5 783 résultats
Rarissima edizione di Pietro de Nobili della carta per la prima volta pubblicata da Vincenzo Luchini nel 1556.Descrizione tratta da Bifolco-Ronca, L'Italia e i suoi territori.Il titolo della carta, LOMBARDIA, viene riportato in un nastro in alto nel mezzo. Nell’angolo in basso a sinistra, in un cartiglio sormontato da un mascherone, appare la data 1556. In alto agli angoli divisa in due parti uguali la SCALA DE LE MIGLIA (40 miglia = mm 108). Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei venti TRAMONTANA, MEZODI, LEVANTE, PONENTE, il nord in alto. Acquaforte e bulino, mm 290x475. Carta ispirata all’opera di Luca Antonio de Hubertis, completamente modificata nella rappresentazione dei centri abitati. Il titolo della carta, LOMBARDIA, viene riportato all’interno di un decorativo drappeggio posizionato extra margine in alto, al centro. Nell’angolo in basso a sinistra, uno scudo a volute sormontato da una testa di leone, contiene, in basso, la data 1556. Si tratta di una carta che ebbe molte ristampe, perché presentava in modo chiaro e leggibile una grande estensione territoriale del Nord Italia, dal Lago Maggiore a Venezia. Molto belle le rappresentazioni in prospettiva delle città: che non sono stereotipi, ma rappresentano una visione “dal vero” della città stessa. Il primo stato del 1556, senza la firma del Luchino, viene da molti considerato una carta anonima. In realtà, appare evidente che la carta sia una prova ante litteram della lastra ed è probabilmente edita a Venezia. Il secondo stato della lastra, quello a firma del Luchino, è invece stampato a Roma nella sua bottega in via del Pellegrino. La lastra venne poi ristampata alla fine del XVI secolo da Pietro de Nobili, e poi da Francesco de Paoli nel 1648.Stati & edizioni: 1°: come descritto, privo di dati editoriali, data 1556.2°: a firma ROMAE Vincenty Luchini areis formis ad Peregrinum. La data è cambiata in 1558. 3°: aggiunta la firma Petri de Nobilibus Formis. 4°: aggiunta la firma Franciscus de Paulis excu. 1648. Bibliografia: a) Borroni Salvadori (1980): n. 257; Castellani (1876): n. 39; Destombes (1970): n. 21; Ganado (1994): VI, n. 109; Ruge (1904-16): IV, n. 90.82 & n. 91.6; Sotheby’s (1998): n. 186.b) Almagià (1929): pp. 27-28, tav. XXX; Arrigoni-Bertarelli (1930): n. 3016; Bifolco-Ronca (2014): n. 21; Lago (1994): p. 252, fig. 13; Marinelli (1881): n. 521; Moreschi (2005): n. 1; Mostra Bergamo (2016): n. 45; Perini (1996): p. 52; Terre di Langobardia (2003): n. 2; Tooley (1939): nn. 346-348; Valerio (2008): tavv. 13-14; Witcombe (2008): p. 224, n. 6.Censimento: 1°: Bergamo, collezione Moreschi; Chicago, Newberry Library; Firenze, Archivio di Stato; Parigi, Bibliothèque Nationale (2); Parigi, Bibliotèque de la Sorbonne. 2°: Dillingen, Studienbibliothek; Firenze, Biblioteca Nazionale; Metten, Benediktinerabtei; Milano, Raccolta Bertarelli; Parigi, Bibliothèque Nationale (3); Roma, Biblioteca Nazionale. 3°: Bergamo, collezione Moreschi; Londra, British Library; Malta, National Library; Roma, Corsianiana. 4°: Parigi, Bibliothèque Nationale; Roma, Corsianiana. - EXTREMELY RARE de Nobili edition, edited by Vincenzo Luchini in 1556.This work is inspired by the Antonio de Luca Hubertis’s map, but the representation of towns is completely changed. A decorative cartouche for the title, placed above upper margin to the center. At lower left, a shield surmounted by a lion's head, with the date 1556. The map had many reprints, because it clearly and legibly depicts a large territorial extension in northern Italy, from Lake Maggiore to Venice. Very beautiful the perspective representations of the towns: they are not stereotypes, but are realistic views. The first edition of the plate, published in 1556, without the Luchino signature, is widely regarded as an anonymous map, but actually, seems clear that is a proof before letters and was probably published in Venice. The second state of the plate, signed by Luchino, was printed in Rome in his workshop in Via del Pellegrino. Then, the plate was reprinted in the late sixteenth century by Pietro de Nobili, and by Francesco de Paul in 1648.Literature: Almagià (1929): pp. 27-28, tav. XXX; Arrigoni-Bertarelli (1930): n. 3016; Bifolco-Ronca (2014): n. 21; Lago (1994): p. 252, fig. 13; Marinelli (1881): n. 521; Moreschi (2005): n. 1; Mostra Bergamo (2016): n. 45; Perini (1996): p. 52; Terre di Langobardia (2003): n. 2; Tooley (1939): nn. 346-348; Valerio (2008): tavv. 13-14; Witcombe (2008): p. 224, n. 6.Know examples: 1st state: Bergamo, collezione Moreschi; Chicago, Newberry Library; Firenze, Archivio di Stato; Parigi, Bibliothèque Nationale (2); Parigi, Bibliotèque de la Sorbonne. 2°: Dillingen, Studienbibliothek; Firenze, Biblioteca Nazionale; Metten, Benediktinerabtei; Milano, Raccolta Bertarelli; Parigi, Bibliothèque Nationale (3); Roma, Biblioteca Nazionale. 3°: Bergamo, collezione Moreschi; Londra, British Library; Malta, National Library; Roma, Corsianiana. 4°: Parigi, Bibliothèque Nationale; Roma, Corsianiana. Bifolco-Ronca (2014): n. 21.
160221369I. Hondius sculp. - I Leclerc excu. 1602, 32,9 x 51 cm ; 41 x 53,4 cm avec les marges.
Proveniente da : "Atlas novus sive tabulae geographicae totius orbis faciem, partes, imperia, regna et provincias exhibentes, exactissima cura juxta recentissimas observation. aeri incisae et venum expositae a Matthaeo Seutter chalcogr". Prima edizione.
In 4° (258 x 195 mm). Frontespizio a doppia pagina, pianta della città di Napoli ripiegata all'inizio, 15 carte geografiche incise in rame intagliate da Cassiano da Silva, a doppia pagina numerate I-XII (la carta del regno, di Ischia e della campagna Felice non sono numerate a stampa ma solo a mano), ma rilegate secondo l'ordine manoscritto che non segue quello originario a stampa. Nota di dono al frontespizio "Dono di D. Pietro ceccotti al Sig. Cap. Defranchis. Ogni carta è anche titolata a mano. Brossura editoriale in cartoncino decorato coevo. € 5.800<BR>Bella e rara raccolta di carte geografiche disegnate da Francesco Cassiano de Silva che rappresentano il primo atlante geografico interamente concepito, disegnato ed inciso a Napoli. L'atlante è dedicato a Cosimo III de' Medici e stampato per la prima volta a Napoli nel 1692; una successiva edizione, postuma, viene curata dal nipote Luigi e stampata nel 1734 con il titolo Carte de' Regni di Napoli e di Sicilia. Questa terza stesura viene pubblicata nel 1794 (Vedi: La Terra di lavoro nella storia, dalla cartografia al vedutismo, Associazione Roberto Almagià, 2012). Bulifon francese di nascita nel 1670 si stabilì a Napoli dove aprì una libreria a San Biagio dei Librai e dove nel 1672 iniziò l'attività editoriale che ebbe notevole fortuna. Le sue simpatie politiche verso gli Spagnoli e i Francesi, lo inimicarono ai Napoletani. Con lo sfavorevole esito delle vicende politiche fu costretto a rifugiarsi in Spagna; la sua libreria fu distrutta nel 1707, in occasione dell'ingresso degli Austriaci a Napoli. Morì in Spagna senza far mai più ritorno a Napoli. Cartoncino con abrasioni e mancanze, dorso mancante. Aloni ai margini, pianta di Napoli con qualche macchia. <BR>Almagià, Studi, p. 313; Associazione Roberto Almagià, La Terra di lavoro nella storia, dalla cartografia al vedutismo, 2012, pag. 68; Phillips 3067
Incisione in rame, acquaforte e bulino, 1570, firmata e datata in lastra in basso al centro. Esemplare nel secondo stato di due. Bellissima prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “stemma con fiore” (sconosciuta al Woodward), con ampi margini, in ottimo stato di conservazione.Questa importante mappa della Croazia, raffigurante la regione di Zara e Sebenico, è ideata, incisa ed edita da Paolo Forlani. L’opera viene pubblicata a Venezia nel 1570. Woodward ritiene la tavoletta inserita nel cartiglio con il titolo, molto simile a quella usata in precedenza da Marcantonio Raimondi (1480 – 1534) per firmare le sue opere. È possibile che anche in questo caso sia un vezzo usato dall’incisore della lastra. Valeria Bella, nel catalogo della raccolta della collezione Novacco, descrive e raffigura un esemplare privo della tavoletta, il probabile primo stato della lastra.Paolo Forlani, mercante di stampe e incisioni di origine veronese, è attivo a Venezia tra il 1560 ed il 1574. Le sue incisioni, in gran parte di soggetto geografico, risultano pubblicate dai principali editori e stampatori veneziani; importante per il Forlani è la collaborazione con Giacomo Gastaldi, del quale incise ben 13 carte, e con Giovanni Francesco Camocio e la famiglia Bertelli. Attraverso le dediche riportate sulle stampe è stato possibile avere delle interessanti informazioni circa la sua attività commerciale ed appurare l’esistenza di una sua bottega per il commercio delle stesse. Tra il 1566 ed il 1568 risulta attivo a “Merzaria al segno della colonna”, mentre dal 1569 “in Merzaria alla libreria della nave”. Dopo il 1574 si perdono le notizie di Paolo Forlani, che probabilmente muore durante la pestilenza che afflisse Venezia tra il 1575 ed il 1576. - THE VERY RARE SECOND STATE -Etching and engraving, 1570, signed and dated in the plate in the bottom center. Example in the second state of two. Excellent work, printed on contemporary laid paper with watermark "emblem with flower" (unknown to Woodward), with wide margins, in excellent condition.This important map of Croatia, depicting the region of Zadar and Sibenik, is designed, engraved and published by Paolo Forlani. The work was published in Venice in 1570. Woodward believes the tablet inserted in the cartouche with the title, very similar to that previously used by Marcantonio Raimondi (1480 - 1534) to sign his works. It is possible that even in this case is a quirk of the sheet used by the engraver. Valeria Bella, in the catalog of the collection of the collection Novacco, describes and depicts an exemplary devoid of the tablet, the likely first state of the plate.Paolo Forlani, a merchant of prints and engravings, born in Verona, is active in Venice between 1560 and 1574. His recordings, mostly geographic subject, were published by major publishers and printers Venetians; Forlani is important for the collaboration with Giacomo Gastaldi, of whom he recorded with 13 maps, and with Giovanni Francesco Bertelli Camocio and family. Through the dedication shown on the prints was possible to have interesting information about its business and to ascertain the existence of his shop for the marketing of seeds. Between 1566 and 1568 is active in "Merzaria to the sign of the column," and in 1569 "Merzaria in the library of the ship." After 1574 you lose the news of Paolo Forlani, who probably died during the plague that afflicted Venice between 1575 and 1576. Tooley, Maps in Italian Atlases, 600; Bella, Cartographia Rara, p. 46, 38. Nordenskiold, Facs Atlases, 53; Woodward, Paolo Forlani, 92. Dimensioni 400x290.
