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177215588Auteur, Lottin Paris 1772-75 5 vol. 5 vol. in-8 de 2 ff.n.ch. XXIV 216 pp. 79 pp. 56 pp. 58 pp. et 94 pp., 2 ff.n.ch. 64 pp. 2 ff.n.ch. 51 pp. 1 f.n.ch. 40 pp. 2 ff.n.ch. 94 pp. et 2 ff.n.ch. 94 pp., 3 ff.n.ch. 56 pp. 1 f.n.ch. 36 pp. 1 f.n.ch. 40 pp. 1 f.n.ch. 48 pp. et 1 f.n.ch. 138 pp., 3 ff.n.ch. 181 pp. 1 f.n.ch. et 1 f.n.ch. 234 pp. 1 f.n.ch., 3 ff.n.ch. 150 pp. 1 f.n.ch. 1 f.n.ch. 120 pp. 1 f.n.ch. 88 pp. et 92 pp. (table), plein veau fauve marbré de l'époque, dos lisse orné, pièces de titre et de tomaison, tranches rouges (accroc à la coiffe supérieure du tome V).
La carta dell’isola di Gotland, nel Mar Baltico, appartiene per tipologia e formato al gruppo di carte dedicate alle isole pubblicate a Roma dal Lafreri.Acquaforte e bulino, stampata su carta vergata coeva con filigrana "Agnello pasquale" (Woodward 47-49), con margini originali aggiunti, bella coloritura antica, in ottimo stato di conservazione.Al centro dell’isola, con caratteri grandi, è inciso il titolo: GOTLANDIA. In alto a sinistra troviamo un cartiglio, senza nessuna iscrizione. Carta priva di scala grafica.Orientazione nei quattro lati al centro con la lettera iniziale dei quattro venti T[ramontana], O[Ostro], L[evante], P[onente], il nord è in alto. Graduazione ai margini di 15' in 15' solo nella latitudine,da 55° 39’ a 56° 12’. Acquaforte e bulino, dimensioni mm 256x190.Carta anonima dell’isola di Gotland, priva di data ed indicazioni editoriali, che spesso è confusa dalla letteratura con quella firmata da Ferrando Bertelli (Bifolco-Ronca, n. 249). Si tratta di una fedele replica della carta veneziana, e nelle raccolte cinquecentesche si trova quasi sempre stampata in coppia con l’anonima carta della Selandia. Per affinità stilistiche con tutta una serie di carte anonime delle isole, viene attribuita alla tipografia di Antonio Lafreri e datata intorno al 1570. Il foglio con le mappe delle due isole, appare anche nel catalogo del Lafreri, descritto come “Gotlandia et Zelandia Isole”. La lastra venne ereditata da Claudio Duchetti e quindi da Giacomo Gherardi. Possiamo identificare questa matrice con quella inserita nel catalogo della vedova di Giacomo Gherardi, Quintilia Lucidi (17-19 ottobre 1598, n. 167) dove è descritta come “isola gholandia”. Venne poi acquistata da Giovanni Orlandi (atto del 25 giugno 1602) e quindi da H. van Schoel. Sono dunque possibili, sebbene non note, tirature successive della carta.Altra bibliografia:Alberti (2010): n. 31; Christie’s (2012): n. 21; Edwards (1933): n. 27; Ganado (1994): VI, n. 21; Hatfield House (1992): n. 28; National Maritime Museum (1971): n. 29; Nordenskiöld (1981): n. 24; Ruge (1904-16): IV, n. 85.27 & 89.29; Valerio (2018): f. 60; Wieder (1915): p.8, n. 38; Alberti (2009): p. 199, n. 115; Pagani (2012): p. 84; Rubach (2016): n. 213; Tooley (1939): n. 267. Etching with engraving, printed on contemporary laid paper with "Lamb, Paschal with straight standard" watermark (Woodward 47-49), with original margins added, fine old colour, very good condition.Anonymous map of the island of Gotland, with no date and editorial indications, which is often confused by literature with that signed by Ferrando Bertelli (Bifolco-Ronca, No. 249). It is a faithful replica of the Venetian work, and in the sixteenth century collections it is almost always printed in pairs with the anonymous map of Selandia.For stylistic affinities with a whole series of anonymous maps of the islands, it is attributed to the typography of Antonio Lafreri and dated around 1570.The sheet with the maps of the two islands, also appears in the catalog of Antoni Lafreri, described as "Gotlandia et Zelandia Isole". The plate was inherited by Claudio Duchetti and then by Giacomo Gherardi. We can identify this work with that inserted in the catalog of the widow of Giacomo Gherardi, Quintilia Lucidi (17-19 October 1598, n ° 167) where it is described as "isola gholandia".It was then purchased by Giovanni Orlandi (act of 25 June 1602) and then by H. van Schoel. Therefore, subsequent issue of the plate, although not known, are possible.Literature:Alberti (2010): n. 31; Christie’s (2012): n. 21; Edwards (1933): n. 27; Ganado (1994): VI, n. 21; Hatfield House (1992): n. 28; National Maritime Museum (1971): n. 29; Nordenskiöld (1981): n. 24; Ruge (1904-16): IV, n. 85.27 & 89.29; Valerio (2018): f. 60; Wieder (1915): p.8, n. 38; Alberti (2009): p. 199, n. 115; Pagani (2012): p. 84; Rubach (2016): n. 213; Tooley (1939): n. 267. Bifolco-Ronca, Cartografia e Topografia Italiana del XVI secolo, Catalogo ragionato delle opera a stampa (2018), p. 737, tav. 250.
15950044291595 [Anvers], Ortelius, 1595. Deux cartes (51 X 39 cm) et (50 X 33 cm) sous cadres en pichepin.
ORD-20145Brunsvigae, Typis Johannis Henrici Dunckeri, Sumpt. Thomae Henrici Hauensteinii. Bibliop. Hannov. & Hildesiensis. Anno M DC LXXI (1671). Petit in-f° (200 x 315 mm) dos et coins parchemin ivoire, plats cartonnés. Notre exemplaire s'ouvre sur 2 pages manuscrites notamment un Index Mapparum Geographicum qui répertorie la totalité des gravures du livre, la page de titre est précédée d'un grand nombre de feuilles vierges. Suvent une adresse a Generosis ac amplae adolescentibus Axelio a Lilienström & Axelio Bohlio, puis 26 pages de texte et 45 gravures hors texte dont 4 au format réduit (Rose des vents, Typus intervallorum variarum gentium, éclipses, Typus orbis terrarum) et 41 cartes en noir et blanc, la plupart sur double page, et ornées d'un cartouche. Soit 29 pour l'Europe, 8 pour l'Asie, 3 pour l'Afrique et 1 pour l'Amérique. Reliure irrécupérable, petit travail de vers en marge inférieure sans dommage pour les gravures.
In alto al centro, in un cartiglio elongato sotto il bordo inferiore, e inciso il titolo: DUCATUS CARNIOLAE UNA CUM MARCHA WINDORUM. In basso a sinistra, in un cartiglio ornamentale, si legge: LECTORI Quia Illyricum in diversas regiones partitur in Carinthiam scilicet Carniolam, Marcham Windorum, Liburniam Croatiam, et Dalmatiam quorum cum veriores fines ignorentur. Omnes sub Sclavoniae nomine accipiuntur; in hac tabula o[mn]i cura diligenter adhibita Carniolae et verioris Sclavoniae terminos tibi describendos curavi quae omnes provinciae licet angustis finibus contineantur nobiles tamen, et maximis naturae deiq[ue] optimi benefittjs cumulatae videntur. Vale. Bologninus Zalterius Venetijs MD[CX]IIII. Nella parte destra, in un analogo cartiglio, lo stesso testo ripetuto in italiano: AL LETTORE Perche L’Illirico e partito in diverse provintie, come sarebbe la Carinthia, la Carniola, la Marcha de Windi, la Liburnia, la Crovatia, et la Dalmatia,le quali non sene sapendo i veri confini hoggi tutte passano sotto’l nome di Schiavonia: io ti ho ne la p[rese]nti tavola fatto descrivere con ogni diligenza et verita li siti de la Carniola, et de la vera Schiavonia. Provincie veramte picciole ma nobili et ornate d’infiniti donj di Dio et della benigna natura. Orientazione, con il nord in alto, fornita da una rosa a sedici venti. Carta priva di scala grafica e graduazione ai margini. La carta della Carniola dello Zaltieri deriva dalla tavola Ducatus Carniolae et Histria una cum Marcha Windorum inserita nel Typi Chorographici Austriae di Wolfang Lazius, raccolta di dodici carte a contorno ovale incise da Michele Zimmerman e pubblicate a Vienna nel 1561. La carta dello Zaltieri non mantiene il contorno ovale del modello, ed è più trascurata nel disegno. Rispetto all’originale del Lazius sono omessi alcune notizie e dati geo-cartografici. L’opera presenta, invece, numerose aggiunte nella parte dell’Istria, dove la nomenclatura, a differenza del resto della carta, e in italiano e sembra basata sulle opere di Giacomo Gastaldi o più probabilmente, come sostiene Lago, sulla carta della penisola istriana che il Camocio pubblica nello stesso anno. La carta ebbe una ristampa curata da Nicolo Valegio; accanto all’imprint dell’editore, aggiunto nel cartiglio in basso a sinistra in luogo di quello dello Zaltieri, troviamo la data maldestramente corretta. Lago la interpreta 1594 o 1598; a nostro avviso, sulla base dell’attività dell’editore, la data potrebbe leggersi 1614. Acquaforte e bulino, stampata su carta vergata coeva, con margini, in ottimo stato di conservazione. Magnifica prova del secondo stato, con l’indirizzo di Valegio e la data corretta in 1614. Opera molto rara. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, 2018, pp. 1182-1183, tav. 499; Almagia (1927): n. 46; Almagia (1948): pp. 44-45; Castellani (1876): n. 31; Dzikowski (1940): n. 40; Gallo (1954): C, n. 56; Kraus (1972): n. 39; Meurer (2002): n. 34; Ruge (1904-16): IV, n. 76; Shirley (2004): I, n. 67 e p. 393, n. 27; Valerio (2018): f. 47; Tavernari (2014): n. 35; Wieder (1915): p. 8, n. 48; Almagia (1929): tav. XXXIV; Cartografia Rara (1986): n. 26; Cucagna (1964): pp. 134-136; Lago-Rossit (1981): tav. XLVII; Lago-Rossit (1988): tav. XLII; Lago (1989): n. 135; Lago (2002): p. 556, fig. 542; Marinelli (1881): n. 489; Tooley (1939): n. 126. At the top of the map the title: DUCATUS CARNIOLAE UNA CUM MARCHA WINDORUM. In the lower left cartouche: LECTORI Quia Illyricum in diversas regiones partitur in Carinthiam scilicet Carniolam, Marcham Windorum, Liburniam Croatiam, et Dalmatiam quorum cum veriores fines ignorentur. Omnes sub Sclavoniae nomine accipiuntur; in hac tabula o[mn]i cura diligenter adhibita Carniolae et verioris Sclavoniae terminos tibi describendos curavi quae omnes provinciae licet angustis finibus contineantur nobiles tamen, et maximis naturae deiq[ue] optimi benefittjs cumulatae videntur. Vale. Bologninus Zalterius Venetijs MD[CX]IIII. In the lower right cartouche: AL LETTORE Perche L’Illirico e partito in diverse provintie, come sarebbe la Carinthia, la Carniola, la Marcha de Windi, la Liburnia, la Crovatia, et la Dalmatia,le quali non sene sapendo i veri confini hoggi tutte passano sotto’l nome di Schiavonia: io ti ho ne la p[rese]nti tavola fatto descrivere con ogni diligenza et verita li siti de la Carniola, et de la vera Schiavonia. Provincie veramte picciole ma nobili et ornate d’infiniti donj di Dio et della benigna natura. The map of Carniola by Zaltieri is derived from the Ducatus Carniolae et Histria una cum Marcha Windorum included in the Typi Chorographici Austriae by Wolfang Lazius, a collection of twelve oval contour maps engraved by Michael Zimmerman and published in Vienna in 1561. Zaltieri's map does not maintain the oval outline of the model, and is more neglected in the drawing. Compared to the original of Lazius are omitted some news and geo-cartographic data. The work presents, however, numerous additions in the part of Istria, where the nomenclature, unlike the rest of the map, and in Italian and seems to be based on the works of Giacomo Gastaldi or more likely, as Lago argues, on the map of the Istrian peninsula that Camocio published in the same year. The map was reprinted by Nicolo Valegio; next to the publisher's imprint, added in the cartouche at lower left in place of that of Zaltieri, we find the date clumsily corrected. Lago interprets it as 1594 or 1598; in our opinion, based on the activity of the publisher, the date could read 1614. Etching and engraving, printed on contemporary laid paper, with margins, in excellent condition. Magnificent proof of the second state, with Valegio's address and the date corrected to 1614. Very rare work. