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Bella tavola topografica di Roma che riporta il tracciato degli antichi acquedotti romani. Il contenuto della tavola è dichiarato in alto a sinitra: "Dichiarazione delle note della Tavola: A. Mura odierne di Roma B. Mura di Roma anteriori all'Imperatore Aureliano Aquedotto arcuato della Marcia, Tepula, e Giulia Aquedotto arcuato della Claudia e Anione Nuovo Archi Neroniani Archi Antoniniani Aquedotto sostruito Aquedotto sotterraneo Rivo sotterraneo, porzionario delle acque Circonferenza delle Regioni antiche di Roma Nota delle Vie antiche Le rimanenti note son dichiarate o nella Tavola, o nella Spiegazione consecutiva della medesima Piedi Antichi Romani"Le tre "figure" sono disegni tecnici che rappresentano le sezioni e il funzionamento degli antichi acquedotti. La tavola è la n. XXXVIII del tomo I delle Antichità Romane, prima edizione del 1756 edita da Bouchard e Gravier. Meravigliosa prova, ricca di toni, impressa a inchiostro bruno su carta vergata coeva con la tipica filigrana del “doppio cerchio e giglio con lettere CB” (Robison 33), con pieni margini, in ottimo stato di conservazione. A topographical map of Rome depicting the paths of the ancient aqueducts. The inscription "Dichiarazione delle note della Tavola", explains the contents that include named walls of Rome and subterranean aqueducts as well as identifying footprints of ancient remains."Dichiarazione delle note della Tavola: A. Mura odierne di Roma B. Mura di Roma anteriori all'Imperatore Aureliano Aquedotto arcuato della Marcia, Tepula, e Giulia Aquedotto arcuato della Claudia e Anione Nuovo Archi Neroniani Archi Antoniniani Aquedotto sostruito Aquedotto sotterraneo Rivo sotterraneo, porzionario delle acque Circonferenza delle Regioni antiche di Roma Nota delle Vie antiche Le rimanenti note son dichiarate o nella Tavola, o nella Spiegazione consecutiva della medesima Piedi Antichi Romani "Inset are technical drawings of aqueduct mechanisms. This is the plate XXXVIII of tome I of Antichità Romane, first edition by the French publisher Bouchard and Gravier in 1756. A great impression, printed with brown ink on contemporary laid, strong, paper with “double encircled fleur-de-lys with letter CB” watermark (Robison 33), with margins, perfect conditions. Wilton-Ely, 352; Focillon 217
Acquaforte e bulino, 1753 circa, firmata in basso. Esemplare del quarto stato di sei descritto da Hind, della tiratura postuma romana. Bellissima prova, impressa su carta vergata coeva, con margini, in perfetto stato di conservazione. Della serie Vedute di Roma. L’opera consiste in 135 lastre prodotte individualmente dal Piranesi per almeno 30 anni, da circa il 1745, fino alla data della sua morte. All’opera sono aggiunte poi due vedute realizzate dal figlio Francesco. Per la prima volta furono edite dall’editore Giovanni Bouchard nel 1751 (34 lastre), successivamente dallo stesso Piranesi editore a Strada Felice prima e Palazzo Tomati poi (indirizzi che appaiono su molte tavole), fino alla stesura definitiva composta da 137 lastre. Successivamente alla morte dell’autore le matrici furono ereditate dal figlio Francesco, che ne curò la pubblicazione prima nella capitale - le cosiddette tirature “postume romane” - e successivamente a Parigi, dove furono stampate tre edizioni – la cosiddetta “prima di Parigi”, una intermedia (entrambe su carta vergata) e quella curata dall’editore Firmin Didot, la prima su carta senza vergelle, dove le tavole presentano l’aggiunta di un numero arabo ordinale. Tutte le tirature parigine sono piuttosto modeste in qualità, lontane da come il Piranesi le aveva pensate e concepite. Le lastre furono poi acquisite dalla Calcografia Camerale, poi Calcografia Nazionale, oggi Istituto Centrale per la Grafica, dove sono tuttora conservate. Etching and engraving, circa 1753, signed on plate at the bottom. Example of the fourth state of six, from the late Roman Edition. A very good impression, printed on contemporary laid paper, with margins, perfect condition. Taken from Vedute di Roma. The whole work consists of 135 plates which have been individually produced by Piranesi along 30 years, from 1745 circa until his death. Two more works have been subsequently added, two plates by his son Francesco. They have been printed for the first time in 1751 (34 plates) by the editor Giovanni Bouchard, afterwards by Piranesi himself, publisher first in Strada Felice an the in Palazzo Tomati, imprint that can be found in mostly of the plates), until the final edition of 137 plates. After Piranesi's death, his son Francesco inherited the plates, editing them first in Rome and then in Paris, where three editions were printed - the so-called "first Paris edition", an intermediate one (both on laid paper) and the one edited by the publisher Firmin Didot, the first on wowe paper, where the plates have an Arabic ordinal number added. All Parisi issues are rather modest in quality, far from how Piranesi had thought and conceived them. The plates were then acquired by the Calcografia Camerale, then Calcografia Nazionale, today Istituto Centrale per la Grafica, where they are still kept. Wilton-Ely 169,Focillon 822, Hind 34 IV/VI