Rarissima carta dei Campi Flegrei. Nel cartiglio, in alto a sinistra, Explicatio aliquot locorum quae Puteolis spectantur. Segue una legenda di 20 luoghi notabili rappresentati nella mappa, e alla fine la firma ·N·V·A. formis Romae. Carta orientata da una rosa dei venti nel mare, priva di margine graduato e scala miliare. Replica romana della carta del Cartaro, realizzata dalla tipografia dell’editore di origini fiamminghe, Nicolas van Aelst. La carta è priva di data, ma è comunque riconducibile all’ultimo decennio del XVI secolo. Opera molto rara, che non ebbe ristampe, nota in quattro soli esemplari conservati alla British Library, alla Newberry Library, alla National Library of Malta e nella collezione Moreschi.Acquaforte e bulino, mm 377x497, impressa su carta vergata coeva con filigrana “giglio con monti nel doppio cerchio”, con margini, tracce di piega di carta perfettamente restaurate, margine inferiore sinistro aggiunto, nel complesso in ottimo stato di conservazione.Bibliografia: S. Bifolco - F. Ronca, tav. 132; A. Ganado, Description of a splendid collection of 950 maps and views of the sixteenth and seventeenth centuries at the National Library of Malta, p. 179, 202. Newberry Library Cartographic Catalog, 4F 345; R. Shirley, Maps in Atlases of the British Library. A descriptive Catalogue, pp. 381-384, 53; R.V. Tooley, Maps in Italian Atlases of the Sixteenth Century, 1939, pp. 12-47, n. 459. A very rare map of Campi Flegrei.At the top right, in a cartouche, Explicatio aliquot locorum quae Puteolis spectantur, a key of 20 places, and the signature N·V·A. formis Romae.Orientation through a compass rose in the sea. The map is a Roman replica of the Cartaro map, edited by the Flemish publisher Nicolas van Aelst. The map is undated, but it is to date back to the last decade of the sixteenth century. The work is very rare, just only editions is known and just four examples are preserved: in the British Library, the Newberry Library, the National Library of Malta and in the Moreschi collection.Etching and engraving, 377x497 mm, printed on contemporary laid paper with watermark "lily with mountains in a double circle", with margins, perfectly restored folds of paper, lower left margin added, overall in excellent condition.References: S. Bifolco - F. Ronca, tav. 132; A. Ganado, Description of a splendid collection of 950 maps and views of the sixteenth and seventeenth centuries at the National Library of Malta, p. 179, 202. Newberry Library Cartographic Catalog, 4F 345; R. Shirley, Maps in Atlases of the British Library. A descriptive Catalogue, pp. 381-384, 53; R.V. Tooley, Maps in Italian Atlases of the Sixteenth Century, 1939, pp. 12-47, n. 459.
Al centro, entro un cartiglio a forma di nastro svolazzante, il titolo: La Mirandola. In basso al centro, la firma dell’editore: Henricus van Schoel formis. Orientazione fornita ai lati dalle iniziali dei punti cardinali, il nord è a destra. Acquaforte e bulino. Bellissima prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “ancora nel cerchio con stella”, con margini, tracce di colla al verso, per il resto in eccellente stato di conservazione.Veduta prospettica della città, anonima; rappresenta il secondo assedio della città, del 1551. Alleata della Francia, e per questo avversa a Roma, la cittadella fu assediata da papa Giulio III nel mese di luglio del 1551. Difficile stabilire la datazione della lastra, che potrebbe derivare dall’opera di Bartélémy Bonhomme (Lione, 1557) oppure esserne il modello Appare evidente il collegamento di questa lastra con quella raffigurante l’assedio di Parma del 1551, anch’essa anonima. Le due lastre, all’incirca di formato identico, sono ascrivibili - per evidenti motivi stilistici - alla stessa mano. Nessun esemplare noto di questa veduta è privo dell’indirizzo di Giovanni Orlandi (o di quello di Van Schoel). Benevolo (1969) asserisce che la carta sia un originale del Salamanca ristampato poi da Orlandi. Si può identificare questa lastra con quella inserita nel catalogo della vedova di Giacomo Gherardi, Quintilia Lucidi, del 17-19 ottobre 1598 (n. 44 descritta come “la mirandola” incisa al verso de “la Veronica”). Possiamo quindi supporre che la matrice sia stata acquisita da Antonio Lafreri ed ereditata da Claudio Duchetti e infine dal Gherardi. Giovanni Orlandi acquisì il fondo calcografico del Duchetti da Quintilia Lucidi (atto del 25 giugno 1602) e ristampò la lastra apponendo la propria firma. Dopo il 1614 è datata l’edizione di Hendrick van Schoel. Nel catalogo della tipografia del fiammingo, redatto il 27 luglio 1622 dopo la morte dell’editore, sono presenti le opere di cartografia descritte sotto un’unica voce “Cosmografia pezzi numero 80.ottanta”. Le lastre vennero poi cedute a Francesco de Paoli, come documentato dall’inventario della vendita del 2 novembre 1633. Possibile quindi l’esistenza di un’ulteriore stesura della lastra, della quale tuttavia non abbiamo avuto riscontro. Al centro, entro un cartiglio a forma di nastro svolazzante, il titolo: La Mirandola. In basso al centro, la firma dell’editore: Henricus van Schoel formis. Orientazione fornita ai lati dalle iniziali dei punti cardinali, il nord è a destra. Acquaforte e bulino. Bellissima prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “ancora nel cerchio con stella”, con margini, tracce di colla al verso, per il resto in eccellente stato di conservazione.Veduta prospettica della città, anonima; rappresenta il secondo assedio della città, del 1551. Alleata della Francia, e per questo avversa a Roma, la cittadella fu assediata da papa Giulio III nel mese di luglio del 1551. Difficile stabilire la datazione della lastra, che potrebbe derivare dall’opera di Bartélémy Bonhomme (Lione, 1557) oppure esserne il modello Appare evidente il collegamento di questa lastra con quella raffigurante l’assedio di Parma del 1551, anch’essa anonima. Le due lastre, all’incirca di formato identico, sono ascrivibili - per evidenti motivi stilistici - alla stessa mano. Nessun esemplare noto di questa veduta è privo dell’indirizzo di Giovanni Orlandi (o di quello di Van Schoel). Benevolo (1969) asserisce che la carta sia un originale del Salamanca ristampato poi da Orlandi. Si può identificare questa lastra con quella inserita nel catalogo della vedova di Giacomo Gherardi, Quintilia Lucidi, del 17-19 ottobre 1598 (n. 44 descritta come “la mirandola” incisa al verso de “la Veronica”). Possiamo quindi supporre che la matrice sia stata acquisita da Antonio Lafreri ed ereditata da Claudio Duchetti e infine dal Gherardi. Giovanni Orlandi acquisì il fondo calcografico del Duchetti da Quintilia Lucidi (atto del 25 giugno 1602) e ristampò la lastra apponendo la propria firma. Dopo il 1614 è datata l’edizione di Hendrick van Schoel. Nel catalogo della tipografia del fiammingo, redatto il 27 luglio 1622 dopo la morte dell’editore, sono presenti le opere di cartografia descritte sotto un’unica voce “Cosmografia pezzi numero 80.ottanta”. Le lastre vennero poi cedute a Francesco de Paoli, come documentato dall’inventario della vendita del 2 novembre 1633. Possibile quindi l’esistenza di un’ulteriore stesura della lastra, della quale tuttavia non abbiamo avuto riscontro. Benevolo (1969): pp. 75-77, tav. XIII; Bifolco-Ronca (2014): n. 79; Bonasera (1979): p. 84, n. 9; Destombes (1970): n. 23a; Ganado (1994): III, n. 197 & VI, n. 119 & p. 212, n. 38
Magnifico esemplare del primo stato (di due, avanti l'indirizzo di Giovanni Orlandi) della pianta di Palermo disegnata da Orazio Maiocchi (Maiocco) ed incisa da Natale Bonifacio per l'editore Claudio Duchetti.Rarsissima opera, conosciuta attraverso solo 12 esemplari conservati nelle raccolte pubbliche di tutto il mondo (cfr. Bifolco-Ronca, 2018, tav. 1178). Pieni margini, in ottimo stato di conservazione. In alto al centro lo stemma imperiale della casa reale di Austria-Spagna. Nel cartiglio in alto a sinistra, sormontato dallo stemma dei Colonna-Orsini, si legge: All’Ill.mo et Eccel.mo S.or Marcantonio Colonna Vicerè di Sicilia. Palermo Citta principalissima nella Sicilia dotata non sola dalla fertilità et vaghezza naturale del sito, ma d’un sicurissimo porto, aiutato dall’arte; di edificij stupendi, tanto publici come privati, et d’altre cose notabili, che si rechiedeno per imbellire ogni gran città, poi chè dall’Eccellenza Vostra Ill.ma ha ricevuta la bella strada detta della Colonna, et vivendosj hora in essa sotto il suo regimento in ta[n]ta felicita, ben conviene che havendo io da mandare in luce il suo disegno, lo dedichj come faccio all’Eccel.za V[ost]ra, la supplico dunque si degni haver grato questo mio picciol dono, per la generosita dell’animo suo mentre humilmente la riverisco et migl’inchino. Marcho Duchetto. D.D. Nel cartiglio in alto a destra, sormontato dallo stemma della città, si legge: Quod solide hoc Regnum nunc regaliq[ue] columne Heret, quisq[ue] potest tutam traducere vitam; Ac cum Trinacria aeterno q[uam] foedere iuncta est Roma et seclorum stabili sic lege fatendum Hactenus ut felix sit terq[ue] quaterq[ue] beata Urbs hec, Barbaricas Romano et Principe ge[n]tes Comprinat, et claro Regum de sanguine natus Vexillo insignis Christi, Dux, atque triumpho ingressus patriam renovavit Secla Quirinj. 28. Lungo il margine inferiore è incisa una legenda numerica di 128 rimandi a luoghi e monumenti notabili, distribuita su quindici colonne. Seguono, nell’ultimo riquadro, i dettagli editoriali: Presbiter Horatius Maiocchus Inventor. Natalis Bonifatius Fecit. Romae Apud Claudij Duchetij Anno D[omi]n[i]. 1580. Orientazione fornita da una rosa dei venti nel mare, il nord-est è in basso. Opera priva di scala grafica. Acquaforte e bulino, dimensioni mm 420x560.Si tratta della prima pianta a stampa della città di Palermo. La proiezione assonometrica adottata, deriva da un modello già noto attraverso una più antica pianta manoscritta della città; questa impostazione avrà un successo straordinario, e sarà mantenuta in tutte le piante successive, sino al 1832. Disegnata da Orazio Maiocchi ed incisa da Natale Bonifacio, la carta è pubblicata a Roma da Claudio Duchetti. Secondo Valeria Bella (1980) esisterebbe una tiratura avanti il nome del Maiocchi, della quale tuttavia non abbiamo avuto riscontro. In ogni caso crediamo, considerata la datazione dell’opera, che potrebbe trattarsi di una prova di stampa edita dallo stesso Duchetti.La pianta è stata a lungo considerata perduta dalla bibliografia sulla regione, finchè nel 1962 fu ritrovato l’esemplare della collezione Basile, poi pubblicato da Benevolo, che descrive anche le copie elencate già da Tooley. In realtà l’opera è piuttosto diffusa nelle raccolte cartografiche del XVI secolo, come possiamo vedere dal numero di esemplari censiti. La lastra fu ereditata da Giacomo Gherardi ed è inserita nel catalogo redatto per conto della vedova Quintilia Lucidi, del 17-19 ottobre 1598 (n. 429 descritta come “Palermo”). La matrice venne acquisita, nel 1602, da Giovanni Orlandi che la ristampò inalterata con la sola aggiunta del proprio imprint; tale ristampa presenta la lastra tagliata sul lato sinistro di alcuni millimetri. Nel 1614, con il trasferimento di Orlandi a Napoli, la matrice fu ceduta a Hendrick van Schoel. Le lastre vennero poi cedute a Francesco de Paoli, come documentato dall’inventario della vendita del 2 novembr... First state (of two, before the address of Giovanni Orlandi) of the Palermo map designed by Orazio Maiocchi (Maiocco) and engraved by Natale Bonifacio for the publisher Claudio Duchetti.Very rare work, known through only 12 examples preserved in public collections all over the world (see Bifolco-Ronca, 2018, table 1178). Magnificient example, white margins, in excellent condition.At the center, the imperial coat of arms of the royal house of Austria-Spain. In the cartouche at the top left, surmounted by the coat of arms of the Colonna-Orsini, the dedication: All'Ill.mo et Eccel.mo S.or Marcantonio Colonna Vicerè di Sicilia. Palermo Citta principalissima nella Sicilia dotata non sola dalla fertilità et vaghezza naturale del sito, ma d’un sicurissimo porto, aiutato dall’arte; di edificij stupendi, tanto publici come privati, et d’altre cose notabili, che si rechiedeno per imbellire ogni gran città, poi chè dall’Eccellenza Vostra Ill.ma ha ricevuta la bella strada detta della Colonna, et vivendosj hora in essa sotto il suo regimento in ta[n]ta felicita, ben conviene che havendo io da mandare in luce il suo disegno, lo dedichj come faccio all’Eccel.za V[ost]ra, la supplico dunque si degni haver grato questo mio picciol dono, per la generosita dell’animo suo mentre humilmente la riverisco et migl’inchino. Marcho Duchetto. D.D. Nel cartiglio in alto a destra, sormontato dallo stemma della città, si legge: Quod solide hoc Regnum nunc regaliq[ue] columne Heret, quisq[ue] potest tutam traducere vitam; Ac cum Trinacria aeterno q[uam] foedere iuncta est Roma et seclorum stabili sic lege fatendum Hactenus ut felix sit terq[ue] quaterq[ue] beata Urbs hec, Barbaricas Romano et Principe ge[n]tes Comprinat, et claro Regum de sanguine natus Vexillo insignis Christi, Dux, atque triumpho ingressus patriam renovavit Secla Quirinj. 28.At bottom margin a numerical key of 128 references to notable places and monuments, distributed on 15 columns. In the last cartouche, the editorial details : Presbiter Horatius Maiocchus Inventor. Natalis Bonifatius Fecit. Romae Apud Claudij Duchetij Anno D[omi]n[i]. 1580. Orientation provided by a compass rose in the sea, North-East is below; without graphic scale. Etching and engraving, dimensions 420x560 mm.This is the first printed map of the city of Palermo.Bibliography: Cartografia Rara (1986): n. 95; Christie’s (1998): n. 1068; Christie’s (2012): n. 55; Destombes (1970): nn. 89-89a; Edwards (1933): n. 79; Ganado (1994): VI, n. 57 & p. 214, n. 76; Barbera Azzarello (1980): vol. 1, n. 10 e vol. 2, tav. 10; Benevolo (1969): pp. 87-89, tav. XVIII; La Duca (1975); L’Immagine delle città italiane (1998): pp. 164-165, n. 61; Marcellino (1947): pp. 199-233; Pagani (2012): p. 82; Tooley (1939): nn. 431-432; Tooley (1983): nn. 432a, 440a. Bifolco-Ronca (2018): tav. 1178, I/II.
