artista francese paesaggista e litografo, attivo a Parigi dove espose ai Salons del 1834, 1836 e 1852. Esemplare in ottimo stato conservativo, con bellissima coloritura d'epoca. Original lithograph executed in pencil, engraved in black and ocher, in original colors.Under the image, some captions of the of the main buildings represented; the name of the printer and the lithographer, and title in French and Spanish. On top of the image, the title of the series. Large perspective view of Rome, captured from the Pincio, with an accurate description of the Piazza del Popolo in the foreground, and the St. Peter dome in the background. The plate was published in Paris by Turgis in about 1860.Charles Claude Bachelier, a French landscape artist and litograpgher, active in Paris where he exhibited at the Salons of 1834, 1836 and 1852.Example in very good condition.