Acquaforte e bulino, 1749, firmata in lastra . Esemplare della contemporanea tiratura romana, terzo stato di sei, stampato dall'autore nella propria tipografia di Strada Felice. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana "doppio cerchio e giglio", con pieni margini, in perfetto stato di conservazione. Nel margine inferiore si trovano delle contemporanee scritte ad inchiostro bruno, traduzioni in lingua francese delle iscrizioni incise. Della serie Vedute di Roma. L’opera consiste in 135 lastre prodotte individualmente dal Piranesi per almeno 30 anni, da circa il 1745, fino alla data della sua morte. All’opera sono aggiunte poi due vedute realizzate dal figlio Francesco. Per la prima volta furono edite dall’editore Giovanni Bouchard nel 1751 (34 lastre), successivamente dallo stesso Piranesi editore a Strada Felice prima e Palazzo Tomati poi (indirizzi che appaiono su molte tavole), fino alla stesura definitiva composta da 137 lastre. Successivamente alla morte dell’autore le matrici furono ereditate dal figlio Francesco, che ne curò la pubblicazione prima nella capitale - le cosiddette tirature “postume romane” - e successivamente a Parigi, dove furono stampate tre edizioni – la cosiddetta “prima di Parigi”, una intermedia (entrambe su carta vergata) e quella curata dall’editore Firmin Didot, la prima su carta senza vergelle, dove le tavole presentano l’aggiunta di un numero arabo ordinale. Tutte le tirature parigine sono piuttosto modeste in qualità, lontane da come il Piranesi le aveva pensate e concepite. Le lastre furono poi acquisite dalla Calcografia Camerale, poi Calcografia Nazionale, oggi Istituto Centrale per la Grafica, dove sono tuttora conservate. Etching and engraving, 1749, signed on plate.Example from the contemporary Roman Edition, the third state of six, printed by Piranesi in his tipography of Strada Felice. A very good impression, printed on contemporary laid paper with watermark "double encircled fleur de lys with letters CB", with margins, good condition. Ink addidition at the lower white margin, trasnslation of the title made by a contemporary French hand. Taken from Vedute di Roma. The whole work consists of 135 plates which have been individually produced by Piranesi along 30 years, from 1745 circa until his death. Two more works have been subsequently added, two plates by his son Francesco. They have been printed for the first time in 1751 (34 plates) by the editor Giovanni Bouchard, afterwards by Piranesi himself, publisher first in Strada Felice an the in Palazzo Tomati, imprint that can be found in mostly of the plates), until the final edition of 137 plates. After Piranesi's death, his son Francesco inherited the plates, editing them first in Rome and then in Paris, where three editions were printed - the so-called "first Paris edition", an intermediate one (both on laid paper) and the one edited by the publisher Firmin Didot, the first on wowe paper, where the plates have an Arabic ordinal number added. All Parisi issues are rather modest in quality, far from how Piranesi had thought and conceived them. The plates were then acquired by the Calcografia Camerale, then Calcografia Nazionale, today Istituto Centrale per la Grafica, where they are still kept. Hind n. 8, III/VI; Focillon 790.
Acquaforte e bulino, 1753, firmata in lastra . Esemplare della contemporanea tiratura romana, secondo stato di cinque, stampata dall'autore nella propria tipografia di Strada Felice. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana "doppio cerchio e giglio", con pieni margini, in perfetto stato di conservazione. Nel margine inferiore si trovano delle contemporanee scritte ad inchiostro bruno, traduzioni in lingua francese delle iscrizioni incise. Della serie Vedute di Roma. L’opera consiste in 135 lastre prodotte individualmente dal Piranesi per almeno 30 anni, da circa il 1745, fino alla data della sua morte. All’opera sono aggiunte poi due vedute realizzate dal figlio Francesco. Per la prima volta furono edite dall’editore Giovanni Bouchard nel 1751 (34 lastre), successivamente dallo stesso Piranesi editore a Strada Felice prima e Palazzo Tomati poi (indirizzi che appaiono su molte tavole), fino alla stesura definitiva composta da 137 lastre. Successivamente alla morte dell’autore le matrici furono ereditate dal figlio Francesco, che ne curò la pubblicazione prima nella capitale - le cosiddette tirature “postume romane” - e successivamente a Parigi, dove furono stampate tre edizioni – la cosiddetta “prima di Parigi”, una intermedia (entrambe su carta vergata) e quella curata dall’editore Firmin Didot, la prima su carta senza vergelle, dove le tavole presentano l’aggiunta di un numero arabo ordinale. Tutte le tirature parigine sono piuttosto modeste in qualità, lontane da come il Piranesi le aveva pensate e concepite. Le lastre furono poi acquisite dalla Calcografia Camerale, poi Calcografia Nazionale, oggi Istituto Centrale per la Grafica, dove sono tuttora conservate. Etching and engraving, 1753, signed on plate.Example from the contemporary Roman Edition, the second state of five, printed by Piranesi in his tipography of Strada Felice. A very good impression, printed on contemporary laid paper with watermark "double encircled fleur de lys with letters CB", with margins, good condition. Ink addidition at the lower white margin, trasnslation of the title made by a contemporary French hand. Taken from Vedute di Roma. The whole work consists of 135 plates which have been individually produced by Piranesi along 30 years, from 1745 circa until his death. Two more works have been subsequently added, two plates by his son Francesco. They have been printed for the first time in 1751 (34 plates) by the editor Giovanni Bouchard, afterwards by Piranesi himself, publisher first in Strada Felice an the in Palazzo Tomati, imprint that can be found in mostly of the plates), until the final edition of 137 plates. After Piranesi's death, his son Francesco inherited the plates, editing them first in Rome and then in Paris, where three editions were printed - the so-called "first Paris edition", an intermediate one (both on laid paper) and the one edited by the publisher Firmin Didot, the first on wowe paper, where the plates have an Arabic ordinal number added. All Parisi issues are rather modest in quality, far from how Piranesi had thought and conceived them. The plates were then acquired by the Calcografia Camerale, then Calcografia Nazionale, today Istituto Centrale per la Grafica, where they are still kept. Hind 26, II/V; Focillon 741.