In alto, nel riquadro a destra, il titolo: LA MAGNIFICA CITTA’ DI BRESCIA Brescia città nobiliss.a frà l’altre della bell’Italia, siede nella Lo[m]bardia di là dal Pò, già Gallia Transpadana; sono discordi gli auttori antichi circa l’edificatione, et denominatione di lei, perché alcuni ad Hercole, altri a Brinome che da se così la chiamò, alcuni a Troiani quali dopo la vittoria havuta di Turno quivi passando la fabricorno, nominandola Altilia, altri a Thrace che Thracia et altri a i Galli Cenomani seguaci di Brenno quali addimandaronla Brescia l’attribuiscono: consentono i moderni che Brescia s’appelli dalla parola Brithe che vuol dire Albero che s’allegri per il peso dè suoi frutti alludendo alla fertilità del terreno, et felicità del clima suo ch’è sottoposto allo Scorpione, Ella ricevè la fede dalle predicationi di S. Appollinare discepolo di S. Pietro, stette sotto l’i[m]perio Romano sin che durò la m.ca di lui, poscia fatta soggetta de Gothi quali la distrussero, passò sotto ai Franzesi dà quali per mano di Namo hebbe qual famoso Oriflam[m]a che sin al di d’hoggi con tanta veneratione ella conserva; Acquistata indi la libertà la perde poi sotto a Scaligeri, et Visconti. Datasi in fine al Senato Venetiano, con tanta felicità sotto di lui si riposa, che colma d’arti et di richezze, non sembia haver patito mal’alcuno giamai; E’ la città ripiena di famosa nobiltà et di popolo industrioso, ornata di superbi edificij, tra quali un Castello insepugnabile et un sontuoso palazzo publico, abondanta di tutte le cose necessarie a l’uso humano. Hà partorito in ogni tempo huomini illustri in santità, così nelle lettere et nell’armi. E’ irrigata da chiariss.e acque, oltre il fiume della Garza che scorre[n]do p[er] lei bagna fecondamente i suoi campi. Il Territorio suo è fertilissimo. Ha molti Laghi, et miniere di ferro, et di Rame da quali cava utile grandiss.o, E’ inso[m]ma il sudetto territorio di longhezza di miglia cento, et di larghezza miglia cinquanta, ripieno di molti Laghi, Monti, Colli, Valli, contrade, Ville, et Castelli, habitate da popoli industriosi sparse in esso che pochi territorij delle molte città d’Italia possono entrar seco a paragone. A sinistra: ADMONDUM EXCELL.TI PHILOSOPHIAE MEDICINEO DOCTORI D. PETRO DE BRESSANIS. Io Orlandus dicavit. In basso al centro, troviamo l’imprint editoriale Henricus Van schoel. for. Lungo il bordo a sinistra una legenda numerica disposta su quattordici colonne di 134 rimandi a luoghi e monumenti notabili. Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei venti TRAMONTANA, MEZODI, LEVANTE, PONENTE, il nord in alto. Rarissima e importante pianta della città di Brescia, derivazione dell’opera di Donato Rascicotti edita nel 1599 (cfr. Fontanella-Nova, Piante e vedute a stampa di Brescia, 2009, pp. 26-27, n. 8), pubblicata a Roma da Giovanni Orlandi nel 1608. Dal punto di vista cartografico non vi sono cambiamenti; in sostanza si tratta di una replica destinata al mercato calcografico romano. “La pianta, molto ben curata, riporta in alto a destra il titolo La Magnifica Città di Brescia e 26 righe di legenda. In alto a sinistra, invece, compare la dedica dell’Orlandi al dottore in medicina e filosofo Pietro de Brescianis. […] La pianta, realizzata con la tecnica dell’acquaforte, deriva da quella pubblicata dal Rascicotti e fu inserita ad impreziosire anche altre opere geografiche e cartografiche come il Theatrum praecipuarum totius mundi urbium (1618) ed alcune edizioni illustrate da Enricus van Schoel” (cfr. Fontanella-Nova, ibid. p. 37, n. 14). Tuttavia, ci sentiamo di dissentire totalmente; si può affermare con assoluta certezza che la pianta di Orlandi non venne mai inserita in nessuna pubblicazione, tantomeno in fantomatiche edizioni del fiammingo Hendrick van Schoel. Nel 1614, con il trasferimento di Orlandi a Napoli, la matrice fu ceduta a Van Schoel, che la ristampa, sempre come singola ... At the top, in the frame on the right, the title: LA MAGNIFICA CITTA’ DI BRESCIA Brescia città nobiliss.a frà l’altre della bell’Italia, siede nella Lo[m]bardia di là dal Pò, già Gallia Transpadana; sono discordi gli auttori antichi circa l’edificatione, et denominatione di lei, perché alcuni ad Hercole, altri a Brinome che da se così la chiamò, alcuni a Troiani quali dopo la vittoria havuta di Turno quivi passando la fabricorno, nominandola Altilia, altri a Thrace che Thracia et altri a i Galli Cenomani seguaci di Brenno quali addimandaronla Brescia l’attribuiscono: consentono i moderni che Brescia s’appelli dalla parola Brithe che vuol dire Albero che s’allegri per il peso dè suoi frutti alludendo alla fertilità del terreno, et felicità del clima suo ch’è sottoposto allo Scorpione, Ella ricevè la fede dalle predicationi di S. Appollinare discepolo di S. Pietro, stette sotto l’i[m]perio Romano sin che durò la m.ca di lui, poscia fatta soggetta de Gothi quali la distrussero, passò sotto ai Franzesi dà quali per mano di Namo hebbe qual famoso Oriflam[m]a che sin al di d’hoggi con tanta veneratione ella conserva; Acquistata indi la libertà la perde poi sotto a Scaligeri, et Visconti. Datasi in fine al Senato Venetiano, con tanta felicità sotto di lui si riposa, che colma d’arti et di richezze, non sembia haver patito mal’alcuno giamai; E’ la città ripiena di famosa nobiltà et di popolo industrioso, ornata di superbi edificij, tra quali un Castello insepugnabile et un sontuoso palazzo publico, abondanta di tutte le cose necessarie a l’uso humano. Hà partorito in ogni tempo huomini illustri in santità, così nelle lettere et nell’armi. E’ irrigata da chiariss.e acque, oltre il fiume della Garza che scorre[n]do p[er] lei bagna fecondamente i suoi campi. Il Territorio suo è fertilissimo. Ha molti Laghi, et miniere di ferro, et di Rame da quali cava utile grandiss.o, E’ inso[m]ma il sudetto territorio di longhezza di miglia cento, et di larghezza miglia cinquanta, ripieno di molti Laghi, Monti, Colli, Valli, contrade, Ville, et Castelli, habitate da popoli industriosi sparse in esso che pochi territorij delle molte città d’Italia possono entrar seco a paragone.. To the left: ADMONDUM EXCELL.TI PHILOSOPHIAE MEDICINEO DOCTORI D. PETRO DE BRESSANIS. Io Orlandus dicavit. At the bottom center, we find the editorial imprint Henricus Van schoel. for. Along the left edge a numerical legend arranged on fourteen columns of 134 references to places and monuments notable. Orientation in the four sides in the center with the name of the winds TRAMONTANA, MEZODI, LEVANTE, PONENTE, the north at the top. Very rare and important map of the city of Brescia, a derivation of the work of Donato Rascicotti published in 1599 (see Fontanella-Nova, Piante e vedute a stampa di Brescia, 2009, pp. 26-27, n. 8), published in Rome by Giovanni Orlandi in 1608. From the cartographic point of view there are no changes; in essence it is a replica intended for the Roman chalcographic market. “La pianta, molto ben curata, riporta in alto a destra il titolo La Magnifica Città di Brescia e 26 righe di legenda. In alto a sinistra, invece, compare la dedica dell’Orlandi al dottore in medicina e filosofo Pietro de Brescianis. […] La pianta, realizzata con la tecnica dell’acquaforte, deriva da quella pubblicata dal Rascicotti e fu inserita ad impreziosire anche altre opere geografiche e cartografiche come il Theatrum praecipuarum totius mundi urbium (1618) ed alcune edizioni illustrate da Enricus van Schoel” (cfr. Fontanella-Nova, ibid. p. 37, n. 14). However, we would like to disagree completely; it can be stated with absolute certainty that Orlandi's map was never included in any publication, let alone in phantom editions by Hendrick van Schoel. In 1614, when Orlandi moved to Naples, the palte was bought by Van Schoel, who reprinted it, again as a single publication. The reprint, like...