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, 2018, pp. 1182-1183, tav. 499; Almagia (1927): n. 46; Almagia (1948): pp. 44-45; Castellani (1876): n. 31; Dzikowski (1940): n. 40; Gallo (1954): C, n. 56; Kraus (1972): n. 39; Meurer (2002): n. 34; Ruge (1904-16): IV, n. 76; Shirley (2004): I, n. 67 e p. 393, n. 27; Valerio (2018): f. 47; Tavernari (2014): n. 35; Wieder (1915): p. 8, n. 48; Almagia (1929): tav. XXXIV; Cartografia Rara (1986): n. 26; Cucagna (1964): pp. 134-136; Lago-Rossit (1981): tav. XLVII; Lago-Rossit (1988): tav. XLII; Lago (1989): n. 135; Lago (2002): p. 556, fig. 542; Marinelli (1881): n. 489; Tooley (1939): n. 126.
139066aafParis, (de l’imprimerie de P. Alex Le Prieur pour:) Panckoucke, M. DCC. LXX, (1770), in-4to, frontispice gravé sur cuivre + XIV + 1 f. (approb. et privil.) + 372 p. + 18 planches dépl. gravées par A. Zingg + 2 grandes cartes gravées dépl. + 1 tableau dépliant gravé (explications des symboles), grandes marges, papier frais, gardes en papier dominoté, ex libris Peter E. Obergfell, reliure en plein veau marbré, plats encadrés de triple filets or aux armes (2 écus de dame, surmontés d’une couronne de duc ou de prince souverain de l’Empire Romain Germanique, les meubles nous conduisent vers le Cercle du Bas-Rhin-Westphalie), dos à nerfs richement orné avec pièce de titre en cuir rouge, tranches marbrées. Très bel exemplaire.
Rarissima mappa dell’isola di Creta, priva di data ed indicazioni editoriali. Si tratta di un’anonima carta italiana databile ai primissimi anni del XVII secolo derivante dal modello di Giovanni Domenico Zorzi del 1538, e come questa mostra il famoso labirinto di Cnosso. Nel cartiglio in basso a destra di legge: Creta Isola, volgarmente chiamata Cand[i]a da Candia Citta insigne: anticamente fu chiamata Cidone overo Cidonia. Quest’Isola è dotata quasi di tutti li beni per l’uso humano et è abondantissima, pretiosissimi vini. È situata in mezzo del mar pontico; La cui lunghezza è di 270 miglia; la laghezza di 50; et il circuito di 589; come si legge appresso Strabone Cosmografo, di cui questa fu la Patria. La mappa viene descritta da Zacharakis come “Italian C type, loose leaf map, measuring 38x28 cm, almost identical to the corresponding ones of Camocio and D. Bertelli, but under a different title and with the decorative addition of many sailing ships around the island” (cfr. Zacharakis, De Situ Insulae Cretae, Four centuries of printed cartography of Crete, 1477-1800 (2004), p. 171). Per “tipo C” Zacharakis identifica il terzo modello – in ordine cronologico - delle carte dell’isola di Creta, quello compilato da Giovanni Domenico Zorzi e stampato a Venezia da Matteo Pagano nel 1538 “La mappa di Creta pubblicata dalla tipografia di Matteo Pagano viene attribuita dalla letteratura al cartografo Giovanni Domenico Zorzi e rappresenta la più antica mappa stampata dall’editore. Dal punto di vista cartografico l’opera sembra essere una derivazione, seppure con distorsioni nella morfologia, della Tabula Neoterica Crete sive Candia Insula pubblicata a Strasburgo da Martin Waldsemuller nel 1513. Notevoli i dettagli rappresentati nella mappa, che conta oltre 250 toponimi. Si tratta della prima carta a rappresentare il famoso labirinto di Cnosso, raffigurato sotto forma di piccoli cerchi concentrici” (cfr. S. Bifolco-F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 1496-97, tav. 714). Tuttavia, come fa giustamente notare Zacharakis, questa carta anonima sembra una fedele replica della carta incisa da Paolo Forlani per l’editore Giovanni Francesco Camocio nel 1564, che “costituisce, nella sua prima stesura, una delle mappe più diffuse nelle raccolte cartografiche cinquecentesche; ne abbiamo censiti ben 38 esemplari. La carta ebbe una seconda edizione nel 1584, curata da Donato Bertelli, con piccole differenze in alcuni toponimi e nella forma delle baie di Chania e Candia, ed una terza stesura, anonima, probabilmente databile alla fine del XVI secolo” (cfr. S. Bifolco-F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 1504-5, tav. 719). Prima di oggi, ho avuto modo di incontrare questa rarissima opera, solo nella raccolta fattizia cinquecentesca del Fondo Corsini, conservato alla Biblioteca Corsiniana di Roma [29.K.1]; una raccolta contenuta in un volume del XIX secolo. Essendo applicata su supporto ottocentesco non ho, pertanto, potuto esaminare la carta in controluce per verificare la presenza di un’eventuale filigrana; l’impossibilità di datare la carta mi aveva, sebbene titubante, indotto a non inserire l’opera in Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018), ritenendola prodotto dell’inizio del secolo successivo. Il nostro esemplare – in precedenza nella celebre collezione di Fritz Hellwig – è stampato su una carta vergata che reca una filigrana “ancora nel cerchio”. Si tratta di una marca molto diffusa tra le carte italiane del XVI secolo. David Woodward, nel suo studio sulle filigrane riscontrate nella cartografia italiana del XVI secolo identifica ben 24 diverse varianti di questa filigrana, dove l’ancora nel cerchio è associata ad altri elementi quali una stella (di diverse dimensioni e fattura), un trifoglio, un quadrifoglio etc. Il riscontro più antico viene fatto su due carte datate 1538, una proprio di Creta, l’altra di... Very rare map of the island of Crete, without date and editorial indications. This is an anonymous Italian map datable to the early years of the seventeenth century derived from the model of Giovanni Domenico Zorzi of 1538, and like this one shows the famous labyrinth of Knossos. In the cartouche in the lower right corner reads: Creta Isola, volgarmente chiamata Cand[i]a da Candia Citta insigne: anticamente fu chiamata Cidone overo Cidonia. Quest’Isola è dotata quasi di tutti li beni per l’uso humano et è abondantissima, pretiosissimi vini. È situata in mezzo del mar pontico; La cui lunghezza è di 270 miglia; la laghezza di 50; et il circuito di 589; come si legge appresso Strabone Cosmografo, di cui questa fu la Patria. The map is described by Zacharakis as "Italian C type, loose leaf map, measuring 38x28 cm, almost identical to the corresponding ones of Camocio and D. Bertelli, but under a different title and with the decorative addition of many sailing ships around the island" (cf. Zacharakis, De Situ Insulae Cretae, Four centuries of printed cartography of Crete, 1477-1800 (2004), p. 171). For "type C" Zacharakis identifies the third model - in chronological order - of the maps of the island of Crete, the one compiled by Giovanni Domenico Zorzi and printed in Venice by Matteo Pagano in 1538 "The map of Crete published by the printing house of Matteo Pagano is attributed by the literature to the cartographer Giovanni Domenico Zorzi and represents the oldest map printed by the publisher. From the cartographic point of view the work seems to be a derivation, albeit with distortions in morphology, of the Tabula Neoterica Crete sive Candia Insula published in Strasbourg by Martin Waldsemuller in 1513. Remarkable details represented in the map, which has over 250 place names. It is the first map to represent the famous labyrinth of Knossos, depicted in the form of small concentric circles" (cf. S. Bifolco-F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 1496-97, table 714). However, as Zacharakis rightly points out, this anonymous map seems to be a faithful replica of the map engraved by Paolo Forlani for the publisher Giovanni Francesco Camocio in 1564, which "constitutes one of the most widespread maps in the sixteenth-century cartographic collections; we have surveyed as many as 38 copies. The map had a second edition in 1584, edited by Donato Bertelli, with small differences in some place names and in the shape of the bays of Chania and Candia, and a third issue, anonymous, probably dating from the end of the sixteenth century" (see S. Bifolco-F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 1504-5, table 719). Before today, I have only encountered this very rare work in the sixteenth-century factual collection of the Fondo Corsini, preserved in the Biblioteca Corsiniana in Rome [29.K.1]; a collection contained in a nineteenth-century volume. Being applied on a nineteenth-century support, I have not, therefore, been able to examine the paper against the light to verify the presence of a possible watermark; the impossibility of dating the paper had, although hesitant, induced me not to include the work in Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018), considering it a product of the beginning of the following century. Our example - previously in the famous collection of Fritz Hellwig - is printed on a laid paper that bears a watermark "anchor in the circle". This is a very common mark among Italian papers of the 16th century. David Woodward, in his study on watermarks found in Italian cartography of the sixteenth century identifies 24 different variants of this watermark, where the anchor in the circle is associated with other elements such as a star (of different sizes and workmanship), a clover, a four-leaf clover etc.. The oldest match is made on two maps dated 1538, one from Crete, the other from Cyprus, respectively printed by Giovanni Andrea Vavassore and ...