[Postincunabolo- Legatura] (cm34) Bella e accattivante legatura originale, in piena pergamena con unghie ( Rinforzate in antico) e tracce di lacci. Nervi in pelle bianca (soatto) in parte esterni, sguardie non incollate che lasciano in vista il dorso frammenti di codice membranaceo del XIII sec. Manoscritti e rubricati a tempera. Titolo manoscritto al dorso e al piatto anteriore. -cc. 8nn., cc.198, c. 1 nn., cc.54 + c.1nn. con l'errata. Registro e al verso la stessa marca tipografica del frontis. Carattere romano, 42 linee, varie parole in greco, capilettera figurati. Edizione originale, curata dal J. Sichardus, veramente rara, di grande bellezza tipografica e ben completa delle due parti con in fine 19 capitoli delle "Declamationes" che pur non essendo di Quintiliano, sono state conservate sotto il suo nome. Dopo l'editio princeps del 1470 in Roma per cura di Joan. Antonii Campani, questo celebre trattato di retorica ebbe molte pubblicazioni e recensioni; è una delle più eccellenti opere che possediamo dell' antichità romana. L'autore ebbe successo e fama ed annovera fra i suoi scolari Plinio il giovane, Alcuni fili di tarlo ben restaurati all'angolo basso bianco, all'interno di alcune carte, ben lontno dal testo, lieve alone all'estremo margine bianco basso, altrimenti esemplare veramente bellissimo, nitido e a grandi margini, impresso su carta grave con tracce di coloritura originale ai tre tagli. * Graesse V 526 con collazione e note; * Biblioteca Panizzi 4847; * Moranti "Cinquecentine di urbino" 2848; * Adams Q 29; * BM:STC. German 721.[f68] Libro
Acquaforte, nel margine, sotto l’immagine superiore, dopo il titolo: Architettura principiata dal Cav.re Gio: Lorenzo Bernini, e terminata con la Porta, Orologgio, Cortile, e Fabrica interiore dal Cavaliere Carlo Fontana con suo disegno.” A sinistra: Disegnato e intagliato da Allesandro Specchi Architetto' e a destra: 'dato in luce da Dom.co de Rossi erede di Gio. Giac. de Rossi dalle sue stampe in Roma alla Pace con licenza de Sup. e Privil. del Som. Pont. Nell’immagine in basso a sinistra, lungo la parte superiore dell’immagine: Prospetto interiore del cortile della Curia Innocenziana verso la porta”; nell’immagine a destra “Altro prospetto interiore infaccia all’ingresso. L'incisione riproduce il progetto di Carlo Fontana per la facciata principale della Curia Apostolica da costruirsi sul preesistente palazzo Ludovisi, rimasto incompiuto. I1 prospetto ideato dal Bernini resta inalterato. Solo qualche variante viene proposta in ordine alla funzionalità dell'edificio: l'ingresso a tre fornici e la torre campanaria con l'orologio. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, con margini, in perfetto stato di conservazione. Etching and engraving, 1703, in lower margin: Architettura principiata dal Cav.re Gio: Lorenzo Bernini, e terminata con la Porta, Orologgio, Cortile, e Fabrica interiore dal Cavaliere Carlo Fontana con suo disegno.” A sinistra: Disegnato e intagliato da Allesandro Specchi Architetto' e a destra: 'dato in luce da Dom.co de Rossi erede di Gio. Giac. de Rossi dalle sue stampe in Roma alla Pace con licenza de Sup. e Privil. del Som. Pont. At lower left: Prospetto interiore del cortile della Curia Innocenziana verso la porta”; nell’immagine a destra “Altro prospetto interiore infaccia all’ingresso. The engraving reproduces the project by Carlo Fontana for the main facade of the Curia Apostolica to be built on the pre-existing Ludovisi palace, which remained unfinished. The prospectus designed by Bernini remains unchanged. Only a few variations are proposed regarding the functionality of the building: the entrance with three arches and the bell tower with the clock. A fine impression, printed on contemporary laid paper, with margins, perfect conditions.
In Roma, appresso Vincentio Accolto, 1575, in-8 piccolo, cartoncino muto originale (lievi mancanze al dorso), cc. 29, [15]. Con marca tipografica in xilografia sul front. e piccole incisioni, sempre in legno, all'inizio di alcuni paragrafi. Aloni leggeri, ma frequenti. Due soli esemplari di questa edizione censiti in EDIT16.