In alto al centro, nel riquadro centrale contenente la pianta prospettica della città, si trova inciso il titolo: La città di Napoli: Circondano la pianta 17 vedute raffiguranti luoghi della città e le isole di Ischia e di Procida. In basso al centro è inciso un cartiglio, privo id iscrizioni. Sotto la veduta prospettica si trova una legenda numerica composta da 85 rimandi a luoghi notabili della città. Nell’angolo inferiore destro l’imprint editoriale: Si Stampano, e si vendono dal Stampator Paci a S. Biagio Maggiore. Acquaforte.Bellissima prova, impressa su carta vergata coeva priva di filigrana, con margini, finemente colorata a mano, in ottimo stato di conservazione. Leggere pieghe di carta nella parte inferiore destra.Sconosciuta pianta prospettica della città di Napoli, stampata dall’editore e libraio napoletano Giovanni Francesco Paci. L’opera si presenta priva di data, ma l’attività editoriale dell’editore Giovan Fancesco Paci (con sede in Napoli in S. Biagio dei Librai) la colloca all’ultimo decennio del XVII secolo.Per l’analisi di questa carta, non descritta in nessuna delle bibliografie sulla città da noi consultate, non si può prescindere dall’esame della nota carta “gemella” di Paolo Petrini (anch’egli stampatore a S. Biagio dei Librari in Napoli), datata dai repertori al 1696-98 (cfr. Bellucci-Valerio, n. 97).Dal punto di vista cartografico le due opere derivano dalla grande pianta prospettica di Alessandro Baratta (1627 e successive repliche).Le vedute che circondano la pianta prospettica (in entrambe le opere) sono invece disegnate da Francesco Cassiano da Silva, un milanese di origine spagnola che si trovava a Napoli da circa il 1691 e che fu l’artefice del disegno delle vedute pubblicate da Giovan Battista Pacichelli nell’opera Il Regno di Napoli in prospettiva (1703).Le ipotesi che si possono formulare rispetto a questa pianta prospettica di Giovanni Francesco Paci sono due: o prototipo dell’opera di Petrini, o copia e volgarizzazione della stessa.In entrambi i casi la datazione delle due opere deve essere quasi la stessa.Propendiamo per assegnare a questa lastra di Giovanni Francesco Paci il titolo di prototipo di questa tipologia di pianta prospettica. L’estrema rarità dell’opera potrebbe essere spiegata dal fallito tentativo di trovare un dedicatario per la stessa, come dimostra l’assenza di iscrizioni nel cartiglio in basso.Magnifico esemplare di questa rarissima iconografia di Napoli.Bibliografia: non descritta. Per la carta di Paolo Petrini, cfr. Bellucci-Valerio, piante e vedute di napoli dal 1600 al 1699, 2007, pp. 162-163, n. 97. At the top center, in the central panel containing the perspective plan of the city, is engraved the title: La città di Napoli: Surround the plant 17 views of places of the city and the islands of Ischia and Procida.At the bottom of the center a cartouche with no inscriptions. Under the perspective view is a numerical legend with 85 references. In the lower right corner the editorial imprint: Si Stampano, e si vendono dal Stampator Paci a S. Biagio Maggiore. Etching with fine later hand colour, with margins, very good conditions.Unknown.
In 4 custodie ottocentesche in cart. rigido con titoli manoscritti su tasselli contenenti tutte le parti applicate su tela di cui si compone la grande carta corografica del Tirolo incisa in rame. L’intera carta è composta da 20 parti suddivise in 180 segmenti di cm. 19 x 15, così che la misura complessiva è di cm. 230 x 220. Con grandi cartigli decorativi. Esemplare in ottimo stato di conservazione e con un’inchiostratura assai fresca. Alcune sezioni con una patina appena più chiara. L’insieme viene completato da una carta supplementare di cm 58 x 44 che riassume in dimensioni ridotte l’esemplare maggiore. Celebre impresa cartografica; la più affascinante raffigurazione del Tirolo conosciuta come ”Atlas Tyrolensis”. La carta disegnata da Peter Anich e Blasius Hueber costituisce per la sua innovatività un salto evolutivo nella scienza cartografica. In essa sono riunite le caratteristiche di bellezza e decoratività delle vecchie carte assieme alla precisione del rilevamento. E’ considerata come la prima carta topografica unitariamente concepita in Europa. Per ottenere tale qualità e precisione i due “agrimensori” lavorarono a lungo sul campo. Dal momento in cui Maria Teresa d’Austria decise di commissionarne ad Anich la stesura al momento in cui l’incisore viennese J.E. Mannsfeld si ritrovò il materiale definitivo da sistemare, disegnare e trasferire sulle carte, passarono oltre dieci anni. Nel frattempo la vita di Anich si era spenta a causa degli sforzi estremi e delle condizioni climatiche in cui il misuratore aveva dovuto passare forse troppo tempo. L’ottimo risultato raggiunto è dato soprattutto dal felice connubio di attitudini che così si riassume: Anich eccelleva per precisione e per novità dei mezzi usati nella misurazione, Hueber per la capacità plastica di rendere e collezionare per sé e per altri i racconti di viaggio. Alcune delle lettere scritte da Hueber durante il periodo di rilevamento sono esemplari per comprendere questo suo atteggiamento e di grande interesse per la conoscenza delle comunità contadine dell’epoca.
46680aafGenève, Jean-Léonard Pellet, 1780 (i.e. April 1781), in-4°, 4 (de 5) front. dont le portrait de l'auteur, avec atlas de 2 ff. + 28 p. + 23 tables dont 12 repl., 50 doubles cartes (num. 1 à 49 plus 17bis), qqs traces d'eau et de lég. taches princip. marginales plus fortes vers la fin du tome 4, belles reliures en veau marbré à nerfs, dos richement ornés en or, pièces de titre et tomaison bordeaux et vertes aux dos, encadrement d'un triple filet doré sur les plats, qqs frottements , tranches marbrées, restaurations professionelles aux reliures.
Rara veduta prospettica, a volo d'uccello, della città di Napoli.La pianta del Bertelli deriva da un modello disegnato da Etienne Duperac edita a Roma nel 1566.Priva di data, la pianta del Bertelli risale al 1570-1575 circa.Rappresenta il primo segnale di favore che incontrerà il modello di Duperac nell'ambito del mercato delle stampe, ed è molto simile alla più comune deriavazione pubbicata ad Anversa nel Theatrum Civitatum di Braun e Hogenberg.Nel cartiglio: "Ill(ustrissim)o Sig.(no)re Vincenzo Pincelli |volendo io mandare a nuova stampa la nobil| et gentil Citta' di Napoli con li suoi | Moli, Porti, Chiese, Seggi, Palazzi, Piaz |ze, Strade, Fonti et altre cose notabili di | quella patria, ho voluto che la sia in luce | fatto il nome di Vostra Illu(strissi)ma Sig(no)ria Qual | havendola fatta imprimere un Serv (ito)re di quella Conoscer possa quanto desidera | di servarla Magnificarla et exaltarla | alla quale Reverentemente gli bacia le Mani. | D.B."Sotto la pianta, legenda numerica di 74 voci,distribuita su 13 colonne.Magnifico esemplare, con margini, tracce di pieghe orrizontali e verticali, in ottimo stato di conservazione.Bibliografia: Almagià (1927): n. 95; Christie’s Pa (2006): n. 248; Destombes (1970): n. 80; Dzikowski (1940): n. 99; Ganado (1982): n. 86; Kraus (1972): n. 100; Meurer (2002): n. 185; National Maritime Museum (1971): n. 150; Ruge (1904-16): IV, n. 87.72; Sotheby’s (1998): n. 190; Tavernari (2014): n. 96; Pane-Valerio (1988): pp. 60-61, n. 13; Tooley (1939): n. 410; Valerio (1998): n. 13.Censimento: Firenze, Marucelliana; Greenwich, National Maritime Museum; Londra, British Library; Modena, Biblioteca Estense; Monaco di Baviera, Bayerische StaatsBibliothek; Parigi, Bibliothèque Nationale; Roma, Casanatense; Vilnius, University Library; Wolfegg, Bibliothek Schloss A work of great rarity and of particular interest in the context of the sixteenth century Italian engraving, the map published by Donato Bertelli modeled, with great precision, the Duperac map's published in Rome in 1566. Of which can be defined as a replica of Venice, and dated between 1570 and the 1575. It represents the first sign of favor that will meet the Duperac within the print market, and is very similar to the more common derivation of Theatrum Civitatum by Braun and Hogenberg, printed in Antwerp. Lower left corner in a cartouche: "Ill(ustrissim)o Sig.(no)re Vincenzo Pincelli |volendo io mandare a nuova stampa la nobil| et gentil Citta' di Napoli con li suoi | Moli, Porti, Chiese, Seggi, Palazzi, Piaz |ze, Strade, Fonti et altre cose notabili di | quella patria, ho voluto che la sia in luce | fatto il nome di Vostra Illu(strissi)ma Sig(no)ria Qual | havendola fatta imprimere un Serv (ito)re di quella Conoscer possa quanto desidera | di servarla Magnificarla et exaltarla | alla quale Reverentemente gli bacia le Mani. | D.B."Under the plan a legend, 13 columns, with reference numbers, 1-74.Magnificent example, with margins, small folds, in good condition.Bibliografia: Almagià (1927): n. 95; Christie’s Pa (2006): n. 248; Destombes (1970): n. 80; Dzikowski (1940): n. 99; Ganado (1982): n. 86; Kraus (1972): n. 100; Meurer (2002): n. 185; National Maritime Museum (1971): n. 150; Ruge (1904-16): IV, n. 87.72; Sotheby’s (1998): n. 190; Tavernari (2014): n. 96; Pane-Valerio (1988): pp. 60-61, n. 13; Tooley (1939): n. 410; Valerio (1998): n. 13.Censimento: Firenze, Marucelliana; Greenwich, National Maritime Museum; Londra, British Library; Modena, Biblioteca Estense; Monaco di Baviera, Bayerische StaatsBibliothek; Parigi, Bibliothèque Nationale; Roma, Casanatense; Vilnius, University Library; Wolfegg, Bibliothek Schloss
Rarissima pianta prospettica della città, incisa dal milanese Ambrogio Brambilla per l'editore Claudio Duchetti. La prima edizione della lastra viene alla luce nel 1585, mentre questo esemplare è della tiratura di Giovanni Orlandi, del 1602.La pianta è di incredibile rarità. Sono noti 3 esemplari della tiratura originale ed uno solo di quella di Orlandi, conservato allla ex Calcografia di Roma.Descrizione tratta da Bifolco-Ronca, "Cartografia e topografia italiana del XVI secolo. Catalogo ragionato delle opere a stampa" (pubblicazione prevista per febbraio 2018).Titolo & iscrizioni In alto al centro lungo il bordo ALGIERI. Nella tavola diversi nomi di località. Nel margine inferiore su sei colonne 71 rimandi, 23 indicati con lettere e 48 con numeri, a seguito Romae Claudij ducheti formis 1585 Ambrosius Brambilla fecit e la Schala di passa cinquanta pari a mm 17. Nel mare una rosa dei venti con il nord-est in basso. Acquaforte e bulino mm 393x522.Stati & edizioni: 1°: come descritto Romae Claudij ducheti formis 1585.2°: aggiunto l’imprint Ioannes Orlandi formis roma 1602. La data originaria in basso (1585) è maldestramente corretta in 1602, con l’ultima cifra che tuttavia rimane più simile ad un 5.Bibliografia: a) Ganado (1994): VI, n. 13.b) Tooley (1983): n. 101a. Censimento: 1°: Chicago, Newberry Library; Malta, National Library; Parigi, Bibliothèque Nationale. 2°: Roma, Istituto Centrale per la Grafica. A very rare bird's-eye view of Algeri, engraved by Ambrogio Brambilla and published by Claudio Duchetti.Example of the second state, with the address by Giovanni Orlandi and date 1602.The first issue of the plate is dated 1585 the year of the death of Claudio Duchetti. The map is very rare, only 3 examples of the firts state are known.The plate was later bought by Giovanni Orlandi, and re issued i(1602). ONLY ONE EXAMPLE of this issue in known.Copperplate, with small margins, good conditions. VERY RARE.Literature: Ganado (1994): VI, n. 13; Tooley (1983): n. 101a. Known Examples: 1st state: Chicago, Newberry Library; Malta, National Library; Parigi, Bibliothèque Nationale. 2nd state: Roma, Istituto Centrale per la Grafica.