Prima, rarissima, versione della carta dell’Abruzzo Ulteriore del Magini, antecedente alla versione successivamente pubblicata postuma dal figlio Fabio Magini nel L’Italia di Giovanni Antonio Magini, stampato per la prima volta a Bologna nel 1620. Tutte le carte dell’atlante vennero alle stampe prima del 1620, nelle loro stesure provvisorie, che successivamente furono corrette ed aggiornate per l’edizione definitiva. Tali prove sono rarissime, talvolta reperibili sul mercato, e presentano differenze sostanziali con quelle poi incluse nell’atlante. La differenza maggiore in questa mappa consiste nella mancanza del cartiglio, che verrà poi inserito in basso a destra. La carta deriva direttamente da quella realizzata da Natale Bonifacio nel 1587, rispetto alla quale presenta però meno informazioni. Probabile quindi che il Magini, come per tutte le carte del Regno di Napoli, si ispirò al rilievo ufficiale eseguito dallo studioso nolano Niccolò Antonio Stigliola il collaborazione con il cartografo viterbese Mario Cartaro, che tra il 1583 ed il 1594 ebbero l’incarico di realizzare una grande carta del reame. A sinistra, in alto nel cartiglio, il titolo ABRUZZO ULTERIORE REGIONE DEL REGNO DI NAPOLI. Nel piccolo cartiglio in basso la scala grafica Scala di Miglia dieci Italiane (10 miglia pari a mm 60). Carta priva di orientazione e graduazione ai margini. Gli esemplari di secondo stato recano un piccolo cartiglio con la dedica a Luigi d'Este firmata da Fabio Magini. Incisione in rame, foglio applicato su antico supporto di collezione, lievi difetti ai margini bianchi in basso, nel complesso in buono stato di conservazione. Bibliografia Almagià, L'Italia di Giovanni Antonio Magini e la Cartografia dell'Italia nei secoli XVI e XVII (1922), pp. 73-78, n. 20. First and very rare version of Magini's map of Abruzzo Ulteriore, previous to the one that his son, Fabio, published as a posthumous work in L’Italia di Giovanni Antonio Magini, Bologna, 1620. All the maps of the atlas had been already published before 1620, though in their temporary versions; they were corrected and updated before the final edition. These examples are quite rare, sometimes available on the market, and bear essential differences with those published in the atlas. The main difference about this map is the lack of the cartouche, added later on lower right. The map derives directly from the one realized by Natale Bonifacio in 1587, though here less information are shown. To engrave his plates, Magini called two among the most famous artists of his time: the Belgian engraver Arnorldo Arnoldi and the English Benjamin Wright. Copper engravings, laid on collector's paper, minor imperfections on lower white margins, otherwise in good condition.
In alto al centro, in un cartiglio a forma di nastro, troviamo il titolo: FIORENZA. In alto a sinistra è rappresentato lo stemma della famiglia Medici, a destra quello della città. Lungo il margine inferiore una legenda numerica di 60 rimandi a luoghi e monumenti notabili, distribuita su sei colonne. Segue l’imprint editoriale Claudij duchetti formis. Opera priva di orientazione e scala grafica. Veduta prospettica della città, prima derivazione romana del modello di Francesco Rosselli. È più probabile che il Duchetti replichi la veduta attribuita a Paolo Forlani (1567), ingrandendola e ripetendone gli errori e le deformazioni nei monumenti. Al centro, un cartiglio a nastro con il titolo; nell’angolo a sinistra, uno scudo con lo stemma mediceo, a destra, uno scudo col giglio fiorentino. Sia Tooley che Marcel Destombes, nelle loro opere di ricerca sulla cartografia italiana del '500, confondono l'iscrizione "Mugnone f.", che identifica il nome del fiume, con il nome dell'incisore della lastra, al quale viene erroneamente attribuita. Esemplare nel primo stato di quattro, avanti l’imprint di Giovanni Orlandi. “La lastra fu ereditata da Giacomo Gherardi ed è inserita nel catalogo curato per conto della vedova Quintilia Lucidi, del 17-19 ottobre 1598 (n. 349 descritta come “Fiorenza in uno foglio reale”). Venne quindi acquisita, nel 1602, da Giovanni Orlandi che la ristampò inalterata con la sola aggiunta del proprio imprint. Nel 1614, con il trasferimento di Orlandi a Napoli, la matrice fu ceduta a Hendrick van Schoel, la cui tiratura, tuttavia, reca ancora la data 1602. Nel catalogo della tipografia del fiammingo, redatto il 27 luglio 1622 dopo la morte dell’editore, le opere di cartografia descritte sotto un’unica voce: “Cosmografia pezzi numero 80.ottanta”. Le lastre vennero poi cedute a Francesco de Paoli, come documentato dall’inventario della vendita del 2 novembre 1633. Possibile quindi l’esistenza di un’ulteriore stesura della lastra, della quale tuttavia non abbiamo riscontrato esemplari” (cfr. Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 2156-2157). Acquaforte e bulino, circa 1580, impressa su carta vergata coeva con margini, in eccellente stato di conservazione. Rara. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 2156-2157, tav. 1099, I/IV; Cartografia Rara (1986): n. 48; Destombes (1970): n. 70; Ganado (1994): VI, n. 107 & p. 212, n. 47; Benevolo (1969): pp. 56-61, tav. VI; Mori-Boffito (1926): pp. 39, 53; Pagani (2012): p. 82; Tooley (1939): n. 206. Rare engraved birds-eye view of Florence, set against the surrounding hill.The view includes the coat of arms of the Medici and Florence in the upper corners, with key to the major buildings in the city. One of the earliest Italian engraved views of Florence. The earliest view is an unique woodcut, 1496-90, now in the Kupferstich Kabinet, Berlin. Both R.V. Tooley and Marcel Destombes, the author of a checklist of maps in the Bibliotheque National in Paris, mistook 'Mugnone f.' identifying the river which flowed past the northern walls of the city, to be the name of the engraver. A fine impression, with nice wide margins.Literature: F. Borroni Salvadori, Carte, piante e stampe storiche delle raccolte Lafreriane della Biblioteca nazionale di Firenze (1980) p. xliv; G. Boffito , A. Mori, Piante e vedute di Firenze (1926) p. 39, [41], and 53; Bella, Cartografia rara ... dalla collezione Franco Novacco (1986) p. 56, no. 48. Cf. Tooley 206; Novacco 4F 219.