Due opere in un volume (19x27 cm) in piena pergamena coeva. 1- Frontespizio con vignetta con la Pietà e: In Roma, nella stamperia della rev. Camera Apostolica, 1618, ristampati l'anno 1658. Da notare che nel titolo la parola Pieta è priva di accento. Segue pagina con una tavola incisa di stemmi di Alessandro VII Chigi, dei Barberini e della città di Roma; 4 pp nn di Indice e 130 pagine (al colophon la data è 1617), 2- Frontespizio con vignetta della Pietà, menzione di stampa uguale all'opera precedente; stessa pagina incisa con stemmi, 6 ppnn di Indice delle Bolle, 165 pagine, e 1pp di colophon con la data 1618. Bell'esemplare ad ampi margini, condizioni molto buone. I due volumi sono uguali all'edizione del 1618: cambia solo la data alle pagine di titolo. Opera fondamentale per la storia del rapporto tra Chiesa ed economia.
In-4° GRANDE; I) in antiporta incisione su rame raffigurante una Pieta’, pp. XII, (8), 219. al frontespizio un rame e un’iscrizione manoscritta “Per uso di me A. Bucci archivista del Tribunale Criminale della R.C.A. 1814”. Capilettera e finalini; II) in antiporta stemma papale e reale, pp. XII, 163, un rame al frontespizio, nel testo capilettera e finalini. LEgatura in piena pergamena coeva con tassello e titolo in oro al dorso, tagli in rosso; ottimo esemplare. Kress 6497.
In-4°; pp. 78, stemma cardinalizio inciso su legno al frontespizio, nel testo capilettera, testatine e finalini xilografici; legatura in cartonato semplice. L’Università dei Rigattieri si dota di un rinnovato statuto a seguito delle controversie giudiziarie; si dirimono quindi le questioni relative all’elezione e ai ruoli dei consoli e ufficiali, al possesso della patente “essendo l’arte de’ regatiteri molto importante per il pubblico commercio”, al tipo di merce che si può vendere nelle botteghe: Particolari sono le restrizioni sul mercimonio dei quadri, vietato agli ebrei, e le regole per le cosiddette donne passeggere, venditrici ambulanti. In fine il catalogo de’ Regattieri patentati. L’Università di Rigattieri di Roma aveva sede nella chiesa dei Santi Andrea Apostolo e Bernardino da Siena, o S. Maria in Carinis.
Rara e deliziosa veduta di piazza del Popolo, sapientemente delineata da Antonio Acquaroni, dalla parte di porta Flaminia, che abbraccia il panorama dalla nota terrazza del Pincio a via di Ripetta. La rappresentazione è dinamica, sono raffigurati diversi tipi di carrozze, ben distribuite nello spazio semicircolare; a destra, una vivace scene di folklore di balli a suon di tamburelli. Tra gli attenti spettatori adunati, anche due guardie in uniforme, rappresentati di spalle in atteggiamento di riposo. Lo spettacolo richiama l'attenzione di una delle due guardie a cavallo, rivolto di profilo verso il gruppo, mentre un venditore ambulante vende qualcosa ad uomo con una bambina. Nel resto della piazza, diverse persone passeggiano coi loro eleganti abiti, sullo sfondo di distinguono anche due chierici e, più indietro, un uomo tira faticosmente il suo asino. Le sfumature del cielo collocano la scena nelle ore pomeridiane. Rara e deliziosa veduta di piazza del Popolo, sapientemente delineata da Antonio Acquaroni, dalla parte di porta Flaminia, che abbraccia il panorama dalla nota terrazza del Pincio a via di Ripetta. La rappresentazione è dinamica, sono raffigurati diversi tipi di carrozze, ben distribuite nello spazio semicircolare; a destra, una vivace scene di folklore di balli a suon di tamburelli. Tra gli attenti spettatori adunati, anche due guardie in uniforme, rappresentati di spalle in atteggiamento di riposo. Lo spettacolo richiama l'attenzione di una delle due guardie a cavallo, rivolto di profilo verso il gruppo, mentre un venditore ambulante vende qualcosa ad uomo con una bambina. Nel resto della piazza, diverse persone passeggiano coi loro eleganti abiti, sullo sfondo di distinguono anche due chierici e, più indietro, un uomo tira faticosmente il suo asino. Le sfumature del cielo collocano la scena nelle ore pomeridiane.