RARISSIMO SECONDO STATO DELLA LASTRA edito da Francesco Valegio nel 1616, che, oltre alle varianti nel cartiglio, mostra numerosi cambiamenti nella toponomastica. Fu infatti aggiornata con l’aggiunta di due importanti città fortificate sorte durante la lunga guerra tra con l’Impero Ottomano (1493-1593). Sono, infatti, rappresebtate le città di Sisak (denominata Sicia) e Karlovac (denominata Carlista e fondata nel 1579). In un cartiglio ornato posto all’angolo inferiore sinistro si trova il titolo: NOVA DISCRITTIONE DELA DALMATIA, ET CROVATIA. M.D.LXV. Ferando Bertelli exc in Venetia. Sempre nel cartiglio è contenuta la Scala di Miglia Italiani (30 miglia, pari a mm 41). Orientazione fornita dal nome dei venti nei lati al centro: TRAMONTANA, OSTRO, LEVANTE, PONENTE, il nord è in alto. Graduazione ai margini di 6’ in 6’, da 44° a 47° di latitudine e da 35° 12’ a 42° di longitudine (da 35° 5' a 42° 6' lato in alto). La carta raffigura parte del Friuli, la Slovenia, la Croazia e parte della Bosnia. Dal punto di vista cartografico, deriva dalla Geographia particolare d’una gran parte dell’Europa, (1560) compilata da Giacomo Gastaldi, anche se Ferrando Bertelli si rifà al NOVO DISSEGNO DELLA DALMATIA ET CROVATIA. M.D.L XIII che Giovanni Francesco Camocio pubblica nel 1563. David Woodward attribuisce la paternità di entrambe le incisioni a Paolo Forlani. “A soli due anni dall’originale di Camocio, Ferrando Bertelli pubblica una replica della carta della Dalmazia del 1563, sempre basata sul modello del Gastaldi. Non particolarmente riuscita, mostra solo leggere differenze stilistiche ed omissione dei segni distintivi delle sedi vescovili nella carta del Camocio. Woodward attribuisce anche l’incisione di questa lastra a Paolo Forlani. A giudicare dal notevole numero di copie censite, la mappa del Bertelli ebbe un successo editoriale maggiore rispetto al suo prototipo. Nel catalogo della tipografia di Antonio Lafreri (n. 40) è elencata una “Dalmatia & Croatia” che potrebbe identificarsi con questa carta, presente in diverse raccolte cinquecentesche che recano il frontespizio Tavole Moderne di Geografia dell’editore francese. È plausibile che il Lafreri avesse una sorta di diritto alla vendita dell’opera per la città di Roma. Di questa lastra è nota una rara ristampa di Francesco Valegio (1616) che, oltre alle varianti nel cartiglio, mostra numerosi cambiamenti nella toponomastica. Fu, infatti, aggiornata con l’aggiunta di due importanti città fortificate sorte durante la lunga guerra con l’Impero Ottomano (1493-1593): Sisak (denominata Sicia) e Karlovac (denominata Carlista e fondata nel 1579)” (cfr. Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 1326). Acquaforte e bulino, firmata in lastra nel cartiglio in basso a sinistra dall’editore Ferrando Bertelli. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con margini, in ottimo stato di conservazione. Rarissima. Bibliografia S. Bifolco – F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, (2018), p. 1326, n. 587, I/II; Almagià (1927): n. 45; Meurer (2002): n. 42; Almagià (1929): tav. XXXV; Bifolco-Ronca (2014): n. 74; Cartografia Rara (1986): n. 37; Lago-Rossit (1981): tav. XXV; Lago (1994): p. 342, fig. 29 e p. 346, fig. 33; Lago (1998): n. 98 & 99; Novak (2005): p. 47, fig. 2; Tooley (1939): n. 188; Woodward (1990): n. 40. THE VERY RARE SECOND ISSUE OF THE MAP, by Francesco Valegio (1616), which in addition to variants in the cartouche shows many changes in toponomastics. It was updated with the addition of two important fortified cities that arose during the long war with the Ottoman Empire (1493-1593). The cities of Sisak (called Sicia) and Karlovac (named Carlista and founded in 1579) are reported. In an ornate cartouche placed in the lower left corner is the title: NOVA DISCRITTIONE DELA DALMATIA, ET CROVATIA. M.D.LXV. Ferando Bertelli exc in Venetia. Also in the cartouche is the Italian Mile Scale (30 miles, equal to mm 41). Orientation provided by the names of the winds in the sides in the center: TRAMONTANA, OSTRO, LEVANTE, PONENTE, north being at the top. Graduation in 6' margins, 44° to 47° latitude and 35° 12' to 42° longitude (35° 5' to 42° 6' side up). The map depicts part of Friuli, Slovenia, Croatia, and part of Bosnia. Cartographically, it is derived from the Geographia particolare d'una gran parte dell'Europa, (1560) compiled by Giacomo Gastaldi, although Ferrando Bertelli refers to the NOVO DISSEGNO DELLA DALMATIA ET CROVATIA. M.D.L XIII that Giovanni Francesco Camocio published in 1563. David Woodward attributes the authorship of both engravings to Paolo Forlani. “Only two years after Camocio’s original, Ferrando Bertelli published a replica of the 1563 map of Dalmatia, again based on Gastaldi’s model. Not particularly successful, it shows only slight stylistic differences and omission of the distinctive marks of the bishoprics in Camocio’s map. Woodward also attributes the engraving of this plate to Paolo Forlani. Judging by the considerable number of copies surveyed, Bertelli's map had greater editorial success than its prototype. Antonio Lafreri’s printer’s catalog (no. 40) lists a Dalmatia & Croatia that could be identified with this map, found in several sixteenth-century collections bearing the frontispiece Tavole Moderne di Geografia by the French publisher. It is plausible that Lafreri had some sort of right to the sale of the work for the city of Rome. A rare reprint by Francesco Valegio (1616) is known of this plate, which, in addition to variations in the cartouche, shows numerous changes in the toponymy. It was, in fact, updated with the addition of two important fortified cities that arose during the long war with the Ottoman Empire (1493-1593): Sisak (named Sicia) and Karlovac (named Carlista and founded in 1579)” (see Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 1326). Etching and engraving, signed in plate in the cartouche at lower left by publisher Ferrando Bertelli. Magnificent proof, printed on contemporary laid paper, with margins, in very good condition. Very rare. Bibliografia S. Bifolco – F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, (2018), p. 1326, n. 587, II/II; Almagià (1927): n. 45; Meurer (2002): n. 42; Almagià (1929): tav. XXXV; Bifolco-Ronca (2014): n. 74; Cartografia Rara (1986): n. 37; Lago-Rossit (1981): tav. XXV; Lago (1994): p. 342, fig. 29 e p. 346, fig. 33; Lago (1998): n. 98 & 99; Novak (2005): p. 47, fig. 2; Tooley (1939): n. 188; Woodward (1990): n. 40.
In alto al centro, a caratteri grandi ed interrotto dall’isola di Murano, è inciso il titolo: VENETIA. Nella parte inferiore della tavola sono incise le vedute di Piazzetta S. Marco e del ponte di Rialto. Ai lati della vignetta centrale si trova una legenda alfanumerica di 203 rimandi (I-XXXV e 1-170, ma sono mancanti i numeri XIV e 66) distribuita su sei colonne. I primi 34 nomi, contrassegnati con numeri romani, sono intitolati NOME DE IRII PRINCIPALI, una descrizione dei canali della città. Seguono TUTTE le contrade overo parochie, 169 rimandi contrassegnati con numeri arabi a contrade o parrocchie e chiese. Sulla tavola sono presenti alcune indicazioni toponomastiche. Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei venti: TRAMONTANA, OSTRO, LEVANTE, PONENTE, il nord è in alto. Pianta prospettica della città, anonima, priva di data ed indicazioni editoriali nella sua prima stesura, finora sconosciuta alla letteratura e qui per la prima volta pubblicata. Si tratta di una replica della pianta incisa da Giacomo Franco nel 1597; come nota giustamente Cassini sono presenti nella tavola “perfino certi preziosismi calligrafici così cari al Franco”. Si potrebbe pensare, pertanto, anche ad un’ulteriore versione dello stesso autore. In basso al centro sono rappresentate le vedute di San Marco e del Ponte di Rialto, già presenti nella pianta di Bernardo Salvioni (1597) che l’autore di questa lastra potrebbe forse aver esaminato. La datazione dell’opera, quindi, è sicuramente successiva al 1597. Schulz fa notare come siano indicati sia il toponimo del Redentore che delle Zitelle, ma manchi poi il disegno dell’edificio sulla pianta. La matrice conosce una prima ristampa (che finora era considerata come il primo stato della lastra) per i torchi della tipografia di Francesco Valegio e Catarin Doino. Questa tiratura può essere ricondotta al 1611 circa, anno dell’unica incisione datata nota della tipografia. Il terzo stato della lastra reca solo il nome del Valegio; tale tiratura deve essere successiva al 1614, anno in cui terminò il sodalizio editoriale con il Doino. Nel 1622 la lastra fu usata dall’editore Nicolò Misserini, che la inserì in un foglio volante composto dalla pianta (corpus centrale), da due strisce incise raffiguranti 94 dogi (da Paolo Lucio Anafesto a Francesco Contarini) recanti l’imprint Francesco Vallegio et forma in Venetia, e da un foglio tipografico che fornisce delle indicazioni storico-geografiche sulla città. Entrambi gli imprint del Valegio, sia quello nella pianta che quello nella tavola raffigurante i dogi, sono leggibili ma chiaramente abrasi, segno che le due matrici erano ormai passate di mano. La tavola dei dogi era stata prodotta dal Valegio durante il regno di Leonardo Donà (1606-12) e pertanto la lastra fu aggiornata con l’aggiunta dei ritratti degli ultimi cinque dogi in basso a destra. Proprio dall’ultimo doge ritratto, Francesco Contarini (1623-24) si ricava la datazione di questa edizione, sicuramente anteriore al 1625. La sola lastra della pianta fu poi ristampata nel corso del XVII secolo da Stefano Scolari, Domenico Lovisa e Giovanni Antonelli. Esemplare nel quinto stato di sette descritto in Bifolco-Ronca, con l’indirizzo di Stefano Mozzi Scolari aggiunto in basso a destra. Tiratura databile tra il 1640 e il 1660. Acquaforte e bulino, impressa su carta vergata coeva, con margini, in ottimo stato di conservazione. Magnifica e rara pianta prospettica di Venezia. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, tav. 1273, V/VII; Bury (2001): p. 181, n 118; Cassini (1971): n. 30; Moretto (2001): nn. 53, 110; Nagler, (1911): XVIII, p. 154; Schulz (1970): p. 61, nn. 60-63. At the top center, in large letters and interrupted by the island of Murano, is engraved the title: VENETIA. In the lower part of the table are engraved views of Piazzetta S. Marco and the Rialto bridge. On the sides of the central vignette there is an alphanumeric legend of 203 cross-references (I-XXXV and 1-170, but the numbers XIV and 66 are missing) distributed over six columns. The first 34 names, marked with Roman numerals, are entitled NOME DE IRII PRINCIPALI, a description of the city's canals. This is followed by ALL contrade overo parochie, 169 cross-references marked with Arabic numbers to contrade or parishes and churches. On the table there are some toponymic indications. Orientation in the four sides in the center with the name of the winds: TRAMONTANA, OSTRO, LEVANTE, PONENTE, the north is at the top. Perspective plan of the city, anonymous, without date and editorial indications in its first issue, so far unknown to the literature. It is a replica of the map engraved by Giacomo Franco in 1597; as Cassini rightly notes, "calligraphic preciousnesses so dear to Franco" are present in the map. One could think, therefore, also to a further version of the same author. In the lower center are represented the views of San Marco and the Rialto Bridge, already present in the plan of Bernardo Salvioni (1597) that the author of this plate could perhaps have examined. The dating of the work, therefore, is certainly after 1597. Schulz points out that both the toponym of the Redentore and of the Zitelle are indicated, but the drawing of the building on the plan is missing. The plate knows a first reprinting (which until now was considered as the first state of the plate) for the press of the typography of Francesco Valegio and Catarin Doino. This printing can be traced back to about 1611, the year of the only known dated engraving of the printing house. The third state of the plate bears only the name of Valegio; this issue must be later than 1614, the year in which the publishing partnership with Doino ended. In 1622 the plate was used by the publisher Nicolò Misserini, who inserted it in a flyleaf composed of the plan (central corpus), two engraved strips depicting 94 doges (from Paolo Lucio Anafesto to Francesco Contarini) bearing the imprint Francesco Vallegio et forma in Venetia, and a typographical sheet that provides historical and geographical information about the city. Both Valegio's imprints, both the one on the plan and the one on the table depicting the doges, are legible but clearly abraded, a sign that the two plates had already changed hands. The table of the doges had been produced by Valegio during the reign of Leonardo Donà (1606-12) and therefore the plate was updated with the addition of the portraits of the last five doges in the lower right corner. It is precisely from the last doge portrayed, Francesco Contarini (1623-24) that we derive the date of this edition, certainly prior to 1625. The only plate of the map was then reprinted during the seventeenth century by Stefano Scolari, Domenico Lovisa and Giovanni Antonelli. Our example is of fifth state of seven described in Bifolco-Ronca, with the address of Stefano Mozzi Scolari added at lower right. Circulation dated between 1640 and 1660. Etching and engraving, impressed on contemporary laid paper, with margins, in excellent condition. Magnificent and rare perspective map of Venice. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, tav. 1273, V/VII; Bury (2001): p. 181, n 118; Cassini (1971): n. 30; Moretto (2001): nn. 53, 110; Nagler, (1911): XVIII, p. 154; Schulz (1970): p. 61, nn. 60-63.