1861TS430Philadelphia: J.E. Gillette & Co. 1861. 1st Edition . printed Map. Fine. A very rare large folding map of Philadelphia divided into 36 sections each 22x23 cms and laid on a single linen sheet 132x 138cms 52x54 inches. Hand coloured. Enclosed with marbled paper covers. Only one copy traced. City of Philadelphia Parks and Recreation Historic Archives. No copy traced at auction. PLEASE EMAIL FOR PHOTOS <br/> <br/> J.E. Gillette & Co. unknown
1910028278Philadelphia Pennsylvania: A. H. Muller Publisher 1910. Condition of the binding is Good but for rubbing at the corners and outer hinges cracked. SEE PHOTOS. Inner hinges are PERFECT having been reinforced by the publisher/bookbinder with sturdy maroon cloth. Housed in a Fine custom-made maroon cloth-covered clamshell case. SEE 2 PHOTOS its outside and both inner halves when opened. Condition of all maps is NEAR FINE - FINE. Pages are clean and unmarked. NO tears or foxing. SEE PHOTOS. This atlas consists of 25 i. e. 26 counting the Index map hand-colored lithographic linen-backed double page maps. The maps are color-keyed to the locations of each of the following: stone buildings brick buildings frame or half frame buildings stables or barns green houses steam railroads electric railroads water pipes sewers improved roads and fire hydrants. SEE PHOTOS. The double page maps open to an impressive 31.50" across by 22.25" tall. Each map did have a maroon leather numbered tab i. e. Index and 1-25 however the numbers for tabs 15-19 are broken/missing. SEE PHOTOS. Full title: "Atlas of Part of Morris Co. N. J. Embracing Town of Morristown The Boroughs of Madison Florham Park Chatham and Mendham: Morris Township and Parts of Chatham Hanover Mendham and Passaic Townships compiled from actual surveys official records and private plans by J. M. Lathrop and Thomas Flynn Civil engineers. Under the direct management and supervision of A. H. Muller Publisher 530 Locust Street Philadalphia PA. 1910." Collated and complete per table of contents. Includes a STREET INDEX. Bound in the original maroon cloth with maroon leather spine and corners. Gilt-stamping is still bright. SEE PHOTOS. The textblock could be easily rebacked with no re-sewing required since all pages/maps are still securely bound together. Oversize Hardcover. 17" wide by 22.50" tall. This massive extremely heavy book will require SUBSTANTIAL extra postage at our cost based on your location. LeGear ATLASES OF THE UNITED STATES L2343. Phillips A LIST OF GEOGRAPHIC ATLASES 3834. First Edition. Oversize Hardcover. Good - Fine condition/Fine clamshell case. Illus. by NOT a library discard. Atlas folio. Great Packaging Fast Shipping. A. H. Muller, Publisher Hardcover
Grande carta corografica del Tirolo incisa in rame. L’intera carta è applicata su tela e composta da 20 parti suddivise in 180 segmenti di cm. 19 x 15, così che la misura complessiva è di cm. 230 x 220. Con grandi cartigli decorativi. Esemplare con alcune sezioni leggermente brunite, ma complessivamente ben conservata. L’insieme viene completato da una carta supplementare di cm 58 x 44 che riassume in dimensioni ridotte l’esemplare maggiore. Celebre impresa cartografica; la più affascinante raffigurazione del Tirolo conosciuta come ”Atlas Tyrolensis”. La carta disegnata da Peter Anich e Blasius Hueber costituisce per la sua innovatività un salto evolutivo nella scienza cartografica. In essa sono riunite le caratteristiche di bellezza e decoratività delle vecchie carte assieme alla precisione del rilevamento. E’ considerata come la prima carta topografica unitariamente concepita in Europa. Per ottenere tale qualità e precisione i due “agrimensori” lavorarono a lungo sul campo. Dal momento in cui Maria Teresa d’Austria decise di commissionarne ad Anich la stesura al momento in cui l’incisore viennese J.E. Mannsfeld si ritrovò il materiale definitivo da sistemare, disegnare e trasferire sulle carte, passarono oltre dieci anni. Nel frattempo la vita di Anich si era spenta a causa degli sforzi estremi e delle condizioni climatiche in cui il misuratore aveva dovuto passare forse troppo tempo. L’ottimo risultato raggiunto è dato soprattutto dal felice connubio di attitudini che così si riassume: Anich eccelleva per precisione e per novità dei mezzi usati nella misurazione, Hueber per la capacità plastica di rendere e collezionare per sé e per altri i racconti di viaggio. Alcune delle lettere scritte da Hueber durante il periodo di rilevamento sono esemplari per comprendere questo suo atteggiamento e di grande interesse per la conoscenza delle comunità contadine dell’epoca.
1970404072Leipzig, Edition, 1970. Royal-Folio. M. 1 farb. Wappentaf. u. 53 (35 doppelblattgr.) Ktn. Ganzlederausgabe m. Goldschnitt, aufgeschlag. Superexlibris u. Beschlägen a. Vorder- u. Rückendeckel sowie 3 Schließen, auf 18 echte Bünde gearbeitet. Kommentarbd. Hldr. in Schuber. Am unteren Rücken leicht beschäd. Ohne d. Schutzkarton.
Venezia, presso Vincenzo Formaleoni, in Ruga de’ due Pozzi S.ta Sofia, 1781, 4° legatura in cartonato coevo, tagli spruzzati, frontespizio inciso in rame con vignetta e cornice, e 37 (di 44) belle carte geografiche in calcografia, quasi tutte di grandi dimensioni e più volte ripiegate. Ciascuna carta è accompagnata da un’”illustrazione” testuale impaginata su due colonne con un fregio tipografico al centro (pp. 68 di 78). Sono presenti le seguenti carte: Carta ridotta del globo terreste, Carta dell’isola di Ceylan, Carta dello Stretto della Sonda ed Isole vicine, Carta dell’isola Celebes ov. Macassar, Carta particolare dell’isole Molucche, Carta dell’isole Filippine, I e II, Carta dell’Arcipelago di S.Lazzaro ov. le Isole Marianne, Il paese degli Ottentotti ne’ contorni del Capo di Buona Speranza, Carta della Bassa Guinea tra il Capo Tres Puntas e l’Equatore, Carta delle coste della Guinea dal Capo Verga sino al paese d’Issini, Impero del Monotapa e stati vicini, Carta della Costa d’Oro, CArta dei Regni di Congo Angola e Benquela con li paesi vicini, Carta del Senegal, Carta dell’Isole di Capo Verde, Carta del Golfo del Messico e dell’Isole Antille, Carta della Guyana, Carta della Virginia della baja Chesapeack e paesi vicini, Carta della Carolina e Giorgia, Carta della Baia di Hudson, Carta dell’Acadia Isola Reale e paesi vicini, Carta del corso del fiume di S.Lorenzo dalla foce fin sopra Quebec, Corso del fiume S.Lorenzo nel Canada’, Carta del Golfo di S.Lorenzo e paesi vicini (Isola di Terra Nuova), Carta dell’Isola di San Domingo, Carta dell’Isola della Martinica, Carta dell’Isola della Guadalupa, Carta dell’Isola di Grenada, Prospettiva di Gibilterra (molto bella e grande, con didascalie), Baja di Gibilterra, Carta dell’Isole Maldive, Carta dell’Isola di S.Cristoforo, Carta dell’Isola di Giammaica, Carta dell’Isola di Santa Lucia, Carta dell’Isola della Barbada. Legatura Dorso mancante, piatti molto lenti; frontespizio rifilato ai margini bianchi (per ca. 2 cm. per lato) a filo con la battuta dell’incisione; internamente, piccoli strappi marginali ad alcune carte; una macchia all’”illustrazione della carta dell’Isola di Capo Verde”; lievissime, rare fioriture; ma carta, nel complesso, ancora fresca e ben conservata. Ampi i margini.
19106S.l., s.n., s.d. [entre 1756 et 1758]. In-12, 4 cartes, reliure aux armes de maroquin vert foncé de Padeloup, triple filet doré en encadrement sur les plats cantonné de fleurons dorés, armes couronnées de Louis XV dorées au centre des plats, dos long orné de filets et fleurons dorés, pièces de titre et de tomaison rouges (quelques minuscules déchirures marginales, rares rousseurs et taches).
Carta geografica dell'Egitto di Paolo Forlani, edita a Venezia nel 1566. La prima carta moderna della zona.Prima versione della carta del Forlani, che replicherà nel 1570 con il titolo La Nuova et copiosa descritione di tutto l'Egitto. In una cartiglio in alto a sinistra, il titolo e la firma: NUOVA ET COPIOSA DESCRITTIONE DI TUTTO L’EGITTO. Pur hora da Paulo Forlani Veronese intagliata in Venetia l’anno 1566. Orientazione nei quattro lati al centro con il nome dei venti Tramontana, Ostro, Levante, Ponente. Carta priva di scala grafica. Graduazione ai margini, di 10’ in 10’ va da 28° 13’ a 32° 30’ lat. e da 56° a 65° long. Questa carta di Paolo Forlani viene considerata la prima carta moderna dell’Egitto. Sebbene non vi sia alcun riferimento specifico alle fonti cartografiche utilizzate, come del resto avviene per altre opere pubblicate da Forlani, appare evidente la sua derivazione dalla grande carta dell’Africa in otto fogli di Giacomo Gastaldi, pubblicata due anni prima di questa, nel 1564. Il dettaglio è nettamente superiore rispetto al presunto modello utilizzato, così come la densità informativa, motivi che fanno pensare all’accesso, da parte di Forlani, a materiale gastaldino inedito relativo a quel territorio. La carta regionale dell’Egitto fu copiata e inserita da Abraham Ortelius nel suo Theatrum Orbis Terrarum. La mappa conosce una ristampa, con la data corretta in 1588, nota solo attraverso l’esemplare alla National Library di Gerusalemme.Acquaforte e bulino, con inusuali ampi margini, in ottimo stato di conservazione. Rara.Bibliografia: Almagià (1927): n. 123; Almagià (1948): n. 25; Borroni Salvadori (1980): n. 131; Christie’s (2004): n. 511; Christie’s Pa (2006): n. 166; De Vries (1981): n. 77; Dzikowski (1940): n. 74; Gallo (1954): C, n. 69; Ganado (1982): n. 53; Italiaanse kaartenmakers (1996): n. 74; Kraus (1972): n. 53; Parke-Bernet (1969): n. 67; Meurer (2002): n. 110; National Maritime Museum (1971): n. 146; Ruge (1904-16): IV, n. 87.35 & n. 88.9; Sotheby’s (1998): n. 166; Tavernari (2014): n. 85; Wieder (1915): p. 29, n. 65; Biasutti (1920): p. 14; Meurer (1991): p. 87; Mostra Bergamo (2016): n. 6; Tooley (1939): n. 193; Tooley (1983): n. 193; Woodward (1990): n. 49; Woodward (1992): n. 40. The first modern printed map of Egypt, by Paolo Forlani, published in Venice in 1566.First version of the Forlani map of Egypt, which will replicate in 1570 under the title La Nuova et copiosa descritione di tutto l'Egitto. The map is derived from the wall map of Africa by Gacomo Gastaldi, that Forlani translated to a printed map in 1562 .Absolutely mysterious reason why Paolo Forlani have the permission to publish this map of Africa, resulting in everything from the manuscript wall map by Giacomo Gastaldi, built in 1549 as a decoration of the Palazzo Ducale in Venice. Karrow states that is possible that Forlani had access, with or without Gastaldi’s approval, to the large map of Gastaldi trought to Tommaso Ravenna, head of the St. Mark's School, who the map is dedicated.Etching and engraving, unusual wide margins, in excellent conditions. Rare.Bibliografia: Almagià (1927): n. 123; Almagià (1948): n. 25; Borroni Salvadori (1980): n. 131; Christie’s (2004): n. 511; Christie’s Pa (2006): n. 166; De Vries (1981): n. 77; Dzikowski (1940): n. 74; Gallo (1954): C, n. 69; Ganado (1982): n. 53; Italiaanse kaartenmakers (1996): n. 74; Kraus (1972): n. 53; Parke-Bernet (1969): n. 67; Meurer (2002): n. 110; National Maritime Museum (1971): n. 146; Ruge (1904-16): IV, n. 87.35 & n. 88.9; Sotheby’s (1998): n. 166; Tavernari (2014): n. 85; Wieder (1915): p. 29, n. 65; Biasutti (1920): p. 14; Meurer (1991): p. 87; Mostra Bergamo (2016): n. 6; Tooley (1939): n. 193; Tooley (1983): n. 193; Woodward (1990): n. 49; Woodward (1992): n. 40.