Acquaforte, in alto ORDINE DELLA CAVALCATA PRESO IN S. GIO LATERANO DAL SOM.mo PON CLMENTI XII/ alli 19 9mbre 1730. In basso al centro: “si vendono da Luigi Neri in Piazza Navona / al insegna del Sansone”. Terzo stato.In basso, 5 vignette con relativa legenda A- D suddivisa nei due cartigli laterali.Bell’esemplare, impresso su carta vergata coeva, rifilata alla linea del rame, in ottimo stato di conservazione.La stampa raffigura il corteo per il Possesso di Clemente XII, al secolo Lorenzo Corsini, che si svolse il 19 novembre 1730.La lastra era stata utilizzata precedentemente per il possesso di Innocenzo XIII, del 16 novembre 1721, e per quella di Benedetto XIII del 4 giugno 1724, ma viene aggiornata, oltre che nel titolo – dove sono visibili le abrasioni per correggere il nome del pontefice e la data – anche negli apparati effimeri.Gli apparti effimeri per la cerimonia di possesso di Clemente XII furono progettati dall’architetto Pompeo Aldrovandini. Il duca di Parma offrì il tradizionale arco effimero nel Foro Romano, ma non fu eretta alcuna architettura provvisoria in Campidoglio, pertanto, viene rimosso l’arco trionfale raffigurato nella lastra del 1721, ideato al tempo da Alessandro Specchi.Questi particolari dimostrano l’accuratezza di tale tipologia di “stampe d’occasione”. L’arco effimero in Campidoglio del 1721 è ben raffigurato in una stampa dello stesso anno incisa da Francesco Faraone Aquila (1676 – 1740), alla cui mano è ascrivibile anche questa incisione.Opera molto rara. Etching, 1730, inscribed in the banner ORDINE DELLA CAVALCATA PRESO IN S. GIO LATERANO DAL SOM.mo PON CLMENTI XII/ alli 19 9mbre 1730. Bottom centre: “si vendono da Luigi Neri in Piazza Navona / al insegna del Sansone”. Third state.Below, 5 vignettes, flanked by two cartouche with relative A-D key .Good example, printed on contemporary laid paper, trimmed to the platemark, good ocndition.The print depicts the procession for the Possession of Clement XII, born Lorenzo Corsini, which took place on 19 November 1730.The plate was previously used for the possession of Innocent XIII, November 16, 1721, and for that of Benedict XIII of June 4, 1724, but is updated, as well as in the title - whit abrasions visible on the name of the Pope and the date - even in ephemeral adornments.The ephemeral adornment for the taking possession of Clement XII were designed by the architect Pompeo Aldrovandini. The duke of Parma offered the traditional ephemeral arch in the Roman Forum, but no provisional architecture was erected in the Campidoglio, therefore, the triumphal arch depicted in the procession of 1721, designed at the time by Alessandro Specchi, is removed.These details demonstrate the accuracy of this kind of prints.The ephemeral arch in the Campidoglio of 1721 is well represented in a print of the same year engraved by Francesco Faraone Aquila (1676 - 1740), to which this engraving can also be ascribed.A very rare work. Il Tesoro di Antichità, pp. 62-63; Fagiolo dell’Arco, pp. 39, 42; Buranelli, p. 189; Travaglini, Lelo, p. 219, f. 14.
In -folio grande (cm. 50 x 35), 35 grandi tavv. con un totale di 53 incisioni indicizzate e numerate.
+2 parti con autonomo frontespizio e autonoma paginazione in un vol. in-4° antico (242x169mm), pp. 296, (8) di indice delle medaglie e dei ritratti; (8), 145, (7); legatura settecentesca p. pergamena rigida con titolo e decori ornamentali in oro al dorso. Tagli marmorizzati. Imprese tipografiche in xilografia ai frontespizi con aquila appollaiata su un globo poggiato su una colonna e affiancata da due serpenti con le code fra loro intrecciate, il tutto entro bordura con putti, festoni, cornucopie. Al verso di due frontespizi, xilografia a p. pag. con le armi nobiliari del Du Choul entro bordura architettonica e motto "Honor sine honore beatus". Dedica a stampa dell'editore a Caterina de' Medici alla prima parte e del traduttore Gabriele Simeoni a Gian Giordano Orsini alla seconda, testatine e capilettera ornati o istoriati incisi su legno. Centinaia di incisioni xilografiche n.t. o f.t. di Pierre Eskirch (secondo l'attibuzione del Baudrier) raffiguranti medaglie e monete romane e, nella seconda parte, soldati romani, operazioni militari, accampamenti e fortificazioni, bagni termali, ecc. Di grande ricchezza e bellezza l'iconografia numismatica presente nell'opera. Una tavola ripiegata in fine con "Figura del campo de Romani". Firma di possesso settecentesca del sacerdote Cherubino Besozzi, abate del monastero olivetano di Pavia, deceduto nel 1773 e autore di un'opera sulle costituzioni olivetane tuttora inedita. Altra firma antica in parte cassata al primo frontespizio. Altra firma primonovecentesca al risguardo posteriore. Sparsi aloni di lieve entità. Buon esemplare. Reimpressione della traduzione italiana di queste rilevanti scritture dello studioso lionese, composte su committenza di Francesco I, sulle credenze religiose romane, la monetazione, l'ordinamento militare e le fortificazioni, i bagni e le terme, i giochi e le attività sportive nella Roma antica (Discours sur la castramétation et discipline militaire des Romains, Des bains et antiques exercitations greques et romaines, Discours de la religion des anciens Romains). L'autore si appoggia alle antiche fonti storiche romane integrandole con i ritrovati successivi dell'archeologia, della numismatica e dell'epigrafia e fondandosi in buona parte sulla sua eccezionale raccolta privata. L'edizione originale in lingua francese è del 1559, seguita, nello stesso anno, dalla traduzione italiana del Simeoni qui ristampata avvalendosi dei medesimi legni. Il Du Choul, nato a Lione verso il 1496, morto nella sua città nel 1560, fu Consigliere del Re Enrico II, Presidente delle montagne del Delfinato ed antiquario, grande conoscitore e raccoglitore di medaglie e monete antiche, nonché figura di spicco della cerchia umanistica lionese. Cfr. (diverse edizioni in lingua italiana e francese ): Brunet, II, 858. Graesse, II, 441. STC Italian, p. 228. Cicognara, 3668. Cockle, 702. NUC, vol.150, p.221. Olschki, Choix, 1836: "Livre rare, dont le principal merite consiste dans les excellents figures, dessinees assez librement apres les medailles, bas reliefs, statues etc. de lantiquite romaine". Cfr. Baudrier, IX, pp. 257-259 e sgg. Harvard Mortimer (French), 181. Sul Du Choul, Dictionnaire de Biographie francaise, XI, p. 1256. Sull'opera, Félix Bourriot, Un ouvrage lyonnais de la Renaissance: Discours de la religion des anciens Romains par Guillaume du Choul, Lyon, 1556, in Revue du Nord, t. 66, nn. 261-262, aprile-settembre 1984, pp. 653-675. Italiano