Importante carta geografica del Piemonte, impressa su singolo foglio reale, per la prima volta stampata a Roma dal Lafrery nel 1560 circa, qui nella successiva ristampa a cura di Petro de’ Nobili, databile all’ultimo decennio del XVI secolo. L’attribuzione alla paternità dell’opera si deve a Roberto Almagià, seguito poi dal Tooley. Sebbene non sia certo quale sia la prima carta a stampa della regione (Perini sostiene che questa derivi da un’anonima carta veneta del 1553), questo lavoro può essere definito come il primo vero rilievo della sola regione, con particolare attenzione per la zona alpina. Orientata con il nord in alto, la carta presenta una toponomastica particolarmente ricca. Della carta esiste un secondo stato con la data aggiunta, 1564; pertanto questo con l’indirizzo di Pietro de Nobili può essere considerato come il terzo, definitivo, stato della mappa. Incisione in rame, in buone condizioni. Pubblicata nel L’Italia e le sue regioni nella bottega dell’incisore, a cura di Vladimiro Valerio, pag. 34, tav. 8. Almagià XVIII; Tooley 446; Perini p. 43. Interesting geographic map of Piedmont, printed on a single large sheet, published for the first time in Rome by Lafrery around 1560, here presented in the second edition published by Petro de’ Nobili at end of the XVI century. The attribution of this work is due to Roberto Almagià, followed afterwards by Tooley. Though it is not the first printed map of the region (Perini states it derives from an anonymous Venetian map of 1553), this work can be defined as the first analysis concerning uniquely the Piedmont, particularly the Alps. Oriented from North to South, the map presents many toponyms. A second state, bearing the date 1564, is known; therefore, the present one with the address of Pietro de Nobili can be considered as the third, final state of the map. Copper engraving, in excellent condition. Published inside the L’Italia e le sue regioni in the artits’ workshop, edited by Vladimiro Valerio, pag. 34, tav. 8. Almagià XVIII; Tooley 446; Perini p. 43.
1834Map893London: Greenwood 13 Regent Street Pall Mall 1834. 1st Edition . Hardback. Fine. Elephant Folio - over 15" - 23" tall. A fine large ATLAS with 44 of 46 lacking Suffolk and lacking Norfolk double page maps bound with central hinges. Clean paper with little off-setting foxing tanning or marks. Decorative double page engraved maps of the counties with an uncoloured vignette views. Fine elegant engraved titles Original hand-colour block and outline. 65 x 80.5 cms 25 1/2 x 31 3/4 inches printed on thick paper with wide clean and fine margins. Printed July 4th 1829 and published in the C& J Greenwoods "Atlas of The Counties of England" dated 1834. SPINE LACKING AND THE BOARDS DETACHED. PLEASE EMAIL FOR PHOTOS. <br/> <br/> Greenwood, 13 Regent Street, Pall Mall hardcover
Carta geografica telata degli Stati Uniti d'America, disegnata e incisa in rame da J. M. Atwood, cm 112 x 80 circa, montata su supporti originali in legno. Alcune rotture marginali, abrasioni e segni di stazzonatura. Seconda edizione del 1848 di questa nota e importante carta geografica degli Stati Uniti la cui edizione originale risale all'anno precedente (1847 per la stampa di Ensign, Thayer e Phelps), e che poi conobbe anche edizioni successive nel 1849 e 1850. La cartina centrale e' circondata da 15 vignette illustrate lungo i 4 lati (11 illustrazioni con episodi di storia americana, 2 illustrazioni della Giustizia e della Liberta' personificate, 2 grandi illustrazioni con simboli: armature e armi, e attrezzi agricoli). Le illustrazioni raffigurano: l'arrivo di Cristoforo Colombo, la Constitution contro la Guerriere, la battaglia di Lexington del 1775, la battaglia di Bunker Hill del 1775, la vittoria di Perry, l'arrivo dei Padri Pellegrini, la battaglia di Monterey, la Camera dei Rappresentanti di Washington, la dichiarazione d'indipendenza, la Camera del Senato, la cattura del Generale La Vega. La citta' di San Francisco presenta ancora il nome spagnolo dell'insediamento originale, ovvero Yerba Buena, toponimo che compare solamente nelle cartine uscite tra 1846 e 1849. E' presente inoltre la Nueva Helvetia, la colonia fondata nell'area di Sacramento nell'agosto 1839 dallo svizzero John Sutter (la citta' di Sacramento non e' quindi ancora indicata), mentre il Texas e' delineato con la vecchia configurazione detta "stovepipe" (a tubo di stufa). "The border of J. M. Atwood's Pictorial Map of the United States displays fifteen picture inserts borrowed from popular historical prints and print specimen handbooks. Viewed individually, each picture showed an aspect of the nation's origin story, stretching from the 'Landing of Columbus' and the 'Landing of Pilgrims' to land and sea battles of the Revolutionary War and War of 1812 (Perry's Victory) to the more recent Mexican American War. These historical vignettes were truncated on both sides of the map by allegorical still lifes representing the tools of war and peace, showing the nation's colors and armory on the left, delineating plows and other agricultural equipment on the right..." (Bruckner, "The Social Life of Maps in America, 1750-1860", 2017, p. 221).
17710044961771 Paris, Imprimerie Didot, 1771. In-quarto (204 X 255 mm) veau blond, plats ornés d'un encadrement de triple filet doré, dos cinq nerfs filetés, caissons dorés ornés aux petits fers avec fleuron central, roulettes en queue, pièce de titre maroquin marron, coupes et coiffes filetées, bordure intérieure, tranches rouges (reliure de l'époque) ; (1) f. blanc, XII-235 pages, 49 planches hors-texte, (1) f. blanc.
In alto al centro, sotto il bordo superiore, troviamo il titolo: LA NOBILE CITTA DI MESSINA. Lungo il margine inferiore è incisa una legenda numerica di 167 rimandi a luoghi e monumenti notabili, distribuita su quattordici colonne. Segue l’imprint editoriale: In Venetia alla libraria al segno di S. Marco in Merzaria D.B. Orientazione tramite una rosa dei venti nel mare, il nord è a destra. Pianta prospettica di Messina che reca l’indirizzo della libreria di S. Marco e le iniziali di Donato Bertelli. Si tratta di una fedele replica veneziana della carta di Argaria stampata a Roma da Antonio Lafreri nel 1567, con impianto assolutamente identico, anche nelle dimensioni. L’opera di Argaria costituisce la prima immagine complessiva della città. È anche la prima a riportare l’Arsenale Nuovo, costruito sul braccio di San Ranieri nel 1565 - Arcenal Novo fato L anno 1565. Il disegno è molto accurato e particolareggiato: oltre agli edifici restituiti in maniera molto realistica, si notano le numerose tipologie di imbarcazioni dell’epoca presenti nel porto e nello Stretto. Anche la legenda in basso è la medesima, con i 167 rimandi del modello originale, dal quale si differenzia essenzialmente solo per la mancanza del cartiglio con dedica sulla destra, qui sostituito da un grande vascello. La mappa, edita dalla tipografia di Donato Bertelli, è di assoluta rarità. La datazione è dedotta sulla base di opere analoghe di Donato (Napoli e Venezia) appartenenti alla stessa tipologia. Donato Bertelli è stampatore ed editore attivo a Venezia in Merzaria all’insegna di S. Marco. Nato probabilmente a Padova, come si deduce dalla sua firma su alcuni rami, Donatus Bertellius Patavinus, la sua attività, sulla base delle opere da lui pubblicate, si può circoscrivere agli anni tra il 1558 e il 1592. Nel 1559 era nella bottega di Ferrando Bertelli e si firmava In Venetia appresso Donato Bertelli libraro al segno del S. Marco. Alla morte di Ferrando, Donato ereditò o acquistò i suoi rami, pubblicandoli, come fece anche per lastre di Forlani e Camocio, apponendo il suo nome. Acquaforte e bulino, impressa su carta vergata coeva, con margini, in perfetto stato di conservazione. Solo tre gli esemplari censiti in Bifolco-Ronca, tra i quali quello in coloritura coeva conservato al Maritiem Museum di Rotterdam. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, tav. 1130; Destombes (1970): n. 75; Dzikowski (1940): n. 100; Italiaanse kaartenmakers (1996): n. 38. In top center, under the upper edge, we find the title: LA NOBILE CITTA DI MESSINA. Along the bottom margin is engraved a numerical legend of 167 references to places and monuments notable, distributed over fourteen columns. It follows the editorial imprint: In Venetia alla libraria al segno di S. Marco in Merzaria D.B. Orientation through a rose of the winds in the sea, the north is to the right. Perspective plan of Messina that bears the address of the Libreria of S. Marco and the initials of Donato Bertelli. This is a faithful Venetian replica of the map of Argaria printed in Rome by Antonio Lafreri in 1567, with absolutely identical plant, even in size. Argaria's work constitutes the first comprehensive image of the city. It is also the first to show the Arsenale Nuovo, built on the area of San Ranieri in 1565 - Arcenal Novo fato L anno 1565. Even the legend at the bottom is the same, with 167 references to the original model, which differs essentially only for the lack of the cartouche with dedication on the right, here replaced by a large vessel. The map, published by the typography of Donato Bertelli, is of absolute rarity. The date is deduced on the basis of similar works of Donato (Naples and Venice) belonging to the same type. Donato Bertelli is a printer and publisher active in Venice in Merzaria all'insegna di S. Marco. He was probably born in Padua, as we can deduce from his signature on some branches, Donatus Bertellius Patavinus, his activity, on the basis of the works he published, can be circumscribed to the years between 1558 and 1592. In 1559 he was in the workshop of Ferrando Bertelli and signed In Venetia appresso Donato Bertelli libraro al segno del S. Marco. Upon Ferrando's death, Donato inherited or purchased his branches and published them, as he did also for plates by Forlani and Camocio, affixing his name. Etching and engraving, impressed on contempoary laid paper, with margins, in perfect condition. Only three exemplars of the map are registered in Bifolco-Ronca, among which the one in contemporary coloring preserved at the Maritiem Museum in Rotterdam. Very rare. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, tav. 1130; Destombes (1970): n. 75; Dzikowski (1940): n. 100; Italiaanse kaartenmakers (1996): n. 38.