Raro documento raffigurante l’asedio di Civitella. Nel 1557 la città fu posta d'assedio da parte del francese Duca di Guisa, generale di Enrico II e alleato del papa, Paolo IV; benché feroce e violento, l’assalto non riuscì a espugnare la città,. Proprio in questa guerra, tra Francesi e Spagnoli, Civitella cambiò il suo nome in Civitella del Tronto. La vittoriosa e valorosa resistenza che il popolo della cittadella riuscì a riportare venne ben visto nell'intero Regno, tanto che ai suoi cittadini furono tolti gli oneri fiscali da pagare al Regno, per quarant'anni, e a spese del demanio regio furono restaurati gli edifici e la Fortezza. La mappa viene prodotta a Roma, probabilmente nella bottega di Antonio Salamanca e Antoine de Lafrery, che dal 1553 al 1563 erano soci nella più importante calcografia romana. La lastra viene sicuramente ralizzata in occasione dell’avvenimento, quindi nel 1557, probabilmente commissionata da autorità ecclesiastiche, oppure nel tentativo commerciale dei due editori di produrre un nuvo foglio da immettere nel mercato. La mancata vittoria nell’assedio indusse i due editori a non terminare il lavoro, come dimostrano i numerosi ripensamenti presenti nella lastra e lo spazio bianco in basso a destra, lasciato libero per il titolo e la dedicatoria. Il foglio risulta pertanto in un solo stato e molto raro. Incisione al bulino, rifilata al rame e con margini coevi aggiunti, pieghe di carta al centro, nel complesso in ottimo stato di conservazione. Rarissima. Bibliografia: Tooley, p. 25, 154; Borroni Salvadori, 221; Cartografia Rara p. 38, 30. Dimensioni 380x300. A rare document depicting the siege of Civitella. In 1557 the city was assaulted by the French Duke of Guisa, the General of Enrico II and ally of pope Paul IV; though harsh and cruel, the siege could not overcome the city. Precisely after this war between the French and the Spanish, Civitella changed its name into Civitella del Tronto. The triumphant and valiant resistance of the population was much appreciated all over the Reign so that these citizens were allowed not to pay royal taxes for the following forty years and the buildings and the Fortress were repaired with the money of the public royal domain. The map has been published in Rome, very likely in the workshop of Antonio Salamanca and Antoine de Lafrery, who created the most important partnership in Rome between 1553 and 1563. The plate has been no doubt realized to celebrate the event, therefore in 1557, probably commissioned by the ecclesiastic authorities or maybe it was an attempt of the two publishers to create a new piece of work to sell. Since the siege did not succeed, Salamanca and Lafrery did not finished the plate, as the many changes on it and the white space mint for the dedication and title show. Therefore, this work presents only one state, very rare indeed. Engraving, trimmed to platemark and contemporary margins added afterwards, paper folds in the centre, otherwise in excellent condition. Extremely rare. Bibliografia: Tooley, p. 25, 154; Borroni Salvadori, 221; Cartografia Rara p. 38, 30. Dimensioni 380x300.
1730988DGAmasterdam, Jean Convens et Corneille Mortier., 1730. Grenzkolorierte Kupferstich. Blattformat: 56 x 64 cm. Gesamtgrösse der vier Teile: 112 x 128 cm. + Wichtig: Für unsere Kunden in der EU erfolgt der Versand alle 14 Tage verzollt ab Deutschland / Postbank-Konto in Deutschland vorhanden +, 988DG|988DG_2|988DG_3|988DG_4 [4 Warenabbildungen]
Rarissima carta della Dalmazia centrale di Martino Rota, nella ristampa seicentesca curata da Stefano Mozzi Scolari, conosciuta sinora solo per l’esemplare della collezione Novacco. Carta senza titolo. In basso a destra troviamo la firma: Martinus Rotta. In basso al centro, nel mare, è disegnata la MESURA DELLE MIGLA, una scala grafica priva di indicazioni, costituita da 3 e 6 unità di miglia, pari a mm 52. Orientazione con una rosa a otto venti nel mare, il nord è in alto. Priva di graduazione ai margini. Esemplare nel terzo stato di tre descritto in Bifolco-Ronca; viene abrasa la firma del Doino, sostituita dall’imprint Stefano Scolari formis in Venetia. Acquaforte e bulino, circa 1570, firmata in lastra in basso al centro-destra. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, con margini, in eccellente stato di conservazione. “Carta prospettica, priva di data, della Dalmazia centrale che descrive la regione di Split (it. Spalato) qui nella forma italianizzata Spalato. Si tratta di un’innovativa ed importante rappresentazione, in alzato prospettico, che ebbe repliche anche nel secolo successivo. Si estende sulla costa dalla città di Trogir fino ad Omi (Almisa) ed è firmata dal sebenicense Martino Rota. Per analogia con le altre opere del Rota, la carta è databile al 1570 circa. Meurer stabilisce come terminus ante quem della lastra il 1568, quando Martino Rota si trasferisce alla corte imperiale viennese, ma poi si corregge, sostenendo che la collaborazione tra l’incisore e gli editori veneti sia da collocare ben oltre questa data. Secondo Mliinarić la carta – che descrive come datata in lastra - sarebbe stata stampata da Camocio tra il 1558 ed il 1568, ma la teoria ci sembra molto debole, in assenza di elementi che possano corroborarla. L’opera, scarsamente diffusa nelle raccolte cinquecentesche, ebbe due tirature successive per mano degli editori Catarin Doino e Stefano Scolari. Il secondo stato della lastra, a firma Doino, è databile al 1620 circa. Viene descritto da Shirley per l’esemplare conservato nella raccolta fattizia della British Library [Maps C.7. e 3.(1)]. Altri esemplari censiti sono quelli alla Newberry Library e alla Bibliothèque Nationale. Una terza stesura della lastra viene stampata da Stefano Scolari verso la metà del XVII secolo. Illustrata nel catalogo della collezione Novacco, viene descritta già da Almagià”. (cfr. S. Bifolco – F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018), p. 1370. Martino Rota (Sebenico 1520 – Venezia 1583) era un incisore e editore di Sebenico, attivo a Venezia, Vienna e Praga. La prima opera datata risale al 1558. Probabilmente lavorò a Venezia fino al 1572. Lastre del 1571/2, con soggetti relativi alla vittoria sui Turchi, a Lepanto, sembra siano state realizzate a Venezia. A Vienna, realizzò ritratti tra il 1573 e il 1576, accreditato alla corte di Massimiliano II. Si trasferì a Praga nel 1580. A Venezia le sue lastre vennero pubblicate da Luca Guarinoni, Luca e Ferrando Bertelli, Giovanni Francesco Camocio, Giovanni Mastini, Benedetto Stefani, Claudio Duchetti, Nicolò Nelli e Bolognino Zaltieri. Stefano Mozzi Scolari era un disegnatore, incisore e editore bresciano, attivo a Venezia dal 1644 al 1687. La sua bottega era una delle migliori calcografie veneziane del ‘600. Esercitò l’arte delle stampe e del commercio di carte geografiche a S. Zulian all’insegna delle Tre Virtù. Si servì dei rami di Bertelli, Valegio e Van Aelst. Curò anche le ristampe di importantissime carte quali la Lombardia del Gastaldi, e le carte dell’Italia di Greuter e Magini. Magnifico esemplare, appartenuto alla collezione di Fritz Hellwig. Bibliografia S. Bifolco – F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018): pp. 1370-1371, tav. 625, III/III; Almagià (1929): p. 40, n. 1; Borroni Salvadori (1980): n. 205; Cartografia Rara (1986): n. 39; Meurer (2002): n. 50; Mliinarić (2011): pp. 77-78, tav. 3 &4; ... A very rare map of central Dalmatia by Martino Rota, in the seventeenth-century reprint edited by Stefano Mozzi Scolari, known so far only from the example in the Novacco collection. Untitled map. In the lower right corner we find the signature: Martinus Rotta. Bottom center, in the sea, is drawn the MESURA DELLE MIGLA, a graphic scale without indications, consisting of 3 and 6 units of miles, equal to mm 52. Orientation with an eight-wind rose in the sea, north is at the top. Devoid of graduation in the margins. Exampelin the third state of three described in Bifolco-Ronca; Doino's signature is abraded, replaced by the imprint Stefano Scolari formis in Venetia. Etching and engraving, circa 1570, signed in plate lower center-right. Magnificent proof, impressed on coeval laid paper, with margins, in excellent condition. “Carta prospettica, priva di data, della Dalmazia centrale che descrive la regione di Split (it. Spalato) qui nella forma italianizzata Spalato. Si tratta di un’innovativa ed importante rappresentazione, in alzato prospettico, che ebbe repliche anche nel secolo successivo. Si estende sulla costa dalla città di Trogir fino ad Omi (Almisa) ed è firmata dal sebenicense Martino Rota. Per analogia con le altre opere del Rota, la carta è databile al 1570 circa. Meurer stabilisce come terminus ante quem della lastra il 1568, quando Martino Rota si trasferisce alla corte imperiale viennese, ma poi si corregge, sostenendo che la collaborazione tra l’incisore e gli editori veneti sia da collocare ben oltre questa data. Secondo Mliinarić la carta – che descrive come datata in lastra - sarebbe stata stampata da Camocio tra il 1558 ed il 1568, ma la teoria ci sembra molto debole, in assenza di elementi che possano corroborarla. L’opera, scarsamente diffusa nelle raccolte cinquecentesche, ebbe due tirature successive per mano degli editori Catarin Doino e Stefano Scolari. Il secondo stato della lastra, a firma Doino, è databile al 1620 circa. Viene descritto da Shirley per l’esemplare conservato nella raccolta fattizia della British Library [Maps C.7. e 3.