In 4°, leg. coeva mz marocchino rosso ed angoli, ricchissimi fregi impr. in oro al dorso, al centro del piatto anteriore è applicato lo stemma dei Torlonia, impresso in oro su marocchino rosso, contornato da filetti dorati, pp 4, 84 e 18 tavv. f.t. di cui 4 ripiegate (tra cui la stupenda veduta della piazza di villa Torlonia raff. la folla presente all'innalzamento dell'obelisco). Rara e pregiata edizione edita da Carlo Torlonia, come omaggio al fratello Alessandro, ove si racconta l'avventuroso viaggio dei due giganteschi obelischi in granito rosa dalla cava di Baveno, al passaggio sul lago Maggiore, all'officina dello scultore sui Navigli a Milano, alla costruzione di una nave per il trasporto da Venezia a Fiumicino e di un castello per innalzare gli stessi, fino al significato delle incisioni in stile egizio. Stupenda opera, sia per l'originalità del soggetto che per la bellezza delle tavv. f.t. importanti non solo per Roma e per la rara iconografia sulle cave di marmo. Olschki, XI n. 17001; Schudt n. 1133
un vol. in 8 cm. 24x17,5 pp. 84+3 n.n. Bella antiporta incisa in rame 3 tavv a pp. e decine di medaglioni incisi in rame legatura posteriore in cartonato antico marezzato con scritta calligrafa al dorso . Poche carte leggermente brunite Rara e ricercata prima edizione di quest'opera corale: Il Monterchi ha raccolto i medaglioni della collezione del Cardinale Gasparo Carpegna ed ha curato la stampa; i testi del commento sono di Pietro Bellori e le incisioni dei 23 medaglioni sono di Santi Bartoli.
In folio, raccolta di 51 incisioni f.t eseguite su lastra di rame di grande freschezza. Importante corredo illustrativo.Legatura postuma con restauri e piatto posteriore leggermente staccato.
2 vol. in 16°, antiporta figurata, pp. XVI+678; pp. II+670. Legatura coeva in piena pergamena.Edizione riccamente figurata da xilografie in nero nel testo e da 19 tavole ripiegate f.t. tra cui una pianta della città di Roma. Fresco esemplare. La famosa guida romana si componeva di tre tomi (due relativi alla descrizione della città con vari itinerari e un volume spesso mancante dedicato agli usi e costumi degli antichi romani). I nostro esemplare si compone solo dei primi due tomi. Raro.
In folio; 38,6x28,2 cm. Firma a stampa in controparte (come in tutti gli esemplari) a stampa nel lato destro. Firma autografa a matita di Sartorio sempre sul lato destro e dedica autografa dello stesso artista all’amico, noto artista, traduttore e fra i più importanti restauratori del primo novecento, direttore del Regio Gabinetto di Restauro presso la Soprintendenza alle Gellerie del Lazio dal 1924 e dal 1926 direttore emerito dei restauri delle collezioni del Comune di Roma, Tito Venturini Papari (1864 - 1944, noto per essere stato uno dei primi a chiedere di istituire, fina dal 1901, una cattedra di restauro nelle scuole d’arte italiane e anche per un’aspra polemica con gli Accademici di San Luca quando questi chiese, primo restauratore, di essere ammesso fra gli accademici proprio in quanto maestro della sua arte, cosa che riuscì per la prima volta negli anni 60’ del novecento a Pico Cellini) e a alla moglie di lui Ginevra Lea Cecconi della famiglia dei Cecconi Principi , in occasione del loro matrimonio. Autore poliedrico e dal grande impatto visivo, Sartorio, all’inizio del Novecento, pensò e realizzò una serie di incisioni (tre in tutto) dedicate alle lotte degli animali, serie che avrebbe fortemente influenzato l’immaginario collettivo del novecento. Una di queste tre incisioni è proprio quella qui rappresentata, dal titolo “Lotta regale” nella quale si rappresenta la lotta fra una tigre ed un elefante. Le due fiere sono ambientate nella savana, nelle immediate vicinanze di uno specchio d’acqua per il controllo del quale, gli animali, probabilmente si battano. Il gioco dei chiaro-scuri rende la scena estremamente viva, ma quasi cristallizzata nel tempo dando l’idea che la tigre non si potrà mai liberare dal peso dell’elefante. Giulio Aristide Sartorio (Roma, 11 febbraio 1860 – Roma, 3 ottobre 1932), personalità poliedrica, fu celebre pittore, incisore, scultore, scrittore e regista cinematografico, alla continua ricerca di nuove forme espressive. Probabile autodidatta, poco si sa della sua formazione artistica giovanile. Quello che si sa è che sicuramente fu introdotto all’arte dal padre e dal nonno, discreti pittori e che iniziò ad ottenere un discreto successo economico, copiando affreschi, mosaici, quadri e statue delle basiliche e dei musei romani (firmandole fra l’latro con i nomi degli artisti e omettendo il suo) ed arrivando ad aprire una sua bottega in Via Borgogna a Roma, a soli 19 anni. Mentre porta avanti la sua attività economica di bottega, nel tempo libero, Sartorio si reca nelle campagne romane alla ricerca di spunti dal vivo che inizia a mettere su tela in uno stile verista ispirato dall’opera di Michetti e Palizzi. Nel 1882 presenta all’Esposizione di Roma uno delle sue produzioni originali, il quadro “Malaria” che ottiene notevole successo. Da questo momento in poi i suoi successi si susseguono senza sosta. Entra in contatto con il mondo letterario stringendo amicizia con Carducci ,Eduardo Scarfoglio e Gabriele D’Annunzio per il quale realizza, nel 1886, le illustrazioni per il romanzo Isotta Guttadauro che sancisce, anche, la sua adesione all’estetica preraffaellita di William Holman Hunt, John Everett Millais e Ford Madox Brown, ma rielaborandola, verso una visione sempre più fantastica. Nel 1889, il suo quadro I Figli di Caino, vince la Medaglia d’Oro all’Esposizione Nazionale di Parigi. Sul finire del secolo e dopo un viaggio in Inghilterra si reca in Germania dove dal 1895 al 1899, detiene la cattedra di professore presso l’Accademia di Weimar, dove conosce, anche, Nietzsche ed i simbolisti tedesche, sancendo definitivamente, il su avvicinamento al Liberty. La stampa che qui presentiamo, venne realizzata, al suo rientro in Italia dalla Germania, ancora sotto la fascinazione del nuovo gusto artistico che stava prendendo piede nel nord Europa. Prima rara edizione, con dedica autografa ad illustre personaggio.