Carta dell’isola firmata da Claudio Duchetti e basata su quella senza data firmata da Ferrando Bertelli. Dal punto di vista cartografico, l’isola di Maiorca è completamente rovesciata, probabilmente poiché incisa nello stesso verso del disegno dal quale è stata ripresa. Per questo la posizione di Palma, Capo Formentor e dell’isola di Dragonera risultano speculari. Le fonti cartografiche restano sconosciute. “Al centro dell’isola, con caratteri grandi, si legge: MAIORICA. Nel cartiglio in alto a sinistra troviamo il titolo: DE MAIORICA INSULA. MAIORICA, ex duabus prope hispaniam ad orientem belearib[us], sive gimnesis insulis altera maior et occide[n]talior co[n]tra ibe[n] ilumnis ostia a re si dicta. eius metropolis ad orie[n]te[m] sole[m] septe[n]trione[m] versus eode[m] nu[n]c no[min]e quo et jnsula prius ut fetur palma vocata optimo portu academia universali doctrinaq[ue] lulliana nobilis ad meridi:m vero altera[m] habet civit[atem]: bolentia[m] sive pole[n]tia[m] no[min]e Iuxta littora plana est et faecu[n]da interiorib[us] vero co[n]tra, mo[n]tib[us] referta, et in faecu[n]da. Claudij Ducheto for. Anno 1570. Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei venti: TRAMONTANA, OSTRO, LEVANTE, PONENTE, il nord è a sinistra. Carta priva di scala grafica e graduazione ai margini. Ultima variante, in ordine cronologico, della carta di Maiorca, nonché l’unica datata. Anche questa mappa è una fedele copia del modello ignoto e distorto, proposto per la prima volta dal Bertelli. Si distingue facilmente poiché il nome dei venti è invertito: il Levante è in alto, mentre il Ponente è in basso. La lastra potrebbe essere stata stampata per la prima volta a Venezia, in quanto relativa al periodo veneziano del Duchetti, caratterizzato dalla stretta collaborazione con Paolo Forlani. La lastra viene poi portata a Roma, come dimostra la sua presenza nel catalogo della vedova di Giacomo Gherardi (ottobre 1598, n. 276) dove è descritta come “l’Isola di maiorica”. La matrice fu quindi acquistata da Giovanni Orlandi nel 1602. Di questa tiratura è noto un unico esemplare, conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana” (cfr. Bifolco-Ronca, 2018, p. 1141). Acquaforte e bulino, firmata e datata in lastra nel cartiglio in alto a sinistra. Esemplare nel rarissimo (noto solo alla Biblioteca Apostolica Vaticana) secondo stato di due, con l’indirizzo di Giovanni Orlandi e la data 1602. Stampato su carta vergata coeva, con ampi margini, in perfetto stato di conservazione. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI Secolo (2018): p. 1141, Tav. 478 II/II; Almagià (1948): p. 103, n. 43; Christie’s (2012): n. 27; Destombes (1970): n. 6; Edwards (1933): n. 12; Sotheby’s (2000): n. 247; Sotheby’s (2005): n. 21. b) Bär (2004): pp. 242-296, n. 8.3 Pagani (2012): p. 81; Tooley (1939): n. 357. Map of the island signed by Claudio Duchetti and based on the undated map by Ferrando Bertelli .Cartographically, the island of Majorca is completely reversed, probably because it is engraved in the same direction of the preliminary drawing. For this reason the position of Palma, Cape Formentor and the island of Dragonera are specular. The cartographic sources remain unknown. At the center of the island, with large characters: MAIORICA. In the cartouche at the top left the title: DE MAIORICA INSULA. MAIORICA, ex duabus prope hispaniam ad orientem belearib[us], sive gimnesis insulis altera maior et occide[n]talior co[n]tra ibe[n] ilumnis ostia a re si dicta. eius metropolis ad orie[n]te[m] sole[m] septe[n]trione[m] versus eode[m] nu[n]c no[min]e quo et jnsula prius ut fetur palma vocata optimo portu academia universali doctrinaq[ue] lulliana nobilis ad meridi:m vero altera[m] habet civit[atem]: bolentia[m] sive pole[n]tia[m] no[min]e Iuxta littora plana est et faecu[n]da interiorib[us] vero co[n]tra, mo[n]tib[us] referta, et in faecu[n]da. Claudij Ducheto for. Anno 1570. Orientation in the four sides in the center with the name of the winds: TRAMONTANA, OSTRO, LEVANTE, PONENTE, north is on the left. Map without graphic scale and graduation in the margins. Thi is chronologically the last variant, of the Majorca map, and it’s the only one dated. This map is also a close copy of the unknown and distorted model, proposed for the first time by Bertelli. It is easily distinguished because the names of the winds are reversed: the Levant is at the top, while the West is at the bottom. The plate may have been printed for the first time in Venice, as it refers to Duchetti's Venetian period, characterized by his close collaboration with Paolo Forlani. The plate was then taken to Rome, as evidenced by its presence in the catalog of the widow of Giacomo Gherardi (October 1598, no. 276) where it is described as “l’Isola di maiorica”. The plate was then purchased by Giovanni Orlandi in 1602. Only one copy of this edition is known, kept in the Vatican Library. (cfr. Bifolco-Ronca, 2018, p. 1141). Etching and engraving, signed and dated on the plate in the cartouche at upper left. Exempla in the very rare second state of two (known only to the Vatican Library), with the address of Giovanni Orlandi and the date 1602. Printed on contemporary laid paper, with wide margins, in perfect condition. Bibliography Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI Secolo (2018): p. 1141, Tav. 478 II/II; Almagià (1948): p. 103, n. 43; Christie’s (2012): n. 27; Destombes (1970): n. 6; Edwards (1933): n. 12; Sotheby’s (2000): n. 247; Sotheby’s (2005): n. 21. b) Bär (2004): pp. 242-296, n. 8.3 Pagani (2012): p. 81; Tooley (1939): n. 357.
Al centro dell’isola, con caratteri grandi, si legge: MINORICA. Nel cartiglio in alto a destra è inciso il titolo: DE MINORICA INSULA. MINORICA ab eode[m] effectu, quo et Maiorica quia ea minor et orientalior sic dicta. Nulam habet insignam et Civitatem sed plurimas Villas, est q[ue] in littore maris altis circunullata mo[n]tib[us] acenderis arborib[us] a[m]be p[ro]piu[m] co[n]stiunt reg[n]u[m] sale, oleo, vino caseoq[ue] optimo abunda[n]te: adeo no[n] in colis modo veru[m] exteris etia[m] abu[n]de prebeant unde Bolearica vina apud Pli[n]. in jtalia in primis nobila Cuniculor[um] ta[n]ta in ijs copia ut da[m]ni no[n] ….inferat Cervis quoq[ue] abunda[n]t Nullu[m] p[re]teria nocu[m] nutriu[n]t animal Fu[n]dae istu piratcaq[ue] rabie co[n] nobil. Claudij Ducheto formis Anno 1570. Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei venti: TRAMONTANA, OSTRO, PONENTE, LEVANTE, il nord è in alto. Carta priva di scala grafica e graduazione ai margini. Acquaforte e bulino, incisa da Paolo Forlani e pubblicata per la prima volta a Venezia da Claudio Duchetti nel 1570. Tiratura di secondo stato – nota per un solo altro esemplare conservato alla BAV - con l’imprint di Giovanni Orlandi: Io. Orlandi for. Rome 1602. “Ultima variante in ordine cronologico della carta di Minorca, la sola datata. Anche questa mappa è una fedele copia del modello ignoto e distorto, proposto per la prima volta dal Bertelli. Almagià la definisce come “stampa d’occasione frettolosa, come dimostra il gran numero di errori nella leggenda”. La carta potrebbe essere per la prima volta stampata a Venezia, in quanto relativa al periodo veneziano del Duchetti, dove l’editore ebbe una stretta collaborazione con Paolo Forlani. La lastra viene poi portata a Roma, come dimostra la sua presenza nel catalogo della vedova di Giacomo Gherardi (ottobre 1598, n. 342) dove è descritta come “Minorca Isola foglio picolo reale”). La matrice fu quindi acquistata da Giovanni Orlandi nel 1602. Di questa tiratura è noto un esemplare, conservato alla Biblioteca Apostolica Vaticana” (cfr. S. Bifolco, F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 1148). La carta di Minorca a firma Ferrando Bertelli, sebbene non datata, sembra essere la più antica di questa tipologia di mappe, ed appartiene ad un ampio progetto editoriale della tipografia Bertelli che realizza una serie cartografica dedicata alle isole del Mediterraneo, a partire da 1560 circa. Dal punto di vista cartografico, le mappe non sono assolutamente attendibili; la morfologia di Minorca risulta fortemente distorta. La capitale Mahon, senza indicazione toponomastica, e rappresentata da un’enorme città erroneamente collocata al centro dell’isola. La fonte cartografica e sconosciuta. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana “Leone di S. Marco in uno scudo ovale sormontato da cappello cardinalizio” (Woodward n. 45, riscontrata su stampe datate 1580, 1593), con ampi margini, leggera gora d’acqua nel margine destro, per il resto in eccelleste stato di conservazione. Mappa rarissima. Cartografia e topografia italiana del XVI secolo descrive soli 5 esemplari di primo stato [Atlante Doria; Atlante Stevens-Beans-Nebenzahl; Birmingham, Public Library; Parigi, Bibliothèque Nationale (2)] e, come detto, uno solo della tiratura Orlandi [Biblioteca Apostolica Vaticana”]. Bibliografia S. Bifolco, F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 1148-49, tav. 482, II/II; Almagià (1948): p. 104, n. 45; Destombes (1970): n. 10; Tooley (1939): n. 393. At the center of the island, in large letters, reads: MINORICA. In the cartouche in the upper right corner is engraved the title: DE MINORICA INSULA. MINORICA ab eode[m] effectu, quo et Maiorica quia ea minor et orientalior sic dicta. Nulam habet insignam et Civitatem sed plurimas Villas, est q[ue] in littore maris altis circunullata mo[n]tib[us] acenderis arborib[us] a[m]be p[ro]piu[m] co[n]stiunt reg[n]u[m] sale, oleo, vino caseoq[ue] optimo abunda[n]te: adeo no[n] in colis modo veru[m] exteris etia[m] abu[n]de prebeant unde Bolearica vina apud Pli[n]. in jtalia in primis nobila Cuniculor[um] ta[n]ta in ijs copia ut da[m]ni no[n] ….inferat Cervis quoq[ue] abunda[n]t Nullu[m] p[re]teria nocu[m] nutriu[n]t animal Fu[n]dae istu piratcaq[ue] rabie co[n] nobil. Claudij Ducheto formis Anno 1570. Orientation in the four sides in the center with the name of the winds: TRAMONTANA, OSTRO, PONENTE, LEVANTE, north is at the top. Etching and engraving by Paolo Forlani and published for the first time in Venice by Claudio Duchetti in 1570. Second state - known for only one other copy preserved at the BAV - with the imprint of Giovanni Orlandi: Io. Orlandi for. Rome 1602. Last variant in chronological order of the map of Menorca, the only one dated. This map is also a faithful copy of the unknown and distorted model, proposed for the first time by Bertelli. Almagià defines it as a "crude copy, as evidenced by the large number of errors in the legend". The map could be for the first time printed in Venice, as it relates to Duchetti's Venetian period, where the publisher had a close collaboration with Paolo Forlani. The plate was then taken to Rome, as shown by its presence in the catalog of the widow of Giacomo Gherardi (October 1598, n. 342) where it is described as "Minorca Isola foglio picolo reale"). The plate was then purchased by Giovanni Orlandi in 1602. Of this issue is known only the example preserved in the Vatican Library" (see S. Bifolco, F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 1148). The map of Menorca signed by Ferrando Bertelli, although undated, seems to be the oldest of this type of maps, and belongs to a large editorial project of the typography Bertelli that produces a series of maps dedicated to the islands of the Mediterranean, starting from about 1560. From the cartographic point of view, the maps are not absolutely reliable; the morphology of Menorca is strongly distorted. The capital Mahon, without topographical indication, and represented by a huge city wrongly placed at the center of the island. The cartographic source is unknown. Magnificent proof, printed on contemporary laid paper with watermark "Lion of St. Mark in an oval shield surmounted by a cardinal's hat" (Woodward n. 45, found on prints dated 1580, 1593), with wide margins, light waterstain in the right margin, otherwise in excellent condition. A very rare map. Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, describes only 5 examples of first state [Atlante Doria; Atlante Stevens-Beans-Nebenzahl; Birmingham, Public Library; Paris, Bibliothèque Nationale (2)] and, as mentioned, only one of the Orlandi edition [Biblioteca Apostolica Vaticana]. Bibliografia S. Bifolco, F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 1148-49, tav. 482, II/II; Almagià (1948): p. 104, n. 45; Destombes (1970): n. 10; Tooley (1939): n. 393.