(1)]. Altri esemplari censiti sono quelli alla Newberry Library e alla Bibliothèque Nationale. Una terza stesura della lastra viene stampata da Stefano Scolari verso la metà del XVII secolo. Illustrata nel catalogo della collezione Novacco, viene descritta già da Almagià”. (cfr. S. Bifolco – F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018), p. 1370. Martino Rota (Sibenik 1520 - Venice 1583) was an engraver and publisher from Sibenik, active in Venice, Vienna and Prague. The earliest dated work is from 1558. He probably worked in Venice until 1572. Plates from 1571/2, with subjects related to the victory over the Turks, at Lepanto, appear to have been made in Venice. In Vienna, he made portraits between 1573 and 1576, credited to the court of Maximilian II. He moved to Prague in 1580. In Venice his plates were published by Luca Guarinoni, Luca and Ferrando Bertelli, Giovanni Francesco Camocio, Giovanni Mastini, Benedetto Stefani, Claudio Duchetti, Nicolò Nelli, and Bolognino Zaltieri. Stefano Mozzi Scolari was a Brescian draughtsman, engraver and publisher, active in Venice from 1644 to 1687. His workshop was one of the best Venetian chalcographers of the 1600s. He practiced the art of printing and trading maps in S. Zulian all’insegna delle Tre Virtù. He made use of the plates of Bertelli, Valegio and Van Aelst. He also edited reprints of such important maps as Gastaldi's Lombardia, and Greuter and Magini's maps of Italy. Magnificent example belonged to the collection of Fritz Hellwig. Bibliografia S. Bifolco – F. Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo (2018): pp. 1370-1371, tav. 625, III/III; Almagià (1929): p. 40, n. 1; Borroni Salvadori (1980): n. 205; Cartografia Rara (1986): n. 39; Meurer (2002): n. 50; Mliinarić (2011): pp. 77-78, tav. 3 &4; Novak (2005): p. 92, fig. 3; Shirley (2004): p. 393, ...
1730988DGAmasterdam, Jean Convens et Corneille Mortier. 1730. Grenzkolorierte Kupferstiche. Blattformat: 56 x 64 cm. Gesamtgrösse der vier Karten: 112 x 128 cm.
Anonima veduta prospettica di Rodi, priva di data ed indicazioni editoriali. In alto al centro, in un nastro, il titolo: RODI. Opera priva di orientazione e scala grafica. Acquaforte e bulino, magnifica prova, impressa su carta vergata coeva, rifilata al rame, tracce di antica coloritura, in perfetto sato di conservazione.L’opera sembra essere una riduzione del modello introdotto da Bernhard von Breydenbach nel Peregrinatio in Terram Sanctam (Mainz 1486). Come giustamente nota la Borroni, questa incisione appare particolarmente più accurata, oltre che di formato maggiore, rispetto alle analoghe vedute della città pubblicate da Bertelli, Camocio e Pinargenti. L’incisione è di estrema rarità; oltre all’esemplare descritto da Borroni (Nazionale di Firenze) e quello dell’atlante di Alessandro d’Este (Estense di Modena), ne abbiamo censito solamente uno alla Bibliothèque Nationale ed un altro in una collezione privata romana. Non sono note ristampe.Magnifico esemplare di questa rarissima veduta prospettica di Rodi. Anonymous perspective view of Rhodes, with no date and editorial indications. A Lafreri school engraving, known in 3 examples.At the top center, the title: RODI. Without orientation and graphic scale.Etching and engraving, magnificent proof, printed on contemporary laid paper, trimmed to copperplate, traces of ancient coloring, very good condition.The work appears to be a reduction of the model introduced by Bernhard von Breydenbach in the Peregrinatio in Terram Sanctam (Mainz 1486). As Borroni rightly notes, this work appears to be particularly more accurate, as well as of a larger format, than the analogous views of the city published by Bertelli, Camocio and Pinargenti.The view is extremely rare; in addition to the example described by Borroni (Biblioteca Nazionale of Florence) and that of the atlas of Alessandro d'Este (Biblioteca Estense of Modena), we have only recorded one at the Bibliothèque Nationale de France. There are no known reprints.Magnificent example of this very rare perspective view of Rhodes. Borroni Salvadori (1980): n. 243; Tavernari (2014): n. 114.
In alto a destra, in un cartiglio, troviamo il titolo: FERRARA. Nell’angolo superiore sinistro è rappresentato lo stemma di Clemente VIII. In basso a sinistra, in un cartiglio a forma di basamento di colonna, la dedica: All’ill.mo e Rever mo Sig re e Pat ne Col mo il S r Cardi le S giorgio Grande e la virtu del disengno Poiche puo Rappresentarci Avanti a gli occhi anco le cose lo[n]tane con la forza sua mi trovo haver Ritratto La cita di Ferrara Ricuperata hoggi felicimente da N.S. Clemente Ottavo A.S. chiesa onde per segno de la devotion mia la Dedico A. V.S. ill ma scusandomi della Piccolezza del doNo e pregandolae Prosperita Conforme a suoi Nobilissimi pensieri in Roma a di 29 di Gennaro 1598 D.V.S, ill ma e Rever ma Devoti mo et humil mo servitore Gerolamo dinovo. A destra del basamento si legge: La ciTa di Ferrara è situata per latitudine G di 43 Per longitudine Gradi 33 Rivista dil S.Gioseppe Capocacia. Pianta prospettica della città incisa da Girolamo Dinovo e, come dichiarato nella tavola, “rivista” da Giuseppe Capocaccia. Si tratta della più antica rappresentazione prospettica di Ferrara dalla quale derivano tutte le successive fino al nuovo rilievo di Andrea Bolzoni (1647). La pianta fu realizzata in occasione della devoluzione del ducato di Ferrara alla S. Sede, nel gennaio del 1598; in alto a sinistra reca, infatti, lo stemma di papa Clemente VIII, al secolo Ippolito Aldobrandini, celebrato per aver recuperato il ducato allo Stato pontifico. In basso a destra, la dedica al cardinale Giovanni Francesco Blandrate di S. Giorgio.Il primo stato della lastra, avanti l’indirizzo dell’Orlandi e la data 1602, è sconosciuto a tutti i repertori consultati sulla città di Ferrara; ne consegue che la tavola successiva, di Matteo Florimi, che è una chiara e puntuale derivazione di questa, ne venga considerata il prototipo. Benevolo, nel descrivere la copia del Florimi, sottolinea che l’orientamento è scelto in modo tale che la città medievale, con l’asse est-ovest rettificato e disposto in orizzontale, serva da basamento alla città moderna, l’Addizione Erculea. La proiezione obliqua, aumentando la scala degli edifici più densi in primo piano e diminuendo quella degli edifici più radi nello sfondo, rende prospetticamente uniformi le due zone, e presenta l’immagine di una città unitaria, sebbene non riproduca fedelmente la realtà. Il fiume che corre nella parte inferiore, è solo uno dei bracci secondari del Po, che in questo punto si bifora per perdersi nelle valli costiere; ma nell’alto medioevo era uno dei bracci principali, e lungo il suo argine si è formato il primo nucleo della città. La lastra, stampata a Roma come enunciato nel cartiglio, non reca indicazioni editoriali. Probabilmente fu edita da Giacomo Gherardi, erede e successore della calcografia di Claudio Duchetti. Che la lastra fosse appartenuta al Gherardi è dimostrato dalla presenza dell’opera nel catalogo della vedova dell’editore, Quintilia Lucidi, del 17-19 ottobre 1598 (n. 424 descritta come “la Citta di Ferrara”). La matrice venne acquisita, nel 1602, da Giovanni Orlandi che la ristampò inalterata con la sola aggiunta del proprio imprint. Nel 1614, con il trasferimento di Orlandi a Napoli, la matrice fu ceduta a Hendrick van Schoel. Giuseppe Capocaccia è forse da identificarsi con il matematico e ingegnere militare di Senigallia che lavorò al servizio di Filippo IV. Girolamo Dinovo o Di Novo, cartografo attivo nel XVI secolo, conosciuto per la carta senza titolo raffigurante il territorio di Ferrara. Del Dinovo, Almagià (1922, p. 25) cita anche una pianta di Ferrara edita a Roma nel 1598. Giacomo Gherardi è stampatore, tipografo e editore originario di Carmagnola, in Piemonte. Attivo a Roma, lavorò per Lorenzo Vaccari e poi per Claudio Duchetti. Nel 1589 fu descritto come “dominus lacobus Gerardus venditor imaginum nella regione Parionis”. La sorella di Gherardi, Margherita, sposò Clau... At the top right, in a cartouche, we find the title: FERRARA. In the upper left corner is represented the coat of arms of Clement VIII. In the lower left