Veduta fantastica della città posta nella parte inferiore del foglio che contiene anche il testo descrittivo, tratto dal "Liber cronicarum cum figuris et umaginibus ab initio mudi usus mit temporis" rarissima edizione "tascabile" della celebre cronaca del mondo, edita ad Ausburg presso Johann Schonsperger, nel 1496. Prima edizione in tedesco dello Schonsperger. Egli abbrevia sia il testo sia il formato dello Schedel per produrre un edizione che fosse più maneggevole a commerciabile di quella di A. Koberger. "Nel 1469 venne realizzata un'edizione delle Cronaca di Norimberga in formato ridotto a cura di J. Schonsperger in cui le immagini sono copie ridotte di quelle originali ed anche i testi sono sintetizzati. Questa edizione (la seconda in tedesco) è comunque assai più rara della prima. L'editore Schonsperger è noto in quanto impiegò a Norimberga un nuovo carattere gotico chiamato Fraktur nel poema composto per la morte di Massimiliano I" (cfr. Marigliani p. 117).Silografia finemente colorata a mano, in ottimo stato di conservazione. Molto rara.BibliografiaC. Marigliani, "Le Piante di Roma delle collezioni private", n. 10. Fantastic view of the city placed in the lower part of the sheet that also contains the descriptive text, taken from the "Liber cronicarum cum figuris et umaginibus ab initio mudi usus mit temporis", the very rare "pocket edition" of the famous chronicle of the world, published in Ausburg by Johann Schonsperger, in 1496. First German edition of the Schonsperger. He shortened both the text and the format of the Schedel to produce an edition that was more manageable and marketable than that of A. Koberger. "In 1469 an edition of the Chronicle of Nuremberg was produced in reduced format by J. Schonsperger in which the images are reduced copies of the original ones and also the texts are synthesized. This edition (the second one in German) is however much rarer than the first one. The publisher Schonsperger is known because he used in Nuremberg a new gothic character called Fraktur in the poem composed for the death of Maximilian I" (see Marigliani p. 117).Woodcut, with fine later hand colour, excellent condition. Very rare.BibliografiaC. Marigliani, "Le Piante di Roma delle collezioni private", n. 10.
Acquaforte misure: mm 310 x 278 Incisore e disegnatore, si dedicò sporadicamente alla pittura. Il padre Francesco, scultore allievo di Giambologna, morì prematuramente ma riuscì ad avviare tutti i suoi figli a mestieri d’arte. Stefano fu il solo ad eccellere, ebbe i primi insegnamenti presso botteghe di dimenticati orefici i quali ebbero tuttavia il pregio di fargli prender dimestichezza con il bulino. Fu sostanzialmente un autodidatta. Le fonti bibliografiche affermano che egli si esercitava a disegnare figure curiosamente partendo dai piedi e a copiare le incisioni di Jacques Callot avendo come unico confronto l'incisore Remigio Cantagallina. Fu notato poi dal pittore Giovan Battista Vanni che lo prese nella sua bottega e gli diede i primi insegnamenti di pittura e del disegno. La vocazione di Della Bella fu sicuramente l'incisione e già le sue prime opere rivelano i temi a lui più cari: scene di vita contemporanea, feste, battaglie e le decorazioni. Lo studio delle incisioni e dei disegno di maestri antichi, la conoscenza e il confronto con i maestri fiorentini e fiamminghi a lui contemporanei allora presenti alla corte medicea furono furono di grande stimolo. Egli è considerato un grafico puro, grazie ai suoi numerosi viaggi tra Roma e Parigi e grazie alla protezione dei Medici maturò un proprio linguaggio grafico, in vita e per tutto il XVIII secolo fu ricercato e collezionato in Francia e in Italia . In questa stampa, tratta dalla serie Vedute di Roma e della campagna circostante composta da sei tavole, protagonista è un grande vaso dalle forme classiche. A destra, sulla terrazza del grande giardino di Villa Medici a Roma si vede un antico e maestoso vaso decorato con un bassorilievo che rappresenta il sacrificio di Ifigenia (oggi il vaso è nella Galleria di Firenze). A sinistra del vaso, è raffigurato un giovane ragazzo seduto a terra, di profilo a destra, con il volto incorniciato da morbidi capelli che scendono sulle spalle e con lo sguardo fisso verso il vaso. Si tratta di Cosimo III de Medici avvolto in un abito riccamente panneggiato intento a disegnare su un taccuino il vaso. Sullo sfondo viene descritto, attraverso un tratteggio più morbido, che conferisce un atmosfera argentea, il giardino ricco di molte varietà di alberi quali cipressi che si stagliano verso il cielo, statue, arbusti e una donna che passeggia sulla sinistra. In basso, al centro iscritto in lastra "Romae in Hortis Medicaeis Vas Marmoreum Eximium", a destra "SD (sovrapposti) Bella MDCLVI". Molti storici ritenevano che il ragazzo rappresentato fosse l'artista stesso, invece adesso si pensa che sia Cosimo III allora principe ereditario di Toscana. Impressione eccellente, dai neri intensi e tratto deciso su carta vergellata color avorio. Ottimo stato di conservazione. Buoni margini oltre la battuta del rame benché irregolari. Stato: II/III con il monogramma e la data modificata. Filigrana: “testa coronata di profilo” (Lieure, 21, Ortolani, 3). Bibliografia: De Vesme-Massar 832, pag. 128.