In alto al centro, sotto il margine superiore, e inciso il titolo: LA CITTA DE NAPOLI GENTILE. Lungo il margine inferiore troviamo una legenda numerica di 77 rimandi a luoghi e monumenti notabili distribuita su tredici colonne. Segue l’imprint Claudij Duchetti formis Romae 1585. Al centro della carta, nel mare, una schematica rosa dei venti; il nord-nord-est e a destra. Sempre nel mare, evidenziata da un compasso, la scala grafica Canne 100 pari a mm 29. Esemplare nel primo stato di due, stampato da Claudio Duchetti nel 1585. “La pianta di Napoli di Claudio Duchetti rappresenta una derivazione approssimativa del modello che lo zio Antonio Lafreri fece incidere da Etienne Duperac nel 1566. L’incisione viene attribuita da Destombes ad Ambrogio Brambilla. Si tratta, tuttavia, di una esecuzione poco fedele all’originale, più approssimativa e con un allungamento di circa 5 millimetri rispetto alla scala metrica adottata (circa1: 9.000). La correzione della ripetizione del rimando 41 nella legenda e l’inserimento del nuovo arsenale inducono a pensare che la mappa del Duchetti sia piuttosto una copia della tavola di Mario Cartaro (1579). Del resto, i due si conoscevano bene, e si scontrarono in occasione della divisione ereditaria della tipografia Lafreri, per la quale Cartaro fu nominato perito. Rispetto alla pianta del Cartaro, sono aggiunti due nuovi rimandi nella legenda, per l’arsenale e la chiesa di Santa Maria di Piedigrotta. La lastra fu ereditata da Giacomo Gherardi ed è inserita nel catalogo redatto per conto della vedova Quintilia Lucidi, del 17-19 ottobre 1598 (n. 348 descritta come Napoli in uno foglio reale). Infine, venne acquisita nel 1602, da Giovanni Orlandi che la ristampo inalterata con la sola aggiunta del proprio imprint. Nel 1614 Hendrick van Schoel acquistò la calcografia di Orlandi. Alla morte dell’editore fiammingo le lastre vennero poi cedute a Francesco de Paoli, come documentato dall’inventario della vendita del 2 novembre 1633. Possibile quindi l’esistenza di un’ulteriore stesura della lastra, della quale tuttavia non abbiamo avuto riscontro” (cfr. Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 2256). La pianta di Napoli, incisa a Roma nel 1566 da Étienne Dupérac presso la bottega di Antonio Lafreri, è il primo vero monumento topografico della città di Napoli e si inserisce a pieno titolo, sia per le qualità tecniche, sia per quelle artistiche, nel più ampio scenario dell’iconografia urbana europea del Cinquecento. Per due secoli, è stata considerata la migliore rappresentazione di Napoli: realizzata con grande rigore geometrico, è la prima ad essere basata su un preciso rilievo topografico – non noto, probabilmente effettuato con il patrocinio della Corona Spagnola o del viceré Pedro de Toledo. Questa veduta a volo d’uccello restituisce in maniera puntuale il volto della città cinquecentesca sotto il regno di Filippo II, costituendo in tal modo un prezioso documento dello sviluppo urbano seguito alle iniziative promosse da don Pedro de Toledo, autore dell’ultimo progetto pubblico di ristrutturazione urbanistica a Napoli. L’immagine è realizzata con grande precisione e dovizia di particolari, attraverso la rappresentazione tridimensionale delle architetture cittadine, tanto da diventare un prototipo per gli incisori ed editori per tutto il Seicento. Una grande attenzione è data alla rappresentazione del circuito murario che costituisce la maggiore realizzazione/opera urbanistica a Napoli fino all’Ottocento. Molto ricco l’apparato decorativo, con un cartiglio a cornice barocca e numerose imbarcazioni in mare e nel porto. Tra le peculiarità della carta vanno rimarcate la scala elevata (1:5110 ca) e la sua continuità in ogni parte del disegno, ad eccezione delle prospettive paesaggistiche verso i Campi Flegrei. La pianta, quindi, proviene da un poderoso rilevamento topografico, forse appoggiato anche ad una triangolazione geometrica, tecni... In the upper center, below the top margin, is engraved the title: LA CITTA DE NAPOLI GENTILE. Along the lower margin we find a numerical legend of 77 references to notable places and monuments spread over thirteen columns. This is followed by the imprint Claudij Duchetti formis Romae 1585. In the center of the map, in the sea, a schematic wind rose; the North-Northeast, to the right. Example in the first state of two, printed by Claudio Duchetti in 1585, and before the Giovanni Orlandi address. Claudio Duchetti's plan of Naples represents an approximate derivation of the model that his uncle Antonio Lafreri had engraved by Etienne Duperac in 1566. The engraving is attributed by Destombes to Ambrogio Brambilla. It is, however, an execution not very faithful to the original, more approximate and with an elongation of about 5 millimeters with respect to the adopted metrical scale (about1: 9,000). The correction of the repetition of the 41 references in the legend and the inclusion of the new arsenal lead one to think that Duchetti’s map is rather a copy of Mario Cartaro's plate (1579). After all, the two knew each other well, and they clashed on the occasion of the hereditary division of the Lafreri printing house, for which Cartaro was appointed surveyor. Compared to Cartaro's plan, two new references are added in the legend, for the arsenal and the church of Santa Maria di Piedigrotta. (cfr. Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, p. 2256). The plan of Naples, engraved in Rome in 1566 by Étienne Dupérac at the workshop of Antonio Lafreri, is the first true topographical monument of the city of Naples and is fully inserted, both for its technical and artistic qualities, in the broader scenario of sixteenth-century European urban iconography. For two centuries, it was considered the best representation of Naples: made with great geometric rigor, it is the first to be based on a precise topographical survey-unknown, probably carried out under the patronage of the Spanish Crown or viceroy Pedro de Toledo. This bird's-eye view accurately restores the face of the sixteenth-century city under the reign of Philip II, thus constituting a valuable document of the urban development that followed the initiatives promoted by Don Pedro de Toledo, author of the last public urban restructuring project in Naples. The image is made with great precision and detail, through the three-dimensional representation of the city's architecture, so much so that it became a prototype for engravers and editors throughout the seventeenth century. Great attention is given to the representation of the wall circuit, which constitutes the major urbanistic achievement/work in Naples until the 19th century. The decorative apparatus is very rich, with a baroque framed cartouche and numerous boats at sea and in the harbor. Among the peculiarities of the map should be noted the high scale (1:5110 ca) and its continuity in every part of the drawing, with the exception of the landscape perspectives towards the Phlegraean Fields. The plan, therefore, comes from a mighty topographical survey, perhaps also leaning on geometric triangulation, a technique already known at the time. As mentioned, however, Duchetti was also inspired by the plan of Mario Cartaro (1579), which is not limited, however, to copying the Lafreri’s model, as the work is updated with some urbanistic changes. In fact, the warehouses of the new arsenal, work on which had begun in 1577, are represented; moreover, the new buildings dedicated to the Spanish troops that rose at the foot of San Martino are here more complete than in the original model. Cartaro’s map it0s the first to show in the title the adjective "gentile," with which the fifteenth-century chronicler Loise De Rosa qualified Naples. The qualification gentile is the most current in the Aragonese era among those reserved for the city: great, noble and beautiful. Etching and engraving, impressed on contemporary lai...
Acquaforte e bulino, dimensioni mm 410x300, impressa su carta vergata coeva con filigrana "Corona a 5 punte, nel cerchio, con lettere AF" (Woodward 278-279), con margini originali, in perfetto stato di conservazione.Magnifco esemplare, nel secondo stato di tre (Cfr. Bifolco-Ronca, p. 1518) con l'inidrizzo di Giovanni Orlandi e la data 1602.Nel cartiglio in alto a destra si legge: IL vero disegno dell’Jsola di Corfù, nella quale per la sacra Lega è eretto l’Hospedale per ricever tutti i soldati christiani ammalati ò feriti nella presente santa impresa contra infideli, nel qualo è provisto de Medici fisici, e cirugici, et altri ministri per curarli et trattarli con ogni sorte di sovvertione et di charità. Orientazione fornita dal nome dei venti: TRAMONTANA, GRECO, LEVANTE, SIROCCO, OSTRO, LIBECCIO, PONENTE, MAESTRO, il nordovest è in basso. Carta priva di scala grafica e graduazione ai margini. Carta anonima, priva di data ed indicazioni editoriali nella sua prima stesura. La mappa è una fedele replica della carta veneziana di Forlani-Bertelli (1564) e viene attribuita da Zacharakis a Claudio Duchetti, per lapresenza della mappa è presente nell’atlante fattizio della National Library di Malta, in un gruppo di mappe recanti la sua firma. Se il luogo di stampa è certo, come dimostrano le successive tirature di Orlandi e van Schoel, ci sembra più pertinente l’attribuzione della lastra a Antonio Lafreri. Può essere identificata con l’opera descritta come “Isola di Corfu” (n. 57) nel catalogo della tipografia. La lastra venne ereditata da Claudio Duchetti e quindi da Giacomo Gherardi. Possiamo identificare questa matrice con “isola di Corfu” (n. 144) inserita nel catalogo della vedova di Giacomo Gherardi, Quintilia Lucidi, del 17-19 ottobre 1598 Venne poi acquistata da Giovanni Orlandi (atto del 25 giugno 1602) e quindi da H. van Schoel (1614).BibliografiaAlberti (2010): n. 56; Christie’s (2012): n. 37; Destombes (1970): n. 47; Edwards (1933): n. 47; Ganado (1994): VI, n. 45 & III, n. 148; Kinauer (1970): n. 55; Phillips (1914): n. 47; Shirley (1998): p. 42, n. 55; Valerio (2018): f. 90; Alberti (2009): p. 123, n. A.53; Pagani (2012): p. 84; Tolias (2011): n. 0699 & p. 94, tav. II.26; Tooley (1939): n. 163; Zacharakis (1992): n. 2149; Zacharakis (2009): nn. 1422-1423; Zacharakis (2016): n. 2483a. Etching with engraving, printed on contemporary laid paper with "Crown with five points in circle over AF" watermark (Woodward 278-279), with original margins, very good condition.A very rare second state of the plate, with the imprint of Giovanni Orlandi and the date 1602. According Bifolco-Ronca (cfr. p. 1518) the only other copy known in the public collection is at the Bibliothèque Nationale de France.Anonymous map, without date and editorial indications in its first edition. The map is a faithful replica of the Venetian map by Forlani-Bertelli (1564) and is attributed by Zacharakis to Claudio Duchetti, for thepresence in the six-volumes collection of the National Library of Malta, in a group of maps bearing his signature.If the place of printing is certain, as shown by the successive editions of Orlandi and van Schoel, the attribution of the plate to Antonio Lafreri seems more pertinent to us.It can be identified with the work described as "Isola di Corfu" (No. 57) in the Lafreri's catalog. The plate was inherited by Claudio Duchetti and then by Giacomo Gherardi. We can identify this work with "Isola di Corfu" (# 144) inserted in the catalog of the widow of Giacomo Gherardi, Quintilia Lucidi, of 17-19 October 1598.It was then purchased by Giovanni Orlandi (act of 25 June 1602) and then by H van Schoel (1614).Literature:Alberti (2010): n. 56; Christie’s (2012): n. 37; Destombes (1970): n. 47; Edwards (1933): n. 47; Ganado (1994): VI, n. 45 & III, n. 148; Kinauer (1970): n. 55; Phillips (1914): n. 47; Shirley (1998): p. 42, n. 55; Valerio (2018): f. 90; Alberti (2009): p. 123, n. A.53; Pagani (2012): p. 84; Tolias (2011): n. 0699 & p. 94, tav. II.26; Tooley (1939): n. 163; Zacharakis (1992): n. 2149; Zacharakis (2009): nn. 1422-1423; Zacharakis (2016): n. 2483a. Bifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), p. 1518, tav. 730, secondo stato di tre.