corner, in a cartouche in the form of a column base, the dedication: All'ill.mo e Revermo Sig re e Pat ne Col mo il S r Cardi le S giorgio Grande e la virtu del disengno Poiche può Rappresentarci Avanti a gli occhi anco le cose lo[n]tane con la forza sua mi trova haver Ritratto La cita di Ferrara Ricuperata hoggimente felicimente da N. S Clemente Ottavo A.S. chiesa onde per segno de la segno di Ferrara. S. Clemente Ottavo A.S. church onde per segno de la devotion mia la Dedico A. V.S. ill ma scusandomi della Piccolezzazza del doNo e pregandolae Prosperita Conforme a suoi Nobilissimi pensieri in Roma a di 29 di Gennaro 1598 D.V.S, ill ma e Rever ma Devoti mo et humil mo servitore Gerolamo dinovo. To the right of the base we read: La ciTa di Ferrara è situata per latitudine G di 43 Per longitudine Gradi 33 Rivista dil S.Gioseppe Capocacia. Perspective plan of the city engraved by Girolamo Dinovo and, as stated in the table, "revised" by Giuseppe Capocaccia. This is the oldest representation of Ferrara from which all the subsequent ones derive until the new relief by Andrea Bolzoni (1647). The plan was made on the occasion of the devolution of the Duchy of Ferrara to the Santa Sede, in January 1598. At the top left is the coat of arms of Pope Clement VIII, born Ippolito Aldobrandini, celebrated for having recovered the Duchy to the Papal States. The first state of the plate, in front of the address of Orlandi and the date 1602, is unknown to all the repertories consulted on the city of Ferrara; it follows that the next plate, by Matteo Florimi, which is a clear and precise derivation of this one, is considered the prototype. Benevolo, in describing the copy by Florimi, underlines that the orientation was chosen so that the medieval city, with its east-west axis straightened and placed horizontally, would serve as a base for the modern city, the Addizione Erculea. The oblique projection, by increasing the scale of the denser buildings in the foreground and decreasing that of the sparser buildings in the background, makes the two areas uniform in perspective, and presents the image of a unitary city, although it does not faithfully reproduce reality. The river that runs in the lower part, is only one of the secondary arms of the Po, that in this point bifurcates to get lost in the coastal valleys; but in the high Middle Ages it was one of the main arms, and along its bank was formed the first nucleus of the city. The plate, printed in Rome as stated in the cartouche, does not bear editorial indications. It was probably edited by Giacomo Gherardi, heir and successor to the chalcography of Claudio Duchetti. That the plate belonged to Gherardi is demonstrated by the presence of the work in the catalog of the widow of the publisher, Quintilia Lucidi, dated October 17-19, 1598 (n. 424 described as “la Citta di Ferrara”). The plate was acquired, in 1602, by Giovanni Orlandi who reprinted it unchanged with the addition of his own imprint. In 1614, when Orlandi moved to Naples, the plate was bought by Hendrick van Schoel. Giuseppe Capocaccia is perhaps to be identified with the mathematician and military engineer of Senigallia who worked in the service of Philip IV. Girolamo Dinovo or Di Novo, cartographer active in the sixteenth century, known for the untitled map depicting the territory of Ferrara. Giacomo Gherardi was a printer, typographer and publisher from Carmagnola, in Piedmont. Active in Rome, he worked for Lorenzo Vaccari and then for Claudio Duchetti. In 1589 he was described as "dominus lacobus Gerardus venditor imaginum in the region Parionis". Gherardi's sister, Margherita, married Claudio Duchetti. After Claudio's death in 1585, Gherardi was supposed to run the print shop business until Duchetti's son turned 18; if the child died Gherardi would inherit it. Howev...
In alto a destra, con caratteri grandi sotto il bordo superiore, è inciso il titolo BONONIA. Sempre in alto a destra è disegnato lo stemma della città. Lungo il margine inferiore, distribuita su quattordici colonne, una legenda alfanumerica con 179 rimandi (A-N e 1-168) a luoghi e monumenti notabili. Nell’ultimo riquadro, all’angolo inferiore destro, si legge: Vero ritratto dela Citta de bologna co tutti gli nomi dele cose principali di essa como Al presente si ritrova per claudio duchetto Nepote di Ant: lafreri 1582. La pianta della città di Bologna, incisa da Ambrogio Brambilla per l’editore Claudio Duchetti, rappresenta la prima derivazione dell’opera di Agostino Carracci (1581) disegnata su diretta commissione del cardinale Gabriele Paleotti (Bologna 1522 - Roma 1597), arcivescovo di Bologna dal 1566. La legenda alfanumerica incisa nella parte bassa della tavola deriva dal prototipo della cartografia cinquecentesca bolognese, e lo stemma della città è inserito nella parte alta della tavola. Sono delineati e localizzati chiaramente gli edifici religiosi, sia quelli all’interno del perimetro romano (San Pietro e San Petronio) che quelli all’esterno (Santo Stefano, San Procolo e SS. Naborre e Felice). L’opera del Duchetti fu presto replicata da Fransz Hogenberg, che ne incise una derivazione molto simile per il quarto volume del Civitates Orbis Terrarum realizzato in collaborazione con Georg Braun (Anversa, 1590 circa). Ambrogio Brambilla, nato a Milano, visse nella città per alcuni anni e, in quanto membro dell’Accademia milanese della Val di Bregn, compose poesie in dialetto che firmava con lo pseudonimo Or Compà Borgnin. Il Brambilla è però più conosciuto per la sua attività di incisore al bulino e all’acquaforte, a cui si dedicò a Roma nell’ultimo ventennio del XVI secolo, dove nel 1579 risulta iscritto alla Congregazione dei Virtuosi al Pantheon. La sua produzione venne pubblicata in gran parte da Claudio Duchetti e, anche, da Nicola van Aelst. Esemplare nel primo stato di tre, avanti l’indirizzo di Giovanni Orlandi. Acquaforte e bulino, impressa su carta vergata coeva, con margini, piccolo restauro perfettamente eseguito lungo il margine superiore, per il resto in perfetto stato di conservazione. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 2126-2127, tav. 1178bis, I/III; Benevolo (1969): pp. 47-51, tav. III; Brighenti (1979): n. 16; Comelli (1914): p. 44; L’Immagine delle città italiane (1998): p. 129, n. 4; Tooley (1939): n. 139. In the upper right corner, in large letters below the top edge, is engraved the title BONONIA. Also at the top right is drawn the coat of arms of the city. Along the lower margin, distributed on fourteen columns, an alphanumeric legend with 179 references (A-N and 1-168) to notable places and monuments. In the last square, at the lower right corner, reads: Vero ritratto dela Citta de bologna co tutti gli nomi dele cose principali di essa como Al presente si ritrova per claudio duchetto Nepote di Ant: lafreri 1582. The map of the city of Bologna, engraved by Ambrogio Brambilla for the publisher Claudio Duchetti, represents the first derivation of the work of Agostino Carracci (1581) drawn on direct commission of Cardinal Gabriele Paleotti (Bologna 1522 - Rome 1597), archbishop of Bologna since 1566. The alphanumeric legend engraved in the lower part of the table derives from the prototype of sixteenth-century Bolognese cartography, and the coat of arms of the city is inserted in the upper part of the plate. The religious buildings are clearly delineated and located, both those within the Roman perimeter (San Pietro and San Petronio) and those outside (Santo Stefano, San Procolo and SS. Naborre and Felice). Duchetti's work was soon replicated by Fransz Hogenberg, who engraved a very similar derivation for the fourth volume of the Civitates Orbis Terrarum produced in collaboration with Georg Braun (Antwerp, circa 1590). Ambrogio Brambilla, born in Milan, lived in the city for several years and, as a member of the Milanese Academy of Val di Bregn, composed poems in dialect that he signed with the pseudonym Or Compà Borgnin. Brambilla, however, is best known for his activity as a burin and etching engraver, to which he dedicated himself in Rome in the last twenty years of the sixteenth century, where in 1579 he was enrolled in the Congregazione dei Virtuosi at the Pantheon. His production was published in large part by Claudio Duchetti and, also, by Nicola van Aelst. Example in the first state of three, ahead of the address of Giovanni Orlandi. Etching and engraving, printed on contemporary laid paper, with margins, small restoration perfectly executed along the upper margin, otherwise in perfect condition. Rare. Bibliografia Bifolco-Ronca, Cartografia e topografia italiana del XVI secolo, pp. 2126-2127, tav. 1178bis, I/III; Benevolo (1969): pp. 47-51, tav. III; Brighenti (1979): n. 16; Comelli (1914): p. 44; L’Immagine delle città italiane (1998): p. 129, n. 4; Tooley (1939): n. 139.