In 4°, pp. (2), VIII, 263, (1). Legatura alle armi in pieno marocchino, titolo al dorso, tagli rossi. Le dodici tavole di cui si parla sono la prima codificazione scritta del diritto romano, la cui redazione risale alla metà del V secolo a.C. Questo corpus deriva dai “mores”, cioè l’insieme di leggi che avevano fino allora codificazione orale. Secondo Tito Livio e altre fonti antiche, allo scopo di produrre le dodici tavole, il Senato romano inviò in Grecia una delegazione di ambasciatori per studiare le leggi di Atene e di altre città. Le tavole, non si sa di quale materiale, sarebbero state affisse nel Foro e distrutte nel sacco di Roma del 390 a.C. All’epoca della dissertazione di Stramigioli, abate pesarese, sulla scia delle obiezioni di Vico e della riflessione sul diritto romano apertasi nel XVIII secolo, si era aperto un dibattito secondo il quale i Romani non avrebbero fatto questa spedizione: fra i sostenitori di questa ipotesi troviamo Francesco Maria Ganassoni, al quale lo Stramigioli si rivolge direttamente nelle prime tre sue dissertazioni. Curiosa e originale la quarta dissertazione, nella quale si affronta il tema della nautica e della capacità romana di navigare in epoca romana. Alle sette dissertazioni sulle XII tavole se ne aggiunge un’ottava (“sopra le correnti gramatiche della lingua latina”) in cui l’autore contesta il metodo corrente per insegnare “a’ fanciulli detta lingua col mezzo delle medesime”. 2 According to some studies, the XII plates, i.e. the oldest written codification in Roman law, couldn’t have a Greek source. Stramigioli strongly sustains, in this work, that a Roman delegation was on the contrary sent to Athens, to put together this code. In the fourth dissertation the author address the issue to the Roman ability to sail (and so going to Greece).
42 x 58 cm ; Raccolta suddivisa in 5 parti, ese parte. 1: Tempio di Antonino e Faustina, 9 c. di tav. 14 pp.; 2: Tempio detto della Sibilla in Tivoli, 10 c. di tav. 12 pp.; 3: Tempio detto di Vesta in Roma; 5 c. di tav. 11 (1) pp.; 4: Tempio di Giove Statore, 8 c. di tav. 15 (1) pp. ; 5: Tempio di Giove tonante. Legatura in mezza pelle.
ff. 148 leaves. 8vo. [161 X 97 mm.] [a-i8, K8, l-s8, t4]. Aldine devices on first and last leaves. Some age stain on preliminaries. Handsome 18th century red morocco binding, nicely tooled in gilt. Manuscript shelf title the on bottom edge. Large engraved bookplate of Sir Charles Thomas-Stanford, 1st Baronet (1858-1932), Born Charles Thomas, he was a British Conservative Party politician from Brighton, and sat in the House of Commons 1914-1922. Also with the small ms. ownership for Edwin Wolf II. First and only Aldine edition. First Century saga on the quest for the Golden Fleece. The work was probably composed to glorify Vespasian's conquest of Britain. The 'Orpheus' was translated into Latin by Leodrisio Cribello, a Milanese friend of Francesco Filelfo. Also contains a brief 'Life' prepared by Pietro Crinito. "Fine copies are obtained with some difficulty" - Dibdin II:515. Renouard 97:3; Adams V-77; UCLA II/192; Schweiger II 1099; Brunet V:1045. A lovely pocket sized Aldine. SAFE ALD 1
2 parti in un vol. in-4, pp. X, 376, (27); 434, XXII, (2), bella leg. m. pelle cova con angoli e tit. oro al d. Tagli spruzzati. Belliss. ritr. del Palestrina in antip. inc. da F. Ausler. Ediz. orig. Brunet I, 616. La più importante biografia del Maestro compositore, alla redazione della quale l’A. dedicò gran parte della sua vita. Belliss. esempl. su carta forte e a larghi margini.