Circoscrizione delle Province Ecclesiastiche e Diocesi negli Stati della Santa Sede Napoli 1852 – Eseguita sotto la direzione di Benede[tt]o Marzolla. Carta manoscritta, a inchiostro nero ed acquerello, raffigurante le provincie ecclesiastiche dello Stato Pontificio, in scala 1:1 200 000, eseguita sotto la direzione di Benedetto Marzolla. Realizzata a Napoli nel 1852. La carta è pubblicata nella recente ed accurata bibliografia su Benedetto Marzolla curata da Vladimiro Valerio Benedetto Marzolla Brindisino, Geografo e Cartografo dell’800 Europeo, catalogo della mostra tenutasi a Brindisi nel 2008. Marzolla, autore di importanti atlanti sulle provincie del Regno di Napoli, è anche autore di diverse carte sulle Circoscrizioni Ecclesiastiche nel Regno delle Due Sicilie, pubblicate postume, nello stesso anno della morte (1858) a Napoli nello Stabilimento Geografico diretto da Luigi Manzella. Il presente manoscritto non fu poi tradotto a stampa da Manzella, che probabilmente – come recita anche il titolo delle stesse carte – si limitò a realizzare un atlante ecclesiastico del solo Regno. Tuttavia, la carta in questione ricalca fedelmente quella che compare, solo sei anni dopo e sempre nel 1858, in un altro rarissimo atlante ecclesiastico curato da Girolamo Petri, L’Orbe Cattolico ossia Atlante Geografico Storico Ecclesiastico Opera del Commendatore Girolamo Petri Officiale minutante della segreteria di Stato, stampato a Roma nel 1858/59. Petri nacque ad Onano il 21 marzo 1806; avvocato, divenne minutante alla Segreteria di Stato nel 1847. Per il suo Orbe Cattolico egli dichiara di aver “attinto a fonti attendibili”, probabilmente proprio fornite dalla Segreteria di Stato. La carta manoscritta in oggetto viene esattamente replicata nell’Orbe Cattolico (Tav. V del volume terzo); sono identiche le dimensioni, il titolo – qui in alto mentre nella carta del Petri è sulla destra. Il lettering è diverso e nella carta dell’Orbe Cattolico non compaiono le coste della Dalmazia e quelle di Corsica e Sardegna. Si può presumere che la Segreteria di Stato commissionò al Marzolla un atlante ecclesiastico e che altre – se non tutte - tavole dell’Orbe Cattolico furono disegnate dal cartografo brindisino. Benedetto Marzolla fu disegnatore topografo e litografo; geografo e cartografo; membro della Commissione di statistica presso il Ministero dell'Interno. Personaggio di grandissimo rilievo nella cartografia napoletana ed italiana del XIX secolo, Marzolla ottenne in vita pubblici riconoscimenti ed attestati per la produzione cartografica di altissima qualità. La sua notorietà si è lentamente dissolta dopo la morte; va tuttavia osservato che solo la mancanza di uno spiccato coinvolgimento politico in senso risorgimentale e di una valenza letteraria nella sua opera non lo hanno reso famoso come i contemporanei Francesco Costantino Marmocchi (1805-1858) e Attilio Zuccagni-Orlandini (1783-1872), con i quali può certamente confrontarsi. I progetti culturali didattici e editoriali di Marzolla furono e rimangono di straordinaria modernità; egli inventò, è il caso di dire, un nuovo modo di intendere e di disegnare la carta geografica, fornendo una visione assolutamente originale della comunicazione dei dati geografici attraverso la combinazione di testo e immagine. Con tale operazione, egli riuscì a fondere in un'unica opera, storia, geografia, economia, statistica e cartografia, raggiungendo un equilibrio grafico di rara efficacia (cfr. V. Valerio, Benedetto Marzolla Brindisino, Geografo e Cartografo dell'800 Europeo, Brindisi 2008). Bell’esemplare con piccoli difetti all’angolo inferiore sinistro, leggere ossidazioni ed una macchia nell’angolo superiore, nel complesso in ottimo stato di conservazione. Bibliografia V. Valerio, Benedetto Marzolla Brindisino, Geografo e Cartografo dell’800 Europeo (2008), p. 37, fig. 24. Circoscrizione delle Province Ecclesiastiche e Diocesi negli Stati della Santa Sede Napoli 1852 – Eseguita sotto la direzione di Benede[tt]o Marzolla. Carta manoscritta, a inchiostro nero ed acquerello, raffigurante le provincie ecclesiastiche dello Stato Pontificio, in scala 1:1 200 000, eseguita sotto la direzione di Benedetto Marzolla. Realizzata a Napoli nel 1852. La carta è pubblicata nella recente ed accurata bibliografia su Benedetto Marzolla curata da Vladimiro Valerio Benedetto Marzolla Brindisino, Geografo e Cartografo dell’800 Europeo, catalogo della mostra tenutasi a Brindisi nel 2008. Marzolla, autore di importanti atlanti sulle provincie del Regno di Napoli, è anche autore di diverse carte sulle Circoscrizioni Ecclesiastiche nel Regno delle Due Sicilie, pubblicate postume, nello stesso anno della morte (1858) a Napoli nello Stabilimento Geografico diretto da Luigi Manzella. Il presente manoscritto non fu poi tradotto a stampa da Manzella, che probabilmente – come recita anche il titolo delle stesse carte – si limitò a realizzare un atlante ecclesiastico del solo Regno. Tuttavia, la carta in questione ricalca fedelmente quella che compare, solo sei anni dopo e sempre nel 1858, in un altro rarissimo atlante ecclesiastico curato da Girolamo Petri, L’Orbe Cattolico ossia Atlante Geografico Storico Ecclesiastico Opera del Commendatore Girolamo Petri Officiale minutante della segreteria di Stato, stampato a Roma nel 1858/59. Petri nacque ad Onano il 21 marzo 1806; avvocato, divenne minutante alla Segreteria di Stato nel 1847. Per il suo Orbe Cattolico egli dichiara di aver “attinto a fonti attendibili”, probabilmente proprio fornite dalla Segreteria di Stato. La carta manoscritta in oggetto viene esattamente replicata nell’Orbe Cattolico (Tav. V del volume terzo); sono identiche le dimensioni, il titolo – qui in alto mentre nella carta del Petri è sulla destra. Il lettering è diverso e nella carta dell’Orbe Cattolico non compaiono le coste della Dalmazia e quelle di Corsica e Sardegna. Si può presumere che la Segreteria di Stato commissionò al Marzolla un atlante ecclesiastico e che altre – se non tutte - tavole dell’Orbe Cattolico furono disegnate dal cartografo brindisino. Benedetto Marzolla fu disegnatore topografo e litografo; geografo e cartografo; membro della Commissione di statistica presso il Ministero dell'Interno. Personaggio di grandissimo rilievo nella cartografia napoletana ed italiana del XIX secolo, Marzolla ottenne in vita pubblici riconoscimenti ed attestati per la produzione cartografica di altissima qualità. La sua notorietà si è lentamente dissolta dopo la morte; va tuttavia osservato che solo la mancanza di uno spiccato coinvolgimento politico in senso risorgimentale e di una valenza letteraria nella sua opera non lo hanno reso famoso come i contemporanei Francesco Costantino Marmocchi (1805-1858) e Attilio Zuccagni-Orlandini (1783-1872), con i quali può certamente confrontarsi. I progetti culturali didattici e editoriali di Marzolla furono e rimangono di straordinaria modernità; egli inventò, è il caso di dire, un nuovo modo di intendere e di disegnare la carta geografica, fornendo una visione assolutamente originale della comunicazione dei dati geografici attraverso la combinazione di testo e immagine. Con tale operazione, egli riuscì a fondere in un'unica opera, storia, geografia, economia, statistica e cartografia, raggiungendo un equilibrio grafico di rara efficacia (cfr. V. Valerio, Benedetto Marzolla Brindisino, Geografo e Cartografo dell'800 Europeo, Brindisi 2008). Bell’esemplare con piccoli difetti all’angolo inferiore sinistro, leggere ossidazioni ed una macchia nell’angolo superiore, nel complesso in ottimo stato di conservazione. Bibliografia V. Valerio, Benedetto Marzolla Brindisino, Geografo e Cartografo dell’800 Europeo (2008), p. 37, fig. 24.
1750ABC_46337France 1750. Folio. Sewn in quires and stored loose in a portfolio covered with grey paper grey cloth ties paper label on the front board. Manuscript in French on thick paper written in a neat 18th-century cursive hand. With 5 manuscript plates showing 14 geometrical figures. 2 blank 1 1 blank 61 3 blank pp. Cartographic manuscript intended to teach engineer-geographers how to in the authors words centrer les angles bisect angles and to triangulate to calculate locations on a map as precisely as possible. The author remains unidentified but probably taught cartography. He the field was hardly open to women gives many examples to explain his methods all richly illustrated in the manuscripts geometric figures and with tables. He quotes the methods of the important French mathematician physician and hydrographer Pierre Bouguer 1698-1758 who was also geometer at the Académie des Sciences in Paris for the means to centrer les angles though we have not found Bouguer using that phrase and those of the French astronomer and cartographer César-François Cassini de Thury 1714-1784 also member of the Académie for triangulation. Altogether the work is a practical guideline for engineer-geographers in which the author not only describes methods for bisecting angles and for triangulation but for example also how to use his own tables on pp. 29-44. A highly interesting cartographic manuscript with a strong geometrical focus quoting two of the foremost French cartographers of the 18th century.With the library stamp of the Danish national library Det Kongelige Bibliothek in Copenhagen. Portfolio a little worn dust-soiled and somewhat stained but the leaves are still in good condition.l Katalog der Bibliothek und Kartensammlung der Königlichen Allgemeinen Kriegsschule 1851 56. hardcover